mercoledì 8 febbraio 2017

LE MADONNE CHE PIANGONO

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Lungo i secoli del Cristianesimo, Maria è apparsa varie volte, di tanto in tanto, quasi ad accompagnare l’umanità, che gli fu affidata da Gesù sulla Croce, nel cammino faticoso della vita di ognuno e delle Nazioni.

Non tutte le immagini che piangono sono il risultato di truffe e di abili contraffazioni, ci sono numerosi casi che non rivelano alcun intervento umano e sembrano sfuggire ad ogni spiegazione scientifica. Alcuni di questi casi sono stati studiati a fondo da scienziati e da commissioni teologico-scientifiche senza che fosse possibile trovare una causa naturale che potesse spiegarli. Alcuni di essi, dopo lunghi anni di indagine, sono stati anche riconosciuti dalla Chiesa.

Il 21 marzo del 1953, Angelo e Antonina Iannuso celebravano le loro nozze a Siracusa, una città italiana della Sicilia. Ricevettero come regalo una scultura in gesso a forma di busto piano che rappresenta il "Cuore Immacolato di Maria".

Antonina successivamente rimase incinta, condizione a cui si accompagnarono alcune malattie che i suoi medici diagnosticarono come toxemia associata ad una sintomatologia di convulsioni e cecità temporanea.

Il 29 agosto dello stesso anno, giorno di sabato, ebbe un attacco di convulsioni che la lasciò cieca fino alle 8.20 di mattina. La signora riferì quanto segue: "Aprii gli occhi e fissai lo sguardo sulla Vergine che stava sopra il mio capezzale. Con mia grande sorpresa vidi che stava versando lacrime. Chiamai mia cognata Grazia e mia zia Antonina Sgarlata che vennero da me e allora mostrai loro le lacrime. All'inizio pensarono che avessi le allucinazioni per via della mia malattia, ma quando si avvicinarono alla placca poterono distinguere le lacrime che le scendevano dagli occhi, videro anche come le lacrime cadevano sulla spalliera del letto. Con timore presero l'immagine e la portarono fuori dalla casa per mostrarla ai vicini che confermarono a loro volta il fenomeno...".

Numerose persone assistettero all'accaduto: Mario Messina, molto considerato nel quartiere, accertò che non c'era alcun meccanismo interno che potesse spiegare il fenomeno, un altro asciugò le lacrime ma immediatamente ne uscirono delle altre.

Domenica 30 agosto, alle 2.00 del mattino cominciò l'effusione di lacrime. Tre sacerdoti che assistettero all'evento informarono la Cancelleria del Vescovo, il quale inviò immediatamente degli esperti per prelevare campioni del liquido e condurre su di essi degli studi chimici. Alcuni membri della commissione esaminarono la composizione dell'effigie non trovandovi né porosità né irregolarità nella superficie. Analizzarono la parte posteriore confermando che era asciutta, tuttavia davanti era inumidita dalle presunte lacrime. Alla fine raccolsero 20 gocce. Dopo l'esame l'immagine "pianse" per altri 51 minuti circa. Alle ore 11.40 della mattina del 1° settembre la lacrimazione ebbe termine e il fenomeno non tornò mai più a ripetersi.

Le conclusioni della Commissione furono le seguenti: "... il liquido esaminato mostra di essere formato da una soluzione di cloruro di sodio in cui si rilevano tracce di proteine e nuclei che provengono dai centri escretori di tipo quaternario, è identico a quello che è stato trovato in secrezioni umane simili usate come modelli comparativi durante l'analisi". "L'aspetto, l'alcalinità e la composizione inducono a considerare che il liquido esaminato è analogo alle lacrime umane".

Il rapporto venne trasmesso il 9 settembre del 1953, firmato dai dottori Michele Cassola, Francesco Cotzie, Leopoldo Rosa e Mario Marietta. Dopo aver ricevuto questo documento l'Arcivescovo di Palermo, il cardinale Ernesto Ruffini, annunciava nel dicembre del 1953 per trasmissione radiofonica: "...Dopo aver analizzato con attenzione le numerose informazioni, aver ottenuto risultati positivi nelle diligenti analisi chimiche a cui sono state sottoposte le lacrime, noi Vescovi di Sicilia; esprimiamo unanimemente il giudizio che non può essere messa in dubbio la realtà dei fatti".

