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venerdì 29 gennaio 2016

SEDUTE SPIRITICHE

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La pratica di una seduta spiritica non è un'attività cui dedicarsi solo per curiosità o addirittura per gioco.
Secondo le teorie degli spiritisti, il medium, oltre a essere dotato di poteri medianici, deve essere un individuo carismatico, godere della stima dei partecipanti, avere una lunga esperienza di sedute spiritiche e infine manifestare coraggio e prontezza nel caso si verificassero situazioni spiacevoli (crisi di panico tra i partecipanti, materializzazioni ecc.). Fenomeni tipici che si possono verificare durante le sedute spiritiche sono: registrazione di voci, divinazione di eventi futuri, visioni, scrittura automatica (fenomeno per il quale un soggetto sente la propria mano spinta a scrivere, come se fosse guidata da un'altra personalità), comparsa di ectoplasmi, cioè forme corporee fluidiche nelle quali si materializzerebbero gli spiriti. Alle sedute spiritiche di solito è presente anche qualcuno che non partecipa ma assiste e prende nota di tutto quello che succede e delle reazioni dei partecipanti. Prima di cominciare la seduta vera e propria si purifica l'ambiente con l'accensione di incenso e di una candela bianca. I partecipanti si siedono attorno a un tavolo, che solitamente è di legno a tre gambe, senza chiodi né nodi, sopra al quale viene posta la “panchette”, un foglio che reca scritte le lettere dell'alfabeto, i numeri e le risposte: si e no. Su questo foglio avverrà la comunicazione con i defunti evocati. Tutti i presenti appoggiano il loro dito indice su uno strumento dalla forma triangolare, spesso costituito di legno leggero. A questo punto il medium inizia a chiamare l'entità, che, una volta arrivata, risponderà alle domande dei presenti facendo muovere il legnetto che, con la punta, indicherà delle lettere che formeranno i messaggi e i responsi.

Non vi sono giorni o ore in cui gli spiriti siano più inclini a comunicare con i mortali. Secondo gli spiritisti gli spiriti si abituano al locale, ai giorni e agli orari in cui abitualmente li si invoca.

In linea di massima le comunicazioni con gli spiriti di livello più elevato si ottengono sempre nelle sedute con pochi partecipanti e quasi mai in quelle numerose perché è più facile creare un clima di attenzione e raccoglimento.

I partecipanti alla seduta, riuniti attorno al tavolo, si pongono in silenzio e concentrazione, tentando di stabilire uno stato di tensione mentale ed emotiva che permetta al medium di utilizzare l'energia del gruppo per poter richiamare a sé le forze necessarie ad un "contatto" con l'aldilà. I presenti formano una catena, tenendosi per mano o con altre modalità, e, dopo qualche tempo, il tavolino, secondo gli spiritisti, dovrebbe fremere, scricchiolare o addirittura alzarsi leggermente da una parte. Quel momento rappresenta l'inizio della comunicazione con l'entità: il dialogo si svolge attraverso i classici colpi che andranno richiesti allo spirito come risposta alle domande formulate dai partecipanti secondo un codice predeterminato. Con la tecnica della trance invece il medium, una volta aggiunto il grado desiderato di concentrazione, ritiene di "dare voce" a defunti o altre entità spirituali che lanciano messaggi di vario genere parlando per conto dell'entità evocata.



Un tipico sistema di interrogazione è quello della tavola ouija. Questo strumento consiste in una piccola tavola con le lettere dell'alfabeto e con i primi dieci numeri (da 0 a 9 o da 1 a 0). Sulla tavola o quadrante si colloca un piccolo pezzo di legno triangolare, che poggia su tre sfere di cristallo in modo che possa scorrere facilmente. Il medium e i partecipanti pongono il dito indice sul triangolo mobile e questo indica in successione le lettere e le cifre scritte formando parole, date, cifre e frasi di senso compiuto. Secondo alcuni in realtà il fenomeno è dovuto ai movimenti ideomotori dei presenti che non sono in grado di mantenere il dito perfettamente fermo, le frasi composte sono il frutto delle aspettative inconsce di chi la muove: è sufficiente capovolgere le lettere e mischiarle perché la planchette inizi a comporre frasi completamente prive di senso.

Al termine delle comunicazioni occorre ringraziare lo spirito intervenuto e lasciarlo libero di andarsene. Questo particolare è molto importante perché, secondo gli spiritisti, se non accomiatata, l'entità può restare per un certo tempo prigioniera nel luogo in cui è giunta e provocare strani fenomeni, come oggetti che si muovono da soli o rumori misteriosi e arcani.

