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domenica 18 ottobre 2015

IL SENO



Da Afrodite a moltissimi miti greci,  l'immagine del seno è profondamente legata a un atavico ed inconscio "principio di fecondazione e nutrimento".

Il seno in tutte le popolazioni e latitudini, è un organo ricco di significati simbolici, rassicurante per la funzione del nutrimento della prole, quindi dell'allattamento, oltre che simbolo di coniugalità, erotismo e sensualità.

Il seno, organo altamente simbolico, è il primo segnale di una "femminilità conquistata".

Oggi i media hanno sdoganato immagini di donne con seni grandi, come se abbondanza fosse obbligatoriamente sinonimo di bellezza; molte ragazzine oggi, chiedono spesso ai genitori un "seno più grande", come regalo per la promozione o per la loro maggiore età.
Il seno, soprattutto per le donne del sud, burrose ed abbondanti, rappresenta uno strumento di seduzione e di nutrimento e contribuisce enormemente a rinforzare immagine corporea ed autostima.

Per una donna, il carattere sessuale più evidente nel corpo è il seno, che porta con sé una serie di implicazioni psicologiche profonde e arcaiche.

Il seno è concepito come organo simbolico e metaforico con significati anche diversi, che vanno dall’accoglienza, al nutrimento, all’affetto, al calore materno, alla sessualità, alla bellezza, all’arte, fattori tutti che condizionano la donna a livello culturale e morale. Il seno si “porta”, quasi come un taglio di capelli, un look, una moda.



Dove il seno viene visto come oggetto sessuale, paradossalmente darlo ad un bambino appare come un uso improprio. La madre che allatta il suo bambino deve farlo in un mondo che vede il seno come oggetto sessuale, un paradosso a livello fisiologico, praticamente, considerata la reale funzione delle mammelle.

Quando si tratta di analizzare cosa in un uomo attira di più lo sguardo vincono le forme che esaltano la femminilità: quindi seno e glutei. La spiegazione è da ricercare nel profondo ed è stata studiata dagli antropologi e dagli psicologi più che da esperti di costume. Le ragioni della predilezione maschile per un bel seno prosperoso sono da ricercare nella rassicurazione che esso dà. Inconsciamente, nonostante oggi il modello di bellezza femminile proposto sia quello della donna giovane, che non ha ancora partorito, il messaggio trasmesso implicitamente dal seno c’entra fortemente con la capacità di procreare e allattare e sulla facoltà femminile di dare e far crescere la vita. Lo stesso vale per i fianchi generosi. Così il 41% degli intervistati e' 'fedele' alle classiche misure 90-60-90, il 12% preferisce un seno piccolo, e il 3% fianchi importanti. Per il 35% degli uomini, la compagna ideale dovrebbe avere forme prorompenti. 
Il seno è seguito dai glutei, apprezzati dal 23% se sono ''tondi e sodi'', e dalle gambe, amate se sono lunghe e flessuose (16%). A concentrarsi sul viso di una donna e' solo il 12% degli uomini, mentre un 8% è attratto dal giro vita.



Taglia da maggiorata o seno piccolo, da coppa di champagne? Questione amletica risolta recentemente da un’indagine svolta su un campione di donne. Pare infatti che la misura preferita per non sembrare volgari né piatte sia una terza.

In genere però le misure del seno preferite cambiano a seconda dell’ambiente frequentato. Se per e fotomodelle è sufficiente una prima o seconda misura di seno, per le modelle si arriva fino alla terza. Seno più grande per le top e le primedonne tv, che prediligono misure intorno alla quarta.

Pare che anche l’armonia del seno possa essere razionalizzata in numeri. Una mammella esteticamente armonica si paragona a un cono ideale posto sopra il piano orizzontale che passa attraverso il solco mammario, il diametro orizzontale della base è simile o leggermente inferiore a quello verticale; la proiezione postero-anteriore misura circa metà del diametro verticale della base; la distanza tra bordo inferiore ghiandolare e capezzolo è 6/7 cm, dal capezzolo al bordo mammario superiore circa 9/10,5. Ha volume di circa 250-300cm cubici.

Il seno abbondante è in realtà un impiccio, più che un vanto. E anche se la mastoplastica additiva resta sempre nella top delle richieste in chirurgia estetica, è crescente il numero di donne che vogliono ridurre il seno (mastoplastica riduttiva) oppure risollevarlo con un lifting (mastopessi).Dieci anni fa, sei pazienti su dieci volevano una terza o più. Oggi sono una su quattro. Viceversa due su tre chiedono una seconda rispetto al quaranta per cento di allora.

