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venerdì 21 agosto 2015

LE BUFALE

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Molte notizie che circolano specialmente sul web vi sembrano probabilmente così evidentemente falsi che vi verrà il dubbio: ma davvero la gente è così ingenua?
E' facile giudicare quando si esamina un appello col senno di poi, ossia quando lo si ritrova in un elenco in cui è già classificato come bufala o meno.

Inoltre molti di questi appelli fanno leva sui sentimenti o sui pregiudizi: due aspetti della psicologia umana che notoriamente annebbiano la parte razionale del nostro modo di pensare.
Di conseguenza, abboccare a una bufala non è sintomo di stupidità o di scarso intelletto: è una normale reazione umana.
Lo stimolo irresistibile a diffondere un appello ricevuto deriva anche da un altro fattore: il piacere di far sapere. La bufala si presenta in genere come un'informazione importante che pochi sanno: ricevendola e inoltrandola, crediamo di entrare a far parte di una cerchia elitaria di "coloro che sanno", e ci nasce dentro irresistibile la voglia di farci belli con amici e colleghi ostentando il nostro nuovo sapere. Non importa se il "nuovo sapere" è in realtà una bufala: l'effetto gratificante si ha lo stesso, anche perché praticamente tutti coloro che riceveranno la nostra comunicazione la riterranno autentica.



C'è anche un altro aspetto psicologico curioso: essere coinvolti in una bufala, sia come disseminatori sia come suoi "garanti" (per esempio apponendo volontariamente o involontariamente il proprio nome o indirizzo in calce a un appello), ci fa sentire importanti. Ci sono persone così sole o bisognose di protagonismo da trarre piacere dal fatto di essere tempestate di telefonate di sconosciuti che chiedono notizie sull'argomento della bufala che hanno sottoscritto.

Tra i seguaci delle bufale ci sono anche le tante persone che in qualche modo si collegano agli idioti, cioè le persone che non sono capaci di pensare con la propria testa, cioè quelle che non hanno le capacità per avere un pensiero critico e indipendente. Le persone troppo stupide per riuscire a farsi una propria idea sono più diffuse di quanto comunemente si pensi.
Infine, tra coloro che appaiono credenti nelle bufale sono da citare i bastian contrario, cioè persone che per sentirsi intelligenti assumono per partito preso le opinioni e gli atteggiamenti contrari a quelli della maggioranza. A queste persone piace stare all'opposizione: chiunque ci sia ai piani alti, chiunque abbia il potere o il successo, loro devono stare dalla parte opposta, altrimenti non ti sentirebbero i più intelligenti. In realtà, questa gente sono l'esattamente opposto di una persona intelligente.

Per poter riuscire a comprendere un'informazione, sia che la leggiamo sia che la ascoltiamo, in prima battuta dobbiamo considerarla vera, quindi, in qualche modo l'accettazione della veridicità è un prerequisito della comprensione.
Andare oltre questa accettazione automatica richiede una motivazione addizionale e risorse cognitive. Perciò, normalmente il meccanismo del dubbio non si attiva. Quando, invece, la nostra mente rileva la presenza di alcune caratteristiche sospette nell'informazione ricevuta, l'attivazione cognitiva avviene.
Accade, ad esempio, quando quella specifica informazione manca di coerenza interna. Molte informazioni, ad esempio, si presentano più o meno esplicitamente sotto forma di storia, e le buone storie vengono ricordate molto facilmente.
Una volta che una storia coerente si è formata nella mente diventa fortemente resistente al cambiamento. E questo, a prescindere del suo grado di veridicità. Se, però, la storia è zoppicante o ha evidenti incoerenze interne, allora la mente di chi la riceve diventa critica e pronta a rigettarla. Lo stesso capita quando l'informazione che arriva non è coerente con altre informazioni che una persona ha già: siccome diventa difficile mettere insieme i pezzi, la mente si trova a dover lavorare per capire se si possa conservare una congruenza, o se non sia il caso di rigettare la nuova informazione.



Questo sistema sembrerebbe funzionare, però fa sì che informazioni sbagliate, ma coerenti con ciò di cui si è già convinti, passino tranquillamente e vadano a rafforzare le preesistenti convinzioni erronee. Poi c'è la questione della credibilità della fonte da cui l'informazione proviene: è chiaro che più la fonte è ritenuta affidabile, meno si attivano i meccanismi di valutazione e di critica.
Tuttavia, anche fonti inaffidabili possono influenzare le persone, soprattutto perché nel tempo può affermarsi il cosiddetto sleeper effect. Ovvero: si ricorda l'informazione, ma si dimentica la fonte dalla quale proveniva.
Infine, sebbene possa non piacere, conta anche il consenso sociale che si crea attorno a una notizia. Così, se la maggioranza dubita, allora i meccanismi cognitivi di critica e valutazione scattano. Questo fenomeno però è particolarmente complesso, perché in alcuni casi può diventare difficile capire quale sia realmente la maggioranza. Si parla di ignoranza pluralistica, cioè una divergenza tra la prevalenza reale di una certa credenza all'interno di una società e quello che le persone di quella stessa società pensano che gli altri credano in maggioranza.