Le sedute spiritiche non hanno nessun tipo di riconoscimento scientifico, e così anche i presunti fenomeni spesso a loro legati, come:
levitazione di oggetti
apporto e asporto di oggetti (dentro e fuori da un locale opportunamente chiuso)
rumori e voci non ben identificabili, dal terreno;
improvvise folate di vento freddo.
Fra i fenomeni che interessano i maggiori medium abbiamo: luci metafisiche (comparsa di un punto di luce bianca che si muove nel vuoto a velocità istantanea, cambia colore e lunghezza da quella di un punto a raggio esteso), sedute a voce diretta in genera percepita dal terreno in pieno giorno, medium in trance che emette ectoplasmi, o il "rapimento del medium" che vive un'esperienza extracorporea (il corpo rimane immobile e il medium si vede da un'altra parte, oppure in casi più rari c'è l'asporto del medium in cui l'intero corpo sparisce e si trova in un luogo diverso).

Fra le credenze legate a queste pratiche:
i presenti devono restare uniti tenendosi per mano intorno al tavolo qualsiasi cosa accada;
se anche uno solo dei presenti (pure se un terzo prende il suo posto) abbandona il tavolo e interrompe la catena, lo spirito resta intrappolato e non può fare ritorno al luogo di provenienza. Nei giorni successivi alla seduta, si verificano casi di poltergeist in cui l'entità tenta di ottenere una seconda seduta spiritica per rimettere le cose a posto, ovvero vendicarsi;
la disposizione a cerchio e tenersi per mano proteggono i presenti, in primis il medium, così come l'uso di simboli e tatuaggi;
la sua energia e medianità fluiscono per mano a tutti presenti. Se i medium sono più di uno, le medianità si sommano. La medianità si trasmette per contatto fisico, e dopo alcune sedute anche i presenti potrebbero avere manifestazioni paranormali;
è interessato dal fenomeno anche chi è presente, non restando al tavolo.
a seconda delle convinzioni personali, le entità possono essere persone defunte, oppure angeli, demoni, larve astrali, ecc. e parlano da una dimensione esterna alla nostra. Nella pratica esoterica non vi sono garanzie che le entità invocate siano effettivamente i propri cari, nemmeno se forniscono informazioni personali che soltanto loro potevano conoscere in vita, ovvero se predicono eventi futuri, manifestando un'attenzione e amore particolari verso i presenti.
Il medium chiama uno spirito-guida che svolge il ruolo di intermediario dal lato del mondo spirituale, governando la seduta per tenere lontane entità negative che tentano di manifestarsi. Se il medium chiede un'evocazione, l'entità si manifesta all'esterno, restando separato dalla coscienza dei presenti; se la invoca, entra nel corpo del medium, che può restare inabitato e cosciente, ovvero entrare in trance completamente posseduto dallo spirito, col risultato di parlare lingue sconosciute, con ricordi e un tono di voce che non sono i suoi.

Le entità vivono in una dimensione trascendente senza spazio, da cui segue che:
se possono manifestarsi, possono farlo ovunque nella Terra siano chiamati e al limite in sedute spiritiche in più luoghi differenti contemporaneamente;
a tutti è noto e sempre visibile il passato e futuro di ognuno di noi.
Ad opinione di alcuni domina su tutto la presenza di una divinità con la sua legge che vieta alle entità di interferire col libero arbitrio dell'uomo, fornendo informazioni che pure hanno e potrebbero essere utili tanto al progresso materiale o spirituale del singolo (per arricchirsi, evitare dolori o la morte), che della collettività dando la soluzione a problemi irrisolti della scienza.

Per alcuni è una sola dimensione trascendente dove non esiste neanche il tempo, per altri esiste un piano eterico intermedio tra quello fisico e quello puramente spirituale.

Secondo un'opinione corrente, si ritiene che l'orario ottimale per le sedute spiritiche sia compreso tra mezzanotte e le tre del mattino perché sono le ore della notte con la maggiore assenza di luce, il maggior numero di persone si trova a dormire e gli spiriti non rischiano di essere visti, per un noto simbolismo (le 3 di notte è la cosiddetta "ora del diavolo" alla quale si sveglierebbero dal sonno le persone che vivono un inizio progressivo di possessione, in antitesi alle 3 del pomeriggio ora in cui morì Gesù sulla croce).

La comunità scientifica ritiene che tutti questi fenomeni abbiano spiegazioni naturali, come l'"autosuggestione" collettiva, o la pura e semplice frode, che è stata talvolta dimostrata anche da parte di medium famosi.

Storicamente, lo spiritismo apparve in Francia nella seconda metà del 1800, ma ai nostri giorni ha decine di milioni di seguaci in molti paesi dell’Europa e del mondo, oltre alla Francia: Spagna, Stati Uniti, Giappone, Germania, Inghilterra, Argentina, Portogallo e soprattutto Brasile.

