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giovedì 11 febbraio 2016

MIRACOLO

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Stabilire una definizione per la parola "miracolo" è una impresa alquanto difficile. I miracoli possono essere considerati come la manifestazione del sovrannaturale o meglio ancora come fenomeni per mezzo dei quali le leggi della natura obbediscono ad una forza superiore - cioè la volontà di Dio. 
I miracoli hanno accompagnato Padre Pio da Pietrelcina nel corso della sua vita. 
La natura del miracolo - si faccia attenzione - resta sempre divina. Padre Pio invitava sempre i miracolati a ringraziare il Signore quale unica fonte delle grazie ricevute.

Per miracolo si intende un evento non attribuibile a cause naturali ma riconducibile all'intervento divino. Assieme alle profezie, i miracoli mostrano "luminosamente l'onnipotenza e la scienza infinita di Dio, e sono segni certissimi della divina Rivelazione e adatti all'intelligenza di tutti".
Nella visione cristiana del mondo, Dio creatore onnipotente ha realizzato l'ordine attuale della natura e lo conserva. Egli pertanto può sottrarre, limitare o modificare il corso naturale degli eventi, sospendendo, con un atto libero della volontà, l'applicazione delle leggi naturali al caso particolare. Non si tratta però di una "correzione" dell'ordine del cosmo, che è allo stesso tempo corrotto a causa dei peccati derivanti dalla libertà umana, in particolare il peccato originale, e perfetto in quanto la include e ne permette gli effetti nefasti, ma di un anticipo della perfezione futura del regno di Dio.
Nella storia della salvezza i miracoli si manifestano, con caratteristiche e peculiarità proprie, nel periodo precedente alla venuta di Gesù (Antico Testamento), in occasione del suo ministero pubblico, e nella vita della Chiesa dei secoli seguenti.
Sebbene sia innegabile un ruolo del miracolo in altre tradizioni religiose, il cui valore storico può essere ricondotto a leggende e/o frodi e allucinazioni, è solo nella Chiesa che esso viene accolto e normato con precise disposizioni canoniche serie e rigorose.

Il carattere meraviglioso e stupefacente dei miracoli può in qualche modo sollecitare la fantasia umana che può essere portata, anche per pia devozione, ad ampliarli, esagerarli o inventarli ex novo.
L'amplificazione leggendaria è evidente per alcuni prodigi biblici.
Per esempio, per la prima "piaga d'Egitto" la tradizione jahwista, più antica (X/IX secolo a.C.), parla di tramutazione delle sole acque del Nilo (Es 7,17), mentre la tradizione sacerdotale, più recente (VIII secolo a.C.), amplifica l'effetto della piaga a tutte le acque dell'Egitto, incluse quelle dei recipienti (Es 7,19). Nel racconto del passaggio del mare, è evidente il tentativo di armonizzare la fonte jahwista, più antica (gli inseguitori sono un contingente numeroso ma limitato, Es 14,7; il mare è lentamente asciugato dal vento, Es 14,21a, che lascia supporre uno specchio d'acqua paludoso) con quella sacerdotale, più recente (gli inseguitori sono tutto l'esercito egiziano, Es 14,9; il mare è improvvisamente diviso Es 14,21b-22).
Anche quanto ai miracoli di Gesù è evidente una certa amplificazione di alcuni miracoli, riscontrabile in particolare dal confronto tra alcuni passi del vangelo di Marco, che è il più antico (circa 65-70), e i paralleli sinottici, più tardivi (Mt e Lc sono stati completati circa gli anni 80-90). 

Nei vangeli apocrifi (testi tardivi non accolti nel canone neotestamentario) i miracoli hanno un ruolo di primo piano. Rappresentano Gesù e altri personaggi atti a compiere ogni genere di prodigio in maniera gratuita e stupefacente, lontana dalla sobrietà delle descrizioni evangeliche canoniche. La mancanza della loro storicità è riconosciuta in maniera pressoché unanime da biblisti e storici accademici: "Il valore storico diretto è, generalmente parlando, assai tenue, e il più delle volte nullo"; "La materia narrativa degli apocrifi è assai ricca di colorito romanzesco, da antica fiaba popolare... il miracolo, come accade negli scrittori intimamente poveri di fantasia, è chiamato in causa di continuo, e si mescola quasi ingenuo lustrino al povero realismo degli scenari. È un miracolo che agisce con automatismo implacabile, penoso, senza altro significato che il suo stesso prodigio. Non ha accento spirituale, ma solo il peso, assoluto, del Potere";"Dietro gli Apocrifi senti l'ansito grosso dell'approssimazione, l'impazienza della meraviglia, lo stupore di una fede che si confessa come un amore".

