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domenica 1 ottobre 2017

ABRACADABRA

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Abracadabra viene considerata la parola universalmente più adottata fra quelle pronunciate senza traduzione nelle singole lingue. Ci sono varie ipotesi circa l'origine del termine:

Una proveniente dall'aramaico Avrah KaDabra che significa Io creerò come parlo.
Altre proveniente dall'ebraico ha-berakah daberah ossia pronunciare la benedizione o da Abreq ad habra con significato di invia la tua folgore fino alla morte.
Essa è ora comunemente utilizzata dai prestigiatori come parola magica durante i loro spettacoli d'illusionismo. Nell'antichità, comunque, la parola fu considerata molto più seriamente come un incantesimo da utilizzare come maledizione contro febbri ed infiammazioni. La prima testimonianza conosciuta si trova nel Liber medicinalis di Quintus Serenus Sammonicus (III secolo d.C.), medico presso l'imperatore romano Caracalla, il quale prescrisse che il paziente malato indossasse un amuleto contenente la parola scritta in forma di un triangolo capovolto:

              A B R A C A D A B R A
               A B R A C A D A B R
                A B R A C A D A B
                 A B R A C A D A
                  A B R A C A D
                   A B R A C A
                    A B R A C
                     A B R A
                      A B R
                       A B
                        A
Questo, egli spiegava, avrebbe diminuito il potere dello spirito della malattia sul paziente. Altri imperatori, fra cui Geta e Alessandro Severo, furono seguaci degli insegnamenti medici di Serenus Sammonicus ed utilizzarono l'incantesimo. Molto in voga ed utilizzata per tutto il Medioevo a scopo magico-rituale.



Carlo Levi, nel suo libro di maggior successo Cristo si è fermato a Eboli, autobiografico, in qualità di medico riferisce di aver notato spesso il triangolo dell'Abracadabra rivolto verso l'alto e portato come ciondolo in metallo o come foglietto scaramantico dai contadini della Lucania.

Altri studiosi pensano che l'idea della diminuzione del potere dei demoni fosse comune nel mondo antico e che Abracadabra fosse semplicemente il nome di uno di questi demoni.

Alcuni pensano alle parole ebraiche ab ("padre"), ben ("figlio"), e ruach hacadosch ("spirito santo").

Alcuni hanno ipotizzato che il termine derivi dall'arabo Abra Kadabra, che significa 'fa che le cose siano distrutte', che in questo caso è riferito alla malattia, oppure dall'aramaico abhadda kedhabhra, col significato di 'sparisci come questa parola'. Piuttosto che essere utilizzata come maledizione, si crede che la frase in lingua aramaica fosse utilizzata come un mezzo per la cura delle malattie.

Si è pensato anche che la parola possa derivare da Abraxas, una parola gnostica per indicare il nome del Dio increato (origine dei 365 cieli, apparentemente le lettere greche per Abraxas ammontano a 365 se decifrate secondo la numerologia).

Insomma, è una parola misteriosa e, una volta, aveva anche una funzione magica. Era adottata da Quinto Sereno Sammonico, medico romano del III secolo, in alcuni passaggi del suo Liber Medicinalis. Forniva ricette per la guarigione, pozioni e farmaci. Per essere efficaci dovevano essere accompagnati da alcune parole, e "Abracadabra" era una di queste. Già allora si era persa contezza del suo significato. Per le febbri malariche il rimedio proposto da Sammonico era uno solo: coprirsi con un papiro con su scritta la parola Abracadabra in forma piramidale. Più o meno così:

È un rimedio che, nei tempi, si è ripresentato più e più volte. Perfino nella Londra del 1600, di fronte alla peste, gli abitanti, disperati, appendevano questo talismano fuori dalle proprie porte, sperando che tenesse lontano i cattivi spiriti (cioè la malattia). Inutile dire che, con ogni probabilità non funzionava. Né ai tempi di Sammonico né in quelli successivi. Anche per questo “Abracadabra”, col tempo, ha perso popolarità ed è rimasta confinata nel repertorio degli illusionisti.



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lunedì 11 aprile 2016

PALO

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Il Palo o le Regole del Congo sono uno stretto gruppo di religioni africane di origine Bantu che gli schiavi dell'Africa Centrale importarono principalmente nelle isole di Cuba e Porto Rico.
Il palo si divide in tre Regole principali:

Mayombe, la più pura o meno sincretizzata.
Briyumba, mischiata con la Regola Ocha.
Kimbisa, creata da Andrés Petit, per unificare i poteri della santeria ed il cattolicesimo nel culto congolese. Per questo motivo, per la regola kimbisa, i santi cattolici, gli "orishas" santeros ed i "mpungos", divinità paleras, sono visti come un unico santo, con forti elementi di sincretismo religioso.
La massima figura religiosa è il Tata Enkise, il Padre Nganga, il ministro di culto che opera a favore della collettività, vista come entità familiare. Il sacerdote ha le conoscenze e l'abilità per interagire con le forze della natura, attraverso la Prenda, una sorta di feticcio composto da un contenitore, le ossa di un morto, sperma, sangue, terra e foglie a cui ci si riferisce a volte con il nome di Nganga, Nkiso o Cauzela. Lo "ngangulero" instaura un dialogo con il morto che continua ad abitare nella Prenda e lo asseconda nutrendolo con il sangue di sacrifici animali (come polli o lucertole); in cambio il morto obbedisce allo stregone e lo protegge dal male.

A causa della persecuzione degli schiavisti ed invasori bianchi su tutte le religioni neo-africane, il sincretismo con il Cristianesimo (in particolare in Venezuela e Colombia) e le tradizioni etniche è presente con numerosi elementi estranei alla tradizione originaria quali per esempio l’uso del crocifisso, nonché con numerosi paragoni e attributi tipici degli Orishas, gli dei della Santerìa, per chiamare e descrivere gli Enkisi, gli dei del Palo, le potenti divinità che servono il dio unico e supremo, Zambi, Sambia o Ensambi.

Il Palo Mayombero opera con spiriti di luce o delle tenebre: Nkisi o Ndoki. Questi ultimi sono importanti specialmente per il palero che non usa simboli cristiani nel culto: il palero judìo, o giudeo. Per essere iniziati nel Palo bisogna sottostare alla cerimonia chiamata rayamiento, il graffiamento che consiste in speciali segni fatti sulla pelle dell’adepto per stipulare un patto di sangue con lo spirito che vive nel calderone: il rituale è chiamato anche giurare nella Nganga. Da quel momento l’adepto rayado sarà sotto la protezione dello spirito, Nkisi del calderone del suo padrino o madrina. La seconda cerimonia, il secondo passo nella religione, è diventare Padre (Tata) o Madre (Yaya) del Palo e ricevere una Nganga. Speciali divinazioni vengono fatte per determinare quale via delle entità del Palo è più appropriata per il nuovo calderone. Una nuova cerimonia, un nuovo giuramento viene poi fatto dal nuovo Padre di Palo all’Enfumbe, lo spirito del morto che vive nella nuova Nganga affinché possa aiutare lo sviluppo materiale e spirituale del nuovo e completo palero.

Il metodo divinatorio è chiamato Kujamputu oppure Chamalongo, assai simile in essenza all’Obi/Coco della Santerìa. Forte è anche il sincretismo con la dottrina Kardecista e nei Munanso, le case di palo (gruppi, congreghe guidate da un padrino): prima dell’iniziazione viene celebrata una Misa Espiritual, una particolare seduta per determinare quali sono le guide spirituali del nuovo palero che lo aiuteranno a migliorare se stesso e la propria esistenza. Spesso le guide prendono possesso dei medium e danno diretto avviso sui precetti da seguire.