In Italia, secondo alcuni dati riferiti da Codacons, sarebbero almeno 13 milioni i cittadini che ogni anno si rivolgono al mondo dell’occulto, ma in questa statistica rientrano anche coloro che chiedono consiglio a cartomanti, maghi e fattucchieri.

Assistere a una seduta spiritica può avere effetti pericolosi se si è psicologicamente deboli. Di fatto, se si è facilmente suggestionabili, si sarà portati a credere a qualsiasi cosa!
In genere alle sedute presenzia anche una persona che non partecipa attivamente alla seduta ma che assiste, osserva e annota gli avvenimenti.

Le comunicazioni spiritiche avverrebbero solo grazie all’intervento di un “medium“, un tramite dotato di particolari sensibilità. A questa persona si riconoscono specifiche doti che permettono proprio la comunicazione fra spiriti e viventi, durante la cosiddetta seduta spiritica.

Lo spiritismo insegna che possiamo comunicare con gli spiriti dipartiti e con altre entità spirituali. Altri insegnano che possiamo cercare uno spirito guida a cui affidare la nostra vita. Coloro che credono si affrettano a dire che Dio nella Bibbia proibisce espressamente di consultare gli spiriti, con e senza l’aiuto degli spiritisti, perchè vi è del male e del pericolo in questa pratica (Levitico 19:31; 20:6,7; Isaia 8:19).

La Rete è piena di testimonianze, e in molti dicono di aver praticato una sessione, anche per gioco, sulla tavola ouija (la tipica tavola su cui sono impresse le lettere dell’alfabeto e i numeri). In genere c’è chi riporta che durante una sessione si possono sentire voci, si possono avere visioni, anche di ectoplasmi (forme in cui si materializzerebbero gli spiriti), si possono sperimentare casi di intuizione di eventi futuri e di scrittura automatica.

Quello che sembra certo, alla fine di ogni racconto, è che l’essere umano ha capacità nascoste e poteri potenziali che nemmeno lui conosce. Se poi anche gli spiriti esistono davvero, questa è un’altra storia. Per essere sicuri di non sbagliare, riteniamo che sia meglio non rischiare di importunarli, quindi vi sconsigliamo di impiegare il vostro tempo in una seduta spiritica. In tal modo eviterete anche il rischio di destare i vostri demoni interiori.



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sabato 17 ottobre 2015

I DEMONI

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La figura occidentale di Satana o del demonio risale a numerosi secoli antecedenti rispetto alla nascita della cultura giudaico-cristiana: si possono ritrovare le sue origini nella zona del Medio Oriente, in particolare nelle mitologie e religioni del Vicino Oriente antico, mesopotamiche, egizia, zoroastriana, caldea e cananea, caratterizzate da un pantheon o dalla credenza in divinità o spiriti malvagi e crudeli, ma anche neutrali o associati a catastrofi naturali.

Per Gerarchia dei Demoni s'intende l'ordine secondo cui sono classificati i demoni della mitologia esoterica.

Esistono varie tipi di classificazione poiché i demoni sono presenti nella mitologia cristiana, ebraica, pagana, musulmana, indiana, turca, cinese e giapponese.
Spesso le classificazioni si sono fondate a contraltare delle gerarchie degli angeli, soprattutto ad opera di teologi e scrittori cristiani. Basandosi sugli scritti di San Paolo si pensò che la corte angelica, divisa per la prima volta nel IV secolo, fosse costituita da tre gerarchie, ognuna delle quali a sua volta comprendeva un certo numero di categorie; così fu fatto anche per i demoni. Nel V secolo i demoni furono divisi in cinque categorie, quattro aggregate agli altrettanti elementi fondamentali (acqua fuoco aria terra), la quinta residente nell'aldilà. Nell'XI secolo secondo Michele Psello i demoni si dividono in cinque classi alle quali se ne aggiunge una sesta riferita ai demoni ombra, dall'aspetto di fantasmi. Sant'Agostino riuniva tutti i demoni nella sesta categoria dello Psello. Durante il Medioevo e il primo rinascimento, per il rinnovato interesse verso le arti magiche e lo sviluppo di una stregoneria tutta europea, fu necessario tracciare dei sistemi di gerarchie più organizzate, che delineassero l'esatta posizione e caratteristica di ogni immaginabile demone. La lista più famosa è quella fornita dal medico e mago inglese Johann Weyer nel suo "Pseudomonarchia daemonum" (1563), secondo cui i demoni erano 7.409.127, comandati da settantanove principi e specificando l'aspetto e il carattere di ciascun demone. Molte furono le enumerazioni dei demoni in quel periodo ed ogni demonologo forniva la propria basata su sistemi numerologici differenti. Di grande interesse è anche l'elenco contenuto nel grimorio anonimo Lemegeton (o Clavicula Salomonis). Trattandosi di un manuale operativo, il grimorio specifica le attitudini di ogni demone e il modo per evocarlo.



