sabato 30 aprile 2016

RUOLI GAY

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Nei rapporti tra uomini, generalmente uno dei partner assume il ruolo di attivo mentre l’altro assume il ruolo di passivo. Anche se alcune ricerche suggeriscono che le percezioni dei ruoli sessuali dei potenziali partner nelle relazioni gay possono indicare se un uomo adotterà il ruolo di attivo o passivo durante i rapporti sessuali, non è chiaro se i ruoli sessuali possono essere percepiti con precisione da osservatori ingenui. Nello studio si è scoperto che gli osservatori ingenui sono stati in grado di distinguere i ruoli sessuali degli uomini dalle foto dei loro volti con una precisione significativamente maggiore rispetto alla possibilità di indovinare. Inoltre si è stabilito che il rapporto tra la percezione e il reale ruolo sessuale degli uomini delle foto è stata legata alla mascolinità percepita. Insieme, questi risultati suggeriscono che le persone si basano su percezioni di caratteristiche rilevanti ai ruoli di genere maschio-femmina stereotipati e legati alle relazioni eterosessuali per dedurre con precisione i ruoli sessuali nelle relazioni omosessuali. Così, le relazioni omosessuali e il comportamento sessuale possono essere percettivamente incorniciati, compresi, e possibilmente strutturati in modi simili a stereotipi sulle relazioni del sesso opposto, il che suggerisce che le persone possono fare affidamento su queste inferenze per formare percezioni accurate.

Negli ultimi decenni il concetto delle preferenze è stato allargato non solo per comprendere le posizioni sessuali, ma anche per includere l’incredibile varianza psicologica, emozionale e sociale dell’identità sessuale. Sono nate così delle lunghe liste di definizioni intermedie, affinché la gran parte delle sfumature potesse essere rappresentata.

Un individuo che si definisce attivo è, nella pratica del sesso omosessuale, un partner che preferisce essere la parte penetrativa all’interno di rapporto anale. Nell’interpretazione più ampia del termine, quella che comprende anche caratteristiche sociali e psicologiche, per attivo si può intendere anche il soggetto che, all’interno di un rapporto di coppia, si sente dominante. I confini di quest’ultima definizione sono però labili: un omosessuale potrà essere attivo nei rapporti sessuali ma affatto dominante in quelli romantici e sociali, così come viceversa.

Identificati anche con il termine inglese “top”, esiste una lunga lista di preferenze intermedie, tra cui si elencano:

Total top: un individuo che assume esclusivamente ruoli penetrativi durante i rapporti sessuali;
Power top: un soggetto attivo che, oltre alla pratica fisica, manifesta una certa predisposizione psicologica dominante durante il rapporto;
Service top: un attivo che, durante la penetrazione, preferisce sia la parte passiva a guidare l’incontro erotico;
Oral top: è un soggetto attivo che, di norma, preferisce lanciarsi unicamente in rapporti orali.

Un omosessuale passivo è un individuo che preferisce essere penetrato durante il rapporto sessuale. Nella definizione più ampia del termine, può includere anche persone che amano essere guidate nei rapporti affettivi della coppia o nelle relazioni sociali, anche se questa specificazione potrebbe risultare borderline: esistono passivi in camera da letto ma dominanti nelle relazioni affettive, così come viceversa.


Come nel caso degli attivi, i passivi vengono identificati anche dalla parola inglese “bottom”. Tra le varie categorie intermedie, si possono elencare:

Total bottom: un soggetto esclusivamente ricettivo durante i rapporti sessuali;
Power bottom: un individuo passivo a livello di penetrazione, ma frequentemente dominante a livello psicologico, tanto da prendere spesso le redini del gioco erotico;
Versatile Bottom: un omosessuale principalmente passivo che, in occasioni abbastanza sparute, assume il ruolo di attivo;
Oral Bottom: un soggetto passivo che si presta, tuttavia, solamente a rapporti orali.
Sia nel caso di un ruolo passivo che di uno attivo, sulle categorie del sesso orale non vi è accordo universale. Secondo un’interpretazione molto diffusa, la parte ricevente sarebbe in realtà quella attiva, poiché di fatto pratica la stimolazione sul partner. Viceversa, la persona che subisce tale stimolazione è quella passiva.

Un omosessuale che si definisce versatile è un soggetto che gradisce indipendentemente il ruolo attivo e passivo all’interno di un rapporto sessuale. Tale ruolo può mutare a ogni singolo incontro, a seconda anche delle preferenze del partner, oppure mantenersi stabile per un certo periodo di tempo. È il caso di coppie stabili dove un rappresentante è esclusivamente top o bottom. Nella definizione più ampia del termine, per versatile si potrebbe includere una persona votata alla perfetta equità psicologica e sociale della coppia. Come nei precedenti casi, però, una simile specificazione rischia d’essere fuorviante: esistono versatili a letto dominanti o remissivi nella vita e viceversa, così come tante altre configurazioni dell’identità umana.

Fra le categorie intermedie, si possono elencare:

Versatile-passivo: un individuo che pratica indifferentemente ruoli attivi e passivi durante il sesso, preferendo però i secondi;
Versatile-attivo: un soggetto versatile che gradisce maggiormente i rapporti attivi;
Versatile puro: un omosessuale che non manifesta una specifica preferenza per l’uno o l’altro ruolo.
Naturalmente, in fatto di sesso orale le categorie si moltiplicano e complicano: una persona versatile nel sesso anale, infatti, non è detto che lo sia anche durante la stimolazione orale.


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venerdì 22 aprile 2016

ESSERE O NON ESSERE



« Essere, o non essere, questo è il dilemma:
se sia più nobile nella mente soffrire
i colpi di fionda e i dardi dell'oltraggiosa fortuna
o prendere le armi contro un mare di affanni
e, contrastandoli, porre loro fine? Morire, dormire…
nient'altro, e con un sonno dire che poniamo fine
al dolore del cuore e ai mille tumulti naturali
di cui è erede la carne: è una conclusione
da desiderarsi devotamente. Morire, dormire.
Dormire, forse sognare. Sì, qui è l'ostacolo,
perché in quel sonno di morte quali sogni possano venire
dopo che ci siamo cavati di dosso questo groviglio mortale
deve farci riflettere. È questo lo scrupolo
che dà alla sventura una vita così lunga.
Perché chi sopporterebbe le frustate e gli scherni del tempo,
il torto dell'oppressore, la contumelia dell'uomo superbo,
gli spasimi dell'amore disprezzato, il ritardo della legge,
l'insolenza delle cariche ufficiali, e il disprezzo
che il merito paziente riceve dagli indegni,
quando egli stesso potrebbe darsi quietanza
con un semplice stiletto? Chi porterebbe fardelli,
grugnendo e sudando sotto il peso di una vita faticosa,
se non fosse che il terrore di qualcosa dopo la morte,
il paese inesplorato dalla cui frontiera
nessun viaggiatore fa ritorno, sconcerta la volontà
e ci fa sopportare i mali che abbiamo
piuttosto che accorrere verso altri che ci sono ignoti?
Così la coscienza ci rende tutti codardi,
e così il colore naturale della risolutezza
è reso malsano dalla pallida cera del pensiero,
e imprese di grande altezza e momento
per questa ragione deviano dal loro corso
e perdono il nome di azione. »

La battuta viene pronunciata dal principe Amleto all'inizio del soliloquio che apre la prima scena del terzo atto della tragedia. È una delle frasi più celebri della letteratura di tutti i tempi, ed è stata oggetto di numerosi studi e diverse interpretazioni. L'interrogativo esistenziale del vivere (essere) o morire (non essere) è alla radice dell'indecisione che impedisce ad Amleto di agire (il famoso «dubbio amletico»). Spesso è stato associato all'idea del suicidio.

Nell'immaginario popolare il celebre soliloquio viene spesso confuso con un'altra scena dell'opera, quella di Amleto che scopre il teschio del buffone di corte Yorick. Questa confusione ha dato origine alle varie rappresentazioni di Amleto che pronuncia «essere o non essere» mentre regge in mano un teschio.

Nel linguaggio comune, l'espressione «essere o non essere» viene spesso adoperata anche in senso parodico, così come tutte le infinite varianti del tipo «X o non X».

Questo monologo sembra governato dalla ragione, e non dalla frenetica emozione. Incapace di fare poco per completare il suo piano di "catturare la coscienza del re" tramite la recita (la trappola per topi), Amleto da vita ad un dibattito interno sugli svantaggi e gli svantaggi dell'esistenza e sulla opportunita' di togliersi la vita, rendendo questo dibattito universale, riferendosi esplicitamente a tutti noi, usando il pronome NOI, riferendosi in particolar modo alle persone scoraggiate dalla vita. Come gia' detto, Amleto ritiene che gli svantaggi del vivere superano i vantaggi, ma e' anche consapevole che la chiesa condanna il suicidio come peccato mortale. Il monologo di Amleto e' interrotto da Ofelia che sta dicendo delle preghiere. Amleto si rivolge a lei come una ninfa, come spesso si usava nelle corti rinascimentali, ed in questo momento di intensa riflessione, implora la gentile Ofelia di pregare per lui. Alcuni critici, ritengono che la richiesta da parte di Amleto di essere ricordato nelle preghiere di Ofelia sia frutto del sarcasmo. 

‘To Be Or Not To Be’ e' un paragone, parole in contrapposizione tra loro. Essere o non essere e' il dubbio di Amleto mentre medita sulla vita e sulla morte, tra l'essere (vivi) e il non essere. Il paragone continua nel modo in cui si vedono la vita e la morte: la vita e' mancanza di potere, gli esseri umani sono esposti ai colpi della vita e dell'oltraggiosa fortuna. L'unico modo di schivare i colpi e' quello di non vivere. Uccidersi potrebbe essere un modo di ottenere il non essere, se non fosse che Amleto teme le conseguenze del suo gesto, Vietato o comunque pieno di incognite sulle sue conseguenze.



