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giovedì 24 settembre 2015

GLI ANGELI

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Ognuno di noi ha accanto a sè un angelo custode. La tesi viene sostenuta e spiegata da un teologo tra i massimi studiosi di angeli. A volte rifiutiamo queste realtà spirituali ma l'angelo custode è il nostro migliore amico e, anche senza vederlo, spesso ci viene incontro e ci sostiene nelle situazioni più difficili. In pratica agisce come intermediario tra il mondo divino e il mondo umano, accorciando le distanze.
Una realtà, quella degli angeli custodi, che non viene accettata in maniera uniforme. Soprattutto chi ha una visione più laica della vita rifiuta la presenza degli angeli. Eppure ci sono segnali concreti della loro esistenza: quando ci troviamo in difficoltà di fronte a determinate decisioni da prendere, se si invoca l'angelo divino, arriva in soccorso. Anche il laico, in realtà, può percepire la loro presenza. E questo perchè dipende da una sensibilità tutta interiore. Ci sono delle preghiere specifiche per ottenere il loro aiuto. Si può invocare, ad esempio, «angelo di Dio che sei il mio custode, custodisci, governa me che ti fui affidato dalla pietà celeste». Ma esistono una infinità di formule per chiedere la loro intercessione.
Uno scrittore russo del secolo scorso ha spiegato che l'angelo custode è il nostro alter ego, l'amico più grande. Un' entità spirituale che rispetta completamente la nostra libertà, ecco perchè non tutti riescono a percepirli. Non che l'angelo si manifesti in carne ed ossa davanti a noi ma, per dirla con il teologo, «gli angeli si possono vedere come "luci seconde", un po’ come i cristalli sotto il sole».
La visione più precisa degli angeli è quella che ci arriva dal Cristianesimo. Il loro aiuto si cercava più in passato o se ne sente maggior bisogno ora? «Oggi assistiamo ad un paradosso - spiega l'esperto - perchè il materialismo nel quale siamo immersi tende ad allontanarci dagli angeli. Paradossalmente, però, la lontananza ci fa sentire ancora di più il loro bisogno: è un po’ come se ne decretassimo la morte e la successiva rinascita». Nei momenti di difficoltà, dunque, dobbiamo invocare il nostro arcangelo Gabriele: «rappresenta una speranza in più in questo mondo che ha perso i punti di riferimento. Un mondo senza angeli significherebbe la chiusura alla gioia e pure alla nobiltà d'animo».



L’angelo evoca spesso l’immagine del bimbetto paffuto con due aluccie sulle spalle che, con sguardo trasecolato, fissa davanti a sé o figure a fumetto che compaiono nei quadri con imponenti ali bianche e vesti candide. Questa immagine iconografica ha un valore simbolico ovvero indica la natura di messaggero di Dio (le ali) e di spirito puro (l’innocenza del bimbo o le vesti candide) che sono prerogative dell’angelo, ma perché dovremmo credere alla loro esistenza? Perché se si prende sul serio il Vangelo è Gesù stesso che ne afferma l’esistenza e ne spiega la natura di esseri spirituali, eternamente al cospetto di Dio ma anche deputati alla guida degli uomini. «Guardatevi dal disprezzare uno solo di questi piccoli, perché vi dico che i loro angeli nel cielo vedono la faccia del Padre mio che è nei cieli» (Mt 18,10).  Nel Vangelo gli angeli sono citati 175 volte, circa 250 nel Vecchio Testamento, quindi occorre prestare attenzione al ruolo che viene loro assegnato nella storia della salvezza del popolo eletto e di ogni fedele oggi.

L’angelo compare in tantissime opere d’arte accanto alla Vergine Maria per annunciare l’Incarnazione, accanto a personaggi biblici (Tobia), accanto a sovrani e profeti, ma è anche vero che spesso accanto ai bambini è raffigurato l’angelo custode. Questa iconografia non deve trarre in inganno e far credere che sia una devozione solo infantile. Indica semplicemente che fin dalla nostra nascita siamo accompagnati. Tanti santi hanno vissuto una profonda devozione verso il proprio angelo custode e l’hanno diffusa come  instancabili apostoli presso i fedeli. La devozione all’angelo custode è sempre stata presente nella tradizione della Chiesa. La breve preghiera all’angelo custode è una delle prime che le mamme insegnavano, e spero lo facciano ancora, ai bambini: una preghiera semplice, breve, che i bambini imparano a balbettare facilmente anche quando non sanno ancora parlare per davvero.
È una preghiera importante, perché insegna ai piccoli una verità profonda: Dio si occupa di ognuno di noi in modo individuale, e ci dona una compagnia protettrice. E di angeli si trovano tracce già nei filosofi pre-cristiani come Platone e Aristotele. L’uomo per raffigurare quel che non è umano deve sempre usare forme umane, e l’immagine dei piccoli serve ad evocare la purezza, la semplicità, la dolcezza, tutti elementi che costituiscono forme essenziali degli angeli. Gli artisti hanno dato loro forme umane perché gli angeli sono sempre vicini agli uomini, ma non sono umani, e quindi pittori e scultori hanno spesso aggiunto le ali per indicare la loro natura di esseri spirituali. Altre volte l’arte ha conferito loro l’aspetto di guerrieri forti e coraggiosi per indicarne la natura di combattenti contro il demonio e di difensori dell’uomo nel suo cammino terreno verso la vita eterna. O ancora vengono poste nelle loro mani palme, ramoscelli di ulivo, lampade accese, simboli che indicano il ruolo di pace e di illuminazione che ogni angelo custode svolge.



Per Dio non esiste l’umanità in astratto ma solo il singolo uomo concreto, che è straordinariamente importante ai suoi occhi: per questo lo affida alla cura e alla guida attenta di un angelo. L’uomo quindi non è mai solo, perché l’azione degli angeli ci accompagna durante l’intera vita. L’angelo custode è una difesa costante dalle insidie del demonio, ma anche un istruttore, un ispiratore di buone intenzioni e idee. Il fine dell’uomo è amare, lodare e servire Dio. Ma nella vita terrena sono tante le tentazioni che ci allontanano da questo scopo fondamentale, tanti i rischi di deviare verso fini solo umani. L’angelo svolge il compito di risvegliare in noi il desiderio dell’unione con l’amore infinito del Padre e ci accompagna durante l’ascesa spirituale. L’angelo custode protegge l’anima da pericoli interni e esterni, la riprende e la richiama quando si allontana dalla giusta via, ci assiste nella preghiera, ispira buone idee alla nostra mente e ci sprona a compiere buone azioni. Siamo terribilmente individualisti, cresciuti alla scuola dell’uomo che si fa da sé, che vive in una dimensione puramente terrena, convinti che solo l’oggi sia importante e pieni della pretesa di fare tutto da soli, grazie alla scienza, alla tecnologia, cioè con le nostre sole forze umane. Ma allo stesso tempo la solitudine ci fa male, ci rende insicuri e timorosi ad ecco allora che scivoliamo nell’esoterismo con i suoi demoni, i suoi vampiri, ed anche i suoi angeli che nulla hanno a spartire con la creature bibliche. Sono creature piene di violenza o di vendetta, che aiutano l’uomo ad emergere nella dimensione umana ma non portano nessun messaggio di speranza o di salvezza. Vivono e muoiono come vive e muore l’uomo, quasi una rinascita delle divinità antropomorfe dell’antica Grecia. L’angelo cristiano, invece, orienta l’uomo alla sua dimensione spirituale, alla sua esistenza eterna in comunione con Dio. E’ un essere reale, non immaginario, che aiuta l’uomo a comprendere se stesso nella sua dimensione profonda di creatura ma destinata a vivere l’eternità con il suo Creatore. Già nella Lettera agli Ebrei gli angeli vengono indicati come coloro che sono “inviati per servire coloro che devono ereditare la salvezza” ( Eb 1,14).



L’angelo induce l’anima al pentimento per i propri errori e le proprie colpe, insinua il senso di tristezza e di inquietudine per la perdita della grazia divina e favorisce il ravvedimento per permettere di ottenere il perdono di Dio attraverso il sacramento della penitenza. Ma il ruolo dell’angelo non si ferma qui. La penitenza, l’offerta personale di qualche sacrificio, fortifica l’uomo di fronte alle tentazioni e lo rende più attento alle vere priorità della sua esistenza. Lo stesso Gesù ricorda che certe tentazioni si vincono solo con la preghiera, il digiuno (cfr. Mt 17,21). È quindi compito dell’angelo custode suggerire il desiderio di compiere qualche "fioretto", come si diceva un tempo, per renderci più attenti di fronte alle tentazioni quotidiane. Ma l’uomo ha bisogno anche di vivere una profonda dimensione di unione al suo Creatore, e questo stato si può vivere prima di tutto con la preghiera. Il nostro angelo custode ci aiuta nella preghiera, stimola in noi il desiderio di silenzio interiore, il bisogno di trovare qualche minuto nella nostra frenetica vita quotidiana per rivolgere mente e cuore al Padre. L’angelo custode è vicino a noi nel momento in cui ci poniamo alla presenza di Dio, quando lodiamo, ringraziamo e chiediamo l’aiuto di cui sentiamo un disperato bisogno. È vicino a noi, prega con noi e offre la nostra preghiera a Dio.
L’angelo procura la pace interiore, la serenità, la vera gioia che nasce dalla grazia di Dio. Anche sant’Ignazio di Loyola nelle Regole per il discernimento degli spiriti afferma: «È proprio di Dio e di qualunque angelo buono infondere nell’anima una vera letizia spirituale mediante delle mozioni, togliendo ogni tristezza e turbamento introdotte dal demonio». L’insegnamento della Chiesa sull’esistenza degli angeli è costante nel tempo perché affonda le sue radici in tantissimi brani del Vecchio e del Nuovo Testamento. Solo in tempi molto recenti, un erroneo razionalismo e un esasperato scientismo hanno messo in discussione l’esistenza degli angeli e la loro natura di creature di Dio. Se una cosa non si vede non esiste, si dice: ciò di cui non posso dimostrare la natura è solo frutto della mia fantasia. È la logica perversa che riduce la ragione umana a puro strumento di conferma di realtà empiriche, che limita la potenzialità dell’intelletto a mezzo per ratificare quanto i sensi già provano.
Allo stesso tempo si esaltano le passioni, le emozioni forti, e si procede secondo la logica del "secondo me". E in base ai propri sentimenti si decide quel che e giusto e quel che è sbagliato. Proprio in un’epoca di grande confusione sulla dignità dell’uomo, di grande incertezza sul ruolo della fede e sul suo rapporto con la ragione, c’è bisogno dell’aiuto forte dell’angelo custode, soprattutto nella sua funzione di consigliere attento. Tutti abbiamo bisogno di discernimento per cercare e conoscere la Verità.





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venerdì 7 agosto 2015

LE MOSCHEE

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 "La moschea sarà un luogo dignitoso, molto più di adesso, non solo per chi prega ma anche per i cittadini che ci abitano vicino. Le moschee sono belle, basta andare in giro per il mondo, soprattutto se sono tenute pulite".
    Lo ha detto il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, parlando del bando del comune sui nuovi luoghi di culto. "Non si può pregare per strada, - ha aggiunto - non è dignitoso né per chi vive lì, né soprattutto per chi crede in quella religione".
 
"Non è un problema religioso, nessuno ha problemi con l'ebraismo o con gli evangelisti. In Tunisia chiudono 80 moschee, invece noi ne apriamo 2 a Milano.
    In tutto il mondo si alzano i muri contro chi in nome della religione vuole uccidere gli infedeli , tranne che nel nostro Paese. La moschea di via Jenner va chiusa domani mattina, perché lì sono stati trovati dei terroristi. Costruire nuove moschee è una scelta politica della sinistra italiana". Lo ha detto Matteo Salvini (Lega Nord).
 
"Il sindaco Pisapia vada a farle da qualche altra parte le moschee. Non vorrei che questi spazi fossero spazi di insegnamento all'odio e all'intolleranza":il segretario della Lega Nord è tornato a parlare del bando del Comune per aree dove costruire luoghi di culto durante un sopralluogo all'ex Ospedale Agostino Bassi in viale Jenner, cioè nella strada dove ha sede uno storico centro islamico. "C'è una legge regionale non rispettata dal Comune di Milano - ha osservato il segretario - e che impone di seguire alcuni obblighi che il Comune di Milano ha ignorato". Secondo Salvini il bando è una "scelta politica, la scelta politica di una giunta che arriva a fine mandato senza aver combinato un accidente e vuole portare in dote ai milanesi due moschee. Non so se sia questa l'emergenza dei milanesi, anzi non lo penso proprio". "Alla faccia della moderazione, le dichiarazioni di alcuni di questi cosiddetti moderati - ha concluso - farebbero rizzare i capelli a qualunque essere umano normale. Quindi io prima di sapere chi paga, chi prega, in che lingua e che cosa spiega, non do nessuna autorizzazione a nessuno".

In base a due dichiarazioni così contrastanti vediamo un po' cosa dice la costituzione italiana:


Art. 2

La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

Art. 3

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.



La moschea è il luogo di preghiera per i fedeli dell'Islam. La parola italiana deriva direttamente dallo spagnolo "mezquita", a sua volta originata dalla parola araba "masjid"  che indica il luogo in cui si compiono le sujūd, le prosternazioni che fanno parte dei movimenti obbligatori che deve compiere il fedele orante.

Un tipo di masjid particolare è la masjid jāmiʿ, una moschea più ampia, che si traduce spesso come "congregazionale". In essa si auspica per l'Islam che si radunino collettivamente i fedeli al fine di adempiere insieme all'obbligo della preghiera obbligatoria (ṣalāt) del mezzogiorno (zuhr) del venerdì, o eventualmente per studiarvi materie di carattere religioso, in appositi luoghi a ciò delegati (iwan).

In quanto luogo di preghiera la moschea non ha elementi indispensabili ma solo utili al suo scopo. È infatti possibile pregare anche all'aperto, o dentro una casa qualsiasi, purché il terreno riservato alla ṣalāt sia delimitato da qualche oggetto (tappeto, stuoia, mantello, sassi) e sia il più possibile esente da sozzure. Questo perché - come d'altronde per tutti gli atti previsti dalla Legge islamica (sharīʿa) - è richiesto lo stato di purità legale (ṭahāra), ottenibile con lavacri parziali o totali del corpo, mentre il luogo della preghiera deve essere esente da evidenti sporcizie che potrebbero contaminare chi col terreno debba entrare in contatto, come appunto accade nella ṣalāt.

La moschea ha un miḥrāb (sorta di abside o nicchia che, nelle moschee più umili, può essere semplicemente disegnata su una parete o indicata da qualche oggetto nella preghiera all'aperto) che indica la direzione della Mecca (qibla) e della Kaʿba, considerata il primo santuario musulmano dedicato al culto dell'unico vero Dio (Allāh).

Pur non essenziale, una moschea può spesso avere anche un pulpito (minbar) dall'alto del quale un particolare Imām che si chiama khaṭīb, pronuncia la khuṭba, un'allocuzione cioè che non necessariamente propone l'esegesi di brani del Corano.

Perché la preghiera sia valida essa deve essere compiuta all'interno di precisi momenti (awqāt) della giornata, scanditi dall'andamento apparente del sole. Per questo uno speciale incaricato (muezzin, dall'arabo muʾādhdhin) ricorda dall'alto di una costruzione a torre (minareto, dall'arabo manār, "faro"), mediante un suo richiamo rituale salmodiato (adhān), che da quel momento in poi è obbligatorio pregare (in casa, all'aperto, in moschea). Per chi si trovi lontano dal minareto e non possa per qualsiasi motivo udire la voce del muezzìn - oggi aiutata per lo più da altoparlanti - si sciorinano talora ampi panni bianchi, ben visibili anche da lontano.

Per le necessità della purificazione, sia all'interno sia nelle immediate adiacenze della moschea è spesso presente una fontana. Importante è infine l'area della preghiera (musalla), tendenzialmente rettangolare per consentire agli oranti di ordinarsi in file e ranghi, al cui interno può essere presente un orologio che in molte occasioni è di antica fattura, utile a segnalare il tempo rimanente perché sia valida la preghiera.



Caratteristica di ogni moschea che nasca come tale è la mancanza di raffigurazioni umane o animali, in quanto osteggiate dall'Islam. Le decorazioni sono perciò tutt'al più di tipo fitoforme (legate cioè al mondo vegetale) ma, quasi sempre, sono presenti mosaici o scritte che riportano versetti del Corano tracciati con calligrafie considerate particolarmente "artistiche" che hanno dato modo all'Occidente di parlare di arabeschi.
Con ogni evidenza questo può non valere in caso di trasformazione di un precedente luogo sacro ad altri credo. In tal caso i dipinti possono sopravvivere, alla sola condizione che affreschi o dipinti non cozzino con alcuni dei principi fondamentali del credo islamico (non raffigurabilità di Dio, assenza di idoli, antropomorfi o meno, mancanza di qualsiasi riferimento trinitario).

Come detto, il termine italiano proviene dallo spagnolo mezquita, che normalmente viene direttamente connesso alla parola araba masjid. In realtà va osservato che lo spagnolo non ha preso la parola direttamente dall'arabo, ma dalla lingua delle popolazioni musulmane della Penisola iberica, che in gran parte erano berbere. Infatti, il termine arabo masjid è maschile, mentre mezquita (e moschea) è femminile, proprio come il termine berbero (ta) mezgida. Questo cambiamento di genere è evidente anche in altri termini arabi relativi alla religione passati al berbero, per esempio ‘īd "festa" (berb. lâid ): in berbero lâid tameqqrant, corrisponde all'arabo al-ʿīd al-kabīr. Ciò sembra dovuto al fatto che i termini arabi si sarebbero "sovrapposti" a preesistenti parole femminili (ancora attestate in qualche dialetto), come taɣlisya "luogo di culto", dal latino ecclesia e tafaska "festa religiosa" (dal lat. Pascha).

Sebbene il coinvolgimento saudita nell'edificazione di nuove moschee risalga agli anni sessanta, il contributo è diventato realmente importante solo verso la fine del XX secolo. A partire dagli anni ottanta, infatti, il governo saudita ha cominciato a finanziare la costruzione di moschee, scuole e centri islamici in numerosi paesi di tutto il mondo, per una spesa stimata in 45 miliardi di dollari statunitensi. Ayn al-Yaqin un quotidiano saudita, nel 2002 ha pubblicato la notizia che questi finanziamenti hanno contribuito alla costruzione di 1500 moschee e 2000 centri islamici. A questo occorre ancora aggiungere le iniziative personale di numerosi facoltosi cittadini sauditi, specialmente in paesi dove i musulmani sono poveri o discriminati. Ad esempio, a seguito della caduta dell'Unione Sovietica (1992), molti fondi privati giunsero a questo scopo in Afghanistan. La moschea King Fahd di Culver City (California) e la stessa moschea di Roma rappresentano due dei maggiori investimenti dell'ex sovrano Faysal dell'Arabia Saudita, con 8 e 50 milioni di dollari statunitensi, rispettivamente.



Le preghiere obbligatorie nella religione Islamica fanno parte dei cinque pilastri dell'Islam, e' proprio il secondo. Le preghiere, chiamate "Salat" in Arabo, sono cinque volte al giorno, essendo la piu' importante quella del Venerdi mezzogiorno. La preghiera costituisce un legame diretto fra il credente e Allah, senza un intermediario, cosi uno si rivolge direttamente al Dio. Gli orari delle preghiere cambiano secondo la posizione del sole e vengono ricordati alla gente dal Muezzin che recita l'adhan (oppure detto anche ezan) dai minareti della moschea, cosi annuncia l'ora della preghiera. L'ideale sarebbe pregare insieme a tutti nella moschea, ma un Musulmano puo' pregare quasi ovunque, per esempio nei campeggi, in ufficio, in fabbrica, a casa, basta che il luogo sia pulito e adatto alla adorazione. Di solito si prega su un tappeto da preghiera e bisogna sapere naturalmente la Qibla, cioe' la direzione della Mecca.

L'adorazione e preghiera quotidiana e' la colonna vertebrale dell'Islam e la sua fondamentale importanza e' definita con estrema chiarezza negli insegnamenti del Profeta Muhammed e nel Corano. Queste cinque preghiere contengono versetti del Corano e sono recitate in lingua araba che e' la lingua originale del Corano, ma suppliche personali possono essere recitate anche nella lingua di ogni musulmano.

Per eseguire la preghiera, bisogna essere puri e puliti. E' necessario lavare quelle parti del corpo che sono generalmente esposte allo sporco e alla polvere, tipo i piedi, la faccia, le mani ecc. Questa pratica e' chiamata Abluzione. Nei casi indicati dal Corano, l'abluzione si puo' fare anche con la lustrazione pulverale (tayammum), cioe con terra pulita o sabbia, quando manca l'acqua (nel deserto per esempio).


Quando la purezza rituale e' interrotta da un piccolo disagio come sonno profondo, stato di incoscienza, il vomito, l'uscita dal corpo di feci, urina, gas intestinali, uscita di sangue da una qualunque parte del corpo, allora e' necessaria l'esecuzione dell'abluzione parziale. Se la purezza rituale e' interrotta da un grande disagio come in caso di coito, mestruazioni e puerperio, rapporti sessuali, allora e' necessaria fare l'abluzione totale. Esistono due tipi di abluzioni in generale; abluzione parziale (wudu') e abluzione totale (ghusl).



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sabato 25 luglio 2015

LA CROCE




La croce è il principale simbolo della religione cristiana e ricorda la crocifissione di Gesù e la salvezza portata dalla sua passione e dalla sua morte. Per la maggioranza dei cristiani la Croce cristiana è quindi un simbolo dell'amore di Dio, in quanto è una rappresentazione della morte che Cristo ha voluto per redimere gli uomini. Il simbolo della croce si impose comunque lentamente tra i cristiani, anche perché anticamente la croce era un simbolo di biasimo (Lettera agli Ebrei, 6,6): il suo uso si diffuse principalmente a partire dal IV secolo, mentre la tradizionale collocazione della croce sull'altare si ebbe quindi a partire dal Medioevo.
Il segno della croce, di uso comune tra i cristiani, può avere più valenze: preghiera, benedizione e altro.
Secondo una leggenda l'albero dal quale fu ricavato il legno della Croce nacque da uno dei tre semi (cedro, cipresso, pino) posto nella bocca di Adamo alla sua morte. Secondo un'altra versione della leggenda, nella bocca di Adamo alla sua morte fu posto un ramoscello dell'Albero della Vita donato al figlio Set dall'Arcangelo Michele, che poi crebbe dando vita ad un nuovo albero.

La croce, sin dall'origine, esprime e simboleggia un'imago mundi corrispondente a uno degli atti dell'uomo, quello di orientarsi sia in senso spaziale temporale, sia nella dimensione trascendente; simbolo trasmesso dalla tradizione, che il Cristianesimo conservò inglobandolo nella propria teologia della Redenzione.

In Europa, il simbolo di Odino nella mitologia norrena era una croce in un cerchio, chiamata croce celtica. Simile a una croce ma con un cerchio posto in alto, è anche il simbolo egiziano dell'ankh.

Il quadrato e la croce sono simboli riconosciuti universalmente della terra, intendendo per terra tutto quello che è opposto alla trascendenza, e non quello che si riferisce al pianeta Terra. La svastica è invece una croce con uncini: è un simbolo molto antico che fu adottato nel XX secolo dal partito Nazista tedesco.

Varie bandiere hanno la croce, tra di esse quelle di tutti i paesi scandinavi, e molte bandiere nazionali dell'emisfero australe raffigurano la Croce del Sud. La bandiera della Svizzera mostra una croce greca all'interno di un quadrato. L'emblema della Croce Rossa deriva dalla bandiera svizzera, alla quale sono stati invertiti i colori.

Tra le figure geometriche, la Croce è il terzo simbolo fondamentale, attestato fin dall'antichità più remota.

Essa stabilisce relazioni con gli altri simboli: l'intersezione delle rette coincide con il Centro; si inscrive nel Cerchio, divide in quattro segmenti; genera il Quadrato e il Triangolo quando le sue estremità sono collegate tra loro da rette.

Il significato della Croce rispetto alla Terra è quello di rappresentare gli aspetti dinamici, contrapponendosi al significato del Quadrato che rappresenta la Terra nei suoi aspetti statici.

La Croce diretta verso i punti cardinali è base dei simboli d'orientamento:
del soggetto in rapporto a sé stesso; del soggetto in rapporto ai punti cardinali terreni (orientamento spaziale, che si articola sull'asse Est-Ovest);
del soggetto in rapporto ai punti cardinali celesti (orientamento temporale, che si articola sugli assi Sud-Nord e Basso-Alto, indicanti l'asse di rotazione del mondo).La concordanza dei tre orientamenti pone il soggetto in consonanza con il trascendente.
Tra le figure geometriche, la Croce ha una funzione di sintesi, di misura, di mediazione, di comunicazione.
In essa si congiungono Cielo e Terra, Tempo e Spazio.
Essa ha una potenza sia centripeta che centrifuga poiché rappresenta sia la diffusione, l'emanazione, che il raccoglimento, la ricapitolazione.

Un altro significato della Croce è quello ascensionale, legato al significato del Ponte e al significato della Scala.

Il Cristianesimo ha rielaborato il suo simbolismo arricchendolo ulteriormente, facendo sì che tra le figure geometriche la Croce diventasse simbolo preminente.



Vi sono quattro tipi principali di Croce, ognuno dei quali enfatizza particolari significati simbolici.
La Croce senza cima, Tau, T , simbolizzerebbe la morte vinta attraverso il sacrificio e si ricollega all'episodio biblico del serpente di bronzo posto sull'asta da Mosè (Numeri,21,6-9).
Il significato della Croce a Tau ha subito un ulteriore sviluppo nella tradizione francescana.
S. Francesco durante la sua vita secolare era legato alla comunità religiosa di S. Antonio Eremita, che si occupava dell’aiuto ai lebbrosi.
I suoi membri usavano portare appesa una Croce a Tau, simbolo di S. Antonio Abate ed Eremita, raffigurato molto spesso con un bastone a T .
Per la sua carica simbolica e spirituale, S. Francesco utilizzò questo simbolo anche per la sua comunità, che lo conserva tuttora.
Infatti il significato della Croce a Tau in questo contesto si ricollega all’ultima lettera dell’alfabeto ebraico, la T che ha il medesimo significato dell’Omega dell’alfabeto greco, ovvero il Compimento della Parola Divina, la venuta del Cristo.
Essa inoltre è simbolo di Salvezza e di Elezione poiché dagli esegeti cristiani venne collegata:
al segno fatto sulle porte degli Ebrei la notte del passaggio dell’angelo sterminatore, prima dell’Esodo (Esodo, 12,1-28);
al segno fatto sulla fronte dei salvati nella visione di Ezechiele (Ezechiele,9,4);
al “Sigillo del Dio Vivente” che l’angelo deve imprimere sulla fronte dei salvati, descritto nell’Apocalisse (Apocalisse,7,2-3).

La Croce con la cima e un braccio traversale, che si presenta nelle forme greca e latina, è quella utilizzata più frequentemente nell’arte cristiana per rappresentare il Cristo crocifisso e nelle piante delle chiese.
I quattro rami raffigurano i quattro elementi, le quattro parti del mondo e quattro virtù umane: il piede, piantato nella Terra, simbolizza la fede; il ramo superiore significa la speranza; la larghezza è la carità; la lunghezza, la perseveranza.

La Croce Greca ha quattro rami eguali e si inscrive nel Quadrato, è la Croce idealizzata, rappresentante la natura divina del Cristo.

La Croce Latina, dividendo il ramo verticale secondo le dimensioni dell' uomo, si inscrive nel Rettangolo, è la Croce realistica, rappresentante la natura umana del Cristo.

La Croce con la cima e due bracci trasversali viene detta di Lorena dallo stemma dei duchi di Angiò, poi divenuti di Lorena.
Esso fu ispirato dalla forma di un reliquiario di un frammento della Vera Croce in loro possesso e a cui erano devoti.
Il significato della Croce di Lorena è nella rappresentazione nel braccio superiore dell'iscrizione “INRI” ,ovvero il “titulus crucis”, e nell'inferiore delle braccia di Cristo.
In realtà l’origine di questa Croce è orientale e venne utilizzata nelle raffigurazioni del Cristo crocifisso soprattutto in Grecia.
La Croce con la cima e tre bracci trasversali dal XV secolo venne utilizzata in ambito cattolico come attributo papale, assimilabile al triregno.

Essa era già utilizzata nelle icone ortodosse dove:
il primo braccio era il “titulus crucis”;
il secondo braccio simboleggiava le braccia del Cristo;
il terzo braccio, di solito inclinato, rappresentava l’appoggio dei piedi inchiodati.

Oltre alle diverse tipologie della Croce di Passione, nell'arte cristiana troviamo raffigurazioni della Croce di Risurrezione, ornata di uno stendardo, tenuta dal Cristo mentre esce dal sepolcro oppure durante la discesa al Limbo.

Nell’ambito dell’iconografia cristiana sono da ricordare inoltre due croci legate al martirio degli apostoli Pietro e Andrea.

La Croce di San Pietro è rappresentata sempre rovesciata in ricordo della tradizione che raccontava come il santo per rispetto e umiltà si rifiutasse di morire come il Signore.

Una analoga tradizione, di cui non si hanno testimonianze precedenti al X secolo, si è mantenuta anche per la Croce di Sant’Andrea, detta anche “crux decussata” per i bracci in diagonale.
Essa inoltre rappresenterebbe l’iniziale greca del Cristo.
Nei primi secoli venivano uniti al simbolo della Croce le prime lettere greche di Cristo, X (chi) e P (rho) che intersecandosi formavano una Croce a sei bracci.
Quando questa era inscritta in un Quadrato, simboleggiava la vita terrena del Cristo.
Quando era inscritta in un Cerchio, simboleggiava la divinità del Cristo e legava il suo significato a quello della Ruota mistica.
La Croce cristiana conserva il significato della Croce cosmica: essa ricapitola la Creazione, il Mondo nella sua totalità, è Centro del Mondo, Albero della Vita, Asse del Mondo.
Aspetti del tutto peculiari ha il significato della Croce Celtica, inscritta in un cerchio con le estremità che ne fuoriescono.
Essa unisce il simbolismo della Croce con quello del Cerchio e del Centro.
La ripartizione che ne consegue richiama ai quattro elementi, i due assi della Croce ai punti cardinali, il cerchio alla ciclicità della manifestazione, il centro alla comunicazione tra i Mondi.Essa diventa una sintesi tra le tradizioni celtiche originarie e il cristianesimo.
Tra le figure geometriche la Croce è quella che interagisce di più con gli altri simboli fondamentali.



Il significato della Croce direzionale che divide in quattro parti il Cerchio, è quello di intermediario tra Cielo, Cerchio, e Terra, Quadrato.
Essa inoltre si lega al Centro, diventando simbolo della convergenza tra gli opposti e le direzioni, luogo di equilibrio.
Del tutto particolare è il significato della Croce Ansata o Ankh che veniva utilizzata in Egitto come simbolo di eternità e collegata soprattutto alla dea Iside.
Essa è costituita da un Cerchio, immagine della perfetta eternità, dal quale pende una Croce a Tau, simile a un Nodo, rappresentante la condizione mortale.
Quando è raffigurata in mano agli dei o ai faraoni è emblema della vita divina, quando è in mano ai defunti essa è preghiera per l'immortalità beata.
Quando è rappresentata sulla fronte di un mortale lo identifica come un iniziato a cui è conferita la visione dell'eternità.

La croce è da sempre considerata un simbolo della cristianità. Ma non è affatto così. La croce,in realtà, è in origine un simbolo pagano e simboleggia il sole nello scorrere delle stagioni ( e delle ere) sulla Terra. La croce è uno di quei simboli che si ritrovano in tutte le civiltà antiche,da quelle europee passando per quelle asiatiche,sino a quelle africane e dell'area nord-centro e sud americana. Ne abbiamo testimonianza su ceramiche,gioielli ed oggetti vari. L'archeologo tedesco Schliemann notò la presenza di croci sulle ceramiche e decorazioni di Troad (la regione di Troia). E’ alternata a dei raggi disposti a cerchio nel tempo in cui i due emblemi apparivano in giustapposizione .
Durante l’età del bronzo, specialmente tra i Galli, la croce appare in modo frequente sulle ceramiche, sui gioielli e sulle monete.La croce è ritrovata in Messico, Perù e soprattutto nell’America Centrale. In questi luoghi alludono ai quattro venti.Gli Indiani utilizzarono la croce equilatera alternata al disco di raggi.Le croci si trovavano ai bivi delle strade e quindi divennero un oggetto di venerazione.
Il simbolismo antico della croce era espresso nell’ideogramma Cinese della parola per terra, che è una croce equilatera all’interno di un quadrato.  Il quadrato e la croce sono simboli riconosciuti universalmente della terra, intendendo per terra tutto quello che è opposto alla trascendenza, e non quello che si riferisce al pianeta Terra.
Le prime croci che la storia archeologica ricorda risalgono all'antica Mesopotamia: in particolare la croce, era simbolo del pianeta-dio Nibiru nella cosmogonia sumera, poi del dio Tammuz (Dumuzi in sumero) degli abitanti di Tiro , rappresentante fondamentalmente l'organo genitale maschile. (Tammuz non era altro che il dio della Fertilità).
Non c’è dubbio che l’utilizzo della croce, associata con i simboli della resurrezione e della nuova vita, sono completamente mescolati con la teologia degli antichi.Sembrerà solo una curiosità, ma anche la svastica è un simbolo solare orientale; e lo era ben prima che i nazisti se ne appropriassero con furbizia.Ne troviamo traccia,frequentemente, nel Buddismo, in Cina ed in Giappone, soprattutto sui piedistalli delle statue di Budda e Bodhisattva del buddismo Mahayana.
E' evidente,quindi,che la croce fosse un simbolo molto caro alle popolazioni pagane,per le quali era estremamente importante il culto del sole. Il Gesù del cattolicesimo,come ho più volte ribadito,è legato a doppio filo con il culto pagano del Dio sole. Ed è un Gesù ben diverso da quello rappresentato dalla Bibbia. Lo stesso vale per la croce. Non era un simbolo cristiano e come altri culti,come quello della madre e del figlio o il culto della vergine, non trova traccia nel cristianesimo primitivo. Semplicemente perchè l'adorazione della croce,insieme a quella delle immagini e delle reliquie, fu adottata ufficialmente nel 788 per ordine dell'imperatrice Irene di Costantinopoli, che prima fece cavare gli occhi al proprio figlio Costantino VI, eppoi convocò un concilio della Chiesa per richiesta di Adriano I, vescovo di Roma in quel tempo. Nella Bibbia tale pratica è chiamata idolatria ed è severamente condannata. (Leggi: Esodo 20: 4-6; Deuteronomio 27:15; Salmo 115; Germania 10:1-5).A ciò si aggiunge il fatto che le Chiese che osservavano il Sabbath sono state tradizionalmente iconoclaste ed hanno generalmente detestato l’utilizzo del simbolo della croce in quanto pagano. Alcuni Cristiani che osservavano il Sabbath sono stati martirizzati per la loro opposizione all’utilizzo delle croci nel simbolismo Cristiano.

La croce fu introdotta nel sistema Cristiano dai culti del Mistero, insieme ad altre forme di adorazione che gradualmente entrarono nel Cristianesimo e che non facevano parte della chiesa antica. Queste forme come l’adorazione della Domenica e le feste della Pasqua e del Natale, hanno un'unica origine: il culto del sole.
La croce non deriva,affatto,dalla Cristianità ma fu usata per eliminare lo scontento nella popolazione pagana,troppo legata al suo culto millenario. Il cristianesimo cattolico,quindi,se ne impadronì in modo subdolo,alla scopo di attirare consensi.

Uno delle questioni più interessanti riguarda la crocifissione e risponde alla seguente domanda: "Cristo morì in croce o legato a un palo?". Oggi possiamo dire ,quasi con certezza, che Gesù fu crocifisso a un palo e lo possiamo fare sulla base di analisi storiche,archeologiche e linguistiche.
Ai tempi di Gesù,i Romani erano soliti applicare quest'antica forma di punizione,usando un palo.Ne troviamo testimonianze tra i vari autori latini del tempo,ad esempio.L'equivoco nasce,in primis,dalla traduzione del termine greco stauros,che fu tradotto con croce. Come si può verificare in ogni dizionario greco, stauros nel greco classico significa effettivamente "palo", ma ai tempi di Gesù (5 secoli dopo) aveva assunto anche il significato di croce. Significava anche croce,ma non era certo il suo significato primario. Poi vi sono le testimonianze archeologiche che provano come a quei tempi la crocefissione fosse fatta con l'utilizzo di un palo. Di certo, il fatto che la croce fosse un simbolo pagano, non può essere una prova a suffragio della nostra tesi.Il perchè è abbastanza semplice: anche il palo è un simbolo pagano,per la precisione è un simbolo fallico. Ma la questione non avrebbe molta importanza,se non fosse che la Chiesa ne ha adottato il culto.

Tra tutte le invenzioni umane praticate dalla Chiesa Romana e contrarie al Vangelo, le più antiche sono la preghiera per i morti e il segno della Croce. Ambedue furono inventate verso l'anno 310 e furono ufficialmente adottate intorno al 500 dopo Cristo.

L’attribuire la croce e Cristo ad un immagine oggetto di preghiera è una violazione del secondo comandamento.

Il concetto della dottrina, attribuisce il massimo peccato a Cristo per essersi eguagliato a Dio, mentre la Bibbia sosteneva che non lo era (Gv. 14:28, Fil. 2:6). Simili concetti non erano utilizzati nei primi due secoli della Chiesa ed erano infatti visti come idolatria. Molte persone furono martirizzate per essersi rifiutate di accettare le croci come simboli della loro fede.


Il Significato Tatuaggio Croce è molto complesso in quanto la Croce è un Simbolo Universale proveniente dalle epoche più remote; il simbolo cosmico per eccellenza. È un centro del mondo e perciò un punto di comunicazione fra il cielo e la terra e un asse cosmico che, in quanto tale, condivide il simbolismo dell’albero cosmico, della montagna, della colonna, della scala, ecc. La croce rappresenta l’Albero della Vita e l’Albero della Nutrizione; è anche un simbolo dell’uomo universale, archetipico, capace di infinita, armoniosa espansione sia sul piano orizzontale sia su quello verticale; la linea verticale è l’elemento celeste, spirituale e intellettuale, positivo, attivo e maschile, mentre quella orizzontale è l’elemento terreno, razionale, passivo, negativo e femminile; l’intera croce forma l’androgino primordiale. Simboleggia il dualismo della natura e l’unione dei contrari; rappresenta l’unione spirituale e l’integrazione dell’anima umana negli aspetti orizzontali- verticali necessari a una vita piena; è l’Identità Suprema. La croce è la figura umana in tutta la sua estensione; anche la discesa dello spirito nella materia. Poiché è capace di infinita espansione in ogni direzione, denota la vita eterna. È anche formata dai quattro fiumi del Paradiso che scorrono dalle radici dell’Albero della Vita. Comprende gli assi cardinali; il quaternario nei suoi aspetti dinamici; il quinconce, i quattro elementi del mondo uniti nel quinto punto, il Centro. Nella croce, sotto l’aspetto cosmologico, l’ascendente e il discendente sono lo zenit e il nadir, l’asse nord-sud ‘è l’asse solstiziale e quella est-ovest è l’asse equinoziale.



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