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sabato 18 giugno 2016

IL SESSISMO

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Le idee sessiste si manifestano in una sorta di essenzialismo secondo cui gli individui possono essere compresi e giudicati semplicisticamente in base ad alcune caratteristiche fisiche o del gruppo di appartenenza, in questo caso il gruppo maschi o femmine.

Un atteggiamento sessista si potrebbe manifestare in alcune convinzioni, ad esempio:
la presunta superiorità o il presunto maggior valore di un genere rispetto all'altro,
la presunta superiorità o il presunto maggior valore di un sesso rispetto all'altro,
l'odio per le donne (misoginia),
l'odio per gli uomini (misandria),
l'attitudine ad inquadrare uomini e donne in base agli stereotipi di genere e ai relativi pregiudizi,
assegnare arbitrariamente qualità (positive o negative) in base al sesso.
Anche le persone che in vari luoghi e periodi storici non rientravano "fenotipicamente" in un genere definito (intersessuali, ermafroditi o pseudoermafroditi) o che si rifiutavano di aderire al ruolo loro assegnato in base al sesso (transessuali sia uomini che donne, crossdresser e in alcuni casi gay e lesbiche) sono state e sono ancora oggi oggetto di discriminazioni che si possono leggere come discriminazioni sessiste, in quanto derivanti dalla necessità implicita, nella semplificazione sessista, di dividere nelle due categorie suddette: maschi e femmine.
In tutte le società conosciute, maschile e femminile sono definiti prima di tutto come generi sociali ben distinti. Il genere biologico (maschio o femmina) a volte da solo non basta per definire l'appartenenza ad un genere.

La discriminazione fondata sul sesso è illegale in moltissimi paesi, tuttavia molti hanno leggi che danno diritti o privilegi maggiori ad un genere piuttosto che ad un altro.

Il sessismo contro le donne nella sua forma estrema è conosciuto come misoginia, che significa "odio verso le femmine". Tuttavia il termine sessismo viene coniato dalle femministe statunitensi verso la fine degli anni Sessanta in opposizione al termine misoginia. Laddove infatti il termine misoginia rinvia a motivazioni psicologiche, il termine sessismo (coniato sulla falsariga di razzismo), vuole sottolineare il carattere sociale e politico di questo sistema: degli argomenti di tipo biologico (il sesso per le donne, il colore della pelle per i "non-bianchi"), sono stati storicamente usati per giustificare sistemi di discriminazione, subordinazione e devalorizzazione.

Come hanno sottolineato Liliane Kandel e Marie-Josèphe Dhavernas, coniando questo nuovo termine le militanti femministe intendevano ricusare nella discussione sulla dominazione di sesso (come in precedenza su quella di "razza"), ogni ricorso ad argomenti di tipo essenzialista o naturalista. Se dunque, nell'uso corrente, il termine "sessismo" usualmente indica il "sessismo verso le donne", è perché il termine stesso nasce nell'ambito delle lotte delle donne. Forme di sessismo contro le donne possono ravvisarsi nella violenza di genere, nella discriminazione riguardo agli studi e al lavoro, nella differenza di retribuzione e nella segregazione in ambito lavorativo, nell'attribuzione del lavoro casalingo alle donne, nel diritto di voto nella questione delle mutilazioni genitali femminili, nella delega della genitorialità, nel linguaggio e nell'educazione.
Una forma di sessismo meno evidente, ma molto pervasivo, è anche l'elogio della donna (il romantico "eterno femminino") incensata nel suo ruolo di madre, di sposa, di musa ispiratrice o di angelica presenza.

Per segregazione in ambito lavorativo si intende il fatto che le donne tendono ad occupare posizioni retributive inferiori (ad esempio, lavori part time): uno studio dell'Università Bocconi mostra ad esempio che le donne, pur percependo solo il 2% in meno rispetto ai colleghi uomini a parità di posizione lavorativa, ricoprono solo il 13% delle posizioni dirigenziali.

All'interno degli studi femministi si è sviluppato negli ultimi anni un fondamentale filone di studi che indaga l'articolazione tra sessismo e razzismo. Infatti sessismo e razzismo, pur essendo due specifici sistemi di differenziazione e dominazione, condividono la naturalizzazione di rapporti socialmente costruiti.

