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lunedì 16 novembre 2015

LA CAPRA



La capra in araldica principalmente fu assunta a simbolo di fatica, spirito di adattamento, pace e benvolenza grazie ai quali era l’animale per eccellenza capace di vivere e prolificare su terreni impervi e aridi, in grado di consentire all’uomo l’allevamento e la sopravvivenza in territori che per la loro struttura morfologica non consentivano altri tipi di allevamenti o coltivazioni.

Da questa sua energia frizzante nasce la fertilità e la vita, nella mitologia greca è difatti la capra Amaltea a nutrire Zeus infante che la madre aveva nascosto nell’isola di Creta per proteggerlo dal padre Crono che divorava i propri figli. Diventato adulto e re degli Dei  Zeus con una delle sue corna creò la cornucopia, il corno dell’abbondanza traboccante di cibo e bevande e alla sua morte la immortalò per sempre tra le stelle della costellazione del Capricorno.

Sempre in Grecia è la capra ad essere sacra a Dionisio: i grandi poeti greci ottenevano come premio per le loro opere migliori un capro. Dal suo nome dall’antico greco “tragos” derivo quello di “tragedia”.

Significativo il richiamo alla mitologia nordica: Heidrum è il nome della grande capra che, dal tetto del mondo di Valhall, dove i valorosi morti in battaglia vengono accolti, dona l'”idromele”, nettare dolcissimo che sgorga in continua abbondanza dalle sue infaticabili mammelle e con la leggenda norvegese dove il carro di Thor, il dio del tuono, veniva rappresentato con la barba rossa, una corona di stelle in testa, una cintura magica, sopra un carro tirato da due capre. Sopravvive ancora oggi l’usanza svedese di mettere sotto l’albero di Natale, una piccola capra di paglia oppure sui rami delle palline con quella forma.

In India è considerata la madre del mondo e per altri popoli asiatici le sue corna sono il retaggio del suo legame con il potere degli Dei attraverso la quale passano i loro  fulmini scagliati a terra.
E’ abbastanza recente invece  l’accezione negativa  attribuita a questo animale  dalla chiesa cattolica che ha cercato di sopprimere la sua venerazione, in antitesi alla mitologia greca che coglieva  nel  profondo legame di questo animale  con la terra, la natura ed il mondo silvestre e con la sua facilità di partorire ed essere madre, un simbolo sessuale sottolineato tra l’altro  dall’investitura del cornucopia da parte di Zeus.

La chiesa volle quindi attribuire all’animale un valore spregiativo associandolo a Satana, a rapporti sessuali libertini ed incontrollati, attribuzione negativa che trovò facile terreno nei circoli occultisti alla moda di Inghilterra e Francia e che con l’inquisizione si trasformò nella orribile caccia alle streghe organizzatrici di orgie con il Demonio.

In origine, quando la notte era ancora buia e rischiarata soltanto dai lampi del mito, veniva considerata l’essenza stessa della virilità, il simbolo della potenza sessuale maschile e, di conseguenza, la raffigurazione degli istinti primitivi, degli impulsi incontrollati. Capro, quindi, più che capra, come venne chiamata in epoca più civilizzata nel tentativo di addomesticarne il terribile recondito significato, o capretta, come ci piace chiamarla oggi "rimpicciolendone" ancor di più la natura selvatica e inquietante. Non a caso Pan, il dio greco dei boschi e dei pascoli, veniva rappresentato tutto peloso, con i piedi da capra, due corna sulla fronte e una lunga barba, mentre nelle statue che lo tramandavano non mancava mai un fallo ben eretto.

Gli ebrei la usarono come "capro espiatorio", cioè come mezzo per liberare il popolo dai propri peccati: la gente, radunata davanti alla bestia, confessava ad alta voce le colpe di ciascuno che venivano addossate sul capo del caprone, mentre il Gran Sacerdote vi imponeva le sue mani. L’animale veniva poi spinto nel deserto dove, abbandonato allo spirito immondo Azazel e destinato a morire di fame e di sete, scontava i peccati altrui in un luogo dove non potevano più far del male a nessuno. I Greci — ancora loro! — derivarono da essa le origini di quel loro formidabile genere teatrale, che va sotto il nome di "tragedia", che in origine significava infatti "canto dei capri", poiché veniva eseguito da attori contadini mascherati da caproni, che non risparmiavano ai presenti scherzi pesanti e parole scurrili per le quali ricevevano in premio un capretto.

I Romani celebrarono il caprone nel dio Fauno, protettore delle campagne e delle greggi, che ebbe l’epiteto di "Lupercus" da una grotta sul Palatino a lui sacra. "Lupercalia" furono chiamate le feste a lui dedicate nel corso delle quali, dopo aver immolato capri, due giovani sacerdoti, con la fronte bagnate del loro sangue e vestiti solo sulle anche con le loro pelli, percorrevano il Palatino colpendo con corregge, sempre ricavate dalle pelli degli animali sacrificati, le donne sterili affinché potessero sperare nella fertilità. La simbologia è evidentissima.

Strano destino, quello della capra: disprezzata per il suo umilissimo valore, per il carico di miseria che si porta dietro nel suo vagare saltabeccando fra dirupi e rovi insecchiti, eppure esaltata nel mito e nella leggenda come animale fantastico, quasi "alter ego" di una virilità innalzata agli onori scintillanti dell’Olimpo e poi occultata miseramente fra le corna dei peccatori.



La simbologia negativa raggiunse l’apice nelle "messe nere" in cui sull’altare, al posto della croce, stava Satana sotto le sembianze di caprone, mentre le ostie venivano calpestate e coperte di sputi. Il calice, e non poteva essere altrimenti, era uno zoccolo di caprone contenente urina anziché vino.

Uno dei simboli ricorrenti nel Satanismo, il Baphomet è una figura misteriosa e malcompresa, ad oggi ancora estremamente enigmatica e soggetta a fraintendimenti, polemiche e leggende urbane.

