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giovedì 25 giugno 2015

IL TANYSTROPHEUS




Era un rettile dall'aspetto aspetto decisamente insolito, dovuto principalmente all'estrema lunghezza del collo. Quest'ultimo, infatti, misurava circa la metà della lunghezza dell'intero animale. Gli esemplari adulti di Tanystropheus potevano raggiungere i 6 metri, e il collo (formato da una dozzina di vertebre allungatissime) era lungo 3 metri. La struttura corporea dell’animale era gracile e leggera, e oltre al collo smisurato Tanystropheus possedeva un corpo snello.

L’allungamento del collo è dovuto non tanto ad un aumento del numero delle vertebre, che in tanistrofeo sono solamente 12, ma ad un allungamento delle vertebre stesse, come avviene nella giraffa. Proprio a queste vertebre del collo in cui prevale la dimensione longitudinale allude il nome di tanistrofeo, che potrebbe essere approssimativamente tradotto in “vertebre nastriformi” (dal greco “tany” = “lungo, allungato” e “stróphos” = “nastro, fune, cinghia”).
Tanistrofeo viveva nel mare di Besano circa 230 milioni di anni fa, cioè nel periodo geologico chiamato “Triassico medio”. Come gli altri “mostri marini” dell’Era Mesozoica, non era un dinosauro. Tuttavia, secondo gli studi più recenti, tanistrofeo avrebbe rapporti di parentela più stretti con i dinosauri, essendo al pari di questi remoto cugino dei coccodrilli e dei rettili volanti, piuttosto che con gli altri rettili marini, che possiamo considerare come lontani parenti delle lucertole. In particolare, tanistrofeo non ha nessun rapporto di parentela con i plesiosauri rettili marini anch’essi dotati di un collo molto lungo.




La presenza di tanistrofeo nel giacimento di Besano, nota fin dalla seconda metà del 1800, non è stata tuttavia documentata da un gran numero di fossili, fino a quando, qualche anno fa, sono venuti alla luce nei recenti scavi al sito di Sasso Caldo nuovi esemplari. Tali esemplari includono due scheletri di individui di piccola taglia (1-1.5 m di lunghezza)  per completezza e qualità di conservazione e resti isolati, alcuni dei quali riferibili ad individui di 3-5 m di lunghezza.



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IL MIXOSAURUS

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Il mixosauro era probabilmente un animale che viveva in acque poco profonde e che possedeva una dieta generalizzata: poteva cibarsi di diversi tipi di prede. Ciò è indicato dalla dentatura che, stranamente per un ittiosauro, è costituita da elementi differenziati. I denti anteriori erano appuntiti e servivano per afferrare saldamente animali dal corpo molle, mentre i denti posteriori smussati e robusti venivano probabilmente utilizzati per frantumare i gusci dei molluschi o le scaglie dure dei pesci. Al contrario di molti ittiosauri triassici, Mixosaurus non possedeva un corpo allungato e anguilliforme, ma un corpo più fusiforme e compatto, simile a quello degli ittiosauri successivi. Un modello corporeo simile si riscontra in alcuni squali attuali, come il centroforo (Centrophorus granulosus), e confermerebbe un notevole adattamento al nuoto nel mixosauro. Il rapporto tra lunghezza e altezza del corpo vertebrale di Mixosaurus è pari a 2, intermedio tra quello degli ittiosauri più basali (0,9) e quello degli ittiosauri più derivati (2,5): le vertebre di Mixosaurus, quindi, erano alte, strette e di forma discoidale. Si presume che Mixosaurus nuotasse con ondulazioni della colonna vertebrale, ma non nel modo anguilliforme tipico degli ittiosauri triassici, bensì tenendo il tronco rigido e muovendo solo la coda e (forse) la parte posteriore del corpo.