La bimillenaria tradizione cristiana è caratterizzata da una notevole presenza di miracoli di vario tipo. I miracoli più comuni sono quelli riferibili alla vita di un qualche santo. Per i periodi più antichi, in particolare allorquando trascorre un certo tempo tra la vita del santo e la stesura delle fonti storiche relative, non è sempre facile risalire al nucleo storico degli eventi , e può rimanere il dubbio che i miracoli tramandati siano pie elaborazioni agiografiche.
Una serie di miracoli particolarmente ricorrenti nella tradizione cattolica ha a che fare con il sacramento dell'eucaristia (miracoli eucaristici): in talune occasioni, il pane e/o il vino usati all'interno della Messa si sono trasformati in carne e sangue. In queste occasioni il cambiamento operato dalla consacrazione non ha riguardato solo la sostanza (transustanziazione), come avviene comunemente, ma anche gli accidenti, cioè le caratteristiche osservabili dell'ente. È stato notato che per una parte di questi miracoli, per i quali non ci è pervenuta l'ostia o il vino trasformati, è possibile che si sia trattato di un fenomeno naturale causato dal batterio Serratia Marcescens, che può produrre una sostanza rosso sangue.
Il fenomeno delle stigmate ("segni" in greco), cioè l'avere sul proprio corpo le ferite avute da Gesù durante la sua passione, è diffuso a partire dal medioevo, che vede San Francesco d'Assisi come primo stigmatizzato della storia. Celebre è il caso contemporaneo di San Pio da Pietrelcina.
L'incorruttibilità si verifica allorquando i corpi di santi non vanno incontro al normale decadimento post-morte.
Diversi miracoli si registrano in occasione di alcune apparizioni mariane. Tra i più significativi, il Miracolo del sole a Fatima e la lunga lista di miracolati di Lourdes.

In epoca contemporanea la Chiesa, ben conscia del problema della effettiva storicità dei miracoli, delega la Congregazione delle cause dei santi a indagare in maniera seria e rigorosa sull'autenticità di un presunto miracolo, in particolare in occasione del processo di canonizzazione. I testi recenti che normano la procedura sono la costituzione apostolica Divinus Perfectionis Magister (25 gennaio 1983, online), ripresa dal documento della Congregazione Norme da osservarsi nelle inchieste diocesane nelle cause dei santi (7 febbraio 1983, online), e la lunga e dettagliata istruzione della Congregazione Sanctorum Mater (17 maggio 2007, online).
Le direttive ecclesiali prevedono il ricorso al parere giurato di un perito medico (o di un perito tecnico per un miracolo di altra natura) durante la fase diocesana e di una commissione di medici al momento del vaglio del miracolo nella Congregazione. I criteri per giudicare una guarigione come miracolosa sono stati precisati del cardinale Prospero Lambertini (poi Benedetto XIV) nel 1734, che ne ha contati sette:
«Primo, bisogna che la malattia sia grave, incurabile o difficoltosa a trattarsi.
Secondo, bisogna che la malattia vinta non sia nella sua fase conclusiva cosicché debba cessare non molto dopo.
Terzo, occorre che nessun farmaco sia stato impiegato, o se impiegato, che ne sia stata accertata la mancanza di effetti.
Quarto, bisogna che la guarigione avvenga all'improvviso e istantaneamente;
Quinto, è necessario che la guarigione sia perfetta, e non difettosa o parziale.
Sesto, bisogna che ogni escrezione o crisi degne di nota siano avvenute a tempo debito, per una causa accertata, precedentemente alla guarigione; in tale eventualità la guarigione non sarebbe da considerare prodigiosa, ma piuttosto, totalmente o parzialmente naturale.
Ultimo, bisogna che la malattia debellata non si ripresenti. »
(De servorum beatificatione et beatorum canonizatione 4,8,2 )
La successiva consuetudine ha semplificato i criteri in quattro. Per essere valutata come miracolo, la guarigione deve essere:
inspiegabile;
immediata;
totale;
irreversibile.
Al parere positivo della commissione medica il miracolo viene esaminato da una commissione teologica. L'approvazione ufficiale e definitiva del miracolo spetta al Papa, che dichiara l'evento constare de miraculo, "trattarsi di miracolo". La Congregazione pubblica quindi il resoconto dettagliato del miracolo (Decretum super miraculo) con nome, cognome, età del miracolato, luogo di residenza, tipo di malattia, data del suo manifestarsi, cure mediche tentate, data della guarigione. I vari decreti di beati e santi sono raccolti negli Acta Apostolicae Sedis.



Il termine italiano miracolo deriva dal latino miraculum, dal verbo mirare, cioè "ammirare, meravigliarsi, stupirsi".