Generalmente è inteso come una specie di foto segnaletica del “diavolo”, ed è associato quindi al Satanismo.  L’idea generale che si ha del Baphomet è che rappresenti Satana, e che si presenti alle streghe, ancora oggi, in questa forma durante i sabba. Idea malsana e totalmente di parte, sviluppata durante gli anni più tristi dell’Inquisizione, e successivamente entrata a far parte della tradizione e dell’immaginario comune, spesso tra le persone più semplici e meno informate. In realtà la figura del Baphomet non è legata solo al Satanismo, ma anche, e ben di più, alle varie correnti dell’occultismo in generale, che molto hanno preso dalle figure mitologiche antiche. Ma questa figura, legata tanto ai Templari medievali quanto ai Massoni del 1800, nonchè all’occultismo moderno, da dove proviene? Qual’è la sua origine, e quali i suoi significati? Ed oggi, che peso ha nell’immagine e nella cultura comune?

Il Baphomet è una figura enigmatica e ricca di significati, salita alla ribalta nell’ultimo secolo grazie al lavoro compiuto in gran parte da Aleister Crowley e Anton LaVey: le prime testimonianze si ritrovano, però, in molti documenti risalenti all’11° secolo.

E’ preso quasi come un dato di fatto,  tra i vari studiosi dell’occultismo, che la figura del Baphomet sia stata di somma importanza nei rituali dei Templari. La prima comparsa del nome si ha in una lettera del 1098, scritta dal crociato Anselmo di Ribemont:

 ”Non appena il giorno nuovo sorse chiamarono a gran voce Baphometh mentre noi pregavamo nel silenzio dei nostri cuori Dio, attaccammo poi e riuscimmo a respingere tutti i nemici al di fuori delle mura.”

Durante i processi ai Templari del 1307, avvenuti su esplicita richiesta del re Filippo IV di Francia, il nome del Baphomet fu, pare, una costante.

Diversi Templari negarono di adorarlo, altri lo descrissero come un gatto, o una testa con tre facce.

Oggi, al contrario di tanti scritti destinati al consumo “di massa” che negano il legame tra i Templari e il Baphomet, quasi tutti gli autori realmente studiosi di occultismo riconoscono tale collegamento.

La raffigurazione del Baphomet in assoluto più famosa, diventatane in seguito l’icona ufficiale, si trova nel “Dogme et Rituel de la Haute Magie“, un libro scritto dall’occultista francese Eliphas Levi. In seguito anche LaVey diede una sua interpretazione del simbolo, inserendo la testa del caprone all’interno del pentacolo. Oggi questa immagine ha permeato l’immaginario comune, spesso concepita come negativa e in qualche modo ambigua, ma tutti ce l’hanno in mente, senza esclusioni. Spesso anche molti esperti, o cosiddetti tali, di demonologia hanno dubbi ed incertezze sull’iconografia dei vari demoni, tranne che sulla figura del Baphomet, che descrivono sempre e comunque in modo corretto.
Sull’origine del nome di questa figura esistono diverse teorie. La spiegazione che va per la maggiore è quella relativa all’adorazione, da parte dei Templari, di un idolo così chiamato: nome che sarebbe la storpiatura dal francese antico del nome di Maometto, latinizzato in “Mahomet”. Il nome “Baphomet”, quindi, estorto sotto tortura, potrebbe essere stato storpiato ulteriormente dal “Mahomet” originario, in modo voluto od anche del tutto accidentale. Ipotesi abbastanza campata in aria, basata sulle assonanze tra i due nomi.

Il Dr. Hugh Schonfield, il cui lavoro sui Rotoli del Mar Morto è ben conosciuto negli ambienti accademici, ha sviluppato una delle teorie più interessanti, e probabilmente delle più esatte. Studiando un codice in particolare, la Cifra di Atbash, ed usandolo per tradurre i famosi Rotoli, affermò che applicare le regole della cifra alla parola Baphomet, porta ad averla tradotta come la  parola greca “Sophia”, cioè “conoscenza” ed anche sinonimo di “dea”. In effetti è molto più plausibile che non una storpiatura sotto tortura di una parola francesizzata. I Templari, che durante la loro permanenza in Medio Oriente erano entrati in contatto con gli insegnamenti del misticismo arabo, stavano introducendo in Europa i principi fondamentali di quello che sarebbe diventato l’occultismo occidentale: lo gnosticismo, di cui appunto Sophia, dea e simbolo della conoscenza, è una delle figure principali, l’alchimia, la Cabala e l’ermetismo. Inoltre erano diventati ormai troppo potenti ed autonomi per non essere in grado di rivaleggiare con la Chiesa: vennero quindi tolti di mezzo con accuse infondate e confessioni estorte di forza.



Un altro studioso, Arkon Daraul, docente di tradizione e magia sufista, elaborò la tesi secondo cui Baphomet deriverebbe dalla parola araba “Abu fihama”, cioè “Padre della Comprensione”. Anche qui si nota il chiaro messaggio di stampo gnostico, secondo cui la “comprensione” è indirizzata,appunto, al capire l’essenza delle cose.

Eliphas Levi, l’occultista francese che ha disegnato la famosa figura del Baphomet, sostenne che il nome derivasse da una ben precisa codifica:

“Il nome del Baphomet dei Templari, che dovrebbe essere pronunciato cabalisticamente al contrario, è composto di tre abbreviazioni: Tem.; OHP.; AB.; Templi omnium hominum patti Abbas, “il padre del tempio della pace di tutti gli uomini”.

Come si può vedere, su tre teorie non ce n’è una sola che abbia un minimo di somiglianza con le altre. Un nome doppiamente storpiato, una codifica gnostica, un’altra codifica cabalistica su base latina: l’unica certezza sembra quella relativa alle conoscenze, giudicate pericolose, delle varie dottrine religiose e filosofiche dell’area mediorientale dell’epoca.

La rappresentazione del Baphomet prende lo spunto da varie origini, ma soprattutto dalle divinità pagane.  Infatti, le mitologie di un gran numero di antiche civiltà, come ad esempio quella greca e romana, o quella celtica, narrano di una divinità cornuta.