All'inizio del 1800 l'inglese Francis Barrett pubblicò un libro intitolato il mago, nel quale propose la seguente classificazione ottenuta dividendo tutti gli spiriti maligni in nove gradi:

falsi dei o demoni che vogliono essere adorati
spiriti mendaci che ingannano gli uomini con divinazioni e predizioni
vasi di scelleratezza o vasi di collera, inventori di cose malvagie
vendicatori del male
ingannatori
potenti dell'aria
furie
accusatori o inquisitori
templari o seduttori
Nella schiera di demoni la distinzione fondamentale è quella tra "incubi" (dal latino "incumbere" = giacere sopra) e "succubi" (dal latino succumbere= giacere sotto).

I primi erano considerati di genere maschile e si pensava che visitassero le donne durante il sonno e si posizionassero sopra esse inducendole al peccato di lussuria; esisteva però un altro genere di demoni incubi (identificati in forma di folletti o piccoli mostri) che si pensava si sedesse sul petto degli uomini impedendo loro la respirazione (spiegazione delle apnee notturne). Per quanto riguarda i demoni succubi, questi avevano aspetto femminile e visitavano il sonno degli uomini anche qui per indurli al peccato di lussuria con essi. In qualche caso si riteneva che questi amplessi tra uomini, donne e demoni fossero fertili, quindi che esistessero dei figli dei demoni; il più celebre tra essi è, nel libro "An admirable story". Esistono raffigurazioni di questi demoni, la più celebre è probabilmente quella del pittore tedesco John Henry Fuseli L'incubo'. Secondo diverse tradizioni e leggende, la morte di un demone può avvenire in diversi modi: trapassandolo con una spada con l'elsa a forma di croce e bagnata con acqua santa, attirandolo su terra consacrata (verrebbe incenerito all'istante), espondendolo alla luce proveniente da una croce, i proiettili benedetti da un santo riuscirebbero a ucciderlo (se colpito da proiettili "normali" ritornerebbe in vita). Durante lo scontro con un demone di più alto grado nella gerarchia infernale, o, ancora, durante il combattimento con un demone appartenente ad un elemento contrario (esempio: "demone di fuoco" vs. "demone d'acqua").  Colpendolo con oggetti provenienti da una chiesa.



La classica immagine che abbiamo dei demoni grazie al cristianesimo è assolutamente fuorviante. Gli antichi greci aveva rappresentato bene cosa sono IN REALTA’ i demoni, e come scacciarli. Poi il cristianesimo, che ha avuto pesanti influenze dall’ebraismo, una religione basata sul creare una forte distinzione tra gli uomini giusti e gli uomini ingiusti.

Il giudaismo non dice che gli uomini sono tutti uguali. Dice che esistono i figli di Dio e i figli di Satana (Belial). Gli uomini non nascono buoni o cattivi. Sono le loro azioni ad essere buone o malvagie. E’ il compito dell’istruzione di un paese crescere i cittadini come persone oneste, e dargli gli strumenti in mano di scacciare questi demoni.

Invece la Chiesa ha sempre fatto il contrario. Ha creato odio verso le minoranze, e divisioni, e paura. La paura è probabilmente il demone più potente di tutti, che ci porta ad essere completamente schiavizzati da queste entità negative perché diventiamo incapaci di ragionare razionalmente. La paura sfrutta dei meccanismi puramente animaleschi e istintivi. La paura è uno strumento estremamente positivo agli animali per permettere la loro sopravvivenza, e lo è stato pure per l’uomo per permettergli di evolversi da animale a quello che abbiamo oggi.
Al giorno d’oggi avere paura di qualcosa è superfluo. Se c’è qualcosa di diverso, non dobbiamo spaventarci, dobbiamo capirlo e accettarlo. L’amore è saggezza, l’odio è follia.




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domenica 5 luglio 2015

I SABBA DEMONIACI



Il concetto di patto con il diavolo ha sempre affascinato l’uomo e gli episodi, in epoca storica, sono innumerevoli. L’Italia, tra l’altro sede del Vaticano, non fa eccezione e difatti, nel Rinascimento, la magia, la negromanzia, la divinazione e le sottili arti esoteriche conobbero momenti di grande popolarità specialmente nelle élites intellettuali: l’accostamento alle arti oscure fu senz’altro favorito a causa della nascita del mito di Faust, ossia un mago che aveva promesso l’anima al diavolo in cambio della rivelazione dei segreti della conoscenza.

