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domenica 17 luglio 2016

IL 23

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Il numero 23 in alcune tradizioni popolari è sinonimo di fortuna.

Secondo molti studiosi della Bibbia, Gesù Cristo nacque il 23 luglio e ricevette 23 frustate prima di vedere Satana tra la folla. I Templari ebbero 23 Gran Maestri. Sia il calendario sumero che quello egizio cominciavano dal 23 luglio. Il sangue impiega 23 secondi a circolare nel corpo umano. Il genoma umano contiene 23 paia omologhe di cromosomi. Il bioritmo del ciclo fisico dura 23 giorni. Il 23 era il numero preferito da Hitler. L'asse terrestre è spostato di 23,5 gradi (da notare che 5=2+3). William Shakespeare nacque il 23 aprile 1564 e morì il 23 aprile 1616. River Phoenix era nato il 23 agosto 1970 ed è morto a 23 anni. Giulio Cesare è stato ucciso con 23 coltellate. Pancho Villa è stato ucciso il 23 luglio 1923. Kurt Cobain era nato nel 1967 (1+9+6+7=23) ed è morto nel 1994 (1+9+9+4=23). La W - 23ma lettera dell'alfabeto - sulla tastiere con l'alfabeto latino (qwerty) è immediatamente sotto e a metà tra il 2 e il 3. La città di Tokyo, capitale del Giappone, è divisa in 23 quartieri speciali. 23 è il numero atomico del vanadio. Secondo la leggenda, Adamo ed Eva ebbero 23 figlie. È interessante notare che l'Apocalisse di Giovanni sia formata da 22 capitoli. Qualcuno pensa che manchi il capitolo 23, che - sempre secondo alcuni - dovrebbe dire chiaramente come finirà il Giorno del Giudizio e chi, fra Dio e Satana, vincerà e avrà il controllo della Terra. Nel codice dei telegrafisti 23 significa "a capo." È uno dei numeri della sequenza numerica dell'Equazione di Valenzetti (4 8 15 16 23 42), che gioca un ruolo molto importante nel serial televisivo Lost. Se in una stanza ci sono 23 o più persone, la probabilità che almeno due di esse siano nate lo stesso giorno è maggiore del 50%. È un numero fondamentale per alcuni movimenti esoterici. Il numero 23 è anche rappresentato nella frase "ti amo": ti=2 lettere amo=3 lettere. Sommando le cifre di 11/09/2001 (Twin Towers) risulta 23 (11+9+2+1=23) Sommando le cifre di 15/04/1912 (Titanic) risulta sempre 23 (1+5+4+1+9+1+2=23). La Bomba venne lanciata su Hiroshima alle 8:15 (8+15=23). Giovanni Falcone magistrato antimafia fu assassinato nell'anno 1992, il 23/5 (23/2+3). Miguel de Cervantes Saavedra e William Shakespeare sono considerati i più grandi esponenti della letteratura spagnola e inglese. Entrambi sono morti il 23 aprile 1616. I maya predissero che il mondo sarebbe finito nel 2012 (20+1+2=23). Il terremoto che ha colpito l'Irpinia nel 1980 è avvenuto il giorno 23 novembre. La parola inglese end è collegata al numero 23 (sommando i corrispettivi nell'alfabeto inglese si ottiene E=5, N=14, D=4; 5+14+4=23). Da notare che la parola italiana corrispondente fine, con le corrispondenze nell'alfabeto italiano (che manca di cinque lettere in confronto a quello inglese), è F=6, I=9, N=12, E=5, da cui 6+9+12+5=32; 32 è 23 al contrario. L'alfabeto latino ha 23 lettere.


Del 23 si è occupato ampiamente anche Aleister Crowley, l'occultista considerato il fondatore del moderno satanismo, adorato da Aldous Huxley o da  Timothy Leary, dai Beatles, Mick Jagger, Robert Plant, David Bowie, Ozzy Osbourne.

La Trilogia Illuminatus fu scritta tra il 1969 e il 1971 da Robert Anton Wilson e Robert Shea come una postmoderna, satirica avventura di fantascienza ispirata alle teorie complottistiche, vere e immaginarie, mediante cui gli autori rileggono la teoria degli Illuminati e del Discordianesimo ricavandone di fatto un sistema di idee che alimenta il pensiero antagonista che si oppone al mondo globalizzato delle multinazionali, in nome del situazionismo e della provocazione culturale.

Stando alle fonti il Discordianesimo è stato fondato da Kerry Thornley e Greg Hill, detto Malaclypse il Giovane o Mal-2, come una religione travestita da scherzo travestito da religione. Il documento fondamentale è il Principia Discordia di Hill. In una chiave ironica si denuncia l'illusorietà del pensiero occidentale che offre in realtà solo una delle possibili chiavi di lettura del mondo. Solo chi è illuminato non si stupisce del fatto che altri sistemi di pensiero portino a una diversa lettura del mondo che, al contrario di molte religioni che si basano sul concetto d'armonia, è fondato sul principio del caos apparente. La divinità del Discordianesimo è Eris, la dea della discordia della mitologia greca, il cui numero sacro è il 23. Il discordianesimo attinge alla numerologia. Certo il testo che lo ha fatto conoscere è la Trilogia Illuminatus.

Quanto invece agli Illuminati bisogna risalire al XV secolo, quando il termine ha cominciato a indicare una persona in comunicazione con una superiore fonte di conoscenza. La parola dovrebbe provenire dalla cultura gnostica italiana ma si è diffusa in Spagna dove l'Inquisizione mandava al rogo gli Illuminati, provocandone la migrazione in Francia. Gli Illuminati appartengono al mondo dei Rosacroce. Secondo la leggenda l'ordine dei Rosacroce fu fondato nel 1407, al suo ritorno in Germania, da un tedesco di nome Christian Rosenkreuz (1378 - 1484) che soggiornò a Damasco e in Terra Santa, dove avrebbe studiato l'occultismo.

Secondo una leggenda meno conosciuta e circolante in ambiente massonico, l'ordine venne invece creato nell'anno 46 DC, quando il saggio gnostico alessandrino Ormus e sei suoi discepoli si convertirono al Cristianesimo ad opera di San Marco, fondendo la dottrina cristiana con i misteri egiziani: Christian Rosenkreuz sarebbe stato iniziato a quest'ordine, divenendone il gran maestro, invece di averlo fondato.

Tra gli adepti dei Rosacroce Leonardo da Vinci, Nostradamus, Bacon, Shakespeare, Mozart, Beethoven, Victor Hugo, Isaac Newton. Senza approfondire troppo, tra le pratiche dei Rosacroce c'è l'alchimia e l'alchimia va d'accordo con la numerologia e l'enigmistica. Dunque il 23. La setta degli Illuminati fu fondata nel XVIII secolo in Baviera e i suoi principi - dietro i quali ci sono quelli del misticismo e dello occultismo - hanno finito per ispirare la Rivoluzione Francese.

Nel XX secolo l'idea di una cospirazione degli Illuminati ha alimentato la paranoia da complotto sulla quale è cresciuta anche la paura del comunismo e che ha finito per ispirare Robert Anton Wilson. Tra i prodotti più cari alla Rete del Discordianesimo c'è la parola fnord che sostanzialmente è l'indicazione tipografica di informazione deviante.

Tra gli hacker pare sia usata a indicare frasi casuali o surreali, o che abbiano un sottotesto coercitivo e fuori contesto. Vedere i fnords vuol dire non subire il potere ipnotico delle parole (il Discordianesimo denuncia l'uso subliminale delle parole da parte del potere). La frase 'ho visto i fnords' è comparsa su un celebre graffito che - tra gli anni '80 e i '90 - ha decorato un ponte della ferrovia vicino Coventry, in Gran Bretagna, citato da Jonathan Coe nel suo romanzo L'Amore non Guasta. Guardate un pò fino a dove si arriva seguendo le tracce dell'enigma del numero 23. Che si dice prenda tutto il suo potere evocativo dal fatto di essere formato da 2 e 3. E che sia inevitabilmente legato al 13.

È il secondo numero di Smarandache-Wellin, la concatenazione in base 10 dei primi tre numeri primi, ed è anche il secondo primo di Smarandache-Wellin.
È un numero n con più soluzioni all'equazione x - f(x) = n che qualsiasi numero più basso, tranne 1. È quindi un numero altamente cototiente.
Il numero di cifre in 23! è proprio 23; gli altri numeri con questa proprietà sono 22 e 24.
È uno dei due soli numeri che richiedono ben 9 cubi positivi per essere rappresentati; infatti è {\displaystyle 23=2^{3}+2^{3}+7\cdot 1^{3}} {\displaystyle 23=2^{3}+2^{3}+7\cdot 1^{3}}; l'altro numero che gode di questa proprietà è 239. Nel caso si ammettano anche i cubi negativi allora ne bastano 5: {\displaystyle 23=3^{3}+4(-1)^{3}} {\displaystyle 23=3^{3}+4(-1)^{3}}.
È il più piccolo numero di bacchette necessarie per irrigidire un cubo.
È un numero felice.
È la somma di tre numeri primi consecutivi, 23 = 5 + 7 + 11.
È parte della terna pitagorica (23, 264, 265).
È un numero palindromo nel sistema di numerazione posizionale a base 3 (212).
È il numero atomico del vanadio (V).
23 Thalia è il nome di un asteroide battezzato così in onore della musa Talia.
Il 23 nella smorfia napoletana è: ò scem (lo scemo).
Nel linguaggio dei sordi 23 vuol dire "stupido".
La IANA raccomanda l'utilizzo di questo numero di porta nel protocollo Telnet.
Michael Jordan, giocatore di basket, indossava la maglia numero 23.
Il Manchester City ha ritirato la maglia numero 23, in onore del calciatore camerunese Marc-Vivien Foé.
Il film Number 23 con Jim Carrey tratta di vicende legate al numero 23. Il film è uscito negli USA il 23 febbraio 2007, in Italia è uscito il 23 aprile 2007.
Il mostro chiamato The Creeper, protagonista dei film Jeepers Creepers e Jeepers Creepers 2, si risveglia dal suo sonno per nutrirsi ogni 23 primavere per 23 giorni.
È uno dei numeri che fa parte della sequenza numerica dell'immaginaria equazione di Valenzetti, che gioca un ruolo molto importante nel serial televisivo Lost.
Ventitre, film del 2004 di Duccio Forzano.
Molte band utilizzano questo numero nel loro nome, ad esempio gli statunitensi Assemblage 23 o gli inglesi 23 Skidoo.
Il sassofono ha 23 chiavi.
.23 - album del 2009 di Alex Britti.
Il 23 è il numero utilizzato su tutti i gadget, flyer e dischi del sound system tekno Spiral Tribe.
23 è un brano musicale dei Blonde