Per le sue funzioni, el Tata è supportato da altre gerarchie minori di consacrati come il Bakonfula ayonfombe e il Ngueyo, che insieme con il resto del los "ahijados"  formano l'Assemblea, che è indipendente nello svolgimento dei riti o cerimonie.  La caratteristica principale della brillumberos è il culto degli antenati e divinità, che si riferivano al pantheon yoruba, per ricevere, secondo il rituale Palero, materiale oggetti in loro corrispondenza. Nella regola Kimbisa vi è una forte sincretismo e la tolleranza tra l'elemento Congo, la Regola di Ocha, lo  spiritismo, il cattolicesimo e le società segrete maschile Abakúa . Delle credenze di origine bantu hanno preso, tra le altre cose, le loro concezioni relative Nganga, e l’animismo delle piante, l'acqua e la terra, e l'influenza degli spiriti degli antenati. Della Regola de Ocha troviamo gli Orichas trasportati con altri nomi (Eleggua diventa Lucero Mundo; Yemaya diventa Madre in acqua; Obatala sulla terra trema; Oya, in Centella), l'assimilazione di utilizzare Chamalongo (guscio di cocco) in divinazione e la convinzione di "alimentazione" e "rafforzare" il legame con le divinità attraverso sacrifici in spargimenti di sangue.

Dello Spiritismo si  assimila la comunicazione diretta con gli spiriti, sulla base che quello che accade sulla terra è regolato da forze al di là.  L'influenza del cattolicesimo si manifesta attraverso il culto del Santo Spirito e l'uso del Crocifisso e le preghiere di rito cattolico. Inoltre, la principale guida di kimbiseros è San Luis Beltrán.



La abakúa l’elemento derivante da questa credenza è verificato nel metodo di selezione dei loro candidati, che devono rispettare determinati comportamenti sociali. Storicamente, la pratica della regola Conga Mayombe o hanno ricevuto, per ignoranza della popolazione, l'etichetta di "stregoneria" “brujeria”, un punto di vista tra i  non informati circa la posizione della componente magica di questa espressione religiosa che per il resto degli elementi che la identificano. La magia solo il mezzo attraverso il quale gli iniziati equilibra le forze del bene e del male. La Regola di Palo Monte, Conga Bruja (Strega). Come la religione o di origine africana è parte di un ampio spettro di religiosità popolare generato da uomini e donne che secoli fa sono stati portati come schiavi e che apparteneva alla famiglia africana di popoli di lingua bantu. Come in tutti i casi, vi è stata una trasformazione dopo il suo arrivo a Cuba e ora presenta le sue varianti. Palo Mayombe: Caratterizzata da l'uso di due Nganga, uno per il bene e di fare un altro per fare  danno. Palo Ndoki: Definito per  l'uso esclusivo di Nganga per il male. Palo Kimbisa: Contrariamente alle precedenti Nganga utilizzato solo per il bene
Il suo utilizzo, dato che è stato spostato dalla terraferma di origine ha uno scopo, il dominio delle forze della natura o nkisisismo. Tra i componenti di questo particolare pentola erbe e ossa chiamato Nganga. Come tutte le religioni di origine africana hanno i loro mezzi di divinazione, o el vititifinda o mpaka, tarro, come  il suo  magico  preparato con  un tappo di vetro e il fumo. I credenti della Regola di Palo Tata Nganga: Anche conosciuto come Padre Nganga.È il proprietario della Madre del Nganga, che ha il  riconoscimento del potere di avviare i neofiti nella pratica di questa religione, come pure la realizzazione di altri Nganga. Essa ha il potere di divinazione. Monte, hanno una conoscenza approfondita delle piante Nganga madre: le donne hanno una madre Nganga e prestigio per aiutare i Tatas in liturgie. Madrine e / o padrini: aiuti alla Tatas nella magia rituale religioso. Tra le principali celebrazioni liturgiche della Regola Conga, possiamo menzionare il cosiddetto "graffiare" o battesimo Palero, iniziazioni o consacrazioni, che consenta ai nuovi "vestiti", mundificaciones, offerte votive, riti di guarigione e riti tragici.

I Mpungos sono solo e soltanto "le forze", incorporano esseri che non ha mai diventare come antropomorfe nella orishas, foldunes, santi o Voodoo, anche se a Cuba da parte l'influenza della Regola di OCHA o Santeria, che con il sincretiza orishas e Santi Pantheon cattolica. Mentre in atto di Orisha l'azienda prende il controllo di tutto il corpo del credente, la conga mpungo o non solo essa vigore il collo e la testa del suo devoto, da qui il nome del cavallo stregone che popolarmente viene data a tale cade in una trance nella Regola di Palo Monte.  I principali mpungos sono:
Remolino Cuatro vientos - (Niño de Atocha). La forza benefica del vento.
Viento Malo (Ánima Sola). La malefica forza del vento.
Lucero Mundo (El niño Jesús). (Il bambino Gesù).Compassionevole forza del vento che sposta le strade.
Sarabanda son Briyumba (San Juan Bautista). Vigore il fuoco e metallo.
Sebangandó (San Norberto) Forza degli animali e l'ordine..
Sobayende , Obayende (San Lázaro). Forza di malattie.
Kenké (San Silvestre). Forza di vegetazione.
Tiembla Tierra (Virgen de las Mercedes). Vigore per la pace e l'armonia.
Ntala-Nsamba (San Cosme y San Damian). Vigore del gemelli.
Siete Rayos Punto Firme (Santa Bárbara). Forza dei raggi del sole.
Madre Agua (Virgen de Regla). Vigore delle acque e della maternità.
Chola Unwemwe (Virgen de la Caridad). Forza e la ricchezza di amore carnale
Centella Ndoke (Santa Teresa de Jesús). Vigore della morte


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venerdì 29 gennaio 2016

SEDUTE SPIRITICHE

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La pratica di una seduta spiritica non è un'attività cui dedicarsi solo per curiosità o addirittura per gioco.
Secondo le teorie degli spiritisti, il medium, oltre a essere dotato di poteri medianici, deve essere un individuo carismatico, godere della stima dei partecipanti, avere una lunga esperienza di sedute spiritiche e infine manifestare coraggio e prontezza nel caso si verificassero situazioni spiacevoli (crisi di panico tra i partecipanti, materializzazioni ecc.). Fenomeni tipici che si possono verificare durante le sedute spiritiche sono: registrazione di voci, divinazione di eventi futuri, visioni, scrittura automatica (fenomeno per il quale un soggetto sente la propria mano spinta a scrivere, come se fosse guidata da un'altra personalità), comparsa di ectoplasmi, cioè forme corporee fluidiche nelle quali si materializzerebbero gli spiriti. Alle sedute spiritiche di solito è presente anche qualcuno che non partecipa ma assiste e prende nota di tutto quello che succede e delle reazioni dei partecipanti. Prima di cominciare la seduta vera e propria si purifica l'ambiente con l'accensione di incenso e di una candela bianca. I partecipanti si siedono attorno a un tavolo, che solitamente è di legno a tre gambe, senza chiodi né nodi, sopra al quale viene posta la “panchette”, un foglio che reca scritte le lettere dell'alfabeto, i numeri e le risposte: si e no. Su questo foglio avverrà la comunicazione con i defunti evocati. Tutti i presenti appoggiano il loro dito indice su uno strumento dalla forma triangolare, spesso costituito di legno leggero. A questo punto il medium inizia a chiamare l'entità, che, una volta arrivata, risponderà alle domande dei presenti facendo muovere il legnetto che, con la punta, indicherà delle lettere che formeranno i messaggi e i responsi.

Non vi sono giorni o ore in cui gli spiriti siano più inclini a comunicare con i mortali. Secondo gli spiritisti gli spiriti si abituano al locale, ai giorni e agli orari in cui abitualmente li si invoca.

In linea di massima le comunicazioni con gli spiriti di livello più elevato si ottengono sempre nelle sedute con pochi partecipanti e quasi mai in quelle numerose perché è più facile creare un clima di attenzione e raccoglimento.