In realtà Johann Georg Faust fu un personaggio reale vissuto tra il 1480 e il 1540, alquanto stravagante e dotato di grande cultura: pare che fosse un astrologo, un guaritore, un medico, un esorcista e uno studioso esoterico che viaggiava spesso per sete di conoscenza. 

Al mito di Faust contribuì enormemente il poeta tedesco Johann Wolfgang von Goethe con l’opera Faust (scritta tra il 1793 e il 1832) nel quale Faust si confronta con Mefistofele e altri demoni sancendo un patto di sangue ma, al momento di onorarlo, non finisce all’inferno e la sua anima viene salvata dalla dannazione eterna grazie alla passione e alla sincerità che impiega per perseguire i propri scopi e anche grazie al sacrificio dell’amata Margherita.

Prima di Goethe altri autori e letterati hanno parlato del patto col diavolo e uno dei primi a scrivere qualcosa in proposito fu il poeta francese Rutebeuf che scrisse dramma liturgico, messo in scena nel settembre del 1263. In esso si racconta la storia di san Teofilo di Adana, che vendette l’ anima al diavolo per ottenere potere e ricchezze ma in seguito, pentitosi, viene salvato dalla Beata Vergine.

A partire dal dramma di Rutebeuf molti altri hanno messo in scena commedie e opere musicali con la stessa tematica: col cambiare dei tempi muta anche il ruolo del diavolo che, a differenza della concezione medievale in cui veniva sempre sconfitto, talvolta risulta vincitore e protagonista. 

In passato nemmeno la Chiesa è stata risparmiata dalle accuse di stregoneria e numerosi papi furono accusati, nemmeno tanto velatamente, di essere in combutta con il diavolo. 
Papa Gregorio VII (1073-1085) era considerato agli oppositori protestanti un mago esperto e uno stregone che aveva stretto un patto col demonio. Stessa cosa per papa Benedetto XI (1303-1304) che pare avesse guadagnato il pontificio con l’aiuto della magia e di molti demoni.
Va altresì detto che l’abitudine di attribuire ai papi aiuti da parte del diavolo era un’usanza abbastanza frequente da parte degli anticlericali e degli anticattolici e, in tutto, le accuse coinvolsero circa venti papi: difatti non è difficile rinvenire varie incisioni, stampe e xilografie che mostrano il papa alleato al diavolo.



Sulla pietra di volta di destra del portale ovest della cattedrale di Lione non vediamo uno stregone, ma una strega tra le sculture zodiacali; si tratta di un’opera molto strana del principio del XIV secolo, certo la più antica rappresentazione di questo personaggio in una cattedrale. La sua presenza non può che indicare un implicito riconoscimento da parte della Chiesa della realtà della stregoneria, a differenza di alcuni cristiani moderni, che sarebbero ben lieti di rinnegare queste imbarazzanti tradizioni e con esse il diavolo. La strega qui è nuda, e lo sarà anche nelle incisioni dei sabba del XVI e XVII secolo: cavalca un caprone di cui tiene con la destra un corno mentre con la sinistra fa volteggiare un animale, il classico gatto nero, lo stesso che ritroviamo ancora oggi nell’immaginario collettivo collegato alle streghe. La scena permette di capire quale terrore provocavano a quell’epoca le streghe a causa dell’importanza che si attribuiva ai loro poteri.

E’ quasi impossibile dare una definizione precisa dello stregone: le sue funzioni erano molteplici ed esistevano diversi tipi di stregoni e di streghe, senza contare che questi nomi erano spesso attribuiti abusivamente a personaggi che occupavano posti ben diversi nella scala sociale e che erano ben distanti gli uni dagli altri per il loro grado di cultura. Funzione principale dello stregone era di gettare la mala sorte su coloro verso cui aveva ostilità: invocava su di essi la maledizione dell’inferno, così come il prete invocava la benedizione del cielo, e in questo campo egli si trovava in rivalità diretta e assoluta col mondo ecclesiastico.

Egli poteva, sempre facendo ricorso al diavolo, ottenere benefici e vantaggi temporali per coloro che erano disposti a fare un patto, vantaggi che la Chiesa condannava per la loro origine demoniaca; e anche qui lo stregone si trovava in netta contraddizione col prete, il quale predicava che i beni temporali non possono essere ottenuti senza peccato tranne che da Dio, indirizzandosi a lui, o direttamente o tramite i suoi santi.

C’erano stregoni esperti che conoscevano l’arte di far apparire il diavolo o i demoni subalterni dell’immenso esercito infernale: evidente superiorità sul prete, al quale la teologia impediva di tentare Dio con la richiesta di miracoli e che quindi non poteva provocare alcuna apparizione benevola; altri stregoni, detti necromanti, facevano apparire i morti, operazione che spesso viene confusa con l’apparizione dei demoni da cui invece differisce nettamente.