Il miracolo è caratterizzato da quattro elementi:
teologico: l'intervento di Dio. Sottolineare tale aspetto, come nell'Antico Testamento, porta a vedere ogni intervento di Dio come miracoloso. Così è meraviglioso e miracoloso tutto il creato e l'ordine naturale delle cose, come i fenomeni atmosferici, e anche l'uomo stesso. Anche le profezie e le vocazioni eccezionali di molti personaggi dell'Antico Testamento (Abramo, Mosè, Davide, i profeti) vedono Dio come protagonista, ma non sono considerabili miracoli in senso proprio. Il ruolo di Dio nell'attuazione del miracolo, sia diretto sia mediato da uomini taumaturghi, permette di distinguere il miracolo dal rito magico, che nonostante la sua inefficacia si basa sulla convinzione che derivi da un legame diretto tra il mago e le cose o gli eventi;
oggettivo: una oggettiva momentanea ed eccezionale alterazione delle leggi e cause naturali. È questo il significato più notevole ed evidente, accolto anche nel linguaggio comune in senso iperbolico e improprio (p.es. il "miracolo italiano" degli anni '50-60, una partita sportiva vinta "miracolosamente", un salvataggio o una guarigione "miracolosa");
soggettivo: la fede della persona grazie alla quale o a favore della quale avviene il miracolo. L'esaltazione di questo aspetto porta ad attribuire miracoli fittizi o esagerati a grandi personaggi religiosi, nella pia convinzione che questi possano accrescere la santità del taumaturgo e/o la devozione degli uditori in particolare i fantasiosi miracoli narrati nei vangeli apocrifi;
scopo: l'intervento è sempre finalizzato a un bene degli uomini, sia in maniera diretta e immediata (guarigioni), sia indiretta (punizioni e castighi come le piaghe d'Egitto, finalizzate alla liberazione del popolo d'Israele), sia mediata (il prodigio come conferma per gli astanti della potenza divina o dell'autorità divina del taumaturgo). La funzione mediata dei miracoli è visibile in particolare nel ministero di Gesù, i cui miracoli sono non solo a vantaggio immediato del miracolato, ma anche a vantaggio edificante delle folle, che vi possono vedere una conferma della missione messianica di Gesù e un anticipo della bontà del regno.
Il miracolo è in definitiva un evento oggettivo ed empirico, inserito in un contesto di vita soggettivo, relazionale e teologico. Questa essenziale duplice natura è ravvisabile anche nell'attuale procedura ecclesiastica che esamina l'autenticità dei miracoli, che coinvolge una commissione di medici (o altri periti) che valutano l'evento come naturale o meno, e una commissione teologica, che ne riconosce il significato spirituale e teologico.

Sui fatti ritenuti miracolosi si è sviluppato storicamente un dibattito tra i sostenitori della loro natura divina e i sostenitori di un approccio razionalista al fenomeno che negano spesso sia la veridicità che la natura soprannaturale di tali eventi.

I filosofi razionalisti, in particolare David Hume, identificando il Creatore con le sue leggi, hanno opposto obiezioni alla possibilità di eventi miracolosi. La tesi razionalista indica che un evento si può considerare miracoloso solamente perché l'uomo in quel momento non possiede una conoscenza piena ed esaustiva delle leggi della natura che lo regolano. Rifacendosi a Baruch Spinoza, che afferma che il richiamo alla volontà divina non sarebbe altro che una scusa per i limiti della nostra conoscenza, il razionalismo afferma che appellarsi a un miracolo è semplicemente un'ammissione di ignoranza.

Tale punto di vista è condiviso da una larga parte degli scienziati contemporanei, per i quali non è possibile parlare di miracolo. I miracoli avvengono infatti nel mondo fisico, che è governato dalle leggi naturali che gli scienziati cercano di scoprire mediante osservazioni e indagini empiriche. Ciò che alcuni considerano un miracolo è semplicemente un fatto per cui ancora non sono note le leggi naturali ordinarie che lo regolano, oppure un fatto la cui spiegazione con leggi naturali ordinarie è ben nota alla comunità scientifica, ma questa spiegazione è ignorata dalle persone che credono a quel miracolo, oppure una leggenda non avvenuta realmente. La scienza cerca le spiegazioni dei fenomeni del mondo fisico nell'ambito delle leggi naturali, rifiutando di considerare qualsiasi ipotesi di intervento soprannaturale o trascendente; il concetto di miracolo inteso come intervento diretto divino sarebbe in contraddizione con il metodo scientifico e l'approccio razionalista, che per i fenomeni fisici non contempla la possibilità di una causalità non materiale. 