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MARTE

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«Vedremo Marte grande come la Luna»
Attenzione alla bufala che corre in rete
Guardate il cielo il 27 di agosto, 30 minuti dopo la mezzanotte, e vedrete Marte grande quanto la Luna. Ovviamente è una grande bufala.

Si tratta ovviamente di una sciocchezza, perché solo con l’aiuto di un telescopio o di un cannocchiale potremo distinguere bene il disco del Pianeta Rosso (visibile a occhio nudo come un puntino luminoso simile a una stella).

Già qualche anno fa si era diffusa la voce del Pianeta Rosso visibile dalla Terra per qualche inspiegabile congiunzione astrale. Chissà perché la data scelta era sempre il 27 agosto: allora i più creduloni erano rimasti con il naso all’insù restando poi ovviamente delusi.

La curiosità di migliaia di persone aveva avuto la meglio: probabilmente anche grazie al fascino esercitato dal Pianeta Rosso. Marte è sempre stato oggetto di grande attenzione anche da parte degli astronomi.



Non c'è nulla di vero, probabilmente, il solo fatto che Marte, sin dall’antichità, ha sempre affascinato l’uomo. Già con i primi tentativi di scorgere la sua superficie rossa, non importa che fosse ad occhio nudo o con primitivi telescopi. Ma il pianeta rosso, grande come la Luna, non lo vedremo mai. Né il 27 agosto né nel 2287.

Lo scherzo del secolo si fece risalire ad un messaggio, una parte del quale in lingua francese, in cui “qualcuno” annunciava un “avvenimento epocale da non perdere“. L’appuntamento astronomico era stato fissato per la mezzanotte e mezza. “Il pianeta Marte sarà il più luminoso nel cielo stellato e sarà grande quanto la Luna piena“. E come chiosa, uno speranzoso “un evento che si ripeterà solo nel 2287“.

La clamorosa bufala, c’è da dire, prendeva spunto da un evento realmente accaduto. E questa volta facciamo un passo ancora più indietro con il tempo. Al 2003, precisamente. In quell’occasione, un giornalista specializzato in notizie false, liquidò la bufala come una catena di Sant’Antonio. “Non ci sarà nessun appuntamento celeste particolare il 27 agosto prossimo e Marte non sembrerà affatto grande come la Luna“.

Il “fondamento astronomico”, se così si può definire, risaliva al 27 agosto 2003, quando l’orbita di Marte portò effettivamente il pianeta rosso alla massima vicinanza alla Terra degli ultimi 60 mila anni. Tuttavia, la distanza Terra/Marte rimase comunque quella di 56 milioni di chilometri (rispetto ai 400 mila circa che dividono il nostro pianeta dalla Luna). All’epoca, si poté scorgere scorgere un Marte effettivamente più grande e luminoso della media, ma soltanto se visto al telescopio. Ma non fu mai paragonabile alla Luna piena.

Perchè la data del 2287? Semplicemente per il fatto che, secondo calcoli astronomici veri e propri, in quell’anno Marte si troverà ancor più vicino a noi di quanto non lo sia stato nel 2003. Il riferimento alla sua dimensione, paragonabile alla grandezza della Luna Piena ad occhio nudo, riguardava la possibilità di vederlo attraverso un telescopio da 75 ingrandimenti. Telescopio, badate bene. Evidentemente, fu proprio quella precisazione del telescopio a perdersi nei meandri dell’entusiasmo e a dar vita alla bufala.

Ad ogni modo, di “avvicinamenti” di questo tipo se ne verificano spesso. Fa parte della dinamica dei pianeti e dei corpi celesti. Nulla di pericoloso, ma di sicuro interesse per gli astronomi. E per noi, che ne attendiamo il verificarsi.



A occhio nudo Marte solitamente appare di un marcato colore giallo, arancione o rossastro e per luminosità è il più variabile tra tutti i pianeti visibile dalla Terra nel corso della sua orbita. La sua magnitudine apparente infatti passa da +1,8 alla congiunzione fino a -2,9 all'opposizione perielica (fenomeno che si verifica ogni due anni circa e quindi rende il pianeta difficile da osservare). A causa dell'eccentricità orbitale la sua distanza relativa varia a ogni opposizione determinando piccole e grandi opposizioni, con un diametro apparente da 3,5 a 25,1 secondi d'arco.

Il punto in cui Marte si trova in direzione opposta dalla Terra rispetto al Sole (180°) e quindi è visibile da noi per tutta la notte è definito opposizione, il periodo che intercorre tra due opposizioni detto periodo sinodico è di 780 giorni. All'opposizione, mediamente, Marte dista dalla Terra 78,39 × 106 km (questo valore potendo variare di oltre venti milioni di chilometri per difetto o per eccesso, a seconda che si tratti di grande o di piccola opposizione), presenta un diametro apparente di 17,9 secondi d'arco e una magnitudine apparente di -2,0. A causa dell'eccentricità delle due orbite i momenti di opposizione possono variare anche di 8,5 giorni e la distanza tra i pianeti può passare da un minimo di 55,7 × 106 km a un massimo di 401,3 × 106 km. L'avvicinarsi di Marte all'opposizione comporta l'inizio di un periodo di moto retrogrado apparente, durante il quale, se ci si riferisce alla volta celeste, il pianeta appare in moto nel verso opposto all'ordinario (quindi da est verso ovest anziché da ovest verso est) con la sua orbita che sembra formare un 'cappio' (in inglese "loop").

