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domenica 8 maggio 2016

IL VALORE DELLA VERGINITA'



In molte culture “verginità” e “innocenza” sono sinonimi, il cui contrario è “colpevolezza” (con ampie sfumature che vanno dalla “vergogna” al “peccato”). Da una piccola porzione di pelle – molto probabilmente un residuo dello sviluppo fetale – si è stabilita, per molto tempo, la moralità di una donna. Inutile ricordarvi i delitti e le violenze, le calunnie e le persecuzioni, a cui per secoli sono state sottoposte le donne “colpevoli” soltanto di avere un “imene non integro” in data precedente al matrimonio. Espressioni verbali come “rompere l’imene”, “deflorare”, “sverginare” non solo sono orripilanti, ma sono anche profondamente errate: sono nate dall’ignoranza dell’anatomia femminile e dalla volontà di perpetuare miti essenziali al mantenimento delle strutture patriarcali, e pregiudizi nei confronti della sessualità delle donne.

Secondo recenti dati si stima che la media mondiale dell'età in cui viene persa la verginità sia tra i 16 e i 18 anni. Ad ogni modo una donna si considera pronta a perdere la verginità con l'arrivo del menarca.

Tradizionalmente, le donne non sono più considerate vergini dopo aver subito una violenza sessuale, ma presso in alcune culture ciò non è vero. C'è chi intende la verginità in un senso esclusivamente spirituale, arrivando alla nozione di "vergini rinate", cioè donne che "tornano" alla verginità (intesa come astinenza). In questo caso sarebbe però più corretto usare la parola castità.

In molte culture la verginità femminile è strettamente legata all'onore personale o familiare, e spesso la perdita della verginità prima del matrimonio è motivo di vergogna. Moltissime culture prevedono un esame della verginità, effettuato a volte da un'anziana del villaggio.

In molte culture occidentali, nelle cerimonie matrimoniali la verginità è simboleggiata dal velo e dall'abito bianco, ma spesso la donna indossa l'abito bianco anche se non è più vergine. Va inoltre considerato che in alcune culture occidentali la verginità non è più considerata una virtù, e anzi in certi casi può essere vista come qualità negativa, in quanto suggerisce che la persona non sia attraente o matura o sia eccessivamente legata alle tradizioni.

Il filosofo Bertrand Russell, nel suo libro "Perché non sono cristiano", sosteneva che evitare esperienze sessuali prima del matrimonio fosse ingenuo e sciocco, e che farlo avrebbe alla lunga portato a più infelicità della pratica sessuale. Questo sulla base del fatto che se si è all'oscuro del desiderio sessuale e della sua naturale conclusione, non si è in grado di distinguere tra una profonda infatuazione e un vero sentimento, e perciò si è condotti a scegliere male il proprio partner, mentre tale errore sarebbe evitabile se si conoscesse la differenza.

Al contrario il filosofo Philipp Mainländer, nel suo lavoro centrale, "Die Philosophie der Erlösung" secondo Theodor Lessing, "forse il più radicale sistema pessimistico noto in tutta la letteratura filosofica mondiale", intende la verginità, come strumento d'elezione dell'elusione procreativa, come un assecondamento di quello che egli identifica come il processo dissolutivo universale.

Molti storici e antropologi fanno notare come in realtà anche nelle culture che attribuiscono grande valore alla verginità, come accadeva nelle culture occidentali prima della rivoluzione sessuale, si riscontra comunque una notevole attività sessuale pre-matrimoniale, nelle tipologie che non implicano penetrazione vaginale: si parla dunque di una "verginità tecnica". Pur non essendovi lacerazione dell'imene, ad esempio, si è fatto ricorso a rapporti sessuali di altro tipo: orale, anale, masturbazione, o simulazione del coito tra le gambe. Analogamente, nell'odierna gioventù iraniana la pratica più diffusa è il lapai, che consiste nello stringere il pene dell'uomo tra le gambe della donna in modo da simulare il coito.

In molte parti del mondo e anche in Italia per dare una prova concreta della verginità della donna, era tradizione esporre sul terrazzo, alla finestra o sul balcone le lenzuola che avevano ospitato i coniugi nella loro prima notte di nozze. Mettendo in bella vista le tracce di sangue, infatti, si dimostrava che la sposa era effettivamente illibata. L'usanza aveva risvolti tragicomici quando le tracce di sangue, per varie ragioni, non c'erano: si suppliva allora con sangue animale.



L'atto di "perdere la verginità", ovvero la prima esperienza sessuale, è considerato in moltissime culture come un evento molto importante, e affine a un vero e proprio rito di passaggio. La perdita della verginità può essere vista come una pietra miliare di cui essere orgogliosi, o un fallimento di cui vergognarsi, soprattutto se derivante da sensi di colpa per una perdita di autocontrollo, o semplicemente come un momento naturale della crescita. Storicamente, queste percezioni hanno spesso avuto una grande variazione tra uomo e donna, implicando orgoglio per l'uomo e vergogna per la donna. Tuttavia, nella recente evoluzione della cultura occidentale, l'influenza di questa contrapposizione si è affievolita, ed ora è sempre più comune anche per le donne vivere la prima esperienza sessuale con naturalezza e a volte anche con orgoglio.

Nel corso della storia molti stati hanno spesso protetto legalmente la verginità. La Germania ha abolito solo nel 1998 una legge che autorizzava una donna deflorata a chiedere un risarcimento, se la relazione veniva poi interrotta.

Per il cristianesimo il sesso al di fuori del matrimonio è considerato peccato, mentre nel Nuovo Testamento si trovano incoraggiamenti al celibato (Matteo 19, 12). È da notare che il cristianesimo non distingue tra verginità maschile e verginità femminile, ma attribuisce identico valore alla verginità in entrambi i sessi.

L'Islam prevede regole estremamente severe, secondo cui l'attività sessuale deve restare confinata all'interno del matrimonio. Sebbene la verginità della sposa sia sempre stata molto importante nelle società islamiche, la pratica comune dei divorzi e nuovi matrimoni, anche in società molto tradizionali, implica che una donna possa sposarsi anche avendo avuto precedenti esperienze sessuali, purché sempre nell'ambito di un precedente matrimonio. Khadìja bint Khuwàylid era una vedova quarantenne e non più vergine quando sposò il Profeta Maometto: ciò non fu di ostacolo al loro matrimonio.

Uno degli aspetti più importanti della tradizione ebraica è la grande importanza attribuita alla verginità, che appare evidente già nella Genesi, nella figura di Rebecca:

« La giovinetta era molto bella d'aspetto, era vergine, nessun uomo le si era unito. »
(Genesi 24, 16)
Il tema è ricorrente nella Bibbia, soprattutto nelle regole riguardanti tradimenti, matrimoni e divorzi.