Una questione molto dibattuta è quella delle quote rosa, ovvero quote minime di presenza femminile all'interno degli organi politici istituzionali elettivi e no. La richiesta delle quote rosa nasce dalla bassa percentuale di donne nel mondo della politica. Vari paesi del mondo dove questa situazione di disparità è più accentuata (come l'India) stanno ricorrendo a strumenti legislativi per fissare le quote minime di presenza femminile nei rispettivi parlamenti. Anche in Italia si è sviluppato il dibattito politico attorno al tema delle quote rosa, ma il disegno di legge presentato nel 2005 (dopo la bocciatura di un emendamento della legge elettorale) non è stato mai definitivamente approvato. Tuttavia, con legge del 12 luglio 2011 n. 120 (Modifiche al testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, concernenti la parità di accesso agli organi di amministrazione e di controllo delle società quotate in mercati regolamentati) è stata introdotta nel nostro ordinamento una importante disciplina per le "quote rosa" negli organi di amministrazione e controllo delle società quotate. Successivamente con il D.P.R del 30 novembre 2012, n. 251 recante "Regolamento concernente la parità di accesso agli organi di amministrazione e di controllo nelle società, costituite in Italia, controllate da pubbliche amministrazioni, ai sensi dell'articolo 2359, commi primo e secondo, del codice civile, non quotate in mercati regolamentati, in attuazione dell'articolo 3, comma 2, della legge 12 luglio 2011, n. 120" analoghe disposizioni sono state previste anche per le società controllate dalla Pubblica Amministrazione.



In un articolo del 1996 Peter Glick della Lawrence University e Susan Fiske della University of Massachusetts at Amherst, hanno proposto una teoria del sessismo nei confronti delle donne caratterizzandolo come “ambivalente”.
La prima domanda che i due autori si pongono è se il sessismo sia una forma di pregiudizio. Il pregiudizio è un atteggiamento sfavorevole verso persone e gruppi, altamente stereotipato, rigido, che si manifesta col rifuggire dai contatti sociali con tali gruppi. Gli autori sottolineano che quello verso le donne è un pregiudizio particolare in quanto uomini e donne instaurano strette e continue relazioni sociali; inoltre esso è marcato da una profonda ambivalenza, non da un’antipatia uniforme. Per di più chi è sessista non è preoccupato di manifestarlo contrariamente a quello che avviene con altri tipi di pregiudizio.
Gli autori, dunque, prendono in considerazione due componenti del sessismo che esprimono due atteggiamenti contrastanti nei confronti delle donne: il sessismo ostile e il sessismo benevolo.
Il sessismo ostile, la forma prevalente di sessismo, corrisponde alla definizione classica di pregiudizio; si evidenzia con un’antipatia dichiarata verso le donne, una loro svalutazione fatta esclusivamente in base al genere sessuale e una loro conseguente discriminazione in tutti gli ambiti della vita sociale.
Il sessismo benevolo consiste invece in una visione stereotipata della donna, che suscita sentimenti positivi, comportamenti prosociali e la ricerca di intimità. Ciononostante gli autori non ritengono positiva questa forma di sessismo in quanto è legata allo stereotipo tradizionale, alla dominanza maschile nella vita sociale ed è quindi discriminante. Non a caso il sessismo benevolo fornisce una giustificazione al relegamento della donna in ruoli domestici, infatti sia il sessismo ostile che quello benevolo servirebbero a legittimare il potere degli uomini.
Secondo i due autori  il sessismo ostile e il sessismo benevolo si suddividono in tre componenti: paternalismo, differenziazione di genere, eterosessualità.
Per paternalismo si intende la modalità di relazionarsi agli altri nella maniera in cui un padre si relaziona con i suoi figli. Ciò mette in evidenza l’ambivalenza del sessismo in quanto implica sia caratteristiche di dominanza (paternalismo dominante) sia affetto e protezione (paternalismo protettivo).Il paternalismo dominante giustifica la patriarchia perché considera la donna non completamente adulta, legittimando così la necessità di una figura maschile sovraordinata. D’altro canto il paternalismo dominante coesiste col paternalismo protettivo; quest’ultimo infatti  sottolinea la dipendenza diadica dell’uomo verso la donna come moglie, madre e oggetto romantico (ai fini della riproduzione). Ecco perché la donna deve essere amata e protetta (la sua debolezza richiede la protezione maschile).
La differenziazione di genere è la prima e la più netta categorizzazione sociale che gli individui effettuano; essa implica una componente competitiva e una complementare. La differenziazione di genere competitiva giustifica anch’essa il potere maschile nella società, infatti solo agli uomini vengono attribuiti tratti che sono necessari per dirigere le istituzioni sociali. La differenziazione di genere complementare ascrive alle donne tratti positivi che sono complementari a quelli degli uomini (es. caratteristiche stereotipicamente non attribuite agli uomini, come la sensibilità, la dolcezza, ecc…). Questo si riflette nella divisione tradizionale dei ruoli che relegano la donna ai lavori domestici. Per  il sessista benevolo le donne completano gli uomini.
L’eterosessualità è senza dubbio la componente più importante dell’ambivalenza degli uomini verso le donne. Le relazioni sentimentali sono ritenute da entrambi i sessi il principale fattore che contribuisce alla felicità nella vita; inoltre queste relazioni sono le più intime e le più profonde tra quelle che gli uomini instaurano. La motivazione che spinge gli uomini ad avere rapporti sessuali con le donne è proprio legata alla necessità di instaurare queste relazioni psicologicamente intime (intimità eterosessuale). Ciononostante queste stesse relazioni costituiscono la più grande minaccia di violenza verso le donne. Infatti l’ostilità verso di esse è caratterizzata dalla credenza che utilizzino il loro fascino sessuale per manipolare l’uomo e dominarlo. Quindi per alcuni uomini l’attrazione sessuale verso le donne può essere inscindibile dal desiderio di dominarle (ostilità eterosessuale).
Glick e Fiske suggeriscono che il sessismo ostile e benevolo traggono le loro radici dalle condizioni biologiche e sociali che caratterizzano i gruppi umani. Sebbene gli antropologi non sono del tutto d'accordo sul fatto che il predominio maschile caratterizzi tutte le culture umane, concordano nel ritenere che il patriarcato (gli uomini posseggono il controllo strutturale delle istituzioni economiche, giuridiche e politiche) prevale nelle diverse culture.
Gli atteggiamenti verso le donne che gli autori indicano come sessismo ostile e sessismo benevolo hanno origini antiche, infatti si ritrovano chiaramente nell’Odissea scritta da Omero ben tremila anni fa. Penelope rappresenta l’ideale greco dell’essere donna: bella, intelligente, ben educata, il pilastro della casa, fedele e subordinata al marito. La maga Circe e le Sirene cercano invece di adescare Ulisse con le loro arti seducenti. Nonostante sia passato molto tempo dall’età Omerica, queste immagini corrispondono perfettamente alla visione odierna ambivalente della donna: da una parte la moglie fedele e dall’altra la seduttrice che domina l’uomo.