I partecipanti alla seduta, riuniti attorno al tavolo, si pongono in silenzio e concentrazione, tentando di stabilire uno stato di tensione mentale ed emotiva che permetta al medium di utilizzare l'energia del gruppo per poter richiamare a sé le forze necessarie ad un "contatto" con l'aldilà. I presenti formano una catena, tenendosi per mano o con altre modalità, e, dopo qualche tempo, il tavolino, secondo gli spiritisti, dovrebbe fremere, scricchiolare o addirittura alzarsi leggermente da una parte. Quel momento rappresenta l'inizio della comunicazione con l'entità: il dialogo si svolge attraverso i classici colpi che andranno richiesti allo spirito come risposta alle domande formulate dai partecipanti secondo un codice predeterminato. Con la tecnica della trance invece il medium, una volta aggiunto il grado desiderato di concentrazione, ritiene di "dare voce" a defunti o altre entità spirituali che lanciano messaggi di vario genere parlando per conto dell'entità evocata.



Un tipico sistema di interrogazione è quello della tavola ouija. Questo strumento consiste in una piccola tavola con le lettere dell'alfabeto e con i primi dieci numeri (da 0 a 9 o da 1 a 0). Sulla tavola o quadrante si colloca un piccolo pezzo di legno triangolare, che poggia su tre sfere di cristallo in modo che possa scorrere facilmente. Il medium e i partecipanti pongono il dito indice sul triangolo mobile e questo indica in successione le lettere e le cifre scritte formando parole, date, cifre e frasi di senso compiuto. Secondo alcuni in realtà il fenomeno è dovuto ai movimenti ideomotori dei presenti che non sono in grado di mantenere il dito perfettamente fermo, le frasi composte sono il frutto delle aspettative inconsce di chi la muove: è sufficiente capovolgere le lettere e mischiarle perché la planchette inizi a comporre frasi completamente prive di senso.

Al termine delle comunicazioni occorre ringraziare lo spirito intervenuto e lasciarlo libero di andarsene. Questo particolare è molto importante perché, secondo gli spiritisti, se non accomiatata, l'entità può restare per un certo tempo prigioniera nel luogo in cui è giunta e provocare strani fenomeni, come oggetti che si muovono da soli o rumori misteriosi e arcani.

Le sedute spiritiche non hanno nessun tipo di riconoscimento scientifico, e così anche i presunti fenomeni spesso a loro legati, come:
levitazione di oggetti
apporto e asporto di oggetti (dentro e fuori da un locale opportunamente chiuso)
rumori e voci non ben identificabili, dal terreno;
improvvise folate di vento freddo.
Fra i fenomeni che interessano i maggiori medium abbiamo: luci metafisiche (comparsa di un punto di luce bianca che si muove nel vuoto a velocità istantanea, cambia colore e lunghezza da quella di un punto a raggio esteso), sedute a voce diretta in genera percepita dal terreno in pieno giorno, medium in trance che emette ectoplasmi, o il "rapimento del medium" che vive un'esperienza extracorporea (il corpo rimane immobile e il medium si vede da un'altra parte, oppure in casi più rari c'è l'asporto del medium in cui l'intero corpo sparisce e si trova in un luogo diverso).

Fra le credenze legate a queste pratiche:
i presenti devono restare uniti tenendosi per mano intorno al tavolo qualsiasi cosa accada;
se anche uno solo dei presenti (pure se un terzo prende il suo posto) abbandona il tavolo e interrompe la catena, lo spirito resta intrappolato e non può fare ritorno al luogo di provenienza. Nei giorni successivi alla seduta, si verificano casi di poltergeist in cui l'entità tenta di ottenere una seconda seduta spiritica per rimettere le cose a posto, ovvero vendicarsi;
la disposizione a cerchio e tenersi per mano proteggono i presenti, in primis il medium, così come l'uso di simboli e tatuaggi;
la sua energia e medianità fluiscono per mano a tutti presenti. Se i medium sono più di uno, le medianità si sommano. La medianità si trasmette per contatto fisico, e dopo alcune sedute anche i presenti potrebbero avere manifestazioni paranormali;
è interessato dal fenomeno anche chi è presente, non restando al tavolo.
a seconda delle convinzioni personali, le entità possono essere persone defunte, oppure angeli, demoni, larve astrali, ecc. e parlano da una dimensione esterna alla nostra. Nella pratica esoterica non vi sono garanzie che le entità invocate siano effettivamente i propri cari, nemmeno se forniscono informazioni personali che soltanto loro potevano conoscere in vita, ovvero se predicono eventi futuri, manifestando un'attenzione e amore particolari verso i presenti.
Il medium chiama uno spirito-guida che svolge il ruolo di intermediario dal lato del mondo spirituale, governando la seduta per tenere lontane entità negative che tentano di manifestarsi. Se il medium chiede un'evocazione, l'entità si manifesta all'esterno, restando separato dalla coscienza dei presenti; se la invoca, entra nel corpo del medium, che può restare inabitato e cosciente, ovvero entrare in trance completamente posseduto dallo spirito, col risultato di parlare lingue sconosciute, con ricordi e un tono di voce che non sono i suoi.

Le entità vivono in una dimensione trascendente senza spazio, da cui segue che:
se possono manifestarsi, possono farlo ovunque nella Terra siano chiamati e al limite in sedute spiritiche in più luoghi differenti contemporaneamente;
a tutti è noto e sempre visibile il passato e futuro di ognuno di noi.
Ad opinione di alcuni domina su tutto la presenza di una divinità con la sua legge che vieta alle entità di interferire col libero arbitrio dell'uomo, fornendo informazioni che pure hanno e potrebbero essere utili tanto al progresso materiale o spirituale del singolo (per arricchirsi, evitare dolori o la morte), che della collettività dando la soluzione a problemi irrisolti della scienza.

Per alcuni è una sola dimensione trascendente dove non esiste neanche il tempo, per altri esiste un piano eterico intermedio tra quello fisico e quello puramente spirituale.

Secondo un'opinione corrente, si ritiene che l'orario ottimale per le sedute spiritiche sia compreso tra mezzanotte e le tre del mattino perché sono le ore della notte con la maggiore assenza di luce, il maggior numero di persone si trova a dormire e gli spiriti non rischiano di essere visti, per un noto simbolismo (le 3 di notte è la cosiddetta "ora del diavolo" alla quale si sveglierebbero dal sonno le persone che vivono un inizio progressivo di possessione, in antitesi alle 3 del pomeriggio ora in cui morì Gesù sulla croce).

La comunità scientifica ritiene che tutti questi fenomeni abbiano spiegazioni naturali, come l'"autosuggestione" collettiva, o la pura e semplice frode, che è stata talvolta dimostrata anche da parte di medium famosi.

Storicamente, lo spiritismo apparve in Francia nella seconda metà del 1800, ma ai nostri giorni ha decine di milioni di seguaci in molti paesi dell’Europa e del mondo, oltre alla Francia: Spagna, Stati Uniti, Giappone, Germania, Inghilterra, Argentina, Portogallo e soprattutto Brasile.

In Italia, secondo alcuni dati riferiti da Codacons, sarebbero almeno 13 milioni i cittadini che ogni anno si rivolgono al mondo dell’occulto, ma in questa statistica rientrano anche coloro che chiedono consiglio a cartomanti, maghi e fattucchieri.

Assistere a una seduta spiritica può avere effetti pericolosi se si è psicologicamente deboli. Di fatto, se si è facilmente suggestionabili, si sarà portati a credere a qualsiasi cosa!
In genere alle sedute presenzia anche una persona che non partecipa attivamente alla seduta ma che assiste, osserva e annota gli avvenimenti.

Le comunicazioni spiritiche avverrebbero solo grazie all’intervento di un “medium“, un tramite dotato di particolari sensibilità. A questa persona si riconoscono specifiche doti che permettono proprio la comunicazione fra spiriti e viventi, durante la cosiddetta seduta spiritica.

Lo spiritismo insegna che possiamo comunicare con gli spiriti dipartiti e con altre entità spirituali. Altri insegnano che possiamo cercare uno spirito guida a cui affidare la nostra vita. Coloro che credono si affrettano a dire che Dio nella Bibbia proibisce espressamente di consultare gli spiriti, con e senza l’aiuto degli spiritisti, perchè vi è del male e del pericolo in questa pratica (Levitico 19:31; 20:6,7; Isaia 8:19).