In pratica, l'ebraismo è molto tollerante riguardo alle relazioni sessuali. Il sesso non è visto come sporco o indesiderabile di per sé, ed anzi, all'interno del matrimonio è considerato una mitzvah. Le correnti più liberali sono relativamente aperti anche nei confronti del sesso pre-matrimoniale: sebbene non sia incoraggiato, non è nemmeno proibito - si applicano ad esempio anche ad esso tutte le regole generali sulla sessualità.

In molte tradizioni neopagane, la figura di una Vergine è una delle tre persone della dea triplice.

La verginità è spesso stata considerata una virtù indicante purezza e capacità di fronteggiare le tentazioni, e come tale è un attributo importante di molte figure divine, esclusivamente femminili. Ad esempio, nella mitologia greca è attributo di Atena, Artemide, ed Estia. Le vestali nella Roma antica erano condannate a morte in caso di rapporti sessuali. La costellazione della Vergine rappresenta poi in molte culture una vergine sacra, la cui identità e storia però è abbastanza variabile.

La parola deriva dal latino virginitas, virginitatis, quindi da virgo, virginis (vergine). Secondo alcuni, Virgo significherebbe semplicemente "giovane donna", al contempo puella significa ragazza. Non è certo se il passaggio dalla giovane età all'età matura fosse sancito dalla perdita della verginità o da un altro rito di passaggio similare.

La verginità femminile esercita tuttora un certo fascino sull’uomo. Richiamo della tradizione o semplice desiderio di sentirsi unici e importanti. Dal canto suo la donna che aspetta sa di avere qualche chance in più che l’uomo, al di là della semplice attrazione sessuale, si impegni con lei. Può piacere o meno, ma questo copione si tramanda inconsapevolmente di generazione in generazione, da migliaia di anni.
La rivoluzione sessuale, l’avvento dei metodi contraccettivi, la legge sul divorzio e sull’aborto hanno permesso una rivisitazione dei comportamenti e delle ideologie sessuali femminili.

La contrapposizione netta verso le posizioni repressive e sessuofobiche ha incoraggiato, al contrario, condotte sessuali libere e appaganti, approdando a un permissivismo sessuale. Così, la verginità femminile è stata banalizzata, ha perso per alcune il suo significato di dignità, assumendo quello opposto di ostacolo da rimuovere quanto prima, di un peso di cui vergognarsi.

Nella società attuale, dove imperano l’individualismo, il godimento, il sesso a tutti i costi e il “tutto e subito”, questa recente visione negativa della verginità ha portato molte giovani ad affrettare l’età della loro prima volta, affrontandola senza l’adeguata maturazione emotiva e psicologica, col risultato di una negativa, deludente, e, nei casi più gravi, traumatica esperienza.

Per altre, invece, la verginità è tornata a essere un valore ricercato di attesa, non vissuta, però, con obbligo morale, sofferenza e fatica come avveniva nei secoli passati. È un’attesa convinta, una scelta sentita di conoscere meglio se stesse, il proprio corpo e le proprie emozioni, di entrare in sintonia con il proprio partner, di arrivare al rapporto sessuale informate, di ponderare i rischi, di coltivare un sentimento e una relazione.

Un misto di cautela, consapevolezza ed emozioni che alimenta giorno dopo giorno il desiderio. Fino al momento in cui ci si sente davvero pronte per compiere questo passo così importante. Il primo rapporto, infatti, lascia tracce nella memoria delle donne, influenzando la loro futura sessualità.



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sabato 5 marzo 2016

LE FEDI NUZIALI

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Nel matrimonio secondo il rito religioso è usanza che le fedi vengano portate all'altare dal testimone o da un bambino detto paggetto, legate ad un cuscino di pizzo dove il celebrante le benedice prima dello scambio.

Secondo diversi costumi, l'anello nuziale è l'ultimo di una serie di regali che si scambiano gli sposi in segno di giuramento prima di unirsi nel matrimonio; tra questi doni è compreso l'anello di fidanzamento.

Perfezione, continuità, eterno ritorno. Non sono certo banali i significati che si nascondono dietro la fede nuziale. L’atto dello scambiarsi le fedi non fa parte solo di un’abitudinaria ritualità della cerimonia matrimoniale che è andata affermandosi nel tempo, bensì racchiude qualcosa che è molto di più di un semplice gesto routinario. Vi è dietro infatti un simbolismo particolare, speciale, che nella storia ha accumunato diversi popoli e differenti culture, che trovavano un punto di raccordo proprio nel simboleggiare gli anelli nuziali. Indossare l’anello nuziale è una delle usanze più antiche e universali: quando due persone si sposano formano un’unità completa, indissolubile e il cerchio della fede simboleggia proprio questo: l’anello, infatti, è simbolo di completezza e segna il momento in cui la vita di una persona si realizza. Un simbolismo per niente banale. Perfezione, continuità, eterno ritorno, appunto.

La storia delle fedi nuziali è legata a quella più generica di "usare" gli anelli come simbolo di un qualcosa. Gli antichi egizi , ad esempio, saldavano agli anelli dei sigilli raffiguranti scarabei e geroglifici, mentre i greci indossavano cerchietti d'oro con cammei o incisioni. Presso gli antichi romani l'uso di questi monili era regolato dalla legge: gli anelli dei cittadini liberi erano d'oro, quelli degli schiavi liberati d'argento e quelli degli schiavi di ferro.
Anche i cristiani ben presto presero l'abitudine di utilizzare questi gioielli e dal Medioevo in avanti venne adottata la pratica della consegna di un anello a re e vescovi durante la cerimonia di incoronazione o consacrazione.

Per tradizione, i pontefici ricevono tuttora il cosiddetto "anello piscatorio", raffigurante la barca di san Pietro contornata dal nome del Papa. L'anello, utilizzato per sigillare le epistole papali, viene spezzato alla morte del pontefice.

La popolarità di questo tipo di ornamento raggiunse il culmine nel XVI secolo, periodo in cui si amava indossare su ciascun dito uno o più anelli, dotati di sigillo o più spesso impreziositi da pietre.

Gli anelli nuziali e di fidanzamento hanno origini molto antiche. L'anello compare infatti già in epoca barbarica, dove per suggellare la promessa d'amore le coppie si scambiavano un' anello in segno di fedeltà.

Nell' epoca Romana si distinse l' anello di fidanzamento, detto "anulus pronubus", che serviva a suggellare la promessa di matrimonio, dall'anello nuziale, detto invece "vinculum". Il vincolum romano, fatto di ferro (raramente d'oro o d'argento) inizialmente veniva indossato solo dai maschi, ma presto venne esteso anche alle donne. Le matrone romane sfoggiavano fedi nuziali cui era talvolta applicata una piccola chiave, segno della loro autorità nella famiglia.