Kurt Cobain leader dei Nirvana è nato nel 1967 (1+9+6+7=23) ed è morto nel 1994 (1+9+9+4=23). La W che è la 23° lettera dell’alfabeto, sulla tastiere qwerty è sotto il 2 e il 3. La città di Tokyo, capitale del Giappone devastato dalle bombe atomiche, è divisa in 23 quartieri.



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lunedì 27 giugno 2016

VESTIRSI AL ROVESCIO



Capita a tutti di non far caso a dove stanno le etichette e poi ci si trova in mezzo alla gente con tanto di cuciture e di risvolti a vista, con l’imbarazzo ingenuo di sentirsi come nudi, o comunque con la sensazione di non essere a posto.

Di solito si crede un abito indossato al rovescio indica l’arrivo di buone notizie o di un ospite gradito. I vestiti che vengono portati al rovescio si caratterizzano per essere secondo la tradizione un rimedio contro le streghe.

È come se si verificasse un’interruzione della continuità che provoca uno sconvolgimento delle forze negative che domina il mondo. I vestiti indossati al contrario indicano una sorta di capovolgimento della realtà che opera un atto di trasformazione in positivo contro eventuali minacce che sfuggono alla realtà sensibile.

È questo in sostanza un vero e proprio principio magico che indica come l’uomo cerca di utilizzare la realtà in base alle sue esigenze, trasformando i piccoli inconvenienti quotidiani in rimedi contro i pericoli che provengono da una dimensione che non conosce, in cui crede e che gli fa paura.

Indossare vestiti al contrario ha un legame psichico con la attesa di qualcosa o di qualcuno, con la soluzione di un problema vediamo insieme il perché di questa credenza: accade, è umano, che quando si hanno dei pensieri forti o altrimenti detti pensieri fissi, si presti meno attenzione alle azioni quotidiane.



Pensare fortemente a qualcuno che si vuole vedere o avere in mente un problema grave da risolvere tiene occupata la memoria breve, quella che serve per le piccole azioni quotidiane, oltre che per dialogare con serenità e per avere una giornata normale. Motivo per cui, se ci sono preoccupazioni è facile che succedano degli imprevisti anche sciocchi, come quello di mettersi i vestiti al contrario.
L’essere umano è portato a sperare che i problemi si risolvano a proprio vantaggio, per cui da questo fatto si crea un legame importante con il quesito che si ha in mente, da cui la convinzione che, se succede qualcosa di nuovo nel quotidiano, è segno che le cose si stanno evolvendo a dovere.

L'abbigliamento è uno dei campi in cui le superstizioni abbondano. Indossare una maglia o un maglione alla rovescia si ritiene porti fortuna, mentre se nell'indossare una camicia o una giacca si stacca un bottone è un brutto segno e, prima di uscire di casa, è indispensabile riattaccarlo onde evitare guai e allontanare seduta stante la sfortuna.
Se invece ci si ritrova un buco nella calza questo non va aggiustato, bensì lasciato così com'è per tutto il giorno, in quanto in questo modo la fortuna sarà dalla vostra parte.
Indossare le calze al rovescio è un sicuro antidoto contro i malocchi e la jella. Portare un capo nuovo a Natale e un capo intimo rosso il primo giorno dell'anno sono considerati sicuri metodi per ottenere successi e ricchezza.
Se invece si incontra una persona e si apprende che sta indossando per la prima volta un capo d'abbigliamento, questa va pizzicata perché è portatrice di fortuna.
Sempre a proposito di biancheria intima, una ragazza che riceve un capo da donna sposata è destinata a sposarsi entro l'anno.



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giovedì 2 giugno 2016

I TROLL



Nell’atmosfera fiabesca degli incantevoli boschi della Norvegia, nasce la storia dei Troll. Quando la luna è in alto nel cielo tutto può accadere, e la leggenda narra che delle strane creature, che abitano nelle foresti norvegesi, escono dai loro nascondigli solo dopo il tramonto, per ritornarci al mattino prima che sorga il sole, in quanto i raggi solari potrebbero pietrificarli.

Il Troll, nella mitologia norrena, è una creatura umanoide che vive nelle foreste del nord Europa. Trattandosi di una figura evolutasi in un contesto di tradizioni orali e grande dispersione geografica, le sue caratteristiche fisiche e comportamentali non sono codificate con precisione, ma si pensa che le loro mani ed i loro piedi avessero solo quattro dita, che avessero lunghi nasi, che fossero ruvidi, irsuti e rozzi, ed avessero una coda dal folto pelo.
Come gli Orchi, i Troll sono una razza debole di mente, ma decisamente una delle più forti mai viste, sono enormi e vivono solitamente nell’oscurità delle caverne ed odiano la luce del sole e del fuoco.
Hanno membra tozze e robuste, la pelle è spessa e grossolana, di color nero o marrone come il sangue e gli occhi, talvolta grinzosa e a scaglie sovrapposte. Il corpo è coperto da scarsa peluria e sono altissimi, hanno un’altezza che va dai 274 ai 335 cm. Raramente indossano armature, poiché la loro stessa pelle è resistente, combattono spesso con grandi martelli o con clave chiodate, e sono temuti da tutte le razze tranne che dagli Orchi.Generalmente non indossano abiti, talvolta, però, indossano pelli ed armature grezze. Temono la luce del sole, infatti se vengono esposti alla luce naturale del giorno si trasformano in pietra.
I Troll vivono per “mangiare” e per “divertirsi”. Per loro “divertirsi” significa uccidere e torturare, e “mangiare” significa divorare carne fresca, cotta o cruda, e gelatina di viscere, ma mangiano solo individui delle altre razze. Amano anche rubare qualsiasi gingillo luccicante.
Sono particolarmente individualisti e si riuniscono per collaborare tra loro soltanto se sono costretti da cause di forza maggiore. Non sanno cosa significhi “società” e “vita in comune”, né hanno altri scopi nella vita oltre a quelli appena accennati.
I Troll vivono nelle caverne o nelle rovine, di solito ai confini delle zone civilizzate e vanno in giro solo di notte. È raro trovare un Troll di sesso femminile e non hanno nessuna religione. Sono di carattere testardo e pigro, sono degli esseri ignobili, stupidi, tardi e crudeli, come solo possono essere le creature completamente senza empatia. Non hanno rispetto per nessuno, ed odiano specialmente i Nani.
La maggior parte dei Troll non è capace di parlare e comunica con grugniti, gesti o segnali. Quelli più “intelligenti” (o più vicini ai centri abitati) riescono a parlare una forma storpiata di Ovestron.
In linea di massima, a seconda del filone folkloristico di provenienza, è possibile identificare due tipi di Troll: uno di dimensioni giganti e dal comportamento maligno (simile ad un Orco), ed uno di dimensioni umane e dal comportamento benevolo.
Si racconta che i Troll rubino i bambini alle famiglie mentre dormono, e che mettono nel letto un altro bambino, oppure un cucciolo di Troll.

La figura del Troll ha avuto ampia diffusione anche all’interno della tradizione folkloristica anglosassone, probabilmente in seguito alla prolungata presenza vichinga nelle isole Orkney e Shetland.
I Troll scozzesi si chiamano Trow e sono bassi, invisibili e notturni.
In Islanda esiste la radicata certezza dell’esistenza dei Troll, dove sono giganti che vivono nelle rocce. La popolazione islandese non parla volentieri di queste cose, troppo spesso si è trovata ad impattare contro l’incredulità e le occhiate di compatimento. Ci hanno raccontato, comunque, che i Troll devono tornare alle proprie dimore entro il sorgere del sole, pena il trasformarsi a loro volta in rocce.
Esistono degli esperti, in Islanda, che verificano la presenza di Troll nelle rocce nei sassi e nei massi; essi vengono chiamati ogniqualvolta si renda necessario costruire un’abitazione in luoghi “sospetti”. Si racconta che durante la costruzione di un ponte, un esperto abbia fatto spostare, con molta cautela, un masso, perché vi aveva verificato la presenza di Troll all’interno: questi esseri sono fondamentalmente cosiderati pacifici e buoni, nonché amanti della natura, e se non vengono disturbati o molestati non creano alcun tipo di problema.
In alcune cittadine vengono conservati dei giardini per lasciare spazio e modo ai Troll di poterli abitare.