I fenomeni di invasamento erano spesso associati alla stregoneria. Il capolavoro dell’arte infernale: il sabba, adunata di tutti gli stregoni d’una zona sotto la direzione del diavolo in persona rappresenta l’esempio classico. Non tutti gli stregoni però si recavano al sabba e non tutti erano dediti alle attività tenebrose che abbiamo citato. Molti erano quelli che si limitavano ad esercitare arti meno malefiche: predicevano la buona ventura, leggevano l’avvenire nei tarocchi, interpretavano le linee della mano e si dedicavano alla divinazione secondo svariati procedimenti di cui si trasmettevano misteriosamente le tradizioni. La popolazione girovaga degli zingari pare si sia sempre dedicata in modo particolare a questo genere di stregoneria, mentre gli stregoni “sataneggianti” erano solitamente stabili nel loro paese.

C’erano infine gli stregoni “intellettuali”. Venivano chiamati stregoni perché non esisteva allora il concetto esatto di quello che è oggi per noi lo “scienziato”. L’uomo dotto era l’uomo dei libri, insegnava ex cathedra nell’università senza allontanarsi dalla dottrina della Chiesa e da quella di Aristotele. Ma colui che si cimentava nella manipolazione della materia per strapparle i segreti nell’ombra del laboratorio e per coordinare i primi incerti passi della scienza sperimentale, era ancora una specie di mago, nome che spesso gli veniva dato perché allo studio dei segreti della natura affiancava volentieri attività psichiche.

In tutte le città della Germania, dell’Ungheria, delle Fiandre e del Brabante nel medioevo c’era sempre un vecchio che viveva isolato in una casa misteriosa, in fondo a qualche vicolo cieco, col catenaccio alla porta ineluttabilmente sprangato in faccia ai curiosi e agli intrusi. Mezzo orefice e mezzo antiquario, veniva ritenuto estremamente ricco; talvolta aveva una figlia graziosa che si faceva vedere soltanto a messa e che non sapeva nulla dell’attività del padre. Si immaginava che egli leggesse negli astri e cercasse di trasformare i metalli (di notte si sentiva l’ansare dei potenti mantici dei suoi fornelli) e che creasse degli automi, ma in realtà non si conosceva il segreto delle sue pratiche, tanto che per darne una spiegazione accettabile si finiva col concludere che aveva venduto l’anima al diavolo e lo si chiamava dunque stregone.

Ci furono anche monaci ai quali si diede questo appellativo: Ruggero Bacone e Alberto Magno, che divenne arcivescovo di Ratisbona in Baviera, si lasciarono alle spalle fama di stregoni. Ci furono anche dei re, come Enrico III e sua madre Caterina De’ Medici, e persino dei papi: il papa San Leone Magno vissuto nel V secolo, il papa Onorio del VII secolo e il papa Silvestro II dell’undicesimo secolo furono tutti, a torto o a ragione, ritenuti stregoni e si attribuirono loro diverse magie.

Numerosissimi nei secoli passati gli stregoni di campagna. Non sono ancora completamente scomparsi in Europa, ma se ne incontrano ancora nei paesi balcanici e della ex Jugoslavia. Quanto agli stregoni di città, oggi sono rappresentati dalle chiromanti, dalle cartomanti e dagli astrologi; la scienza di questi ultimi ha visto nella prima metà del secolo scorso un vero e proprio rifiorire ed essi sono attualmente numerosi in Francia, in Germania, in Danimarca, in Inghilterra e soprattutto negli Stati Uniti. Analogamente i moderni alchimisti si ricollegano come un tempo alla scienza analitica e sperimentale. Non di rado si chinano sui libri del passato chiedendosi se gli antichi non abbiano avuto con centinaia di secoli di anticipo l’intuizione delle più avanzate teorie moderne.



La strega è la schiava del diavolo e ha contribuito in maniera significante alla sua  diffusione e dei suoi seguaci ed esiste una sterminata bibliografia (soprattutto gli atti dei processi inquisitori) in cui sono narrate le nefandezze compiute dalle streghe durante i sabba.. 

L’ora dell’incontro avviene circa due ore prima della mezzanotte che è il momento migliore per qualsiasi manifestazione demoniaca. Il diavolo presiede la riunione e troneggia al centro del rito assumendo le terribili spoglie di un capro o di un cane: le streghe si avvicinano a lui per adorarlo e inneggiarlo muovendosi in posizioni alquanto stravaganti. Offrono al signore degli inferi vari tipi di candele nere o ombelichi di bambini e gli baciano l’ano. Il diavolo, assieme ad altri demoni, presenzia personalmente il banchetto che viene da costui benedetto con blasfemie. Alla fine del banchetto ogni demone prende per mano una discepola sotto la sua custodia e inizia così un folle turbinio di oscene danze, canti sacrileghi e orge sfrenate in cui non si distinguono più i demoni dalle streghe.

