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martedì 28 luglio 2015

I FURIN





Il furin è una campanella tondeggiante da cui pendono uno o più tubicini di metallo. La campanella è realizzata di solito artigianalmente in diversi materiali tra cui predomina il vetro soffiato e la ceramica. Inoltre riporta delicate decorazioni dipinte che rappresentano simboli estivi tra cui paesaggi, fiori, fuochi d’artificio, pesciolini rossi o soggetti, scritte che attingono alla tradizione giapponese. Una strisciolina di carta – spesso di riso – decorata con piccoli disegni o su cui è riportata una frase poetica, è sospesa ad ogni tubicino. Il soffio del vento muove la carta e con essa il tubicino che, battendo contro il vetro, produce il caratteristico suono, diverso a seconda del materiale della campanella.

I furin vengono appesi alle grondaie, agli infissi, alle verande e ai portici delle case e dei negozi. A questi oggetti i giapponesi danno il merito di rendere più sopportabile il caldo estivo grazie al loro suono e di tenere lontano gli spiriti maligni.  La loro origine è cinese, ma furono importati in Giappone molti secoli fa, probabilmente grazie al buddismo.

Nell’antichità, il noto monaco buddista Honen Shonin di Kamakura definì i furin tesoro nazionale per il loro presunto potere benefico. Si ritiene che i furin siano stati preceduti dai futaku, campanelle a vento di altro stile in bronzo, appese intorno ai templi e alle case dei nobili con il medesimo intento di proteggerle dagli spiriti cattivi, ma anche dai disastri. Alcune campanelle sono utilizzate anche per motivi meteorologici quali lo studio del venti, tipici del clima nipponico.

L’alta diffusione dei furin ha indotto le autorità delle città giapponesi ad emettere delle ordinanze che regolano il loro uso particolarmente durante la notte ed il maltempo.



Il termine furin deriva da fu, vento e rin, campana, traducibile in italiano come “campanella al vento”.  Il loro suono evoca il dolce tintinnio dello scorrere dell’acqua dei fiumi e la fresca brezza del vento primaverile.
In origine proveniente dalla tradizione cinese, il fūrin è stato introdotto in Giappone ormai da secoli, tanto che se ne riporta traccia in ogni genere di opera artistica e fonte storica.

Nei mesi estivi, la stagione più calda ed umida in Giappone, i fūrin vengono appesi e lasciati tintinnare al vento in tutta la nazione, producendo un suono che pervade le campagne ed i centri più piccoli, ma anche le metropoli grazie al forte attaccamento dei Giapponesi nei confronti delle loro tradizioni popolari più intime ed identificative. In questi mesi, infatti, i suoni caratteristici di queste terre sono quelli generati appunto dai fūrin, insieme al coro delle onnipresenti cicale ed al suono dei fuochi artificiali hanabi.

Il fūrin, lungi da realizzare unicamente una funzione decorativa, nasce per adempiere, e tutt'oggi adempie, a due scopi fondamentali. Si ritiene infatti -tradizionalmente- che, da una parte, renda il caldo afoso dell'estate meno pesante ed opprimente, grazie al suo suono molto delicato, e d'altra parte è antichissima e mantenuta ancora in auge per il fūrin una funzione culturale basata sulla credenza che il loro suono tenga lontani gli spiriti maligni dai luoghi abitati.

Infine, esistono anche particolari fūrin usati in funzione meteorologica: alcuni di essi sono infatti utilizzati nello studio dei venti, fenomeno rilevante nelle isole giapponesi, data l'alta densità di tifoni ed eventi atmosferici distruttivi dovuti al clima sub-tropicale.


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IL GALLETTO SEGNAVENTO



“Prima che il gallo canti, mi rinnegherai tre volte” sono le parole che Gesù disse a Pietro in occasione dell’Ultima cena. Ed è proprio per commemorare questa celebre frase che, nel IX secolo, papa Niccolò I ordinò che un gallo venisse posizionato in un punto tanto alto da sormontare il più alto pinnacolo di ogni cattedrale, chiesa o abbazia. All’epoca le banderuole segna vento erano già in uso, per cui per mettere il gallo nel punto più alto lo si dovette montare su di esse.