L'anno seguente, il 17 ottobre del 1954, Sua Santità Pio XII proclamava in un'altra trasmissione radiofonica: "...prendemmo conoscenza della unanime dichiarazione dell'Episcopato della Sicilia sulla realtà di quell'evento... Comprenderanno gli uomini l'arcano linguaggio di quelle lacrime?".

Successivamente venne formata un'altra commissione medica che si incaricò di esaminare 290 casi di guarigioni da mettere in relazione con questo speciale evento.

La storia di Akita deve essere tenuta in grande considerazione da coloro che hanno la responsabilità dell'orientamento delle persone in questo delicato ambito di eventi straordinari, poiché per molti le ultime apparizioni riconosciute e autorizzate sono quelle di Fatima. Ne ignorano molte altre come quelle di Beauraing e di Banneux (1932-33) nel Belgio, quelle di Betania in Venezuela, riconosciute dall'Arcivescovo Mons. Pío Bello Ricardo nel 1987.

A 42 anni Agnese Katsuko Sasagawa entra nel convento delle "Serve della Sacra Eucarestia". Come attestano i registri del 12 maggio 1973, la suora era completamente sorda ed irrimediabilmente incurabile.

Gli eventi acquistano rilievo quando il 12 giugno dello stesso anno Suor Sasagawa nota una luce brillante provenire dal tabernacolo a cui segue una specie di fumo, successivamente le figure si fanno più definite e la religiosa dice di vedere degli angeli che circondano il Tabernacolo in atteggiamento di adorazione davanti alla Santa Ostia. Casualmente, in quei giorni il Vescovo Ito si trovava in quel luogo per fare una settimana di ritiro spirituale e poté essere testimone di molti degli eventi, assieme al direttore spirituale del convento R. P. Teiji Yasuda.

Nella notte del 28 giugno 1973 appare nella palma della mano sinistra di Agnese una ferita a forma di croce di tre centimetri per due che le causa un intenso dolore; il 5 luglio si apre causandole maggiore dolore e versando sangue.

La mattina del 6 luglio entra per pregare nella Cappella davanti a una statua realizzata in legno dallo scultore buddista M. Saburo Wakasa. "Quando mi avvicinai alla statua - riferisce Agnese -, sentii che la statua dava l'impressione di essere viva... era immersa nella luce e una voce risuonò nelle mie orecchie sorde". Secondo lei la Vergine le parlò esprimendo una promessa: "la tua sordità sarà guarita...".

Il giorno seguente, quando le consorelle entrarono nella Cappella per pregare davanti alla Vergine, scoprirono con stupore che dalla mano destra della statua fuoriusciva del sangue. Osservarono con maggiore attenzione constatando che c'era una ferita a forma di croce identica a quella che aveva Suor Agnese. La ferita sanguinò tutti i venerdì del mese di luglio del 1973, così come avvenne con la ferita della religiosa.

La notte del 29 settembre tutta la comunità notò che dalla statua emanava una grande luce che immediatamente si trasformava in qualcosa che sembrava umidità. Il liquido venne asciugato con del cotone che venne poi inviato ai laboratori dell'Università di Akita, i quali accertarono che la composizione corrispondeva a "secrezioni umane".

Nel 1982 visitò la sua opera lo scultore buddista che l'aveva realizzata; rimase stupito quando rivide l'immagine e constatò che nessuna parte era cambiata tranne il viso che appariva assolutamente diverso. Il 4 gennaio 1975 il Vescovo Ito e molte persone che si trovavano in quel luogo per fare un ritiro spirituale, osservarono quel giorno la statua versare lacrime per tre volte. Durante i 10 anni di studio successivi non fu possibile attribuire questi fenomeni ad altre cause se non quella soprannaturale.