La vita di un troll si aggira intorno ai 150-200 anni. Verso la fine della sua esistenza un troll inizia a perdere gli interessi che hanno occupato la sua vita fino a quel momento: non va più alla ricerca di tesori e diminuisce la quantità di birra giornaliera. Anche la vita sociale cambia: un troll molto anziano raramente ama riunirsi con gli altri troll. Inoltre, la leggendaria ira lascia il posto alla malinconia. Quando un troll sente che il momento è arrivato, inizia il suo viaggio verso la vetta più alta del circondario, detta “La Grande Vetta”, viaggio dal quale non farà più ritorno.

I Troll di Montagna vivono nelle zone montagnose della Norvegia, e sono quelli più conosciuti. Si reputano i custodi della natura e come tali sono pronti a difenderla da qualsiasi tipo di sopruso. Sono dotati di poteri magici: oltre a possedere la capacità di trasformarsi, hanno il potere di predire il futuro. Dato il loro amore verso la natura i Troll di Montagna sono stati, nel corso della storia, spesso benevoli nei confronti degli uomini che hanno dimostrato questa loro stessa attitudine. Come premio per aver salvato un animale, o protetto una pianta, gli uomini hanno spesso ricevuto da questi esseri il dono di farsi predire il futuro: in questo modo una disgrazia poteva essere evitata, o l’avverarsi di un evento fortunato accelerato. A differenza degli altri troll sono meno attaccati agli oggetti materiali e tendono ad accumulare ben pochi tesori: il vero tesoro è, per loro, la natura e tutti i suoi segreti, dei quali sono avidi custodi.

Gli Sgorks o Troll dei Boschi vivono nelle aree boschive, e mai si allontanano da esse. Hanno la capacità di alterare i loro lineamenti e la loro statura; solitamente si nascondono dietro ampi mantelli e cappelli molto grandi. Ma un osservatore attento non può essere ingannato: questi troll non riescono a nascondere la loro lunga coda pelosa che nasce dal  fondoschiena ed arriva fino a terra. Hanno un carattere infido e sono soliti catturare gli umani che incontrano sulla loro strada al fine di mangiarli o di renderli loro schiavi. Sono capaci di inseguire con una incredibile velocità le loro prede per svariati chilometri. Non è improbabile che gli Skorgs utilizzino dei misteriosi poteri magici al fine di soggiogare le proprie vittime. Proprio per questo motivo è consigliabile non guardare mai uno Skorgs dritto negli occhi: non è del tutto certo, ma molto probabilmente il loro oscuro potere viene attivato proprio in questo modo. Esistono, per questa razza, anche le femmine, che a differenza dei maschi hanno i tratti un po’ più aggraziati e dei lunghi artigli al posto delle unghie.

Ricevere o donare una statuetta che raffigura un troll è un augurio di fortuna e protezione, ma quando un Troll entra nella sua nuova casa è meglio che la prima notte, e fino alla sera successiva, stia nascosto in un armadio per meglio potersi abituare al nuovo ambiente. Egli ne sarà riconoscente e proteggerà la sua nuova casa. Inoltre un Troll singolo si sentirà solo: sarebbe consigliato donargli la compagnia di altri Troll, e qualche carezza e due paroline affettuose sussurrate all'orecchio lo faranno sentire meno solo. Ve ne sarà grato portandovi fortuna.
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venerdì 26 febbraio 2016

IL CULTO DI OBEAH

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In Giamaica durante l'epoca della tratta degli schiavi diversi individui appartenenti a tribù e gruppi etnici diversi entrarono in contatto tra loro provocando anche situazioni conflittuali. I discendenti degli Ashanti dell'Africa occidentale che chiamavano i loro sacerdoti uomini myal utilizzavano la parola ashanti Obeah - che significa stregoneria - per indicare le pratiche magico-religiose dei discendenti dell'Africa centrale, fu così che da quel momento i fedeli provenienti dalle regioni del Congo vennero indicati con il nome di uomini Obeah ovvero stregoni.

Il termine Obeah finì in seguito per indicare qualsiasi oggetto rituale che veniva utilizzato nella magia nera e nella stregoneria. Tuttavia, a dispetto di questa sua temibile e negativa reputazione, anche l'Obeah contiene molti riti benefici e di benedizione, di cura del corpo e dell'anima e per una buona fortuna in amore e denaro.

Nel XIX secolo l'apparizione in cielo di una cometa scatenò una esplosione di crisi mistiche e di spiritualismo che sfociò spesso in marcate forme di millenarismo e di fanatismo religioso tra gli uomini Myal della Giamaica. In quello stesso periodo le correnti spiritistiche si stavano diffondendo in tutte le nazioni di lingua anglosassone e si collegarono con le credenze religiose dei popoli caraibici come loro propaggini naturali, soprattutto riguardo alla loro componente di culto e contatto con gli spiriti dei morti.

Durante il conflitto tra religione Obeah e Myal questi ultimi si posero come i buoni in contrapposizione agli stregoni malvagi della religione Obeah. Essi dichiararono che gli uomini Obeah rubavano l'ombra dei viventi e aiutavano coloro che volevano tornare dal regno della morte. Fu così che nacque un autentico movimento di accusa contro i sacerdoti Obeah istigata dai loro rivali Myal che organizzavano riti magici nei quali evocavano i morti perché testimoniassero delle pratiche malefiche degli stregoni Obeah.

Con il trascorrere del tempo le continue violenze dei praticanti Myal e il fallimento delle loro previsioni millenaristiche scatenarono la reazione del governo britannico che emanò leggi restrittive sia contro i Myal che contro l'Obeah, ma soltanto questa seconda fede sopravvisse come forma viva di pratiche e fedi religiose in Giamaica.

Di tutte le tradizioni esoteriche l’Obeah resta sicuramente la più oscura, la più misteriosa. Oscura perché non esistono praticamente testi o bibliografia specifica, misteriosa perché chi pratica questa tradizione non ne parla o si cela dietro una poco chiara forma di hoodoo e non ne tradisce i segreti. L’obeah non è una religione, è soprattutto un approccio ed una tecnica magica. Se è vero che esiste un’entità a cui ruota attorno tutto l’universo è anche vero che non vi si tributa nessun culto. Con Papa Bones si lavora, si paga il lavoro e si è liberi. Papa Bones è il tramite, l’agente magico attraverso cui l’Obeahman/Obeahwoman (iniziato uomo o donna) varca la soglia del mondo spirituale ed attua a livello magico attingendo da qualsiasi tradizione esoterica. Proprio così, l’obeahman con la mediazione di Papa Bones mescola cabala ebraica, magia voodoo, santeria ed altri corpus esoterici per ottenere uno scopo. La più semplice forma di magia simpatica, attraverso l’Obeah viene “vitalizzata” e si trasforma in rituale. Metafora del praticante Obeah è Mosè che viene visto come il grande stregone, il Mago in grado di connettersi con le forze che reggono l’universo tramite il bastone ed il pugnale. Ecco perché i libri perduti di Mosè sono tanto apprezzati nella magia Obeah! I sigilli di Mosè, come pure quelli del Grimorium Verum e della Clavicola di Salomone sono la base di lavoro della magia Obeah, che unisce la tradizione millenaria dei grandi occultisti alle tecniche africane, dando origine a un vultus di potere incredibile, a livello spirituale. L’Obeah è sciamanico perché l’Obeahman, ricevuta l’iniziazione da un altro praticante, elabora un percorso solitario e unico con il suo corpus spirituale, un percorso in cui agisce per rivelazione ed intuizione, sotto la guida di Papa Bones. A livello territoriale l’Obeah è praticato in Jamaica, a Trinidad, Tobego ed in Belize. È considerato fratello del voodoo proprio per la sua forte ascendenza dahomeyana. Molti considerano l’Obeah come la vera tecnica della magia voodoo, l’arte dei Bokor. La parola Obeah deriva dalla lingua Ashanti ed in particolare dal termine Obayfo, che significa stregone, contrapposto al Sumankwafo che corrisponde al medicine man, al guaritore. L’Obayfo non ha necessariamente una connotazione negativa, tuttavia è sempre visto con sospetto. Nonostante Aleyster Crowley traducesse il termine come “arte di dominare gli spiriti”, inglesizzando il termine africano in Obey (obbedire), il termine Obeah va tradotto come forza o potere magico, cono di energia magica. Letteralmente potremmo definire l’Obeah come il potere della Magia in tutte le sue possibili valenze spirituali. La figura centrale della “corrente” Obeah, quello che potremmo definire l’anello di congiunzione tra l’uomo e questa forza poderosa è chiamato Papa Bones.