Il diavolo ricompensava le streghe e i seguaci con prodotti magici per operare malefici, oppure polveri e unguenti per volare o trasformarsi in bestie. 

Le streghe, e in minor parte gli stregoni, entravano a far parte del gruppo sabbatico perché scelti direttamente dal diavolo o perché, molto più verosimilmente, parenti di un’altra strega.

Il demonio evocato, prima di assumere le sembianze di uomo, si rivelerà nelle forme più strane e aberranti e il mago dovrà stare bene attento a rimanere dentro il cerchio protettore perché, in caso contrario, verrebbe fatto a pezzi.

Il cerchio magico ha origini molto antiche e serve a proteggere l’incolumità dell’evocatore e, pur non potendolo identificare come un reale spazio fisico e materiale, ha la funzione di isolare le energie che possono distrarre e crea l'atmosfera adatta per i riti. Strumento essenziale nella Wicca e in passato utilizzato anche dalle streghe, il cerchio è più assimilabile a una sfera di energia che permette di varcare le soglie dello spazio e del tempo.

Il mago quindi dovrà porre molta attenzione a non mettere fuori dal cerchio nemmeno un dito perché i demoni non sono contenti di essere sottomessi dal mago e lo fanno solo per la preziosa ricompensa dell’anima ma, al primo passo falso dell’evocatore, sono ben lieti di ribellarsi e nuocere.

Innanzitutto è necessario essere sicuri circa l’identità del demone desiderato e non è affatto consigliabile disturbare Satana in persona se un suo subalterno è sufficiente a soddisfare i desideri del mago, inoltre, due giorni prima dell’evocazione è necessario recidere un ramo da un albero di nocciole selvatico con un coltello nuovo. Il ramo non deve mai aver mai prodotto frutti e deve essere tagliato all’alba. 

È inoltre importante scegliere un luogo isolato dove potersi concentrare e cominciare a tracciare sul pavimento il cerchio magico con una pietra sanguigna (ematite): all’interno del cerchio deve essere tracciato un triangolo ai lati del quale vanno poste due candele e alla base devono essere incise le lettere J, H, S (iniziali di Iesus Hominum Salvator) fiancheggiate da due croci. Poi ci si posiziona all’interno del triangolo stringendo in mano sia il ramoscello di nocciolo, sia la carta su cui precedentemente sono state scritte le richieste. A questo punto si è pronti per evocare il diavolo con un rito prestabilito con il quale ci si rivolge alle principali gerarchie infernali: Lucifero in primis, poi Belzebù, Astaroth e a seguire Lucifuge.

In pratica si costringe il demone a manifestarsi e, quando Lucifuge apparirà, chiederà subito spiegazioni specificando che non potrà soddisfare il comando del mago (solitamente l’evocatore chiede al demonio ricchezza e potere) se costui non abbandonerà il corpo e l’anima entro vent’anni.

E questo è il momento più delicato dell’evocazione perché il mago deve costringere all’obbedienza il demone senza promettergli niente.

Per cercare di aggirare l’ostacolo il libro nero consiglia di gettare fuori dal cerchio la pergamena con il patto firmato col sangue e di promettere al grande Lucifuge di ricompensarlo tra vent’anni per tutti i tesori che avrà rivelato. I demoni sono restii a concedere la propria firma e la custodiscono gelosamente quindi, con estrema probabilità, il demonio non accetterà e il mago dovrà insistere fino a che non avrà ottenuto quanto pattuito.

Quando il demonio avrà accettato di condurre il mago ai tesori nascosti, egli dovrà seguirlo facendo attenzione a uscire dal cerchio esattamente nel punto indicato nel cerchio magico e dopo averlo ringraziato.

Nella magia (religione-folklore) vaudou sono presenti le possessioni e soprattutto i patti di sangue. 

In un bosco alcuni uomini privi di vestiti sono seduti e disposti in cerchio. Al centro del cerchio c’è una bevanda sacra (che aiuterà nella trance) e un animale che verrà sacrificato. Il fruscio della brezza notturna e dei rumori del bosco si mescolano ai bisbigli sussurrati degli uomini che, nel frattempo, si incidono la pelle della mano tra l’indice e il pollice. Il coltello utilizzato è passato di mano in mano fino a che, l’ultimo uomo lo getterà via fuori dal cerchio: in questo modo inizia un patto di sangue vaudou e, ancora una volta, risaltano gli elementi del cerchio, dell’animale da sacrificare e del sangue.