La Rete è piena di testimonianze, e in molti dicono di aver praticato una sessione, anche per gioco, sulla tavola ouija (la tipica tavola su cui sono impresse le lettere dell’alfabeto e i numeri). In genere c’è chi riporta che durante una sessione si possono sentire voci, si possono avere visioni, anche di ectoplasmi (forme in cui si materializzerebbero gli spiriti), si possono sperimentare casi di intuizione di eventi futuri e di scrittura automatica.

Quello che sembra certo, alla fine di ogni racconto, è che l’essere umano ha capacità nascoste e poteri potenziali che nemmeno lui conosce. Se poi anche gli spiriti esistono davvero, questa è un’altra storia. Per essere sicuri di non sbagliare, riteniamo che sia meglio non rischiare di importunarli, quindi vi sconsigliamo di impiegare il vostro tempo in una seduta spiritica. In tal modo eviterete anche il rischio di destare i vostri demoni interiori.



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giovedì 6 agosto 2015

IL VOODOO



Diffusa in varie aree africane già da prima delle colonizzazioni europee, la profonda saggezza filosofica del Vudù si è poi diffusa nelle Americhe, in conseguenza alla deportazione degli schiavi neri nelle nuove colonie, dove venivano sfruttati per il lavoro forzato. Risale proprio a questo periodo — tra il XVII e il XVIII secolo — la codifica del Vudù così come lo si può conoscere al giorno d'oggi: nato dalla sintesi delle varie espressioni spirituali africane e di alcuni elementi cattolici.

Il vudù rappresentò per gli schiavi africani uno spiraglio di luce nella miseria della schiavitù; una fede comune che poteva farli sentire parte di una cultura valorizzata, nonché parte di una comunità. Tuttavia il Vudù dovette affrontare una dura lotta contro l'oppressione esercitata dal Cattolicesimo: la Chiesa cattolica combatté strenuamente contro l'espressione religiosa africana, a causa del suo insieme di superstizioni e magia nera. Il Vudù venne — a partire dal 1800 circa — presentato al mondo sotto i riflettori.

Con le deportazioni nelle Americhe, il vudù iniziò a diffondersi nelle isole caraibiche, e successivamente in tutta l'America centrale. Col tempo la religione vuduistica si ibridò con quella Cattolica, individuando la presenza di un Dio supremo e di numerosi intermediari; ebbero origine quindi religioni attraverso i tre secoli che separano la nascita del Vudù moderno e l'epoca attuale, con un apogeo da parte dei cattolici riscontrato negli anni cinquanta, e una prosecuzione sino ai tempi correnti per quanto riguarda l'avversione dei protestanti.

Nonostante le repressioni , il vudù attirò un numero sempre maggiore di adepti, proprio grazie a quell'alone di proibito e misterioso che la sua condanna aveva originato. In tempi moderni il Vudù sta godendo di una discreta diffusione negli Stati Uniti e nell'America meridionale: ad Haiti il riconoscimento ufficiale della religione vuduista — praticata da quasi tutta la popolazione, parallelamente al Cristianesimo — risale al 2003. In Africa occidentale è in corso un revivalismo: in Benin è riconosciuto in qualità di religione ufficiale dal 1996 ed è praticato dai quattro quinti della popolazione; viene inoltre amministrato da una Chiesa organizzata e viene insegnato nelle scuole. Numerose comunità sono infine presenti in Ghana e in Togo.

La teologia vuduista si presenta come estremamente complessa e ricca, molto simile a quella delle altre grandi religioni mistiche del mondo. Il Vudù concepisce infatti la molteplicità dell'universo come una realtà illusoria, intendendo il cosmo come un "tutt'uno". Le tante cose che costituiscono il mondo non sono slegate e distinte tra loro, la differenziazione è infatti il velo di Maia (dalla religione induista) che copre quella che è la realtà, ovvero il fatto che tutto ciò che esiste è parte e manifestazione di un'entità ancestrale, ineffabile ed eterna, ovvero Dio — che nella tradizione africana è indicato con nomi quali Mawu, Olorun o Gran Met (dal francese Grand Maître, ovvero "Grande Maestro"), e viene anche designato spesso con un altro nome , utilizzato da quando il Vudù si ibridò col Cristianesimo .




La divinità suprema è concepita dalla religione vuduista come un principio primordiale che crea l'universo attraverso un processo di manifestazione, di espressione dello spirito divino, un processo che dà ordine, vita e moto alla materia. Dio è il creatore, il motore, la fonte mistica di tutta l'esistenza, è l'essenza che nutre la materia dell'universo, nonché la potenza che dà forma alla sostanza. Quest'ultima, infatti, senza la forma conferitale da Dio, non sarebbe altro che caos.
La teologia vuduista concepisce Dio come un ente inarrivabile, inconoscibile, il quale tuttavia si può rendere accessibile alla mentalità umana manifestandosi nell'universo infinito che è sua emanazione. Lo stesso termine dal quale la religione trae il nome, ovvero vodun o vodu, sta ad indicare lo spirito misterioso che permea e fertilizza la materia cosmica, attivandola e donandole la vita. Nelle lingue africane tale termine significa letteralmente "segno del profondo" ed è generalmente utilizzato in alternativa a Obatala ed in un altro termine, quest'ultimo dal significato misterioso, vale a dire "potenza astuta della buca": questo termine ha un rimando anche a Satana (il "divisore" , il "maligno" , il "menzoniero") che i Cristiani pensano sia capace, con le sue astute menzogne miste abilmente a verità, di soggiogare la mente dell'uomo al suo volere imponendogli una morale falsa e distorta ed una errata percezione della realtà, dove solo l'aiuto di Dio può liberare e svelarne tutti gli inganni .

Secondo i vuduisti, queste espressioni sintetizzano la natura dello spirito divino manifesto nel mondo, perché il vodun è occulto, nascosto nella terra e nel cosmo che permea e di cui è l'essenza. Il vodun ha una duplice natura: da una parte è spirituale, dall'altra è materiale, ma si tratta di una distinzione pratica, dato che nel Vudù materia e spirito sarebbero considerati come la medesima realtà, dato che la materia non è altro che una forma condensata dello spirito cosmico. Il vodun è la forza segreta che presenzia in tutte le cose e che si manifesta all'uomo attraverso riti con simbolismi esoterici e di enfasi estatica. Tali riti, secondo le credenze, permetterebbe all'essere umano di oltrepassare il velo di Maia, di entrare in contatto diretto con la Divinità, contemplandola ed intravedendone le potenzialità, il potere e la consapevolezza che l'"essere inarrivabile" esprime in ogni attimo della sua esistenza.

Nella religione vuduista, il serpente è considerato una rappresentazione ideale e sacrale del vodun. Come il serpente costrittore si avviluppa attorno alle sue prede (altra similitudine con Satana od altri demoni rappresentanti i demoni ingannatori o stritolatori), così Dio avviluppa il suo spirito attorno al cosmo ed adempie perennemente al processo mistico della creazione o manifestazione molteplice.

« Il Serpente sotto i cui auspici si riuniscono tutti coloro che condividono la fede. »
Le spire del serpente rappresentano la forza mistica attraverso la quale la Divinità esprime la propria luce, emanando l'universo che permea e nutre in eterno con il suo spirito, il vodun. L'anima che compone tutte le cose tesse tra queste un inscindibile legame: lo spirito di una pietra è identico all'anima di un albero, l'anima di un albero è identica allo spirito di un animale, lo spirito di un animale è parte della stessa anima universale che possiede anche l'essere umano. Ogni cosa, sia essa animata o inanimata, è parte di Dio ed è parte dell'eterno ciclo della creazione.