Papa Bones, in inglese, significa “il signore delle ossa”. Il nome di questo spirito deriva però da una figura africana, e viene dalle foreste del territorio Ashanti dove era conosciuto con il nome di Sasabonsan. Sasabonsan si opponeva a Accompong, il Dio creatore di quel popolo. Se in Africa viveva nelle foreste a Trinidad si dice viva in un lago di pece, il famoso Pitch Lake. In una situazione drammatica come quella della schiavitù gli schiavi si sentirono abbandonati dai loro numi tutelari e decisero di riversare il loro culto su questa figura, chiedendo vendetta e protezione. Viene facile paragonare Sasabonsan al diavolo della tradizione giudaico cristiana, ma non è così. Papa Bones nell’Obeah attua più come mediatore che come demone e detiene il potere della magia. Nel mito si accompagna con Oduda, la sua controparte femminile ed al suo fianco troviamo Clarissa, lo spirito di una bambina uccisa da la propria madre nel lago di pece. Come tutte le tradizioni afrocaraibiche l’Obeah non sfugge al sincretismo. Se Papa Bones viene raffigurato con Sant’Espedito o con Mosè, Oduda (o Mama Oduda) è associata alla Mater Salvatoris, mentre Clarissa all’Anima Sola del Purgatorio. Sotto Papa Bones esiste una corte di spiriti teriomorfi (dalla forma di animali) che diventeranno veri e propri familiari dell’Obeahman come animali totemici e che lo aiuteranno nel suo percorso di stregone. Ecco perché l’Obeah è considerato sciamanico, proprio per questa sua aderenza al mondo animale. Gli animali della tradizione Obeah celano però spiriti di saggi le cui gesta di vita sono assimilabili per astuzia, ingegno, capacità e sagacia a quello dell’animale. Se è vero che molti di questi animali hanno un nome (ad esempio il ragno Anansi), nell’essenza della tradizione un animale diventa guida dello stregone e si presenterà a lui con un nome segreto con cui si farà riconoscere. Nella transe lo stregone “diventerà” l’animale e opererà ispirato dal suo nume tutelare.

La magia dell’Obeah sfrutta le stesse tecniche della magia hoodoo della Louisiana invocando però sempre la mediazione di Papa Bones. A questa unisce l’impiego di sigilli vergati su pergamena con inchiostro rosso (Dragon Ink) o incisi su piastre di rame. L’impiego di polveri voodoo, di candele figurate e di olii speciali si unisce ai sigilli di Mosè ed alla lettura dei salmi biblici di Davide impiegati come vere e proprie formule evocative. Spesso gli Obeahman sostituiscono, nel testo dei salmi, il termine Dio a quello di Papa Bones perché in esso riconoscono il Dio di Mosè e dell’antico popolo di Israele, anche lui schiavo, un tempo, dell’Egitto e liberato proprio da Mosè.

LEGGI ANCHE: http://marzurro.blogspot.it/2016/02/la-giamaica.html





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martedì 24 novembre 2015

LE CICOGNE E I BAMBINI

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La cicogna bianca (Ciconia ciconia) è considerata simbolo di fortuna e prosperità già dall’antichità.

Il mito della cicogna che tiene con il becco un fagotto con dentro un bambino nasce presso le popolazioni centro-europee ma si basa su un piccolo equivoco. Infatti, una volta, quando nasceva un bambino, in casa si accendeva il camino per più ore durante la giornata per scaldare l'ambiente. Se questo accadeva in primavera, le cicogne, al ritorno dall'Africa, cercando il luogo più adatto per nidificare, optavano per il comignolo più caldo e quindi per quello della casa del neonato.
Inoltre l'arrivo di questo uccello era considerato di buon auspicio per i contadini che facevano i primi raccolti in primavera e predisponevano apposite piattaforme sulle case per invitarle a fare il nido…


Un’altra storia che viene raccontata ai bambini quando chiedono come sono nati, è quella dei cavoli, e più precisamente che i bambini nascono sotto ai cavoli. Per molti secoli, nelle regioni dell’Europa centrale il cavolo era l’unico alimento che durante l’inverno garantiva nutrienti come vitamine e minerali, e che da sempre fosse simbolo di fecondità e di vita, perché veniva raccolto dopo nove mesi dalla semina, ovvero da marzo a settembre, proprio come il tempo di gestazione dei bambini.

La piantagione e la raccolta dei cavoli erano affidati alle donne che venivano chiamate levatrici, proprio come quelle che aiutavano la futura mamma durante il parto, perché le contadine avevano il compito di recidere il “cordone ombelicale” che legava il cavolo alla terra; da qui la leggenda che i bambini si trovano sotto ai cavoli.




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sabato 21 novembre 2015

I MOTIVI PER CUI GLI IMMIGRATI FUGGONO

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Mai così tanti migranti sono arrivati sulle coste dell’Europa del sud come nel 2015.

I principali paesi di provenienza dei migranti sbarcati in Europa nel 2015 sono Siria, Afghanistan, Eritrea, Nigeria e Somalia.

La Siria è sconvolta da quattro anni da una confusissima guerra civile da cui, semplicemente, la gente scappa. Dall’inizio del conflitto nel 2011 sono morte più di 200 mila persone, e 11 milioni di persone sono state costrette a lasciare le loro case. Di queste, circa 7 milioni si trovano ancora in Siria, mentre 4 milioni hanno lasciato il paese. La grande maggioranza di questi esuli si trova in Turchia (2 milioni di persone), Libano (1 milione) e Giordania (600 mila). Gli altri sono sparsi tra Iraq ed Egitto, oppure sono in viaggio per l’Europa. Finora nel 2015 ne sono arrivati 126 mila, il 43% del totale degli arrivi nel 2015.

L'Afghanistan, tutt’altro che stabilizzato dopo la guerra avviata nel 2001, è entrato in una nuova profonda crisi nel 2014. L’instabilità politica seguita alle incerte elezioni di giugno 2014 ha dato nuova linfa ai talebani, che hanno incrementato gli attacchi alla popolazione civile (+24% rispetto al 2013). A questo si aggiungono i cronici problemi del paese: abusi delle forze di sicurezza (che comprendono il massiccio ricorso alla tortura), minacce alla libertà di espressione, negazione dei diritti delle donne. Oltre 700 mila afghani sono profughi all’interno del loro paese, circa 2,5 milioni hanno lasciato il paese, di cui la grande maggioranza vive in Iran e Pakistan. Sono 35 mila gli afghani sbarcati in Europa (praticamente tutti in Grecia) nel 2015.

Nel 2015 sono arrivati in Europa circa 29 mila eritrei, 15 mila nigeriani e 9 mila somali, quasi tutti in Italia. Più che a motivi interni quindi il massiccio arrivo di migranti da questi tre paesi sembra dovuto all’efficienza raggiunta dal traffico di esseri umani.

Il continente africano è composto da 54 paesi, molti dei quali attraversano crisi profonde, umanitarie, politiche o nella sfera dei diritti umani.

In cima alla lista, c’è la Somalia. Dopo il crollo del regime di Siad Barre, nel 1991, è piombata nel caos, trasformandosi in un Paese senza Stato, in cui si sono avvicendati governi deboli incapaci di mantenere il controllo del territorio. Una guerra civile, di cui in tanti hanno approfittato, poi la pirateria (ora quasi del tutto sconfitta), l’estremismo che è passato dalle Corti islamiche agli Al Shabaab, che oggi, respinti nella zona a sud del paese, sconfinano sempre più spesso in Kenya. La crisi più acuta è passata,  ma la situazione resta difficilissima, gli attentati nella capitale continuano a mietere vittime e tutta l’intellighentia e la classe media del paese è fuggita tra Europa e Nord America. Chi scappa ora ha certamente diritto all’asilo. E ha un nucleo familiare a cui ricongiungersi. La diaspora somala è tra le più nutrite al mondo.
Ma la Somalia disastrata di cui parliamo è la parte sud del paese, dove si trova la capitale Mogadiscio. Per intenderci, l’ex colonia italiana. La parte nord, quella che fu colonia inglese, vive una relativa normalità: il Puntland e il Somaliland, dichiaratisi autonomi dalla capitale, anche se non riconosciuti dalla comunità internazionale, sono paesi relativamente tranquilli.

La Libia del post Gheddafi è un altro paese in guerra, con due governi in carica e zone al di fuori di ogni controllo statuale, cui si aggiunge la porzione di territorio sotto il controllo di ISIS. Punto di raccolta delle rotte migratorie che convergono sia dall’Africa subsahariana che dal Medio Oriente, da qui partono i barconi che affollano da tempo il mar Mediterraneo. Curiosamente, però, i libici non partono. Non verso l’Europa, almeno. Sono in tanti ad aver varcato i confini con la Tunisia e l’Egitto, in fuga temporanea. Ma sui barconi no, non arrivano. Forse perché sono i primi a sapere quanto alti siano i rischi.

In tanti fuggono da paesi schiacciati da dittature spietate. In primis, l’Eritrea, altra ex colonia italiana, da cui fuggono tutti quelli che possono, in particolare i giovani. Sono spesso loro ad affollare i barconi, insieme ai somali. Scappano da un dittatore, Isaias Afewerki, al potere dal 1993, che opprime ogni spazio di libertà personale, che obbliga ragazze e ragazzi al compimento dei 18 anni ad un servizio militare infinito, che appena avverte aria di dissenso sbatte gli oppositori reali o presunti in carceri da cui è difficile uscire vivi. Tutto è in mano al governo. Anche le vite delle persone. Non tanto diversa è la situazione del Gambia, piccola striscia di terra incuneata nel Senegal, paese anglofono dominato da Yahya Jammeh, un padre-padrone che non ammette dissenso. Al potere con un golpe dal 1994, soffoca ogni libertà personale e reprime il dissenso con veri e propri squadroni della morte. Situazione aggravatasi dopo il tentativo di colpo di stato dello scorso dicembre, a cui ha fatto seguito un’ulteriore ondata repressiva, fatta di arresti e torture. Il presidente ha annunciato l’aumento dei reati punibili con la pena di morte. Per questo il Gambia è il più piccolo paese africano e ha solo due milioni di abitanti, ma attualmente è il 3° paese di provenienza dei richiedenti asilo.