Secondo La Leche League (la lega del latte) sono molteplici i fattori che scoraggiano l’allattamento al seno, a partire da una modificazione culturale-sociale che impone come “normale” la pratica del biberon. Per la neo madre, uno dei fattori che scoraggia l’allattamento al seno è un conflitto di ruoli. Il modello di bellezza femminile che oggi viene proposto è quello della donna giovane, che non ha ancora partorito. Il ruolo accettato di sessualità è quello espresso nel rapporto con il proprio partner. Ma la sessualità femminile è anche mestruazioni, gravidanza, parto ed allattamento, tutti mediati dallo stesso insieme di ormoni, in equilibrio diverso fra di loro. La donna che oggi nella nostra società occidentale vuole allattare al seno, si trova sottoposta a molte pressioni e conflitti di carattere psicologico. Vive una contraddizione fra il ruolo di donna e quello di mamma, che nel proprio ambiente sono visti come competitivi fra loro; si trova a muoversi "controcorrente", seguendo con il bambino un approccio che si discosta notevolmente dai modelli culturali proposti; la capacità di autoregolazione del neonato, e la competenza materna nel comprendere e rispondere in modo appropriato ai suoi bisogni, vengono continuamente messe in dubbio. Si insinua poi paradossalmente che lo stress e l’insicurezza, generati da questo stato di cose, siano invece una conseguenza negativa dell’allattamento al seno.


Eppure, tutti gli organi maggiori della sanità condividono la positività dell’attaccare al seno il bimbo, anche proseguendo l’allattamento ben oltre l’anno. I riscontri positivi non sono solo dal punto di vista della salute psicofisica del figlio (che risulterebbe addirittura avvantaggiato intellettualmente rispetto ai coetanei allattati col biberon!), ma anche per la madre stessa. Infatti, allattare apporta benefici al tessuto mammario, fino ad allontanare di gran lunga il rischio di sviluppare tumore al seno.
Nonostante nel tempo cambino le mode e i canoni di bellezza, quando si tratta di analizzare cosa in un uomo attira di più lo sguardo vincono le forme che esaltano la femminilità: quindi seno e glutei. Seno, mammelle, capezzoli sono le parti del corpo femminile più amate dagli uomini, sarà forse perché gli tornano alla memoria i primi momenti di vita, l’allattamento, l’amore materno, sarà forse la ricerca di sicurezza, ma una cosa è vera: gli uomini impazziscono per il seno.

Oltre che all’immagine materna, il seno stimola l'istinto sessuale dell'uomo perché è un tentativo della natura di imitare le forme del sedere. Questo adattamento, avvenuto con l'evoluzione, è dovuto al cambiamento della posizione con cui normalmente avveniva, in tempi remoti, il rapporto sessuale. Cioè da un rapporto da dietro si è passati ad un rapporto faccia a faccia. 
In questo modo l'uomo ha comunque sotto i suoi occhi due forme tonde che imitano i glutei, tant'è che è molto più eccitante un seno grande e compresso, visivamente più simile al sedere. 

Da sempre si è inneggiato al seno florido, espressione di abbondanza, di fertilità e di ricchezza. 
Oggi, il seno florido, è considerato bello ma non è più visto come simbolo del nutrimento e dell’amore materno: nella società moderna i seni vengono visti esclusivamente come oggetto sessuale.
La preferenza di un seno più o meno grande da parte degli uomini dipende quindi in parte dalla loro esperienza con il seno materno quando erano piccoli.




martedì 22 settembre 2015

La Magia Dei "Giorni Delle Donne"



La parola “mestruo”, deriva sia da “mese”, sia da “misura” e da “luna” (dal latino men e dal greco mens, menos), ma la sua radice “me” o “ma” richiama forse il “mana”, l’energia immanente che per i melanesiani permeava ogni cosa esistente sulla Terra. Il ciclo mestruale era quindi una vera e propria emanazione di energia pura ed elementare che le donne condividevano consapevolmente, isolandosi nelle capanne sacre per poi uscirne rinnovate e colme di nuova saggezza.
In molti popoli il sangue femminile era intimamente connesso al Serpente e ai suoi simboli di ciclica rigenerazione. Il serpente, più di ogni altro animale per via del suo cambio di pelle, rappresenta le varie morti e rinascite che fanno parte della vita dell’individuo, ovvero i diversi momenti di passaggio da una fase all’altra dell’esistenza. Intensamente connesso alla Luna ed alle acque, alla terra e alla fertilità, il serpente è quindi emblematicamente inseparabile dalla Donna e dal suo sacro flusso, poiché la loro energia rigeneratrice è considerata simile.
Tra gli Indiani Chiriguanos, quando la giovane donna versa il suo primo sangue, le donne della tribù inscenano un rito in cui tentano di cacciare via il serpente che l’ha morsa, ferendola; in altre tribù, invece, le fanciulle danzano gioiosamente intorno all’immagine di un serpente, forse sotto ai raggi della luna che carezzano il loro bel corpo.