Stando a tutto questo, il Vudù è una religione panteistica, in quanto concepisce tutte le cose come tasselli di un'unica anima cosmica; parallelamente è però anche una religione monistica. La teologia vuduista include infatti il concetto di manifestazione pluralistica di Dio: esso è unico e unitario, è la fonte ancestrale di tutte le cose che esistono, ma non può essere compreso dalla mente umana se non attraverso la molteplicità delle sue manifestazioni. Il Vudù contempla infatti la presenza di una schiera di varie divinità, che designa con il termine specifico di loa, che letteralmente vuol dire "misteri", ma che viene spesso tradotto anche come "santi" o "angeli", per sottolineare la similitudine col Cristianesimo. Questi spiriti della natura (in parte derivati dagli Orisha della tradizione yoruba) sono le sfaccettature, i vari aspetti, attraverso i quali Dio si manifesta nel mondo. Proprio per questo motivo l'uomo non è in grado di sviluppare tutte le personalità ma si limita ad una. L'uomo, che secondo quanto detto sarebbe limitato nel comprendere il mistero dell'assoluto, può entrare in contatto con Dio solo passando attraverso il molteplice, essendo questo l'unica mezzo che può condurlo al divino, il veicolo che permette la comprensione della realtà. La molteplicità è l'eccezionale capacita di alzare la testa, agire senza paraocchi, distrarre una mente sovraccarica o ossessionata, staccare e riattaccare la mente proprio come avviene per la concentrazione più il periodo di recupero è breve maggiore è la durata.

Dai rituali fortemente esoterici e mistici si crede che non esista distinzione tra il mondo divino e il mondo umano, che ogni cosa è divina in quanto ogni cosa è parte attiva dell'unità. L'uomo potrebbe condurre una vita che lo porti alla stretta relazione estatica con le manifestazioni di Dio, con le divinità e gli spiriti dei morti, ma nel momento in cui comprende il segreto del molteplice e del vario, si rende anche pienamente consapevole del fatto che il molteplice è costituito dai tanti tasselli di un unico mosaico divino.

Tra gli spiriti della natura venerata dai fedeli del Vudù si trovano divinità che fungono da patrone e personificazioni di elementi e forze della natura. Gli spiriti del cosmo venerati dai vuduisti sono stati etichettati, nel Vudù centroamericano, con denominazioni in francese o spagnolo, ed associati, in una erronea analogia frutto di un miscuglio culturale, a santi e figure cattoliche. Pertanto, quei "santi" vengono considerati o come incarnazioni terrestri delle divinità, oppure come alternative raffigurazioni delle divinità stesse.

Le divinità sono considerate delle entità indescrivibili, senza aspetto o caratteristiche fisiche; sono semplici essenze della Divinità suprema. Per questo motivo, nonostante la diffusa iconografia, dovuta in particolare alle commistioni cattoliche, per rappresentarle in via ufficiale, ad esempio per le decorazioni dei templi vuduisti, vengono utilizzati i veve, i disegni geometrici sacri. Questi sono ritenuti il miglior modo attraverso cui esprimere l'aspetto del divino, in quanto sono sintetizzazioni simboliche delle funzioni e delle caratteristiche che contraddistinguono gli spiriti della natura.

Il Vudù si presenta generalmente con un'organizzazione costituita da un sistema di congregazioni. Ad Haiti e in Benin esistono due vere e proprie Chiese vuduiste che amministrano molte di queste congregazioni e gestiscono le cerimonie religiose, oltre che i seminari per la formazione del clero vuduista; in Benin la Chiesa del Vudù è un'istituzione molto importante nella società e nella vita dei cittadini, essa gestisce infatti parecchi servizi pubblici, quali ospedali, scuole, college ed alcuni enti per la beneficenza. Il clero vuduista è costituito da sacerdoti e sacerdotesse, che svolgono generalmente le medesime funzioni; i sacerdoti di sesso maschile vengono chiamati oungan (anche ungan o houngan), le donne vengono chiamate mambo. Ogni congregazione vuduista possiede poi i propri alti sacerdoti e alte sacerdotesse, chiamati rispettivamente papaloa e mamaloa; questi sacerdoti capi hanno il compito di gestire al meglio gli interi collegi clericali, avendo alle spalle molti anni di esperienza. Esistono inoltre alcune decine di cosiddetti "Roi" (Re), che godono di un prestigio particolare e insieme formano la leadership della cosiddetta "Chiesa" Beninese. Sono i discendenti degli antichi sovrani del Dahomey e hanno diverse specializzazioni; Towakon Guedehongue II, ad esempio, benché gli sia spesso attribuito il titolo di "Papa" del Vodou, non è altro che uno dei tanti Roi, specializzato nella supervisione sulla correttezza dei rituali nei vari Hounfour. Il clero offre servizio in templi, gestiti dalle congregazioni e diffusi sul territorio; oggi esistono templi vuduisti in particolare in America centrale e in Africa occidentale, sebbene luoghi di culto si possano trovare anche in tutti gli Stati Uniti e in alcuni Paesi europei, in particolare in quelli in cui le attività del Vudù sono più radicate.I templi sono considerati dei luoghi in cui l'essere umano può entrare in contatto con la Divinità, ed è per questo che vi si svolgono i rituali. Gli edifici di culto sono decorati con vari elementi, tra cui un ingente quantità di candele, raffigurazioni di santi e oggetti considerati legati ai loa. Questi ultimi, in quanto non rappresentabili, sono celebrati di solito mediante l'utilizzo dei veve, le geometrie sacre. Durante i rituali sono molto frequenti i sacrifici animali, in particolare — tipico della tradizione vuduista — è il rituale che prevede lo sgozzamento del galletto. Possono essere utilizzate anche le famose bambole vudù . Altra caratteristica importante dei riti vuduisti è il forte misticismo, vale a dire il forte contatto che viene teso tra il mondo divino e il mondo umano, portando ad un'unione rituale tra uomini e dèi.


Le liturgie prevedono infatti la possessione divina, attraverso cui una divinità loa o lo spirito di una persona defunta si impossessa del corpo del celebrante — solitamente un membro del clero — interagendo con i partecipanti al rito. Nei momenti di estasi il posseduto viene detto uno zombi ovvero una persona viva sotto il controllo di un ente che in realtà non appartiene al suo corpo. Si crede infatti che durante i rituali di possessione, una delle due anime del posseduto lasci il corpo per permettere alla divinità di penetrarvi.

Nel Voodoo, il concetto della salvezza e del raggiungimento della salvezza è molto complesso. La visione si può dire che, a grandi linee, abbia alcuni punti in comune con quella cattolica: infatti entrambe le escatologie di queste religioni si basano sulla credenza in una vita dopo la morte. Nel Vudù tuttavia esiste una concezione molto diversa per quanto riguarda l'anima: mentre infatti nel Cattolicesimo l'anima viene considerata il "principio spirituale dell'uomo" (Catechismo della Chiesa Cattolica - CCC n. 363), o la "forma del corpo" (CCC n. 365), destinata a ricongiungersi ad esso dopo la morte con la risurrezione, (cfr. CCC n. 990), nel Vudù essa è concepita come distinta in due corpi numistici, vale a dire il grande angelo guardiano e il piccolo angelo guardiano. La prima parte dell'anima è considerata quella più materiale, e per questo strettamente legata al corpo, tanto da lasciarlo solo in seguito alla morte. La seconda è considerata invece la parte più sottile, in grado di lasciare spesso il corpo — anche durante il sonno —, e quella più soggetta ad influssi esterni, tanto che si ritiene se ne possano impossessare, imprigionandola, persone che praticano la magia nera, attraverso la quale riuscirebbero a controllare il piccolo angelo guardiano e, direttamente, la persona cui l'anima appartiene, rendendola uno zombi. I sacerdoti vuduisti possono, in questo caso, proteggere il malcapitato preparando un vaso della testa (in francese pot de tête), ovvero una sorta di amuleto nel quale racchiudono anticipatamente il piccolo angelo guardiano impedendo che venga catturato. Quando una persona muore, la sua anima ascende al paradiso. Durante la vita ogni essere umano possiede inoltre un proprio maestro della testa. Questa entità corrisponde all'angelo custode della tradizione cristiana, un nume dunque che porta consiglio e protezione alla persona cui è associato. Eticamente il Vudù esercita una morale che enfatizza la valorizzazione della vita umana e il rispetto della natura. Quest'ultima, essendo il Vudù una religione panteistica è considerata sacra e permeata dalle divinità. La religione vuduista sta rappresentando, in particolare nelle regioni meridionali del Togo, una forza particolarmente fervente che lotta per la salvaguardia delle zone boscose considerate sacre e al contempo vi si celebrano molto spesso i rituali vuduisti.