Il 27 agosto 2003 alle 9:51:13 UT Marte si è trovato vicino alla Terra come mai in quasi 60 000 anni: 55 758 006 km (pari a 0,372 719 UA). Ciò è stato possibile perché Marte si trovava a un giorno dall'opposizione e circa a tre giorni dal suo perielio, cosa che lo rese particolarmente visibile dalla Terra. Tuttavia questo avvicinamento è solo di poco inferiore ad altri. Ad esempio il 22 agosto 1924 la distanza minima fu di 0,372 846 UA e si prevede che il 24 agosto 2208 sarà di 0,372 79 UA. Il massimo avvicinamento di questo millennio avverrà invece l'8 settembre 2729 quando Marte si troverà a 0,372 004 UA dalla Terra.





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martedì 18 agosto 2015

LE SCIE CHIMICHE

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Nei cieli tersi spesso è possibile vedere in alto nella volta celeste aerei bianchi, “piccoli “ (in realtà enormi se facciamo i dovuti calcoli altimetrici) e remoti muoversi nel cielo seguiti da lunghe nubi artificiali a forma di scia, cordoli bianchi durevoli ed intersecanti a volte tra se.
Con il termine scia chimica si intende, nell’ottica della Teoria del Complotto, un’emissione artificiale di sostanze volatili non ben identificate al fine di modificare il clima locale o persino globale per finalità non ben chiare, ma presumibilmente sperimentative o militari. Un’altra teoria sostiene invece che tali scie sarebbero composte da joni di metalli pesanti sublimati che dovrebbero favorire l’irraggiamento globale di fasci provenienti dalla centrale HAARP in USA al fine sempre di modificare artificialmente il clima terrestre e porre la vegetazione sotto stress ancora una volta per ragioni sperimentative o militari. Infine per la scienza ufficiale le scie chimiche non sono altro che tracciati dovute alla rapida condensazione del vapore acqueo presente nei gas di scarico del velivolo durante la navigazione in alta quota dove la temperatura esterna è molto bassa.
La teoria del complotto delle scie chimiche cominciò a diffondersi alla fine del XX secolo quando nel 1996 l'aeronautica militare statunitense fu accusata di "irrorare" la popolazione con ipotetiche sostanze misteriose per mezzo di aerei che rilasciavano scie inusuali. L'Air Force rispose che questa accusa era una palese bufala, alimentata in parte dalle decontestualizzate citazioni di un testo redatto nell'istituto universitario dell'Air Force intitolato Weather as a Force Multiplier: Owning the Weather in 2025. Quel documento fu presentato in risposta alla richiesta dei militari di delineare future strategie di modifica del sistema climatico al fine di mantenere il predominio statunitense nell'anno 2025, come fittizia rappresentazione di situazioni e scenari futuri. In seguito l'Air Force chiarì che tale documento non rifletteva le contemporanee politiche e pratiche militari e che non era in corso alcun esperimento di modifica del clima, né era presente nei programmi futuri dell'Air Force.

Altre fonti confermano l'inizio del diffondersi della teoria dalla seconda metà degli anni novanta. In questo periodo, la teoria del complotto delle scie chimiche trovò eco mediatica su alcuni programmi televisivi, radiofonici e su pubblicazioni riguardanti il cospirazionismo, arrivando perfino a essere citata in interrogazioni parlamentari in diversi paesi.

I sostenitori di queste teorie, in genere, affermarono che le ipotetiche chemtrails apparirebbero diverse dalle normali scie di condensazione, delle quali non avrebbero la consistenza e le proprietà note. In particolare, le scie chimiche tenderebbero secondo loro a persistere più a lungo, allargandosi pian piano invece di scomparire.

Secondo la teoria, l'operazione farebbe parte di un complotto globale portato avanti da autori ignoti e per motivi sconosciuti; a tal riguardo sono state avanzate ipotesi diverse, la più comune delle quali è quella secondo cui si tratterebbe di una delle tecniche usate per l'alterazione e il controllo del clima terrestre. In genere, i teorici del complotto ritengono che le "scie chimiche" siano formate da sostanze chimiche (anche di tipo biologico), rilasciate su aree popolate per qualche motivo invariabilmente complottistico, non meglio dimostrato. La motivazione ipotizzata più di frequente è il tentativo di operare modificazioni climatiche. Altre motivazioni ipotizzate dai complottisti chiamano variamente e disordinatamente in causa una pletora di altre ipotesi eterogenee e non meglio definite, come presunti esperimenti governativi o militari, attacchi terroristici, operazioni di società private, tentativi di condizionamento psicologico tramite agenti psicoattivi, o addirittura il tentativo di frenare l'esplosione demografica mondiale, eliminando quattro miliardi di persone.