L'Arcivescovo Ito incaricò il professor Sagisaka, M.D., specialista in medicina forense e non credente, di fare l'esame scientifico dei tre fluidi, senza averlo informato da dove provenissero. I risultati dei test indicarono che: "la materia presente nella garza è sangue umano. Il sudore e le lacrime assorbite dai due pezzi di cotone sono di origine umana". Successivamente si scoprì che il sangue apparteneva al gruppo B, il sudore e le lacrime al gruppo AB.

Un sacerdote gesuita, non giapponese, dell'Università di Sofia a Tokyo, al corrente del fatto che anche Agnese aveva sangue del tipo B, sostenne che Suor Sasagawa esercitasse il potere occulto della "pratica ectoplasmatica", con la quale era in grado di "trasferire" il proprio sangue sulla statua così come il sudore e le lacrime. Quando al religioso venne chiesto come fosse possibile che potesse fare lo stesso stando a 250 chilometri dal quel luogo, rispose che "c'era un'altra persona vicino alla Vergine" con le stesse facoltà ectoplasmatiche.

Karou Sagisaka, M.D., del Dipartimento di Medicina forense della Scuola di Medicina dell'Università di Akita, fece un altro esame dei fluidi, i cui risultati vennero consegnati alle autorità ecclesiastiche il 30 novembre 1981 e nei quali si rivela: "L'oggetto esaminato ha in aderenza liquidi umani che corrispondono a sangue di tipo 0". Ma un'altra analisi precedente aveva dato come risultato un tipo B e le sudorazioni e le lacrime corrispondevano al gruppo AB, per cui i campioni appartenevano a tre gruppi diversi.

Spiega Joan Carroll (1993), che è un dato di fatto medico che il sangue, le lacrime e le sudorazioni di un individuo appartengano allo stesso tipo di sangue. Un fluido non può differire nel tipo da altri fluidi dello stesso corpo. Se Suor Agnese apparteneva al gruppo B, non poteva "trasferire" sangue o fluidi che appartengono ai gruppi AB o 0. La teoria del sacerdote venne quindi confutata dagli esperti in ematologia. In virtù di questi risultati, quando si studiano eventi simili "il tipo" di sangue non è un criterio fondamentale di analisi, poiché tanto Gesù quanto Maria potrebbero avere "il sangue di tutti i loro figli". Pertanto risulta priva di senso l'insistenza nel voler conoscere il "gruppo sanguigno" di ogni statua che sanguina. Gli scienziati concordano nell'affermare che l'analisi preponderante è quella genetica, perché è in grado di stabilire senza limiti l'origine umana o meno di un campione.

La statua ebbe 101 lacrimazioni che si succedettero a periodi irregolari dal 4 gennaio 1975 al 15 settembre 1981. I testimoni sono migliaia, fra loro molti non cattolici come il sindaco della città di Akita.

Terminate le analisi, il Vescovo Ito, ordinario della diocesi di Niigata, scrisse il 22 aprile 1984 una Lettera Pastorale annunciando le seguenti disposizioni: "Autorizzo in tutta la diocesi di mia competenza la venerazione della Santa Madre di Akita".

Il caso di Teresa Musco, morta in Italia nel 1976, certifica la lacrimazione di 24 immagini nel suo domicilio. Nel 1982, nella casa di Mirna Nazour a Damasco (Siria), un piccolo quadro della Vergine comincia ad avere effusioni di olio, l'analisi mostra che è olio di oliva; casi simili si registrano in Ecuador a partire dal 1988. A Naju (Corea), nell'abitazione di Julia Kim, l'immagine dello Madonna essuda lacrime di sangue umano dal 1985.



Nel 1995 le informazioni in merito si moltiplicano, fra gennaio e marzo piangono e sanguinano circa 30 immagini nel mondo, una delle ultime in Argentina.