LA morte, quindi, sarebbe uno stato desiderabile, a patto che non si ottenga uccidendosi da se. E' niente piu' di un sonno, e la pausa della vita dopo la morte pone un freno e cambia direzione al nostro agire. Non possiamo controllare i nostri sogni, e quindi quali sogni possono venire in quel sonno di morte che ci procuriamo per porre fine alle nostre sofferenze? E se la vita dopo fosse peggiore della vita precedente proprio per le conseguenze dell'azione del suicidio? 

Tanti rimorsi e pensieri, contrapposti ad un gesto semplice, che potrebbe essere banale, e compiersi con un semplice uncinetto. Ma morire e' affrontare un viaggio nell'ignoto, attraversare il bordo tra il conosciuto e lo sconosciuto, andare in un luogo non presente nelle mappe, e da cui nessun viaggiatore ha mai fatto ritorno, dove potrebbero anche esserci degli orrori. Per questoblockquote la coscienza, ci rende tutti vili Questa citazione ci arriva come una sentenza: vi e' una dimensione religiosa in cui il suicidio e' un peccato, che ci fa temere tale gesto. 

Togliere la vita non e' peccato solo contro se stessi, ma anche e soprattutto nei confronti degli altri. Anche in questo caso la coscienza rende vile Amleto, e lo distoglie dall'azione di compiere la sua vendetta nei confronti di Claudio, il re assassino del suo stesso fratello (il padre di Amleto).


Amleto si strugge non sapendo scegliere tra l’agire e il non agire e presenta due posizioni filosofiche: da un lato un’attitudine stoica, che gli suggerirebbe di sopportare tutto il male e le sfortune che gli capitano, e dall’altra la scelta, vista quasi come salvifica, del suicidio, che metterebbe fine a tutte le sue sofferenze. La vita è, infatti, presentata da Amleto come una battaglia e una lista di pene e supplizi. Nel descriverla egli non accenna mai a fatti positivi o felici, ma solo a disgrazie. Ecco, quindi, che la morte rappresenta l’unica via di uscita, l’unica salvezza, ma affrontarla comporta coraggio, perché significa sfidare l’ignoto e le proprie paure. Da qui l’incertezza: vivere o morire? Agire o tollerare? 
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I MANCINI

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Quando scrisse per la prima volta su una lavagna la teoria della relatività, Albert Einstein dovette stare attento a non cancellare le formule. Scrivere da sinistra a destra è un problema per i mancini.
Lo stesso grattacapo ce l’avevano Ludwig van Beethoven e Wolfgang Amadeus Mozart, Leonardo da Vinci e Charlie Chaplin, Michelangelo e Pablo Picasso, Napoleone e Carlo Magno. E oggi ce l’ha Barack Obama, presidente degli Stati Uniti e premio Nobel per la pace.

Un gruppo di ricercatori ha catalogato le impronte delle mani nei disegni preistorici ed ha constatato che la proporzione dei mancini ai tempi delle glaciazioni sembra coincidere con quella dei nostri giorni. Considerando che il mancinismo ha una componente genetica, e che dunque subisce gli effetti dell'evoluzione, i ricercatori di questo studio si sono chiesti come mai la media dei mancini sia rimasta costante nei secoli. La risposta è stata che, malgrado il mancinismo sia relativamente raro, l'essere mancini comporta dei vantaggi rispetto ai destrimani. Nei tempi preistorici, ad esempio, il vantaggio poteva rivelarsi nei combattimenti. Un mancino infatti si muove in modo diverso da un destrimano e questo lo può favorire sorprendendo l'avversario.

Questa particolarità è tuttora evidente in alcune discipline sportive, quali la scherma, il tennis e il pugilato, dove è elevato il numero dei mancini, o anche il baseball ed il cricket, dove i mancini sono spesso temuti nel duello lanciatore-battitore. Nella pallamano e nella pallanuoto, a causa della presenza di un'area attorno alla porta riservata al portiere, i mancini sono molto ricercati perché facilitati nel tirare in porta dal lato destro del campo. Anche nella pallavolo il mancino è preferito nell'attacco dal lato destro del campo. Nell'hockey su ghiaccio il numero di giocatori mancini è leggermente superiore a quello dei destrimani anche perché spesso giocatori destrimani impugnano il bastone con la mano sinistra. Per determinare con quale mano si tiene il bastone si osserva quale mano è posta più in basso. Nel calcio, circa la metà dei calciatori professionisti è mancino, questo perché sono solitamente migliori a giocare nella parte sinistra del campo. Ciò rende le persone mancine avvantaggiate nelle carriere sportive rispetto ai destrimani, essendo molto più rare in popolazione.

La costanza dei mancini nel tempo dimostra inoltre che la forza evolutiva dell'essere destrimani o mancini è indipendente dalle culture, visto che queste cambiano mentre la percentuale dei mancini è rimasta costante.

Il mancinismo si osserva da una serie di movimenti quotidiani: con quale mano ci si abbottona un vestito, se si stringe con la destra o la sinistra, se si applaude battendo la mano destra sulla sinistra o la sinistra sulla destra, con quale mano si distribuiscono le carte, se si utilizza il piede sinistro per calciare un pallone, come si accavallano le gambe, come si fissa un oggetto o quale occhio si chiude per guardare da un cannocchiale con un occhio solo (i destrimani usano solo il destro, mentre i mancini usano egualmente destro e sinistro). Da questi elementi è possibile fare una analisi della lateralità: è rilevante che, contrariamente all'opinione comune, l'essere destrimane/mancino non è testato e determinato dalla mano/piede che si utilizzano per la maggior parte del tempo (per scrivere, mangiare, guidare), ma da gesti che si compiono con una frequenza e durata molto minori.

Destrimane o mancino è una proprietà dei singoli organi (dominanza emisferica, dominanza dell'arto, dominanza oculare): nel corpo molti organi sono doppi, e uno dei due è dominante sull'altro. È possibile essere destrimani nelle mani, mancini nel piede e nell'occhio dominante: non c'è un organo più importante degli altri che definisce una persona nel suo complesso come destrimana o mancina, se non la semplice conta e prevalenza numerica degli organi dominanti destri (o sinistri), che determinano la prevalente attività dell'emisfero cerebrale sinistro (o destro). Altri movimenti meno indicativi del mancinismo sono: con quale mano si scrive e impugna la forchetta per mangiare, carica il pugno, si schiaccia e batte la palla, ci si pettinano i capelli e si lavano denti, si allacciano le stringhe delle scarpe, si tiene l'ombrello, quale orecchio si preferisce per parlare a una persona, quale mano si pone per prima nel nuoto a stile libero. Il lato sinistro del cervello controlla la parte destra del corpo e quello destro controlla la parte sinistra del corpo.

Nel 1998, secondo uno studio, il 7-10% della popolazione adulta era mancina. In un altro studio del 1996 si osserva, inoltre, che nel mondo ci sono più uomini che donne mancine. Il mancinismo è più frequente tra i gemelli monozigoti.

Nella prima infanzia, nel cervello umano avviene una specializzazione funzionale dei due emisferi cerebrali. Nei mancini è l'emisfero destro a predominare. Questo processo viene chiamato lateralizzazione ed avviene dopo i 36 mesi: inizia con lo sviluppo del linguaggio e si conclude verso i 3–4 anni. Le cause della diversa lateralizzazione non sono ancora state chiarite; è comunque accertato che l'ereditarietà è un fattore determinante nel mancinismo, sebbene non dominante. Ciò vuol dire che non necessariamente da due genitori mancini nascerà un figlio mancino, ma la caratteristica potrà essere ricorrente nelle generazioni successive.

Tuttavia, una serie di recenti studi ha mostrato la plasticità del cervello, almeno nel passaggio da destrimane a mancino (non il contrario). Si è visto come in sole due settimane con l'arto principale (braccio destro) immobilizzato, la persona impari a compensare con una mano sinistra veloce e precisa: tramite risonanza magnetica lo studio evidenzia che lo stimolo all'uso "svegli" l'emisfero cerebrale non dominante (quello destro nei destrimani), addirittura con cambiamenti rilevabili nello spessore della corteccia.



Il mancinismo contrastato attuato da insegnanti o familiari sprovveduti, presente ancora oggi anche se in diminuzione, può provocare una serie di interferenze tra i due emisferi cerebrali che possono far manifestare incertezza, discordanza funzionale e comportamentale. Questi sintomi possono fissarsi con la mancata affermazione di uno dei due emisferi.

Il contrasto non è solamente l'uso forzato della mano destra per scrivere, imposto nelle scuole di un tempo, ma qualsiasi forzatura ad usare la mano o piede destro per compiere movimenti che viene spontaneo fare con l'altra/o mano/piede.

Se il mancinismo viene contrastato nelle prime fasi dello sviluppo possono venir arrecati danni, anche gravi, alla strutturazione dell'attività motoria e possono manifestarsi interferenze con l'organizzazione psicologica complessiva. Un pre-requisito generale dell'attività motoria è infatti la corretta lateralizzazione, ossia l'uso prevalente di uno dei due lati del corpo (occhio, braccio e mano, gamba e piede) per attivare il movimento, in corrispondenza con la dominanza emisferica cerebrale. Ciò potrebbe spiegare il ritardo delle funzioni motorie in una elevata percentuale di bambini ambidestri.

Gli ambidestri utilizzano indistintamente la mano destra e sinistra, senza difficoltà. In Italia rappresentano circa il 4% della popolazione: si tratta di persone in cui permane la bilateralizzazione, vale a dire la non laterizzazione degli emisferi cerebrali presente nel bambino prima dei 36 mesi.