La consuetudine, sia maschile che femminile, di indossare un anello dopo il matrimonio si affermò del tutto solo a partire dal XVI secolo, mentre l'abitudine di incidere i nomi degli sposi e la data delle nozze all' interno di questo risale al Settecento. L'uso dell'oro come materiale, al posto del ferro, per la fabbricazione delle fedi, si deve all'influenza cristiana, per cui l'oro e da sempre simbolo di eternità.
A questa simbologia è doveroso affiancare il gusto personale degli sposi, molto spesso infatti la scelta cade su fedi non propriamente in oro giallo ma bianco, oppure intrecciate o ancora con l'aggiunta di una pietra che, secondo la tradizione, "rompe" la perfezione sferica.

Oggi si usano sempre di più le fedi in acciaio per il semplice fatto che questo materiale è assolutamente anallergico, non cambia colore nel tempo, molto bello da vedere e non per ultimo per il suo basso costo.

Se agli sposi e concesso di scegliere il tipo di fede, lo stesso non si può dire in merito al "dove indossarla": la fede va messa all'anulare della mano sinistra. L'usanza dell'anulare ha due diverse origini: la prima deriva probabilmente da un antico rito della Liturgia Cattolica, quando il celebrante, toccate le prime tre dita della mano sinistra dice : " nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo..." mettendo, poi, l'anello, così benedetto, nel quarto dito della mano degli sposi. La seconda spiegazione è più romantica, dall'anulare passerebbe la "vena amoris" (vena dell'amore) che da lì porta direttamente al cuore.

In realtà presso molte culture del Nord Europa sembra che la fede venga messa nella mano destra, mentre in Inghilterra in passato la fede veniva indossata sul pollice. Stessa cosa in alcuni paesi dell'America Latina, in cui la fede viene portata all'anulare della mano destra.



La fede pesa solitamente dai 3 g ai 16 g e può essere realizzata in differenti modelli:

Classica, tonda e smussata.
Francesina, sottile e leggermente bombata.
Mantovana, più alta e più piatta e di solito più pesante.
Etrusca, piatta e decorata da scritte beneauguranti.
Sarda, decorata come un pizzo chiacchierino. In Sardegna si usava anche, come anello di fidanzamento, "su maninfìde" (mani nella fede), in cui al posto del castone erano raffigurate due mani intrecciate, talvolta con un cuore al centro.
Platino, molto rara e costosa e quindi poco usata.
Bicolore, constituita da due cerchi intrecciati di oro giallo e bianco.
Tricolore, costituita da tre cerchi intrecciati di oro giallo e bianco.
Unica, con incastonato un diamante.
Ossolana, proviene dalla Val d'Ossola, è l'espressione più significativa dell'antica tradizione orafa della zona. Essa riporta quattro simboli caratteristici: la stella alpina (che raffigura la purezza), il grano saraceno (che raffigura la prosperità), i nastri intrecciati (simbolo della perpetuità dell'unione) e le mezze sfere (augurio di prolificità).
Ebraica, in filigrana smaltata con decorazione di perline.
Umbra, con l'incisione del volto di una donna o di una coppia divisi da un bouquet di fiori.

Sono davvero molti gli aneddoti e le curiosità che si nascondono dietro l’affascinante universo delle fedi nuziali, in particolare per la peculiari rappresentazioni simboliche che nel corso della storia hanno avuto.  Le più comune rimandano alla figura del cerchio, all’infinito senza inizio e senza fine, simbolo di eternità e perfezione; a questo riguardo si tramanda, per esempio, che nei tempi più antichi, durante le cerimonie nuziali, veniva tracciato in terra intorno alla coppia che andava sposandosi un cerchio, in segno di buon augurio; cerchio che poi nel tempo sarebbe diventato la fede. Secondo una tradizione medioevale, invece, la futura sposa per garantirsi un amore duraturo ed eterno, intrecciava un suo capello ed uno del suo amato attorno ad un anello con diamante; lo portava sul cuore per nove giorni per poi alla fine donarlo al futuro marito. Curioso, poi, come si è arrivati a decidere di portare l’anello sull’anulare, il quarto dito della mano: anche qui ci sono diverse origini. Nella cultura degli antichi Egizi, per esempio,  l’usanza di portare l’anello all’anulare, era ascrivibile alla credenza secondo la quale proprio in questo dito ci fosse la cosiddetta “vena amoris”, una vena che si credeva conducesse direttamente al cuore. La cultura cristiana offre, invece, una spiegazione prettamente religiosa: l’anulare sinistro era, infatti, il dito a cui arrivava il sacerdote dopo aver toccato le prime tre dita invocando il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Più popolare e, se possibile, ancora più particolare è questa leggenda, di origine orientale: secondo la tradizione cinese, ogni dito della mano rappresenta una figura familiare della nostra vita. Il pollice i genitori, l’indice i fratelli, il medio noi stessi, l’anulare l’altra metà e il mignolo i figli. Unendo specularmente le mani, con i medi piegati, si potrà notare che tutte le dita possono essere staccate a eccezione degli anulari. L’interpretazione che viene data a tutto ciò è semplice: l’unione con l’altra metà è indissolubile e per questo motivo le fedi nuziali vengono indossate sugli anulari.



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mercoledì 27 gennaio 2016

NASCONDERE UN TRADIMENTO

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C'è chi nasce per stare single, chi vive della coppia e chi, della coppia, non si accontenta. Per caso o per scelta, ci ritroviamo a vivere una storia parallela alla nostra storica relazione amorosa.
Se la monogamia non è il nostro forte e dobbiamo avere un amante in ogni caso, evitiamo quelle persone che ci possono creare più problemi di quanti ne immaginiamo: l'amico del nostro fidanzato, il collega, il vicino di casa. Molto meglio uno sconosciuto incontrato via chat, possibilmente di un'altra città e non proprio a portata di mano, in modo tale da scongiurare situazioni antipatiche, ricatti e incontri ravvicinati fra il fidanzato ufficiale e l'amante. Non vorremo mica che lo sconosciuto si innamori della nostra dolcezza e del nostro savoir faire e che, sentendosi preso in giro e umiliato perchè abbiamo "sorvolato" sul piccolo dettaglio della fede al dito, ci ricatti di spifferare tutto alla nostradolce metà? L'unico modo per evitare queste situazioni antipatiche è non fare mistero della nostra situazione sentimentale.