A partire dal 2 febbraio 1995 a Civitavecchia un'immagine della Vergine di Medjugorje sanguina 15 volte, le analisi condotte da un'équipe di ricercatori dell'Ospedale Gemelli di Roma, confermano che il campione è umano dopo avere identificato la catena genetica corrispondente.

Il 9 marzo 1995, un caso agita la mente e il cuore di tutti i boliviani: per la prima volta nella storia della Chiesa ufficiale, un busto di Cristo piange a Cochabamba (Bolivia).

Il 9 marzo del 1995 la Sig.ra. Silvia Arévalo, una hostess della compagnia aerea "Lloyd Aéreo Boliviano", acquistò un'immagine del Cristo a forma di busto, con l'intento di metterla in una cappella privata all'interno della sua casa di Cochabamba, in Bolivia.

Poche ore dopo aver collocato l'immagine nella cappella, si produsse la prima lacrimazione, che causò gran sorpresa sulla Sig.ra. Silvia, su sua madre, la Sig.ra Emma Urquidi, ed altri parenti che erano presenti. Alcuni giorni dopo, il 2 aprile, l'immagine cominciò a sanguinare.

Da allora le lacrimazioni e le essudazioni di sangue si sono ripetute in maniera intermittente, e non hanno mancato di risvegliare non soltanto curiosità, ma anche un'enorme religiosità popolare. Questo evento suscitò col tempo una grande eco e sono ormai sempre più numerosi i devoti che si recano a venerare l'immagine.

In riguardo a questo argomento, esiste una leggenda su papa Sisto V che venuto a conoscenza di un Crocifisso che sanguinava, si recò sul posto e con un ascia spaccò il Crocifisso recitando la frase: “Come Cristo ti adoro, come legno ti spacco.” Infatti nel legno del Crocifisso emersero spugne bagnate di sangue.

Nei pressi di Podenzana si gridò al miracolo allorché, in località Gaggio, un eretico con l’accetta in mano ad ogni colpo per abbattere una pianta di castagno pronunciava una bestemmia. Udì una voce "Perché mi fai male?" e subito dopo dalla pianta uscì l’immagine della Madonna piangente. Alla conversione dell’uomo seguì la costruzione di una Chiesa nel cui altar maggiore fu appunto murato il castagno. Un vescovo incredulo, siamo quasi ai giorni nostri, volle verificare a metà del secolo scorso, la veridicità della storia. Dall’altare dove fu aperta una breccia apparve il tronco dell’albero, il 5 agosto di ogni anno i pellegrini salgono alla Madonna del Gaggio implorando grazie e benedizioni. E dopo aver soddisfatto lo spirito pensano al corpo gustando gli squisiti panigacci, specialità del paese.

Nel Medioevo, mentre si sviluppa il culto dell’Addolorata, incontriamo la prima lacrimazione mariana. Nel 1489 a Pennabilli nelle Marche "un’immagine della Vergine Maria, dipinta a olio sul muro, iniziò improvvisamente a lacrimare. L’avvenimento provocò grande scalpore". Seguono quelle di Assisi (1494), Treviglio (1522) e Dongo (1553), dove le immagini di Maria lacrimano e danno origine a Santuari.

Non occorrerà attendere molto per trovare le prime Lacrimazioni di sangue: quella di un’immagine a Ponte Nossa (Bergamo) nel 1511; quella di una statuetta della Madonna  troneggiante su una grande falce lunare che nel 1583 a Copacabana (Bolivia) cambia i tratti del volto e versa lacrime di sangue, e quella avvenuta nel 1598 a Mesagne (Brindisi), dove un’immagine di Maria fu vista da numerose persone lacrimare sangue.

I segni della presenza di Maria nella vita delle Comunità assumono un triplice significato: partecipano alla sofferenza del popolo (condivisione), lo preservano e immunizzano da un pericolo imminente (preservazione) e infine lo proteggono dagli attacchi avversari (protezione).

La figura di Maria assume il ruolo di difesa contro l’avanzare dell’eresia o del paganesimo dei tempi moderni. Non per nulla, in Francia e altrove, Santuari e immagini di Maria sono bersaglio da parte di Calvinisti e poi dei rivoluzionari. Ella diviene il simbolo della Controriforma.