L'etimologia stessa della parola mancino non aiuta sicuramente a considerare il mancinismo positivamente. Mancino deriva infatti dal latino "mancus" ed è sinonimo di mutilato e storpio. Consultando poi il dizionario Sabatini Coletti, per "sinistro" troviamo:

fig. Avverso, sfavorevole, funesto: s. presagio; minaccioso, pauroso, torvo: occhiata, risata s.; disastroso, luttuoso: evento s.
Incidente, disastro, sciagura, spec. automobilistico: un s. autostradale; il danno corrispondente che una compagnia assicurativa deve risarcire: liquidare un s.
Analizzando la storia europea (e non solo) si incontrano vari episodi che mostrano come l'utilizzo della mano sinistra non fosse visto di buon occhio, anzi: la mano sinistra era considerata la "mano del diavolo", degli "invertiti" e dei "rovesciati". I bambini erano costretti, anche con punizioni corporali, a scrivere con la mano destra. La sinistra è sempre stata «l'altra» mano, quella del diavolo, dipinto nelle iconografie medievali con due arti identici e non speculari: la mano «sbagliata» per definizione, appendice «dell'eresia e dell'apostasia», affermava Giorgio Manganelli, evocando polemicamente la «letteratura della mano sinistra».

Ma anche la scienza non è stata da meno. In passato il mancinismo era considerato una devianza. Negli anni '20 fu associato alla demenza e negli anni '40 fu messo in relazione con la dislessia. Solo a partire dagli anni '70 il mancinismo in occidente è stato considerato come una caratteristica individuale e si è smesso di imporre l'uso della mano destra. Ad oggi sopravvivono alcuni luoghi comuni senza fondamenti scientifici tra la popolazione, come quelli che associano il mancinismo ad una maggior creatività, contrapposto ad una preposizione dei destrorsi per le materie scientifiche.

Nei paesi musulmani il lavarsi ed il mangiare sono da effettuare con la mano destra. La mano sinistra, considerata impura, viene invece riservata alla pulizia delle parti intime.

Ci sono però delle eccezioni: in Cina, ad esempio, l'essere mancini non ha alcuna connotazione negativa.

Le persone mancine possono sperimentare difficoltà nella vita quotidiana dato che molti oggetti sono concepiti per i manodestri. Con un po' di esercizio però i mancini possono adattarsi al loro uso.

Uno dei primi oggetti che un bambino mancino affronta nell'infanzia, sono le forbici: tagliare un foglio di carta con delle forbici per destrimani può rivelarsi un'azione scoraggiante. Ciò è dovuto all'allontanamento delle lame al momento del taglio. Problemi simili vengono affrontati con apriscatole e coltelli a lama asimmetrica. Infine le penne stilografiche con l'inclinazione del pennino, possono creare non pochi grattacapi ai mancini. Oggigiorno è possibile trovare nei negozi specializzati utensili disegnati appositamente per i mancini.

La maggior parte delle periferiche dei computer invece sono configurabili per essere usate dai mancini. Ad esempio il mouse ha in generale una forma simmetrica e l'uso del tasto destro può essere invertito cambiando i parametri nel sistema operativo.

Scrivere con la mano sinistra può essere problematico in occidente, visto che si rischia di macchiare il foglio passando la mano sull'inchiostro appena steso, oppure si possono incontrare problemi con i raccoglitori ad anelli. Invece, nelle lingue in cui si scrive da destra a sinistra, come quelle araba, ebraica e giapponese (se si scrive dall'alto verso il basso, si prosegue da destra verso sinistra), i mancini sono avvantaggiati.

Per quanto riguarda invece gli strumenti musicali, i musicisti mancini che suonano strumenti a corda, hanno necessità di "specchiare" uno strumento destrimano senza variarne la posizione standard. Dunque fra musicisti destrimani e mancini non esiste differenza concernente l'impostazione del lavoro dal punto di vista tecnico, ma esiste differenza per quel che riguarda la possibilità di soddisfare le proprie esigenze strumentali, essendo la disponibilità di strumenti mancini molto limitata sul mercato. Erroneamente si pensa ancora che qualsiasi musicista mancino possa suonare uno strumento destro se l'impostazione viene corretta in principio. Questo è vero solo in parte e non riguarda ogni singolo soggetto.

Alcune teorie vorrebbero che i mancini siano più creativi e abbiano una miglior padronanza del corpo e della memoria. Ciò sembra confermato dal fatto che molti personaggi famosi erano o sono mancini. Queste teorie nascono probabilmente da studi effettuati sulla laterizzazione delle funzioni cerebrali negli emisferi cerebrali, effettuate inizialmente da Michael S. Gazzaniga.

Con questi studi si è constatato ad esempio che l'emisfero sinistro è sede del linguaggio e del pensiero logico, mentre l'emisfero destro è sede delle emozioni, della creatività, della percezione dello spazio, dell'immaginazione e della capacità di cogliere la realtà nel suo insieme, anziché scomporla nei diversi elementi (i mancini infatti sviluppano maggiormente l'emisfero destro e viceversa). Secondo queste teorie ai mancini, in generale, risulta più semplice pensare per immagini, invece che per concetti: l'apprendimento di un testo avviene grazie alla memoria visiva, al ricordo d'insieme della pagina, acquisendo di conseguenza una visione generale dell'argomento, piuttosto che dei singoli passaggi. Sempre secondo queste teorie i mancini sarebbero più portati per il disegno e le attività artistiche.

Tuttavia una ricerca australiana ha dimostrato che non esiste una dominanza funzionale assoluta di un emisfero sull’altro, bensì una s. e. funzionale e una divisione del lavoro fra due parti di un organo in possesso di competenze parzialmente diverse e complementari, che normalmente contribuiscono ai processi psicologici e al controllo del comportamento unitamente, ma in modi differenziati. Nel tentativo un poco semplicistico di caratterizzare le modalità operative dei due emisferi si usano aggettivi come verbale, analitico e locale per l’emisfero sinistro, e spaziale, sintetico e globale per l’emisfero destro. Altri tentativi più estremi di attribuire ai due emisferi caratteristiche personali come la razionalità e il conformismo all’emisfero sinistro e l’intuitività e la creatività all’emisfero destro sono esagerazioni caricaturali assolutamente da evitare.

Nel 2008 la sfida per la Casa Bianca è stata combattuta con la mano sinistra. Da Barak Obama il democratico, ma anche da John McCain il repubblicano. E la cosa curiosa è che per ben quattro degli ultimi sei presidenti americani non era il destro il lato del corpo privilegiato: Bill Clinton, George Bush padre, Ronald Reagan e Gerald Ford. Gente che dal punto di vista politico ha poco in comune con Fidel Castro, Winston Churchill e il Mahatma Gandhi, però con due elementi ad assimilarli: tutti mancini e tutti grandi comunicatori.
Non è un caso. Una ricerca britannica ha dimostrato che nei mancini l’area del cervello impegnata durante un discorso è parecchio più vasta e coinvolge entrambi gli emisferi. «È ciò che si chiama linguaggio bilaterale», spiega Chris McManus, docente di psicologia allo University College di Londra. «In pratica, se i destrimani quando parlano usano soltanto l’emisfero sinistro, cioè quello naturalmente incaricato di elaborare il linguaggio, molti mancini sfruttano anche la parte destra, dominante nel loro cervello». A renderli oratori così eccezionali sarebbe proprio il fatto che i neuroni deputati alla parola sono fisicamente più vicini ad aree cerebrali come quelle che elaborano le emozioni, le immagini, i ricordi. «Questo consente alle persone mancine di avere un frasario più sofisticato, più pregnante, e un vocabolario più ampio, come evidenziato in alcune ricerche», sintetizza McManus.

Tra tutte le persone al mondo che hanno un quoziente intellettivo superiore a 140, cioè i super intelligenti, ci sono più mancini di quanto ci si aspetterebbe. Lo ha dimostrato una ricerca della St. Lawrence University di New York.
Secondo Alan Searleman, autore dell’indagine e docente di psicologia nella stessa Università, «hanno un’intelligenza più fluida e una vera e propria attitudine a risolvere i problemi». Anche se, poi, è lo stesso psicologo a confessare che «alcuni studi hanno verificato come molti mancini siano pure nelle fasce più basse del quoziente intellettivo».

Sono davvero tantissimi i mancini tra i pittori, basti pensare a Raffaello, e tra tutti coloro che per lavoro devono ricorrere alla creatività artistica: architetti, grafici pubblicitari, designer. «Potrebbe dipendere dal fatto che l’emisfero destro (dominante nei mancini) è anche la sede delle facoltà visuo spaziali e quindi chi è mancino potrebbe risultare facilitato nei compiti che prevedono il disegno», commenta Pietro Pietrini, neuroscienzato in forza all’Università di Pisa.

Secondo un’indagine condotta dal National bureau of economic research statunitense, i maschi che privilegiano la mano sinistra hanno una busta paga più ricca dei destrimani: in media di circa il 15%. Sul perché di questa disparità di trattamento economico la nebbia regna sovrana. Possibile spiegazione degli autori dello studio: visto che i mancini sembrano essere più intelligenti e creativi della media, è più probabile che occupino posti di rilievo all’interno delle aziende. A onor del vero, ci sono personaggi del calibro di Bill Gates, Robert de Niro, John Rockefeller o Henry Ford, tutti rigorosamente mancini, che alzano di parecchio la media degli stipendi.

Il 13 agosto è la giornata internazionale dei mancini.


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CAMMINANDO CON GLI AURICOLARI

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Uno studio americano denunciava i troppi stimoli per il cervello causato dai gadget elettronici. Carl Kruger, un senatore di Brooklyn, ha proposto di vietare telefonini e iPod per tutti i pedoni di New York: "Tutti i dispositivi elettronici - spiega - che possono essere muniti di un auricolare, isolando il portatore dai pericoli del traffico, sono aggeggi pericolosi e il divieto del loro uso va esteso ad altre grandi città dello Stato".

D'altra parte in California c'è già una legge che vieta qualsiasi dispositivo elettronico che abbia un monitor visibile dal conducente e che dia informazioni diverse da quelle inerenti la guida. iPod in testa.

E' ormai cosa nota che distrarsi mentre si guida può essere fatale. Ma secondo i ricercatori dell'Università del Maryland negli Stati Uniti, distrarsi anche mentre si cammina per strada è pericoloso.