Un altro dei riti di passaggio che sono giunti sino a noi, legato al primo sangue delle fanciulle, proviene dalla tradizione dei Navajo ed è conosciuto con il nome di Kinaalda (“rito di pubertà”).
Secondo le leggende questo bellissimo rito fu insegnato alle donne da Estsanatlehi (“Madre di tutti”), la Donna che Muta, o Donna che si Rinnova, chiamata con molti nomi diversi tra cui Donna Conchiglia Bianca e Donna Dipinta di Bianco. Ella è la personificazione divina della Terra, con il suo Equilibrio immutabile ed i suoi Cicli perenni. Rappresenta l’eterno mutamento, l’interminabile girare della Ruota del Tempo, ma anche l’assenza del Tempo stesso che esiste oltre le concezioni ed i limiti umani; traccia il sentiero delle stagioni, che mutano quando Lei muta il suo abito, veglia sui cicli della Luna e delle Donne, su quelli del sangue e sui passaggi della vita femminile, specialmente su quello determinato dalla comparsa del mestruo che rende la fanciulla feconda.
Splendidamente vestita di candide conchiglie e di preziosi turchesi, è la segreta amante del Sole, con il quale fa dolcemente l’amore nei boschi verdi e sulle spiagge bagnate dalle onde, forse insegnando alle donne a fare lo stesso…
La sua pelle non raggrinzisce mai perché ogni qual volta Ella raggiunge una certa età si incammina verso Est, dove incontra la Se Stessa fanciulla e, abbracciandola, ne riassume le sembianze. Per questo si dice che fu Lei ad istruire le Donne sui segreti dell’Eterna Giovinezza, mostrando loro come mantenere viva ed ardente la Bimba interiore nonostante l’incedere degli anni ed il peso del corpo. Allo stesso modo, fu Lei a trasmettere loro tutta la Conoscenza tradizionale, così come gli antichi riti, i canti sacri, le parole magiche e i profondi misteri femminili. Fu Lei disegnare la Via della Bellezza e a donare l’istinto della Ricerca.
Le genti che la amano le parlano con affetto, le offrono doni e la nutrono; la venerano con i canti e con la narrazione, ma soprattutto con ciò che le è più caro, il Kinaalda a cui avevamo precedentemente accennato.
In questo rito, che dura quattro giorni, la fanciulla divenuta donna si trasforma nella Donna che si Rinnova ed accoglie il Suo potere sacro dentro di sé, spargendo benedizioni al popolo che la festeggia con gioia e devozione. Le anziane della tribù la vestono con conchiglie bianche, simbolo della bellezza languida e voluttuosa delle acque e della femminilità, poi, facendola sdraiare con la pancia a contatto con la terra, la massaggiano con mani sapienti. Si crede, infatti, che nei momenti di passaggio e di iniziazione ad una nuova condizione di vita, il corpo ritorni morbido come al momento della nascita e che possa quindi essere “impastato” e “modellato” come fosse fatto d’argilla o di soffice pasta di pane. Così, lo si aiuta ad assumere una nuova forma, quella della donna fertile, in armonia con la trasformazione avvenuta interiormente.
Durante il primo e l’ultimo giorno del rito, la ragazza cammina in senso orario intorno ad un cesto pieno di cereali, pigmenti di pittura, polline e piume, considerati sacri elementi del rituale; il quarto giorno viene invece preparato un grande dolce. La fanciulla, insieme ad altre donne, pesta e polverizza il granoturco, facendolo diventare farina, e questa viene benedetta con il sacro polline e poi sparsa circolarmente in direzione del Sole. Quindi vengono presumibilmente uniti altri ingredienti a formare un impasto che viene poi avvolto nei cartocci del granoturco ed interrato. Sopra alla terra umida che ricopre il composto viene acceso un fuoco che per tutta la notte verrà alimentato per cuocere completamente il dolce.
Nel frattempo tutti si riuniscono nella capanna della fanciulla ed ella si siede in direzione dell’alba, per accogliere i primi raggi solari e rappresentare il congiungimento amoroso tra la Donna ed il Sole. Tutta la notte viene trascorsa ad intonare i sacri canti che invocano la Donna che si Rinnova, mentre Ella viaggia sulle parole e sulle musiche vibrate nell’aria sino a quando, nel tredicesimo canto, emerge nella fanciulla e la colma della sua essenza. Ora la giovane Donna, completamente identificata nella Dea, canta riferendosi a Lei in prima persona, parla con la sua voce ed è piena della sua consapevolezza.