Nel 1861 Eliphas Levi, nel suo libro “Dogme et Rituel de la Haute Magie”, pubblicò un disegno che sarebbe diventato la più famosa rappresentazione del Baphomet: una figura umanoide alata e con la testa da capra, ed una torcia tra le corna. Nella prefazione scrisse:
”La capra sul frontespizio porta il segno del pentagramma sulla fronte, con un punta in alto, simbolo di luce, le sue due mani che formano il segno dell’ermetismo, quella rivolta verso l’alto verso la luna bianca di Chesed, l’altra verso il basso in direzione di quella nera di Geburah. Questo segno esprime la perfetta armonia della misericordia con la giustizia. Un suo braccio è femminile, l’altro è maschile come quelli dell’androgino di Khunrath, attributi che abbiamo dovuto unire con quelli del nostro caprone perché è uno e lo stesso simbolo. La fiamma di intelligenza brillante tra le corna è la luce magica dell’equilibrio universale, l’immagine dell’anima elevata sopra la materia, come la fiamma, pur essendo legato alla materia, brilla sopra di essa. L’orrenda testa della bestia esprime l’orrore del peccatore, che agendo materialmente, è l’unico responsabile che dovrà sopportare la punizione, perché l’anima è insensibile secondo la sua natura e può solo soffrire nel momento in cui si materializza. L’asta eretta in piedi al posto dei genitali simboleggia la vita eterna, il corpo ricoperto di squame l’acqua, il semicerchio sopra l’atmosfera. L’umanità è rappresentata dai due seni e dalle braccia androgine di questa sfinge delle scienze occulte. “

Nella rappresentazione del Baphomet di Levi, questo simboleggia il compiersi del processo alchemico, cioè l’unione di forze contrapposte per costruire la base della pratica magica ed ottenere, alla fine, il raggiungimento dell’illuminazione.

Questo processo alchemico è evidenziato dai termini “Solve e Coagula” posti sulle braccia del Baphomet: Sciogliere (trasformare il solido in liquido) e Coagulare (trasformare il liquido in solido) sono i due passaggi basilari del processo alchemico, teso a trasformare il piombo in oro o, messo in termini esoterici, un uomo profano in un uomo illuminato, sciogliendo i suoi dogmi e la sua ignoranza, e solidificando le basi di una nuova forma mentale, in grado di renderlo un uomo nuovo.

Le mani del Baphomet sono disegnate a formare  una rappresentazione visiva dell’assioma ermetico “come sopra, così sotto”: assioma che riassume i principi e gli obiettivi dell’ermetismo, che vede il microcosmo, cioè l’uomo, come una riproduzione in piccolo del macrocosmo, cioè l’universo. Corrispondendo l’uno all’altro, comprendere uno vuol dire comprendere l’altro, secondo la Legge di Corrispondenza di Ermete Trismegisto:

“Tutto ciò che sta in basso corrisponde a ciò che si trova in alto, e tutto ciò che si trova in alto, ha una corrispondenza a ciò che è in basso, per compiere i miracoli dell’Uno.”

La caratteristica più riconoscibile del Baphomet è la testa di capra. Questa simboleggia l’animale che c’è nell’uomo, le sue tendenze egoistiche e i suoi istinti. Allo stesso tempo, comunque, rappresenta anche i suoi istinti più vitali e positivi, come quello alla procreazione. La torcia sulla fronte, da parte sua, rappresenta l’illuminazione spirituale, coi suoi lati positivi e negativi: così come mostra la verità con la sua luce, allo stesso tempo rende visibile anche la parte peggiore dell’uomo e ne demolisce le illusioni. Insomma, “la verità fa male”, oltre ad essere un aiuto. allontanare e respingere i profani che non sono iniziati al significato esoterico del simbolo.

Il Baphomet è quindi simbolo della Grande Opera alchemica in cui si uniscono forze opposte e separate, ma necessarie l’una all’altra,  per generare l’illuminazione.

La padronanza di questa forza vitale è quello che viene chiamato dai moderni occultisti “Magia”.

Poco tempo dopo l’uscita del libro di Levi, tale Léo Taxil, un giornalista francese, pubblicò una serie di opuscoli e libri che denunciavano la Massoneria.  Al centro delle sue peraltro mai dimostrate accuse, ovviamente, era il Baphomet, descritto come l’oggetto del culto del Massone generico medio. Combinazione, nel 1897, dopo diverse polemiche e molto scalpore, Taxil convocò una conferenza stampa, per comunicare ufficialmente di aver inventato gran parte delle sue presunte rivelazioni. Nacque così la “Bufala di Léo Taxil”.

Comunque sia, il più probabile rapporto tra Massoneria e Baphomet è espresso dal simbolismo: quindi non si tratterebbe di un “dio” da adorare, ma di una visualizzazione dei concetti esoterici massonici. L’autore massonico Albert Pike sostiene che, nella Massoneria, Baphomet non è un oggetto di culto, ma un simbolo, il cui vero significato è rivelato solo agli iniziati di alto livello.

”E ‘assurdo supporre che gli uomini di intelletto adorassero un idolo mostruoso chiamato Baphomet, o che riconoscessero in Maometto un profeta ispirato. Il loro simbolismo, inventato secoli prima, per nascondere ciò che era pericoloso confessare, era ovviamente incomprensibile da coloro che non erano inziati, e a i loro nemici sembrava un concetto panteistico.  I simboli dei saggi sono sempre diventati gli idoli della moltitudine ignorante. Ciò che i capi dell’Ordine veramente credevano e insegnavano, veniva indicato agli Adepti grazie ai suggerimenti contenuti nei gradi elevati della Massoneria, e dai simboli che solo gli Adepti potevano capire “.

Altro personaggio molto legato alla figura del Baphomet fu l’occultista Aleister Crowley.  Nacque circa sei mesi dopo la morte di Eliphas Levi: questo lo portò a ritenersene la reincarnazione, forse in buona fede, o forse per una questione di apparenza. Non si saprà probabilmente mai.

Per questo ed altri motivi, quindi, Crowley era noto, all’interno della OTO, come il “Baphomet”.

In seguito Anton LaVey, nel fondare la sua Chiesa di Satana, adottò la testa di capra inscritta nel pentacolo come simbolo ufficiale: è sempre presente, in maniera quasi ossessiva, nei vari rituali, nell’iconografia ufficiale, sull’altare durante le messe nere. Una convinzione di LaVey era che i Templari adorassero il Baphomet come simbolo di Satana.  Nella Bibbia Satanica si trova la descrizione a proposito:

“Il simbolo di Baphomet è stato usato dai Cavalieri Templari per rappresentare Satana. Attraverso i secoli questo simbolo è stato chiamato in molti nomi diversi. Tra questi ci sono: La Capra di Mendes, La capra dei mille giovani, la capra nera, La Capra di Giuda, e forse nella maniera più appropriata, Il capro espiatorio.