Con la diffusione dei riproduttori digitali di musica, dagli iPod agli smartphone, i pedoni spesso vanno in giro con cuffie create proprio per eliminare i suoni della strada, dai treni agli autobus alle macchine.

Negli ultimi sei anni sono triplicati i casi in cui pedoni muniti di cuffie sono rimasti gravemente feriti, secondo questa ricerca. In molti casi, le auto o i treni coinvolti in questi sinistri hanno preventivamente utilizzato clacson e sirene per cercare di avvertire il pedone, che però non li ha sentiti a causa dell'utilizzo delle cuffie. In tre casi su quattro, l'incidente è risultato nella morte del pedone.

I ricercatori hanno analizzato 116 incidenti dal 2004 al 2011 in cui i pedoni coinvolti facevano uso di cuffie al momento dell'impatto. Circa il 70% di questi 116 pedoni è morto.

Più di due terzi delle vittime è di sesso maschile sotto i 30 anni di età. Più della metà dei casi ha visto coinvolto un treno, e in un terzo dei casi i conducenti dei veicoli coinvolti hanno utilizzato inutilmente il clacson. L'aumento di casi simili negli ultimi sei anni appare proporzionale alla crescente popolarità delle nuove tecnologie di riproduzione musicale con cuffie.
Per gli studiosi, gli effetti negativi dell'utilizzo delle cuffie sono essenzialmente due. Per prima cosa, l'impossibilità di ascoltare i suoni dell'ambiente circostante, cosa indispensabile per evitare incidenti. Ancor più preoccupante il secondo effetto, ovvero la distrazione di chi ascolta musica tramite le cuffie. In altre parole, il cervello è raggiunto da stimoli multipli che lo costringono a razionare le proprie energie.

Ascoltare la musica mentre si va in bicicletta è pericoloso: gli esperti di acustica hanno calcolato che il tempo per reagire è spesso troppo breve quando la musica copre i suoni della strada.

Per molti è ormai impensabile vivere senza l'iPod o il lettore MP3. Facendo jogging, in autobus, durante la spesa oppure in bicicletta la musica è sempre presente. Secondo alcune ricerche un giovane su cinque ascolta musica con le cuffie o gli auricolari mentre cammina o va in bicicletta. Ma quando la musica copre i rumori dell'ambiente circostante, il pericolo è mortale.



Gli esperti di acustica hanno calcolato che un ciclista senza cuffie o auricolari percepisce un veicolo che si avvicina ad una velocità di 50 km/h quando questo si trova a 16 metri di distanza da lui. Il tempo di cui dispone per reagire è di due secondi. Ma se lo stesso ciclista ha le cuffie in testa e sta ascoltando musica ad un volume di 80 decibel (ossia nella norma), si accorge del veicolo solo quando questo è a tre metri di distanza e di conseguenza non gli restano che 0,3 secondi per reagire. Troppo pochi, spesso, per sviare il pericolo. «Questi risultati dimostrano che, anche ad un volume ragionevole, ascoltare musica con le cuffie per strada può avere conseguenze letali», affermano gli esperti.

Chi conduce un veicolo deve concentrarsi sulla strada e sulla circolazione. A stabilirlo è l'articolo 31 capoverso 1 della legge federale sulla circolazione stradale. Inoltre, il conducente deve astenersi dal compiere azioni che potrebbero compromettere il controllo del veicolo ed evitare che apparecchi audio o mezzi di comunicazione e informazione distolgano la sua attenzione dalla guida. Perciò, se un ciclista con la musica nelle orecchie viene coinvolto in un incidente, una parte di responsabilità è a suo carico. Ai fini della prevenzione, è vivamente sconsigliato ascoltare musica mentre si va in bicicletta. In questo modo non si rischia di incorrere in conseguenze legali, si evitano sofferenze alle persone e non si provocano costi inutili, a tutto vantaggio degli assicurati  che pagano premi più bassi.

Una lunga o ripetuta esposizione a suoni che superano gli 85 decibel può causare la perdita dell’udito.  E’ quanto rivela una serie di ricerche condotte dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). L’obiettivo è sensibilizzare i giovani sul pericolo che si annida in auricolari, concerti e discoteche.

Oltre un miliardo i giovani tra 15 e 32 anni che ascoltano musica a tutto volume, “sparata” nelle orecchie con le cuffiette, in discoteca, a concerti o che assistono ad altri eventi molto rumorosi, come le grandi manifestazioni sportive. In questi casi i danni all’udito possono essere anche permanenti e pertanto l’Oms invita gli “auricolari-dipendenti” ad adottare una serie di misure preventive, tra cui limitare il tempo di ascolto a non più di un’ora al giorno e abbassare il volume della musica. Il volume eccessivo, infatti, può avere un effetto dannoso sulle cellule nervose sensibili dell’orecchio interno, “costrette” a vibrare con intensità eccessiva fino a rompersi e a morire.

Secondo gli esperti non è un caso che oggi un adolescente su cinque lamenti un disturbo uditivo. E i numeri risultano in aumento del 30% negli ultimi 15 anni. La diminuzione della capacità uditiva o ipoacusia colpisce circa 590 milioni di persone nel mondo, 7 milioni solo in Italia. Non solo: circa il 40% dei giovani tra 12 e 35 anni è esposto a livelli sonori potenzialmente dannosi in luoghi di divertimento come le discoteche. Si considera pericolosa l’esposizione per otto ore consecutive a rumori superiori a 85 decibel e l’esposizione per appena 15 minuti a 100dB. Il modo migliore per proteggere le orecchie è quello di mantenere il volume a un livello ragionevole. E il modo migliore per essere sicuri di farlo è quello di spendere i soldi su un buon paio di cuffie o auricolari. Meno rumore esterno riesce a entrare più si riuscirà a basso volume ad ascoltare ciò che realmente si desidera ascoltare.


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giovedì 21 aprile 2016

LA DISTRAZIONE

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La mente del distratto non è mai tutta lì con lui. Una parte è altrove. Ma dove? Non si sa. È un atto involontario e segnala il bisogno di uscire dalla propria quotidianità. Un bisogno che, se non risolto, diventa una cronica evasione. Un fatto è però certissimo: se la realtà assomiglia ad una prigione, il cervello cerca vie di fuga. Anche tra le nuvole.

Tipici i rapporti di coppia ormai logori, senza più eros né curiosità, in cui non c’è la forza di uscirne né un amante. Lo stesso vale per studio e lavoro che non piacciono.

Si è innescata la fretta, la mente non si ferma su nulla e non è mai nel presente. Con la distrazione il cervello dice basta e evita di “occuparsi”, anche se di cose importanti.

Molte depressioni sono delle grandi e drammatiche “distrazioni”: manca il “gancio” con l’esistenza, proprio come nelle distrazioni quotidiane.

Alcuni, idealisti e idealizzanti, vivono per una “felicità a venire” e, proiettati in un futuro che non arriva mai, si disinteressano del presente, vissuto con frustrazione.

La distrazione volontaria in psicoterapia si chiama “prescrizione del sintomo”. Se la distrazione cronica è una fuga silenziosa disseminata nei mesi, crea tu spazi personali in cui fuggire. Renderai inutile “l’evasione del cervello”.

I bambini sono meno abili degli adulti nello svolgere operazioni che richiedono attenzione e coordinamento. Questo perché il loro cervello è caratterizzato da una quantità di connessioni neuronali maggiore rispetto a un cervello adulto. Condizione che, insieme ad altre, fa sì che i bambini siano immersi in una sorta di "ipercoscienza", una specie di luce che illumina allo stesso modo le figure centrali e lo sfondo. I bambini piccoli infatti devono osservare tutto per poter capire tutto, hanno bisogno di apprendere più cose simultaneamente; non sono programmati per focalizzarsi su un unico aspetto. Per quanto incredibile, per loro è più facile apprendere due lingue contemporaneamente che allacciarsi le scarpe.

Non bisogna stupirsi se i bambini sono o sembrano perennemente distratti, se non reagiscono agli inviti all'attenzione dei genitori, se in classe gli insegnanti devono continuamente richiamarli.

In un certo senso sono "progettati" per essere distratti, perché per loro il mondo è oggetto di un interesse a 360 gradi. Se lasciati il più possibile liberi in questa loro ricerca i bambini saranno in grado di sviluppare la creatività e di trovare soluzioni alternative ai problemi complessi.

Per comprendere meglio questo concetto, bisogna tener presente che nel giro di pochi anni, a partire dalla nascita, i bambini imparano un'infinità di cose: a parlare e a camminare, a intessere relazioni e a manovrare oggetti e meccanismi sempre più complessi. Come ci riescono? Fino a pochi decenni fa si riteneva che il cervello dei bambini fosse semplicemente meno sviluppato di quello degli adulti, con capacità molto limitate che aumentavano gradualmente con la crescita.



In realtà le recenti ricerche neurobiologiche e psicologiche presentano un quadro ben diverso della faccenda: i bambini, in un certo senso, sono più intelligenti di noi adulti, il loro cervello è una sorta di macchina potentissima, paragonabile a un computer di eccezionale complessità. La neurobiologia, mediante tecniche che permettono di "osservare" l'attività cerebrale, ha stabilito infatti che il loro cervello risulta incredibilmente "indaffarato", molto più attivo e flessibile rispetto al nostro.

I bambini, in effetti, non sono distratti, hanno semplicemente il cervello impegnato: sta creando connessioni cerebrali, sinapsi, a un ritmo frenetico, il che lo porterà ad avere, intorno ai tre anni, un numero di collegamenti neuronali molto più elevato rispetto a quello degli adulti, necessario per comprendere più rapidamente la realtà che lo circonda. L'infante deve infatti "costruire" in fretta una conoscenza del mondo che gli permetta di adattarvisi e sopravvivere. Deve capire al volo le regole di funzionamento del linguaggio a partire dalle parole che sente pronunciare dagli adulti ed elaborare una visione del mondo fisico sulla base dell'osservazione di persone e oggetti e, successivamente, compiendo "esperimenti", cioè toccando, trascinando, spingendo, lanciando quello che ha a portata di mano e studiando le conseguenze delle sue azioni.

