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lunedì 27 marzo 2017

CASE ABBANDONATE

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Comprare case abbandonate potrebbe essere una nuova iniziativa per entrare in possesso di un’abitazione e comprare casa senza soldi da parte.

Per farlo è necessario mettere insieme molti tasselli, come ad esempio: la struttura, i pendenti su di essa, i proprietari, i recapiti, il recupero, la ristrutturazione e cosi via dicendo. Fatto ciò se l’immobile abbandonato scelto si rivela interessante non si dovrà fare altro che procedere, continuare nelle pratiche e fare di tutto per compralo anche se non in vendita.

La prima cosa da fare è cercare di rintracciare il proprietario della casa chiedere ad esso informazioni sull'immobile residenziale visto, analizzare le condizione e fare cosi una proposta di vendita. Nel caso l’immobile non sia di nessuno o il proprietario privato non fosse più disponibile (se durante la ricerca noterete che il titolare della casa è deceduto, dovrete recarvi all'ufficio anagrafe e controllare se è presente una dichiarazione di successione), la casa sarà molto probabilmente diventata proprietà dello Stato e per questo si dovrà chiedere maggiori info ad un apposito ufficio Statale. Nel caso invece fosse stata ceduta in successione sarà necessario parlare e conoscere l’erede della casa in questione, in quanto sarà lui il legittimo proprietario interessato o meno alla vendita.

Comunque sia per fare tutto questo bisogna recarsi al catasto, consegnare numero civico, indirizzo della casa abbandonata ed attendere le indicazioni dell’impiegato addetto. Una volta svolto il colloquio ed aver consegnato al catasto tutte le informazioni possibili, essi provvederanno a fornirvi i dati di proprietà della casa indicandovi se esiste o meno un proprietario.



Quando le case abbandonate non hanno un erede e neanche dopo le varie ricerche si riesce a trovare un erede di sangue più prossimo; lo stabile in questione diventa proprietà dello Stato. Esso potrà decidere se metterlo all'asta per ricevere subito un compenso, al fine di ampliare le casse dello Stato; oppure tenerlo pronto per un futuro acquirente. Quando una casa abbandonata che ci piace e siamo intenzionati a comprare, diventa proprietà del Comune è obbligatorio rivolgersi al Consiglio Comunale. La valutazione del progetto immobiliare di restaurazione e acquisto verrà dunque presa in considerazione dal Comune del territorio. Esso provvederà dunque a stabilire le condizioni di compravendita, come se fosse un utente privato al 100% (questo avviene perché lo Stato in questo caso risulta registrato come proprietario; quindi agli occhi di tutti risulta un privato che vuole vendere una casa). Questa è un ottima cosa, perché essendo registrato “come privato” si possono iniziare le fasi di trattativa precedentemente descritte anche con il Comune o Stato indicato. L’unica cosa che potrà un pochino frenarvi, saranno i margini di prezzo e riuscita della trattativa, in quanto saranno meno ampi e più difficile da portare a termine.

Durante la visita al Catasto sarà possibile prendere visione della particella riguardante la casa abbandonata; non ignoratela. La suddetta particella catastale (mappale catastale) nel nostro paese serve ad indicare il tipo di porzione immobiliare, il terreno, il fabbricato in questione e la proprietà della casa. Questo permetterà di capire se lo stabile abbandonato è dello Stato, di un privato o di una Società.

Una volta entrati in possesso dell’indirizzo e numero civico, si potrà anche avere il numero mappale e il numero del foglio riguardante la particella. Il tipo mappale alla fine non è altro che un aggiornamento dell’atto del Catasto (terreni, immobili, ecc…) di natura semplicemente tecnica.

Durante il controllo è opportuno fare una ricerca incrociata grazie ai registri immobiliari della conservatoria. Questo passaggio vi aiuterà ad evitare futili discordanze tra il nome del proprietario attualmente proprietario della casa e il nome presente sul catasto non più attivo.