Anche taluni teologi (come Hans Küng) sposano la tesi dell'inviolabilità delle leggi naturali e quindi dell'impossibilità dei miracoli. Il biblista Xavier Léon-Dufour sostiene che il miracolo non può essere una violazione delle leggi naturali o una deroga ad esse, perché se Dio agisse in questo modo andrebbe contro se stesso, dato che è all'origine del mondo e non in contraddizione ad esso. Anche altri teologi ritengono che i miracoli siano eventi naturali inconsueti di cui Dio si serve per inviare segnali all'uomo.

Alcuni scienziati credenti sono tuttavia possibilisti sui miracoli, ritenendo che la natura sia più complessa di ciò che immaginiamo e abbia delle potenzialità sconosciute. Essi pensano che le leggi naturali non sarebbero rigide ed immutabili, ma avrebbero un ampio spazio di indeterminazione, per cui non sarebbe possibile conoscerle fino in fondo; in questo quadro si potrebbe inserire un'azione molto sottile del Creatore, che non sarebbe "contro natura" o "in deroga alla natura", ma "secondo natura" in base a regole sconosciute. Altri scienziati interpretano il miracolo in termine di sincronicità. Secondo Colin Humphreys, fisico inglese dell'Università di Cambridge che ha studiato i miracoli dell'Esodo, il miracolo non è rappresentato dall'evento in sé (che è un fatto naturale, anche se di rara frequenza) ma dal fatto che l'evento stesso si verifichi proprio in quell'istante in cui è necessario.

Nell'esoterismo si definiscono due concetti contrapposti di eventi miracolosi:
i miracoli veri e propri, prodotti dalla teurgia, di competenza della religione;
i prodigi, prodotti dalla taumaturgia, di competenza della magia.


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lunedì 27 luglio 2015

IL PIANETA SCOPERTO ...E GLI ABITANTI?

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La missione Kepler ha confermato l'esistenza del primo pianeta simile alla Terra per dimensioni e presente nella zona abitabile del suo sistema solare.

Kepler-452b è più grande del nostro pianeta. Il suo diametro è il 60% più grande di quello terrestre e dista dalla sua stella il 5% in più. La sua massa e la composizione non sono ancora stati determinati con precisione, ma le ricerche precedenti lasciano pensare che i pianeti di queste dimensioni possano essere rocciosi.

Finora, Kepler-452b è il più piccolo pianeta scoperto ad orbitare nella zona abitabile, quella parte del sistema solare in cui può esistere l'acqua allo stato liquido e dove le condizioni sono tali da innescare i processi che portano alla vita.

Sono incredibili a volte i rappresentanti della Scienza ufficiale:l’annuncio di Ellen Stofen, la donna  a capo degli scienziati della NASA, relativo alla possibilità che nel prossimo decennio possa esserci la svolta decisiva in merito alla scoperta di vita aliena. Lo affermano, tramite una nota, i ricercatori del Centro Ufologico Mediterraneo, ing. Ennio Piccalunga e dott. Angelo Carannante. “Subito dopo aggiunge però che entro venti o trenta anni potremmo sciogliere questo dubbio, specificando di riferirsi, ovviamente, alla scoperta di eventuali microrganismi. Sempre così gli annunci NASA. Si annuncia la scoperta di acqua o di vita  su Marte e poi  si rinnega il tutto. Si parla di imminente scoperta di vita extraterrestre e subito dopo si smentisce sia l’imminenza, sia che si possa trattare  di vita evoluta” proseguono i due ricercatori italiani.

Il telescopio spaziale Kepler, lanciato nel 2009, ha fornito un’infinità di dati ed ha scoperto forse più di 3500 esopianeti, e dico forse perché sono ancora in elaborazione i risultati definitivi di questi studi.

Ora Kepler, avendo per un guasto perduto il controllo di stabilità, è parzialmente fuori uso, ma sta per essere sostituito con strumenti di gran lunga più precisi. Per esempio l’ESA sta approntando la missione Cheops, tesa non a scoprire nuovi mondi ma a studiare molto da vicino quelli già scoperti da Kepler. In più Cheops raccoglierà le informazioni per preparare la strada al futuro, prossimo telescopio spaziale James Webb che entro il 2018 sarà posto in orbita intorno alla Terra in un punto Lagrangiano tipo L2, nel cono d’ombra del nostro pianeta, a circa un milione e mezzo di chilometri. Protetto dalla luce del Sole potrà scrutare là dove nessuno (umano) ha mai osato prima, nell’atmosfera degli esopianeti fino a trovare quei gas come l’ossido di azoto o il metano che potrebbero comprovare l’esistenza di forme di vita. E’ ormai evidente che se c’è vita da qualche parte, avremo a breve gli strumenti per individuarla e con sicurezza.