Col tempo, a partire dai 9-10 anni, le connessioni neuronali nei bambini cominceranno a diminuire, fino ad assestarsi (intorno ai 18 anni) sul numero di collegamenti cerebrali che caratterizza il cervello degli adulti. Questa potrà sembrare una perdita, alla luce di quanto si è detto fin qui, ma in realtà è un processo necessario che permette al cervello di specializzarsi, di mantenere solo le connessioni cerebrali che l'esperienza ha dimostrato essere utili e di "sintonizzarsi" perfettamente con l'ambiente in cui vive. I genitori possono quindi tranquillizzarsi: i loro figli non saranno perennemente distratti. Nella fase della crescita a bambini e ragazzi deve essere lasciata la possibilità di sviluppare idee e abilità in autonomia. In seguito troveranno da soli la via dell'attenzione, e saranno tanto più capaci di risolvere le difficoltà e di esprimere i loro talenti, quanto più saranno stati lasciati  liberi nelle loro esplorazioni del mondo.

Riuscire a focalizzare la propria attenzione significa isolare su un unico aspetto le proprie azioni e pensieri distaccandoli così dal mondo circostante e da eventuali distrazioni. I bambini, impegnati su diversi fronti e con molti stimoli, si trovano quindi nella situazione di non essere sempre in grado di mantenere un elevato livello di concentrazione. Può succedere a scuola, ma anche nello sport, nelle attività educative in genere e nella semplice lettura. Le conseguenze sono la distrazione e l'agitazione e quindi, in ultima analisi, la mancanza di apprendimento.


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domenica 17 aprile 2016

L'ESPLOSIVA SANTABARBARA

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I depositi di armi vengono denominati comunemente “santabarbara”, in onore della Santa che rappresenta la capacità di affrontare il pericolo con fede, coraggio e serenità anche quando non c’è alcuna via di scampo. E’ la protettrice di coloro che si trovano “in pericolo di morte improvvisa dovuta al fuoco“.

Santa Barbara è la protettrice dei fedeli dai pericoli del fuoco, dai fulmini e dalle morte violente. Martire di Nicodemia, fu uccisa da suo padre, ucciso a sua volta subito dopo da un fulmine.

Sulle navi da guerra si dà comunemente questo nome al deposito delle munizioni. È un'antica denominazione tradizionale, scelta dalla gente di mare con l'intenzione di porre i depositi delle munizioni, che costituiscono indubbiamente un notevole pericolo, sotto la protezione della santa patrona dei cannonieri. I depositi delle munizioni sono generalmente situati nelle parti meno vulnerabili della nave. Quelli destinati alle artiglierie di grosso calibro sono sulla stessa verticale delle torri e comunicano con queste per mezzo di elevatori che scorrono entro speciali tubi corazzati; quelli per le artiglierie di medio e piccolo calibro sono generalmente collegati tra loro da gallerie longitudinali, nelle quali pescano gli elevatori, e sono suddivisi da paratie fornite di porte stagne.
Tutti i depositi sono divisi in varie camere, di forme e capacità diverse, dal ponte di protezione in giù. In generale i proiettili sono sistemati nel locale più basso: quelli di grosso calibro in pozzi di lamiera a pareti smontabili, incuneati in modo da assicurarli contro i movimenti della nave e da permettere al tempo stesso la loro facile sospensione mediante braghe mosse da carrelli idraulici o elettrici. Il trasporto dei proiettili dal calibro di 152 mm. in giù vien fatto a braccia.



Le cariche si conservano in appositi scaffali; gli elementi nei cartocceri: i bossoli e le cassette delle cartucce sono sistemati con opportuni chiavistelli mobili in scaffalature ad alveare e il loro trasporto si fa a mano. Per muovere cartocceri pieni di elementi si adoperano paranchi e carrelli che corrono su ferroguide fissate ai bagli del locale. Sopra ogni scaffale è disposto, ben visibile, un cartellino con tutte le indicazioni relative all'esplosivo in esso conservato.

Per tenere il deposito a un basso grado di temperatura si ricorre all'isolamento e alla refrigerazione dei locali. L'aria dei depositi viene cambiata con un iniettore e un estrattore: si ottiene così il raffreddamento del deposito e l'estrazione dell'aria viziata per le emanazioni di vapori nitrosi. Durante il ricambio d'aria i cartocceri si tengono aperti: è preferibile aerare i depositi durante le ore fresche e in giornate di bel tempo. La temperatura dei depositi viene mantenuta dagli 8° ai 30° C.; l'illuminazione elettrica si ottiene mediante fanali speciali ed è regolata con particolari norme per evitare corti circuiti. Ogni locale è messo in diretta comunicazione col mare: è fornito di valvole speciali per l'allagamento dei depositi in caso d'incendio. Ogni locale è pure fornito di almeno un apparecchio avvisatore d'incendio.

Il primo direttore del tiro, i suoi sottordini e il capo carico cannoniere con gli addetti ai depositi curano la scrupolosa osservanza delle norme per la conservazione e sicurezza del munizionamento della santabarbara e per le prescritte verifiche.



Genericamente si può dire che la polveriera è una particolare struttura adibita a deposito di munizioni, esplosivi, micce detonanti e artifizi vari, costruito e dislocato con particolari criteri al fine di evitare o quantomeno ridurre i pericoli di eventuali scoppi.

La polveriera può essere civile, contenendo anche giochi pirotecnici quali ad esempio i fuochi d'artificio, ma il termine è spesso utilizzato per indicare la struttura militare.

Essa infatti era il luogo dove venivano costituite le armi dell'esercito. Spesso queste strutture sono scavate all'interno delle montagne o al riparo di bunker. Ogni singola struttura doveva prevedere un ambiente asciutto e sempre ben aerato, oltre ad un tetto ben protetto dai fulmini. In una polveriera, il servizio antincendio era sempre tenuto come un servizio di primaria importanza.

L'invenzione della polvere da sparo e il conseguente utilizzo delle armi da fuoco nella guerra sul mare, fece sì che le navi, specialmente quelle da guerra, dovessero dotarsi di un locale adibito allo stoccaggio delle munizioni. L'abitudine di appendere all'interno di questi magazzini un'immagine di santa Barbara, che la tradizione indica come santa protettrice dei fedeli dal pericolo del fuoco, dei fulmini e, più in generale, delle morti violente, fece sì che il nome della santa divenisse anche il nome dato ai depositi.

Ancora oggi i depositi di armi sono comunemente chiamati Santa Barbara, come per scongiurare, per intercessione divina, il pericolo di esplosioni.



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L'ANTICRISTO

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Poi vidi salire dal mare una bestia che aveva dieci corna e sette teste, sulle corna dieci diademi e sulle teste nomi blasfemi. E le fu data una bocca che proferiva parole arroganti e bestemmie. E le fu dato potere di agire per quarantadue mesi. Essa aprì la bocca per bestemmiare contro Dio, per bestemmiare il suo nome, il suo tabernacolo e quelli che abitano nel cielo. Le fu pure dato di far guerra ai santi e di vincerli, di avere autorità sopra ogni tribù, popolo, lingua e nazione. L’adoreranno tutti gli abitanti della terra i cui nomi non sono scritti fin dalla creazione del mondo nel libro della vita dell’Agnello che è stato immolato. (Apocalisse 13, 1-8)

L’Apostolo Giovanni, ormai anziano e stanco dopo una vita colma di predicazioni e persecuzioni, riceve in sogno la visione degli ultimi tempi, ovvero i tempi ove il male assumerà forma umana per dare battaglia direttamente a Dio ed al suo popolo, l’ultimo tentativo prima della rovinosa caduta e della sconfitta.
L’attenzione di buona parte della cristianità da allora è fortemente concentrata su di queste rivelazioni alquanto enigmatiche (poichè comunicate tramite l’uso di figure e numeri simbolici), cercando di decifrare o interpretare nei limiti della conoscenza umana gli eventi futuri descritti.
La figura che spicca nella narrazione è sicuramente quella dell’Anticristo, l’autentica controparte del Redentore Cristo, il “corno che proferirà bestemmie contro l’Altissimo“, il superbo, il figlio di Satana, il male incarnato il cui nome è rappresentato dal numero simbolico 666.
Egli tenterà d’imitare (o meglio, scimmiottare) l’operato di Gesù con il fine diametralmente opposto – la dannazione delle anime – aiutato da una superpotenza (politica si crede, la “bestia dalle dieci corna”) e dal Falso Profeta, ovvero un falso Giovanni Battista.
Cristo visse nel nascondimento, l’Anticristo vivrà facendosi adorare come una divinità e condannando a morte chi non lo farà, in un acceso delirio d’onnipotenza che gli si rivelerà fatale alla fine.
Questo episodio sarà più generalmente il delirio d’onnipotenza – che non possiede – di Satana, il quale attraverso un uomo che egli spaccia come suo figlio (ma che non è, sarà solamente posseduto dal Demonio) tenta la patetica imitazione della Trinità: Padre, Figlio e Spirito Santo (in questo caso: Satana, Anticristo, Falso Profeta).

L'anticristo, per alcune correnti del cristianesimo, è il nemico escatologico del Messia: è l'avversario o antagonista di Cristo (è detto anche "falso Cristo") e dell'avvento del Regno di Dio in questo mondo, alleato dell'avversario (Satana), potentissimo eppure già destinato a soccombere. Anche alcuni contenuti della fede musulmana sono avvicinabili a questa credenza in un "avversario dei tempi ultimi".

È chiaro che nel Giudaismo non può esistere un "anticristo" con la funzione escatologica che questa parola richiama nel cristianesimo. Si possono riconoscere, però, alcune credenze in un "avversario dei tempi ultimi", credenze che si affermarono dopo l'esilio babilonese, in collegamento anche con il concetto delle "doglie del Messia", ovvero delle tribolazioni che precederanno la sua venuta.