Baphomet rappresenta le potenze delle tenebre combinate con la fertilità generativa della capra. Nella sua forma “pura”, il pentagramma viene mostrato comprendente la figura di un uomo all’interno delle cinque punte della stella – tre che puntano verso l’alto, due rivolti verso il basso – a simboleggiare la natura spirituale dell’uomo. Anche nel satanismo il pentagramma viene usato, ma dato che il satanismo rappresenta gli istinti carnali dell’uomo, o l’opposto della sua natura spirituale, il pentagramma è invertito per ospitare perfettamente la testa del capro – le corna, che rappresentano la dualità, la spinta verso l’alto nella sfida, gli altri tre punti rovesciati, o la Trinità negata. Le figure ebraiche attorno al cerchio esterno del simbolo derivanti dagli insegnamenti magici della Cabala, precisamente quelli del “Leviathan”, il serpente degli abissi acquatici, ed identificato come Satana. Queste cifre corrispondono alle cinque punte della stella rovesciata. “

Una descrizione a detta di molti forzata, ma comunque accettabile e non priva di logica. Oggi, soprattutto grazie all’influenza di Aleister Crowley e Anton LaVey nella cultura popolare, i riferimenti al Baphomet sono sempre più evidenti, al punto tale da arrivare anche al di fuori del cosiddetto ambiente “heavy metal”, fino a videogiochi, arte figurativa, musica di vari generi e videoclip.

Il Baphomet è il simbolo della realizzazione alchemica, l’illuminazione Magica e spirituale,ottenuta attraverso l’unione di forze opposte. Questa Illuminazione, per i Satanisti autentici, è lo scopo finale dell’esistenza, una condizione ottenibile in diversi modi a seconda delle varie scuole di pensiero ma comunque comune a tutti.

Ecco che quindi un simbolo come questo, che incarna l’ideale Satanista dell’evoluzione personale e della liberazione da dogmi e preconcetti, viene riconosciuto come valido e significativo. Non è visto come il “demonio” o il “principe del male”, così come nessun Satanista crede nell’esistenza di un mostro che si accoppia con delle streghe durante un sabba. L’immagine dell’epoca medioevale viene rifiutata come ciò che è, ovvero come una via di mezzo tra una tradizione ed una bugia tesa a creare un controllo sociale sulle masse.

Insomma, che cos’è il Baphomet per il Satanista? E ‘un simbolo di Satana oppure di illuminazione? E ‘una rappresentazione del bene o del male? La risposta è semplice: è entrambe le cose. Bene e male sono presenti all’interno dell’uomo e dell’universo, in modo opposto ed equilibrato, necessari e complementari l’uno all’altro. Per il Satanista non è importante “rifiutare il male” e “scegliere il bene”, come viene propagandato da molte vie di mano destra, ma raggiungere l’equilibrio tra i due. Equilibrio che porta a vedere le cose in modo più completo e reale, senza illusioni, quindi a “sciogliere” tutti i preconcetti, pregiudizi e dogmi che ottenebrano la mente, “illuminandola” con la torcia simbolica del Baphomet, e “solidificando” le basi per una ricerca superiore. Non potendo quindi eliminare la parte negativa di sé, il Satanista impara ad accettarla, come sarebbe giusto che ogni uomo facesse: accettandola senza farsene dominare raggiunge proprio quell’equilibrio personale che è la condizione basilare per evolversi spiritualmente. Proprio il fatto di accettare la parte più selvaggia e “demoniaca” di noi diventa il primo passo verso l’evoluzione: è inutile illudersi di essere “puri e superiori”, ma al contrario si deve guardare in faccia la realtà anche se può fare male. Il famoso disegnatore giapponese Go Nagai, in quel suo capolavoro che è il Devilman, ha detto esattamente questo.

L’assioma ermetico “Così sopra come sotto”, quindi, diventa uno dei principi ritenuti validi e seguiti universalmente da ogni Satanista autentico: il “sopra” viene visto come la parte più pura e nobile dell’uomo, così come il macrocosmo, mentre il “sotto” è la parte più negativa e buia, ma anche il microcosmo. Accettare, comprendere ed equilibrare queste parti è la sfida maggiore per chiunque, non solo Satanista, abbia deciso di intraprendere una strada indubbiamente impegnativa e lunga, ma sicuramente in grado di dare maggiori soddisfazioni rispetto ad una vita superficiale e vuota.


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sabato 17 ottobre 2015

I DEMONI

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La figura occidentale di Satana o del demonio risale a numerosi secoli antecedenti rispetto alla nascita della cultura giudaico-cristiana: si possono ritrovare le sue origini nella zona del Medio Oriente, in particolare nelle mitologie e religioni del Vicino Oriente antico, mesopotamiche, egizia, zoroastriana, caldea e cananea, caratterizzate da un pantheon o dalla credenza in divinità o spiriti malvagi e crudeli, ma anche neutrali o associati a catastrofi naturali.

Per Gerarchia dei Demoni s'intende l'ordine secondo cui sono classificati i demoni della mitologia esoterica.

Esistono varie tipi di classificazione poiché i demoni sono presenti nella mitologia cristiana, ebraica, pagana, musulmana, indiana, turca, cinese e giapponese.
Spesso le classificazioni si sono fondate a contraltare delle gerarchie degli angeli, soprattutto ad opera di teologi e scrittori cristiani. Basandosi sugli scritti di San Paolo si pensò che la corte angelica, divisa per la prima volta nel IV secolo, fosse costituita da tre gerarchie, ognuna delle quali a sua volta comprendeva un certo numero di categorie; così fu fatto anche per i demoni. Nel V secolo i demoni furono divisi in cinque categorie, quattro aggregate agli altrettanti elementi fondamentali (acqua fuoco aria terra), la quinta residente nell'aldilà. Nell'XI secolo secondo Michele Psello i demoni si dividono in cinque classi alle quali se ne aggiunge una sesta riferita ai demoni ombra, dall'aspetto di fantasmi. Sant'Agostino riuniva tutti i demoni nella sesta categoria dello Psello. Durante il Medioevo e il primo rinascimento, per il rinnovato interesse verso le arti magiche e lo sviluppo di una stregoneria tutta europea, fu necessario tracciare dei sistemi di gerarchie più organizzate, che delineassero l'esatta posizione e caratteristica di ogni immaginabile demone. La lista più famosa è quella fornita dal medico e mago inglese Johann Weyer nel suo "Pseudomonarchia daemonum" (1563), secondo cui i demoni erano 7.409.127, comandati da settantanove principi e specificando l'aspetto e il carattere di ciascun demone. Molte furono le enumerazioni dei demoni in quel periodo ed ogni demonologo forniva la propria basata su sistemi numerologici differenti. Di grande interesse è anche l'elenco contenuto nel grimorio anonimo Lemegeton (o Clavicula Salomonis). Trattandosi di un manuale operativo, il grimorio specifica le attitudini di ogni demone e il modo per evocarlo.