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venerdì 13 novembre 2015

I TRE GRADI DI PROCESSO

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I tre gradi di giudizio per arrivare a una sentenza definitiva sono una prerogativa quasi esclusivamente italiana.
In Gran Bretagna dopo il processo di primo grado è possibile opporsi a una sentenza soltanto rivolgendosi all' Alta Corte, che decide innanzitutto sull' ammissibilità della richiesta in base alle motivazioni in essa contenute. Un "filtro" che riduce enormemente il numero dei processi. In via di principio, la Common law su cui si basa il sistema britannico, è contraria al principio dell' impugnabilità delle sentenze. In ogni caso, l'appello non sospende l'esecuzione della sentenza impugnata. Negli Stati Uniti in genere non si arriva al giudizio d' appello. Chi vuole ricorrere dopo la condanna in primo grado non può presentare nuove prove. Il giudizio di appello si svolge solo su "carta". Se si dimostra che le nuove prove non potevano essere presentate prima e sono decisive, la Corte d' appello può ordinare che si svolga da zero un nuovo processo.In Germania il processo d'appello è previsto sia per i processi penali che per quelli civili. L' appello è ammesso per revisioni di merito del processo di primo grado, salvo che in giudizi di "scarsa rilevanza", o per errori formali (cassazione). L' appello va presentato entro una settimana dalla sentenza penale.In Francia, basandosi su una tradizione che risale alla Rivoluzione del 1789, è ritenuto inammissibile che qualsiasi corte di giustizia possa contraddire una giuria popolare. Attualmente, dopo la condanna di primo grado in Corte d' assise, si può ricorrere solo in Cassazione.

In Italia ci sono tre gradi di giudizio: Tribunale, Corte d’appello e Cassazione, perché la pena possa essere eseguita devo essere stati fatti tutti questi gradi di giudizio (oppure che siano trascorsi i termini per proporre ricorso in appello o in Cassazione).

I processi possono essere molto di più di tre, la Cassazione può ritenere che ci siano state irregolarità nel processo di Tribunale oppure in quello d’appello; in questi casi il processo dovrà riprendere dal quel punto.