Non a caso i maghi stringono un patto di sangue con il diavolo poiché questo fluido rappresenta il vettore della vita strettamente connesso ai contenuti spirituali e ultraterreni dell’essere umano: questo concetto si tramanda nel tempo ed è presente in quasi tutte le religioni, rituali, superstizioni e tradizioni conosciute. Scambiarsi, mescolare o addirittura bere del sangue ha da sempre significato assumere un impegno indelebile che va al di là del tempo ed è soprattutto questo il motivo per cui si fa un patto di sangue. 

Nei primi anni del 1600, nel monastero di Loudun (Francia), vi fu un caso di possessione diabolica di massa che, come si evince dai documenti degli inquisitori, fu causato dal sacerdote Urbain Grandier che strinse un patto scritto con le più alte gerarchie infernali (e per questo fu giustiziato sul rogo).

Il risultato fu che tutte le monache del monastero furono preda dei demoni e, in particolare, l’eccentrica e giovane suora Giovanna Degli Angeli figlia del barone Louis Bécier. In aiuto di Giovanna fu inviato un prete, Padre Gault, che durante vari esorcismi riuscì a espellere alcuni demoni e fu talmente accorto e minuzioso da farsi scrivere un patto scritto addirittura firmato dal demone Asmodeo (tramite la mano di Giovanna). 

Questo documento, la cui veridicità è tutt’ora in discussione, è conservato nella Biblioteca Nazionale di Parigi ed è così traducibile: “Prometto che per lasciare questa creatura, le farò sotto il cuore un taglio lungo quanto una spilla che forerà e insanguinerà camicia, busto e vestito. E domani, sabato 20 maggio, alle ore cinque del pomeriggio, prometto che i demoni Gresil e Amand faranno simili fori, ma un pochino più piccoli. Inoltre approvo le promesse fatte da Laviathan, Behemot, Beherie e dai loro compagni, di firmar, partendo, il registro della chiesa di Santa Croce.
Addì, 19 maggio 1629.
Asmodeo”

L’antica arte dell’evocazione dei morti (negromanzia) è sempre stata strettamente imparentata con l’evocazione diabolica: anche gli spiriti infatti venivano evocati per rivelare i tesori che loro stessi avevano nascosto quando erano sempre in vita oppure per rivelare il futuro.

La musica come divertimento, come base ritmica per la trance, come ispirazione per la meditazione e come stimolo per la trasgressione. La musica come bene e come male, da sempre.
Dalla condanna nei confronti delle musiche rozze e rituali che si riteneva accompagnassero i sabba (reminiscenze di precedenti culti pagani) sino al mito dei messaggi satanici nascosti tra le righe dei testi rock, il legame tra musica e demoniaco ne segna la storia.

Tra i maggiori ispiratori di musiche travolgenti possiamo indubbiamente annoverare il diavolo.
Nel repertorio classico ci sono riferimenti diretti a una ispirazione che si è tramandata nei secoli, sulla linea di uno stereotipo affascinante quanto misterioso, gotico e spaventoso. E così come le altre arti anche la musica ha seguito l’andamento ciclico del gusto e il diavolo è ricomparso qui e là a rendere talvolta più cupe e altre volte più sferzante i brani.

Tutta la storia del rock, le sue canzoni, le interviste dei divi, le loro combattute esperienze sono attraversate da problematiche tipicamente cristiane: il rapporto tra disobbedienza e fondazione di nuove regoole, il mistero e le tentazioni del successo e la difficolta' di essere leader, il messaggio di speranza rivolto ai poveri e agli umili della terra, il trovarsi meglio tra bambini, puttane, ladroni di strada, poveri di spirito e sbandati che tra i ricchi, i colti e i potenti, il passaggio dalle catacombe all'istituzionalizzazione, il bisogno di fede e di eresia, il conflitto tra la carne e lo spirito, l'ondeggiare perpetuo trai i rituali di massa e il piu' totale isolamento individuale, la capacità di rivolgersi a tutti e di parlare ai singoli.
Di questo cristianesimo la parte bianca del rock ribelle ha senza dubbio sottolineato gli aspetti scandalosi, antagonisti e luciferini, ma tenendosi lontano dalle smargiassate, troppo innocue per essere efficaci, e in qualche caso (raro per la verità) prendendo le distanze dal culto del denaro, del potere e del successo, sapendo essere con gli altri, anzi essere gli altri nei momenti (forse) giusti e preferendo essere 'altrove', anche a prezzo della morte, nei momenti (forse) sbagliati. Questo rock ha insieme saputo riproporre i valori piu' autentici del cristianesimo evangelico, quei valori che spesso i teologi della Chiesa-Istituzione hanno dimenticato..


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