Secondo i teorici del complotto, che sono generalmente auto-proclamatisi "ricercatori indipendenti", privi di competenze nel campo della meteorologia o dell'aviazione, le scie di condensazione si formerebbero solo a temperature inferiori a -40 °C a 8 000 m di quota e con umidità relativa del 70%. Sempre secondo le teorie dei complottisti, lo Space Preservation Act sarebbe un'implicita ammissione dell'esistenza del fenomeno; l'HAARP sarebbe uno strumento di attuazione del piano; ad essere "irrorato" sarebbe un presunto miscuglio di bario, alluminio, silicio e altre sostanze, il cui scopo sarebbe quello di creare una sorta di sandwich elettroconduttivo non meglio precisato, anche con presunte finalità di "controllo mentale" di cui comunque non chiariscono i presunti scopi, obiettivi e modalità o fondamento scientifico.

Secondo i sostenitori della teoria delle "scie chimiche", i servizi segreti starebbero tentando di screditare il lavoro degli auto-proclamatisi "ricercatori indipendenti", con presunte minacce e azioni di sabotaggio. A capo della presunta organizzazione responsabile per le "scie chimiche", secondo alcuni teorici del complotto, ci sarebbero lo SMOM e il Vaticano, in collaborazione con un ipotetico ed eterogeneo insieme di enti che spazierebbero dalla CIA, alla NASA, a Google, alle compagnie aeree e altro ancora.

Tale teoria del complotto non ha mai trovato alcun credito nell'ambito della comunità scientifica, in quanto priva di riscontri empirici, di coerenza esplicativa o di prove scientifiche. Quei fenomeni fisici che i sostenitori della teoria identificano come scie chimiche non hanno alcuna caratteristica che le renda incompatibili con le normali scie di condensazione dei gas di scarico degli aeromobili che, in base alle condizioni atmosferiche e all'intensità del traffico aereo, possono assumere aspetti eterogenei e inconsueti.

I sostenitori delle teorie complottistiche non hanno mai condotto alcuna analisi fisico-chimica sulle scie nel momento dell'emissione in volo; uno di tali sostenitori, lo statunitense Clifford Carnicom, afferma di aver analizzato campioni di aria raccolti al livello del suolo in seguito a operazioni di rilascio di scie chimiche. Ha affermato di aver trovato alluminio e bario in queste polveri, che sarebbero state ottenute tramite precipitazione elettrostatica. Queste sue asserzioni non hanno però mai avuto alcun riscontro o possibilità di verifica indipendente, in quanto Carnicom non ha mai voluto mettere a disposizione di istituzioni terze i suoi presunti campioni, né ha mai esposto i metodi con i quali avrebbe svolto le analisi. Da sottolineare inoltre che, parlando di elementi chimici, quelli da lui citati sono praticamente ubliqui sulla Terra: l'alluminio è il terzo costituente per quantità della crosta terrestre (dopo ossigeno e silicio) e il bario è al quattordicesimo posto (su 92 elementi naturali).

Le scie che i sostenitori della teoria aggettivano come "chimiche", sono invece normali scie di condensazione, ovvero strisce nuvolose inizialmente sottili e che, successivamente, si allargano creando ampie formazioni. Sono generate dal passaggio di aeromobili e sono costituite da prodotti di condensazione e successiva solidificazione del vapore acqueo. Vengono suddivise in:
scie formate dai gas di scarico:
sono dovute al rapido raffreddamento dei gas di scappamento dei motori, i quali immettono nell'atmosfera, già molto umida, una quantità di vapore acqueo e nuclei di condensazione sufficienti a provocare il fenomeno. La temperatura dell'aria più favorevole è quella compresa fra i -25 e i -40 °C. Questo tipo di scie, che sono le più persistenti, possono formarsi anche a umidità relative pari allo 0%, a patto che la temperatura sia sufficientemente bassa.
scie di convezione:
sono dovute a moti convettivi che si manifestano sulla scia dell'aeromobile quando questo vola in aria molto umida e instabile. La temperatura dell'aria più favorevole è quella compresa fra 0 °C e -25 °C. Non si manifestano immediatamente dietro l'aereo, occorrendo un certo intervallo di tempo prima che l'aria calda immessa nell'atmosfera si porti al livello di condensazione.
scie di origine aerodinamica:
le meno persistenti, sono dovute all'espansione dell'aria, provocata dal veloce moto di un aereo, quando vola in atmosfera molto umida. La temperatura dell'aria più favorevole è compresa tra 0 °C e 10 °C.
I sostenitori della teoria delle scie chimiche citano come prova della differenza fra scie "chimiche" e scie di condensazione quanto riportato dalla NASA: «…le scie di condensazione si formano solitamente ad alta quota (generalmente al di sopra degli 8 000 m), dove l'aria è estremamente fredda (generalmente al di sotto di -40 °C). Altri tipi di nuvole si possono formare ad altitudini molto varie, dalla prossimità del suolo, come la nebbia, a quote estremamente elevate, quali quelle dei cirri».