I gradi di giudizio, in realtà, sono quattro: l’udienza preliminare, dove si valuta se esistono prove a sufficienza per arrivare al processo;

è una cosa difficile da capire, se Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza e Pubblico Ministero hanno raccolto delle prove contro qualcuno e ci vuole un Giudice (GUP) che stabilisce che le prove raccolte non siano spazzatura o frutto di un complotto ma valide perché un altro Giudice faccia il processo e le valuti.



Il GUP a ricorre a interrogatori, perizie, riconoscimenti di persone, rogatorie, insomma tutto quello che ritiene necessario.

La cosa eccezionale è che ne caso che il GUP decida che le prove sono sufficienti per fare un processo e quindi passare la palla al Giudice del dibattimento, ordina di distruggere tutto quello che è stato fatto fino a quel momento; si chiama “garanzia di terzietà del Giudice del dibattimento”, in questo modo il Giudice del dibattimento non è in grado di capirci nulla su quello che è successo ed è costretto a ricominciare tutto da capo (interrogatori dei testimoni, rogatorie, perizie ecc ecc…), insomma due processi uguali, in tanto il tempo passa e i testimoni ricordano sempre meno dettagli su ciò che è accaduto.

La Cassazione è un giudizio di legittimità in cui non si può più giudicare sul merito dei fatti, o acquisire nuove prove. La Cassazione si limita a giudicare se sono state violate o meno le regole del processo. Tra l'altro, e checché se ne dica, le carceri italiane sono piene di disgraziati in attesa di giudizio o che a malapena hanno potuto permettersi un primo grado o un rito speciale. I riti ordinari, gli appelli e i ricorsi in Cassazione sono cose per imputati eccellenti.

Dunque in Italia si rischia di andare in carcere senza nemmeno la prima sentenza, con la c.d. custodia preventiva. Questo accade quando c'è la pericolosità sociale, il pericolo di reiterazione del reato, di inquinamento delle prove o di fuga.

Il processo civile serve a dirimere delle particolari controversie aventi come oggetto il diritto privato, è un preciso strumento giuridico. Esso si basa sui principi elencati nel diritto processuale civile e contenuti per la maggior parte nel Codice di Procedura Civile.

Esistono in Italia tre gradi di giudizio delle cause in ambito civile. Nel primo grado di giudizio la controversia viene decisa con apposita sentenza dal giudice di primo grado, il quale è competente per ambito civile e per territorio.

Nel secondo grado di giudizio c’è una sentenza davanti ad un altro giudice: si ricorre a questa eventualità nel caso specifico dell’impugnazione della sentenza in ambito civile del giudice di primo grado. Tutto questo è comunque necessario per evitare i possibili rischi di errori giudiziari.

È previsto un terzo grado di giudizio: al vertice dell’ordinamento giudiziario italiano vi è la Suprema Corte di Cassazione, che ha sede di Roma.



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domenica 7 giugno 2015

IL GIUDIZIO DEI TAROCCHI

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Il Giudizio è la ventesima carta degli arcani maggiori dei tarocchi; è conosciuta anche come l'Angelo.

In parecchi mazzi viene chiamato "Il Giudizio" e infatti la simbologia della carta stessa rimanda l'idea del Giudizio Universale.

Segna il tempo che passa. È la clessidra di Saturno.

Di ottimo auspicio sia nei consulti che nella meditazione. Indica guarigione, evoluzione emotiva e spirituale, ottime notizie in arrivo. In significato più dettagliato indica qualcosa che era fermo da tempo che trova una soluzione, positiva o negativa.