Per la dichiarazione di successione controllate effettivamente se il proprietario non c’è più e assicuratevi veramente che non ci siano eredi; perché altrimenti ci si dovrà rivolgere esclusivamente all'amministrazione pubblica. Infatti nel caso remoto il rustico abbandonato fosse dello Stato, la trattativa potrà essere fatta solo in comune.

Se il rustico abbandonato o le case abbandonate invece facessero parte del demanio comunale o ci fosse anche solo il terreno in una prossimità non adeguata, non sarà in alcun modo possibile comprarlo.

La maggior parte degli edifici residenziali è di proprietà di un privato, infatti ci sono pochi rari casi in cui un immobile in condizioni di abbandono appartenga allo Stato.



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mercoledì 20 gennaio 2016

LA MALATTIA DEI SOLDI

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Arpagone L' Avaro di Molière Scritta nel 1668, è una delle commedie più famose di Molière. Narra la storia di Arpagone, uomo dedito solo ad accumulare ricchezze, famoso per la sua insopportabile avarizia e per il regime austero cui sottopone tutta la famiglia, Perseo Re macedone Re macedone fece uccidere il fratello per salire al trono. Fu sconfitto dai romani nella terza guerra macedonica, nel 171 a.c. Si dice fosse molto avaro e ossessionato dalla possibilità di perdere ciò che aveva conquistato, Michelangelo Artista Scultore, pittore, architetto e poeta del tardo Rinascimento, le cronache lo descrivono come avaro fino all'ossessione, con se stesso anzitutto, diffidente e collerico e spesso incapace di giudizi obiettivi. A volte ingrato.

La pulsione del possedere è dilagata in grandissima parte della nostra società. La nostra stessa cultura è fondata sulla competizione per accumulare mentre la storia occidentale è la storia della violenza per depredare.
Ciò non va delegato esclusivamente a lontane civiltà guerriere, ma va osservato anche nella cultura di casa nostra, dove la smania di possedere è ben descritta ad esempio nei romanzi di Verga, per la proprietà, per la roba.
L’avarizia non fa parte di nessun manuale psicodiagnostico, eppure da sempre è considerata un male, un vizio capitale. Più che un male della psiche è un male dello spirito, un’incapacità di ampio respiro da parte dell’anima.
Il cuore dell’avaro è freddo e difficilmente viene scaldato dagli eventi della vita, i quali vengono affrontati esclusivamente attraverso una loro contabilizzazione in termini economici.
Così ogni elemento viene monetizzato e trasformato nel suo equivalente in denaro: quanto costa avere un figlio ? Quanto costa sposarsi ? Quanto costa ammalarsi ? Quanto costa – in definitiva – vivere ?
L’avaro è una figura ormai consolidata della cultura, pensiamo all’Avaro di Moliere o al Sig. Scrooge di Dickens. Ma sarebbe ingenuo cercare di individuare questi personaggi nella società di oggi, così come la fantasia dei loro autori ce li ha consegnati. Essi non sono altro che rappresentazioni metaforiche, estremizzate e rese caricaturali, di aspetti ed elementi presenti in ogni persona.
Per cercare l’avarizia quindi non dobbiamo imprudentemente ricercare un Paperon de Paperoni, ma osservare dentro di noi quei pensieri in cui associamo felicità e benessere materiale.
L’avarizia ci aiuta ad osservare un errore frequente, ormai diventato un luogo comune: quello di ritenere che la felicità possa essere acquistata o posseduta per sempre. L’illusione del denaro è quella che esso possa fornire o acquistare ciò di cui più profondamente abbiamo bisogno. La maggior parte delle persone sanno bene che l’equazione denaro=felicità è sbagliata, ma nondimeno difficilmente sfuggono dal metterla in pratica. Nel film “Gandhi”, mentre egli realizza autonomamente i propri abiti ruotando lentamente un telaio, il Mahatma afferma: “i miei collaboratori non fanno altro che ripetermi quanto costa loro la mia vita di povertà”.