Le sue dimensioni non oltrepassavano di molto il metro di lunghezza, anche se sono noti esemplari lunghi anche due metri. Un tempo Mixosaurus era considerato uno degli ittiosauri più primitivi; in realtà è evidentemente un genere specializzato, che oltre a possedere caratteristiche riscontrabili in ittiosauri basali, possiede anche caratteri che lo avvicinano maggiormente agli ittiosauri del Giurassico. Come questi ultimi, Mixosaurus possedeva un corpo già fusiforme, ben diverso da quello slanciato di generi triassici come Cymbospondylus o Besanosaurus. Il cranio era grande rispetto al corpo e l'orbita molto ampia, con un notevole anello sclerotico. Il rostro allungato era dotato di numerosi denti aguzzi e conici; quelli anteriori erano sottili, appuntiti e molto spaziati, mentre quelli posteriori erano robusti e smussati (Massare e Callaway, 1990). Il cranio della specie Mixosaurus cornalianus era dotato di una cresta sagittale, associata all'espansione della finestra temporale superiore. Questa caratteristica indica che Mixosaurus possedeva muscoli delle mascelle eccezionalmente forti (Motani et al., 1999).



Il collo era breve, come in tutti gli ittiosauri successivi. Gli arti anteriori erano più grandi di quelli posteriori. Non è chiaro se vi fosse una pinna dorsale, ma sembra in ogni caso che la tipica pinna caudale a mezzaluna degli ittiosauri giurassici non si fosse ancora sviluppata; la colonna vertebrale nella regione della coda, infatti, possiede una curvatura verso il basso appena accennata, ed è quindi probabile che solo il lobo inferiore fosse ben sviluppato. In ogni caso, le vertebre della zona mediana della coda possiedono spine neurali particolarmente sviluppate, a formare una convessità dorsale; queste caratteristiche potrebbero indicare la presenza di un'ampia coda nastriforme. Erano presenti circa 50 vertebre presacrali, il doppio di quelle solitamente presenti nei diapsidi terrestri.

Caratteristiche simili a quelle degli altri ittiosauri triassici si riscontrano anche nelle ossa degli arti. Radio e ulna, così come tibia e fibula, sono ancora ossa relativamente lunghe e separate da un ampio spazio. Le falangi possiedono ancora, almeno in parte, una forma a clessidra. Le dita erano cinque e dotate di una modesta iperfalangia.

Il Mixosaurus è considerato abbastanza distinto dagli altri ittiosauri triassici da essere incluso in una famiglia a sé stante, Mixosauridae, la quale nel corso degli anni è andata arricchendosi di ulteriori generi di ittiosauri. Negli ultimi anni la tassonomia e filogenesi di questa famiglia è stata un argomento controverso. All'interno della famiglia Mixosauridae sono stati riconosciuti due sister groups, Mixosaurinae e Phalarodontinae. I primi sono caratterizzati da un omero relativamente breve e largo, mentre i secondi sono caratterizzati dalla mancanza di una scanalatura dentale nella mascella superiore. È stato inoltre suggerito che l'enigmatico Tholodus schmidi dovrebbe essere incluso nella famiglia Mixosauridae, ma di questo animale è noto principalmente materiale dentale, per cui è difficile assegnarlo a una determinata famiglia (Jiang et al., 2006).



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IL CERESIOSAURUS



Ceresiosaurus visse lungo le coste dell'oceano Tetide, che nel Triassico medio formava una serie di lagune dal clima subtropicale. Con una lunghezza media di 2-3 metri, Ceresiosaurus era uno dei più grandi animali vertebrati del suo ecosistema, e doveva predare pesci che afferrava grazie ai lunghi denti aguzzi. Il corpo di Ceresiosaurus era ben adattato all'ambiente marino: gli arti trasformati in organi simili a pinne (con le dita riunite in una sorta di pagaia) potevano essere utilizzati come strumenti di propulsione e di direzione. In particolare, i potenti muscoli presenti dietro le zampe posteriori indicano che queste ultime dovevano giocare un ruolo importante nella locomozione. Questo tipo di propulsione verrà sviluppata e perfezionata ancor di più nei successivi plesiosauri del Giurassico. Analisi istologiche delle due specie di Ceresiosaurus (Hugi, 2011) hanno portato all'ipotesi che queste due specie avessero sviluppato nicchie ecologiche lievemente differenti.