La prima regola del tradimento è non parlare mai del tradimento. E fingere che non esista. Davanti ad amici, colleghi, e davanti al cornuto. Il vero problema dei tradimenti è che sono circondati da quel fastidioso snervante alone di sospetto. Il sospetto nasce dai cambiamenti. Se un partner ha sempre fatto il carino dopo il sesso e all'improvviso si gira dall'altra parte e dorme, l'altro partner inizierà a pensare che qualcosa non va. Diventare troppo freddi, troppo distaccati, o al contrario troppo pieni di attenzioni, crea allarme e fa pensare male. Se vuoi tradire senza venir beccato, agisci come se nulla fosse, dentro e fuori dal tuo letto.

Se non vuoi sforzarti di tenere due telefoni (uno, ovviamente nascosto al tuo partner) o due account di pc metti in scena la normalità. Patti chiari con l'amante (non mi cercare, non farlo in questi orari, ecc), cancella ogni traccia senza nostalgia, e ogni tanto fingi che non hai nulla da nascondere. Permetti al partner di usare il pc e il telefono, lascialo in giro (quando sai di essere al sicuro), lascia la suoneria. Dissimulate che ci siano cose da nascondere, e nessuno le cercherà

Se la scappatella è sporadica va infilata nell'agenda al sicuro. Vanno scelti orari normali (il pranzo, l'ora del calcetto) ed eventuali complici (giusto un paio, meglio che siano pochi a sapere). Se invece si perde la testa per una persona in particolare, la grande idea è farla entrare nella tua vita dalla porta principale. Invitarla a cena in presenza del partner, parlarne ogni tanto (e descriverla come inoffensiva). In questo modo, andarci una volta al cinema o a un concerto, non suonerà strano o ambiguo. Ovviamente, tutto questo, va fatto con grande stile, e a piccole dosi. Se verrete scoperti, sarà veramente un colpo basso.

Il trucco salva traditore è negare l'evidenza. Sempre. E far sentire in colpa l'altro per aver dubitato di noi.
Un telefono lasciato sempre senza suoneria, un capello in auto, un profumo diverso, sono campanelli d'allarme troppo grandi. Se sentite che il vostro partner si sta innervosendo, frenate. Cambiare abitudini, taglio di capelli, gusti, all'improvviso, è un invito al controllo. Meglio non rischiare, e salvare partner, amante e cavoli...

Mai a casa vostra o casa sua! Se rimangono tracce poi sono guai seri! Da evitare anche la casa di amici che si rendono disponibili a reggerci il gioco. Tali offerte non dovrebbero proprio esistere perché se abbiamo letto bene le premesse, non dobbiamo avere complici né confidenti!! Più la nostra scappatella rimane segreta e meglio sarà per tutti! Optiamo piuttosto per luoghi appartati,  distanti da casa e da occhi idiscreti, possibilmente dove non conosciamo nessuno!
Se temiamo di essere viste o non ci sentiamo tranquille, scegliamo un albeghetto, magari fuori mano, e ricordiamoci di pagare in contanti e di evitare scrupolosamente il bancomat. Non facciamoci vedere in giro con l'amante a meno che questi non sia un collega e già prima della relazione clandestina non fossimo abituate a frequentare insieme luoghi pubblici come bar e ristoranti.



Ogni nostro minimo cambiamento sarà captato e ci metteremmo nei guai con le nostre stesse mani. Molto meglio invece cercare di mantenere un atteggiamento quanto più normale e naturale possibile. Anche se ci sentiamo prendere dai sensi di colpa e per compensarli abbiamo attacchi di dolcezza acuta, tratteniamoci, ingoiamo il rospo e rimaniamo le "noi stesse" di sempre.

Il gioco è bello quando dura poco, per questo è bene non tirarla per le lunghe. Quando si viene scoperti bisogna uscirne fuori!  Calma e diplomazia, trasformiamoci in attori e sfoderiamo tutte le nostre armi perché ci siano attribuite meno colpe possibili. Quindi quando ci butterà addosso che siamo degli infidi traditori, non neghiamo spudoratamente

Piuttosto mettiamoci a piangere istericamente, tremanti, e chiediamogli perdono. Inventiamoci che eravamo turbate perché il lavoro sta andando male, che l'altro ha approfittato di un nostro momento di debolezza; oppure diciamo che è successo tutto ad una festa ed eravamo un po’ brille, o ancora scarichiamo la colpa su di lui perché ci trascura e non ci fa sentire le donne che vorremo.

Naturalmente una volta che il tradimento è stato scoperto sarà il caso di analizzare i motivi che ci hanno spinto all'adulterio, se si è trattato di un'azione di ripicca volta a ferire colui che ha ferito noi, se invece è stato un momento di noia e di voglia di cambiamento, o se i sentimenti non son più quelli di un tempo. Anziché elemosinare il perdono del partner, potremmo approfittarne per riottenere la nostra libertà,se è quello che alla fine desideriamo realmente.

Gli italiani lo sanno, eccome se non sanno cosa voglia dire avere a che a fare con la gelosia furiosa di una donna, perché, quando si tratta del sospetto di un tradimento, hai voglia a spiegare che "non è un capello ma un crine di cavallo", nulla è lasciato impunito, nemmeno l'azzardo di un'intenzione rimasta tale, e l'onta di aver volto lo sguardo al di là del confine consentito è punito a caro prezzo, quantomeno con una 'democratica' sfuriata.

È per questo che gli uomini fedifraghi corrono ai ripari e quando hanno ceduto alla tentazione di qualche scappatella, più che attuare maldestri tentativi di copertura, tendono a 'lavare' letteralmente la macchia del peccato mettendo in atto diverse strategie, adesso smascherate da un sondaggio del sito di incontri extraconiugali AshleyMadison.com, che ha stilato le modalità più frequenti che i suoi iscritti mettono in pratica per eliminare le tracce di infedeltà, considerando che a tradire i traditori non sono solo le tracce annidate nella cronologia dati sul pc o nei messaggi in memoria sullo smartphone, ma anche quelle molto più insidiose di una macchiolina sul colletto della camicia o le scie olfattive impresse sul corpo.

Ciò che è venuto fuori è un vero e proprio rito da seguire scrupolosamente dopo ogni piccante rendez-vous, così da schivare ogni ipotesi diffidente e uscire immuni dalla tempesta di iraconde illazioni.

- La prima e più potente arma di difesa della privacy è l’acqua: il 27% dei traditori di casa nostra dichiara di fare più di una doccia al giorno, contro una media nazionale che ne conta una ogni due giorni. "È normale essere meticolosi quando si tratta di coprire le tracce di infedeltà", spiega Noel Biderman, CEO e fondatore di AshleyMadison, "Abbiamo notato che un elevato livello di igiene personale rappresenta una sorta di effetto collaterale molto comune: lavare via le prove di un amante, che sia il suo profumo, il suo rossetto o la sua acqua di colonia, è essenziale se si desidera che una relazione resti segreta al proprio coniuge". Il 30% degli uomini, addirittura, ha confessato di essersi iscritto in palestra con il solo scopo di utilizzare le docce dopo ogni incontro con l’amante, per tornare a casa fresco e profumato.