Molti altri sono i regimi autoritari in Africa, ma non tutti generano flussi migratori verso l’Europa, anche se chi ci prova ottiene in genere asilo. Citiamo il caso del Burundi, situazione che è rapidamente degenerata: il presidente uscente ha violato la costituzione facendosi votare per un terzo mandato, nonostante mesi di proteste, e ora il paese è in bilico fra la dittatura e la guerra civile. Sono circa 150mila i burundesi fuggiti nei confinanti Rwanda, Congo e Tanzania. Arrivi che invece continuano da altri paesi dove non si può parlare di vere dittature, ma di regimi non democratici, in genere frutto di golpe, che non rispettano i diritti umani. È il caso della Guinea e della Guinea Bissau, da cui in tanti approdano sulle nostre coste.

Vari sono i paesi che escono da conflitti sanguinosi. Alcuni di questi attraversano la fase dei regolamenti di conti. Ad esempio, la Costa d’Avorio, paese ora pacificato, ma il cui ex capo di stato è sotto processo alla Corte Penale Internazionale dell’Aja. Chi era dalla sua parte ora lascia il paese, per sfuggire a possibili ostracizzazioni e vendette.

Esistono Boko Haram e gli Al Shabaab, ma anche altri gruppi (quasi tutti di matrice islamica) che infestano intere regioni, in particolare nella zona del Sahel. Gruppi feroci, che radono al suolo vite, tradizioni, cultura. Boko Haram e la follia del suo capo Abubakar Shekau seminano il terrore non solo nel nord della Nigeria, ma ormai anche nel nord del Camerun, nel sudest del Ciad e nel sudovest del Niger, gli Al Shabaab che dalla Somalia terrorizzano sempre più il Kenya (ultima, la strage al campus di Garissa), ma ci sono altri gruppi di cui sentiamo meno parlare ma che non per questo sono meno virulenti: c’è Aqmi (Al Qaeda nel Maghreb islamico), che dall’Algeria si è spostato in Mali, dove troviamo anche Ansar Eddine che infesta il nord del Paese, cui vanno aggiunti i gruppi armati che rivendicano l’indipendenza del nord del paese, un caos che la missione Onu Minusma fatica a fronteggiare. E tanti sono i maliani che approdano sulle nostre coste, così come i nigeriani, i nigerini e in misura minore i ciadiani e i camerunesi. In questi casi, alle autorità spetta un compito non facile, per discernere chi fugge da una zona di pericolo da chi proviene da zona tranquilla ed è dunque da considerarsi migrante economico. Dalla Nigeria, per esempio, arrivano in tanti, ma non tutti dalle zone sotto la longa manus di Boko Haram.

Tra i richiedenti asilo compaiono anche altre provenienze: ci sono molti senegalesi e ghanesi, ci sono egiziani, marocchini e tunisini. Intanto, anche chi giunge dalla Nigeria o dalla Costa d’Avorio può essere un semplice migrante economico, così come in aumento sono gli africani della classe media che vendono tutto per cercare fortuna da noi. Ma al contrario anche da paesi non in guerra e non oppressi da regimi possono arrivare persone che ottengono asilo o protezione umanitaria. Ad esempio, le minoranze religiose perseguitate o emarginate, o gli omosessuali che in alcuni paesi sono anche puniti col carcere.

Poi ci sono i minori non accompagnati, in gran parte nordafricani: un vero e proprio investimento fatto dalla famiglia, che vende i propri beni per mandare il figlio ragazzino a cercar fortuna.
Situazioni complesse e variegate molto più di quanto sembri, che spiegano tra l’altro (almeno in parte) perché sia così lungo e laborioso il processo di esame delle varie richieste d’asilo. Così come è chiaro che per molte di queste crisi che generano flussi migratori la soluzione non sarebbe tanto umanitaria, quanto politica.

Mentre siriani e afghani arrivano soprattutto in Grecia e da lì proseguono seguendo la rotta balcanica, in Italia, oltre a eritrei, nigeriani e somali arrivano persone anche da molti altri paesi africani, anche se in numero minore: Sudan, Gambia, Senegal, Ghana, Mali. Le motivazioni sono sempre quelle: instabilità interna ai limiti della guerra civile, presenza di gruppi islamisti radicali, estrema povertà.



Al di là delle specifiche condizioni dei paesi di partenza, ad influire sull’effettivo numero di migranti che arrivano sulle coste europee è anche quello che succede nei paesi di transito, dove alcune condizioni possono rendere più facile, o più difficile, l’accesso alle coste europee.

Ci riferiamo principalmente a Libia, Sudan e Turchia, snodi cruciali per i flussi migratori verso l’Europa. Questi paesi sanno di svolgere un ruolo strategico che all’Europa sta molto a cuore, e utilizzano questa loro posizione in maniera strumentale per negoziare accordi favorevoli con l’Europa o con singoli paesi europei. Come? Aprendo o chiudendo i rubinetti delle partenze.

Era una strategia spesso utilizzata da Gheddafi, che dava l’ordine di far partire i barconi quando voleva ottenere qualcosa dall’Europa e di fermarli quando lo otteneva. È una strategia che tuttora la sgangherata Libia tenta di portare avanti, e che anche la Turchia sta imparando a seguire.

Negli ultimi tempi poi sta emergendo il Sudan come luogo cruciale per la gestione del traffico di migranti provenienti dal Corno d’Africa, in particolare da Eritrea e Somalia. A Khartoum si concentrano una serie di servizi per i migranti, tra cui molte agenzie che offrono viaggi in Libia dove hanno già accordi con gli scafisti per il proseguimento del viaggio verso l’Europa. I migranti acquistano un pacchetto completo, al costo base di duemila euro.

Una simile organizzazione sta accorciando i tempi degli spostamenti e rendendo più facile (se così si può dire) i viaggi per un numero crescente di persone. Si riesce ad arrivare dal Sudan alle coste italiane in un paio di settimane, per un viaggio che fino a qualche tempo fa richiedeva mesi se non anni, perché bisognava attraversare tutto il Sudan e ci si ritrovava poi nel caos della Libia, nei famigerati centri di smistamento, come quello di Kufra, dove si restava rinchiusi anche per mesi subendo stupri, violenze, estorsioni.

Questo non significa che il viaggio è migliore, è solo più corto e efficiente. Le jeep che viaggiano nel deserto continuano ad essere stracolme e pericolosissime, i barconi vetusti e insicuri, gli scafisti spietati e pronti a sparare su chi si ribella o a rinchiudere i migranti nella stiva per ottenere più soldi.

Un altro fattore che spinge i migranti a muoversi e ad andare da una parte piuttosto che da un’altra è quello che li aspetta nei paesi di arrivo. Ci riferiamo a condizioni economiche, politiche e sociali.

Dal punto di vista economico è ovvio che i migranti si muovono per andare dove ci sono più opportunità lavorative e di avere un reddito per mantenersi e mandare i soldi ai propri familiari rimasti nel paese di origine. Per questo nei periodi di crisi, e nei territori in crisi, si assiste anche ad una regressione del fenomeno. Al netto di questi recenti afflussi di migranti comunque per lo più in transito, in molte zone d’Italia colpite dalla crisi il numero di stranieri residenti sta diminuendo.

A livello politico, i migranti si muovono se intravvedono possibilità di ottenere una qualche forma di protezione politica, che garantisca loro la possibilità di restare nei paesi di arrivo. Il caso più eclatante è quello di questi giorni relativo ai siriani, che verranno accolti indiscriminatamente dalla Germania. È chiaro che questo è un elemento che sta portando moltissimi siriani a dirigersi verso quel paese.

Il muro in costruzione sul confine con la Serbia e le politiche annunciate dal premier Orban sono invece chiaramente dei fattori che influiranno negativamente sui flussi in arrivo in Ungheria, paese che finora nel 2015 ha ricevuto moltissime domande di asilo, ma che è visto più come un luogo di transito sulla strada verso Austria e Germania.

La Svezia è un altro paese che, oltre ad essere ricco, è storicamente molto accogliente con i richiedenti asilo, ed infatti ospita grosse comunità di immigrati siriani, iracheni, somali, eritrei. Chi proviene da questi paesi ha dunque un’elevata probabilità di ricevere lo status di rifugiato in Svezia, e vale dunque la pena affrontare un viaggio lungo e rischioso per una così alta ricompensa.

Qui si inserisce il famoso dibattito sulla distinzione tra rifugiati e migranti economici.

Ovviamente non ci sono solo motivazioni politiche ed economiche a muovere le persone. Un ruolo molto importante è spesso giocato dalle reti familiari e sociali eventualmente già presenti nei paesi di arrivo, così come dalle scelte dei singoli, che spesso tendiamo a dipingere semplicemente come dei disperati, ma che in realtà mantengono un’elevata capacità di indirizzare la propria vita, nonostante tutto.



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mercoledì 16 settembre 2015

GLI GNOMI Esistono Veramente?



Gnomi, fate, elfi, orchi e streghe. Personaggi che popolano fiabe e leggende della tradizione. Esiste un fascicolo custodito dagli uomini del Corpo Forestale dello Stato e aperto quasi 15 anni fa, che reca la dicitura “Gnomi e fate dei boschi”.

Una cartellina verde del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali – Corpo Forestale dello Stato che contiene informazioni, segnalazioni, materiale fotografico che riguarda esattamente quello che il suo titolo evoca: avvistamenti stranamente concentrati in un'area ben precisa, l'Appennino tosco-romagnolo, con alcuni suoi comuni, come San Piero in Bagno e Bagno di Romagna.

