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venerdì 14 agosto 2015

LA PIOGGIA E LA GATTA



PIOVE PIOVE
LA GATTA NON SI MUOVE
SI SPEGNE LA CANDELA
SI DICE BUONASERA

La gatta non si muove perché ha paura di bagnarsi e se è vera la repulsione dei gatti all’acqua giustamente si protegge dalla pioggia in attesa di tempi migliori. Fatto non trascurabile per ottenere il risultato voluto (quello di non bagnarsi) è quello di avere la possibilità di ripararsi dalla pioggia. Assodato il fatto che i gatti hanno fisicità diverse dalle persone umane e conseguentemente  anche dimensioni differenti, probabilmente anche le necessità del  ”dove mi riparo” hanno sistemi valoriali diversi, tra un gatto ed una persona.

Spesso nottetempo in qualche luogo abbandonato, pericolante, in compagna dei gatti che oltre a ripararsi sono a caccia di topi. E durante il giorno? Sotto i portici? Sotto le tende di qualche esercizio commerciale? In qualche bar? Vi possiamo assicurare che in tutti questi casi la pioggia che non si beccano verticalmente, arriva abbondante orizzontalmente, occupando quella distanza che separa il cavo orale all’apparato uditivo. Quella pioggia non bagna i vestiti, ma inzuppa dentro e molto spesso.. puzza!  Ripararsi: Rifugiarsi, nascondersi in un luogo, specifico per fuggire a persecuzioni o sottrarsi alla legge. Proteggersi: Appoggiare, difendere, favorire qualcuno; promuovere qualcosa.




Ansia, depressione e stanchezza. Sono i sintomi più frequenti dei metereopatici, vale a dire di chi subisce i capricci del clima. Un'indagine del Cnr di Firenze illustra gli effetti delle perturbazioni e delle variazioni stagionali sull'umore degli italiani. Vengono presi da attacchi improvvisi di ansia, depressione, stanchezza, perdita di concentrazione e violenti mal di testa, apparentemente senza ragione. L'origine di questi disturbi, che interessano il 25% della popolazione italiana, va ricercata spesso nei capricci del tempo e del clima, che determinano nel nostro organismo sensibili modificazioni nella produzione di ormoni quali l'adrenalina, la serotonina, la melatonina.
A illustrare gli effetti delle variazioni atmosferiche sull'umore degli italiani è l'Istituto di Biometeorologia del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Firenze, diretto dal professor Giampiero Maracchi, che ha condotto un'indagine sulla meteoropatia lavorando in collaborazione con la Università Libera di Bruxelles (Ulb) e la Facoltà di Medicina dell'Università di Firenze: «In Italia, spiega Giampiero Maracchi, 1 individuo su 4 soffre a causa del tempo, in particolare i giovani sotto i 15 anni e gli adulti che hanno superato i 50. Si tratta di un disturbo molto fastidioso, collegato alla elettricità dell'atmosfera: con l'arrivo di una perturbazione si scatenano nell'aria concentrazioni di 4000 ioni/cm cubo che rappresentano la soglia di rischio per i meteoropatici». Che hanno peraltro la sfortuna di «sentire»con 1 o 2 giorni di anticipo le variazioni climatiche e di entrare così in uno stato di disagio destinato a prolungarsi per molto tempo.
Come salvarsi dalle bizzarrie del clima? «L'unico sollievo - precisa il Direttore dell'Istituto del CNR - è rappresentato dal passaggio di un fronte freddo quando la perturbazione si occlude. Ma non è certo una panacea. Per questo con la Facoltà di Medicina di Firenze abbiamo stipulato una Convenzione per monitorare periodicamente le condizioni dei meteoropatici». Ma i pericoli per la salute non vengono soltanto dalle grandi perturbazioni: il 15% della popolazione viene infatti colpito da stati di malessere, nel passaggio dall'estate all'inverno. Un fenomeno noto come Das - Disordine Affettivo Stagionale - che inizia in genere in autunno e può determinare tra l'altro un aumento dell'appetito e una contemporanea diminuzione della libido, a causa della diminuzione della luce. Questo disturbo si sta prolungando, secondo le indagini del Cnr, da marzo sino a fine maggio a seguito dei cambiamenti climatici consistenti nell'aumento della nuvolosità: «Per attenuare gli effetti della Das si può ricorrere - conclude Maracchi - alla luminoterapia, un'esposizione prolungata alla luce che aiuta a ridurre la sofferenza».
Quindi fa bene la gatta a dormire.
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mercoledì 22 luglio 2015

IL METEO E I SESSI

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E così Caronte, con il suo caldo torrido, ha avuto il compito, di traghettare gli italiani nel cuore dell’estate mentre Circe, da maga qual è, trasformerà per qualche giorno l’estate in autunno.