- Il 37% degli uomini e il 43% delle donne hanno una scorta segreta di prodotti per l'igiene nascosti in auto (26%) oppure sul posto di lavoro (47%) o in entrambi i luoghi (10%).

- Il 47% delle donne porta sempre con sé un kit da make up con spazzola, salviette struccanti, fard e rossetto per rifarsi il trucco dopo un appuntamento clandestino, mentre il 33% di loro e il 25% degli uomini porta sempre con sé un campione extra di profumo o acqua di colonia per ingannare anche la narice più attenta.

- Ci sono, poi, i super scrupolosi attenti ai dettagli senza badare a spese che acquistano persino due capi di abbigliamento perfettamente identici, per avere sempre a disposizione un outfit fotocopia nascosto in ufficio, nel caso in cui un incontro particolarmente bollente finisca per rovinare gli abiti originali: si tratta del 56% degli uomini e del 34% delle donne.

Biderman, però, consiglia a tutti di fare attenzione a non esagerare, dato che il coniuge tradito non può non mettersi in sospetto nel vedere il proprio partner trasformarsi all’improvviso in un igienista meticoloso e in un fanatico del bucato: va bene farla franca, insomma, ma mai sottovalutare l'intelligenza dell'altro che, per quanto ignaro, fesso lo si può fare sì, ma sempre fino a un certo punto.





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sabato 3 ottobre 2015

IL KAMASUTRA

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Il Kama Sutra consta di 36 capitoli, organizzati in sette libri e 64 parti, ognuna delle quali scritta da un esperto nel rispettivo campo.

Il Kama Sutra contiene un totale di 64 posizioni sessuali anche rappresentate. Hanno diversi nomi, come ad esempio quelli degli animali o delle azioni degli animali. Vatsyayana credeva che ci fossero otto modi di fare l'amore, moltiplicati per otto posizioni per ognuno. Nel libro queste sono note come le 64 Arti. Il capitolo che elenca le posizioni è il più famoso e per questo è spesso scambiato per l'intera opera.

Tuttavia, solo circa il 20 per cento del libro è dedicato alle posizioni sessuali. Il resto è una guida su come essere un buon cittadino e parla delle relazioni fra uomini e donne. Il Kama Sutra descrive il fare l'amore come un'unione divina. Vatsyayana credeva che il sesso in sé non fosse sbagliato, a meno che non lo si facesse frivolmente. Il Kama Sutra ha aiutato le persone a godere dell'arte del sesso in maniera più profonda e può essere considerato una guida tecnica al godimento sessuale, oltre a provvedere ad una descrizione dei costumi e delle pratiche sessuali dell'India di quei tempi.

Il Kama (in sanscrito piacere o benessere) non è infatti percepito come un peccato, ma è uno dei quattro scopi della vita (purushartha).

La traduzione inglese più conosciuta del libro è quella del 1883 di Sir Richard Burton. L'edizione italiana di riferimento è quella data alle stampe dalla casa editrice Adelphi a cura di Wendy Doniger e Sudhir Katar nel 2003.



Il fine dichiarato dell'opera è quello di trattare dell'amore che viene posto al terzo posto nella scala dei valori del " trivarga ":al primo posto vi è il rispetto di Dio e della morale e al secondo la cura degli affari. Il Kamasutra vuole portare armonia e felicità nel pieno rispetto della religione, della morale, della vita sociale ed economica, nulla da vedere con amori turbinosi che distruggano le leggi morali e la società.

Qualcuno ha voluto vedere in esso aspetti di parodia, quasi una opera scritta con un sorriso furbesco. Ma non pare che questo sia il tono generale dello scritto che è stato considerato sempre opera seria, parte di una biblioteca etica e religiosa nella quale la tradizione indu la ha sempre inquadrata.

L'opera è rivolta a un pubblico socialmente elevato, ricco e raffinato: chiaramente i poveri si arrangino come meglio possono. E' scritta per tutti, uomini e donne e anche e soprattutto per le ragazze che si apprestano al matrimonio. Notevole che vengono poste sullo stesso piano sia le esigenze sessuali maschili che quelle femminili.

E' importante per una donna raggiungere una sostanziale conoscenza del Kamasutra prima del matrimonio. Durante gli anni della fanciullezza il corpo di una donna è sufficientemente flessibile per apprendere le posture e tutte le altre arti relative al Kamasutra, ma nella giovine età esse diventano troppo timide per rispondere a quelle posture. Dopo il matrimonio esse dipendono dai loro mariti che si aspettano che le loro mogli siano sufficientemente istruite nel Kamasutra.

L'opera fu tradotta in inglese alla fine dell'800 ma recentemente è stata fatta una nuova traduzione dall'originale che, si dice, sia più fedele all'originale in quanto non più legata ai pudori dell'età vittoriana .

Nella prima parte vi è un'introduzione nella quale si parla della necessità di imparare le arti dell'amore: in essa sono comprese attività come il cantare, suonare, danzare, disegnare, adornare altari, preparare decorazioni e fiori.

Si precisa che l'amore, se praticato con una vergine della proprio casta secondo le leggi della Sacre Scritture ( praticamente nel matrimonio regolare ) procura figli legittimi e buona fama : se fatto al di fuori di esso esso procura solo piacere ma non viene proibito.

Nella seconda parte,che è quella che ha maggiormente ha interessato l'Occidente si parla del modo di trarre piacere dall'amore e delle famose posture.

Gli uomini e le donne vengono divisi in tipi denominati con nomi di animali: gli uomini possono essere lepri, toro e cavalli, le donne daino, puledre ed elefanti. Combinando abbiamo quindi sei tipi di unioni fondamentali.

Si tratta poi di vari tipi di carezze e di baci. Si descrivono vari tipi di amplessi ma si conclude con il dire che quando poi "la ruota dell'amore gira non c'è regola che tenga".



Nella terza parte si tratta di come conquistare una donna. Si consiglia nel caso di matrimonio con una vergine di aspettare per ben 10 giorni dopo le nozze e quindi cominciare lentamente con delle delicate carezze fino a che la donna si senta pronta, senza mai forzarla e rispettandone sempre il pudore.

Si parla inoltre del corteggiamento e dei riti matrimoniali.

Nella quarta parte si danno precetti su come deve comportarsi una moglie, in particolare durante l'assenza del marito e nel rapporto con le altre mogli. Si ricorda che in Oriente, a differenza del mondo mussulmano, vi è un gerarchia fra le mogli.