Se l’universo è composto insieme da materia e spirito, l’avarizia dilata ed espande il mondo della materia rendendolo assoluto, illimitato, dominante. La spiritualità finisce così per non avere più alcun posto, alcuna forza e l’unico assioma che sembra possibile è: “io sono ciò che ho, ciò che posseggo”. L’avarizia è quindi il peccato della potenza assoluta, dell’onnipotente supremazia della materia sullo spirito. Il denaro è tanto onnipotente da prendere letteralmente il posto dell’Onnipotente dei cieli.
 
In questa sorta di neopaganesimo, il denaro è quindi fatto Dio: come tale è adorato e su di esso viene spostato e trasferito il culto verso la divinità.
Ma poiché in questo caso non si tratta di un dio lontano e sfuggente, ma di un dio prigioniero e posseduto un po’ come il genio della lampada di Aladino, l’illusione è che esso possa offrire il piacere più alto e sublime: l’immortalità. La paura del vuoto, del freddo, dell’isolamento affettivo, la paura della morte e l’illusione di esorcizzarla si trasformano in atteggiamenti di cinismo, mancanza di respiro, trasformano il nostro cuore in un cuore angusto e materialistico.

Il possesso del denaro diventa l’illusione del possesso del potere assoluto: per questo esso va accuratamente protetto, non sprecato, e amministrato con la massima cura. Esso è quindi trasformato da mezzo per realizzare qualcosa, in una finalità in sé. Non è più lo strumento che aiuta nei progetti importanti, ma diventa un valore in se stesso, il fine ultimo.
La paura ci suggerisce che il denaro non va speso perché il suo potere risiede nella sua potenzialità inespressa, in ciò che potrebbe fare ma che invece non va fatto perché in questo caso il suo potere svanirebbe. Il denaro speso ha infatti perduto il suo potere di acquisto.
È come se il bisogno di accumulare denaro fosse una preziosa carta da gioco che però non va mai giocata, che immobilizza il gioco in una sospesa promessa di vittoria che però non va mai completata.
E in questo gioco paralizzato e soffocato, ciò che vanno sacrificati sono i desideri e i progetti che si sarebbe potuto realizzare, immolati sull’altare della conservazione del potere. E tanto più grande è il potere del denaro, tanto più grande è l’illusione di incorporare quel potere.

Dice Marx, a proposito del potere del denaro di modificare il pensiero: “Io sono brutto, ma posso comprarmi la più bella tra le donne.
E quindi io non sono brutto, perché l'effetto della bruttezza, la sua repulsivita', è annullata dal denaro. Io, considerato come individuo, sono storpio, ma il denaro mi procura ventiquattro gambe; quindi non sono storpio. Io sono uno stupido, ma il denaro è la vera intelligenza di tutte le cose; e allora come potrebbe essere stupido chi lo possiede ?
Inoltre costui potrà sempre comperarsi le persone intelligenti, e chi ha potere sulle persone intelligenti non è forse più intelligente delle persone intelligenti ?”.

Il materialismo (e l’avarizia) è quindi quella parte di noi che ha bisogno di conservare e accumulare, perché ha l’illusione di poter immagazzinare tutta la potenza che potrebbe essergli necessaria per vincere tutte le paure: la paura dei ladri, dei mutamenti economici, delle rivoluzioni, delle malattie.
In realtà l’avarizia – e tutto il sistema di pensiero utilitarista che l’ha generata – ci difende da un’altra paura ancora più grande: quella della morte.

In verità, l’accumulo e l’immobilizzazione delle potenzialità inespresse non fanno altro che avvicinare paradossalmente la morte-in-vita, condurre all’isolamento affettivo, facendo semmai da stimolo a competizione, continua ricerca del vantaggio, interesse, generando a catena nei macrosistemi le condizioni per le ingiustizie, se non addirittura per la criminalità.
La conservazione e l’immobilità rappresentano infatti nel nostro Universo, l’entropia e la morte termica del Cosmo.
La vita è invece determinata dal fluire continuo dell’energia, dalla diversità e dalla ricerca di nuove forme di equilibrio armonico. In questo senso, l’avarizia è tutt’altro che confinata alle figure caratteriali del teatro, ma rappresenta invece una malattia diffusissima e molto poco trattata. Ogni volta che le ragioni della vita e le spinte al cambiamento ci costringono allo scoperto, essa si difende con pensieri del tipo: “l’accumulo e la conservazione ancorche' coatta, l’immobilizzazione dell’energia sono una forma di protezione verso le minacce del mondo”. La nostra parte ‘avara’ vorrebbe quindi svolgere – almeno nei suoi proponimenti – una funzione apparentemente del tutto positiva.