Tra i nemici escatologici, si possono citare il principe guerriero Gog di cui si parla nel libro del profeta Ezechiele (38-39), oppure il misterioso sovrano asiatico di Daniele 11,21-45, che dovrebbe avversare il Regno di Dio con le armi, e tormentare il popolo di Israele con grandi devastazioni e tribolazioni, per essere poi sconfitto miseramente.

Quando la Giudea cadde definitivamente sotto il giogo dei Romani, si fece strada tra gli ebrei una corrente che identificava proprio nei Romani (o in un loro imperatore) l'incarnazione dell'ultimo avversario, destinato comunque ad essere annientato all'arrivo del Messia.

Essendo proprio del cristianesimo il concetto di un Cristo (che ben presto acquisì caratteristiche differenti rispetto al Messia del Giudaismo), anche il concetto di "anticristo" è proprio di questa religione.

Nonostante lo sviluppo che la figura dell'anticristo conobbe soprattutto nel primo millennio, essa compare soltanto in pochissimi passi del Nuovo Testamento. A parlare esplicitamente di antíchristos sono soltanto tre versetti della Prima lettera di Giovanni, 2,18, 2,22 e 4,3 e un versetto della Seconda lettera di Giovanni, 7. Particolarmente significativo è il fatto che da una concezione cosmica e soprannaturale di questa figura, Giovanni la riconduca alla mancanza di fede che la comunità cristiana cui scrive registra intorno a sé e a volte anche al suo interno.

Altri passi apocalittici del Nuovo Testamento, tuttavia, descrivono l'azione di un oppositore che si dovrebbe sollevare contro l'avverarsi dei progetti di Dio per l'umanità. Pur senza usare la parola "anticristo", il passo dell'apostolo Paolo nella Seconda lettera ai Tessalonicesi (2,1-12) è stato generalmente interpretato come una descrizione di questa figura antagonista, personificazione dell'iniquità e ribelle per eccellenza. Tenendo conto che "iniquità" negli scritti di Paolo ha sempre accezione negativa, in quanto qualifica uno stato di ribellione a Dio, questo "uomo iniquo" designerebbe la personificazione della malvagità e dell'opposizione totale e radicale a Dio.

Ciò che sottolinea maggiormente il suo agire è l'esaltazione: egli siede nel tempio di Gerusalemme, il più sacro dei luoghi. Con questo gesto provocatorio, intende rifiutare a Dio il riconoscimento di essere l'unica autorità degna di stare nel tempio, anzi, sedendo nel tempio egli si arroga una dignità divina, pretendendo anche un culto. Nel passo non viene detto dove si trovi questo "ribelle" prima della sua "rivelazione" al mondo, in ogni caso si presenta come un essere sovraumano; ciononostante egli è anche "figlio della perdizione", termine con cui si indica il suo destino ultimo, quello di essere condannato e annientato al momento della seconda venuta di Cristo. Agostino identificherà chiaramente questo avversario di Dio con l'anticristo (De civitate Dei, XX, 19).

Anche una figura simbolica dell'Apocalisse di Giovanni fu spesso interpretata come una descrizione dell'anticristo: la cosiddetta "bestia che sale dal mare" di cui parla il capitolo 13. Giovanni accumula tratti e annotazioni per dire che questa "bestia del mare" non è altro che l'incarnazione storica del drago, il volto storico dell'avversario (Satana). Infatti ne è la riproduzione fedele: ha lo stesso numero di teste e di corna, il drago le trasmette la sua potenza, il suo trono e la sua autorità. Presa di ammirazione per la bestia, tutta la terra si inchina per adorare il drago: è dunque chiaro che la bestia è l'agente terreno di Satana. Ma a ben guardare, la bestia è anche una scimmiottatura di Gesù Cristo, una sorta di controfigura grottesca: a suo modo "muore e risorge" suscitando stupore e ammirazione tra gli uomini. Per decifrare questa simbologia, occorre rifarsi alle fonti cui l'autore dell'Apocalisse si rifà, soprattutto il libro di Daniele (7,2-8) e l'apocrifo Quarto libro di Esdra (11,1-17). Nella visione di Esdra, l' aquila dalle molte ali è sicuramente l'impero romano; così possiamo pensare che anche per l'Apocalisse di Giovanni la "bestia del mare" (affiancata dal suo falso profeta), più che un anticristo personale sia da interpretare come una immagine collettiva che raduna tutta la serie delle organizzazioni politiche che si oppongono a Dio, culminate, agli occhi dell'autore, nell'impero romano stesso.

In quanto figure della presenza del maligno nel mondo, i personaggi neotestamentari si sovrapposero e acquisirono ulteriori connotati nel corso dei secoli. Gregorio Magno raccoglie la tradizione dei Padri della Chiesa anteriori e nei suoi Moralia in Job (libro XXXIV, capitoli I-III) distingue i diversi anticristi, che lungo i secoli si oppongono a Cristo obbedendo a Satana, dall'anticristo finale, figura escatologica e terribile.

Bonaventura di Bagnoregio afferma che tutta la Sacra Scrittura è racchiusa in dodici misteri, che egli deduce dal Libro della Sapienza (18,20-25): grazie a questi misteri, egli spiega che «Come si può riconoscere Cristo e il suo corpo, così si potrà riconoscere l'anticristo e il suo corpo» (Collationes in Hexaemeron, XIV, 17). Le fonti più utilizzate lungo tutto il Basso Medioevo per descrivere l'anticristo furono soprattutto gli oracoli della Sibilla Tiburtina, il cosiddetto pseudo-Metodio, gli scritti di Adso da Montier-en-Der e soprattutto quelli del catalano Arnaldo da Villanova.

Negli scritti appena citati, la figura dell'anticristo si arricchisce di ulteriori dettagli. Nel contesto tipicamente antigiudaico di gran parte del cristianesimo medievale, il falso Cristo non poteva essere che ebreo: egli appartiene dunque alla tribù ebraica di Dan, è nato a Corozain o addirittura a Babilonia, il suo nome è Gog da Magog. Proprio come Cristo, anche l'anticristo compirà miracoli, avrà i suoi propri apostoli, distribuirà ricchezze ai suoi adepti e diffonderà il suo potere ovunque; arriverà addirittura a ricostruire il tempio di Gerusalemme, per poi farvisi adorare. È abbastanza evidente come, in questa descrizione, i cristiani sovrapponessero alla descrizione dell'anticristo neotestamentario anche quella del Messia atteso dagli Ebrei loro contemporanei. Non a caso, infatti, quando gli Ebrei cominciarono a ricorrere ai calcoli cabalistici per scoprire la data dell'avvento dell'atteso Messia liberatore, i cristiani si dimostrarono molto interessati a questi stessi calcoli, salvo affermare, naturalmente, che quello che sarebbe venuto non era il Messia ebraico ma l'anticristo stesso.

Nelle sue opere riconosciute come autentiche, Gioacchino da Fiore descrisse un doppio anticristo: l'ultimo anticristo, il principale, ma anche un altro anticristo minore che doveva apparire nei tempi presenti della Chiesa. L'evoluzione di questa doppia figura si può vedere, per esempio, nei testi di Pietro di Giovanni Olivi (dove si parla di un "anticristo mistico" che precederà l'anticristo finale), di Ubertino da Casale, e soprattutto di Giovanni di Rupescissa, per il quale addirittura la figura del primo anticristo si sdoppia ulteriormente: si stabilizza così una sequenza escatologica che ha come tappe la persecuzione della Chiesa da parte di un anticristo occidentale o nuovo Nerone, il trionfo di un anticristo orientale che ingannerà tutto il popolo ebraico,
la sconfitta di questi due anticristi da parte dei cristiani guidati da un riparatore o papa angelico, l'instaurazione di un millennio di pace e armonia, la conclusione del millennio e l'arrivo da Oriente dei popoli selvaggi e cannibali di Gog e Magog, l'avvento dell'ultimo anticristo, la sua sconfitta alla seconda venuta di Cristo, il giudizio finale, la fine del mondo e l'ingresso nell'eternità.
San Vincenzo Ferrer era addirittura ossessionato dall'imminente avvento dell'anticristo, tanto che in un famoso sermone tenuto a Tortosa il 1º luglio 1413 ne descrisse l'imminente rivelazione (Ferrer era certo che allora fosse già nato), i nomi con cui si sarebbe presentato e la sua opera per ingannare gli Ebrei, i musulmani, i Tartari e gli stessi cristiani.

Tra i personaggi storici in cui nel Medioevo si volle identificare l'anticristo, va citato soprattutto Federico II, visto come l'anticristo soprattutto negli ambienti francescani. Di volta in volta, tuttavia, l'anticristo venne riconosciuto in altre figure storiche, soprattutto di re e imperatori: nella sua prima grande opera profetica, il Liber secretorum eventuum, ad esempio, Giovanni di Rupescissa intende dimostrare che il giovane re Ludovico di Sicilia era l'anticristo. L'improvvisa morte del sovrano fece sì che anche Rupescissa correggesse le sue affermazioni, e nelle sue opere successive l'anticristo non è più identificato con un nome preciso.

Nostradamus è debitore, nelle sue quartine profetiche, di una amplissima serie di fonti e di tradizioni tipicamente medievali. La ricerca di un linguaggio volutamente criptico, tuttavia, rende l'interpretazione di queste quartine quanto mai difficoltosa. Negli ultimi secoli, alcuni hanno voluto riconoscere personaggi storici realmente esistiti dietro i "tre anticristi" di cui parla l'astrologo provenzale (pretendendo di dimostrare queste affermazioni su basi pseudo-scientifiche): secondo queste interpretazioni, il primo anticristo sarebbe stato Napoleone Bonaparte, mentre il secondo era Adolf Hitler. Un terzo anticristo, secondo i vaticini di Nostradamus nella quartina VIII,77 sarà originario di un Paese orientale, distruggerà la Santa Sede (quartina IX,99) e stabilirà l'"abominio della desolazione".