Ceresiosaurus era dotato di un corpo relativamente snello e di un collo lungo, che terminava in una testa bassa e fornita di denti aguzzi. In totale, un esemplare adulto raggiungeva la lunghezza di circa 3 metri. Il cranio, in proporzione al resto del corpo, era il più corto fra tutti i notosauri. Gli arti anteriori erano molto più robusti e sviluppati di quelli posteriori. In questo animale le dita delle zampe posteriori erano decisamente più lunghe di quelle della maggior parte degli altri notosauri: si osserva infatti il fenomeno della plurifalangia (aumento in ogni dito del numero delle falangi) per cui le zampe risultavano più lunghe e di fatto conformate come natatoie. Il cinto pelvico era massiccio e le lunghe coste delle prime vertebre caudali indicano che Ceresiosaurus possedeva potenti muscoli retrattori del femore.



Il genere Ceresiosaurus venne descritto nel 1931 da Bernhard Peyer, sulla base di un fossile proveniente dal versante svizzero del giacimento di Monte San Giorgio. Successivamente vennero ritrovati altri esemplari completi. Per decenni tutto il materiale fossile è rimasto inaccessibile allo studio, e solo nel 2004 la paleontologa Karin Hänni ha dedicato una monografia a questo genere, istituendo la nuova specie C. lanzi.

Ceresiosaurus è considerato un rappresentante della famiglia dei notosauridi, un gruppo di rettili acquatici tipici del Triassico. Nel 1998 Oliver Rieppel ha proposto una sinonimia con il genere Lariosaurus, sulla base di presunte affinità anatomiche. Il nuovo studio della Hänni nel 2004 ha però messo in luce le rilevanti differenze tra i due generi (in particolare per quanto riguarda le zampe posteriori), mantenendo così il genere Ceresiosaurus.

Ceresiosaurus calcagnii, la specie tipo, più antica e dotata di vertebre massicce, e C. lanzi, più recente e dotata di uno scheletro leggero senza costole ispessite, con una coda più corta meglio adattata alla vita in acque più aperte.
Il nome Ceresiosaurus si riferisce a Ceresio, il nome italiano del Lago di Lugano, che si trova ai piedi del Monte San Giorgio.



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IL CYAMODUS HILDEGARDIS



C'era una volta tanto ....tanto tempo fa il Cyamodus. Era un rettile preistorico appartenente ai placodonti. Visse nel Triassico medio (Anisico/Ladinico, circa 240 milioni di anni fa). I suoi resti sono stati ritrovati in Germania, Svizzera e Italia.

L'aspetto di questo animale doveva ricordare quello di una tartaruga con la coda lunga. Gli esemplari adulti potevano raggiungere una lunghezza di circa 1,30 metri. Il corpo era ricoperto da uno scudo piatto simile alla corazza delle tartarughe, costituito da piastre esagonali e piuttosto largo. Sulla parte anteriore della coda era presente un altro scudo, più piccolo, ed entrambe le strutture erano bordate da piccole piastre (osteodermi) che davano all'animale un aspetto frastagliato. Il cranio era largo e a forma di cuore, ed erano presenti solo quattro grandi denti emisferici sulla volta del palato, mentre i denti anteriori erano piccoli e bulbosi.




I primi resti di questo animale furono ritrovati in Germania e descritti da Hermann von Meyer nel 1863. Il cyamodus era un tipico rappresentante dei placodonti, un gruppo di rettili marini che svilupparono via via un aspetto sempre più simile a quello delle tartarughe. In particolare, Cyamodus dà il nome alla superfamiglia Cyamodontoidea, che raggruppa le forme più evolute. Ad oggi, di Cyamodus si conoscono cinque specie: C. rostratus, C. muensteri, C. tarnowitzensis, C. hildegardis e C. kuhnschnyderi.

Il cyamodus era un animale acquatico, che viveva lungo le coste in acque poco profonde. Con i denti anteriori strappava dal fondale animali come molluschi e brachiopodi. Alcuni paleontologi suppongono che Cyamodus, a causa degli arti robusti e del corpo molto piatto, vivesse in acque più mosse e in ambienti più rocciosi rispetto ad altri placodonti (Mazin e Pinna, 1993).

Il nome Cyamodus deriva dalle parole greche kyamos (fava) e odous (dente): gli spaccapietre della Baviera dove furono ritrovati i primi fossili nell' '800, infatti, chiamavano "fave" i denti isolati di questi animali.







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