All'inizio del 1800 l'inglese Francis Barrett pubblicò un libro intitolato il mago, nel quale propose la seguente classificazione ottenuta dividendo tutti gli spiriti maligni in nove gradi:

falsi dei o demoni che vogliono essere adorati
spiriti mendaci che ingannano gli uomini con divinazioni e predizioni
vasi di scelleratezza o vasi di collera, inventori di cose malvagie
vendicatori del male
ingannatori
potenti dell'aria
furie
accusatori o inquisitori
templari o seduttori
Nella schiera di demoni la distinzione fondamentale è quella tra "incubi" (dal latino "incumbere" = giacere sopra) e "succubi" (dal latino succumbere= giacere sotto).

I primi erano considerati di genere maschile e si pensava che visitassero le donne durante il sonno e si posizionassero sopra esse inducendole al peccato di lussuria; esisteva però un altro genere di demoni incubi (identificati in forma di folletti o piccoli mostri) che si pensava si sedesse sul petto degli uomini impedendo loro la respirazione (spiegazione delle apnee notturne). Per quanto riguarda i demoni succubi, questi avevano aspetto femminile e visitavano il sonno degli uomini anche qui per indurli al peccato di lussuria con essi. In qualche caso si riteneva che questi amplessi tra uomini, donne e demoni fossero fertili, quindi che esistessero dei figli dei demoni; il più celebre tra essi è, nel libro "An admirable story". Esistono raffigurazioni di questi demoni, la più celebre è probabilmente quella del pittore tedesco John Henry Fuseli L'incubo'. Secondo diverse tradizioni e leggende, la morte di un demone può avvenire in diversi modi: trapassandolo con una spada con l'elsa a forma di croce e bagnata con acqua santa, attirandolo su terra consacrata (verrebbe incenerito all'istante), espondendolo alla luce proveniente da una croce, i proiettili benedetti da un santo riuscirebbero a ucciderlo (se colpito da proiettili "normali" ritornerebbe in vita). Durante lo scontro con un demone di più alto grado nella gerarchia infernale, o, ancora, durante il combattimento con un demone appartenente ad un elemento contrario (esempio: "demone di fuoco" vs. "demone d'acqua").  Colpendolo con oggetti provenienti da una chiesa.



La classica immagine che abbiamo dei demoni grazie al cristianesimo è assolutamente fuorviante. Gli antichi greci aveva rappresentato bene cosa sono IN REALTA’ i demoni, e come scacciarli. Poi il cristianesimo, che ha avuto pesanti influenze dall’ebraismo, una religione basata sul creare una forte distinzione tra gli uomini giusti e gli uomini ingiusti.

Il giudaismo non dice che gli uomini sono tutti uguali. Dice che esistono i figli di Dio e i figli di Satana (Belial). Gli uomini non nascono buoni o cattivi. Sono le loro azioni ad essere buone o malvagie. E’ il compito dell’istruzione di un paese crescere i cittadini come persone oneste, e dargli gli strumenti in mano di scacciare questi demoni.

Invece la Chiesa ha sempre fatto il contrario. Ha creato odio verso le minoranze, e divisioni, e paura. La paura è probabilmente il demone più potente di tutti, che ci porta ad essere completamente schiavizzati da queste entità negative perché diventiamo incapaci di ragionare razionalmente. La paura sfrutta dei meccanismi puramente animaleschi e istintivi. La paura è uno strumento estremamente positivo agli animali per permettere la loro sopravvivenza, e lo è stato pure per l’uomo per permettergli di evolversi da animale a quello che abbiamo oggi.
Al giorno d’oggi avere paura di qualcosa è superfluo. Se c’è qualcosa di diverso, non dobbiamo spaventarci, dobbiamo capirlo e accettarlo. L’amore è saggezza, l’odio è follia.




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lunedì 29 giugno 2015

666

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Il numero della bestia, corrispondente al numero 666 (ma è attestato anche come 616 e in un codice compare come 665), appare in un solo passo del Nuovo Testamento, nella Apocalisse di Giovanni, riferito a una bestia che sale dal mare e devasta la terra:

« Faceva sì che tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi ricevessero un marchio sulla mano destra e sulla fronte; e che nessuno potesse comprare o vendere senza avere tale marchio, cioè il nome della bestia o il numero del suo nome. Qui sta la sapienza. Chi ha intelligenza calcoli il numero della bestia: essa rappresenta un nome d'uomo. E tal cifra è seicentosessantasei. »   (Apocalisse 13,16-18)
In altri due passi dell'Antico Testamento:

« Il re Salomone diede alla regina di Saba quanto essa desiderava e aveva domandato, oltre quanto le aveva dato con mano regale. Quindi essa tornò nel suo paese con i suoi servi. La quantità d'oro che affluiva nelle casse di Salomone ogni anno era di seicentosessantasei talenti, senza contare quanto ne proveniva dai trafficanti e dai commercianti, da tutti i re dell'Arabia e dai governatori del paese. Il re Salomone fece duecento scudi grandi d'oro battuto, per ciascuno dei quali adoperò seicento sicli d'oro, e trecento scudi piccoli d'oro battuto, per ciascuno dei quali adoperò tre mine d'oro, e il re li collocò nel palazzo della Foresta del Libano. »   (1 Re 10,13:16)
« Ora il peso dell’oro che giungeva ogni anno a Salomone, era di seicentosessantasei talenti, oltre quello che percepiva dai trafficanti e dai negozianti che gliene portavano, da tutti i re d’Arabia e dai governatori del paese che recavano a Salomone dell’oro e dell’argento. E il re Salomone fece fare duecento scudi grandi d’oro battuto, per ognuno dei quali impiegò seicento sicli d’oro battuto, trecento altri scudi d’oro battuto, per ognuno dei quali impiegò trecento sicli d’oro; e il re li mise nella casa della "Foresta del Libano" »   (2 Cronache 9,13:14)
Il numero è indirettamente ripreso nei versi successivi, che parlano del trono con sei gradini e dodici leoni ai due lati, quindi sei per parte.