Ovvero quella di essere una sorta di istinto di sopravvivenza, un baluardo difensivo nei confronti dei pericoli esterni. E difatti non è raro trovare nelle persone affette da avarizia, anche altre forme di immobilizzazione che si manifestano con stipsi, costipazione, eccessive forme di paura nei confronti della sporcizia, del disordine, talvolta anche della sessualità (vissuta come sconvolgente, caotica, esageratamente liberatoria e poco controllabile).
La guarigione dal materialismo dell’avarizia è tutt’altro che semplice, anche se alla portata di tutti. Il primo passo fondamentale è quello di rendersi conto che le modalità di pensiero materialista non sono circoscritte a pochi e buffi personaggi, ma sono piuttosto un patrimonio culturale diffuso, intimamente radicato nei nostri pensieri più reconditi e sconosciuti.
Soltanto dopo esserci resi consapevoli di quanto profondamente queste modalità di pensiero sono parte di noi, allora è possibile intraprendere un percorso di rivoluzione personale dei propri modelli di pensiero.
Dice Erich Fromm: “La funzione della nuova società è di incoraggiare il sorgere di un uomo nuovo, la cui struttura caratteriale abbia le seguenti qualità: disponibilità a rinunciare a tutte le forme di Avere, per Essere senza residui..."

Per realizzare questa seconda nascita è necessario anche riconoscere tutte le forme di paura che sono nascoste dietro modelli di pensiero materialisti e apparentemente logici e razionali. La paura che porta a possedere, ad accumulare, ad immobilizzare l’energia conduce all’inattività spirituale. È necessario comprendere che questa paura è il lontano eco dei millenni di evoluzione umana dove il possesso del cibo era il discriminante che segnava il confine tra la vita e la morte.
Nella società moderna invece questa paura, se non viene contrastata, porta ad una diffusa cultura del possesso materiale, la quale – piuttosto che avvicinarci alla felicità – ce ne allontana definitivamente. Dal punto di vista esistenziale, noi possediamo realmente soltanto il nostro nome, il nostro corpo e le nostre qualità.



Ma se le nostre paure ci minacciano in questi possessi fondamentali, ci sentiamo minacciati nella nostra identità, ci sentiamo minacciati dalle malattie e dalla morte, ci sentiamo minacciati dal non riuscire a realizzare i nostri progetti esistenziali. Talvolta, invece di lavorare e combattere in maniera diretta queste paure, adottiamo soluzioni illusorie che spesso vengono proposte dalla società.

Queste pseudo-soluzioni si riducono al possesso delle cose e degli altri, dei loro sentimenti, del loro corpo e delle loro azioni. Se invece riusciamo a combattere efficacemente questi modelli di pensiero ingannevoli, potremo renderci conto che più che possedere finiamo invece per essere posseduti: dai mass media, dai governi, dai bisogni consumistici delle industrie.
L’ideale dell’abbondanza materiale dell’umanità, finisce per essere in realtà un’abbondanza limitata esclusivamente ai paesi ricchi, e fondata sullo sfruttamento di quelli poveri. L’ideale del superpotere dell’uomo sulla natura è in realtà fonte di conflitti e di disastri ecologici. E infine l’ideale della felicità intesa come soddisfacimento di tutti i bisogni narcisistici è in verità la causa dell’alienazione, basata non sul valore esistenziale (ovvero la capacità di dare senso alla vita), ma sul valore d’uso di una cosa o una persona.
Una buona igiene mentale e un’esistenza ricca di serenità e appagamento sono invece il risultato del vivere bene.
E vivere bene non è dato dal possesso degli oggetti o dal soddisfacimento compulsivo di tutti i piaceri.