La sensazione della presenza della Dea viene avvertita da tutti i presenti e la fanciulla ne percepisce l’Amore universale, la Bellezza immortale che permea ogni cosa presente sulla Terra. Ella è la Donna che si Rinnova, è la Madre che ha generato tutto, è l’amante del Sole. La fulminea Saggezza la riempie ed ella è il Tutto, è la madre di sua madre, la nonna di sua nonna, l’infante e l’anziana. Tutte le fasi della sua vita passata e futura sono presenti in lei e dell’immensa coscienza di quest’unico istante ella preserverà il ricordo per sempre.
Al termine dei canti e della cerimonia viene dissotterrato il Dolce della Luna e la fanciulla, sempre rivolta verso il Sole, lo taglia a fette, conservandone la parte centrale. Tutti se ne nutrono, tranne lei, che si limita a distribuirlo alle sue genti. In quel momento, infatti, ella incarna Estsanatlehi che dona ai Suoi figli il Nutrimento.
La torta è simbolo del matrimonio tra la terra ed il sole/fuoco, tra il femminile ed il maschile; contiene gli ingredienti che la Madre offre alla Sua progenie ed è una grande benedizione per tutti, poiché la sua consumazione apporta fortuna, prosperità, pace e benessere, al singolo come all’intera tribù. Si potrebbe pensare che, anticamente, uno degli ingredienti segreti del Dolce della Luna fosse qualche goccia di sangue versato dalla giovane donna e che fosse proprio tale ingrediente ciò che, più di tutto, portava benedizione e felicità.
Quando tutti hanno consumato la torta, la fanciulla viene dipinta con argilla bianca, che ella usa per segnare la pelle di chi desidera ricevere i suoi divini poteri; poi, viene nuovamente massaggiata dalle anziane, che le danno anche dei consigli sulla sua nuova condizione.
Il rituale termina con l’interramento della parte centrale della torta, come offerta e ringraziamento alla Madre Terra, al granoturco e agli altri preziosi alimenti che nutrono e rendono possibile la vita.
Anche dopo il termine del rito, la fanciulla rimane la Donna che si Rinnova, poiché per i Navajo ogni donna che ha vissuto il Kinaalda è la Donna che si Rinnova. Il potere e la presenza della Dea non la abbandona mai ed essa è considerata sacra, rispettata ed onorata come si onora il Divino.
Tra gli Indiani Apache esiste un rito simile al Kinaalda, sebbene vi siano varie differenze che li distinguono. La fanciulla incarna Estsanatlehi, la Donna che si Rinnova, per tutti e quattro i giorni, ma è interessante notare il mezzo tramite il quale la splendida Dea entra in lei, ovvero la Danza.
Il primo giorno, infatti, la giovane danza da sola, liberamente, in piedi sulla pelle di cervo che è il luogo centrale del rito sacro. Con il bastone ornato di oggetti magici ed amuleti, ella batte la terra al ritmo del caldi e profondi colpi dei tamburi, e mentre danza “viaggia” verso un’altra consapevolezza, più alta, più pura. Danzando, la fanciulla e la Donna che si Rinnova si incontrano e si riconoscono come una cosa sola. La fanciulla si lascia pervadere da Lei e dalla loro Unione scaturisce divina benedizione per tutti i popoli.

Lasciando per un momento le tradizioni dei Nativi Americani e consultando altre fonti, leggiamo che il sangue mestruale, preziosa essenza naturalmente gradita alla Dea Madre, costituì il primo sacrificio offerto sul Suo altare, sgorgato dal grembo della Sacerdotessa senza dolore e senza l’immolazione di alcun essere vivente.
Per il suo grande potere, che apriva certe segrete porte di percezione, si dice che la profetessa dell’oracolo di Delfi, in Grecia, pronunciasse i suoi responsi proprio durante i giorni in cui esso fluiva dal suo ventre.