Nella quinta parte si parla di come conquistare le mogli degli altri e anche come una moglie possa ingannare il proprio marito. Qui vi è certamente un imbarazzo da parte degli indu a giustificare queste azioni certamente contrarie alla morale ma sono cose che succedono, si dice, anche se non dovrebbero succedere. La migliore prevenzione alla infedeltà viene considerata la soddisfazione nell'intimità.

La sesta parte parla del mondo delle cortigiane. All'epoca esse avevano pure un ruolo riconosciuto nella società.

La settima e ultima parte tratta delle sostanze che avrebbero dei poteri afrodisiaci: la scienza moderna la considera del tutto priva di valore scientifico.

Se nella civiltà orientale abbiamo quindi una chiara esplicitazione degli aspetti sessuali dell'amore, nella civiltà occidentale invece abbiamo quella che in tempi recenti è stata definita la "congiura del silenzio" : gli aspetti propri della sessualità vengono taciuti, avvolti nel silenzio. In genere l'atto sessuale non viene indicato esplicitamente ma con un eufemismo: giacere, stare a letto,stare insieme, conoscere (termine biblico) e infiniti altri più o meno allusivi che assumono un significato sessuale solo dal contesto del discorso. Il grado di silenzio varia a seconda le epoche: nel mondo greco era meno accentuato che in quello romano , in genere nel mondo classico meno forte che in quello cristiano,e contrariamente quello che generalmente si crede, nel medioevo si era molto più espliciti che in età moderna. Forse l'età di maggiore censura è stato l'Ottocento nella cosi detta Età Vittoriana. Abbiamo quindi una notevole varietà di situazione: tuttavia anche nelle epoche più "liberali" operava una rigida censura: abbiamo nei miti greci tante situazioni erotiche che scandalizzarono fortemente i cristiani ma in effetti non abbiamo mai descrizioni di atti sessuali. Vero è che non mancano pitture di atti sessuali ma questi restano sempre in situazione particolari:a Pompei, ad esempio, si trovano nel lupanare a scopo evidentemente "promozionale".

Diversa la situazione in Oriente: la tendenza generale non è quella di nascondere i particolari dell'atto sessuale che vengono raffigurati non solo nei lupanari ma anche nei templi: inimmaginabile una cosa del genere in una chiesa cristiana.




Nella civiltà occidentale il comportamento della moglie deve essere improntata alla "pudicizia". Il modello prevalente della donna impone che essa dimostri disinteresse al rapporto sessuale in sè,che presenti sempre una certa resistenza, una certa riluttanza . Se acconsente al rapporto sessuale deve mostrare che non è per il piacere che gliene può derivare ma per amore o per dovere o per il desiderio di maternità. I riti antichi del matrimonio (come quelli romani) che simulavano il ratto avevano probabilmente questo senso: la sposa non vorrebbe lasciare la casa paterna, ha paura del rapporto con l'uomo ma deve cedere alla forza.

In questo contesto la donna non deve essere e soprattutto mostrarsi esperta nella sessualità. La moglie "onesta" si abbandona semplicemente ai desideri del marito, essere esperta nell'arte di amare è cosa da prostituta. E infatti solo ad esse veniva insegnata questa arte.

Talvolta le conseguenze potevano essere molto spiacevoli: qualche marito si sentiva insoddisfatto delle propria sposa, casta e virtuosa ma fredda e trovava soddisfazione invece in donne molto meno virtuose ma tanto più esperte: ciò fece la fortuna delle etere greche, delle cortigiane rinascimentali, delle "mantenute" dell'800. A volte l'uomo veniva e sentirsi come diviso fra due donne: la moglie virtuosa che stimava e che metteva su un piedistallo ma ma da cui non si sentiva attratto e l'amante che disprezzava e che metteva nel fango ma che lo attraeva irresistibilmente (la donna fatale,la rovina famiglia, la divoratrice di uomini delle cui figure è piena la letteratura occidentale ).

L'atteggiamento delle donne in Oriente era molto diverso. Una sposa doveva innanzi tutto essere in grado di attrarre il marito , era una questione prioritaria. il suo primo e fondamentale compito. Una moglie non in grado di soddisfare il proprio marito era una donna fallita, non poteva sperare nulla dalla vita matrimoniale.
Il problema era acuito dalla poligamia. Nel mondo mussulmano esiste anche la poligamia ma ognuna delle mogli è protetta (almeno in teoria) dal precetto coranico che ognuna delle spose deve essere trattata allo stesso modo anche nel campo dell'intimità. Ma in Oriente vi era una gerarchia fra le mogli : il marito sceglieva e si lasciava influenzare da quella che conquistava maggiormente il suo amore o, più concretamente, da quello che gli dava maggiore soddisfazione.
La moglie occidentale era protetta dalla sua unicità, le altre non potevano essere "donne" ma solo "donnacce": in Oriente essa doveva battere la "concorrenza" sempre più accanita con il salire della scala sociale e il conseguente aumento del numero delle mogli concorrenti.

In Occidente per essere una buona moglie bastava la castità, in Oriente essa non bastava, bisognava essere innanzi tutto una buona amante.
Va notato che in Oriente anche l'uomo doveva imparare l'arte di amare per dare soddisfazione alla propria sposa. In Occidente invece l'uomo non sentiva affatto questo dovere: la sessualità sembrava un fatto proprio di pertinenza maschile, in questo campo nulla era dovuto alle donne e nulla era da loro richiesto.
Anzi fino a tempi recenti molti supponevano che una donna non provasse alcun piacere particolare dalla sessualità : gli uomini facevano l'amore per il piacere, le donne solo dovere o per calcolo, provar piacere era cosa da sgualdrina.
Nessuna obiezione quindi al matrimonio fra ragazze giovanissime e vecchi decrepiti: date le premesse sembrava cosa perfettamente " normale".

Alla diversità sensibilità e alla diversa figura della moglie corrispondeva un diverso tipo di educazione impartita alle fanciulle destinate a divenire spose. Sia in Occidente che in Oriente veniva richiesta ovviamente la verginità: ma in Occidente la fanciulla non doveva conoscere nulla che riguardasse il sesso mentre in Oriente una tale conoscenza era un aspetto fondamentale della sua educazione.
In Occidente non si parlava mai, in generale, esplicitamente di sesso ; in modo particolare non se ne parlava davanti ai ragazzi e soprattutto con grandissima cura si evitava l'argomento con le fanciulle. In verità nel medioevo i discorsi erano abbastanza liberi ed espliciti. ma in seguito la censura sull'argomento divenne sempre più stretta .