Vivere bene è invece facilitato dal conoscere se stessi, dal sviluppare la propria creatività, dal pensiero cooperativo, dalla capacità di vivere nella coralità. Gli stessi eroi della mitologia e delle religioni sono individui che abbandonano i loro possessi, che si distaccano dalla vita materiale, per conquistare beni spirituali da condividere nella collettività.
Se la nostra società ha smesso di domandarsi cosa è bene per l’uomo, per orientarsi piuttosto a domandarsi cosa è bene per il profitto e per lo sviluppo del sistema economico, è importante invece che torniamo a domandarci cosa ci serve veramente per vivere bene.
Nella maggioranza dei casi, ho potuto osservare che le persone sono felici quando rinunciano alle illusioni e agli idoli per fare della crescita di sé e degli altri lo scopo supremo dell’esistenza, quando rinunciano al perfezionismo e agiscono come artisti della vita, usando l’arte di superare le difficoltà della vita.
Questa rivoluzione del pensiero è il risultato della liberazione dell’energia: essa fluisce dall’alto verso il basso, e dal basso verso l’alto, dal Maschile verso il Femminile e dal Femminile verso il Maschile.

In questo modo la vita è profondamente ricca, di una ricchezza fondata sulla gratitudine di poter crescere, espandersi, dare, trascendere il proprio egocentrismo, vincere efficacemente le proprie paure, amare.
La guarigione e la felicità sono quindi nel dono e nella realizzazione dei bisogni più profondi dell’uomo: esse hanno come presupposto la libertà e l’autonomia che finalizza gli sforzi alla crescita e all’arricchimento della propria interiorità.

Suicidi indotti dal denaro. Cronaca quotidiana. Segno inquietante dei tempi.

Sta avvenendo quello che in forma sociale non era mai accaduto prima nella storia dell’umanità: darsi la morte per i soldi! . Episodi quasi quotidiani di suicidi di persone sull’orlo del fallimento economico, ci inducono ad una seria riflessione.

Negli ultimi anni, sempre più spesso molte persone  stanno male proprio per colpa del denaro. Un fenomeno nuovo anche per la stessa  psichiatria.

La perdita di denaro, lascia un senso di abbandono, come se ci trovassimo soli in un deserto.

In realtà, più che in testa il denaro bisognerebbe tenerlo in tasca, perché  questo mantenga la funzione di strumento che facilita la vita. Diversamente, quando il denaro ci conquista, , diventa un demone, un tarlo che altera pensieri e sentimenti, portandoci a comportamenti inaccettabili e irreparabili. Perfino l’amore è diventato denaro-dipendente. Allora, in questa visione generale i soldi diventano non solo il prezzo delle cose, ma soprattutto il prezzo dell’uomo.

Oggi si sta consolidando la spaventosa tendenza che porta a misurare tutto in denaro. Non c’è più un’etica. Se poi a questo principio si arriva a dire che “tutto è possibile,  basta avere denaro”.

Oggi con il denaro si compra la bellezza, la stessa Legge nazionale e come conseguenza, la corruzione dilaga.

La cosa strana è che le malattie da denaro non sono solo nei ricchi, ma ci sono anche nei poveri. Il denaro come potere, significa avere la dimensione della ricchezza come misura di tutte le cose. Cosa che  alla fine ci rende infelici.

I soldi non daranno la felicità, ma è pur vero che oggi senza soldi puoi morire. Ha mai visto un povero felice? Su questo non ne sono sicuro. Non sappiamo se il greco Diogene fosse felice o meno, standosene dentro una botte nudo e senza denaro, cercando l’uomo. Il saggio non vuole il potere, cerca la gioia. Cristo stesso non aveva il portafoglio. Gandhi non volle diventare un Capo di Stato, così come non lo fu Socrate o Thomas Moore (San Tommaso Moro). La povertà è un dramma. Così come la ricchezza non è la porta della felicità.