Si possono distinguere con Chiron apparizioni preventive, che intendono prevenire l’affermarsi del Protestantesimo in una data regione (per esempio, le apparizioni di Maria a Locarno nel 1504, a Utelle nel 1510, a Cotignac nel 1519, nei Pirenei tra 1510 e 1520, a Savona nel 1536, ecc.), e Apparizioni di riconquista, che mirano a ripristinare la religione cattolica e la devozione mariana, come quelle avvenute all’inizio del Seicento a Siluva in Lituania e a Szydlow in territorio polacco: in ambedue la Vergine appare piangente, deplorando il progresso del Calvinismo in quelle regioni che ritorneranno poi al Cattolicesimo.

Con l’Illuminismo e la Rivoluzione Francese la società si stacca dal Cristianesimo e perfino lo combatte e deride. Il culto, compreso quello mariano, perde ogni rilevanza e Voltaire non manca di lanciare il suo sarcasmo su Notre Dame de Liesse e sulla sultana convertita Ismeria. Non si tratta solo di parole, perché la furia iconoclasta dei rivoluzionari distrugge i Santuari mariani di Médous e di Boulogne, ne chiude altri, come quelli di Bétharram e di Liesse, ne brucia la statua o addirittura la ghigliottina, come avviene a Notre Dame des Ardilliers.

Come in tutti i periodi di turbolenze, fioriscono i prodigi: apparizioni, "Madonne occhiomoventi", statue piangenti… Tra queste va segnalata la Lacrimazione abbondante di una statua della Vergine nel Dicembre 1790 in un Convento di ‘Recollette’ a Parigi. Il suo significato è posto in relazione con la soppressione dei Voti religiosi da parte dell’Assemblea Costituente, che ha comportato l’uscita nel mondo di parecchi membri di Congregazioni e Ordini. Anche ad Avignone nel 1791 una statua piange quattro mesi dopo l’annessione della città papale alla Francia; segue una sollevazione di popolo e una repressione. Un’altra statua lacrima nel 1792 presso Blois; l’anno seguente il Santuario viene saccheggiato e la statua mutilata.

Nel contesto della folgorante "Campagna d’Italia" di Napoleone Bonaparte che avanzava minaccioso nei territori della Chiesa con i suoi Francesi "divenuti barbari tanto nel costume, quanto nella religione", avviene quella che Renzo De Felice chiama un’"ondata di miracoli" che, soprattutto nel corso dell’estate 1797, invade il territorio dello Stato Pontificio, sicché a Roma l’Autorità ecclesiastica riconosce che dal 1796-97 ben 26 immagini della Vergine, di cui 11 "Madonnelle", hanno mosso gli occhi. I gesti dell’immagine mariana sono visti come "un segno positivo, rassicurante, e così infatti lo interpretarono i testimoni presenti". Lo storico Gabriele De Rosa riferisce di una statua di Maria piangente a Roma nel 1798 davanti a 50.000 persone.

Nel 1813 a Lipsia (Germania) si registra l’Apparizione di Maria piangente a un soldato polacco, Tommaso Klossowski, gravemente ferito nella battaglia contro Napoleone. La Madonna tiene stretta al petto, in segno di protezione, l’aquila polacca e gli predice la guarigione e il ritorno in patria.

Poi, il 19 Settembre 1846, appare sulla montagna di La Salette a Massimino e Melania, rispettivamente di 11 e 15 anni: con la testa fra le mani piange silenziosamente e le sue lacrime raggiungono il suolo, mentre dice: "Da quanto tempo soffro per voi! Se voglio che mio Figlio non vi abbandoni, devo incaricarmi di pregarlo incessantemente per voi, e voi non ci fate caso. Per quanto pregherete e farete, non potete mai compensare la pena che io mi sono presa per voi".