Sono state proposte numerose altre interpretazioni simboliche, molte delle quali non riferite al contesto storico del Libro dell'Apocalisse. In particolare, in epoca contemporanea il numero è diventato simbolo del Diavolo.

L'apocalisse del Nuovo Testamento, attribuibile alla scuola evangelica giovannea (associata a Giovanni) fu ipoteticamente scritta in esilio, presso l'isola greca di Patmos, intorno al 95-100 d.C. durante una delle persecuzioni dei cristiani, probabilmente quella di Domiziano o, meno probabilmente, quella precedente di Nerone. Secondo molti studiosi infatti, la persona rappresentata dal citato "numero della bestia" altri non è che il multi-gramma di cabala ebraica attribuibile all'imperatore Nerone, autore della persecuzione nella quale morirono sia Pietro che Paolo.

Giovanni dice che qui sta la sapienza: chi ha intelligenza può calcolare (il significato) del numero della bestia, che è 666. E nessuno vuole ammettere di non avere sapienza o intelligenza! Ma la realtà è che, benché molti abbiano tentato di dare una spiegazione del 3 volte 6, nessuna spiegazione è risultata convincente a tutti. Già Ireneo nel 180 d.C. (in Adversus haereses 5.30.3), cioè meno di un secolo dopo la scrittura di Apocalisse, non ne sapeva il significato, e diede la prima spiegazione che esiste ancora.

” Qui sta la sapienza. Chi ha intendimento conti il numero della bestia, poiché è numero d’uomo; e il suo numero è 3 volte 6 “.

L’espressione del versetto 18: “Qui sta la sapienza” vuoi dire semplicemente: ecco qui la spiegazione per l’uomo savio e assennato. Troviamo la stessa cosa nel cap. 17:9 dove l’apostolo svela il segreto della “donna” e della “bestia”; anche lì sta scritto: “Qui sta la mente che ha sapienza. Le sette teste sono sette monti”.

Il fedele e accorto servitore di Dio, trovando nel nome di quel dominatore il numero 6-6-6, riconoscerà in lui “la bestia” che ha da venire.

È noto che nelle lingue antiche, certe lettere significano un numero ben determinato (come è noto, per esempio, la lettera X in latino indica il numero dieci, la lettera C il numero 100, ecc.). Se la somma dei numeri di ogni lettera del nome del futuro dominatore da 666, il fedele servitore riconoscerà immancabilmente che il portatore di quel nome è “la bestia che deve salir dall’abisso”.
Il suo regno, il quarto e l’ultimo impero mondiale, sarà rovesciato da Cristo, la “Pietra” che deve “staccarsi dal monte, senz’opera di mano” per far posto al Regno “del Signor nostro e del suo Cristo”: il Millennio (Dan. 2:31-45; Apoc. 11:15).

Invano la curiosità dell’uomo di oggi cerca di trovare il personaggio preannunciato con l’aiuto del numero 3 volte 6, e di poter indicare con sicurezza chi personificherà “la bestia che deve salir dall’abisso” (le varie interpretazioni circa il significato del numero 666 dimostrano come sia impossibile determinare in anticipo il nome della “bestia”). Ciò nondimeno il numero 666 è molto interessante.



Il numero 6 esprime lavoro e fatica poiché corrisponde al numero dei giorni feriali, i giorni di lavoro. Se a questi giorni manca il settimo, il giorno del riposo del Signore, essi sono l’espressione dell’imperfezione. Il numero 6 è quindi il numero dell’insufficienza dell’uomo, anche se si trova all’apice della sua carriera. Il gigante Goliath, il nemico di Davide (l’unto di Dio in Israele) era alto 6 cubiti e un palmo! Iddio però diede il gigante nelle mani del suo Unto. Quando il numero 6 è ripetuto, troviamo che all’insufficienza dell’uomo vengono ad aggiungersi la sua cattiveria e la sua arroganza. L’immagine d’oro che Nebucadnetsar, il capo del primo impero mondiale, fece erigere nella provincia di Babilonia per essere adorato, misurava sessanta cubiti di altezza e sei cubiti di larghezza (Dan. 3:1).

Il “numero della bestia” è dunque un 6 triplo. Esso ci parla dell’uomo peccatore al colmo della sua sapienza, all’apice umanamente raggiungibile, ma che non giunge però fino alla gloria di Dio. Il 6 è vicino al 7, il numero della perfezione divina, ma non lo raggiungerà mai.

Bisogna ancora aggiungere che, come il numero 666 esprime un triplice 6, questo dominatore della fine si approprierà ogni onore e gloria e arriverà, nella sua rivolta contro a Dio, a dire ch’egli è dio. Iddio invece lo chiama: “bestia”, perché appunto non ha ne timore di Dio ne dipendenza da Dio, ne comunione con Dio; tre cose che formano l’ornamento e l’elevatezza dell’uomo.

Senza dubbio alcuno, la prima e la seconda bestia, cioè il capo del quarto impero e l’anticristo, sono la più alta e la più potente manifestazione dell’umanità senza Dio. Per questo il suo numero è tre volte 6.

Gesù Cristo, il Figliuolo di Dio, s’è fatto uomo: l’uomo completamente dipendente da Dio, il Figliuol dell’uomo. Colui che ha pienamente onorato Dio in questo mondo malvagio.
Per mezzo della Sua morte e della Sua risurrezione è diventato il nostro Salvatore, Capo di una nuova creazione; e Iddio l’ha posto al disopra di ogni principato e potestà e l’ha innalzato alla Sua destra e porrà ogni cosa sotto di Lui. Non è certamente per caso che il numero del Suo nome glorioso, nome a cui ogni ginocchio si piegherà, sia 888; in contrasto con quello della “bestia” che è 666. Il numero 8 designa il principio di un nuovo ordine di cose. Così per esempio l’ottavo giorno dell’antico patto (confr. Lev. 9:1; 12:3; 14:10; 23:11; 36:39), poiché la settimana ha solo 7 giorni, si è trovato ad essere il primo giorno del nuovo patto, il giorno della risurrezione in gloria del Signore, della vittoria su Satana, sul peccato, sulla morte e sul mondo.