In molte culture lo si riteneva una panacea tanto potente da essere in grado di guarire qualsiasi male, anche quelli più gravi, ed il suo potere avrebbe raggiunto l’apice se a spargerlo fosse stata una giovane fanciulla che lo conosceva per la prima volta. Si credeva che questo sangue, versato durante un’eclissi di Luna (la magica “rugiada di Luna”), fosse il più potente e mortifero veleno usato dalle maghe della Tessaglia; ma potrebbe anche darsi che questa concezione fosse già stata contraffatta dai degeneranti ideali patriarcali, poiché una simile sostanza era forse ben più simile ad una benedizione apportatrice di Fortuna e Felicità, piuttosto che ad un motivo di lacerante dolore e morte.

Con l’avvento del patriarcato, generato dal lento appassire degli antichi ideali armonici, il sangue femminile assunse, infatti, connotazioni profondamente negative e venne chiamato in mille modi terribili. Le donne che prima erano portatrici di Saggezza, riconosciute dagli uomini stessi che le onoravano e le amavano, divennero creature infette da allontanare e maledire, specialmente nel loro “tempo sacro”. Molto fu detto e molto si dice ancora, ma preferiamo evitare di approfondire questo tema perché rovinerebbe la bellezza sinora espressa. L’indigesto frutto dell’ignoranza, infatti, non merita tempo e parole, e rischia sempre di guastare l’intero Raccolto.

Racconta la leggenda che, molto tempo dopo la scomparsa della Donna Antica, Colei che aveva insegnato tutti i Segreti ed i Misteri alle Donne, le genti cominciarono perdere i suoi insegnamenti e a dimenticarLa. Gli uomini iniziarono a pretendere di comandare e di dare ordini alle loro compagne e queste lasciarono che il germe dell’accondiscendenza crescesse dentro di loro, sconvolgendo quell’equilibrio primario che per secoli aveva generato la perfetta armonia.
Allora accadde che un giorno, la giovane Tem Eyos Ki si recasse alla Casa dell’Attesa per trascorrere il suo tempo sacro, lasciando fluire il proprio sangue sul morbido e fresco muschio. Qui vi trascorse più di quattro giorni insieme ad altre donne…
“Quando ritornò dalla casa dell’attesa era una donna folgorata dall’illuminazione, una donna colpita dalla meraviglia, una donna scossa dal potere, una donna piena d’amore. Proveniva dalla casa dell’attesa con un’espressione sul viso più potente della magia. Scintille luminose brillavano tra i suoi capelli.
Sorrise e cantò un canto che parlava dell’amore che non conosce limiti, dell’amore che non conosce legami, dell’amore che non chiede nulla e nulla si aspetta, ma realizza tutto. Cantò della conoscenza e del credere, del condividere e del dare. Cantò di un luogo così meraviglioso che le menti della gente non potevano nemmeno tentare di immaginare. Un luogo senza collera o paura, un luogo senza solitudine od incompletezza.
Camminò attraverso il villaggio cantando il suo canto e le donne la seguirono. Raccolsero i loro bambini, femmine e maschi in egual modo, e seguirono Tem Eyos Ki, lasciando indietro le pentole da cucina ed i telai, lasciando indietro i mariti ed i padri.
Tem Eyos Ki camminò oltre il villaggio, lungo le spiagge, verso la foresta. Cantando il suo canto di amore e di meraviglia. E le donne la seguirono.”
Ciò che accadde a Tem Eyos Ki nella capanna dell’attesa è protetto dal segreto e non è dato sapersi.

Eppure proprio in questa leggenda, che forse è molto più vera di quanto si possa pensare, ritroviamo uno degli antichi frammenti di saggezza perduti, ovvero la certezza che, in certi rari casi, dalla consapevolezza vera e completa del ciclo di sangue e della propria femminilità sacra, poteva scaturire l’Illuminazione e la ricongiunzione con la Dea Madre in tutta la Sua essenza, ovvero il meraviglioso ritrovamento di Lei nel proprio interno.
Si dice che ogni antica leggenda racchiuda in sé un insegnamento altrettanto antico, attingibile in ogni tempo ed in ogni luogo esistente. Forse una di queste leggende è proprio quella della lucente Tem Eyos Ki, che è in grado di parlare ancora alle donne, di cantare per loro, di chiamarle a seguirla, abbandonando ed oltrepassando la banale cortina di comune quotidianità per posare lo sguardo nell’Oltre. E forse uno dei modi per fare questo passo è prendere consapevolezza dei propri cicli e della propria sacralità femminile che nessun mortale o falso dio può deturpare o
cancellare.
Isolarsi in una propria sfera magica, separata dal mondo esterno, con i suoi ritmi fittizi e le sue vitree illusioni, ricercando i lembi del sentiero della Bellezza, potrebbe costituire il primo passo verso la Bellezza stessa.