Il  contenuto in alcuni casi fa sorridere, in altri no. Inquieta la fotografia scattata da un banchiere di Cesena, in viaggio di notte con la moglie per raggiungere la sua baita all'interno della Foresta della Lama, nell'Appennino forlivese. Costretto a fermare l'auto e a scendere dalla vettura per montare le catene da neve ha visto “qualcosa”, un essere dalla sembianze umane, carponi e intento a mangiare neve.



La sua fotografia, nel fascicolo della Forestale è classificata come “elfo” per via delle orecchie allungate che si intravedono. La foto è sfocata, il negativo mai consegnato, ma secondo alcune fonti "il testimone sarebbe una persona seria e attendibile". Che poi quello sia proprio un elfo, tutto da dimostrare.
Potrebbe essere un caso di pareidolia (la tendenza istintiva e automatica a trovare strutture ordinate e forme familiari in immagini disordinate) o un fotomontaggio.

C'è anche chi è convinto che si tratti di un poltergeist, lo spirito di un ragazzino morto anni prima ucciso da un mugnaio e che si aggira senza pace nella zona. Ma a questo punto vale tutto, potrebbe essere anche un alieno.

Fa sorridere, invece, il verbale di dichiarazioni spontanee datato 2 agosto 2001, raccolte nel Comando Stazione Bagno di Romagna da ufficiali e agenti del Cfs che hanno ascoltato e messo nero su bianco il racconto di un signore  il quale, all'interno del Parco dell'Armina, mentre si apprestava a bere alla fonte, avvistava «un essere alto circa 25 centimetri che ritengo essere uno "gnomo"dei boschi».

E ne fornisce una descrizione “da manuale”, anche troppo: sembianze umane e abbigliato con casacca azzurra, pantaloni marroni, stivali di pelo beige, cappello rosso e barba bianca. Il tradizionale gnomo, insomma, proprio come quello che nell'area ha dato un volto al Sentiero degli Gnomi e al Bosco di Gnomo Mentino, che attirano ogni anno migliaia di visitatori. Perché sulla scia della moda dello gnomo è nato tutto un turismo, con pacchetti dedicati e con i suoi gadget, sul modello del turismo magico o di fantasia tipico dei paesi nordici.

Gli gnomi, però, in questa zona popolano i racconti e, in alcuni casi, i ricordi di tante persone, anche degli anziani che non si interessano di marketing e di turismo e per i quali gli Appennini sono pieni di mostri, draghi, fate, orchi e santi.

Ma perché in caso di avvistamento si va alla Forestale? «Alla Forestale arrivano segnalazioni di tutti i generi, in questo caso allo gnomo si associa un guardiano della natura così come al Cfs si riconosce il ruolo di tutela ambientale», spiega il capo ufficio stampa del Corpo Forestale dello Stato e autore di un libro dedicato agli itinerari del fantastico in Italia.
 
In Italia esiste una vera e propria mappa di visione degli gnomi....Gli avvistamenti più frequenti si dice siano in Trentino (dove alcuni sostengono di aver visto gli omini "shilts", protagonisti di tante leggende all'insegna della miniaturizzazione) in Romagna o anche nei dintorni di Pistoia. Avvistamenti sicuramente nel mondo celtico e runico, in Scozia come in Irlanda, dove addirittura ci sono dei cartelli stradali che invitano a fare attenzione agli gnomi.
Ai fortunati avvistatori gli gnomi portano fortuna e sapienza. C'è una nota leggenda al riguardo del centurione romano in Olanda, che nel 300 d.C. tutte le mattine incontrava uno gnomo che veniva a prendere una ciotola di latte da lui e gli dispensava saggezza. Si dice anche che, nel 160 d.C. l'imperatore Marco Aurelio avesse come consigliere  uno gnomo. L'alchimista Paracelso nel 1515, a soli 21 anni, scrisse il "Liber de Nimphis, Silphis, Gnomi" e qui affermava di credere negli gnomi, descritti ispirandosi alle divinità celtiche vicine agli elfi. Questi piccoli essere derivanti dalle mitologie nordiche erano una sorta di anello di congiunzione col soprannaturale, ed erano considerati esseri giudiziosi ed equi.


Secondo Paracelso "gnomus" si origina dal greco "gnome", che significa intelligenza e sapienza. Così come la parola greca "geromòi" significava "abitanti delle viscere della terra" Non a caso in Germania gli gnomi vengono considerati elfi delle tenebre e secondo la mitologia sono esperti di metalli e abili nel forgiare i gioielli.
Secondo Huygens,vivono in casette a forma di alveare a terra, nei boschi ed hanno un vasto ricettario comprendete molte ricette a base di biscotti. Non vivono, però, sugli alberi: questo è il regno dei folletti. Gli gnomi, sia maschi che femmine, sono amici degli animali buoni della foresta e nemici dei gatti, perchè da questi possono essere mangiati. Le gnomette, così come gli gnomi, non sono esseri "solari" come gli elfi, ma si manifestano all'alba o al crepuscolo e di notte dormono.
Provano antipatia per le persone arroganti a cui non si mostrerebbero mai. Possono, dunque, apparire solo a persone a cui sono simpatici: i bambini, ad esempio, oppure a persone ingenue e di poca cultura, come i contadini. Il più delle volte, potrebbero apparire vicino ai funghi, in un bosco, che è il loro habitat preferito, in quanto nel bosco la luce è filtrata da foglie e felci molto fitte.
Al riguardo ci sono correnti positiviste e correnti negativiste, ma anche correnti "possibiliste".

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LEGGI ANCHE : http://asiamicky.blogspot.it/2014/11/pareidolia.html



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venerdì 4 settembre 2015

IL GATTO NERO



Un gatto nero che attraversa la strada porta sfortuna.

Una motivazione risale ai tempi in cui si utilizzavano le carrozze e l'illuminazione per le strade era scarsa. I gatti neri di notte non si vedevano e se un gatto finiva sotto le ruote di una carrozza provocava un incidente in quanto i cavalli si spaventavano e si imbizzarrivano.

Un'altra motivazione ha a che fare con i pirati turchi che erano soliti portare a bordo delle navi dei gatti neri per cacciare i topi nella stiva (neri perchè così erano meno visibili nel buio). Quando i pirati approdavano vicino a una città, in attesa di saccheggiarla, i gatti potevano approfittarne per scendere a terra. Vedere in giro un gatto nero, quindi, divenne un presagio di sventura.

Quando una consuetudine, un'arte o una credenza è stabilmente entrata nel mondo, le influenze contrarie possono contrastarla a lungo così debolmente che essa può sopravvivere di generazione in generazione, come un corso d'acqua che, una volta formatosi nel suo letto, scorrerà per secoli. Questa è soltanto una permanenza della cultura e ciò che più sorprende è come mai mutamenti e rivoluzioni dei fatti umani abbiano lasciato scorrere per così lungo tempo tanti di questi debolissimi rivoli.

In Inghilterra è valido l'esatto opposto: il gatto nero porta fortuna. Se ti attraversa la strada significa che i guai sono passati senza sfiorarli, se entra in casa di primo mattino sarà una splendida giornata e se c'è una ragazza "da marito" presto troverà l'anima gemella.

Il destino dei gatti neri, dal medioevo fino al 1700-1800 circa, fu legato al destino delle donne ritenute streghe.

Nel 1233 papa Gregorio IX emanò la bolla Vox in Rama che è il primo documento ecclesiastico ufficiale che condanna il gatto nero come incarnazione di Satana e dava l'avallo della chiesa di Roma allo sterminio dei gatti e delle loro padrone.



Papa Innocenzo VIII (1484-1492) scomunicò ufficialmente tutti i gatti. Nella sua bolla papale Summis desiderantes, emanata nel 1484, istigò misure molto severe nei confronti di maghi e streghe in Germania; i principi da lui enunciati vennero in seguito incorporati nel famoso Malleus Maleficarum (noto anche con il nome di Martello delle Streghe), il libro più ignobile utilizzato dalla Santa Inquisizione. Pubblicato per la prima volta nel 1486 in esso vi erano elencati tutti i sintomi e le caratteristiche che bastavano per far sospettare una donna di stregoneria.

Il prendersi cura di uno o più gatti neri era motivo sufficiente per finire sul rogo. Anche il possesso di scope era fortemente sospetto perchè la pulizia era considerata disdicevole per l'epoca (da qui l'iconografia classica della strega con la scopa). Durante il Medioevo, infatti, furono distrutte tutte le strutture sanitarie pubbliche costruite dai Romani e molti medici finirono sul rogo perchè vi si opposero. Venne abolita l'usanza di fare il bagno e di lavarsi, le case e le città diventarono delle fogne a cielo aperto.

Pare che questo odio per la pulizia e per il gatto sia stato favorito dall'atteggiamento cristiano verso l'Islam. Infatti i musulmani avevano molti riti legati ai bagni (dovevano fare le abluzioni, cioè lavare parti del corpo, prima di entrare nella moschea) e rispettavano e amavano il gatto. Il gatto, inoltre, è notoriamente un animale che passa molto tempo a pulirsi. Queste qualità, o almeno considerate tali al giorno d'oggi, furono invece demonizzate.

La notte di San Giovanni venivano arsi vivi nelle pubbliche piazze di ogni città, centinaia di gatti chiusi in ceste di paglia. Tutto ciò accadeva in tutta l'Europa che si riconosceva nel cristianesimo.
San Francesco, uno dei più grandi Santi che annovera la chiesa, agì in contrapposizione rivalutando il creato e gli animali viventi senza distinzione, ma rimase un caso isolato.