Per quanto riguarda la vita umana, un insegnamento che può essere utilizzato come esempio principale della forza etica che caratterizza il Vudù, è il valore che questo dà alle persone con handicap fisici o mentali perché considera manifestazione mistica qualsiasi cosa che sia speciale o semplicemente diversa.

Come tutte le religioni antiche anche il vuduismo ha numerosi cerimoniali legati alla magia e particolarmente vasto sembra essere l'arsenale della magia distruttiva o nera.

Per quanto non esistano prove dell'efficacia di tali magie, non vi possono essere dubbi sulla presa di queste superstizioni sul popolo: perfino François Duvalier, presidente a vita di Haiti dal 1957 al 1971, riuscì a tenere Haiti nella morsa della paura, spacciandosi come la reincarnazione dell'entità Baron Samedi, in grado di scagliare potenti maledizioni (affermò che la morte John Fitzgerald Kennedy era dovuta ad una sua maledizione) e usò i "Tonton Macoutes" (Zii Sacco di Iuta) per far sparire gli avversari politici.


La “Bambola Voodoo” è un affascinante oggetto che è entrato prepotentemente nel folklore relativo a questa tradizione magico-religiosa.

Le bambole voodoo possono presentarsi in diversi aspetti e forme. Spesso i materiali e la forma dipendono dal tipo di rituale in cui verrà impiegata e dal suo “effetto”. Principalmente sono costruite con materiali semplici e naturali come cotone, erbe, pezzi di legno, argilla e uova, decorate con stoffe, perline e oggetti; talvolta sono cosi minuziosamente e riccamente decorate.

In effetti possiamo parlare di bambola voodoo soltanto quando questa è utilizzato in un rito di questo sistema di magia, in quanto la “bambolina” (chiamata dagida) è adoperata da sempre anche in altri sistemi magici e nella magia europea.

Questo oggetto viene associato erroneamente solo alla magia nera, ma in realtà viene adoperato per ogni sorta di incantesimo benigno o malefico ed anche nei riti religiosi per onorare le divinità Voodoo.

La funzione della bambola voodoo è quella di rappresentare la persona o la Divinità su cui si concentra il rituale; quindi possono essere impiegate per “attaccare” un nemico , guarire o far innamorare le persone amate o invocare la presenza della Divinità.


Tradizionalmente i colori sono:

Bianco:  per la magia bianca, spiritualità.

Nero: per la magia nera, per proteggersi da negatività.

Rosso: amore, attacco, passione, potere

Verde: denaro, fertilità, serenità

Blu: serenità, riposo, fortuna

Rosa: amore

Viola: spiritualità, spirito dei defunti

Giallo: allegria, soldi, mente.


Non esiste un unico rito perché questo dipende dalla natura dell’ incantesimo  e dello spirito invocato, nonché dalle tradizioni locali.Prima di eseguire l’ incantesimo, l’ officiante si accinge ad un bagno purificatore e in seguito purifica anche l’ area in cui verrà svolto il rito. Questo viene fatto spruzzando rum o dell’ acqua benedetta.

Il rito inizia con una preghiera a Papa Legba affinché apra le porte tra il regno umano e quello degli spiriti.Poi, si tracci il sigillo della Divinità di cui si chiede l’ aiuto utilizzando farina di mais o polvere “cascarilla”.Si ripeta la formula di invocazione finche se ne avverta la presenza.Sul sigillo si ponga l’ offerta per propiziarsi lo spirito e soddisfarlo, la bambolina o gli oggetti necessari a costruirla.

A questo punto, l’ officiante simula con la bambola ciò che si vuole che accada all’ altra persona e lo si chiede a voce allo spirito invocato. Dal momento in cui viene usata, la bambola non deve essere più chiamata tale, ma col nome della persona che rappresenta.Al termine viene ringrazia lo spirito e lo si congeda, spesso con un’ altra offerta. Segue una preghiera a Papa Legba pere chiudere il portale e si spazza via il sigillo tracciato con la farina o la polvere.

Se invece la bambola voodoo serve a invocare la presenza della Divinità nella casa, in un luogo o per esserci vicino, la bambola deve essere costruita secondo l’ immagine e i gusti dello spirito per esempio: una bambola di Damballa sarà decorata con serpenti e nei suoi colori sacri e conserverà all’ interno il suo sigillo.Durante il rito  si chiederà allo spirito di abitare la bambolina.

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martedì 28 luglio 2015

I FURIN





Il furin è una campanella tondeggiante da cui pendono uno o più tubicini di metallo. La campanella è realizzata di solito artigianalmente in diversi materiali tra cui predomina il vetro soffiato e la ceramica. Inoltre riporta delicate decorazioni dipinte che rappresentano simboli estivi tra cui paesaggi, fiori, fuochi d’artificio, pesciolini rossi o soggetti, scritte che attingono alla tradizione giapponese. Una strisciolina di carta – spesso di riso – decorata con piccoli disegni o su cui è riportata una frase poetica, è sospesa ad ogni tubicino. Il soffio del vento muove la carta e con essa il tubicino che, battendo contro il vetro, produce il caratteristico suono, diverso a seconda del materiale della campanella.

I furin vengono appesi alle grondaie, agli infissi, alle verande e ai portici delle case e dei negozi. A questi oggetti i giapponesi danno il merito di rendere più sopportabile il caldo estivo grazie al loro suono e di tenere lontano gli spiriti maligni.  La loro origine è cinese, ma furono importati in Giappone molti secoli fa, probabilmente grazie al buddismo.

Nell’antichità, il noto monaco buddista Honen Shonin di Kamakura definì i furin tesoro nazionale per il loro presunto potere benefico. Si ritiene che i furin siano stati preceduti dai futaku, campanelle a vento di altro stile in bronzo, appese intorno ai templi e alle case dei nobili con il medesimo intento di proteggerle dagli spiriti cattivi, ma anche dai disastri. Alcune campanelle sono utilizzate anche per motivi meteorologici quali lo studio del venti, tipici del clima nipponico.

L’alta diffusione dei furin ha indotto le autorità delle città giapponesi ad emettere delle ordinanze che regolano il loro uso particolarmente durante la notte ed il maltempo.



Il termine furin deriva da fu, vento e rin, campana, traducibile in italiano come “campanella al vento”.  Il loro suono evoca il dolce tintinnio dello scorrere dell’acqua dei fiumi e la fresca brezza del vento primaverile.
In origine proveniente dalla tradizione cinese, il fūrin è stato introdotto in Giappone ormai da secoli, tanto che se ne riporta traccia in ogni genere di opera artistica e fonte storica.

Nei mesi estivi, la stagione più calda ed umida in Giappone, i fūrin vengono appesi e lasciati tintinnare al vento in tutta la nazione, producendo un suono che pervade le campagne ed i centri più piccoli, ma anche le metropoli grazie al forte attaccamento dei Giapponesi nei confronti delle loro tradizioni popolari più intime ed identificative. In questi mesi, infatti, i suoni caratteristici di queste terre sono quelli generati appunto dai fūrin, insieme al coro delle onnipresenti cicale ed al suono dei fuochi artificiali hanabi.

Il fūrin, lungi da realizzare unicamente una funzione decorativa, nasce per adempiere, e tutt'oggi adempie, a due scopi fondamentali. Si ritiene infatti -tradizionalmente- che, da una parte, renda il caldo afoso dell'estate meno pesante ed opprimente, grazie al suo suono molto delicato, e d'altra parte è antichissima e mantenuta ancora in auge per il fūrin una funzione culturale basata sulla credenza che il loro suono tenga lontani gli spiriti maligni dai luoghi abitati.