Armonizzarsi con i veri tempi lunari e terrestri, danzare e cantare i loro ritmi, amare il proprio flusso di sangue ed il proprio splendido corpo, potrebbe ricreare l’antica sintonia istintiva con la Natura e con la Dea Antica che irradia Amore ultraterreno.
Versare il proprio sangue sulla terra muschiata forse farebbe sorgere la percezione di un cerchio che si chiude, di un’offerta che ritorna alla propria stessa origine.

Osservare, scoprire ed ascoltare sono forse gli insegnamenti più veri che la Donna che si Rinnova potrebbe donare, ricordando che tutto ciò che c’è bisogno di conoscere è già presente nella meravigliosa Donna, sin dalla sua nascita.

Il rituale di legamento con il sangue mestruale è uno dei più potenti ed antichi segreti della magia. Le sue origini risalgono al medioevo: in molti antichissimi libri esoterici si parla infatti del sangue catameniale. Secondo la tradizione questa lavorazione magica sarebbe stata sperimentata per le prime volte in Sicilia.

Nelle credenze popolari mentre da una parte il sangue mestruale viene demonizzato come qualcosa che rende impuri, da un'altra parte gli viene riconosciuto un potere magico per legare ad una donna un uomo riottoso.
In tutta l'Italia meridionale si credeva e forse si crede ancora che poche goccie di sangue mestruale mischiato al sangue del pollice versato al caffe' , leghino un uomo.
Un'altra usanza è quella di raccogliere il sangue mestruale del terzo giorno del ciclo,in una boccettina;ed esporlo per tre giorni agli influssi del sole e della luna.
Trascorsi i tre giorni,mischiare il sangue con un pizzico di erba chiamata concordia,quindi portare il sangue in chiesa,assistere alla messa e all’atto della consacrazione,inginocchiarsi,stringere la boccettina con il sangue tra le mani e pregare.
A questo punto il sangue è consacrato e andrà somministrato in piccola quantità all’uomo,nel vino o nel caffè dicendo mentre si mescola col vino o al caffè.





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domenica 7 giugno 2015

LA LUNA DEI TAROCCHI



La Luna è la diciottesima carta degli arcani maggiori dei tarocchi.

Iconograficamente è rappresentata da due lupi (o cani) che ululano alla luna fra due torri, e da un gambero che emerge dall'acqua. I due cani fanno guardia all'unico passaggio a volte rappresentato da un sentiero che passa fra le due torri, mentre la luna, vista piena o in primo quarto, irradia con la sua luce il paesaggio.

Il gambero rappresenta l'inconscio o l'immaginazione che emerge verso percorsi difficili e pericolosi (il passaggio tra i due cani e tra le torri verso luoghi minacciosi).

Il principio creativo femminile (la parte sinistra). L'infanzia, la femminilità, la donna, la madre, il sonno e il sogno.

Tale carta indica un viaggio lungo e tormentato o una difficile conquista della verità, comunque invita l'uomo a ricercare il significato reale delle cose affrontando difficoltà e pericoli.

