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lunedì 1 febbraio 2016

LE MUMMIE

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In ogni continente sono state ritrovate mummie di esseri umani e di animali, sia come risultato della conservazione naturale attraverso condizioni climatiche uniche, sia come cadaveri volutamente conservati per scopi religiosi o culturali. Oltre alle ben note mummie dell'Antico Egitto, la mummificazione intenzionale era una caratteristica di diverse culture antiche nelle aree del Sud America e dell'Asia, come pure in numerose altre.

Le mummie di Qilakitsoq in Groenlandia:
il suo piccolo viso guarda ancora verso l'alto, come se attendesse eternamente sua madre. Dal momento in cui è stato scoperto, il piccolo bambino inuit ha catturato i cuori della gente con la sua fotografia sbattuta sulle riviste e nei notiziari di tutto il mondo. Inizialmente, al momento del ritrovamento fu creduto una bambola, ma venne presto scoperto che in realtà era il corpo di un bambino di sei mesi. È stato sepolto vivo assieme alla madre già morta – presumibilmente perché non c'era nessuno che si prendesse cura di lui. Il piccolo bambino inuit è stato trovato insieme ad un altro bambino di due anni e a sei donne di varie età all'interno di due tombe distinte protette da una roccia che sovrastava una caverna poco profonda. I corpi sono stati mummificati naturalmente dalle temperature sotto zero e dei venti asciutti e disidratanti, e questo ha fornito una notevole opportunità per conoscere il popolo inuit della Groenlandia di mezzo millennio fa, rappresentano le più antiche spoglie conservate ritrovate in quel luogo.

L'uomo di Tollund è il corpo di un uomo, mummificato in maniera naturale, che ha vissuto nel corso del quarto secolo a.C., durante il periodo definito in Scandinavia come l'Età del Ferro preromana. È stato impiccato come un sacrificio agli Dei e posto in una torbiera dov'è rimasto conservato per più di due millenni. Il volto dell'uomo di Tollund si è conservato così com'era il giorno della sua morte. L'espressione del suo viso è calma e tranquilla, come se fosse un uomo addormentato.

La signora di Dai, conosciuta anche come 'la mummia diva', è una mummia di 2.100 anni fa proveniente dalla Dinastia Han della Cina occidentale ed è l'essere umano antico meglio conservato mai scoperto. Ad aver sconcertato e stupito gli scienziati di tutto il mondo è proprio il modo in cui si è raggiunto questo incredibile livello di conservazione. Xin Zhui, la signora di Dai, è morta tra 178 e il 145 a.C., all'età di circa cinquanta anni. Gli oggetti rinvenuti dentro la sua tomba indicano che fosse una donna ricca, importante e che amava le cose belle, ma ad aver catturato immediatamente l'attenzione degli archeologi non sono state le preziose merci e i tessuti raffinati, piuttosto la sua salma straordinariamente ben conservata.

Oltre un decennio fa in cima alla vetta del vulcano Llullaillaco in Argentina sono stati rinvenuti i resti di tre bambini inca straordinariamente conservati. L'analisi sui corpi della 'fanciulla' 13enne e dei suoi compagni dai quattro ai cinque anni di età – il 'bambino di Llullaillaco' e la 'bambina del fulmine' – ha rivelato che questi erano stati drogati ed era stato somministrato loro dell'alcol su base regolare come parte di una serie di processi cerimoniali durati un anno, che si sono poi conclusi con il sacrificio finale. Le prove suggeriscono che la cerimonia sacrificale potrebbe essere stata utilizzata come una forma di controllo sociale. Essere scelti per il rituale doveva essere visto come un grande onore, ma generava probabilmente un clima di paura. In realtà per i genitori, mostrare un qualsiasi accenno di tristezza dopo aver rinunciato ai loro figli per la cerimonia, era un grave oltraggio.

Tjayasetimu è il nome di una bambina che è stata una star del canto nell'antico Egitto. Quasi tremila anni fa era un membro del coro reale e cantava nei templi sul Nilo per i faraoni. La bambina di sette anni, sebbene giovanissima al momento della sua morte, era abbastanza importante da meritare una mummificazione elaborata, un processo solitamente riservato alla famiglia reale egiziana e alle famiglie d'élite. Tjayasetimu era stata avvolta in bende dipinte, il viso era stato coperto da un velo delicato e nascosto da una maschera d'oro, ed era stata collocata in un sarcofago dorato. La bambina era ben conservata e aveva ancora la testa piena di lunghi capelli fino alle spalle. Si potevano persino notare i suoi denti da latte spingere verso l'alto attraverso le gengive. Con un'altezza di solo un metro e venti centimetri, Tjayasetimu era troppo piccola per il suo sarcofago, anche se non è chiaro il perché non ne sia stato fatto uno delle sue dimensioni. Gli scienziati ritengono che sia morta a seguito di un male particolarmente veloce come il colera.

La mummia di Loulan è stata scoperta solo nel 1980, ma la sua morte avvenuta lungo la rotta commerciale conosciuta come la Via della Seta risale a 3.800 anni fa. La naturale secchezza e salinità del terreno hanno conservato il suo corpo e quello di più di duecento altre mummie, individui che avevano vissuto in diversi insediamenti strettamente situati lungo la rotta commerciale. La mummia è stata chiamata la 'bellezza di Loulan' a causa dei suoi lineamenti facciali signorili incredibilmente conservati che sono rimasti molto belli persino nella morte. Purtroppo, la regione dove lei e le altre mummie sono state ritrovate è politicamente instabile e la loro scoperta nel bacino del Tarim in Cina è stata vista come un possibile fattore di istigazione per potenziali disordini. Il governo cinese si è mostrato riluttante nel consentire il totale accesso alle mummie a causa della loro identità razziale. Le mummie di Tarim sono di etnia caucasica e questo ha dato credito alle rivendicazioni delle popolazioni locali degli uiguri, che hanno un aspetto più europeo che asiatico, i quali sono discendenti degli abitanti originari della zona e non arrivati in seguito come sostiene la storia cinese.