La storia del caso Maso, il giovane veronese che sterminò la famiglia per l’eredità più di diedi anni fa, ne è la palese dimostrazione. L’assassino aveva fatto bene i calcoli: sperava di ereditare oltre un miliardo di lire con  la morte dei suoi genitori. Ma questo è solo uno dei tanti casi che continuano a ripetersi con la stessa finalità.

Le famiglie da sempre vengono smembrate dal denaro: oggi il 75% del tempo speso per parlare in casa, è sempre direttamente o indirettamente, legato ai soldi. Ancora, ci sono genitori che danno la “paghetta” ai figli, inibendo che un bambino bisognoso si riferisca alla mamma o al papà in maniera diretta. Si preferisce offrire denaro (paghetta) perdendo così una delle rare occasione di ascoltare e analizzare il desiderio dei figli. I genitori si giustificano dicendo che “lo fanno per educare alla autonomia”, mentre invece è per l’autonomia stessa dei genitori che così si occupano ancora meno dei figli .

Dopo duemila anni di cristianesimo il denaro resta il desiderio assoluto di molta gente. Per il ricco i peccati sono sempre discutibili.

Tirchieria gran brutto vizio, o addirittura «malattia» perché dal soldo l’ avaro si sposta sempre sui sentimenti: non dà materia, né affetto, il pitocco. E si è pure evoluto, ultimamente, nobilitando il vizio alla voce «valori»: «risparmio sul riscaldamento perché inquina» o «mangio poco ma sano». La salute prima di tutto, la malattia è di quelle «vere». Dalla quale però è possibile uscirne, riconoscendone i sintomi, riflettendo: «Pensi che gli altri si godano la vita più di te?»; «Menti per non offrire?»; «Provi dolore nell’ invitare a casa gli amici?». «L’ avarizia è diffusissima - spiega il professore Alberto Maria Comazzi, psichiatra e psicoanalista -. E non ha nulla a che fare con la mancanza di soldi e con la necessità di risparmiare». Così è difficile che un taccagno sia povero ed è invece facile che un avaro sia ricco o quantomeno benestante. Più uomini, che donne. E’ uomo Arpagone nell’ Avaro di Molière che coccola la sua cassetta piena di denaro. E’ un papero Paperon de Paperoni che è felice solo quando nuota nei suoi cent. E’ un attore Tobey Maguire che coltiva le rose per risparmiare sui bouquet da regalare alle «fidanzate». E’ un cantante Paul McCartney che alla festa data in onore di sua moglie fece pagare agli ospiti i drink. Era un comico Charlie Chaplin che non dava mai un party ma s’ imbucava sempre a quelli degli altri. E poi ancora ometti «beccati» sulle mance: da Sean Connery, Bruce Willis, Mike Jagger e Matt Damon e Ben Affleck, mai un cent da loro ai camerieri che stufi li hanno segnalati su Internet nella top «tirchi e famosi». Per giustizia non senza divine pitocchiose: la regina Elisabetta, ma anche sua sorella Anna che pranzava con i ticket sconto del Times, e poi Barbara Streisand, Jennifer Lopez, Sharon Stone, Julia Roberts a Valeria Mazza, Madonna, Elisabeth Hurley. Ok salute fa un centinaio di nomi, certi, presunti e per sentito dire. Fra i «parsimoniosi», molti italiani. C’ è a sorpresa Barbara D’ Urso («Forse perché semplicemente non butto via i miei soldi in pellicce e auto e lavoro perché mi piace, ma anche perché ho due figli da mantenere); Matteo Marzotto («Sarà perché qualcuno in famiglia era di braccine corte, io personalmente no. Non sperpero, ma neppure mi considero un avaro); Emanuele di Savoia («Dissi che ero tirchio una volta raccontando che non mi piace spendere più di quello che guadagno») e Enrica Bonaccorti («Origini genovesi e radici ebree e me ne vanto. Ma al contrario in famiglia mi hanno sempre detto che ho le mani bucate»). «L’ avaro comunque sia - dice Ines Staletti, psicoterapeuta di scuola Adleriana - non ammetterà mai di esserlo, non riconosce il suo atteggiamento che è soltanto, per lui, di difesa di quello che possiede. Anzi si sente "vittima" di continue aggressioni a ciò che gli appartiene, sentimenti o denaro. E le rare volte che chiede aiuto è perché si sente solo, isolato dal mondo e non ne capisce il motivo».