La Luna è uno dei simboli più antichi dell'umanità, rappresenta l'archetipo femminile materno per eccellenza, la Madre cosmica. La sua qualità fondamentale è la ricettività: la luna, pianeta satellite, riflette la luce del sole. Ci troviamo nel cuore della notte: il mondo dei sogni, dell’immaginario e dell'inconscio. I Tarocchi rappresentano la Luna, come il Sole, con una faccia. Ma la Luna non ci guarda negli occhi: è una luna crescente che si presenta di profilo, è in formazione e una parte di essa rimane invisibile. In questo aspetto simboleggia il mistero dell'anima, il processo segreto della gestazione, tutto quello che è nascosto.
La luce incerta della Luna toglie precisione alle figure e confonde le sagome: nel chiarore dell'astro notturno si possono vedere cose inesistenti e d'altra parte non vedere ciò che realmente esiste. Alla luce della Luna è facile fare errori di prospettiva, ingrandire cose piccole o minimizzare le grandi: anzi, nel dubbio in cui ci si dibatte, si ha sempre paura di ingannarsi e/o di essere ingannati. Dobbiamo ricordare che la Luna non irradia luce propria, ma raccoglie e riflette quella del sole così come la mente, l'intelletto, non ha virtù attiva ma solo riflessiva: raccoglie e riflette la luce del cuore e la irraggia fuori per illuminare il cammino.
Il volto della Luna non è quello di una giovinetta, ma è impregnato di una saggezza antica che si irradia nei raggi arancione. I raggi rossi che si alternano con quelli arancioni indicano una grande capacità vitale, un'estrema fecondità. In primo piano predomina l'azzurro, simbolo di spiritualità e intuizione. La Luna è collegata ai ritmi biologici, all'acqua, alle maree, ai cicli femminili, al passaggio dalla vita alla morte.
Sotto la Luna vi sono due animali uno di fronte all'altro, inseriti in un paesaggio in cui si vedono due torri. Sembrerebbero cani, lupi, forse un cane e un lupo: ululano alla Luna e si nutrono di essa, delle gocce variopinte che elargisce. Vi si può vedere un simbolo di fratellanza, due fratelli che reclamano il nutrimento (materiale, emozionale o intellettuale) alla madre. L'animale azzurro rappresenta un essere più spirituale, la lingua verde è ricettiva, tiene la coda sollevata e, dietro di lui, la corona di merli della torre è aperta, anch'essa ricettiva; il cane di colore rosa carne, che potrebbe rappresentare la materia, tiene la coda abbassata e ha una lingua rossa attiva, si trova davanti a una torre chiusa, senza porte visibili. Ai piedi di quest’ultima torre si vedono tre gradini bianchi che ricordano gli scalini iniziatici della Torre, Arcano XVI, ma questa torre è chiusa, anche i merli sono ricoperti da altri che sono complementari, come due mandibole serrate: se ne può dedurre che il corpo materiale è rivolto all'azione e viene chiamato a ricevere soltanto attraverso lo spirito, simboleggiato dal cane azzurro.
L’orecchio visibile di ciascun cane ha un colore complementare rispetto all'altro, così come nel simbolo dello yin e dello yang ciascun polo presenta il germe del polo opposto.
La distesa d'acqua che si trova nella parte inferiore della carta è circoscritta come se fosse una piscina, ma è increspata da flutti che ricordano le onde e le maree. Lo scopo dell'acqua è corrosivo, la piscina è una fonte battesimale dalla quale si riemerge puri, bianchissimi, dopo che la veste sporca si è disciolta completamente. Questo acido corrosivo lunare, agisce quindi a profondità abissali non più della Terra o elemento solido, ma a livello delle emozioni e delle pulsioni. L'effetto corrosivo delle acque lunari distrugge la vecchia veste e fa uscire dalla piscina nudi: infatti nelle carte seguenti fino al XXI i personaggi non hanno più vestiti.
Al centro delle acque uterine si trova un granchio o un gambero nel quale possiamo vedere un simbolo dell'Io che aspira al contatto con la Luna. Questo contatto già esiste, in quanto il crostaceo e l'astro hanno gli stessi colori. Il granchio desidera l'unione con la Luna senza sapere che come tutti gli altri elementi della carta è già in comunione con lei. Lo si può vedere immerso nelle profondità dell'acqua oppure, al contrario, che galleggia in superficie. In entrambi i casi ci esorta a entrare in contatto con l'intuizione, il tesoro occulto che tutti noi ci portiamo dentro. Il moto del gambero è a ritroso, così che sembra retrocedere quando si sposta in avanti. Questa è la caratteristica della Memoria, facoltà lunare assai preziosa: essa va indietro per riportare alla luce. Infatti, andare indietro significa anche tornare all'infanzia e scendere negli abissi dell'inconscio.
Il granchio ha otto zampe: come se la virtù dell’Arcano precedente, la Stella, costituita da otto punte, si fosse incarnata profondamente nelle acque sotto l'aspetto di un crostaceo, animale acquatico che può vivere anche in superficie, scavando buchi nella sabbia o nel fango del fondo. E c'è anche da dire che il granchio, animale lunare, perde il suo guscio per cambiarlo. Quindi, il granchio, come il serpente, rinnova il suo rivestimento esteriore, cosa questa che ha portato ad associare il serpente all'immortalità. Anche la Luna con le sue fasi ha lo stesso significato: il suo mutare la avvicina alle alterne vicende umane e allude alla rinascita dopo la morte, all'eternità.
Condizione necessaria per affrontare la piscina è l'equilibrio e l'armonia, il senso della misura. Tutto deve svolgersi secondo le leggi dell'armonia e delle corrispondenze, già indicate dalla carta precedente. Non dimentichiamo che per affrontare la Luna ci vuole anche la Speranza e soprattutto bisogna voler uscire dalla piscina: infatti non vi si entra per annegare ed essere distrutti dalle acque, ma per uscire purificati. La Luna è un centro di coagulazione, anche se lo è in modo riflesso e non diretto.
A seconda dei punti di vista, questa carta può rappresentare la comunicazione intuitiva profonda, oppure al contrario la carta della solitudine, della separazione. Si può, infatti, anche immaginare che il granchio sia uscito dall'acqua e che i cani stiano litigando, e che tutti si sentano abbandonati dalla Luna e dalla sua forza spirituale. Le gocce che risalgono verso la Luna possono rappresentare la sua capacità ricettiva, ma anche, in senso negativo, un insaziabile assorbimento di energia. La carta rimanda, allora, al caos mentale, alla follia. Tra l'altro, la falce di luna chiusa nel cerchio blu ha una certa somiglianza con la faccia del Matto. Ma si tratta di follie diverse. Il Matto è del tutto "fuori", il lunatico è ancora preda delle illusioni che teme, ma ha una luce che dardeggia dall'alto e si riflette nella piscina in forma di granchio, per indicare che ciò che è compiuto in basso lo è anche in alto e viceversa.
Anche l'Arcano XII, l'Appeso, è strettamente connesso alla Luna, in quanto rappresenta una sosta, una gestazione spirituale, uno stato di ricezione. Ma nella Luna, lo stato di ricezione è universale: per terra spuntano gocce rosse e azzurre che stanno per risalire fino all'astro, questa circolazione è il segno di uno scambio energetico tra la Terra e la Luna.
La Luna ha, anche, a che fare con la Papessa perché sia l'una che l'altra simboleggiano il dualismo e le contraddizioni attraverso le quali bisogna passare per arrivare all'illuminazione. Il Diciotto è una porta formata da due Nove.