Eppure avremmo già adesso gli elementi per rispondere affermativamente alla domanda “c’è vita nell’Universo?”, anzi abbiamo dati che attesterebbero vita non elementare ma intelligente nel nostro Sistema Solare. La scoperta dalla sonda Rosetta, sull’asteroide 67P Churinov Gerasimenko, di una struttura con evidente connotazione di artificialità. E’ alta, secondo le nostre stime, più di cento metri, troppo per essere stata lì posizionata  dall’uomo. E’ di una evidenza lapalissiana, ma non c’è da parte del controllo missione nessuna comunicazione in merito. .

Il particolare di sospetta matrice artificiale osservato sull'asteroide 67PBen venga quindi questo salto in avanti della Nasa, ma forse è arrivato il momento da parte degli scienziati di abbandonare la prudenza ed avere un po’ più di coraggio, per non correre il rischio di arrivare secondi, dopo altri ricercatori forse meno ufficiali, ma anche meno timorosi di affrontare una verità sempre più evidente e ormai non più occultabile. Le nostre ricerche infatti conducono a forme di vita intelligente  che sono già entrate in contatto ed hanno addirittura interagito con l’umanità. Troppi sono per l’appunto gli indizi se non vere e proprie prove che la scienza e i dogmi dominanti sottovalutano o addirittura considerano come pura eresia. Chi avrebbe scommesso solo fino a pochi anni fa che gli scienziati parlassero di universi paralleli, viaggi nel tempo e le apparentemente assurde leggi della fisica quantistica? Un ruolo decisivo giocano i tanti bistrattati e vituperati ufo. Vi enunciamo solo alcuni dati, si proprio così, “dati” incontestabili della presenza di vita extraterrestre già nello spazio prossimo alla terra, ma anche sulla terra stessa. Si tratta di documenti e notizie indiscutibili certe al 100% e che offrono spiegazioni poco “terrestri”:

Il 26 febbraio 1942, Battaglia contro gli ufo a Los Angeles. Un ufo, era stazionario su tale città, fu bombardato da migliaia di proiettili anche di artiglieria pesante senza subire nemmeno un graffio. Le versioni ufficiali parlarono di un pallone sonda. Come è possibile che non si riuscì ad abbattere un misero pallone sonda? Molti testimoni videro l’oggetto “bombardato” fluttuare ed andarsene come nulla fosse successo. Esistono anche alcune foto che mostrano certamente un ufo inquadrato dai riflettori, non perché la foto in sé stessa sia una prova, ma per come si è svolta tutta la vicenda;
30 maggio 1990: ufo  triangolare del Belgio. C’è un video in proposito. Si era a pochi chilometri dal confine con l’Olanda. Centinaia di persone e diverse pattuglie della polizia belga guardano sbigottiti per molti minuti le strane evoluzioni di un ufo. Si fecero decollare due F16 i quali si misero subito in contatto radar con l’oggetto volante non identificato. Improvvisamente l’ufo passò in modo assolutamente eccezionale da 300 a 1700 piedi d’altezza ed accelerò da 280 a ben 1700 chilometri orari in un solo secondo. Semplicemente impossibile ed inconcepibile per gli umani;
agosto 1996, Monte di Procida, Napoli: un disco volante volava sopra il paese per diversi minuti. Tantissimi testimoni che ripresero l’ufo con una telecamera a nastro VHS. Le analisi del C.UFO.M. hanno confermato che si trattava di un oggetto volante non convenzionale. Il video su youtube totalizzò circa 100.000 visualizzazioni. Le indagini sul posto hanno confermato l’affidabilità dell’ufo files.