Il luogo conosciuto come Huaca El Brujo (luogo sacro dello sciamano) sulla splendida costa settentrionale del Perù che si affaccia sul blu del Pacifico, ci offre uno sguardo incredibile sulla cultura dei Moche e sulla sciamana che vi è sepolta. Le sue due piramidi principali, Huaca del Sol e la Huaca de la Luna, erano un tempo il centro delle funzioni sociali e religiose nella zona e il luogo di sepoltura della mummia tatuata, che è poi divenuta nota come la 'signora di Cao'. Non è una donna anziana, è morta 1.500 anni fa all'età approssimativa di venticinque anni probabilmente a causa di una complicanza nel parto. I Moche non mummificavano volutamente i loro morti, si sono semplicemente verificate quelle condizioni per l'essiccazione tali da preservare la signora di Cao e i suoi intricati tatuaggi. Sebbene non si ritenga che i membri più comuni della società dei Moche fossero tatuati, si potrebbe certamente dedurre da questa sepoltura che quelli del ceto sociale più elevato lo fossero e i tatuaggi probabilmente rappresentavano e rafforzavano la connessione degli individui con il divino attraverso la magia per affinità.



Zeleniy Yar è un sito remoto nei pressi del Circolo Polare Artico noto al popolo indigeno dei Nenets come 'la fine della terra'. Il particolare sito ha rivelato una dozzina di misteriose mummie che sembrano essere estranee alla regione e i cui manufatti possono essere attribuiti all'antica Persia, che dista quasi seimila chilometri. Gli scienziati stanno intraprendendo dei test genetici per determinare le origini delle mummie e sbloccare i segreti di una misteriosa civiltà medievale. Le mummie sono state trovate, apparentemente per caso, in un buono stato di conservazione e indossavano maschere di rame e abiti di renna, di castoro, di ghiottone e pellicce di orso. Molti dei loro crani sono andati in pezzi o sono mancanti, mentre gli scheletri erano frantumati. Una delle mummie è un uomo dai capelli rossi protetto dal petto ai piedi da un rivestimento in rame. Nel luogo della sua sepoltura c'erano un ascia di ferro, delle pellicce e una fibbia in bronzo raffigurante un orso.

A più di vent'anni dal ritrovamento della mummia del Similaun, il suo patrimonio genetico è stato mappato interamente dagli esperti dell'Accademia Europea di Bolzano che, in collaborazione con scienziati egiziani, hanno permesso anche l'identificazione dei genitori di Tutankhamon.

La decodifica del patrimonio genetico di Ötzi, che segna un punto di svolta nella ricerca sulla famosa mummia, è stata possibile grazie all'apporto di competenze multidisciplinari e al lavoro di squadra di tre esperti appartenenti a diverse istituzioni: Albert Zink, direttore dell'Istituto per le Mummie e l'Iceman dell'EURAC di Bolzano, Carsten Pusch dell'Istituto di genetica umana dell'Università di Tubinga e Andreas Keller, bioinformatico della azienda specializzata in biotecnologia febit di Heidelberg. Il binomio professionale fra Albert Zink e Carsten Pusch è già collaudato e ha pubblicato recentemente l'esito delle ricerche su Tutankhamon e sulla sua famiglia, in collaborazione con il team egiziano guidato da Zahi Hawass. Le tecnologie di sequenziamento di ultima generazione rese disponibili da Andreas Keller hanno poi consentito di identificare in breve tempo milioni di sequenze del genoma dell'Iceman, che con le tecnologie tradizionali avrebbero richiesto un impegno di numerosi decenni. I tre ricercatori hanno prelevato un campione dall'osso pubico di Ötzi e, grazie alla nuova tecnologia di sequenziamento SOLiD, ne hanno estratto la più grande quantità di DNA mai prelevata dal corpo mummificato, ricavandone una vera e propria biblioteca del DNA. Si è trattato di uno studio pilota che ha impiegato questa tecnologia per la prima volta per analizzare dei campioni della mummia venuta dal ghiaccio.

«Il DNA sul quale interveniamo ha più di 5.000 anni ed è estremamente frammentato. Tuttavia con l'ausilio di queste tecnologie avanzate, che garantiscono un margine minimo di errore, siamo riusciti a identificare con grande rapidità il genoma completo dell'Iceman», sottolinea Albert Zink, responsabile della conservazione della mummia. La parte più entusiasmante del lavoro deve tuttavia ancora iniziare, perché l'enorme quantità di dati ora disponibile dopo la rielaborazione bioinformatica schiude nuovi scenari investigativi.

Affascinanti risposte che gli esperti dell'EURAC, insieme a ricercatori tedeschi e a un gruppo di scienziati egiziani coordinato da Zahi Awass, ci hanno invece appena fornito sul conto di Tutankhamon, il faraone più famoso dell'Antico Egitto. Le origini del giovane re, morto a soli 19 anni, erano rimaste sconosciute fino a tempi recenti. Sotto la guida del tandem già collaudato formato da Albert Zink e Carsten Pusch i ricercatori hanno svolto indagini genetiche su 16 mummie utilizzando le tecniche più moderne. Le ricerche si sono svolte in due laboratori all’avanguardia per il sequenziamento del DNA, uno nei sotterranei del Museo Egizio del Cairo, l’altro presso la Facoltà di Medicina dell’Università del Cairo, dopo aver convinto dell'integrità dei metodi d'analisi Zahi Awass, Segretario generale del Consiglio supremo delle antichità egizie. Ed ecco svelato il mistero: il padre di Tutankhamon è il famoso faraone Akhenaton, il cui corpo mummificato viene identificato nella Valle dei Re con il numero KV (King Valley) 55. La madre è la cosiddetta Younger Lady, la mummia KV35, rinvenuta assieme a un'altra mummia più anziana. I mummiologi stanno ora cercando di capire se la Younger Lady sia la famosa Nefertiti.

Nel settembre 2007 i dieci ricercatori del team avevano iniziato a prelevare campioni di tessuto dall'interno delle ossa di undici mummie scelte tra i parenti di Tutankhmon e da altre cinque mummie, riuscendo in soli due anni a estrarne il DNA e le impronte digitali genetiche. I risultati hanno indicato la pista da seguire. Grazie a queste impronte genetiche si è potuto infatti ricostruire l'albero genealogico della famiglia Tutankhamon fino alla quinta generazione. Le ricerche hanno permesso inoltre di fare passi avanti nell'individuazione delle cause che hanno portato alla morte del giovane faraone. Con l'aiuto del radiologo bolzanino Paul Gostner, nel corpo di Tutankhamon sono state diagnosticate diverse malattie tra cui una necrosi ossea al piede sinistro che ha portato a una scarsa irrorazione sanguigna dell'osso e alla sua progressiva degenerazione. «Questa malattia da sola non può aver portato il faraone alla morte, ma ha limitato molto la sua mobilità», chiarisce Albert Zink. Si spiega così anche perché nella tomba siano stati trovati ben 130 bastoni da passeggio, ritenuti originariamente un simbolo di potere del faraone. Più insidiosa era invece la seconda malattia di cui gli scienziati hanno trovato traccia: «Tutankhamon soffriva di una forma acuta di malaria, la malaria tropica», continua Albert Zink. «Questo, assieme alla necrosi ossea, potrebbe averlo portato alla morte». I resti di piante rinvenuti nella sua tomba confermano la diagnosi, essendo conosciute in larga parte ancor oggi per le loro proprietà analgesiche e antipiretiche. Risolto dunque l'enigma sui rapporti di parentela del famoso faraone bambino, rimane ora da chiarire quello di Nefertiti, dall'antico egizio la «bella che è arrivata», potente consorte di Akhenaton dell'epoca eretica amarniana.

All’interno delle suggestive Catacombe dei Cappuccini a Palermo, rinomate in tutto il mondo, sono conservate circa 8.000 salme mummificate. Fin dalla fine del Cinquecento, infatti, il convento cominciò ad imbalsamare ed esporre i cadaveri (principalmente provenienti da ceti abbienti, che potevano permettersi i costi di questa particolare sepoltura).

La finalità filosofica di queste macabre esibizioni di cadaveri è in effetti la medesima: ricordare ai visitatori la transitorietà della vita, la decadenza della carne e l’effimero passaggio di ricchezze e onori. In una frase, memento mori – ricorda che morirai.

Le prime, antiche procedure prevedevano la “scolatura” delle salme, che venivano private degli organi interni e appese sopra a speciali vasche per un anno intero, in modo che perdessero ogni liquido e umore, e rinsecchissero. In seguito venivano lavate e cosparse con diversi olii essenziali e aceto, poi impagliate, rivestite ed esposte.

Ma fra le tante mummie contenute nelle Catacombe (così tante che nessuno le ha mai contate con precisione), ce n’è una che non cessa di stupire e commuovere chiunque si rechi in visita nel famoso santuario. Nella Cappella di Santa Rosalia, in fondo al primo corridoio, riposa “la mummia più bella del mondo”, quella di Rosalia Lombardo, una bambina di due anni morta nel 1920.

La piccola, morta per una broncopolmonite, dopo tutti questi anni sembra ancora che dorma, dolcemente adagiata nella sua minuscola bara. Il suo volto è sereno, la pelle appare morbida e distesa, e le sue lunghe ciocche di capelli biondi raccolte in un fiocco giallo le donano un’incredibile sensazione di vita.

Il segreto della sua imbalsamazione è rimasto irrisolto, fino a quando nel 2009 un paleopatologo messinese, Dario Piombino Mascali, ha concluso una lunga e complessa ricerca per svelare il mistero. La minuziosa preparazione della salma di Rosalia è stata attribuita all’imbalsamatore palermitano Alfredo Salafia, che alla fine dell’Ottocento aveva messo a punto una sua procedura di conservazione dei tessuti mediante iniezione di composti chimici segretissimi. Salafia aveva restaurato la salma di Francesco Crispi (ormai in precarie condizioni), meritandosi il plauso della stampa e delle autorità ecclesiastiche; aveva perfino portato le sue ricerche in America, dove aveva dato dimostrazioni del suo metodo presso l’Eclectic Medical College di New York , riscuotendo un clamoroso successo.

Fino a pochissimi anni fa si pensava che Salafia avesse portato il segreto del suo portentoso processo di imbalsamazione nella tomba. Il suo lavoro sulla mummia di Rosalia Lombardo è tanto più sorprendente se pensiamo che alcune sofisticate radiografie hanno mostrato che anche gli organi interni, in particolare cervello, fegato e polmoni, sono rimasti perfettamente conservati. Piombino, nel suo studio delle carte di Salafia, ha finalmente scoperto la tanto ricercata formula:  si tratta di una sola iniezione intravascolare di formalina, glicerina, sali di zinco, alcool e acido salicilico, a cui Salafia spesso aggiungeva un trattamento di paraffina disciolta in etere per mantenere un aspetto vivo e rotondeggiante del volto. Anche Rosalia, infatti, ha il viso paffuto e l’epidermide apparentemente morbida come se non fosse trascorso un solo giorno dalla sua morte.

Salafia era già celebre quando nel 1920 effettuò l’imbalsamazione della piccola Rosalia e, come favore alla famiglia Lombardo, grazie alla sua influenza riuscì a far seppellire la bambina nelle Catacombe quando non era più permesso. Così ancora oggi possiamo ammirare Rosalia Lombardo, abbandonata al sonno che la culla da quasi un secolo: la “Bella Addormentata”, come è stata chiamata, è sicuramente una delle mummie più importanti e famose del ventesimo secolo.

Dopo tanti anni passati a combattere i segni del disfacimento e della morte, senza ottenere mai una laurea in medicina, Alfredo Salafia si spense infine nel 1933. Nel 2000, allo spurgo della tomba, i familiari non vennero avvisati. Così, come ultima beffa, nessuno sa più dove siano finiti gli ultimi resti di quell’uomo straordinario che aveva dedicato la sua vita a preservare i corpi per l’eternità.



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martedì 18 agosto 2015

LE SCIE CHIMICHE

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Nei cieli tersi spesso è possibile vedere in alto nella volta celeste aerei bianchi, “piccoli “ (in realtà enormi se facciamo i dovuti calcoli altimetrici) e remoti muoversi nel cielo seguiti da lunghe nubi artificiali a forma di scia, cordoli bianchi durevoli ed intersecanti a volte tra se.
Con il termine scia chimica si intende, nell’ottica della Teoria del Complotto, un’emissione artificiale di sostanze volatili non ben identificate al fine di modificare il clima locale o persino globale per finalità non ben chiare, ma presumibilmente sperimentative o militari. Un’altra teoria sostiene invece che tali scie sarebbero composte da joni di metalli pesanti sublimati che dovrebbero favorire l’irraggiamento globale di fasci provenienti dalla centrale HAARP in USA al fine sempre di modificare artificialmente il clima terrestre e porre la vegetazione sotto stress ancora una volta per ragioni sperimentative o militari. Infine per la scienza ufficiale le scie chimiche non sono altro che tracciati dovute alla rapida condensazione del vapore acqueo presente nei gas di scarico del velivolo durante la navigazione in alta quota dove la temperatura esterna è molto bassa.
La teoria del complotto delle scie chimiche cominciò a diffondersi alla fine del XX secolo quando nel 1996 l'aeronautica militare statunitense fu accusata di "irrorare" la popolazione con ipotetiche sostanze misteriose per mezzo di aerei che rilasciavano scie inusuali. L'Air Force rispose che questa accusa era una palese bufala, alimentata in parte dalle decontestualizzate citazioni di un testo redatto nell'istituto universitario dell'Air Force intitolato Weather as a Force Multiplier: Owning the Weather in 2025. Quel documento fu presentato in risposta alla richiesta dei militari di delineare future strategie di modifica del sistema climatico al fine di mantenere il predominio statunitense nell'anno 2025, come fittizia rappresentazione di situazioni e scenari futuri. In seguito l'Air Force chiarì che tale documento non rifletteva le contemporanee politiche e pratiche militari e che non era in corso alcun esperimento di modifica del clima, né era presente nei programmi futuri dell'Air Force.

Altre fonti confermano l'inizio del diffondersi della teoria dalla seconda metà degli anni novanta. In questo periodo, la teoria del complotto delle scie chimiche trovò eco mediatica su alcuni programmi televisivi, radiofonici e su pubblicazioni riguardanti il cospirazionismo, arrivando perfino a essere citata in interrogazioni parlamentari in diversi paesi.

I sostenitori di queste teorie, in genere, affermarono che le ipotetiche chemtrails apparirebbero diverse dalle normali scie di condensazione, delle quali non avrebbero la consistenza e le proprietà note. In particolare, le scie chimiche tenderebbero secondo loro a persistere più a lungo, allargandosi pian piano invece di scomparire.

Secondo la teoria, l'operazione farebbe parte di un complotto globale portato avanti da autori ignoti e per motivi sconosciuti; a tal riguardo sono state avanzate ipotesi diverse, la più comune delle quali è quella secondo cui si tratterebbe di una delle tecniche usate per l'alterazione e il controllo del clima terrestre. In genere, i teorici del complotto ritengono che le "scie chimiche" siano formate da sostanze chimiche (anche di tipo biologico), rilasciate su aree popolate per qualche motivo invariabilmente complottistico, non meglio dimostrato. La motivazione ipotizzata più di frequente è il tentativo di operare modificazioni climatiche. Altre motivazioni ipotizzate dai complottisti chiamano variamente e disordinatamente in causa una pletora di altre ipotesi eterogenee e non meglio definite, come presunti esperimenti governativi o militari, attacchi terroristici, operazioni di società private, tentativi di condizionamento psicologico tramite agenti psicoattivi, o addirittura il tentativo di frenare l'esplosione demografica mondiale, eliminando quattro miliardi di persone.




Secondo i teorici del complotto, che sono generalmente auto-proclamatisi "ricercatori indipendenti", privi di competenze nel campo della meteorologia o dell'aviazione, le scie di condensazione si formerebbero solo a temperature inferiori a -40 °C a 8 000 m di quota e con umidità relativa del 70%. Sempre secondo le teorie dei complottisti, lo Space Preservation Act sarebbe un'implicita ammissione dell'esistenza del fenomeno; l'HAARP sarebbe uno strumento di attuazione del piano; ad essere "irrorato" sarebbe un presunto miscuglio di bario, alluminio, silicio e altre sostanze, il cui scopo sarebbe quello di creare una sorta di sandwich elettroconduttivo non meglio precisato, anche con presunte finalità di "controllo mentale" di cui comunque non chiariscono i presunti scopi, obiettivi e modalità o fondamento scientifico.

Secondo i sostenitori della teoria delle "scie chimiche", i servizi segreti starebbero tentando di screditare il lavoro degli auto-proclamatisi "ricercatori indipendenti", con presunte minacce e azioni di sabotaggio. A capo della presunta organizzazione responsabile per le "scie chimiche", secondo alcuni teorici del complotto, ci sarebbero lo SMOM e il Vaticano, in collaborazione con un ipotetico ed eterogeneo insieme di enti che spazierebbero dalla CIA, alla NASA, a Google, alle compagnie aeree e altro ancora.

Tale teoria del complotto non ha mai trovato alcun credito nell'ambito della comunità scientifica, in quanto priva di riscontri empirici, di coerenza esplicativa o di prove scientifiche. Quei fenomeni fisici che i sostenitori della teoria identificano come scie chimiche non hanno alcuna caratteristica che le renda incompatibili con le normali scie di condensazione dei gas di scarico degli aeromobili che, in base alle condizioni atmosferiche e all'intensità del traffico aereo, possono assumere aspetti eterogenei e inconsueti.

I sostenitori delle teorie complottistiche non hanno mai condotto alcuna analisi fisico-chimica sulle scie nel momento dell'emissione in volo; uno di tali sostenitori, lo statunitense Clifford Carnicom, afferma di aver analizzato campioni di aria raccolti al livello del suolo in seguito a operazioni di rilascio di scie chimiche. Ha affermato di aver trovato alluminio e bario in queste polveri, che sarebbero state ottenute tramite precipitazione elettrostatica. Queste sue asserzioni non hanno però mai avuto alcun riscontro o possibilità di verifica indipendente, in quanto Carnicom non ha mai voluto mettere a disposizione di istituzioni terze i suoi presunti campioni, né ha mai esposto i metodi con i quali avrebbe svolto le analisi. Da sottolineare inoltre che, parlando di elementi chimici, quelli da lui citati sono praticamente ubliqui sulla Terra: l'alluminio è il terzo costituente per quantità della crosta terrestre (dopo ossigeno e silicio) e il bario è al quattordicesimo posto (su 92 elementi naturali).

Le scie che i sostenitori della teoria aggettivano come "chimiche", sono invece normali scie di condensazione, ovvero strisce nuvolose inizialmente sottili e che, successivamente, si allargano creando ampie formazioni. Sono generate dal passaggio di aeromobili e sono costituite da prodotti di condensazione e successiva solidificazione del vapore acqueo. Vengono suddivise in:
scie formate dai gas di scarico:
sono dovute al rapido raffreddamento dei gas di scappamento dei motori, i quali immettono nell'atmosfera, già molto umida, una quantità di vapore acqueo e nuclei di condensazione sufficienti a provocare il fenomeno. La temperatura dell'aria più favorevole è quella compresa fra i -25 e i -40 °C. Questo tipo di scie, che sono le più persistenti, possono formarsi anche a umidità relative pari allo 0%, a patto che la temperatura sia sufficientemente bassa.
scie di convezione:
sono dovute a moti convettivi che si manifestano sulla scia dell'aeromobile quando questo vola in aria molto umida e instabile. La temperatura dell'aria più favorevole è quella compresa fra 0 °C e -25 °C. Non si manifestano immediatamente dietro l'aereo, occorrendo un certo intervallo di tempo prima che l'aria calda immessa nell'atmosfera si porti al livello di condensazione.
scie di origine aerodinamica:
le meno persistenti, sono dovute all'espansione dell'aria, provocata dal veloce moto di un aereo, quando vola in atmosfera molto umida. La temperatura dell'aria più favorevole è compresa tra 0 °C e 10 °C.
I sostenitori della teoria delle scie chimiche citano come prova della differenza fra scie "chimiche" e scie di condensazione quanto riportato dalla NASA: «…le scie di condensazione si formano solitamente ad alta quota (generalmente al di sopra degli 8 000 m), dove l'aria è estremamente fredda (generalmente al di sotto di -40 °C). Altri tipi di nuvole si possono formare ad altitudini molto varie, dalla prossimità del suolo, come la nebbia, a quote estremamente elevate, quali quelle dei cirri».

Secondo i teorici del complotto, queste sarebbero le "uniche" condizioni in cui le scie di condensa si potrebbero formare. Tuttavia quella della NASA è una descrizione divulgativa che vuole dare una sintesi relativa del fenomeno e l'affermazione specifica chiaramente che le scie di condensazione si formano "solitamente" (usually in originale) alle condizioni indicate e non esclusivamente. Inoltre, nello stesso documento, è specificato che le scie di condensazione «…possono anche formarsi più vicine al suolo quando l'aria è molto fredda e ha umidità sufficiente», affermazione che però sembra essere stata completamente ignorata dai sostenitori del complotto.

Già negli anni cinquanta H. Appleman mostrò come la formazione di scie di condensazione dipendesse da diversi fattori e che esse potevano formarsi anche a umidità relative molto basse, umidità relativa che incide anche sulla persistenza di tali scie.

Le scie di condensazione hanno una persistenza anche di ore tuttavia, i sostenitori della teoria affermano che le ipotetiche scie chimiche si differenzierebbero dalle scie di condensazione perché sarebbero più persistenti e arriverebbero a formare griglie, incroci o a porsi in parallelo tra loro, o ancora a non avere continuità (ad esempio una scia che si interrompe in un dato punto e che riprende in punto più avanzato); le scie, sempre a loro dire, sarebbero rilasciate da aeroplani militari o privi di segni distintivi ad altitudini basse e inusuali.

In maniera virtualmente unanime, tutte le agenzie governative, gli scienziati, gli esperti meteorologi, i ricercatori scettici, tra cui il Committee for the Scientific Investigation of Claims of the Paranormal statunitense, i piloti di aereo, spiegano invece che le scie di condensazione mostrano una gran varietà di aspetti e persistenza e che le descrizioni e le fotografie delle supposte chemtrail sono in realtà del tutto in linea con quelle delle normali scie di condensazione e spesso corrispondono anche a rotte aeree ben note. Le scie di condensazione hanno infatti un diverso comportamento a seconda della temperatura, del wind shear orizzontale e verticale, dell'umidità presente in quota.

Nessun sostenitore della teoria delle scie chimiche ha mai fornito delle analisi delle scie prese direttamente in aria; al contrario, fin dagli anni venti, vengono regolarmente effettuati studi sulle scie di condensazione. Quindi, la loro esistenza e normale spiegazione sono ampiamente comprovate da decenni.



Diverse altre obiezioni scientifiche vengono mosse alle numerose contraddizioni della teoria complottista delle presunte chemtrails:

Il comportamento delle presunte "scie chimiche", descritto dai complottisti come "bizzarro" o "inusuale" è in realtà sempre perfettamente coerente con il possibile comportamento di una scia di condensazione.
Non è possibile che un aereo possa contenere al suo interno così tanto materiale chimico da generare una scia lunga centinaia di chilometri.
La visione del cielo da parte di un osservatore a terra risente del fatto che a grande distanza e senza punti di riferimento l'immagine tridimensionale appaia in realtà sostanzialmente bidimensionale. Di conseguenza due scie che appaiono "affiancate" o "incrociate" possono essere in realtà distanti diverse centinaia di metri in verticale. Analogamente due aeromobili che appaiono vicini possono trovarsi molto distanti, quindi produrre scie differenti. In questa situazione del resto non è in alcun modo possibile stabilire l'esatta verticale di un aereo in base alla semplice osservazione. In aggiunta a questo, la semitrasparenza di scie e nuvole rende in molti casi praticamente impossibile dire se l'una è al di sopra dell'altra o viceversa.
Sarebbe necessaria una gigantesca operazione di copertura su scala internazionale, che coinvolgerebbe un numero incredibilmente alto di persone impiegate in diversi settori professionali: piloti, controllori di volo, governanti, militari, meteorologi, scienziati, ecc. Un'operazione del genere è pressoché impossibile da gestire, perché vi sarebbe un enorme quantità di dati da falsificare, per di più in modo che questi risultino perfettamente compatibili e concordi tra di loro. Inoltre, aumentando il numero di persone a conoscenza di un'operazione segreta, aumenta anche il rischio che tale operazione possa essere scoperta. Ognuna di queste persone, infatti, potrebbe potenzialmente rivelare la natura di tale operazione (accidentalmente o volutamente) facendola quindi fallire.
La necessità di mantenere segreto il presunto complotto è incompatibile col fatto che gli aerei operino in pieno giorno, lasciando in cielo delle scie visibili da tutti. I sostenitori della teoria, in risposta, affermano che agire alla luce del sole servirebbe proprio a far sì che la gente possa ritenere questa attività naturale e innocua.
Come per molte altre teorie di complotto, i sostenitori citano dati tecnici, fotografie o video che mostrerebbero segni di falsificazione, incongruenze o stranezze. Tuttavia, se queste incongruenze fossero reali, sarebbero risultate immediatamente visibili agli occhi degli esperti dei vari settori coinvolti (piloti, meteorologi, scienziati vari, ecc.), soprattutto quando le persone sostenitrici di tali teorie affermano di averle scoperte attraverso la visione di video su youTube o semplici osservazioni empiriche.
Tutti gli aerei sono regolarmente sottoposti a ispezioni tecniche, che farebbero scoprire i presunti "apparati" per il rilascio delle scie. Ci sono state del resto costanti e numerose smentite governative in merito.
Il rilascio di sostanze alle quote superiori ai 10 000 metri usate dagli aerei ha un comportamento non prevedibile, a causa della dispersione generata dai forti venti in alta quota. Inoltre, molte sostanze organiche e anche alcune sostanze chimiche verrebbero distrutte dalla temperatura dei gas combusti dell'aereo prima di distaccarsi dalle linee di flusso aerodinamico. I sostenitori della teoria affermano, tramite loro misure telemetriche amatoriali, che la quota di volo di queste operazioni sarebbe a loro dire molto al di sotto del limite minimo di formazione di contrail; ma nessuna di queste misurazioni personali è mai stata verificata in maniera indipendente, o sottoposta ad enti di certificazione.
I sostenitori della teoria hanno più volte presentato delle analisi che mostrerebbero come, su alcuni terreni sorvolati dagli aerei chimici, a loro dire sarebbero presenti delle sostanze velenose. Tuttavia non esiste la prova che tali sostanze provengano necessariamente dagli aerei anziché altre fonti esterne. Inoltre, sostanze diffuse a diversi chilometri d'altezza, anziché ricadere esattamente a strapiombo, sono soggette alle turbolenze dell'aria: pertanto il luogo della loro ricaduta non può essere previsto né tantomeno ricostruito a posteriori.
Come per molte altre teorie di complotto, nonostante vengano ipotizzate e citate presunte organizzazioni senza scrupoli (che a dire dei complottisti sarebbero in grado di avvelenare o uccidere la popolazione a proprio piacimento), queste sembrano disinteressarsi completamente dei vari siti internet che ne farebbero i nomi, lasciando loro piena possibilità di rivelare al mondo il complotto. I sostenitori della teoria affermano che censurare un sito internet (o addirittura rivalersi su chi lo dirige) sarebbe una mossa troppo visibile, che renderebbe palese il complotto. Questa tesi però stride con alcune vicende reali, come le morti sospette di Aleksandr Val'terovic Litvinenko e della giornalista Anna Stepanovna Politkovskaja, oppure l'arresto di Julian Assange.
Nonostante i sostenitori affermino che le presunte "scie chimiche" sarebbero diffuse in maniera regolare da molti anni, ancora non si sarebbero visti i risultati di questa ipotetica contaminazione (in particolare per chi sostiene che le "scie chimiche" servano alla diffusione di un'epidemia del cosiddetto "morbo di Morgellons" - a sua volta considerato essere in realtà una patologia psichiatrica dalla comunità scientifica).
Secondo la termodinamica e l'aerodinamica, i diversi comportamenti delle scie di condensazione sono dovuti alle diverse condizioni meteorologiche (temperatura, pressione, umidità relativa e venti) riscontrabili a quote differenti, nonché al diverso tipo di motori usati dagli aerei:
in una zona più fredda i gas condensano rapidamente e formano scie compatte, in una meno fredda (o con gas più caldi) il tempo di condensa è maggiore e le scie sono più larghe; anche le scie compatte, a causa del moto browniano, tendono ad espandersi al passare del tempo, anche in assenza di vento (e in quota sono sempre presenti venti e correnti).
A seconda dei venti in quota (le condizioni in quota non rispecchiano quelle al livello del suolo), le scie possono allargarsi più velocemente o formare curve e ramificazioni (venti di direzione incostante).
Dato che l'atmosfera è un fluido non omogeneo, si possono avere zone in cui sono presenti condizioni atte alla formazione di scie di condensazione adiacenti a zone in cui tali condizioni non sono presenti, con conseguente formazione di scie "a tratti".
I reattori turbofan a doppio flusso creano scie di condensazione anche in condizioni in cui i vecchi turbofan a singolo flusso non le formano. I sostenitori della teoria affermano che a loro dire tale differenza di comportamento sarebbe dovuta alla presunta differenza di composizione delle supposte scie chimiche rispetto alle normale contrails, ma senza mai aver prodotto alcuna evidenza oggettiva a conferma di tale loro asserzione.
È stato osservato che la nuvolosità provocata dalle normali scie di condensazione può avere effetti sul meteo e provocare perturbazioni, come per esempio nel caso dei bombardieri americani durante la seconda guerra mondiale.





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lunedì 17 agosto 2015

L'AURORA BOREALE



Il 28 agosto 1859 vennero avvistate alcune aurore lungo una vasta area del territorio americano. Nei centri scientifici di tutto il mondo, la strumentazione subì forti e inspiegabili variazioni e correnti spurie si formarono nelle linee telegrafiche. Il giorno seguente, l'astronomo inglese Richard Christopher Carrington notò un gruppo di macchie solari di dimensioni insolitamente grandi, dal quale partiva un lampo di luce biancastra, che dopo qualche ora produsse una seconda ondata di aurore di grande intensità. Con la "Grande Aurora" del 1859, i modelli di spiegazione dei fenomeni di attività solare evolvettero rapidamente e le antiche ipotesi di lampi ad alta quota, o di luce riflessa da iceberg vennero sostituite da quelle più attinenti agli eventi solari e alla perturbazione.

È stimato che tempeste di tale intensità capitino ogni 500 anni. L'ultimo evento di un'intensità pari alla metà di quella del 1859 è accaduto nel 1960 provocando interruzioni radio in tutto il pianeta. Gli esperti ritengono che i costi di una eventuale supertempesta potrebbero essere paragonabili a quelli di un grande terremoto, nel caso dovessero mancare le opportune contromisure, come procrastinare alcune attività delicate svolte dai satelliti, spostare le rotte aeree, individuare in anticipo gli elementi vulnerabili delle reti. L'attività magnetica solare, e quindi anche la formazione di macchie solari, varia ciclicamente ogni undici anni. Nel mese di gennaio del 2008 è iniziato il nuovo ciclo quindi è lecito attendersi per i prossimi anni un incremento di attività. Negli ultimi undici anni, gli studiosi hanno rilevato circa 21 000 brillamenti e 13 000 nubi di plasma fuoriusciti dalla superficie solare.

L’aurora boreale è un fenomeno naturale meraviglioso tra i più spettacolari che si verifica di notte, solitamente tra la fine di agosto e aprile. Proprio come tanti altri fenomeni naturali, anche l’aurora boreale figura in diversi miti e leggende. Alcuni ritengono che l’aurora boreale non sia altro che il movimento degli spiriti nel cielo. Altri invece che sia il riflesso degli scudi delle Valchirie, le mitologiche guerriere. Un’altra leggenda narra invece che una volpe, sfiorando con la sua coda dei cumuli di neve, abbia creato delle scie luminose nel cielo.



Oggi gli scienziati hanno dimostrato che l’aurora boreale è il risultato dell’interazione tra i venti solari e gli strati superiori dell’atmosfera terrestre, che avviene a circa 100 km d’altitudine. Il campo magnetico terrestre indirizza la carica di elettroni dal Sole verso la magnetosfera al di sopra dei suoi due poli magnetici, il Polo Nord e il Polo Sud. È per questo che i luoghi migliori per osservare le aurore polari sono i circoli artici. Statisticamente l’orario migliore per assistere alle aurore è poco prima di mezzanotte.

L’aurora boreale si verifica anche in estate, ma il sole di mezzanotte e il cielo illuminato nei mesi estivi non ci consentono di vederla.

I colori più comuni che si possono osservare sono giallo, verde, rosso, azzurro e violetto.

L’aurora boreale nasce dall’interazione del vento solare con il campo elettromagnetico terrestre e può essere facilmente ammirata nell’estremo Nord o Sud del pianeta, poiché questa interazione è più forte ai Poli.

Non è facile prevedere un’aurora boreale. L’Istituto Meteorologico Finlandese (Ilmatieteen Laitos) studia continuamente tali fenomeni, cercando di preannunciare sempre più accuratamente quando questi accadano. Secondo le statistiche, nelle zone dell’estremo Nord della Finlandia, come Kilpisjärvi e Utsjoki, ogni quattro notti su cinque il cielo, quando sereno, è illuminato da aurore boreali. Nella zona di Helsinki, ciò succede circa una notte ogni venti. Previsioni in tempo reale sono possibili ma non ancora così affidabili.

Spesso l'aurora polare è visibile anche in zone meno vicine ai poli, come la Scozia, o molte zone della penisola scandinava. Le aurore sono più intense e frequenti durante periodi di intensa attività solare, periodi in cui il campo magnetico interplanetario può presentare notevoli variazioni in intensità e direzione, aumentando la possibilità di un accoppiamento (riconnessione magnetica) con il campo magnetico terrestre.

L'origine dell'aurora si trova a 149 milioni di km dalla Terra, cioè sul Sole. La comparsa di un grande gruppo di macchie solari è la prima avvisaglia di una attività espulsiva di massa coronale intensa. Le particelle energetiche emesse dal Sole viaggiano nello spazio formando il vento solare. Questo si muove attraverso lo spazio interplanetario (e quindi verso la Terra, che può raggiungere in 50 ore) con delle velocità tipicamente comprese tra i 400 e gli 800 km/s, trascinando con sé parte del campo magnetico solare (campo magnetico interplanetario). Il vento solare, interagendo con il campo magnetico terrestre detto anche magnetosfera, lo distorce creando una sorta di "bolla" magnetica, di forma simile ad una cometa.

La magnetosfera terrestre funziona come uno scudo, schermando la Terra dall'impatto diretto delle particelle cariche (plasma) che compongono il vento solare. In prima approssimazione queste particelle "scivolano" lungo il bordo esterno della magnetosfera (magnetopausa) e passano oltre la Terra. In realtà, a causa di un processo noto come riconnessione magnetica (il campo magnetico interplanetario punta in direzione opposta a quello terrestre), il plasma del vento solare può penetrare dentro la magnetosfera e, dopo complessi processi di accelerazione, interagire con la ionosfera terrestre, depositando immense quantità di protoni ed elettroni nell'alta atmosfera, e dando luogo, in tal modo, al fenomeno delle aurore. È da notare che le zone artiche, possedendo una protezione magnetica minore, risultano le più esposte a questo fenomeno e spesso, per qualche giorno dopo l'evento, l'ozono si riduce circa del cinque per cento.

Le aurore sono più intense quando sono in corso tempeste magnetiche causate da una forte attività delle macchie solari. La distribuzione dell'intensità delle aurore in altitudine mostra che si formano prevalentemente ad un'altitudine di 100 km sopra la superficie terrestre. Sono in genere visibili nelle regioni vicine ai poli, ma possono occasionalmente essere viste molto più a sud, fino a 40º di latitudine.

Le particelle che si muovono verso la Terra colpiscono l'atmosfera attorno ai poli formando una specie di anello, chiamato l'ovale aurorale. Questo anello è centrato sul polo magnetico (spostato di circa 11º rispetto dal polo geografico) ed ha un diametro di 3000 km nei periodi di quiete, per poi crescere quando la magnetosfera è disturbata. Gli ovali aurorali si trovano generalmente tra 60° e 70° di latitudine nord e sud.

I particolari colori di un'aurora dipendono da quali gas sono presenti nell'atmosfera, dal loro stato elettrico e dall'energia delle particelle che li colpiscono. L'ossigeno atomico è responsabile del colore verde (lunghezza d'onda 557,7 nm) e l'ossigeno molecolare per il rosso (630 nm). L'azoto causa il colore blu.

La forma di un'aurora polare è molto varia. Archi e brillanti raggi di luce iniziano a 100 km sopra la superficie terrestre e si estendono verso l'alto lungo il campo magnetico, per centinaia di chilometri. Gli archi possono essere molto sottili, anche solo 100 metri, pur estendendosi da orizzonte ad orizzonte. Possono essere quasi immobili e poi, come se una mano fosse passata su una lunga tenda, iniziare a muoversi e torcersi. Dopo la mezzanotte, l'aurora può prendere una forma a macchie e ognuna delle macchie spesso lampeggia più o meno ogni 10 secondi fino all'alba.



La maggior parte della luce visibile in un'aurora è di un giallo verdognolo, ma a volte i raggi possono diventare rossi in cima e lungo il bordo inferiore. In occasioni molto rare, la luce del sole può colpire la parte superiore dei raggi creando un debole colore blu. Ancora più raramente (una volta ogni 10 anni o più) l'aurora può essere rosso sangue da cima a fondo. Oltre a produrre luce, le particelle energetiche che formano l'aurora portano calore. Questo è dissipato come radiazione infrarossa o trasportato via dai forti venti dell'alta atmosfera.

Il Sole è una stella con alcune caratteristiche molto variabili, che cambiano con periodi che vanno da poche ore a centinaia d'anni. La direzione del campo magnetico interplanetario, e la velocità e la densità del vento solare, dipendono tutte dall'attività del Sole. Possono cambiare drasticamente in poco tempo e influenzare l'attività geomagnetica. Quando questa aumenta, il bordo meridionale dell'atmosfera boreale si muove verso sud. Anche le emissioni di materia della corona solare causano ovali aurorali più grandi. Se il campo magnetico interplanetario è rivolto in direzione opposta a quello terrestre il trasferimento di energia è più grande, e quindi le aurore sono più pronunciate.

I disturbi della magnetosfera terrestre sono chiamati tempeste geomagnetiche. Esse possono produrre cambiamenti improvvisi nella forma e nel moto dell'aurora, chiamati sottotempeste aurorali. Le fluttuazioni magnetiche di tutte queste tempeste possono causare disturbi alla rete di energia elettrica, a volte facendo guastare alcuni apparecchi e causando black out estesi. Possono anche influenzare il funzionamento delle radiocomunicazioni via satellite. Le tempeste magnetiche possono durare parecchie ore o anche giorni, e sottotempeste aurorali possono avvenire molte volte al giorno. Ogni sottotempesta genera centinaia di terajoule di energia, tanta quanta ne consumano gli interi Stati Uniti in dieci ore.

A volte, durante l'apparizione di un'aurora, si possono udire suoni che somigliano a sibili. Si tratta di suoni elettrofonici, un fenomeno che si può manifestare, sebbene molto più raramente, anche durante l'apparizione di bolidi. L'origine di questi suoni è ancora non chiara: si ritiene che essi siano dovuti a perturbazioni del campo magnetico terrestre locale, causate da un'aumentata ionizzazione dell'atmosfera sovrastante. Spesso l'ascolto di tali suoni è facilitato dalla presenza di oggetti metallici nelle immediate vicinanze del testimone.

Le aurore polari sono spesso accompagnate anche da emissioni radio nella banda VLF, note con il nome di aural chorus. Poiché le frequenze di questi segnali sono dell'ordine dei kHz, quindi sono frequenze audio, essi possono essere convertiti in audio mediante l'impiego di un apposito ricevitore. Il suono ottenuto assomiglia a un coro di uccelli, da cui il nome dato a questo tipo di emissioni.



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