Secondo i teorici del complotto, queste sarebbero le "uniche" condizioni in cui le scie di condensa si potrebbero formare. Tuttavia quella della NASA è una descrizione divulgativa che vuole dare una sintesi relativa del fenomeno e l'affermazione specifica chiaramente che le scie di condensazione si formano "solitamente" (usually in originale) alle condizioni indicate e non esclusivamente. Inoltre, nello stesso documento, è specificato che le scie di condensazione «…possono anche formarsi più vicine al suolo quando l'aria è molto fredda e ha umidità sufficiente», affermazione che però sembra essere stata completamente ignorata dai sostenitori del complotto.

Già negli anni cinquanta H. Appleman mostrò come la formazione di scie di condensazione dipendesse da diversi fattori e che esse potevano formarsi anche a umidità relative molto basse, umidità relativa che incide anche sulla persistenza di tali scie.

Le scie di condensazione hanno una persistenza anche di ore tuttavia, i sostenitori della teoria affermano che le ipotetiche scie chimiche si differenzierebbero dalle scie di condensazione perché sarebbero più persistenti e arriverebbero a formare griglie, incroci o a porsi in parallelo tra loro, o ancora a non avere continuità (ad esempio una scia che si interrompe in un dato punto e che riprende in punto più avanzato); le scie, sempre a loro dire, sarebbero rilasciate da aeroplani militari o privi di segni distintivi ad altitudini basse e inusuali.

In maniera virtualmente unanime, tutte le agenzie governative, gli scienziati, gli esperti meteorologi, i ricercatori scettici, tra cui il Committee for the Scientific Investigation of Claims of the Paranormal statunitense, i piloti di aereo, spiegano invece che le scie di condensazione mostrano una gran varietà di aspetti e persistenza e che le descrizioni e le fotografie delle supposte chemtrail sono in realtà del tutto in linea con quelle delle normali scie di condensazione e spesso corrispondono anche a rotte aeree ben note. Le scie di condensazione hanno infatti un diverso comportamento a seconda della temperatura, del wind shear orizzontale e verticale, dell'umidità presente in quota.

Nessun sostenitore della teoria delle scie chimiche ha mai fornito delle analisi delle scie prese direttamente in aria; al contrario, fin dagli anni venti, vengono regolarmente effettuati studi sulle scie di condensazione. Quindi, la loro esistenza e normale spiegazione sono ampiamente comprovate da decenni.



Diverse altre obiezioni scientifiche vengono mosse alle numerose contraddizioni della teoria complottista delle presunte chemtrails:

Il comportamento delle presunte "scie chimiche", descritto dai complottisti come "bizzarro" o "inusuale" è in realtà sempre perfettamente coerente con il possibile comportamento di una scia di condensazione.
Non è possibile che un aereo possa contenere al suo interno così tanto materiale chimico da generare una scia lunga centinaia di chilometri.
La visione del cielo da parte di un osservatore a terra risente del fatto che a grande distanza e senza punti di riferimento l'immagine tridimensionale appaia in realtà sostanzialmente bidimensionale. Di conseguenza due scie che appaiono "affiancate" o "incrociate" possono essere in realtà distanti diverse centinaia di metri in verticale. Analogamente due aeromobili che appaiono vicini possono trovarsi molto distanti, quindi produrre scie differenti. In questa situazione del resto non è in alcun modo possibile stabilire l'esatta verticale di un aereo in base alla semplice osservazione. In aggiunta a questo, la semitrasparenza di scie e nuvole rende in molti casi praticamente impossibile dire se l'una è al di sopra dell'altra o viceversa.
Sarebbe necessaria una gigantesca operazione di copertura su scala internazionale, che coinvolgerebbe un numero incredibilmente alto di persone impiegate in diversi settori professionali: piloti, controllori di volo, governanti, militari, meteorologi, scienziati, ecc. Un'operazione del genere è pressoché impossibile da gestire, perché vi sarebbe un enorme quantità di dati da falsificare, per di più in modo che questi risultino perfettamente compatibili e concordi tra di loro. Inoltre, aumentando il numero di persone a conoscenza di un'operazione segreta, aumenta anche il rischio che tale operazione possa essere scoperta. Ognuna di queste persone, infatti, potrebbe potenzialmente rivelare la natura di tale operazione (accidentalmente o volutamente) facendola quindi fallire.
La necessità di mantenere segreto il presunto complotto è incompatibile col fatto che gli aerei operino in pieno giorno, lasciando in cielo delle scie visibili da tutti. I sostenitori della teoria, in risposta, affermano che agire alla luce del sole servirebbe proprio a far sì che la gente possa ritenere questa attività naturale e innocua.
Come per molte altre teorie di complotto, i sostenitori citano dati tecnici, fotografie o video che mostrerebbero segni di falsificazione, incongruenze o stranezze. Tuttavia, se queste incongruenze fossero reali, sarebbero risultate immediatamente visibili agli occhi degli esperti dei vari settori coinvolti (piloti, meteorologi, scienziati vari, ecc.), soprattutto quando le persone sostenitrici di tali teorie affermano di averle scoperte attraverso la visione di video su youTube o semplici osservazioni empiriche.
Tutti gli aerei sono regolarmente sottoposti a ispezioni tecniche, che farebbero scoprire i presunti "apparati" per il rilascio delle scie. Ci sono state del resto costanti e numerose smentite governative in merito.
Il rilascio di sostanze alle quote superiori ai 10 000 metri usate dagli aerei ha un comportamento non prevedibile, a causa della dispersione generata dai forti venti in alta quota. Inoltre, molte sostanze organiche e anche alcune sostanze chimiche verrebbero distrutte dalla temperatura dei gas combusti dell'aereo prima di distaccarsi dalle linee di flusso aerodinamico. I sostenitori della teoria affermano, tramite loro misure telemetriche amatoriali, che la quota di volo di queste operazioni sarebbe a loro dire molto al di sotto del limite minimo di formazione di contrail; ma nessuna di queste misurazioni personali è mai stata verificata in maniera indipendente, o sottoposta ad enti di certificazione.
I sostenitori della teoria hanno più volte presentato delle analisi che mostrerebbero come, su alcuni terreni sorvolati dagli aerei chimici, a loro dire sarebbero presenti delle sostanze velenose. Tuttavia non esiste la prova che tali sostanze provengano necessariamente dagli aerei anziché altre fonti esterne. Inoltre, sostanze diffuse a diversi chilometri d'altezza, anziché ricadere esattamente a strapiombo, sono soggette alle turbolenze dell'aria: pertanto il luogo della loro ricaduta non può essere previsto né tantomeno ricostruito a posteriori.
Come per molte altre teorie di complotto, nonostante vengano ipotizzate e citate presunte organizzazioni senza scrupoli (che a dire dei complottisti sarebbero in grado di avvelenare o uccidere la popolazione a proprio piacimento), queste sembrano disinteressarsi completamente dei vari siti internet che ne farebbero i nomi, lasciando loro piena possibilità di rivelare al mondo il complotto. I sostenitori della teoria affermano che censurare un sito internet (o addirittura rivalersi su chi lo dirige) sarebbe una mossa troppo visibile, che renderebbe palese il complotto. Questa tesi però stride con alcune vicende reali, come le morti sospette di Aleksandr Val'terovic Litvinenko e della giornalista Anna Stepanovna Politkovskaja, oppure l'arresto di Julian Assange.
Nonostante i sostenitori affermino che le presunte "scie chimiche" sarebbero diffuse in maniera regolare da molti anni, ancora non si sarebbero visti i risultati di questa ipotetica contaminazione (in particolare per chi sostiene che le "scie chimiche" servano alla diffusione di un'epidemia del cosiddetto "morbo di Morgellons" - a sua volta considerato essere in realtà una patologia psichiatrica dalla comunità scientifica).
Secondo la termodinamica e l'aerodinamica, i diversi comportamenti delle scie di condensazione sono dovuti alle diverse condizioni meteorologiche (temperatura, pressione, umidità relativa e venti) riscontrabili a quote differenti, nonché al diverso tipo di motori usati dagli aerei:
in una zona più fredda i gas condensano rapidamente e formano scie compatte, in una meno fredda (o con gas più caldi) il tempo di condensa è maggiore e le scie sono più larghe; anche le scie compatte, a causa del moto browniano, tendono ad espandersi al passare del tempo, anche in assenza di vento (e in quota sono sempre presenti venti e correnti).
A seconda dei venti in quota (le condizioni in quota non rispecchiano quelle al livello del suolo), le scie possono allargarsi più velocemente o formare curve e ramificazioni (venti di direzione incostante).
Dato che l'atmosfera è un fluido non omogeneo, si possono avere zone in cui sono presenti condizioni atte alla formazione di scie di condensazione adiacenti a zone in cui tali condizioni non sono presenti, con conseguente formazione di scie "a tratti".
I reattori turbofan a doppio flusso creano scie di condensazione anche in condizioni in cui i vecchi turbofan a singolo flusso non le formano. I sostenitori della teoria affermano che a loro dire tale differenza di comportamento sarebbe dovuta alla presunta differenza di composizione delle supposte scie chimiche rispetto alle normale contrails, ma senza mai aver prodotto alcuna evidenza oggettiva a conferma di tale loro asserzione.
È stato osservato che la nuvolosità provocata dalle normali scie di condensazione può avere effetti sul meteo e provocare perturbazioni, come per esempio nel caso dei bombardieri americani durante la seconda guerra mondiale.





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lunedì 13 luglio 2015

FANTASMI : IMMAGINAZIONE O REALTA'?



Il fantasma è un tipico personaggio della letteratura fantastica e dell'orrore. Un esempio celebre si trova nell'Amleto di William Shakespeare. Nei racconti gotici e horror i fantasmi infestano di frequente vecchi castelli o antiche magioni. In molti racconti per bambini il fantasma può assumere un ruolo positivo.
Per spiegare le testimonianze riguardanti l'apparizione di un fantasma sono state avanzate varie ipotesi sulla sua possibile natura, la maggior parte delle quali non ha una base scientifica.

La scienza sottolinea come non vi sia alcuna prova dell'esistenza del soprannaturale e di una forma di vita ultraterrena; tali concetti sono privi di fondamento razionale, empirico e sperimentale; ovvero, restano semplice oggetto di fede o credenza.