Abbiamo riportato solo tre casi su decine e decine assolutamente inspiegabili. La stessa cosiddetta “archeologia proibita”, tra cui l’archeologia spaziale prima citata, cioè manufatti anche antichissimi o costruzioni impossibili, è ignorata dall’archeologia ortodossa e dagli scienziati accademici i quali si ostinano a negare l’evidenza dei fatti. L’unica ipotesi che tiene è quella di presenze extraterrestri sulla terra. E’ inutile quindi spendere tanti soldi se è la vita aliena che si cerca. Dovremmo piuttosto concentrarci sul modo di comunicare con tali esseri. Un noto astronomo americano Derrick Pitts  ha pubblicamente annunciato di volere studiare  gli avvistamenti Ufo esattamente come si studiano tutti i fenomeni scientifici. Egli è ricercatore, capo astronomo e direttore dei “Planetarium Programs” presso il Franklin Institute Science Museum a Philadelphia, quindi persona molto qualificata. Gli accademici e la scienza cosiddetta “ufficiale”, vale a dire quella che si accoda ai dogmi imperanti anche contro tutte le evidenze, rifiutano sistematicamente di parlare di Ufo: niente più degli ufo può distruggere immediatamente un prestigio raggiunto in anni di studi, ricerche e dedizione. Gli ovni (altro acronimo degli oggetti volanti non identificati) non possono essere presi sul serio. Oggetti che volano sopra le nostre teste e che incredibilmente l’ establishment ignora come se nulla fosse, e magari i media concedono uno spazio sconfinato agli oroscopi. E la NASA sta ancora parlando di microrganismi. Astronomi, astrofili, politici, religiosi, militari, ci hanno raccontato personalmente e confidenzialmente che vige una consegna del silenzio ferreo. Ma non lo possono proclamare ai quattro venti. Se uno di loro parla pubblicamente di ufo e magari di esperienze personali, si espone pesantemente e viene emarginato e deriso, quasi si parlasse delle streghe. Se anche esponenti della scienza ufficiale come Wang Sichao, astronomo planetario dell’Osservatorio della Montagna Purpurea dell’Accademia Cinese delle Scienze non hanno avuto timore a definire gli ufo “eventi credibili sostenuti dall’osservazione”, allora un problema, o meglio un fenomeno inesplicabile esiste. “Questi fatti” ha anche detto Sichao “non possono essere spiegati con le attuali conoscenze scientifiche”. Dopo molti decenni di studi e ricerche, lo scienziato è poi giunto alla conclusione che non sono stati fatti progressi nella comprensione del fenomeno ufo. Secondo lui, la ragione principale è che il fenomeno ufo è casuale e relativamente raro, spesso scomparendo in pochi secondi. Wang aggiunge che quando i telescopi professionali si mettono in azione e si cerca di inquadrare un ufo questo è già sparito. Così è necessario basarsi sulle informazioni di testimoni occasionali. I telescopi però, aggiungiamo noi, per come sono strutturati non sono molto adatti a seguire eventi ufologici, per cui occorrerebbe studiare gli ufo con una metodologia studiata a proposito. Un approccio piuttosto valido è costituito dallo studio delle luci di Hessdalen in Norvegia dove una equipe di scienziati ha svolto e sta svolgendo un ottimo lavoro, ma le soluzioni sono ancora lontane. Non a caso questi inafferrabili oggetti sono stati immortalati e ripresi anche nello spazio e su astri, e crediamo fermamente che molti ufo siano frutto di tecnologie super evolute estranee a questo mondo. Studiamo astri distanti anche migliaia di anni luce, ma forse la soluzione l’abbiamo sotto il nostro naso, proprio qui in casa nostra.“




Tutta la vita sulla Terra è basata su carbonio, idrogeno, azoto e ossigeno, e questo fatto potrebbe essere una costante anche per quanto riguarda altri pianeti alieni. Ci sono però altri elementi chimici che potrebbero ipoteticamente costituire la base per la vita, come ad esempio il silicio. Il punto di vista secondo il quale il carbonio è necessariamente la base di tutta la vita sugli altri pianeti, in quanto le sue proprietà chimiche e termodinamiche lo rendono di gran lunga superiore a tutti gli altri elementi, è stato soprannominato sciovinismo del carbonio.

Lo studio scientifico sulla possibile base biomeccanica della vita extraterrestre è noto con il nome di esobiologia o xenobiologia. Per alcuni la vita nell'universo è nata e si è evoluta autonomamente in punti diversi, differenziandosi. Mentre per altri, sostenitori della teoria detta panspermia, la vita è stata generata da un unico tipo di spore che hanno provveduto a una base comune per ogni specie su ogni pianeta.

La questione dell'esistenza di altri mondi come luoghi abitabili si è dibattuta prevalentemente solo dopo l'invenzione del telescopio e la sua diffusione a partire dal XVII secolo (l'idea generale in precedenza infatti era che le stelle e i pianeti - che apparivano come semplici punti luminosi fissati nel firmamento - non fossero veri e propri corpi fisici). Malgrado questo, già nell'Antica Grecia, nel VII secolo a.C., alcuni filosofi intuirono che nell'infinita estensione dell'universo sarebbe stato possibile imbattersi in altri mondi popolati. Diogene Laerzio riferisce ad esempio come Anassagora ritenesse la Luna abitata. Nella sua opera De Rerum Natura (circa 70 a.C.), Lucrezio speculava apertamente della possibilità di vita su altri mondi:

« Pertanto dobbiamo capire che esistono altri mondi in altre parti dell'Universo, con tipi differenti di uomini e di animali. »
Aristotele e Platone tuttavia propugnavano l'unicità metafisica del mondo (inteso come creato). Dopo che il Cristianesimo ebbe preso piede, sulla scorta di Aristotele l'idea di vita su altri mondi venne prevalentemente rigettata, in quanto era vista in contraddizione con la pretesa centralità dell'uomo nel piano della creazione divina, ma rimase comunque oggetto di dibattito nel corso del tempo. Il vescovo di Parigi nel 1277, nell'intento di portare un po' di quiete nel mondo intellettuale assai vivace e per questo propenso a litigi e agli scontri, nell'elenco di 219 proposizioni da rigettare poneva anche quella - di tradizione aristotelica - che negava a Dio la possibilità di aver creato o di creare altri mondi diversi dal nostro (art 34).