Questa situazione giunse all'acme probabilmente nell'800 nella cosi detta "Età Vittoriana" in cui ogni accenno, seppure indiretto, alla sessualità era considerato sconveniente. Poteva capitare che le ragazze giungessero alla fatidica "prima notte" senza sapere bene in che cosa consistesse l'atto sessuale. Ma l'ideale femminile era propria la "ingenuità": si badi come il termine "ingenuus" in latino indicasse persona di famiglia libera (in opposizione a "servile" cioe schiavi e ex schiavi".) ma il termine venne poi a indicare persona che non sa nulla del sesso proprio come si conviene a una ragazza di "buona famiglia".
In Oriente invece una educazione sessuale, o meglio l'arte di amare era appresa dalle fanciulle come parte dell'educazione al matrimonio: si apprendeva l'arte di tener bene la casa (cucinare, cucire disporre i fiori ecc) ma anche l'arte di amare che era tanto importante per le riuscita di un buon matrimonio.
Anche l'uomo doveva prepararsi: ma dato la sua posizione di forza e il campo tanto più ampio della sua azione le sue abilità sessuali erano meno importanti. Alla fine un uomo poteva avere più donne, affermarsi nella politica o nell'economia: ma una donna se fallita come moglie non aveva nessuna prospettiva, non poteva trovarsi un altro uomo o dedicarsi a altro. non le restava altro se non invecchiare tristemente.

Alla "congiura del silenzio" e alla emarginazione di tutto ciò che concerneva il sesso non contribuì solo e tanto il moralismo quanto l'insorgere di quel fenomeno che viene generalmente definito "amore romantico".
Nel cosi detto "amore classico" la donna è vista come la "madre": una moglie ha tanto più pregio quanti più figli, e possibilmente maschi, riesce a procreare. E' questo il compito che le viene affidata, è questo il suo posto nella società , i figli sono i suoi gioielli, come si espresse la leggendaria Cornelia. Da questo punto di vista il sesso era cosa importante e fondamentale. Con l' "amore romantico" invece viene in primo piano non la " madre" ma l' "amore". Gia nel 1300 con l' "amore cortese" abbiamo una idealizzazione della donna che da procreatrice di figli diventa espressione della bellezza, della nobiltà, anche tramite a Dio . Dante non pensa di sfiorare nemmeno con il pensiero l'intimità di Beatrice e nemmeno "gli occhi ardiscono di guardare". Ma si trattava di donna ideale. ben distinta dalle sposa reale. Invece nell'800 in età romantica nasce l'idea dell'amore inteso come sentimento profondo, infinito, eterno.
La sessualità diviene un aspetto del tutto secondario, un volgarizzazione e materializzazione di un qualcosa di ben più profondo e assoluto. Le eroine di Shakespeare non aspettano molto per raggiungere il rapporto sessuale che, evidentemente, considerano la sola vera espressione di amore: Giulietta si concede dopo solo un giorno a Romeo sia pure dopo un regolare matrimonio e Desdemona fugge con Otello senza troppo indugio. Ma le eroine romantiche sono bel diverse. Nel "Cyrano de Bergerac" tutti i protagonisti non sembrano minimamente far riferimento al sesso: Rossana consuma la sua vita nel ricordo di un uomo con il quale ha scambiato solo un bacio, Cyrano ama tutta la vita una donna alla quale poi ha nascosto il suo amore. Analogamente in Foscolo Jacopo Ortis si uccide per la disperazione dell'amore infelice per Teresa che comunque non ha mai sfiorato.

Lo stesso ideale della bellezza femminile cambia: non più la donna di forme sode e robuste, dai fianchi larghi, capace di partorire molti e sani figli ma donna sottile, pallida, flebile, magari come nella "Signora delle camelie " segnata da una malattia mortale. In questo contesto evidentemente tutto quello che riguardava la materialità del sesso suonava volgare, stonato.

Per questo motivo la maggiore censura riguardo gli argomenti sessuali si ebbe proprio in età romantica : sembrava che l'amore fra un uomo e una donna non avesse nulla a che fare con il sesso, che nel matrimonio stesso la sessualità fosse un fatto del tutto accidentale, quasi insignificante.
L'ideale dell'amore romantico non è stato mai conosciuto presso i popoli dell'Oriente: ogni amore fra un uomo e una donna è stato visto sempre come concretizzato solo nell'atto sessuale. Non viene quindi affatto concepito quell'amore romantico cosi profondamente radicato nella nostra tradizione culturale. Non avrebbe senso quindi un amore cosi detto " platonico" : amore e sessualità coincidono,il termine Kama può essere tradotto sia come amore che come piacere,e allora non c'è motivo di credere che parlare di sessualità sia cosa sconveniente, volgare.

Sin dall'antichità vi erano stati rapporti fra Oriente e Occidente ma erano radi e indiretti. Alla fine del 500 gli Europei giunsero in Oriente ma solo pochissime persone, mercanti e missionari, avevano la possibilità di rapporti culturali. Solo nell'800, in effetti, con lo sviluppo della comunicazione e con il colonialismo, gli Europei cominciarono a venire realmente in contatto con quelle antiche civiltà . Essi si trovarono di fronte a aspetti culturali che essi non riuscivano proprio a concepire. Immaginate una Lady di età vittoriana che in India vede scolpito in un tempio indu un rapporto sessuale, in un tempio, si badi, non su qualche lurido muro dei bassifondi. Immaginate il suo stupore, e anche la sua indignazione: si trattava proprio di popoli barbari, avrà pensato. Noi non potremmo certo aspettarci che in un a chiesa cristiana fosse dipinto un amplesso sessuale e che in un libro di etica si trovassero descrizione di posizioni nei rapporti sessuali.

Anche attualmente noi occidentali vediamo nel kamasutra un libro osceno o per lo meno della morale "aperta", come si usa dire. Basta vedere come in rete al termine Kamasutra siano associati un numero enorme di siti sexy e pornografici: su Google digitando questo termine si trovano più di 1.200.000 siti per la stragrande maggioranza a carattere "hard".



In realtà si tratta di un errore di prospettiva degli occidentali. Per gli orientali libri come il kamasutra non sono affatto libri immorali ma fanno parte del patrimonio culturale, rientrano in collane di testi etici e religiosi. Questi testi sono considerati per i motivi che abbiamo sopra enumerati come testi di insegnamento necessari al buon andamento del matrimonio e della famiglia. Le tradizioni orientali nel campo dell'etica sessuale non sono affatto permissive, sono rigide almeno quanto quelle occidentali, anche se seguono regole diverse (dovute soprattutto alla poligamia). L'adulterio, lo stupro sono condannate, il pudore e la sacralità della famiglia esaltate non meno che in Occidente. L'impressione che noi occidentali abbiamo di disordine morale e se, si preferisce, di "mancanza di tabu" è solo dovuta a una diversa prospettiva.