La Luna è connessa alle facoltà inconsce dell'uomo, la memoria, l'intuito, la fantasia, il sogno. Tuttavia, trattandosi di un arcano mai completamente positivo, associa queste qualità del profondo con altre caratteristiche meno desiderabili: l'eccessivo ripiegamento su se stessi, desideri inconfessati, traumi, presentimenti e visioni angosciose. La carta indica che bisogna fidarsi dei presentimenti, delle percezioni psichiche e che bisogna usare la riflessione: gli istinti e le forze cieche possono aiutare. Può indicare segreti, rimpianti, ricordi, incontri con persone che appartengono al passato, amici d'infanzia o parenti che non si vedono da tempo.
Dal punto di vista affettivo rimanda ad amori passionali; rimanda anche alla casa, alla famiglia, ai parenti.
Dal punto di vista professionale indica che non bisogna lasciarsi spaventare dai pericoli e dalle avversità, ma perseverare nello scopo prefisso anche se il cammino è incerto e non ci si vede troppo chiaramente; rimanda a professioni creative.
Può, anche, rappresentare una persona sognatrice e fantasiosa, ma ingenua, pigra, passiva, con ancora qualche tratto infantile nel carattere. Spesso indica la madre oppure una donna misteriosa ed affascinante.

La Luna rovesciata rimanda ai risvolti negativi delle energie inconsce: l'inquietudine, la depressione, le emozioni distruttive. Illuminata dal chiarore della luna la realtà può assumere sembianze false e ingannevoli, contro cui l'Arcano ci mette in guardia. Indica superficialità, illusioni, evasioni fantastiche e intuizioni ingannevoli. Segreti possono essere divulgati.
Dal punto di vista affettivo rimanda a sentimenti mutevoli, inganni e tradimenti; la relazione è confusa, priva di prospettive concrete.
Dal punto di vista professionale indica un lavoro non adatto al consultante; false promesse, inganni sul lavoro.
Può anche rappresentare una persona mutevole, lunatica, un visionario e falsi amici.

La Luna è mediamente lenta (da due mesi a tre) ed il suo margine di interazione è lunghissimo (oltre un anno).

Le pietre abbinate a questo arcano sono lo Zircone ed il Cristallo di Rocca.



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