L'ammissione, dunque, di tale possibilità appare indirettamente una condizione per poter operare nell'ambito degli istituti della cultura del tempo. Tommaso d'Aquino, in piena egemonia tolemaica, ventilò l'ipotesi di più mondi abitati e perciò bisognosi di redenzione (cfr. III libro delle Sentenze), negando invece quella di altri universi (diversi dall'unico creato da Dio). Il cardinale e teologo Nicola Cusano, nella sua opera più importante De docta ignorantia del 1440, ammetteva la possibilità che Dio potesse avere creato altri mondi con altri esseri razionali in uno spazio senza limiti. Anche questi esseri razionali, egli scriveva, sono creati ad immagine di Dio ed eredi delle promesse di Cristo.

Il filosofo e frate domenicano Giordano Bruno, condannato come eretico e messo al rogo nel 1600, certamente ammetteva questa possibilità di altri mondi. Bruno in realtà non fu condannato per tale idea (che non è annoverata tra i capi d'accusa della sentenza) che però interessò teologi e filosofi per una certa confusione o identificazione tra mondo e Dio.

La possibilità di vita extraterrestre era un luogo comune del discorso dotto nel XVII secolo, grazie soprattutto alla diffusione del telescopio di Galileo. Nel Sette-Ottocento l'idea che la Luna e gli altri pianeti del sistema solare fossero abitati si era abbastanza diffusa a livello popolare e anche nell'ambito del mondo accademico era una questione seriamente dibattuta, anche da numerosi religiosi e teologi.

Il continuo miglioramento della tecnologia dei telescopi rifrattori, inoltre, faceva presagire nuove imminenti scoperte. L'astronomo francese Camille Flammarion (1842-1925), ad esempio, rimase convinto per tutta la vita che vi fossero altri pianeti abitati, concetto che divulgò nei suoi libri. Flammarion fu anche tra i primi a proporre l'idea che gli esseri extraterrestri fossero davvero alieni, e non semplicemente variazioni delle creature terrestri.

La presunta scoperta dei canali di Marte nel 1877 da parte di Giovanni Virginio Schiaparelli condusse alcuni astronomi, come Percival Lowell, a sostenere la loro origine artificiale e quindi l'esistenza di vita senziente sul pianeta Marte. L'esistenza dei canali venne confutata da osservazioni successive, pur rimanendo viva a livello popolare. Nel 1961 l'astronomo Frank Drake propose, in modo puramente speculativo, l'equazione che prende il suo nome, come tentativo di stimare il numero di civiltà extraterrestri evolute presenti nella Via Lattea.

Dalla fine degli anni quaranta, il dibattito sull'esistenza degli extraterrestri si è ulteriormente diffuso a livello popolare con la nascita dell'ufologia: molti ufologi sostengono infatti che gli alieni visitino regolarmente il nostro pianeta, e gli UFO sarebbero i loro mezzi di trasporto. Le missioni spaziali dalla fine degli anni sessanta hanno mostrato all'opinione pubblica ciò che gli scienziati già sapevano, cioè che la superficie degli altri pianeti del sistema solare è troppo inospitale per sostenere esseri viventi complessi. Più realisticamente l'unico contatto possibile con la vita extraterrestre all'interno del sistema solare sarebbe quello con ipotetici microorganismi su altri pianeti e sulle loro lune. Questo ha spostato il dibattito verso i mondi extrasolari.

Gli scienziati sono alla ricerca di una qualche prova dell'esistenza di vita unicellulare sui pianeti del sistema solare, portando avanti gli studi sulla superficie di Marte ed esaminando le meteoriti cadute sulla Terra. È stata proposta anche una missione per Europa, una luna del pianeta Giove, che si ipotizza possa contenere delle riserve liquide sotto la sua superficie; rimane da verificare, oltre alla reale esistenza di queste riserve, se sono costituite da acqua o da componenti gassosi allo stato liquido a causa delle basse temperature (metano o ammoniaca); sono previste spedizioni di sonde nel futuro per cercare di indagare la cosa.