Secondo i vari interpreti di Nostradamus, il terzo anticristo potrà essere sia uomo sia donna, dovrebbe nascere a fine aprile di qualsiasi anno, avere gli occhi di un castano scuro tendente al verde e la carnagione caucasica; dovrebbe avere un marchio, presente su una parte del corpo o sulla testa protetto dai capelli. Secondo queste interpretazioni, egli non si renderà subito conto di essere il prescelto di Satana, ma quando sarà vicino al tredicesimo anno di vita, ovvero all'inizio della pubertà, capirà di essere il terzo anticristo attraverso un sogno.

Secondo gli scritti della terza ristampa fatta da Nostradamus, l'anticristo figlio di Lucifero sarà supportato da un altro anticristo minore, figlio diretto di Belial: «Egli sarà minore del maligno in tutti gli aspetti, fisici e caratteriali, ma avrà un punto nero al posto del cuore, invisibile ai nemici quanto visibile agli alleati. Nascerà agli albori di un anno qualsiasi, e sarà indissolubilmente legato al suo superiore per tutta la vita». Il punto nero è identificabile con un neo a sinistra della spina dorsale, sulla schiena, dove si credeva fosse il cuore.

Molti Riformatori protestanti, tra i quali Martin Lutero, Giovanni Calvino, Thomas Cranmer, John Thomas, John Knox e Cotton Mather, identificarono il papato romano come l'anticristo. I Centuriatori di Magdeburgo, un gruppo di studiosi luterani guidati da Mattia Flacio Illirico, scrissero il dodicesimo volume delle "Centurie" proprio per denunciare l'iniquità del papato e identificare l'anticristo con il papa romano. 

William Tyndale, un riformatore inglese, affermò che i regni cattolici della sua epoca erano l'impero dell'anticristo, ma anche che qualunque organizzazione religiosa che distorcesse la dottrina dell'Antico e del Nuovo Testamento dimostrava di essere opera dell'anticristo. Nel suo trattato The Parable of the Wicked Mammon, egli rigettò espressamente l'insegnamento consolidato che affermava che un anticristo personale sarebbe sorto nel futuro, ed insegnò che l'anticristo è una forza spirituale sempre presente, che accompagnerà i credenti fino alla fine dei giorni, sotto diversi travestimenti religiosi di tempo in tempo.

La traduzione di Tyndale del secondo capitolo della Seconda ai Tessalonicesi rifletteva questa sua interpretazione, ma significativamente venne poi emendata da successivi revisori. Anche il comitato di traduttori della Bibbia di re Giacomo preferì seguire più da vicino la versione della Vulgata, che vede nella figura di cui parla l'apostolo Paolo un personaggio storico e personale.

All'interno della cattolico-romana attuale non vi è affatto unanimità circa il fatto che il termine "anticristo" indichi una persona, un prototipo o un'idea.

Secondo i teologi o predicatori più tradizionalisti, dell'anticristo che si farà dio per imporre all'umanità il proprio regno parlerebbero esplicitamente sia il Nuovo Testamento sia i Padri della Chiesa, che sono fonti autentiche della dottrina cattolico-romana. Pertanto la dottrina sull'anticristo, ancorché avvolta in un fitto simbolismo di ardua decifrazione, dal punto di vista cattolico non si dovrebbe considerare una mera leggenda o finzione letteraria ma, al contrario, un'autentica rivelazione che fa parte del depositum fidei. In questa prospettiva, nell'Apocalisse di Giovanni si vede un chiaro riferimento all'anticristo (la "bestia che sale dal mare") come ad una "persona", unitamente con il suo "falso profeta", anch'egli un individuo concreto (se l'anticristo è il falso Cristo di Satana, il suo falso profeta potrebbe essere un falso papa). Un'altra prova che l'anticristo sarebbe un uomo in carne e ossa è che l'apostolo Paolo (nella Seconda ai Tessalonicesi) lo chiama "uomo del peccato e figlio della perdizione".

Tra l'altro, il secondo dei due epiteti è attribuito anche al traditore di Cristo, Giuda Iscariota (Vangelo di Giovanni 17,12): ciò viene interpretato affermando che sia Giuda sia l'anticristo sono "figli del diavolo", non nel senso che sono stati generati da lui (in tal caso avrebbero la sua natura, i suoi poteri e potrebbero essere considerati la sua incarnazione), ma per loro libera scelta: per loro volontà decidono di favorire il piano di Satana per contrastare la redenzione operata da Cristo per la salvezza dell'umanità. Sia Giuda sia l'anticristo vengono così considerati i perfetti "deicidi" (epiteto tradizionalmente lanciato contro l'intero popolo ebraico): Giuda per aver tradito Gesù Cristo per trenta monete d'argento, mentre l'anticristo, non potendo più uccidere Cristo corporalmente come fece Giuda, perseguiterà i credenti e la Chiesa alla fine dei tempi.

Un'altra corrente di pensiero considera invece l'anticristo una "leggenda", o comunque una figura simbolica. Secondo questa impostazione, l'anticristo non sarebbe da ravvisarsi in una persona storicamente definita, ma in un atteggiamento etico e filosofico, quale per esempio il relativismo morale, derivato da un nichilismo proclamato o sottaciuto, che costituirebbe il terreno ideale per lo smarrimento dei cristiani, la menzogna e l'antitesi puntuale a Gesù Cristo.

Il catechismo della Chiesa cattolica non prende affatto posizione su questo tema, e in modo abbastanza evidente evita di soffermarsi su qualsiasi interpretazione "personale" dell'anticristo:

« Prima della venuta di Cristo, la Chiesa deve passare attraverso una prova finale che scuoterà la fede di molti credenti. La persecuzione che accompagna il suo pellegrinaggio sulla terra svelerà il "mistero di iniquità" sotto la forma di una impostura religiosa che offre agli uomini una soluzione apparente ai loro problemi, al prezzo dell'apostasia dalla verità. La massima impostura religiosa è quella dell'Anti-Cristo, cioè di uno pseudo-messianismo in cui l'uomo glorifica se stesso al posto di Dio e del suo Messia venuto nella carne. Questa impostura anti-cristica si delinea già nel mondo ogniqualvolta si pretende di realizzare nella storia la speranza messianica che non può essere portata a compimento se non al di là di essa, attraverso il giudizio escatologico; anche sotto la sua forma mitigata, la Chiesa ha rigettato questa falsificazione del regno futuro sotto il nome di millenarismo, soprattutto sotto la forma politica di un messianismo secolarizzato "intrinsecamente perverso". »
(Catechismo della Chiesa cattolica, 675-676)



Anche nell'Islam è diffusa la credenza che un avversario maligno dovrebbe inaugurare gli eventi escatologici. Esso viene chiamato Dajjal ("il mentitore") e la sua deleteria opera sarà al fine vanificata dal Mahdi (che in varie tradizioni precederà e preparerà la venuta di Isa ibn Maryam, cioè Gesù figlio di Maria, il quale sconfiggerà definitivamente l'anticristo: in tal modo è legittimato l'impiego del termine "anticristo" anche nell'ambito dell'apocalittica musulmana). Una tradizione assai radicata vuole che il Dajjal potrà essere identificato non solo dal suo agire ma anche da alcune caratteristiche somatiche, come il colore delle pupille (una diversa dall'altra), o la forma degli occhi (a goccia), o la capacità visiva (un occhio, il destro, non vedente anche se non bendato).

In alcune raffigurazioni, Satana tiene tra le braccia un bambino, che è proprio l'anticristo. Questa immagine è una specie di antitesi dell'iconografia in cui la Vergine tiene in braccio Gesù, affermando così anche nell'immagine che l'anticristo è l'antitesi di Gesù Cristo. Tra i grandi esponenti della letteratura russa contemporanea, Vladimir Sergeevic Solov'ëv, in "I tre dialoghi e il racconto dell'anticristo", descrive l'anticristo come un uomo che liberamente potrebbe scegliere di servire Dio e il bene, e invece sceglie di proprio gusto il male.

Basandoci su alcune rivelazioni tra le quali quella di La Salette, “l’anticristo nascerà da una religiosa ebraica, da una falsa vergine che sarà in comunicazione con il vecchio serpente, il maestro dell’impurità. Il suo padre sarà un vescovo.”
Per “religiosa ebraica” s’intende probabilmente una religiosa cattolica con origini ebraiche, emulo di Maria Vergine.
Questa origine è confermata in un messaggio a Suor Clarissa di Fougères nel XVI secolo: “L’anticristo nascerà da una donna maledetta ma che simula la santità e da un uomo maledetto, dai quali il demonio formerà la sua opera con un permesso di Dio. La sua madre farà parte di sedicenti religiose che si voteranno a parole alla continenza. Una di queste vestali farà nascere l’anticristo. Non avrà ancora dieci anni che sarà potente, il più sapiente di tutti. Userà in pieno la sua potenza all’età di trenta anni“.
Santa Brigida ricevette un’ulteriore precisazione a riguardo:”…sua madre sarà una donna maledetta, che fingerà di essere ben informata sulle questioni spirituali, e suo padre sarà un uomo maledetto dal cui seme il diavolo darà forma alla sua opera.”

Sin dall’infanzia sembrerebbe possedere una capacità oratoria senza precedenti nella storia dell’umanità, una conoscenza occulta provieniente nientedimeno che dall’Inferno stesso.
Sempre a Sour Clarissa venne rivelato questo:”Persino prima di avere dieci anni di età sarà più potente e sapiente degli altri uomini e, dalle sue azioni, sarà evidente che possiede genio, spirito e abilità superiori alle altre persone“.
Tuttavia questa abilità raggiungerà il proprio apice verso i trent’anni, ovvero il periodo in cui si rivelerà al mondo.
Una famosa locuzione interiore della Madonna difatti recita: “Alla fine dei tempi egli parlerà tre volte meglio di Mio Figlio“.