Frequentissime nella storia del paranormale sono state le vere e proprie frodi escogitate per svariati interessi, in particolare per ciò che riguarda le apparizioni dei fantasmi. Sono numerosi, ad esempio, i medium che si sono vantati della capacità di produrre materializzazioni di ectoplasmi, durante le proprie sedute medianiche, ma nessuno di questi sensitivi è stato in realtà in grado di produrre una prova oggettiva della natura soprannaturale di questi "fantasmi" (in molti casi è stato invece dimostrato trattarsi di garze, veli e altre sostanze del tutto naturali).

Anche le apparizioni documentate fotograficamente, oppure connotate da varie forme di interazione fra fantasmi e oggetti circostanti (ad es. spostamento di oggetti, rumori notturni ecc.), sono state spesso correlate, e successivamente spiegate, all'intenzione di determinati soggetti di attirare l'attenzione dei media e del pubblico su particolari luoghi, località o situazioni, per es. a scopi turistici o commerciali, o per interessi del tutto individuali.

Il 29 giugno del 1970 anche l’alpinista Reinhold Messner ha avuto un’esperienza mistica: raccontando la sua discesa dalla cima del Nanga Parbat con il fratello, mentre erano congelati, esausti e affamati di ossigeno, ha detto di aver visto “improvvisamente un terzo alpinista con noi, pochi passi dietro di me, sulla destra, appena fuori dal mio campo visivo”. Storie come questa sono state riportate innumerevoli volte dagli esploratori, nonché da persone rimaste vedove, ma anche da pazienti affetti da disturbi neurologici o psichiatrici: descrivono una presenza invisibile simile a un angelo custode, o a un demone, o a una persona cara persa. Un’entità inspiegabile, illusoria, ma persistente.
Il gruppo di ricerca dell’Epfl ha ora svelato la natura di questo ‘fantasma’, ricreando l’illusione di una presenza in laboratorio e fornendo anche una spiegazione: hanno dimostrato che la sensazione di una presenza è il risultato di un’alterazione dei segnali cerebrali senso-motori, che sono coinvolti nel generare la consapevolezza di sé attraverso l’integrazione di informazioni proveniente dai nostri movimenti e dalla posizione del nostro corpo nello spazio. Il lavoro è pubblicato su ‘Current Biology’.
“L’origine di questo studio – racconta Rognini – si deve a studi condotti dal professor Blanke a partire dal 2006, in cui è stato indotto il cosiddetto ‘feeling of a presence’ tramite stimolazione elettrica di una specifica parte del cervello, la giunzione parietale temporale: il paziente in questo modo riportava una presenza dietro il corpo, ma girandosi non la trovava. La cosa curiosa è che questa presenza assumeva la stessa posizione e i movimenti del paziente: se era in piedi, anche il ‘fantasma’ risultava in piedi. Se era seduto, anche la presenza ‘si accomodava’. La condivisione fra postura e movimenti con la presenza percepita già mostrava la componente senso-motoria del fenomeno”. “Ora – prosegue l’esperto – abbiamo allargato lo studio a più pazienti (12 neurologici e 48 persone sane in cui è stato usato il nostro robot per riprodurre l’illusione) e abbiamo approfondito le nostre analisi, confermando le osservazioni del 2006, suggerendo ancora una volta l’origine senso-motoria del fenomeno e ampliando la conoscenza delle regioni cerebrali coinvolte (la corteccia insulare, parietale-frontale e temporo-parietale), che hanno anche una funzione di integrare segnali motori e tattili. Il nostro obiettivo è riuscire anche ad avere risvolti terapeutici, utilizzando ad esempio versioni simili di questo robot per regolare gli eventi psicotici in malati di schizofrenia”. Non poco per chi ne soffre e per chi se ne deve prendere cura.

Nel dettaglio, gli scienziati hanno effettuato un esperimento di ‘dissonanza’ in cui i partecipanti, a occhi bendati, sono stati invitati a eseguire movimenti tenendo una mano davanti al loro corpo. Dietro di loro un dispositivo robotico riproduceva i loro movimenti, toccandoli sul retro in tempo reale. Il risultato è stata la creazione di una sorta di discrepanza spaziale, ma a causa del movimento sincronizzato del robot, il cervello del partecipante si adatta. Successivamente, i neuroscienziati hanno introdotto un ritardo temporale tra il movimento del partecipante e il tocco del robot. In questa condizione asincrona, distorcendo la percezione temporale e spaziale, i ricercatori sono arrivati a ricreare l’illusione fantasma. I partecipanti non erano a conoscenza dello scopo dell’esperimento. Dopo circa tre minuti, i ricercatori hanno chiesto loro quello che sentivano. Istintivamente, diversi soggetti hanno riportato un forte “senso di presenza”, contando fino a quattro “fantasmi”. “Per alcuni, la sensazione era così forte che hanno chiesto di interrompere l’esperimento”, dice Rognini. “Il nostro esperimento – commenta infine Blanke – ha indotto in laboratorio per la prima volta la sensazione illusoria di una presenza. Abbiamo dimostrato che può verificarsi in condizioni normali, semplicemente mettendo in conflitto i segnali sensoriali-motori. Il sistema robotico ci ha aiutato a imitare le sensazioni di alcuni pazienti affetti da disturbi mentali o di individui sani in circostanze estreme. Ciò conferma che il fenomeno è causato da una percezione alterata del proprio corpo nel cervello”.