Nel 1996 è stata scoperta all'interno di un meteorite, ALH 84001, proveniente da Marte, la presenza di una struttura fossilizzata che potrebbe essere compatibile con i residui dovuti al metabolismo di qualcosa simile a batteri. Tuttavia la reale natura di questa struttura (residuo di batteri alieni di un lontano passato o semplice configurazione casuale all'interno del meteorite) è tutta da verificare.

Nel febbraio del 2005, due scienziati della NASA avevano inizialmente riferito di aver trovato quella che essi definivano una possibile prova della presenza di vita su Marte. In particolare, i due scienziati, Carol Stoker e Larry Lemke, si erano basati sul fatto che alcuni segni spettrografici di metano nell'atmosfera marziana sono molto simili al metano prodotto da alcune forme di vita primitive sulla Terra; tuttavia i vertici della NASA smentirono la notizia, e i due scienziati in seguito ritrattarono le loro affermazioni. Nonostante questo alcuni scienziati considerano ancora plausibile l'ipotesi riportando alcune rilevazioni che potrebbero essere compatibili con un'origine biologica del metano su Marte.

Nel maggio del 2011 il geologo Bruno D'Argenio e il biologo molecolare Giuseppe Geraci, accomunati da un progetto svolto per il Consiglio Nazionale delle Ricerche, hanno annunciato di aver scoperto - all'interno di alcuni meteoriti - dei batteri, dalla stampa ribattezzati batteri alieni, i quali, rimasti immobili e inattivi per 2,3 miliardi di anni nelle rocce, una volta estratti si sarebbero risvegliati e riprodotti.

È stato teorizzato che una società altamente tecnologica comunichi attraverso lo spazio grazie alla trasmissione di informazioni in molteplici forme. Progetti come il SETI conducono attualmente ricerche in questo senso, vagliando le informazioni che vengono ricevute dallo spazio attraverso i radiotelescopi, in cerca di onde radio anomale che possano confermare la presenza di vita intelligente. Sia il Seti che il sistema ARCADE in tempi diversi hanno registrato due diversi segnali radio, tra cui il Segnale Wow!, provenienti dallo spazio, entrambi di forma e natura tale da non potere escludere, allo stato attuale delle conoscenze, che non possano provenire da fonte artificiale.




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mercoledì 22 luglio 2015

IL METEO E I SESSI

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E così Caronte, con il suo caldo torrido, ha avuto il compito, di traghettare gli italiani nel cuore dell’estate mentre Circe, da maga qual è, trasformerà per qualche giorno l’estate in autunno.

L’usanza di chiamare le perturbazioni con dei riferimenti di nomi propri maschili e femminili risale alla tradizione meteorologica Britannica, da lunghi decenni, dove, in Inghilterra e soprattutto negli Stati Uniti d’America, la meteorologia viene vissuta in modo molto più morboso dalla popolazione e dalla società con i mass-media che “etichettano” le perturbazioni e gli anticicloni chiamandoli sempre per nome in base alle indicazioni ufficiali fornite dai centri scientifici di riferimento.
Per quanto riguarda l’Europa, è l’Istituto Tedesco di Meteorologia dell’Università di Berlino che, a partire dal 1999, ha deciso di adeguarsi all’usanza Britannica dando un nome a ogni ciclone e a ogni anticiclone che interessa il Vecchio Continente, quindi a tutte le figure bariche in transito sull’Europa.



Non ci sono regole precise su questo tipo di nomenclature, la realtà è che quando sentiamo dalle televisioni e dalle radio parlare di cicloni e anticicloni attribuendogli dei nomi, di solito storici, mitologici o leggendari, o quando li leggiamo sulle testate giornalistiche cartacee e on line, ci chiediamo da dove nascono e chi li stabilisce.

I meteorologi sostengono che il nome di un ciclone o di un uragano non sia assolutamente casuale, esistono degli organismi preposti ad hoc per la loro assegnazione. La nomenclatura americana viene stabilita all'inizio della stagione da un organismo pubblico, l'Organizzazione Mondiale di Meteorologia, mentre in Europa non esiste nessuna autorità competente che decide come si debbano chiamare questi fenomeni.



I piloti e gli scienziati che per primi li avvistavano li battezzavano con il nome della propria moglie o fidanzata perché rimanessero nella storia, con un riferimento all'imprevedibilità e distruttività femminile. Successivamente, in seguito alle proteste femministe e alle doverose considerazioni di uguaglianza, si alternarono nomi maschili e femminili.


LEGGI ANCHE : http://popovina.blogspot.it/2015/07/circe.html


                              http://popovina.blogspot.it/2015/07/uffce-caronte.html




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