Ben presto le banderuole diventarono simbolo di distinzione di potere e di comando, tale per cui l'installazione veniva regolamentata da una serie di editti e solamente gli edifici più prestigiosi appartenenti ad un certo rango potevano fregiarsene.

All'epoca dei Comuni venne consentito l'uso di segnavento anche alla più ricca borghesia mercantile e quindi presto diventarono emblema di appartenenza ad uno status sociale elevato.

Per definizione, il segnavento, o galletto segnavento, è una figura che ruota liberamente su un'asta verticale e che, in virtù del suo design, punta sempre verso il vento. Detto in altre parole, il vento proviene sempre dalla direzione verso la quale il segnavento è puntato.

Nel Medio Evo, le bandiere mostravano agli arcieri la direzione dalla quale soffiava il vento. In seguito, la bandiera di stoffa venne sostituita da una di metallo, talvolta raffigurante lo stemma nobiliare del proprietario del castello.



Durante il Rinascimento l'iconografia si arricchisce di animali anche fantastici come leoni, grifoni, chimere.

Solo nei Seicento i grandi proprietari terrieri di origine non nobile si ribellarono alla proibizione di installazione banderuole: esse erano infatti fondamentali per la sopravvivenza al fine di poter trarre attraverso la direzione del vento delle sommarie previsioni del tempo, pur essendo ancora vietate con pene alquanto severe per chi non rispettava tale divieti.

Ma occorre attendere il Settecento per poter trovare leggi più permissive sull'installazione dei segnaventi, anche se mancò sempre una corporazione specifica per la costruzione di questi oggetti, per cui si cimentarono fabbri, stagnari, artisti, falegnami con vari risultati.

Nei secoli più recenti, i segnavento hanno avuto molta fortuna negli Stati Uniti dove già dal ‘700 è diffusa la tradizione artigiana del segnavento, oppure in Inghilterra dove nel periodo Vittoriano la moda prevedeva segnavento molto elaborati che tendevano a riempire ogni centimetro disponibile con riccioli e decorazioni. Nel Novecento c’è stato il ritorno ad uno stile più lineare con i segnavento a silhouette, che spesso raffiguravano scene di sport o immagini comiche.

Oggi, nel nuovo millennio, assistiamo ad una doppia tendenza: da una parte le nuove tecnologie, materiali e finiture permettono di realizzare soluzioni sempre più innovative ed all’avanguardia con una precisione nei dettagli impensabile fino a pochi decenni fa; dall’altra parte c’è la tendenza al ritorno alle cose più semplici e tradizionali che ci ricordino di un tempo più sereno, un ritorno alla casa ed al giardino ed ai ritmi naturali.
Il galletto segnavento può essere collocato anche in giardino, magari posizionandolo a una certa altezza. La sua funzione è di indicare la direzione del vento. Oggi è diventato un elemento di ornamento della propria abitazione, infatti, sono tante le case sui cui tetti si vede muoversi questo simpatico galletto.

È costituito da un'insegna metallica girevole di varie forme e dimensioni posta solitamente sulla sommità degli edifici. La spinta del vento ne determina la rotazione: se ad esempio è colpito dalla Tramontana, vento che soffia dal Nord, esso si girerà verso il Sud.

Il più antico segnavento tuttora esistente, con 1200 anni, è il famoso Gallo di Ramperto, banderuola in lamina di rame originariamente dorata e argentata, con gemme, posta nell'820 per volere del Vescovo Ramperto sul campanile romanico della chiesa dei Santi Faustino e Giovita a Brescia.

Proprio per la sua caratteristica di girare a seconda della direzione del vento, il termine "banderuola" è anche diventato sinonimo di persona volubile, pronta a cambiare opinione con una certa facilità.



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