L’usanza di chiamare le perturbazioni con dei riferimenti di nomi propri maschili e femminili risale alla tradizione meteorologica Britannica, da lunghi decenni, dove, in Inghilterra e soprattutto negli Stati Uniti d’America, la meteorologia viene vissuta in modo molto più morboso dalla popolazione e dalla società con i mass-media che “etichettano” le perturbazioni e gli anticicloni chiamandoli sempre per nome in base alle indicazioni ufficiali fornite dai centri scientifici di riferimento.
Per quanto riguarda l’Europa, è l’Istituto Tedesco di Meteorologia dell’Università di Berlino che, a partire dal 1999, ha deciso di adeguarsi all’usanza Britannica dando un nome a ogni ciclone e a ogni anticiclone che interessa il Vecchio Continente, quindi a tutte le figure bariche in transito sull’Europa.



Non ci sono regole precise su questo tipo di nomenclature, la realtà è che quando sentiamo dalle televisioni e dalle radio parlare di cicloni e anticicloni attribuendogli dei nomi, di solito storici, mitologici o leggendari, o quando li leggiamo sulle testate giornalistiche cartacee e on line, ci chiediamo da dove nascono e chi li stabilisce.

I meteorologi sostengono che il nome di un ciclone o di un uragano non sia assolutamente casuale, esistono degli organismi preposti ad hoc per la loro assegnazione. La nomenclatura americana viene stabilita all'inizio della stagione da un organismo pubblico, l'Organizzazione Mondiale di Meteorologia, mentre in Europa non esiste nessuna autorità competente che decide come si debbano chiamare questi fenomeni.



I piloti e gli scienziati che per primi li avvistavano li battezzavano con il nome della propria moglie o fidanzata perché rimanessero nella storia, con un riferimento all'imprevedibilità e distruttività femminile. Successivamente, in seguito alle proteste femministe e alle doverose considerazioni di uguaglianza, si alternarono nomi maschili e femminili.


LEGGI ANCHE : http://popovina.blogspot.it/2015/07/circe.html


                              http://popovina.blogspot.it/2015/07/uffce-caronte.html




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venerdì 3 luglio 2015

TEMPO E UMORE



.Il clima può influenzare l'umore: per esempio quando piove mi sento triste, quando è in arrivo il temporale c'è quel senso di angoscia,il sole autunnale mette malinconia.

Si tratta di una sindrome, cioè di un complesso di sintomi o di reazioni patologiche, che si manifestano quando c'è una variazione graduale oppure repentina di uno o più fattori meteorologici su un dato territorio. Per fattori meteorologici, noi intendiamo la temperatura dell'aria, l'umidità relativa, la forza del vento, la pressione atmosferica, le precipitazioni e i temporali con il loro corredo di ionizzazione negativa dell'aria, stato elettrico e turbolenza anche a quote elevate, perfino sopra i 10.000 metri.

Queste variazioni possono presentarsi in modo brusco, durante il passaggio di fronti freddi, con i temporali o con le linee di groppo, o in modo graduale, quando aria calda scorre su quella fredda preesistente. Quando, per esempio sul continente europeo, dopo un periodo di bei tempo, arriva una perturbazione atlantica, si determinano alcuni effetti sull ' organismo con manifestazioni a carico dei vari apparati o dei vari sistemi.
E il fenomeno è tanto più importante quanti più fattori atmosferici sono coinvolti nello stesso momento.

A risentirne di più sono i neurolabili, cioè quei soggetti che affrontano con una certa emotività, anche ingiustificata, tutti i momenti della vita, inoltre gli ansiosi e i depressi. In pratica, coloro che hanno delle turbe a carico del sistema neurovegetativo. Oggi la neurolabilità è in continuo aumento proprio per la frequente concomitanza di fattori negativi come l'iperstress, la perdita dei valori, la difficoltà di trovare lavoro o il disagio del pensionamento, la continua competizione per poter emergere e, non ultimo, l'inquinamento, atmosferico e acustico. I soggetti definiti neurolabili spesso sono dunque anche meteorolabili.

All’incirca un giorno o due giorni prima dell’arrivo di una perturbazione climatica, le persone particolarmente sensibili ed instabili a livello neurale possono esperire svariati sintomi che sommati tra loro costituiscono il disturbo metereopatico e che investono e coinvolgono il soggetto a livello psicosomatico.  Essi sono: ipertensione, aumento di depressione, mal di testa, desiderio di rimanere in casa, aumento del dolore ai muscoli ed alle articolazioni, difficoltà a respirare e pesantezza di stomaco. Possono presentarsi anche disturbi dell’umore, irritabilità e problemi a livello cardiovascolare come palpitazioni o dolori allo sterno. Questi sintomi tendenzialmente permangono per qualche giorno, per andare diminuendo man mano che il tempo si stabilizza o cambia nuovamente, grazie ad un processo di adattamento attuato dal nostro organismo.

Esistono svariate forme di metereopatia: le anemopatie (ad esempio la sindrome dello scirocco, quella del Phoen e così via), le sindromi dei periodi temporaleschi, quelle del fronte ciclonico, quelle secondarie ( acutizzazioni di sintomi a livello fisico correlate a cambiamenti climatici).

Le metereopatie più diffuse sono quelle connesse alla comparsa di cambiamenti climatici inerenti forti venti e temporali, accompagnati da una variazione della pressione atmosferica, da pioggia, nuvolosità e umidità.




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