Nel corso dell’Ottocento si alternano Lacrimazioni di statue e Apparizioni della Madonna in lacrime. Anzi, queste sono incorniciate da due statue piangenti, una nel 1830 a Parigi e una nel 1892 a Campocavallo. Maria appare piangente, oltre che nel 1813 a Lipsia e nel 1846 a La Salette, nel 1848 a Obermauerbach (Germania), nel 1853 a Cerreto (Firenze), nel 1872 a L’Hôpital dove le lacrime sono di sangue e nel 1888 a Vallensanges (Francia).

Il Novecento è il secolo delle dittature comunista, fascista e nazista, con le persecuzioni e orrori di cui sono state responsabili, ognuna secondo la propria misura. In mezzo si colloca il Concilio Vaticano II che segna l’apertura definitiva della Chiesa in rapporto all’ecumenismo e al mondo contemporaneo. Proprio in questo secolo si registra una proliferazione di Apparizioni e Lacrimazioni da non temere il paragone con le altre precedenti epoche storiche. Bouflet e Boutry riferiscono 400 segni straordinari, veri o presunti, quattro volte più di tutti gli eventi analoghi anteriori al Novecento. Essi, pur muovendosi su un piano spirituale, rivestono talvolta in modo esplicito un carattere protestatario in rapporto alla Russia comunista, come emerge dal Messaggio di Fatima.

Dopo Siracusa sono segnalate almeno altre 69 Lacrimazioni, di cui 16 di sangue, 49 di liquido lacrimale e 4 di ambedue. Si registra quindi un’escalation che tocca il suo apice quantitativo negli anni ’80 e qualitativo nel 1995 con la sanguinazione di Civitavecchia, ripetuta 14 volte e molto pubblicizzata dalla stampa.

A far 'lacrimare' la Madonna nella chiesa di Santa Lucia di Forli', sarebbe stato - secondo le indagini - il custode della stessa chiesa. L'uomo, un napoletano di 63 anni, e' indagato dalla procura di Forli' con le ipotesi di reato di abuso della credulita' popolare e deturpamento di cose altrui. Il custode, riporta il Resto del Carlino, nega tutto. Secondo gli inquirenti complice sarebbe stato un commerciante e il movente quello di incrementare il business per l'afflusso di fedeli e curiosi.

Il grazioso e devoto Santuario della Madonna della Caravina si trova sulla strada che collega Lugano e Porlezza, sulle rive del Ceresio.
Nel punto dove, fra il verde chiaro degli ulivi e quello più cupo dei cipressi, biancheggia il Santuario e dove il monte sembra protendersi sul lago quasi a contemplarne la severa bellezza, esisteva fin dagli inizi del 1500 una rozza cappelletta campestre che aveva dipinta sullo sfondo la Madonna Addolorata con Gesù morto sulle ginocchia. Nel 1530, un fuoriuscito valsoldese, sfuggito alla giustizia, aveva potuto salvarsi varcando il confine italo-svizzero. Arrivato alla cappelletta della Caravina, le autorità sanitarie della Valsolda lo sottoposero per misura precauzionale ad una rigorosa quarantena. Purtroppo il poveretto era infetto da peste bubbonica. Consunto dall’inedia e rifuggito da tutti, l’infelice passava le lunghe ore della giornata all’interno della cappelletta a domandare conforto a Colei che i Padri della Chiesa chiamano "Pubblico Ospedale dei poveri peccatori". Un giorno vide in sogno la Madonna della Caravina, prendere vita, avvicinarsi a lui e fargli quello che il Buon Samaritano fece al viandante di Gerico. Svegliatosi, s’accorse d’essere guarito. Il sogno era diventato realtà. Pochi anni dopo accadrà il miracolo che darà origine al Santuario odierno.

L’undici Maggio 1562, lunedì dopo l’Ascensione e primo giorno delle Rogazioni secondo il rito ambrosiano, verso mezzogiorno, terminata a Cima la processione di penitenza, i fedeli facevano  ritorno alla spicciolata alle loro case. Due donne, Pedrina di Cortivo e Beltramina Mazzucchi, alla Caravina, vollero entrare nella cappelletta per salutare la Madonna. Con loro grande meraviglia, arrivate La videro piangente da entrambi gli occhi.