Forse sarà successo anche a voi di avere la sensazione agghiacciante che c’è un intruso in casa specialmente durante il sonno.

Due studiosi hanno infatti analizzato  i meccanismi di questa specie di paralisi di breve durata che insorge spesso al momento del risveglio: un fenomeno, secondo l'articolo di Discovery News,  provato- almeno una volta nella vita- addirittura dal  40% della popolazione. Ma talvolta, capita anche di percepire  la presenza di un’entità non ben definita che sembra incombere minacciosa.

“La paralisi nel sonno può essere un’esperienza davvero spaventosa per alcune persone e capire cosa lo provochi realmente avrebbe effetti importanti per chi ne è colpito”, ha spiegato Baland Jalal, neuro scienziato dell’ Università della California, a San Diego, che ha condotto la ricerca.

Questa sgradevole impressione si verifica quando il soggetto si sveglia durante la fase di sonno più profonda, la cosiddetta fase REM. È il momento nel quale sogniamo. Dunque il nostro corpo è completamente rilassato, in uno stato totale di riposo:  i muscoli non rispondono ai comandi del cervello e ciò ci fa sentire come paralizzati. Spesso, questa sensazione entra nei sogni stessi. Meno chiaro, però, è  perché  alcune persone percepiscano quella presenza ostile.

Una probabile spiegazione è che sia solo un' allucinazione  prodotta dal cervello per eliminare la confusione quando si verifica  un disturbo nella regione cerebrale che contiene la mappa neurale del corpo- o del proprio Sé. È questa almeno la teoria esposta nell’articolo, scritto da Jalal e dal collega Vilayanur Ramachandran, pubblicato dalla rivista Medical Hypotheses.

Secondo i due ricercatori, in quell’area del cervello è custodita un’immagine impressa geneticamente del nostro corpo, una sorta di modello. Precedenti studi ipotizzano che tale regione si trovi nei lobi parietali, situati nella parte centrale dell’encefalo. È possibile che durante la paralisi nel sonno, i lobi parietali  mandino il comando di muoversi,  ma non rilevano alcun movimento reale negli arti, temporaneamente immobili.

Questa discrepanza creerebbe un disturbo nel modo in cui il cervello costruisce il senso dell’immagine del corpo. Secondo Jalal, l’impressione della presenza di un intruso in camera da letto sarebbe solo la proiezione della percezione del proprio corpo in una figura allucinatoria. Tuttavia, lo stesso neuro scienziato ammette che- pur essendo intrigante- questa spiegazione è molto difficile da verificare.

Nella maggioranza dei casi le potenziali allucinazioni che riguardano l'avvistamento di un fantasma sono di natura visiva ed uditiva. In altri casi è capitato di aver a che fare con testimoni che sostenevano di avere avuto anche contatto fisico e di aver sentito odori di vario tipo. In questo caso, secondo la teoria, si sarebbero verificate allucinazioni tattili e olfattive. In altri casi l'apparizione si manifesta con una sensazione di improvviso calo di temperatura.



La spiegazione si basa sul fatto che chiunque si rechi in un luogo particolare per assistere ad un'apparizione, se abbastanza convinto e suggestionato, potrebbe realmente assistere ad un'apparizione. La mente infatti, se posta sotto un forte stimolo di stress, potrebbe creare delle illusioni di vario genere, che possono essere diverse a seconda della persona.

Nei casi in cui due o più persone condividono la stessa esperienza illusoria si parla di allucinazione collettiva. Secondo alcune teorie parapsicologiche sarebbe spiegabile con il fatto che un individuo psicologicamente forte, in caso di forte stress, può trasmettere telepaticamente l'immagine che è stata registrata dal suo cervello: quest'ipotesi non ha però riscontro scientifico. L'allucinazione collettiva è spesso frutto di suggestione da parte di alcuni componenti del gruppo o della folla, che con il loro comportamento (parole, grida ecc.) finiscono per suggestionare gli altri.

La più diffusa credenza popolare vede i fantasmi come apparizione dei defunti. Questa interpretazione non ha alcun fondamento scientifico; in essa è riposta la fede, ovvero la volontà di credere, di coloro che vi aderiscono.

Credere ai fantasmi significa spesso credere che l'anima di una persona defunta possa in qualche modo riuscire a manifestarsi nel mondo terreno, non di rado per chiedere aiuto per portare a termine qualcosa che il defunto non è riuscito ad ultimare.

Facendo uso di stupefacenti si hanno allucinazioni, vedono nemici e fantasmi ovunque, si rovinano. E a volte si ammazzano, quando non ammazzano qualcun’altro perchè perdono la testa o perchè provocano un incidente stradale. Il problema più grave di queste persone è che diventano ossessive al punto di non fare vivere le persone accanto a loro.





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