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domenica 16 agosto 2015

QUANDO PIOVE CON IL SOLE......

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Fa sempre uno strano effetto quando piove con fuori il sole. Come tutti i controsensi ha sempre affascinato gli uomini, anzi un tempo gli si attribuivano origine magiche.
Da questa stranezza sono nati dei detti popolari:

Quando piove col sole le vecchie fanno l'amore.
Quando piove col sole il diavolo fa l'amore.
Quando piove col sole il diavolo si sposa.
Quando piove col sole le volpi si sposano.
Quando piove col sole si pettinano le streghe.



La pioggia a ciel sereno è un fenomeno meteorologico in cui la pioggia cade mentre il sole splende. Queste condizioni spesso portano alla comparsa di un arcobaleno, se il sole è abbastanza alto. Il fenomeno ha una vasta serie di nomi folcloristici, talvolta molto simili, nelle culture di tutto il mondo. Temi comuni sono legati a matrimoni di animali magici o al diavolo, anche se esistono parecchie varianti.
Un antichissimo modo di dire, quando piove col sole si sposa la volpe è derivato dalla mitologia giapponese. Per i nipponici, la Volpe (Kitsune) è considerata una sorta di demone-spirito dalle varie capacità e molto sapiente.
Quando piove col sole, in Giappone si dice che c’è Kitsune no Yomeiri (il Matrimonio della Volpe); ossia da qualche parte si stanno celebrando le nozze tra due volpi. Quindi veder piovere col sole è qualcosa di magico, che porta bene: ma vedere la cerimonia nuziale delle Kitsune porta malissimo.


LEGGI ANCHE : http://popovina.blogspot.it/2015/08/cielo-pecorelle.html






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giovedì 30 luglio 2015

Il Denaro Può Comprare L'Amore?



Studi precedenti, avvertono gli autori della ricerca pubblicata sul Journal of Couple and Relationship Therapy, avevano già stabilito che il materialismo è negativamente associato alla soddisfazione di coppia, ma restava da stabilire se ciò sia dovuto a un'asimmetria nel valore che marito e moglie danno ai soldi o se l'importanza data al denaro sia problematica di per sé.
Gli studiosi hanno sottoposto a 1.734 coppie sposate un questionario di valutazione della propria relazione. Tra le domande ve ne erano alcune tese a stabilire che valore ciascuno attribuiva all'"avere soldi e possedere molte cose". L'analisi statistica dei dati ha permesso di scoprire che le coppie che avevano dichiarato di non dare importanza ai soldi ottenevano punteggi del 10-15 per cento migliori sulla stabilità di coppia e in altri parametri che misurano la qualità della relazione rispetto alle coppie in cui una persona o entrambe si dichiaravano materialisti.


In particolare le coppie in cui entrambi i partner davano molta importanza ai soldi e ai beni materiali "stavano peggio sotto quasi tutti gli aspetti che abbiamo considerato", spiega Jason Carroll , autore principale dello studio. "C'è un modello pervasivo nei dati che indica un'erosione nella comunicazione, scarsa risoluzione dei conflitti e bassa comprensione reciproca".
In una coppia su cinque entrambi i partner manifestavano un forte amore per i soldi. Si trattava, hanno notato gli studiosi, di coppie mediamente più ricche delle altre, per le quali però i soldi rappresentavano una maggiore fonte di conflitto. Ecco quindi un ulteriore paradosso. Verrebbe da pensare che queste coppie siano così ossessionate dal denaro da non dedicare le giuste attenzioni al proprio partner, rovinando così il rapporto amoroso. Ma a quanto pare tra moglie e marito materialisti sono proprio i soldi la più frequente causa di lite.
"Come queste coppie percepiscono le proprie finanze sembra essere più importante per la salute del rapporto rispetto alla loro reale situazione finanziaria", riassume Carroll.

Io mi sono sempre chiesta se un marito troppo "di mano larga" abbia la coscienza a posto o se si fanno tanti regali ad un bambino è per "comprarsi" l'affetto anche se è effimero perchè il sentimento vero non si compra.



Narrazioni archetipiche che assimilano denaro e feci attribuiscono feci e denaro al diavolo. Martin Lutero diceva che il denaro è "sterco del demonio", espressione sintetica, ma non eretica: una consolidata iconografia rappresentava da secoli il denaro in questo modo. Un esempio di grande pregio artistico è nel Giudizio Universale della Collegiala di S. Gimignano, dove un diavolo evacua monete d'oro in bocca all'avaro dannato per l'eternità. Il demone della ricchezza si rivela a Dante sulla soglia del cerchio infernale che punisce avari e prodighi con un annuncio enfatico, ermetico, occulto: "<Papè Satàn, Papè Satàn aleppe!> cominciò Pluto con voce chioccia" (Inferno, VII, 1-2). Questo verso, forse il più indecifrabile della Divina Commedia, è misterioso come il demone che lo annuncia; le sue parole arcane appartengono all'aura numinosa che lo avvolge. Il Pluto di Dante è l'antenato mitologico del Pluto di Goethe, è l'omologo immaginativo del Mammone di Milton; è l'antichissimo signore infero delle risorse occulte, delle ricchezze profonde, dell'energia immanente alla Vita. Più volte s'è affacciato sulla scena di narrazioni archetipiche del denaro e ora chiede che la sua storia sia narrata in maniera più completa.



Inoltre una varietà di espressioni correnti ascrive al denaro un carattere sordido, che ha relazione indiretta con le feci. Si parla, difatti, di denaro sporco, di fondi neri, di lurido taccagno e, in crescendo, di porci borghesi, di sporchi capitalisti, di ricchi spandimerda. Con grande candore, il più classico salvadanaio dell'infanzia era un porcellino, che riuniva in sé la simbolica dello sporco e quella del denaro. La volgarità del denaro attinge alla sua natura escrementizia. La sprezzante qualifica che lo accompagna sembra risalire alla sua originaria identificazione con lo sterco e il pudore che lo avvolge pare un'estensione dell'originaria vergogna con cui viene avvolto tutto ciò che ha attinenza con le feci. Il risultato è che oggi il denaro costituisce uno degli ultimi e più resistenti baluardi del pudore: è imperdonabile dimenticare il cartellino del prezzo su un regalo; non è educato chiedere quanto si è pagato un oggetto; non è elegante consegnare del denaro direttamente in mano, meglio metterlo in busta o almeno appoggiarlo sul tavolo; i negozi più raffinati non ostentano i prezzi dei loro articoli, ma li custodiscono su discreti cartoncini e in più riservati listini.
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