Come in greco antico, così anche in alfabeto ebraico i numeri venivano scritti usando le lettere, secondo, appunto la cabala ebraica. Se quindi si utilizzano le consonanti ebraiche del nome QeSaR NeRON (קסר נרון) si ha:

Q (qof) = 100
S (sameckh) = 60
R (resh) = 200
N (nun) = 50
R (resh) = 200
O (waw) = 6
N (nun) = 50
che sommate, danno appunto 666. Una sola nota merita la vocale O che è in realtà legata alla consonante W che è una mater lectionis, cioè una consonante che serviva a evitare equivoci nella lettura. Dato, però, che l'Apocalisse sembra essere stata scritta al tempo di Domiziano (95 d.C. circa), un'altra corrente di pensiero punta ad interpretare il numero 666 come un riferimento allo stesso Domiziano. Si osservi, tuttavia, che la gematria, cioè l'utilizzo della corrispondenza fra numeri e lettere dell'alfabeto ebraico, greco o latino può produrre molti risultati diversi e costituisce più un gioco intellettuale utilizzato spesso a scopo polemico (nei secoli ognuno ha cercato di trovarvi il nome del proprio avversario), che uno strumento d'indagine.

L'ipotesi della gematria ebraica ad opera degli esegeti dette luogo a una ricca serie di dibattiti in merito all'interpretazione simbolica ed esoterica del numero. Oggi, alimentate anche da una buona e proliferata corrente di pensiero New Age, numerose e varie interpretazioni del numero non ci mancano. Ad esempio, quella per cui la gematria ebraica (così come greci e latini) comprendeva già il conteggio matematico posizionale delle decine e delle centinaia, ma il sistema di pura sommatoria algebrica - da noi oggi ereditato - fu solo quello arabo, introdotto per noi dai persiani soltanto dopo il 750 d.C.; tale puntualizzazione dà corpo all'ipotesi che il "6-6-6", nella cabala ebraica, sia solo e semplicemente la sequenza delle lettere waw-waw-waw e quindi, nel nostro mondo, corrispondente al "www" di internet. Pochi anni dopo gli scritti di Patmos, il vescovo teologo e padre della chiesa S. Ireneo di Lione, studioso di gematria ebraica, battezzò il 666 come il "numero della Bestia" e cioè il numero dell' "anti-Cristo", simbolo del male e del disordine, attraverso tre ipotesi teologiche:
nella Bibbia il numero sette è sempre indicato come il numero della perfezione e della natura divina; il numero sei è quindi il numero dell'imperfezione e della natura umana, incline al peccato, alla passioni disordinate e alla disobbedienza alle leggi di Dio.
in base all'alfabeto greco dal 666 si possono ottenere altri nomi: Euanthas, Lateinos e Teitan.
se il 6-6-6, come dice l'Apocalisse, è un numero ed un nome di uomo, sappiamo che, secondo le culture dell'epoca, esso indicherebbe sia l'uomo che la sua precisa missione. Il numero di uomo potrebbe essere quindi il simbolo di un dualismo 3-3-3 x 2 legato all' oscillazione tra bene e male, e alla precisa missione simbolica di una specie di "anti-Trinità" (ripresa altresì nella Apocalisse al capitolo 16). In pratica, Bestia-antiCristo-falso profeta, contrapposti a Padre-Figlio-Spirito Santo, sulla corrente della allora contemporanea prima dottrina teologica sulla Trinità cristiana (ad opera di Teofilo di Antiochia e di Tertulliano, II secolo d.C.)
Da allora, l'interpretazione del 666 fu attribuito, in generale, al simbolo del male.
Secondo altre interpretazioni di stampo filo-ebraico e tradizione semitica, il numero corrisponderebbe al nome Sorat - un demone di tipo solare - contrapposto allo spirito solare di "Cristo" e quindi Anti-Cristo. 

La numerologia cristiana, derivata da quella pitagorica, vede il 3 come numero perfetto, legato al concetto della Trinità. Tre volte tre fa 9, quindi il nove era la quintessenza di questa perfezione, a maggior ragione se ripetuto tre volte, 999. Il nove rovesciato è il 6, numero dell'anti-dio, quindi di Satana, e il sei ripetuto tre volte ne è l'emblema. Tuttavia questa interpretazione presuppone l'adozione dei numeri arabi in occidente, che avvenne solo nel X secolo ed è quindi impensabile per l'Apocalisse.

Sono state fatte varie ipotesi nel corso dei secoli, visto che il passo biblico contiene una sfida velata (chi ha intendimento conti il numero della bestia).

Il grande scrittore russo Tolstoj indica nel suo capolavoro Guerra e pace un metodo per identificare la bestia con Napoleone.

Ellen Gould White, tra i fondatori del movimento indicava nel Papa la bestia, usando i numeri romani nella formula "Vicarius filii Dei" (V + I + C + I + V + I + L + I + I + D + I = 666), dato che nel latino classico non c'era distinzione tra "U" e "V".

Poiché in greco antico, cioè nella lingua con cui ha scritto Giovanni, prima dell'introduzione dei numeri arabi, venivano usate le lettere dell'alfabeto, il numero 666 (hexakosioi hexekonta hex) apparirebbe come χξϝʹ chi xi digamma oppure χξϛʹ chi xi stigma (in caratteri latini Ch X V oppure Ch X ST), che potrebbero corrispondere alle iniziali di un personaggio noto. Considerando poi che la prima e terza lettera sono tradizionamente abbreviazione di Christos mentre la lettera di mezzo somiglia ad un serpente, altri hanno scorto nella forma greca del numero 666 una raffigurazione dell'assalto del dragone a Cristo.

Secondo una leggenda metropolitana, nei codici a barre che si trovano sui prodotti sarebbe nascosto il numero della Bestia. E da questo alcuni vedrebbero il compiersi della profezia dell'Apocalisse di San Giovanni (13:16-18) secondo cui Nessuno poteva comprare o vendere se non portava il marchio, cioè il nome della bestia o il numero che corrisponde al suo nome.