L’Anticristo userà tutti i mezzi a sua disposizione (conoscenze occulte, oratoria, persuasione, finissimi sofismi) per tentare di convalidare le menzogne assolute che proporrà. “Sarà un profeta falso e menzognero e cercherà di salire al cielo come Elia.” (profezia del Ven. Bartolomeo Holzhauser, XVIII secolo).
Ovviamente le sole conoscenze delle cose umane non potrebbero bastare nella sua superba impresa, difatti verrà aiutato in tutto e per tutto dai demoni operando prodigi e miracoli – a riguardo vi è una dettagliata descrizione da parte del Santo Vincenzo Ferreri (1350 – 1459):

Ancora una volta l’Anticristo rivolgerà i suoi attacchi contro le persone semplici che sono tanto gradite a Dio, poiché i loro cuori si rivolgono a Lui in rettitudine di intenzione. Si servirà della magia e produrrà apparizioni reali in apparenza che tuttavia non saranno altro che dei semplici trucchi. Farà scendere il fuoco dal cielo e farà parlare le immagini, perché i demoni potranno muovere le loro labbra.

L’Anticristo compirà altri prodigi, grazie al potere dei demoni, e questi saranno veri miracoli secondo la natura delle cose in sé, ma falsi secondo la definizione di miracolo. Perché egli farà sì che le immagini di bambini di un mese parlino. I seguaci dell’Anticristo interrogheranno queste statue di bambini, ed esse daranno risposte circa questo sovrano che è venuto negli ultimi tempi, affermando che egli è il salvatore. Il diavolo muoverà le loro labbra e produrrà le parole che essi pronunceranno quando dichiareranno che l’Anticristo è il vero salvatore del mondo; e in questo modo egli causerà la distruzione di molte anime.

A questi fenomeni soprannaturali – o presunti tali – si aggiungerà una finta aura di uomo  giusto, buono, amante della natura e delle arti.
Facilmente verrà accettato da molti, moltissimi per questa sua caratteristica: la finzione, il buonismo, il farsi paladino delle libertà tra le quali farà rientrare peccati come l’aborto, l’eutanasia, il matrimonio omosessuale e così via, protettore dell’ambiente (allineandosi a molti animalisti, i quali preferiscono proteggere la vita degli animali sopra quella degli uomini) e concluderà il tutto affermando: “fate quello che volete, siete padroni di voi stessi, adoratemi e tutto vi sarà concesso“. Da notare che questa massima è propria del Satanismo e della New Age.
In uno dei tanti messaggi a Maria Valtorta Gesù disse:

Verrà un uomo, farà gesta di beneficenza; mostrerà grande stabilità; farà del bene e tanta gente lo amerà e crederà nelle sue gesta. Ma ricordate che l’umiltà viene da Dio e chi viene da Dio non si mette in mostra. Vigilate !

Sarà dunque un uomo in vista, sempre sponsorizzato dai Mass Media grazie alle persone molto influenti che lo appoggiano e lo favoriscono.
Egli accrescerà il suo potere sino a mettere a morte i due “testimoni“, i due profeti dell’Apocalisse, che Dio avrà inviato sulla terra – uno tra i gentili e l’altro tra gli ebrei – per convertire l’umanità e metterla in guardia da colui che è il “figlio della perdizione“.
La loro vicenda è narrata in Apocalisse 11:3-12, e Santa Ildegarda ci specifica che saranno nientedimeno che Enoch ed Elia, gli unici due profeti che nella Bibbia non hanno conosciuto la morte:

Enoch ed Elia saranno istruiti da Dio nella maniera più segreta in Paradiso. Dio rivela loro azioni e la condizione degli uomini così che essi possano guardarli con occhi compassionevoli. Grazie a questa particolare preparazione, questi due santi uomini sono più saggi di tutti i saggi della terra messi assieme. Dio affiderà loro il compito di opporsi all’Anticristo e di andare in aiuto di coloro che sono stati sviati dal cammino della salvezza.
Entrambi diranno alla gente: “Questo individuo maledetto è stato mandato dal diavolo per sviare gli uomini e indurli nell’errore; Dio ci ha tenuti in un luogo nascosto dove non abbiamo sperimentato le pene degli uomini, ma Dio ora ci ha mandati per combattere le eresie di questo figlio della perdizione“. Essi si recheranno in tutte le città, e villaggi dove in precedenza l’Anticristo aveva diffuso le sue eresie, e attraverso la potenza dello Spirito Santo faranno meravigliosi miracoli, tanto che tutte le nazioni ne rimaranno grandemente stupite.

Uguale rivelazione fu ricevuta anche da Santa Matilde, la quale scrisse in dettaglio:

Un angelo accompagnerà Enoch ed Elia dal Paradiso. La limpidezza e la beatitudine di cui erano circondati i loro corpi allora sparirà ed essi riceveranno di nuovo l’apparenza terrena e diventeranno esseri mortali. Appena vedranno la terra, saranno spaventati come persone che vedono l’oceano e non sanno come poterlo attraversare.
Essi mangeranno miele e fichi e berranno acqua mischiata con vino, mentre il loro spirito verrà nutrito da Dio. Essi appariranno come predicatori nell’ultimo periodo di patimento, quando la maggior parte degli uomini buoni saranno già morti come martiri ed essi consoleranno la gente ancora per molto tempo. Enoch ed Elia circonderanno l’Anticristo, essi diranno alla gente chi egli sia, di chi è il potere attraverso il quale egli opera i suoi miracoli, in che modo egli è venuto nel mondo e quale sarà la sua fine. Allora molti uomini e donne si convertiranno. Enoch ed Elia smaschereranno gli inganni diabolici dell’Anticristo sulla gente. In conseguenza di ciò egli li metterà a morte.
Per tre giorni e mezzo i loro corpi saranno esposti agli oltraggi e i seguaci dell’Anticristo crederanno che tutti i pericoli siano passati, ma improvvisamente i corpi dei due profeti si muoveranno, si solleveranno, guarderanno sulla folla e inizieranno a lodare Dio. Si verificherà un grande terremoto, simile a quello che avenne alla risurrezione di Cristo: Gerusalemme verrà parzialmente distrutta e a migliaia rimaranno uccisi. Allora una voce dal cielo griderà: “Ascendete“.

Molto interessante è la questione riguardo alla sua sfera d’influenza ed alla “parte di mondo” in cui opererà maggiormente l’Anticristo: Roma, la sede del Cristianesimo, in perfetta contrapposizione a Gesù che aveva operato a Gerusalemme, sede dell’Ebraismo dell’epoca.
Ricollegandoci allo scritto di Santa Ildegarda (ed al testo dell’Apocalisse) notiamo che l’Anticristo avrà sia potere materiale, inteso come regno, sia spirituale, ovvero in materia di fede. 
La Madonna a La Salette affermò che “Roma perderà la fede e diventerà il seggio dell’Anticristo. I demoni dell’aria, con l’Anticristo, faranno dei grandi prodigi sulla terra e nell’aria e gli uomini si pervertiranno sempre di più“.
Il concetto di “Roma perderà la fede” è molto più profondo di quanto si creda, si vuole fare esplicito riferimento alla stessa caduta della Chiesa Cattolica che verrà poi sostituita da una falsa con a capo un fantoccio (il Falso Profeta) che spronerà le persone ad adorare la persona dell’Anticristo.

Una situazione evidentemente confusionaria, ma con degli scopi ben precisi: la persecuzione contro i cristiani (cattolici) e il tentativo di fondare un’unica chiesa mondiale includendo tutte le religioni.
Come detto il Falso Profeta, un antipapa-fantoccio, sarà a capo di questa nuova organizzazione che fonderà le proprie basi sulla chiesa di Roma, tra la felicità generale dei tanti che ogni giorno – soprattutto oggi – si augurano un’imminente fine del Cattolicesimo e dei suoi rappresentanti.
Le chiese saranno chiuse, le confessioni abolite assieme al rito dell’Eucarestia, i rosari banditi.
Importante notare la frase emblematica “tutto ciò che riguardava il Protestantesimo stava gradualmente prendendo il sopravvento“: tutte le varie interpretazioni delle Scritture e della Dottrina saranno mescolate, poichè nel Protestantesimo basilarmente ogni individuo ha una propria visione della fede, quindi il buonismo imperante vorrà dare credito a tutti screditando di conseguenza l’Unica Verità.
L’Anticristo sarà il dio di questa falsa chiesa. Chiunque si opporrà e non accetterà il suo simbolo “sulla mano e sulla fronte” verrà messo a morte.
Quest’ultimo attacco tuttavia sarà fallimentare in buona parte poichè, come i martiri paleocristiani, i nuovi martiri non si opporranno ed affronteranno la morte con gioia, alimentando il sentimento religioso e convertendo molte più anime di quante ne potrebbe convertire la predicazione (sempre confermato dalle visioni della Beata Emmerick).

Questo terribile periodo di tribolazione durerà in tutto 3 anni e mezzo, esattamente come predetto dal profeta biblico Daniele e dall’Apocalisse (1260 giorni).
Al termine di questo tempo prestabilito l’uomo delle iniquità, ormai in preda alla follia demoniaca, “radunerà i suoi credenti e dirà loro che egli vuole salire in cielo. Nello stesso momento di questa ascensione, un colpo di fulmine lo abbatterà e lo farà morire. La montagna dove egli si sarà stabilito per operare la sua ascensione, sarà immediatamente coperta da una nube che diffonderà una corruzione insopportabile e veramente infernale; cosa che, alla vista del suo cadavere coperto di putredine, aprirà gli occhi ad un gran numero di persone facendogli riconoscere il loro miserabile errore.” (Santa Ildegarda)
Il peccato supremo decreterà dunque la fine ingloriosa del nemico supremo dell’umanità ponendo la parola fine sul periodo più buio della storia del mondo, aprendo le porte al ritorno del vero Redentore per ristabilire l’ordine giusto delle cose.



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