Tutte le energie dei Tarocchi si concentrano nella carta del Giudizio. La potenza generativa e coagulante espressa dalla carta precedente si attua completamente nel Giudizio. Il dualismo che ancora permaneva nella diciannovesima lama è superato qui dal ternario: nella carta sono raffigurate tre figure: un uomo (il Padre) una donna (la Madre), rivolti verso un fanciullo che sorge da una tomba (il Figlio), ossia il germoglio nel quale le loro potenze contrapposte si sono unificate dispiegandosi completamente. Dopo la ricettività della Luna e la nuova costruzione intrapresa dal Sole, si assiste qui alla nascita di una coscienza inquadrata da un principio femminile a sinistra e da un principio maschile a destra, rappresentata dal giovane che sorge dalla tomba. Il lavoro è stato compiuto: l'anima e l'animus si riappacificano attraverso la preghiera. Insieme hanno creato l'androgino divino che obbedisce al richiamo della Coscienza suprema rappresentata dall'angelo.
Dopo essere passati dalle profondità dell'inconscio, dopo un lavoro che magari è stato portato a termine nel dolore, e comunque nelle tenebre, una nuova vita si risveglia, come una nascita o una resurrezione. Si pensi al Giudizio Finale, in cui i morti si levano dalla tomba.Tutto ciò che è morto rinasce. Questo fatto è anche simboleggiato dai corpi nudi che escono dalla terra: la natura umana che risorge è completamente priva di scorie, ancora di più che nella lama precedente nella quale i due bambini avevano ancora un indumento che celava gli organi sessuali; nel Giudizio invece anche il sesso è coinvolto nel processo di rigenerazione.
Questo Arcano suggerisce l'idea che una forza che sfida la morte agisce sulla nostra esistenza: una coscienza immateriale e immortale. Ricordiamo anche che 10 + 10 = 20, cioè la nostra carta rappresenta il compimento del destino umano e divino e la conseguente uscita dalla ruota delle nascite e delle morti, cioè l'immortalità.
L'angelo appare all’improvviso sopra i tre personaggi squarciando il nembo azzurro attraverso il quale il suo splendore si manifesta, perché l'intervento divino è imprevedibile e misterioso, dell’angelo vediamo i raggi e ne percepiamo il soffio e le ali, ma la sua essenza è nascosta, i suoi moventi sono un mistero. Angelo in greco vuol dire nunzio, colui che porta notizie, che avverte. L'Angelo collega l'alto col basso, così come il dio Mercurio o Ermes era l'intermediario tra dei e uomini. Anche la dea Iride, l'arcobaleno, faceva da contatto tra il mondo umano e quello divino: e il nostro angelo appare squarciando una nube proprio come fa l'arcobaleno dopo la pioggia. L’angelo annuncia la congiunzione tra alto e basso, macrocosmo e microcosmo che, richiesta dalla preghiera dei due personaggi accanto alla tomba, si compirà nella carta seguente.
La carta ci fa venire in mente la tromba del Giudizio Finale e quelle degli angeli dell'Apocalisse il cui suono annuncia l'apertura dei sette sigilli e la rivelazione di tutti i misteri, oltre alle inespugnabili mura di Gerico che furono abbattute dal soffio delle trombe.
Il fondo d'oro della piscina lunare, reso manifesto dal Sole, si trasforma qui in una tomba che fa rinascere a nuova vita. La croce sullo stendardo dell’angelo indica l'avvenuta unione degli opposti e annuncia la ricomposizione in unità del quaternario degli elementi che nella carta successiva, il Mondo, si dispiegherà completamente realizzandosi.

Come il giudizio divino si annuncia rapido ed improvviso, questa lama rimanda all’inatteso e all’imprevisto, un qualcosa che si manifesta a prescindere dalla volontà o dagli sforzi del consultante. Indica, quindi, piacevoli sorprese ed eventi positivi: un successo, una conquista, oppure un completo rinnovamento dopo una crisi. Si profila, quindi, una svolta decisiva nella vita del consultante in ogni campo. Il Giudizio indica spesso una notizia inaspettata: una lettera, una telefonata. Il Giudizio rimanda, infine, al nascere di un desiderio, di una vocazione, a una chiamata di qualsiasi genere.
Dal punto di vista affettivo rimanda ad un nuovo amore oppure ad una svolta decisiva nel rapporto.
Dal punto di vista professionale indica una svolta nel lavoro o negli studi.
Può rappresentare anche una persona stimolante, magnetica, eccentrica, libera da pregiudizi.

Quando il Giudizio appare capovolto la risposta alla domanda formulata dal consultante è negativa.
La trasformazione annunciata dalla carta diritta si traduce, quando è capovolta, in una difficoltà di rinnovamento o nel rifiuto ad accettarlo. Il cambiamento, infatti, può essere imposto e non desiderato. Indica che situazioni ormai ritenute concluse vanno rimesse in discussione; è necessario assumersi le proprie responsabilità; si tende a continuare a rinviare decisioni che vanno prese o ad ostinarsi su posizioni errate. Può indicare l’arrivo di brutte notizie o sgradevoli sorprese.
Dal punto di vista affettivo indica una crisi nell’ambito della coppia, la perdita di un affetto, falsi amici.
Dal punto di vista professionale indica grossi problemi e delusioni nell’ambito lavorativo, litigi e imbrogli.
Può rappresentare anche una persona materialista oppure esaltata, falsa e imbrogliona.

Il giudizio è solitamente veloce (da una a tre settimane), ma il suo tempo di espressione può essere sia molto veloce che molto lento.

La pietra che si abbina a questa carta è il Quarzo rosa.




LEGGI ANCHE : http://popovina.blogspot.it/2015/05/i-tarocchi-la-storia.html


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