In breve, si sparse la notizia: "La Madonna della Caravina piange!".

Altri miracoli confermarono, il giorno stesso, il pianto miracoloso della Vergine: una donna di Oria, malata ad una gamba da parecchi anni, guarì improvvisamente. Tre giorni dopo, due sacerdoti ammalati, guarirono celebrando la S. Messa. Un povero sordo, oltre ad ottenere la guarigione, vide un turbinio di piccole stesse attorno all’immagine miracolosa della Madonna. Questi ed altri miracoli arrivarono all’orecchio dell’Arcivescovo di Milano, che era allora S.Carlo Borromeo. Egli ordinò l’indagine canonica per stabilire l’autenticità dei miracoli. Il risultato fu che l’Autorità Ecclesiastica dichiarò miracoloso il quadro della Caravina ed ordinò la costruzione del Santuario.

A ritroso nel tempo, a 155 anni fa, ai primi di agosto del 1834.

Tra le borgate sparse di Valmala si diffonde una strana notizia:

- Lassù al Chiotto è apparsa una Signora piangente!

- 'Na frema ch'a paura, ch'a pioura sempe...

La notizia portata a valle da alcuni pastorelli fa tosto il giro del paese, suscitando commenti diversi, per lo più sfavorevoli.

Ai primi di agosto le quattro Marie col piccolo Chiffredo ed alcuni altri sono giunti al Chiotto. Sono circa le dieci del mattino. Deposto sul lastrone il loro zainetto, già stanno per mettersi a giocare, quando una Bella Signora, sui vent'anni, colle mani tese verso di loro e le braccia aperte in atteggiamento benevolo, materno.
Indossa un lungo vestito rosso cupo che le scende fino ai piedi ed un altrettanto lungo velo azzurro, unito sul davanti da un bottoncino dorato brillantissimo. Stringe i fianchi una lucente cintura dorata. In capo porta una corona abbagliante di luce.
Il suo aspetto è triste. I suoi occhi sono pieni di lacrime.

A Jaffna, la zona del nord Sri Lanka al centro della guerra civile tra ribelli ed esercito nazionale, una statua della Madonna di Lourdes ha versato lacrime di sangue. La statua, che si trovava in una casa nei pressi della strada che conduce all’ospedale di Jaffna, è stata subito trasferita nella chiesa più vicina, quella di San Giovanni Battista.

Dagli anni del dopoguerra in poi si è assistito ad una proliferazione eccezionale di fenomeni mistici quali apparizioni, visioni, messaggi celesti, praticamente in tutti i paesi del mondo.
Il noto mariologo francese René Laurentin ne ha studiati circa 1800 ed ha pubblicato parecchi libri sull'argomento, reperibili con facilità presso le librerie cattoliche. Gli autori che hanno scritto su tali eventi sono invero molti ma basterà citare la fama internazionale di Laurentin, i suoi precedenti studi su Lourdes, le solide argomentazioni.
 
La Chiesa, giustamente sempre cauta su questi fenomeni, ha súbito assunto un atteggiamento di distacco e ha invitato a non creare una sorta di psicosi del miracolo.
Non v'è dubbio che fenomeni del genere possano benissimo ascriversi all'intervento dall'alto, ma è altrettanto indubbio che piú spesso si tratta semplicemente dell'azione del pathos popolare, che finisce col creare apparenze anche eclatanti, all'occhio umano.
Un sottile filo sembra collegare i vari fattori che intervengono nella manifestazione di accadimenti del genere: ed allora il problema si complica non poco. C'è da chiedersi quanto influisca su tutto questo la oggettiva condizione interiore dell'uomo moderno, la sua condotta esistenziale, la sua capacità cognitiva, il suo bisogno di soprannaturale, la sua disperazione spirituale: siano esse vissute in modo conscio o, come è ormai norma oggigiorno, in modo inconscio.



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