Il gatto è un animale che ama girare di notte e un gatto nero di notte era praticamente invisibile: si vedevano solo gli occhi gialli che brillavano al buio. Il gatto è capace di vedere anche in ambienti poco illuminati da sembrare bui all'occhio umano. La potenza visiva del gatto è favorita anche dall'estrema adattabilità delle sue pupille, che sono circolari quando si aprono al massimo nella penombra, per ridursi a due sottili fessure verticali in piena luce. Si scoprì molto più tardi che gli occhi del gatto, i più grandi fra tutti i mammiferi, riflettono la luce grazie al tapetum lucidum, una struttura cristallina organica situata dietro la retina. Inoltre, grazie al suo finissimo udito ed alla sensibilità tattile delle sue vibrisse, esso è capace di muoversi con assoluta sicurezza anche nel buio più completo. ll nero, poi, era considerato il colore delle tenebre, delle forze infernali, dell'occulto e del lato oscuro mentre come spiegherò nella parte I gatti, e soprattutto quelli neri, portano fortuna, il nero ha notevoli valenze positive.
L'orecchio del gatto è in grado di percepire i cambiamenti nell'aria di umidità e di pressione e quindi il gatto ha sostanzialmente la capacità di prevedere i cambiamenti climatici strofinandosi l'orecchio con la zampa. Questa sua abilità, che andava al di là dei cinque sensi, era conosciuta e sfruttata dai contadini ma divenne un'altra caratteristica che faceva associare il gatto a Satana. Infatti uno degli appellativi di quest'ultimo è Principe dell'Aria.

Il pelo del gatto, inoltre, assorbe molta energia e emana una notevole carica elettrostatica (il pelo di colore nero soprattutto). Il gatto inoltre può rizzare il pelo azionando dei muscoli che provocano la contrazione dei bulbi piliferi. Quando l'animale è arrabbiato gonfia la coda e inarca la schiena rizzando il pelo, così da apparire più grosso di quanto in realtà non sia; il tutto accompagnato da soffi, fischi e miagolii.



Infine, quel suo sguardo magnetico e intelligente che ci affascina tanto oggi, era considerato di natura soprannaturale e sicuramente anche il suo temperamento indipendente e libero non era ben visto a quell'epoca.

Il gatto era considerato il diavolo in persona. Si credeva che esso apparisse quando donne e uomini che svolgevano riti pagani in onore di Iside lo evocavano. Anche i templari e i catari furono accusati di essere adoratori di gatti.

Già nel dodicesimo secolo, dalle autorità ecclesiastiche il gatto nero era ritenuto il simbolo del potere satanico. Nei felini, soprattutto quelli neri, prendevano dimora Satana e altri spiriti demoniaci, e si pensava anzi che il diavolo prendesse in prestito da un gatto il suo nero mantello. San Domenico (1170-1221) identificava il gatto nero con Satana....

Già nella seconda metà del quarto e nella prima del quinto secolo, le gerarchie cristiane avevano dato il via al processo di demonizzazione del colore nero; può darsi che, almeno in parte, il movente vada individuato in una reazione a Iside e al colore a lei sacro, soprattutto in Egitto. (Donald Engels, Storia del gatto, p. 239)

I gatti e le donne vennero perseguitati per secoli (dal 1000 al 1700), subirono torture e sevizie di ogni tipo. Milioni di gatti e centinaia di migliaia di donne vennero brutalmente uccisi in tutta l'Europa occidentale. L'ultimo gatto giustiziato in Inghilterra per stregoneria morì nel 1712. Pochissimi gatti completamente neri sopravvissero al massacro. Oggigiorno, In Europa occidentale, è difficile trovare un gatto che sia completamente nero mentre sono comuni nelle zone del Mediterraneo orientale dove nessuna crociata fu mai lanciata contro di loro.

Con l'Illuminismo le donne e i gatti cessarono di essere perseguitati e l'epoca buia si dissolse. Nel corso del 1800, grazie a Pasteur e ad altri studiosi, fu rivalutata la figura del gatto:

Non è un caso che Louis Pasteur ammirasse il gatto e ne proponesse l'abitudine alla pulizia come un esempio per l'umanità che desiderasse davvero evitare malattie. Quando finalmente gli europei si resero conto che la sporcizia era un male e la pulizia un bene, e non viceversa, come si riteneva un tempo, i gatti cominciarono a riconquistare il loro legittimo posto di guardiani e protettori della casa contro i parassiti e la cattiva sorte. (Donald Engels, Storia del gatto, p. 262)

Si dimostrò scientificamente che non solo il gatto non trasmetteva malattie all'uomo ma che il topo, che aveva proliferato per secoli, data la quasi totale estinzione del suo più acerrimo nemico, era portatore di circa 35 malattie pericolose per l'uomo tra le quali il tifo e la peste bubbonica.

Probabilmente una delle principale cause di diffusione delle grosse epidemie di peste che per secoli hanno decimato l'Europa (malattie veicolate da topi e ratti uccisero oltre un miliardo di persone) fu proprio l'avere ucciso il principale predatore dei topi.

Dal 1800 il gatto si introdusse nei salotti bene dell'aristocrazia e borghesia e da allora non ha più cessato di diffondersi, e di essere di nuovo amato e vezzeggiato.

E' innegabile che sono le donne ad amare e ad essere amate maggiormente dal gatto. Fin dall'inizio il gatto era il compagno del focolare e passava più tempo in casa vicino alla donna, a differenza del cane e del cavallo che seguivano l'uomo nella caccia o in altri lavori. Probabilmente è proprio per aver sempre condiviso la stessa sorte nel bene e nel male che si è formata questa maggior complicità e affiatamento reciproco.



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domenica 23 agosto 2015

LE TARTARUGHE



La mitologia greca spiegava la genesi della tartaruga con la leggenda della ninfa Chelone, dalla quale prenderà anche il nome. Ella, avendo osato deridere Zeus ed Hedra, proprio il giorno delle nozze, era stata punita dagli Dei infuriati che l'avevano precipitata in mare e condannata a recare sul dorso la propria casa, fino alla fine dei tempi. Parlando in termini reali, la tartaruga è un animale in grado di proteggersi da ogni attacco esterno e rappresenta una forza nascosta. Assomiglia un poco all'antichissimo silenzio della vita, che in caso di pericolo sa sempre rifugiarsi in sé.

L'uso del guscio come culla o come vasca da bagno era ritenuto, nel IV e III sec. a.C., efficace contro le malattie infantili.
Nell'antica Cina la Terra veniva considerata come poggiata sulla schiena di una tartaruga marina di dimensioni cosmiche, a garantire magicamente la stabilità del cosmo.

Storicamente, Plinio, ci informa della presunta facoltà della chelonia, occhio della tartaruga indiana, di rendere profeta chi la teneva in bocca. E tutto ciò incrementò una cospicua importazione di tartarughe dall'Asia e dall'Africa, dove l'animale era cacciato ma, anche per questo, considerato sacro.

La tartaruga è uno dei cinque animali sacri e può avere cinque significati diversi: protezione, saggezza, data la sua lentezza, longevità e Immortalità, i Cieli (il carapace) e la Terra (il piastrone), la Madre Terra.

Personifica il Nord, l'Acqua e l'Inverno: lo "Yin compiuto". Per la sua invulnerabilità, è il simbolo dell'ordine immutabile.
Rinomata per la sua memoria e fedeltà, la tartaruga è simbolo per eccellenza di longevità, sia per il suo 'prendersela con calma' - principio base di molte tecniche di lungavita - sia perché la sua forma corporea esprime l'unione armonica tra il cielo e la terra.

Nelle descrizioni giapponesi, la tartaruga era spesso associata alla cicogna, come simboli di felicità e fortuna, perché, anticamente, una coppia di amanti si era trasformata in questi animali per raggiungere il Regno degli Immortali. Minkgane era la millenaria tartaruga messaggera delle divinità ed aveva i sei segni sacri roku-jo, simboleggianti amicizia, fedeltà, carità, sincerità, contemplazione e saggezza, riconoscibili sulle linee del guscio, le cui celle esagonali erano stilizzate nel kikko, uno dei motivi più antichi usati dai samurai per ornare le vesti.



Nell'antichità europea, a causa delle sue numerose uova, la tartaruga veniva considerata il simbolo della fertilità; per il suo "contegno silenzioso" era il simbolo dell'amore pudico, mentre la sua lunga vita ne faceva la quintessenza della vitalità. L'animale "che vive nella melma" era anche il simbolo dell'attaccamento alla terra ma, poiché col suo guscio si poteva fabbricare uno strumento musicale a sette corde (nell'inno omerico Ad Hermes, si canta l'invenzione della Lira da parte del dio che, precocissimo neonato, adattò le corde al carapace di una tartaruga, per utilizzarlo come cassa di risonanza, donandolo poi al dio Apollo) era anche in grado di rallegrare il cuore. La funzione protettrice del suo guscio era già nota nei riti magici dell'antichità come difesa dalla grandine e dagli incantesimi.
In Mongolia, una credenza locale vede la fine del mondo come il momento in cui il Sole, avvicinandosi alla Terra, indurrà la tartaruga che la sorregge, a rigirarsi per il troppo calore.

Nell'arte e nella mitologia dell'antico Messico le tartarughe marine erano le cavalcature di mitici antenati. Presso le etnie dei Dogon e dei Barbara, in Africa, la tartaruga era il simbolo della volta celeste, di potenza, saggezza e avvedutezza ed era quindi tenuta in grande considerazione; in alcune aree del Camerun, gli "sgabelli di giustizia" erano a forma di tartaruga, perché si ritenevano così in grado di smascherare le bugie dell'interrogato.