Infine, esistono anche particolari fūrin usati in funzione meteorologica: alcuni di essi sono infatti utilizzati nello studio dei venti, fenomeno rilevante nelle isole giapponesi, data l'alta densità di tifoni ed eventi atmosferici distruttivi dovuti al clima sub-tropicale.


LEGGI ANCHE : http://popovina.blogspot.it/2015/07/il-galletto-segnavento.html



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lunedì 13 luglio 2015

FANTASMI : IMMAGINAZIONE O REALTA'?



Il fantasma è un tipico personaggio della letteratura fantastica e dell'orrore. Un esempio celebre si trova nell'Amleto di William Shakespeare. Nei racconti gotici e horror i fantasmi infestano di frequente vecchi castelli o antiche magioni. In molti racconti per bambini il fantasma può assumere un ruolo positivo.
Per spiegare le testimonianze riguardanti l'apparizione di un fantasma sono state avanzate varie ipotesi sulla sua possibile natura, la maggior parte delle quali non ha una base scientifica.

La scienza sottolinea come non vi sia alcuna prova dell'esistenza del soprannaturale e di una forma di vita ultraterrena; tali concetti sono privi di fondamento razionale, empirico e sperimentale; ovvero, restano semplice oggetto di fede o credenza.

Frequentissime nella storia del paranormale sono state le vere e proprie frodi escogitate per svariati interessi, in particolare per ciò che riguarda le apparizioni dei fantasmi. Sono numerosi, ad esempio, i medium che si sono vantati della capacità di produrre materializzazioni di ectoplasmi, durante le proprie sedute medianiche, ma nessuno di questi sensitivi è stato in realtà in grado di produrre una prova oggettiva della natura soprannaturale di questi "fantasmi" (in molti casi è stato invece dimostrato trattarsi di garze, veli e altre sostanze del tutto naturali).

Anche le apparizioni documentate fotograficamente, oppure connotate da varie forme di interazione fra fantasmi e oggetti circostanti (ad es. spostamento di oggetti, rumori notturni ecc.), sono state spesso correlate, e successivamente spiegate, all'intenzione di determinati soggetti di attirare l'attenzione dei media e del pubblico su particolari luoghi, località o situazioni, per es. a scopi turistici o commerciali, o per interessi del tutto individuali.

Il 29 giugno del 1970 anche l’alpinista Reinhold Messner ha avuto un’esperienza mistica: raccontando la sua discesa dalla cima del Nanga Parbat con il fratello, mentre erano congelati, esausti e affamati di ossigeno, ha detto di aver visto “improvvisamente un terzo alpinista con noi, pochi passi dietro di me, sulla destra, appena fuori dal mio campo visivo”. Storie come questa sono state riportate innumerevoli volte dagli esploratori, nonché da persone rimaste vedove, ma anche da pazienti affetti da disturbi neurologici o psichiatrici: descrivono una presenza invisibile simile a un angelo custode, o a un demone, o a una persona cara persa. Un’entità inspiegabile, illusoria, ma persistente.
Il gruppo di ricerca dell’Epfl ha ora svelato la natura di questo ‘fantasma’, ricreando l’illusione di una presenza in laboratorio e fornendo anche una spiegazione: hanno dimostrato che la sensazione di una presenza è il risultato di un’alterazione dei segnali cerebrali senso-motori, che sono coinvolti nel generare la consapevolezza di sé attraverso l’integrazione di informazioni proveniente dai nostri movimenti e dalla posizione del nostro corpo nello spazio. Il lavoro è pubblicato su ‘Current Biology’.
“L’origine di questo studio – racconta Rognini – si deve a studi condotti dal professor Blanke a partire dal 2006, in cui è stato indotto il cosiddetto ‘feeling of a presence’ tramite stimolazione elettrica di una specifica parte del cervello, la giunzione parietale temporale: il paziente in questo modo riportava una presenza dietro il corpo, ma girandosi non la trovava. La cosa curiosa è che questa presenza assumeva la stessa posizione e i movimenti del paziente: se era in piedi, anche il ‘fantasma’ risultava in piedi. Se era seduto, anche la presenza ‘si accomodava’. La condivisione fra postura e movimenti con la presenza percepita già mostrava la componente senso-motoria del fenomeno”. “Ora – prosegue l’esperto – abbiamo allargato lo studio a più pazienti (12 neurologici e 48 persone sane in cui è stato usato il nostro robot per riprodurre l’illusione) e abbiamo approfondito le nostre analisi, confermando le osservazioni del 2006, suggerendo ancora una volta l’origine senso-motoria del fenomeno e ampliando la conoscenza delle regioni cerebrali coinvolte (la corteccia insulare, parietale-frontale e temporo-parietale), che hanno anche una funzione di integrare segnali motori e tattili. Il nostro obiettivo è riuscire anche ad avere risvolti terapeutici, utilizzando ad esempio versioni simili di questo robot per regolare gli eventi psicotici in malati di schizofrenia”. Non poco per chi ne soffre e per chi se ne deve prendere cura.

Nel dettaglio, gli scienziati hanno effettuato un esperimento di ‘dissonanza’ in cui i partecipanti, a occhi bendati, sono stati invitati a eseguire movimenti tenendo una mano davanti al loro corpo. Dietro di loro un dispositivo robotico riproduceva i loro movimenti, toccandoli sul retro in tempo reale. Il risultato è stata la creazione di una sorta di discrepanza spaziale, ma a causa del movimento sincronizzato del robot, il cervello del partecipante si adatta. Successivamente, i neuroscienziati hanno introdotto un ritardo temporale tra il movimento del partecipante e il tocco del robot. In questa condizione asincrona, distorcendo la percezione temporale e spaziale, i ricercatori sono arrivati a ricreare l’illusione fantasma. I partecipanti non erano a conoscenza dello scopo dell’esperimento. Dopo circa tre minuti, i ricercatori hanno chiesto loro quello che sentivano. Istintivamente, diversi soggetti hanno riportato un forte “senso di presenza”, contando fino a quattro “fantasmi”. “Per alcuni, la sensazione era così forte che hanno chiesto di interrompere l’esperimento”, dice Rognini. “Il nostro esperimento – commenta infine Blanke – ha indotto in laboratorio per la prima volta la sensazione illusoria di una presenza. Abbiamo dimostrato che può verificarsi in condizioni normali, semplicemente mettendo in conflitto i segnali sensoriali-motori. Il sistema robotico ci ha aiutato a imitare le sensazioni di alcuni pazienti affetti da disturbi mentali o di individui sani in circostanze estreme. Ciò conferma che il fenomeno è causato da una percezione alterata del proprio corpo nel cervello”.

Forse sarà successo anche a voi di avere la sensazione agghiacciante che c’è un intruso in casa specialmente durante il sonno.

Due studiosi hanno infatti analizzato  i meccanismi di questa specie di paralisi di breve durata che insorge spesso al momento del risveglio: un fenomeno, secondo l'articolo di Discovery News,  provato- almeno una volta nella vita- addirittura dal  40% della popolazione. Ma talvolta, capita anche di percepire  la presenza di un’entità non ben definita che sembra incombere minacciosa.

“La paralisi nel sonno può essere un’esperienza davvero spaventosa per alcune persone e capire cosa lo provochi realmente avrebbe effetti importanti per chi ne è colpito”, ha spiegato Baland Jalal, neuro scienziato dell’ Università della California, a San Diego, che ha condotto la ricerca.

Questa sgradevole impressione si verifica quando il soggetto si sveglia durante la fase di sonno più profonda, la cosiddetta fase REM. È il momento nel quale sogniamo. Dunque il nostro corpo è completamente rilassato, in uno stato totale di riposo:  i muscoli non rispondono ai comandi del cervello e ciò ci fa sentire come paralizzati. Spesso, questa sensazione entra nei sogni stessi. Meno chiaro, però, è  perché  alcune persone percepiscano quella presenza ostile.