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sabato 2 gennaio 2016

DOG CASH

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Il cash dog è la più recente tipologia nata tra le unità cinofile. Sono cani, dal fiuto infallibile, in grado di fiutare il denaro contante di chi cerca di passare la frontiera evitando i controlli. Fenomeno in crescita a causa della dilagante paura di default dovuti alla crisi economica.

Crisi economica inarrestabile. Paura del default, timore che le tasse ci sommergano, che le banche chiudano i rubinetti. E l’effetto panico si fa sentire. Da tempo. Così non è un caso che le banconote da cinquecento euro siano quasi scomparse dall’Italia, transitate in modo legale, e non, verso altri Paesi.

Le frontiere assumono un ruolo sempre più strategico, specie agli aeroporti, da dove singoli individui o gruppi organizzati escogitano le peggiori diavolerie pur di far transitare merce illegale, droga in primis, e anche banconote non dichiarate. Denaro in contanti che rischia di sparire nel nulla…

Ai cani viene insegnato a inseguire l’odore dei soldi, del denaro contante e frusciante; un odore che esiste davvero ma che solo il sofisticato naso di un quattrozampe riesce a sentire. «Pecunia olet», insomma, a differenza di quanto sostenuto secoli e secoli fa dall’imperatore Vespasiano. In Gran Bretagna li chiamano cash dogs, sono trenta esemplari in tutto, prestano servizio nei porti e negli aeroporti d’Oltremanica; solo Stati Uniti e Israele possiedono unità cinofile con identica specializzazione, in Italia Robbie è stato il primo a operare: sguinzagliato tra i banchi dei check in di Malpensa non ha tardato a scovare esportatori di valuta, arrivando là dove nemmeno minuziose perquisizioni fatte dagli uomini arrivano. La trasferta dei poliziotti inglesi a Malpensa è nata da un accordo di collaborazione tra le autorità dei due Paesi. Robbie è arrivato in Italia dal porto di Dover, la sua «cuccia» abituale e non si è mai separato da Peter Fryers, l’agente dalla United Kingdom border and customs (la polizia di frontiera inglese) che è anche il suo addestratore. «Qualunque cane possiede questa attitudine — spiega Fryers — basta che segua un addestramento di circa sei mesi. Di che tipo? Abbiamo abituato Robbie a ricevere una ricompensa tutte le volte che individua la scia delle banconote».



Il cane «acchiappasoldi» obbedisce a un rituale ben preciso: l’istruttore per prima cosa gli fa indossare un’imbragatura azzurra; è il segnale, per Robbie, che comincia «il lavoro ». Una volta scovato il denaro, l’animale si blocca, posa il muso sulla fonte dell’odore e fissa l’istruttore: si muove solo quando quest’ultimo gli lancia una pallina da tennis gialla in segno di ricompensa. «Abbiamo già fatto domanda per poter avere anche noi dei cash dogs — dichiara il colonnello Enrico Fiora, comandante delle Fiamme Gialle di Malpensa — perché il fenomeno dell’esportazione di valuta qui in aeroporto è sempre sostenuto: dall’inizio del 2008 abbiamo già intercettato due milioni e mezzo di euro addosso a 900 diversi passeggeri. Se la metà di questi possono essere considerati immigrati che rientrano al Paese d’origine con i risparmi, per tutti gli altri il discorso non vale. Si tratta evidentemente di persone implicate in traffici illeciti, che vogliono spostare denari senza lasciare traccia». