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domenica 8 maggio 2016

IL VALORE DELLA VERGINITA'



In molte culture “verginità” e “innocenza” sono sinonimi, il cui contrario è “colpevolezza” (con ampie sfumature che vanno dalla “vergogna” al “peccato”). Da una piccola porzione di pelle – molto probabilmente un residuo dello sviluppo fetale – si è stabilita, per molto tempo, la moralità di una donna. Inutile ricordarvi i delitti e le violenze, le calunnie e le persecuzioni, a cui per secoli sono state sottoposte le donne “colpevoli” soltanto di avere un “imene non integro” in data precedente al matrimonio. Espressioni verbali come “rompere l’imene”, “deflorare”, “sverginare” non solo sono orripilanti, ma sono anche profondamente errate: sono nate dall’ignoranza dell’anatomia femminile e dalla volontà di perpetuare miti essenziali al mantenimento delle strutture patriarcali, e pregiudizi nei confronti della sessualità delle donne.

Secondo recenti dati si stima che la media mondiale dell'età in cui viene persa la verginità sia tra i 16 e i 18 anni. Ad ogni modo una donna si considera pronta a perdere la verginità con l'arrivo del menarca.

Tradizionalmente, le donne non sono più considerate vergini dopo aver subito una violenza sessuale, ma presso in alcune culture ciò non è vero. C'è chi intende la verginità in un senso esclusivamente spirituale, arrivando alla nozione di "vergini rinate", cioè donne che "tornano" alla verginità (intesa come astinenza). In questo caso sarebbe però più corretto usare la parola castità.

In molte culture la verginità femminile è strettamente legata all'onore personale o familiare, e spesso la perdita della verginità prima del matrimonio è motivo di vergogna. Moltissime culture prevedono un esame della verginità, effettuato a volte da un'anziana del villaggio.

In molte culture occidentali, nelle cerimonie matrimoniali la verginità è simboleggiata dal velo e dall'abito bianco, ma spesso la donna indossa l'abito bianco anche se non è più vergine. Va inoltre considerato che in alcune culture occidentali la verginità non è più considerata una virtù, e anzi in certi casi può essere vista come qualità negativa, in quanto suggerisce che la persona non sia attraente o matura o sia eccessivamente legata alle tradizioni.

Il filosofo Bertrand Russell, nel suo libro "Perché non sono cristiano", sosteneva che evitare esperienze sessuali prima del matrimonio fosse ingenuo e sciocco, e che farlo avrebbe alla lunga portato a più infelicità della pratica sessuale. Questo sulla base del fatto che se si è all'oscuro del desiderio sessuale e della sua naturale conclusione, non si è in grado di distinguere tra una profonda infatuazione e un vero sentimento, e perciò si è condotti a scegliere male il proprio partner, mentre tale errore sarebbe evitabile se si conoscesse la differenza.

Al contrario il filosofo Philipp Mainländer, nel suo lavoro centrale, "Die Philosophie der Erlösung" secondo Theodor Lessing, "forse il più radicale sistema pessimistico noto in tutta la letteratura filosofica mondiale", intende la verginità, come strumento d'elezione dell'elusione procreativa, come un assecondamento di quello che egli identifica come il processo dissolutivo universale.

Molti storici e antropologi fanno notare come in realtà anche nelle culture che attribuiscono grande valore alla verginità, come accadeva nelle culture occidentali prima della rivoluzione sessuale, si riscontra comunque una notevole attività sessuale pre-matrimoniale, nelle tipologie che non implicano penetrazione vaginale: si parla dunque di una "verginità tecnica". Pur non essendovi lacerazione dell'imene, ad esempio, si è fatto ricorso a rapporti sessuali di altro tipo: orale, anale, masturbazione, o simulazione del coito tra le gambe. Analogamente, nell'odierna gioventù iraniana la pratica più diffusa è il lapai, che consiste nello stringere il pene dell'uomo tra le gambe della donna in modo da simulare il coito.

In molte parti del mondo e anche in Italia per dare una prova concreta della verginità della donna, era tradizione esporre sul terrazzo, alla finestra o sul balcone le lenzuola che avevano ospitato i coniugi nella loro prima notte di nozze. Mettendo in bella vista le tracce di sangue, infatti, si dimostrava che la sposa era effettivamente illibata. L'usanza aveva risvolti tragicomici quando le tracce di sangue, per varie ragioni, non c'erano: si suppliva allora con sangue animale.



L'atto di "perdere la verginità", ovvero la prima esperienza sessuale, è considerato in moltissime culture come un evento molto importante, e affine a un vero e proprio rito di passaggio. La perdita della verginità può essere vista come una pietra miliare di cui essere orgogliosi, o un fallimento di cui vergognarsi, soprattutto se derivante da sensi di colpa per una perdita di autocontrollo, o semplicemente come un momento naturale della crescita. Storicamente, queste percezioni hanno spesso avuto una grande variazione tra uomo e donna, implicando orgoglio per l'uomo e vergogna per la donna. Tuttavia, nella recente evoluzione della cultura occidentale, l'influenza di questa contrapposizione si è affievolita, ed ora è sempre più comune anche per le donne vivere la prima esperienza sessuale con naturalezza e a volte anche con orgoglio.

Nel corso della storia molti stati hanno spesso protetto legalmente la verginità. La Germania ha abolito solo nel 1998 una legge che autorizzava una donna deflorata a chiedere un risarcimento, se la relazione veniva poi interrotta.

Per il cristianesimo il sesso al di fuori del matrimonio è considerato peccato, mentre nel Nuovo Testamento si trovano incoraggiamenti al celibato (Matteo 19, 12). È da notare che il cristianesimo non distingue tra verginità maschile e verginità femminile, ma attribuisce identico valore alla verginità in entrambi i sessi.

L'Islam prevede regole estremamente severe, secondo cui l'attività sessuale deve restare confinata all'interno del matrimonio. Sebbene la verginità della sposa sia sempre stata molto importante nelle società islamiche, la pratica comune dei divorzi e nuovi matrimoni, anche in società molto tradizionali, implica che una donna possa sposarsi anche avendo avuto precedenti esperienze sessuali, purché sempre nell'ambito di un precedente matrimonio. Khadìja bint Khuwàylid era una vedova quarantenne e non più vergine quando sposò il Profeta Maometto: ciò non fu di ostacolo al loro matrimonio.

Uno degli aspetti più importanti della tradizione ebraica è la grande importanza attribuita alla verginità, che appare evidente già nella Genesi, nella figura di Rebecca:

« La giovinetta era molto bella d'aspetto, era vergine, nessun uomo le si era unito. »
(Genesi 24, 16)
Il tema è ricorrente nella Bibbia, soprattutto nelle regole riguardanti tradimenti, matrimoni e divorzi.

In pratica, l'ebraismo è molto tollerante riguardo alle relazioni sessuali. Il sesso non è visto come sporco o indesiderabile di per sé, ed anzi, all'interno del matrimonio è considerato una mitzvah. Le correnti più liberali sono relativamente aperti anche nei confronti del sesso pre-matrimoniale: sebbene non sia incoraggiato, non è nemmeno proibito - si applicano ad esempio anche ad esso tutte le regole generali sulla sessualità.

In molte tradizioni neopagane, la figura di una Vergine è una delle tre persone della dea triplice.

La verginità è spesso stata considerata una virtù indicante purezza e capacità di fronteggiare le tentazioni, e come tale è un attributo importante di molte figure divine, esclusivamente femminili. Ad esempio, nella mitologia greca è attributo di Atena, Artemide, ed Estia. Le vestali nella Roma antica erano condannate a morte in caso di rapporti sessuali. La costellazione della Vergine rappresenta poi in molte culture una vergine sacra, la cui identità e storia però è abbastanza variabile.

La parola deriva dal latino virginitas, virginitatis, quindi da virgo, virginis (vergine). Secondo alcuni, Virgo significherebbe semplicemente "giovane donna", al contempo puella significa ragazza. Non è certo se il passaggio dalla giovane età all'età matura fosse sancito dalla perdita della verginità o da un altro rito di passaggio similare.

La verginità femminile esercita tuttora un certo fascino sull’uomo. Richiamo della tradizione o semplice desiderio di sentirsi unici e importanti. Dal canto suo la donna che aspetta sa di avere qualche chance in più che l’uomo, al di là della semplice attrazione sessuale, si impegni con lei. Può piacere o meno, ma questo copione si tramanda inconsapevolmente di generazione in generazione, da migliaia di anni.
La rivoluzione sessuale, l’avvento dei metodi contraccettivi, la legge sul divorzio e sull’aborto hanno permesso una rivisitazione dei comportamenti e delle ideologie sessuali femminili.

La contrapposizione netta verso le posizioni repressive e sessuofobiche ha incoraggiato, al contrario, condotte sessuali libere e appaganti, approdando a un permissivismo sessuale. Così, la verginità femminile è stata banalizzata, ha perso per alcune il suo significato di dignità, assumendo quello opposto di ostacolo da rimuovere quanto prima, di un peso di cui vergognarsi.

Nella società attuale, dove imperano l’individualismo, il godimento, il sesso a tutti i costi e il “tutto e subito”, questa recente visione negativa della verginità ha portato molte giovani ad affrettare l’età della loro prima volta, affrontandola senza l’adeguata maturazione emotiva e psicologica, col risultato di una negativa, deludente, e, nei casi più gravi, traumatica esperienza.

Per altre, invece, la verginità è tornata a essere un valore ricercato di attesa, non vissuta, però, con obbligo morale, sofferenza e fatica come avveniva nei secoli passati. È un’attesa convinta, una scelta sentita di conoscere meglio se stesse, il proprio corpo e le proprie emozioni, di entrare in sintonia con il proprio partner, di arrivare al rapporto sessuale informate, di ponderare i rischi, di coltivare un sentimento e una relazione.

Un misto di cautela, consapevolezza ed emozioni che alimenta giorno dopo giorno il desiderio. Fino al momento in cui ci si sente davvero pronte per compiere questo passo così importante. Il primo rapporto, infatti, lascia tracce nella memoria delle donne, influenzando la loro futura sessualità.



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martedì 26 gennaio 2016

IPOSSIFILIA

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L'ipossifilia, conosciuta popolarmente come la "asfissia erotica", o con la nomenclatura meno comune  di "asfissiofilia", è una rara e pericolosa parafilia in cui una persona cerca il piacere riducendo l'ossigeno al cervello durante un momento per poter ottenere una grande eccitazione sessuale.

L'American Psychiatric Association stima un tasso di mortalità di una persona su un milione all'anno (250 morti all'anno negli Stati Uniti), ma le stime delle forze dell'ordine sono fino a 4 volte maggiori.

Le pratiche possono includere impiccagioni, utilizzo di sacchetti di plastica sopra la testa, strangolamenti e auto-strangolamenti per mezzo di fili, soffocamenti mediante gas o solventi volatili e compressione del petto. Limitando l'afflusso di ossigeno al cervello si ottiene l'accumulo di anidride carbonica, il quale può indurre sensazioni di euforia, confusione e vertigini, che contribuiscono a intensificare l'orgasmo.

In situazioni di ipossia, nel cuore si verificano delle contrazioni, denominate contrazioni ventricolari premature o extrasistoli, che se accadono durante la fase di ripolarizzazione della contrazione cardiaca (Onda T) possono mandare il cuore in fibrillazione ventricolare. Esse si verificano con maggiore frequenza al peggiorare della situazione di ipossia e le possibilità che, in corrispondenza di un'onda T, causino un infarto aumentano anch'esse. Non essendo possibile prevedere quando una di queste contrazioni stia per verificarsi, non è possibile prevenire fatalità. Inoltre la rianimazione, in questi casi, mediamente è efficace solo in un caso su dieci.

Alcuni sostengono che provocando l'ipossia non limitando l'afflusso di ossigeno nei polmoni ma limitando l'afflusso di sangue al cervello esercitando una pressione sull'arteria carotide si eviti questo problema; in realtà, in questa situazione il cervello rallenta il battito cardiaco, e in alcuni casi questo può portare a un altro tipo di infarto, detto asistole, ancora più difficile da trattare tramite rianimazione.

Ci sono opinioni molto diverse nel seno della comunità medica sulla normalità o l'anormalità di queste morti. L'Associazione di Psichiatri Americani afferma che questo tipo di morte è solo una su un milione.

L'FBI assicura che circa mille persone muoiono ogni anno nel masturbarsi in questo modo negli Stati Uniti, altre fonti assicurano che sono duecentocinquanta mila i decessi per questa pratica. La maggior parte di coloro che lo praticano sono uomini, secondo la pubblicazione del Giornale Britannico di Psichiatria di Canada, e che solo una su centodiciasette morti è quella di una donna. In generale, chi pratica l'ipossifilia sono uomini bianchi di media età, anche se in alcuni casi ci sono anche individui di ottantasette anni.

Ci sono pochi dati disponibili su questa parafilia, ma si crede che il motivo risiede nell'incremento dell'intensità dell'orgasmo. Si vincola anche a quelle persone che usano i gas per ridurre la quantità di ossigeno nel cervello. Si è avvertito che questo tipo di comportamento può essere una variante pericolosa del sadomaso sessuale per quanto riguarda i rituali del bondage.



Di frequente, la sessione si registra o si fa davanti a uno specchio, per potersi vedere mentre uno si masturba e si asfissia al tempo stesso. Uno studio tedesco su circa quaranta morti accidentali per asfissia erotica pubblicato nella rivista Foresic Science International informò che i corpi normalmente erano nudi o con i genitali fra le mani, circondati da film porno o altri strumenti parafilici e sex toys. Per di più, si è scoperto che gli individui in questione avevano eiaculato proprio il momento prima di morire. Questo trastorno si associa ad altre parafilie quali il sadomasochismo, il gioco dei travestimenti, il bondage e il fetish.

In uno dei pochi studi in cui ci sono dati di ipossifilici che ne escono vivi, il dottore Stephen Hucker (Università di Toronto, Canada) investigò su circa mille partecipanti via Internet. Arrivò alla conclusione del fatto che il settantuno per cento praticavano anche il sadomaso e un trentuno per cento dei giochi sadici.

Inoltre scoprì che il settantasei per cento praticavano il bondage, e il quarantaquattro per centro usava delle manette su di sè, il quattordici per cento usava uno stimolamento elettrico e il trentasette per cento si auto-flagellava. In quanto all'atto in sè, il climax del piacere sessuale e dell'eccitazione si raggiungeva impedendo la respirazione. I partecipanti di questo studio dissero che non li eccitava affatto l'umiliazione e il dolore.

In un articolo pubblicato dal dottor Hucker in relazione a questa classificazione di parafilie, affermò che il termine ipossifilia dovrebbe cadere in disuso, e che al suo posto bisognerebbe parlare di asfissiofilia, dato che non ci sono prove empiriche che assicurano che l'obiettivo di questa parafilia è la mancanza di ossigeno, senonché più che altro l'eccitazione sessuale attraverso la diminuizione dell'ossigeno.

Lo scrittore George Shuman descrive quel momento chiave con le seguenti parole: "Quando il cervello è privato di ossigeno, si produce uno stato quasi allucinogeno chiamato ipossia. Questa mancanza di ossigeno, insieme all'orgasmo, è una sensazione forte quanto quella della cocaina, e non di certo provoca meno dipendenza."

Il dottor Lloyd, per quanto riguarda gli stati allucinogeni provocati dall'ipossia cronica, afferma che questa sensazione può essere molto simile alle allucinazioni che sperimentano gli scalatori in alta montagna. È possibile anche arrivare a questo stato quando si viaggia in aereo e succede una perdita d'ossigeno ad alta quota. Dunque, le allucinazioni non riguardano solamente la mancanza d'ossigeno.

Molte, nella storia, le personalità di rilievo decedute presumibilmente in questo modo, anche se in alcuni casi le reali cause della morte sono oggetto di dibattito. Tra questi i musicisti Kevin Gilbert e Michael Hutchence, e l'attore David Carradine, interprete di Bill nel Kill Bill di Quentin Tarantino.




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domenica 20 dicembre 2015

OGGI COSA INFILIAMO?

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Due amanti arrivano al pronto soccorso imbarazzati (in alcune varianti sono trasportati dall'ambulanza ed entrano in ospedale coperti da un lenzuolo per la vergogna) perchè l'uomo è rimasto letteralmente incastrato alla donna durante un atto sessuale. Fisicamente è impossibile, anatomicamente l'organo sessuale femminile, è particolarmente elastico (basti pensare al parto spontaneo, dove deve contenere un "oggetto", la testa del nascituro, con un diametro di circa 10 centimetri). Oltretutto l'organo maschile è dotato di un sistema a valvole (sì, proprio valvole, venose ma sempre con funzionamento idraulico, meccanico, alla fine) che ne provoca il ritorno alla normalità in situazioni non proprio eccitanti. La natura leggendaria dell'avventura a dir poco imbarazzante è comunque confermata dal fatto che segnalata in numerosi pronto soccorso in giro per il mondo che però non hanno mai confermato un avvenimento simile.

Dipende da cosa si racconta in giro, ma fondamentalmente, "in quel posto lì" medici (ginecologi) trovano di tutto. Esiste anche in questo caso uno studio che ha elencato gli oggetti ritrovati negli anni, all'interno degli organi genitali femminili. Dai pericolosi chiodi e pezzi di metallo a "normali" oggetti per autoerotismo, da tappi di deodoranti a frutta, pezzi di bambole, candele, penne ed alimenti vari. Lo studio comunque, metteva in evidenza che nella maggioranza dei casi (oltre l'80%) si trattava di donne con disturbi mentali o del comportamento. Qual'è stato l'oggetto più strano "rimosso da una donna"? Una torcia elettrica, accesa...il più voluminoso? Una mela, che ha costretto ad un vero e proprio intervento chirurgico.

Un'evenienza relativamente rara: le possibilità sono due o si è trattato di una gravidanza extrauterina (gravidanza che si impianta fuori l'utero, tipicamente sulla tuba uterina) andata avanti (al contrario di quello che succede normalmente, la gravidanza extrauterina o non progredisce riassorbendosi o va avanti richiedendo la sua rimozione perchè pericolosa e causa di gravi emorragie interne) o si è trattato di una rottura dell'utero (evenienza pericolosissima) che ha causato la fuoriuscita del feto, senza che la madre se ne accorgesse; in ogni caso si tratta di una donna fortunata perchè ambedue le possibilità sono pericolosissime per la vita della donna.
Comunque sia andata, il feto è rimasto in addome per anni, calcificandosi e restando silente senza causare particolari disturbi. Un caso riguarda una donna cinquantenne dello Zaire che si è operata per un problema addominale. I chirurghi restarono senza parole subito dopo l'inizio dell'intervento, riconoscere un feto calcificato non è difficile ma è pur sempre un evento eccezionale.




Aprite il frigorifero e date un'occhiata. Tra gli ortaggi è possibile stimolare il clitoride con il classico cetriolo ricoperto da un profilattico. Specie sotto la doccia. Oppure è possibile scegliere una zucchina: il bulbo da' una stimolazione extra davvero gradevole. La banana, usata per la penetrazione, stimola il punto G grazie alla sua caratteristica curvatura. E come dimenticare i wurstel? Basta lasciarli intiepidire appena in acqua calda.

Oppure è possibile rinfrescare i bollori con un bel ghiacciolo: ci sono di tante diverse dimensioni. Il fresco del ghiaccio è eccitante su tutto il corpo e stimola la fantasia erotica: leccarlo e succhiarlo pensando all'oggetto del proprio desiderio, passarlo sui capezzoli e poi inserirlo nella vagina in modo graduale e lento per provare estasi. E sempre in cucina aprite i cassetti: potete utilizzare un cucchiaio di legno: davvero adatto per stimolare il clitoride o per sculacciarsi sul sedere. Oppure usare una di quelle pipette per aspirare l'olio di cottura degli arrosti (...da provare anche sui capezzoli). E che dire degli scovolini per pulire le bottiglie? Mille dita che stimolano! Provate anche il manico superiore dei coperchi!

Andiamo ora in bagno. Strofinatevi sul bordo o sul fondo della vasca: la fredda porcellana accrescerà il desiderio. Provate lo spazzolino da denti: appoggiatelo delicatamente sulla vulva e lasciatevi stimolare, passatelo tra le labbra,strofinatelo  e sentite il piacere. Bagnate le setole con acqua calda per renderlo piu morbido. Avete uno spazzolino elettrico? Meglio ancora, ma se provate fastidio usatelo indossando delle mutandine.

E ancora potete sfruttare le bolle dell'idromassaggio e coccolarvi con la doccetta: irrinunciabile!
Non usate subito acqua calda - il clitoride potrebbe intorpidirsi - ma aumentate la temperatura gradualmente: questo è il segreto (ovviamente facendo attenzione a non esagerare con il calore!). Aprite ad esempio il rubinetto della vasca, spingetevi sotto e sentite lo scroscio che colpisce il clitoride.

E' possibile stimolare il clitoride con i vari aggeggi per fare massaggi e sfruttarli anche su tutto il corpo.
Le bottiglie di shampoo: spremete il flacone per far uscire tutta l'aria e "stampatelo" sul clitoride, quando l'aria entrerà piano piano nella bottiglia sentirete un'invidiabile suzione!
E in cucina avrete un tavolo! Guardate le gambe.... sdraiatevi mettendo a terra una
coperta, avvolgete le vostre gambe a quella del tavolo e strofinate. E che dire dei braccioli o della testata del divano? Da cavalcare!
Ora prendete un panno (una vecchia maglietta....) immergetelo in acqua calda e poi cospargetelo di vaselina, poi passatelo sul clitoride. Provate anche con un asciugamano arrotolato e magari pieno di cubetti di ghiaccio.

Ora divertitevi con i cuscini: fatene una pila e sedetevi in cima sfregando per bene. E se provate piacere strofinando le cosce mettete un cuscino tra le gambe e a contatto col la vagina. Poi nel momento di massimo godimento sollevate anche gambe e braccia. Divertitevi a sfregare un cuscino su cui avrete appoggiato un asciugamano. Oppure riempite un palloncino d'acqua calda, mettetelo sotto la federa e provate un piacevole orgasmo.

Accendete la lavatrice e sfruttate il suo movimento sopra magari inserendo il vostro dildo casalingo. Poi considerate l'uso di pennelli, spazzole e piumini per spolverare. Provate anche a stuzzicarvi con corde o collane stando attente a non creare abrasioni: Tutto deve essere fatto delicatamente e prestando attenzione ai segnali del proprio corpo. Osservate la playstation del vostro fidanzato: i controller vibrano! Acquistate poi nei negozi d'arte della creta e create il vostro fallo artigianale ricordando poi di infilarci un preservativo sopra quando sarà asciutto.


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sabato 8 agosto 2015

IL DIO PAN



Pan era il dio pastore, il dio della campagna, delle selve e dei pascoli.In alcuni miti è descritto come il più antico degli Olimpi, se è vero che aveva bevuto con Zeus il latte da Amaltea, allevato i cani di Artemide e insegnato l'arte divinatoria ad Apollo. Venne inoltre notoriamente associato a Fauno, versione maschile (poi figlio, fratello o marito, a seconda del mito) di Fauna, e come tale era lo spirito di tutte le creature naturali, più tardi legato anche alla foresta (della quale invece il dio era Silvanus), all'abisso, al profondo.

Dal suo nome deriva il termine timor panico, poiché il dio si adirava con chi lo disturbasse emettendo urla terrificanti, provocando così una incontrollata paura, il panico, appunto. Alcuni racconti ci dicono che lo stesso Pan venne visto fuggire per la paura da lui stesso provocata. Ma il mito più famoso legato a questa caratteristica è la titanomachia, durante la quale Pan salva gli Olimpi emettendo un urlo e facendo fuggire Delfine.

Plutarco nel suo De defectu oraculorum racconta di come Pan sia stato l'unico dio a morire. Durante il regno di Tiberio (14–37), la notizia della sua morte venne rivelata a tale Tamo (Thamus), un mercante fenicio che sulla sua nave diretta in Italia sentì gridare, dalle rive di Paxos: "Tamo, quando arrivi a Palodes annuncia a tutti che il grande dio Pan è morto!". Gli studiosi si dividono tra il significato storico e quello allegorico. Secondo Robert Graves, per esempio, il grido non fu Thamous, Pan ho megas tethneke, "Tamo, il grande dio Pan è morto", ma Tammuz Panmegas tethneke, "L'onnipresente Tammuz è morto", cioè il dio babilonese della natura, a indicare così la fine di un'oscura era politeista, di cui aver "timor panico", e l'inizio di un nuovo mondo sotto la luce di Cristo, morto appunto sotto l'impero di Tiberio (così Eusebio di Cesarea nel suo Praeparatio Evangelica).

La genealogia di Pan è controversa. La più accreditata è quella dell'Inno omerico, in cui vengono indicati quali genitori il dio Ermes e la ninfa Driope, ninfa della quercia.

È un dio potente e selvaggio, esteriormente è raffigurato con gambe e corna caprine, con zampe irsute e zoccoli, mentre il busto è umano, il volto barbuto e dall'espressione terribile. Vaga per i boschi, spesso per inseguire le ninfe, mentre suona e danza. È molto agile, rapido nella corsa ed imbattibile nel salto.
È principalmente indicato come dio Signore dei campi e delle selve nell'ora meridiana, protegge le greggi e gli armenti, gli sono sacre le cime dei monti. Tradizionalmente, indossa una nebris, una pelle di cerbiatto.



La leggenda vuole che la ninfa Driope sia fuggita terrorizzata dall'aspetto deforme del figlio, mentre il dio Ermes lo raccolse e, avvoltolo amorevolmente in una pelle di lepre, lo portò sull'Olimpo per far divertire gli dei, causando così l'ilarità di Dioniso.
Un altro mito lo vuole figlio di Penelope e di tutti i suoi pretendenti, con cui avrebbe avuto rapporti in attesa del marito.
Secondo altre fonti era figlio di un amorazzo tra Zeus e la ninfa Callisto dal quale vennero alla luce Pan ed Arcade. In un'altra fonte lo si ritiene nato da Zeus ed Ybris, pura astrazione. Un'altra versione, sostenuta da Igino, afferma che Zeus, dopo essersi unito ad una capra di nome Beroe, le diede un figlio, il dio Egipan, ovvero la forma caprina di Pan.

Un suo mito narra del suo amore per la ninfa Eco dal quale nacquero due figlie, Iambe e Iunce.
Pan non viveva sull'Olimpo: era un dio terrestre amante delle selve, dei prati e delle montagne. Preferiva vagare per i monti d'Arcadia, dove pascolava le greggi e allevava le api.
Pan era un dio perennemente allegro, venerato ma anche temuto. Legato in modo viscerale alla natura ed ai piaceri della carne, Pan è l'unico dio con un mito sulla sua morte. La notizia fu diffusa da Tamo, un navigatore, e portò angoscia e disperazione nel mondo.

Solo Atena non si nascose, e denigrando gli altri dei convinse il padre Zeus a scendere in battaglia contro il mostro. Nonostante il dio fosse armato, il mostro riuscì ad avere la meglio su di lui, e lo rinchiuse nella grotta dove Gea lo aveva generato. Con le sue Spire Tifone gli aveva reciso i tendini di mani e piedi, che aveva poi affidato a sua sorella Delfine, il cui corpo terminava con la coda di un serpente.
Il dio Pan spaventò questa creatura con un tremendo urlo, ed Ermes le sottrasse i tendini di Zeus.
Zeus recuperate le forze, ed i tendini, si lanciò su un carro trainato da cavalli alati contro Tifone, bersagliandolo di fulmini.
Zeus riuscì ad uccidere il mostro, e lo seppellì sotto il monte Etna, che da allora emette il fuoco causato da tutti i fulmini usati in battaglia, così come racconta lo Pseudo-Apollodoro.
Per ringraziare Pan, Zeus fece in modo che il suo aspetto fosse visibile in cielo. Così creò il Capricorno.

Dio dalle forti connotazioni sessuali - anche Pan infatti come Dionisio e Priapo era generalmente rappresentato con un grande fallo - recentemente Pan è stato indicato come il dio della masturbazione, da James Hillman, noto psicologo americano, che sostiene essere Pan l'inventore della sessualità non procreativa.
Infatti Pan, trovando difficoltà di accoppiamento a causa del suo aspetto, era solito esercitare la sua forza generatrice mediante la masturbazione, oltre che con la violenza sessuale.

Come dio legato alla terra ed alla fertilità dei campi è legato alla Luna, ed alle forze della grande Madre. Fra i miti che lo accompagnano uno che lo vede seduttore di Selene, cui si è presentato nascondendo il pelo caprino sotto un vello bianco. La Dea non lo riconobbe e acconsentì all'unione. Pan è un dio generoso e bonario, sempre pronto ad aiutare quanti chiedono il suo aiuto.

Questo dio pagano sarebbe stato ripreso in seguito dalla Chiesa Cristiana per utilizzare la sua immagine come iconografica di Satana.
Narra una leggenda che nell'età dell'Oro Pan giunse nel Lazio, dove venne ospitato dal dio Saturno.
In Grecia la presenza del dio viene collocata in Arcadia.

In Italia esiste una divinità che ha molte similitudini con la raffigurazione di Pan, è il dio Silvano.

La forma dei pani è metà umana e metà caprina, e non meno irsuta. Sono famosissimi perché Pan, la personificazione del loro spirito di gruppo, divenne il Dio della Vegetazione.
Figlio di una Ninfa e di Hermes, dunque, il grande essere cornuto accompagnava le danze delle Ninfe dei Boschi con il suo flauto di canne di bambù, da lui stesso inventato: quando diede la caccia alla Ninfa Siringa, la sorella di costei la trasformò in un letto di canne, che l’essere cornuto ritagliò in varie lunghezze per costruire il “Flauto di Pan”.
Pan è generalmente amichevole nei confronti degli uomini, ed era benvoluto dai pastori come protettore delle greggi. Tuttavia non ha perso mai il suo lato selvaggio originario, e può infestare il sonno con incubi, o con Spiriti che inducono sogni a sfondo sessuale.
I Satiri hanno una forma più rozza, e spesso una lunga barba. Sono il gruppo in assoluto più selvaggio, sensuale, infido, astuto e scaltro. Il loro capo è Dioniso, signore degli Spiriti della vegetazione.
Distinguere chiaramente fra questi girovaghi selvaggi è ancor meno possibile che fra i vari gruppi di Ninfe, infatti, le differenze fra loro sono perlopiù di natura cronologica e geografica: i Centauri inizialmente si trovavano nel Pelio ricco di boschi, Pan ebbe origine in Arcadia, i Satiri venivano da Argo, ed i Sileni sono la versione Frigia dei Satiri.
Pan era venerato, ma anche temuto dai pastori; la sua presenza, comunque, era pericolosa per tutti, specie nelle ore meridiane: era indizio di crisi che si traduceva in “timore”, quella grande paura che da Pan prende il nome di timor panico.
Il mito narra del suo amore per diverse Ninfe: Eco, Eufemie, Pitis, tuttavia il suo amore più celebre fu per la Naiade Siringa: un giorno Pan vide la figlia della divinità fluviale Ladone, Siringa, e se ne innamorò. La fanciulla però come lo vide, fuggì terrorizzata tanto da pregare il proprio padre, secondo un’altra versione del mito, di mutarle l’aspetto in modo da non farla riconoscere da Pan. Così Ladone, impietosito dalle preghiera della figlia, presso lo specchio d’acqua dove sorgeva una grande palude in cui ella si gettò per sfuggire al Dio, la trasformò in una canna, che in mezzo ad altre in una palude era indistinguibile.
Il vento sibilava attraverso il canneto, e Pan fu incantato da quel suono, cercò di distinguere la fanciulla fra i diversi giunchi e, alla fine, essendo la sua ricerca vana, tagliò una canna in sette (o nove) pezzi di lunghezze diverse che unì tra loro con cera e spago, a formare quello strumento che tutt’oggi si chiama “Flauto di Pan” od, originariamente, “Siringa”, dal nome della sventurata fanciulla.
Da allora il Dio tornò a vagare nei boschi, correndo e danzando con le Ninfe e spaventando i viandanti che attraversavano le selve. A Pan infatti si attribuivano i rumori di origine inesplicabile che si sentivano la notte.



Miti e tradizioni legati a Pan possono essere tra quelli che hanno dato origini alla Stregoneria, giacché il Dio è connesso alla fertilità dei campi, i cui rituali potevano essere anche orgiastici, oltre che essere connesso alla Luna e alla Grande Madre. Pan rappresenta la Natura in toto, nel bene e nel male, senza nessuna connotazione di stampo manicheistico; è in definitiva una forza grezza della Natura, un essere neutrale che può originare creazione come distruzione, al pari di molte altre divinità primordiali come l’indiana Kali Ma, ad esempio.
È interessante notare che la fonte omerica ci dice che appena nato fu avvolto dal padre Hermes in una pelle di lepre e portato sull’Olimpo, dove Dioniso lo accolse con gioia: la lepre è un animale sacro ad Afrodite, ad Eros, alla Luna, e facente parte del mondo dionisiaco; l’avvolgere Pan con una sua pelle significa che egli stesso era pienamente parte di questo Universo; la paternità di Hermes, e la sua protezione (è lui che lo avvolge nella pelle), danno alle azioni di Pan la connotazione di azioni ermetiche, simboliche, dai messaggi nascosti insomma; la reazione di Dioniso quando lo vede testimonia la grande simpatia tra questi due Dèi, e con essi forma una sorta di triade ideale.
Il collegamento con la Luna diventa evidente nel mito della seduzione di Selene, seduzione che egli operò con l’inganno (tratto caratteriale tipico di Hermes), poiché la Dea lo rifiutava. Pan usò un trucco, e nascose il suo ispido pelo caprino sotto un velo candido, oppure sotto il vello di un agnello: così mascherato la Dea non lo riconobbe, ed acconsentì a salirgli in groppa, e il Dio poté finalmente possederla (sembra un chiaro riferimento ai riti orgiastici ed ai Sabba pagani celebrati a Beltane).
Sempre in tema di rito orgiastico, si narra che Pan si accoppiasse con le Menadi (probabilmente con tutte), le quali erano le sacerdotesse del Dio, cosa che ci riconduce a quanto appena detto: Pan è quindi il Dio Capro delle Streghe, la personificazione di ciò che è completamente naturale, di quell’istinto che è l’urgere della Natura, e ben si abbina con Dioniso che impersona il potere della forza produttiva della Natura.
Pausania scrive che i Galli, saccheggiando la Grecia, videro nel tempio di Delfo la statua del Dio Pan, e ne furono talmente spaventati che fuggirono. Un altro tratto caratteristico di Pan è che non sopportava di essere disturbato durante il suo riposo pomeridiano, e se ciò accadeva emetteva urla terrificanti che scatenavano appunto il timor panico.

C’è un aspetto di Pan su cui può essere interessante soffermarsi: la solitudine. Fin dall’inizio, da quando viene abbandonato dalla madre, Pan è solo. Hermes lo porta in cielo, ma lo presenta come una cosa buffa, e gli chiede di non far sapere troppo in giro che è suo figlio. Solo Dioniso, anche lui è stato privato della madre (addirittura fin da prima della nascita) ed esule ramingo, lo prende realmente a benvolere: in questo contesto le connotazioni di fertilità e lascivia passano in secondo piano per dare rilievo ad un destino che, pur dando occasione a Pan di avere innumerevoli accoppiamenti con altrettante donne, non gli consente mai di formare una coppia. Pan avrà sempre una natura solitaria, rimarrà sempre un bambino abbandonato.
In netto contrasto con figura del Cristo, Pan morì quando quest’ultimo divenne sovrano assoluto, cosicché, il Diavolo non è altro che Pan visto attraverso l’immaginario cristiano, colui che tenta l’individuo con il peccato della lussuria. Ma perché in epoca cristiana all’immagine di un Dio benevolo e generoso, è stata progressivamente sovrapposta quella di un Demone, della quintessenza del principio del Male?
La morte dell’uno significò la vita dell’altro, in un’opposizione chiaramente espressa nelle iconografie: Pan nella grotta, Cristo sul Monte; l’uno ha la musica (anche se rozza e primitiva dal momento che riproduce il suono dell’istinto), l’altro la Parola.
Racconta Plutarco che, sotto il regno di Tiberio, un vascello romano si trovò a passare nei paraggi di un’isola del Mar Egeo, quando il vento cessò improvvisamente e nel silenzio si udì una voce gridare: “Il Grande Pan è morto”. A quella notizia da ogni parte dell’isola scoppiarono pianti, gemiti e singhiozzi di cui non si seppe mai la provenienza.
Pan è l’unico Dio che morì, secondo Plutarco: una morte purtroppo inevitabile, sospinta dall’avanzare del cristianesimo e di fronte al rifiuto della sessualità e degli istinti, anche se diversi commentatori di Plutarco sono concordi nell’affermare che Pan non sia morto, ma che giaccia soltanto addormentato, ovvero rimosso. E quando l’umano perde la connessione personale con la Natura e l’istinto personificati, l’immagine di Pan muore per lasciare spazio all’immagine del Diavolo: l’operazione compiuta dal cristianesimo fu quella di evocare dalle ceneri di Pan il Diavolo, che nella cultura cristiana è l’avversario dell’uomo e della Creazione (quindi anche della Natura stessa).
Tuttavia Pan non è morto, ma dorme dentro di noi: può risvegliarsi se si recupera la connessione personale con la Natura e con l’istinto…


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