Il numero "666" si anniderebbe, secondo i sostenitori di tale teoria, nelle coppie di righe sottili all'estrema destra, all'estrema sinistra e al centro di ogni codice esistente. Difatti, la cifra 6 è indicata in questo sistema di codifica da due righe sottili che sono per l'appunto simili alle righe estreme e centrali; tuttavia, queste ultime non rappresenterebbero alcuna cifra all'interno del codice stesso, in quanto sono semplicemente linee di riferimento utilizzate dai dispositivi di lettura per capire dove inizia e dove finisce lo stesso.

Nei manoscritti che riportano il testo dell'Apocalisse si possono trovare due varianti per il numero della Bestia, il 616 (con attestazioni significative) e il 665.

Nel Papiro 115 (uno dei papiri di Ossirinco) e nel codice C (Codex Ephraemi Rescriptus) compare il numero 616 al posto del 666. Poiché l'Apocalisse è scritta in greco e considerando anche il fatto che Giovanni scrive rivolgendosi ai suoi connazionali dell'Asia Minore, risulta maggiormente plausibile che la gematria per calcolare il numero della bestia sia basata su lettere greche e non ebraiche (come nel caso del QSR NRON = Nerone Cesare).

Alcuni studiosi hanno proposto la teoria secondo cui il numero della bestia, il 616, corrisponderebbe al "Paraclito", ovvero avvocato difensore, consolatore, Spirito di Verità. Nel Nuovo Testamento il paraclito corrisponde allo Spirito Santo. Il termine 'paraclito' in greco risulta παράκλητος: sommando i valori alle lettere, si ottiene appunto il numero 616. In greco il numero 616 si scriveva XIC (chi + iota + stigma).



Per afferrare il significato del numero 666 dobbiamo analizzarne per prima cosa la somma, ovvero 6+6+6 = 18; il 18  corrisponde allo Sperma, il liquido seminale nell’uomo, quindi allude all’energia sessuale. 

Il 18 è la Forza Sessuale che se lasciata incontrollata e usata solo per soddisfare gli istinti più meschini, assume il controllo su di noi come il peggior vizio, riportandoci ad uno Stato di Coscienza di Bestialità, ovvio… ma se imparassimo a controllarla attraverso l’uso della Volontà essa da vizio si trasmuterebbe nella Virtù del numero 9, perché se si sommano le cifre del numero 18, cioé 1+8, la risultante è proprio 9....
   
Nei Tarocchi, la lama n° 9 degli Arcani Maggiori è l’Eremita. Osservando l’immagine dell’Eremita, notiamo subito che egli con un atto di Volontà comanda al serpente di salire sul proprio bastone: la colonna vertebrale. Di quale serpente potrà mai trattarsi se non della portentosa Forza della Kundalini, dormiente alla base della Spina Dorsale e che se risvegliata sale fino al Chakra della Corona portando l’uomo all’Illuminazione? Ecco il significato della Lanterna accesa che l’Eremita volge verso l’alto. L’uomo ottiene così l’Illuminazione, che è la realizzazione della Coscienza Cristica, divenendo l’Uomo-Dio, il Krystos del Padre.

Chi ha demonizzato il sesso, trasmutando questo numero Sacro in un numero sinonimo del Male, è proprio chi non desidera che l’uomo evolva, l’Anti-Krystos. In questo modo agendo sulle sue paure si impedisce che questi utilizzi l’Energia più potente per la sua Ascensione.

Il 666 quindi è il numero dell’Energia Sessuale che se utilizzata con disciplina ci porta a realizzare la Grande Opera tanto ricercata dagli Alchimisti, ma che, lasciata sbrigliata, ci trascina nei più bassi Stati di Coscienza. Nella lingua Inglese è interessante notare giustappunto che il numero 6 (Six), richiama la parola, sempre in Inglese, “Sex” ed il cui significato è “Sesso” e la Lama n° 6 degli Arcani Maggiori è “L’Innamorato”.

L’Innamorato ci rimanda al concetto di dominio della Forza dell’Eros, infatti Egli è nel mezzo di due donne, una che gli si avvinghia addosso che è alla sua sinistra e una più sobria e contenuta che è alla sua destra. 

Sono l’Amante l’una e la Moglie l’altra, che lontano da ogni giudizio morale umano ci rimandano all’uso che facciamo del Sesso: quando per soddisfare il nostro piacere (Amante) o quando per generare (Moglie), in questo caso l’Innamorato partorisce Se stesso.

Senza dimenticare poi i Quadrati Magici Planetari che vengono tramandati dalla Tradizione. Il quadrato 6 X 6 è quello che corrisponde al Sole. 6 X 6 infatti ci da il numero 36, che sono le 36 caselle che compongono il Quadrato e sommando i numeri che esso contiene da 1 a 36 il numero che viene fuori è proprio 666. Il 666 rappresenta il potere solare, l’energia mascolina o “Logos Solare”.

Il 666 è ripreso anche nel Libro delle Cronache, nell’Antico Testamento, in quanto è il numero dei talenti d’oro pagati in tributo a Salomone, che potremo definire un monarca “solare”.
Il numero 666 è solo uno tra i tanti numeri e simboli che è stato calunniato, per non parlare dei simboli della Tradizione usati in maniera profana a scopo propagandistico dai partiti politici.

La posizione del 666, conosciuta anche come 999 al contrario è una posizione sessuale praticata in molte parti del mondo che prevede la partecipazioni di tre persone.
Il suo utilizzo sin dall’antichità ha creato molte leggende sull’invenzione di questa posizione, una delle più diffuse narra che fosse quello che lo chiamavano trinità a praticarla in solitudine mentre Bud Spencer si masturbava analmente osservando di nascosto.
Solitamente le tre persone (una nel caso di quello li che lo chiamavano trinità) messe in equilibrio sul loro cranio e inseriscono il loro organo genitale un po’ dove capita, anche perché sono troppo impegnati a non cadere per poter pensare a qualcosa di più concreto.

A mio parere in tutte le cose di questo mondo hanno sempre la doppia interpretazione positiva e negativa perchè il male non esiste senza il bene e viceversa.








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