Una probabile spiegazione è che sia solo un' allucinazione  prodotta dal cervello per eliminare la confusione quando si verifica  un disturbo nella regione cerebrale che contiene la mappa neurale del corpo- o del proprio Sé. È questa almeno la teoria esposta nell’articolo, scritto da Jalal e dal collega Vilayanur Ramachandran, pubblicato dalla rivista Medical Hypotheses.

Secondo i due ricercatori, in quell’area del cervello è custodita un’immagine impressa geneticamente del nostro corpo, una sorta di modello. Precedenti studi ipotizzano che tale regione si trovi nei lobi parietali, situati nella parte centrale dell’encefalo. È possibile che durante la paralisi nel sonno, i lobi parietali  mandino il comando di muoversi,  ma non rilevano alcun movimento reale negli arti, temporaneamente immobili.

Questa discrepanza creerebbe un disturbo nel modo in cui il cervello costruisce il senso dell’immagine del corpo. Secondo Jalal, l’impressione della presenza di un intruso in camera da letto sarebbe solo la proiezione della percezione del proprio corpo in una figura allucinatoria. Tuttavia, lo stesso neuro scienziato ammette che- pur essendo intrigante- questa spiegazione è molto difficile da verificare.

Nella maggioranza dei casi le potenziali allucinazioni che riguardano l'avvistamento di un fantasma sono di natura visiva ed uditiva. In altri casi è capitato di aver a che fare con testimoni che sostenevano di avere avuto anche contatto fisico e di aver sentito odori di vario tipo. In questo caso, secondo la teoria, si sarebbero verificate allucinazioni tattili e olfattive. In altri casi l'apparizione si manifesta con una sensazione di improvviso calo di temperatura.



La spiegazione si basa sul fatto che chiunque si rechi in un luogo particolare per assistere ad un'apparizione, se abbastanza convinto e suggestionato, potrebbe realmente assistere ad un'apparizione. La mente infatti, se posta sotto un forte stimolo di stress, potrebbe creare delle illusioni di vario genere, che possono essere diverse a seconda della persona.

Nei casi in cui due o più persone condividono la stessa esperienza illusoria si parla di allucinazione collettiva. Secondo alcune teorie parapsicologiche sarebbe spiegabile con il fatto che un individuo psicologicamente forte, in caso di forte stress, può trasmettere telepaticamente l'immagine che è stata registrata dal suo cervello: quest'ipotesi non ha però riscontro scientifico. L'allucinazione collettiva è spesso frutto di suggestione da parte di alcuni componenti del gruppo o della folla, che con il loro comportamento (parole, grida ecc.) finiscono per suggestionare gli altri.

La più diffusa credenza popolare vede i fantasmi come apparizione dei defunti. Questa interpretazione non ha alcun fondamento scientifico; in essa è riposta la fede, ovvero la volontà di credere, di coloro che vi aderiscono.

Credere ai fantasmi significa spesso credere che l'anima di una persona defunta possa in qualche modo riuscire a manifestarsi nel mondo terreno, non di rado per chiedere aiuto per portare a termine qualcosa che il defunto non è riuscito ad ultimare.

Facendo uso di stupefacenti si hanno allucinazioni, vedono nemici e fantasmi ovunque, si rovinano. E a volte si ammazzano, quando non ammazzano qualcun’altro perchè perdono la testa o perchè provocano un incidente stradale. Il problema più grave di queste persone è che diventano ossessive al punto di non fare vivere le persone accanto a loro.





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sabato 11 luglio 2015

L'ORRIDO DI BELLANO

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Si tratta di una gola naturale creata dal fiume Pioverna le cui acque, nel corso dei secoli, hanno modellato gigantesche marmitte e suggestive spelonche. I tetri anfratti, il cupo rimbombo delle acque tumultuose che hanno ispirato moltissimi scrittori, hanno fatto dell'Orrido la località turistica più nota del Lario.

L'orrido è stato da sempre apprezzato dalle ricche famiglie bellanesi del passato, ad esempio i Denti che nel XV secolo sfruttavano già la forza delle cascate del fiume per la lavorazione del ferro. Nel XVII secolo divenne dimora di Cipriano Denti e poi ispirazione del poeta Boldoni. Ad oggi è ispirazione di una "bella" centrale idroelettrica.

La peculiarità dell'Orrido consiste nella possibilità di percorrere un tratto all'interno della gola camminando su passerelle fissate nella roccia, camminando in assordanti meandri che si affacciano su strapiombi vertiginosi.

Il percorso è molto suggestivo, fra cascate e grotte naturali, panorami mozzafiato e una ricca vegetazione, il sole si riflette negli anfrantti, creando bagliori incredibili. La leggenda narra di un guerriero di nome Taino, che la fantasia locale vuole sepolto proprio nelle profondità dell'Orrido di Bellano, insieme al suo immenso tesoro, custoditi da un enorme pietra che ricopre la sepoltura. 
La forza delle acque nei secoli scorsi era utilizzata per la lavorazione del ferro e nella conciatura delle pelli, oggi la potenza della cascata viene utilizzata per alimentare due centrali idroelettriche.

Presenze inquietanti abiterebbero l'Orrido di Bellano, lo spettacolare sistema di gole scavate dal torrente Pioverna. Già il nome del luogo e la morfologia evocano eventi inspiegabili, ma ad alimentare ulteriormente i dubbi circa la presenza di spiriti e fantasmi sono successi anche alcuni episodi al limite del paranormale. 
Negli anni '70 era precipitata e morta una persona; qualcuno ha fotografo tra le rocce e i riflessi delle gocce del fiume sulle pietre come un volto del tutto simile a quello di padre Pio da Pietralcina. 

Le sue acque di un verde opaco e suggestivo si raccolgono nel grande bacino che apre il percorso sono impetuose e rumorose.

La roccia scura, liscia e levigata dall’acqua, modella forme scultoree ora sinuose ora scabre, raggiungendo l’apice della violenza verso metà percorso. Qui l’impressione sarà di assistere al rovesciarsi sul fondo di un’autentica cascata che con impeto fuoriesce dalla montagna. È facile immaginare come l’Orrido sia stato da sempre associato a oscure presenze diaboliche, alimentando un alone di mistero che tuttora l’avvolge: una gola che inghiotte chi osa addentrarvisi. Il passaggio è in alcuni punti tanto stretto che allungando una mano potete quasi toccare la parete opposta, con una sensazione di sottile vertigine. L’effetto svanirà non appena la gola si apre, letteralmente catapultandovi in una valletta verdissima che vi farà dimenticare il lago placido e romantico da cui siete partiti. Lo vedrete apparire, lontano anni luce eppure così vicino, dal punto panoramico in cima a una bella scalinata.



A guardia dell'Orrido, su di una roccia del fiume Pioverana sorge la Casa del Diavolo; una curiosa torretta di cui non si conosce ne l'origine ne la funzione, la torre ad esagono irregolare si eleva su quattro piani collegati tra loro da una scala a chiocciola. 
Si narra che al suo interno si svolgessero licenziosi festini accompagnati da riti satanici ed evocazione del maligno; il suo nome è legato alle figure mitologiche, fra cui un satiro, che decorano la facciata dell'ultimo piano della torre.

Innanzitutto, tra le figure che adornano la facciata, si nota chiaramente un demone armato di forcone, così come ce lo suggerisce l’iconografia comune.



Non è comunque da dimenticare la presenza si uno strano volatile incoronato che alimenta l’atmosfera stregonesca.

Non se ne conosce l'origine e la funzione, già citata nel 1656 né la “Rosa Vermiglia” ma esistente da secoli precedenti e nel 1700 adibita a museo di fossili, risulta inserita nel catasto teresiano al nr. 124 e riprodotta in tutte le pubblicazioni del 1700, 1800 e 1900 relative alle bellezze naturali e paesistiche del Lago di Como tradotte in molte lingue. Il suo nome è legato alle figure mitologiche, fra cui un satiro, che decorano la facciata dell'ultimo piano. Si dice che all'interno si svolgessero licenziosi festini con rituali satanici.  

La torre ad esagono irregolare s'eleva su quattro piani con alcune finestre con ringhiera ed una scaletta a chiocciola interna che collega i piani tra loro.



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