Capace di fuggire ai pericoli del mondo rintanandosi all'interno del suo guscio, la tartaruga è un animale nel quale in molti si identificano. Simboleggia la calma ed il procedere per gradi. Allo stesso tempo simboleggia il coraggio, perché per raggiungere i propri obiettivi la tartaruga deve necessariamente uscire dal guscio ed affrontare il mondo.

Per gli Indigeni del Nord America la tartaruga è uno dei più antichi simboli sacri.Le antiche leggende, infatti, vedono il Nord America come un pezzo di terra adagiato sul carapace di un tartaruga gigante. Tutt'oggi, si pensa che la causa dei terremoti, sia proprio il movimento della tartaruga. In questo modo, il Nord America, ancora oggi, è chiamato dagli Indigeni "Turtle Island", l'Isola Tartaruga.

Quelli che possiedono il totem della tartaruga come animale guida sono interessati dal suo messaggio che indica di essere "sicuri e stabili", come è questa creatura nella vita, è un potente totem per la protezione che sa ritirarsi nel suo guscio come meccanismo di auto-difesa quasi invalicabile. La tartaruga ha pochi predatori, il che le conferisce una energia pura e primordiale, questo ne aumenta anche la durata della sua vita così ha acquisito anche il significato di longevità. Lo sapevate che la tartaruga è uno dei più antichi esseri viventi che camminano ancora sulla terra? I più antichi fossili di tartarughe sono datati a oltre 200 milioni di anni, questo è altamente simbolico. Esso indica la tartaruga come un simbolo di longevità, di resistenza, pesistente e un simbolo di continuazione della vita, a volte contro ogni probabilità. Avete mai sentito parlare del vecchio adagio "lento e costante vince la gara?". Questo animale, dimostra di voler esistere ancora anche ai nostri giorni nonostante la sua specie abbia visto di tutto e sia sopravvissuta a tutto, affrontando ogni avversità con calma e pacatezza.

A causa del fatto che tenga sempre gli occhi spalancati, sia longevo, viva con spensieratezza quasi fosse distaccato da tutto ciò che gli avviene intorno, la tartaruga è stata caricata di simbolismo quale il più saggio tra gli animali totem della natura, inoltre, la tartaruga prende la sua saggezza un giorno alla volta, non reagisce, semplicemente accetta e va avanti nella sua vita. Ancora una volta, questo è una potente analogia per l'umanità e ci sarebbe da imparare a beneficiare di questa filosofia, adottando lo stesso modello di comportamento. Le tartarughe appartengono sia all'elemento terra sul quale si spostano lente e sicure e l'acqua da cui spesso nascono e a volte vivono: l'acqua come ho già detto in altri scritti per altri totem, governa e interessa le emozioni e l'inconscio, mentre la terra rappresenta la concretezza e la solidità, la razionalità logica, la stabilità emotiva in questo caso.

In Cina e in Giappone, la tartaruga è un simbolo di longevità, nel mito asiatico la tartaruga rappresenta l'ordine cosmico, le forze che reggono il mondo quando sorsero dalle acque primordiali all'inizio dei tempi, si racconta infatti che sul carapace della tartaruga venisse sostenuta tutta la terra.



La tartaruga è un simbolo della maternità e della creazione: la divinazione o le predizioni venivano fatte usando il carapace della tartaruga che veniva letto come fosse stato un libro di conoscenza che, attraverso alcuni simboli che vi si potevano trovare, prediceva certe cose piuttosto che altre, per fortuna èuna pratica che è andata via via scomparendo salvando molte tartarughe, ma in alcuni luoghi nel mondo è ancora praticata anche se più raramente. Inoltre, la maggior parte dei gusci di tartaruga sono suddivisi in tredici sezioni che vengono associati con le tredici fasi lunari di un anno.

La Fontaine nella sua celebre favola “la lepre e la tartaruga”, fa di questo animale l’emblema della previdenza e della perseveranza, qualità che portano alla vittoria, a dispetto della lepre che per fretta e presunzione perde la gara. La tartaruga, insegna ad amministrare bene le proprie energie in modo da sostenere lo sforzo nella durata. Rappresenta anche la concentrazione, il necessario ritiro dell’asceta o dello yogi, simile all’animale che si ritira nel suo guscio. La tartaruga di mare ci invita a sperimentare nuovi terreni ed idee ma mantenendo i nostri spazi; infatti può sentirsi a casa ovunque pur spostandosi in luoghi diversi. Può vivere sia nella terra che nell’acqua, dove copre distanze ragguardevoli, a simboleggiare la resilienza, lo spirito delle acque e la natura fluida delle emozioni.

Creatura costiera, è associata anche alle soglie, alle porte, ed è la custode del Regno delle Fate, di cui detiene le ricompense.
Una fiaba giapponese racconta di un uomo che salvò una tartaruga dall’attacco di alcuni ragazzi che la stavano maltrattando; come ricompensa per averla salvata, la tartaruga gli fece incontrare il Re dell’Oceano. Il dio marino, diede in sposa all’uomo la sua bellissima figlia, lo spirito delle acque. Ecco perché è l’emblema delle nozze in Giappone.
Secondo altre credenze nipponiche, la tartaruga è il paradiso degli immortali e la montagna sacra che regge il mondo. E’ anche il simbolo della Kumpira, il dio della gente di mare.
In Nigeria, simboleggiava l’organo sessuale femminile e la sessualità.
Nell’antica Mesopotamia la tartaruga era accostata ad Ea, il dio ricoperto dalla pelle di pesce che invano, tentò di sedurre Inanna con fiumi di birra.
Nella cultura Cinese, la Tartaruga, fa parte delle quattro creature spirituali assieme alla Fenice, il Dragone, il Rinoceronte, perciò il suo carapace venne impiegato nelle divinazioni. Avrebbe anche aiutato Pangu a creare il mondo con la dea Nuwa.

In Grecia, la dea Afrodite/Venere viene rappresentata nuda, con un piede poggiato su una tartaruga marina. E sempre da un carapace, Ermes crea la lira. Apollo/Sole, stupito dalla bellezza e dalla sonorità dello strumento, riesce a fare a cambio con Ermes, dandogli la sua verga di pastore celeste (caduceo). Un’altra leggenda narra che la ninfa Chelone, in ritardo alle regali nozze di Zeus ed Era fu trasformata dal dio dell’Olimpo in tartaruga.
In Occidente, la tartaruga venne paragonata alle forze del male dai cristiani.

Invita a coltivare la pace mentale o nelle relazioni con gli altri. Chi segue il sentiero della tartaruga è abituato a procedere in modo lento, secondo lunghi cicli di trasformazione. La tartaruga è inoltre associata al corpo fisico e alle incarnazioni terrene, quindi possiamo chiamare questo totem per aiutarci a restare “con i piedi per terra”, a rallentare, a pacificare i sentimenti per proseguire un passo alla volta, con fiducia.La saggezza della tartaruga insegna la determinazione a rimanere forti nonostante gli ostacoli e le distrazioni, ad ascoltare il proprio istinto, a seguire ad ogni costo il proprio destino. E’ di grande supporto a chi deve sostenere sforzi e prove a lungo termine, infatti il dio degli Esami è rappresentato in piedi sulla testa di una tartaruga, animale che favorisce la riuscita degli studenti.
Se è il vostro animale guida, potreste essere inclini a prendere delle decisioni solo dopo aver considerato tutti i punti di vista ed aver riflettuto a lungo. Qualche volta potreste metterci un po’ più tempo per raggiungere i vostri obiettivi, ma il risultato sarà migliore, più solido. La sua energia sarà utile quando ci sentiamo sopraffatti da una situazione o dalle emozioni, in modo da guardare tutto da una prospettiva più ampia.
Le tartarughe seppelliscono le loro uova nella sabbia e questo, ci mostra il bisogno di favorire la crescita delle nostre idee prima di portarle alla luce. Quando dobbiamo finire un progetto, possiamo richiamare l’energia della tartaruga.
Questo animale è noto per insegnare ai suoi piccoli come proteggersi. Per tal motivo, porta le benedizioni del cielo sulla casa e la famiglia. Simboleggia sia la stabilità dell’ energia della terra che i misteri del cielo. Presso i Nativi è anche simbolo della pace e l’armonia di tutte le cose.
Il messaggio di questo totem è di non buttarsi troppo velocemente nelle scelte, al fine di evitare errori o lo spreco di preziose opportunità.
La saggezza di questo animale ci illumina sul fatto che tutte le cose arrivano secondo un tempo perfetto e divino e la virtù della pazienza.
La tartaruga, col suo carapace invita a proteggere sé stessi e chi amiamo e possiamo ricorrere alla sua energia ogni volta che sentiamo energie negative, influenze sgradevoli e ricordi dolorosi. Infine, questo animale riesce, da solo, a compiere distanze infinite affidandosi alla provvidenza: questo significa che bisogna imparare a godersi il viaggio della vita, dove non esiste una destinazione assoluta, ma una miriade di possibilità. Simboleggia anche la magia della serendipità, le coincidenze fortunate.
Nei sogni la tartaruga, indica il bisogno di prendere una situazione con lentezza, ma anche quello di proteggersi. Può essere un invito a muoversi con meno fretta. A seconda dello stato dell’animale possiamo interpretare al positivo o al negativo il suo simbolismo.

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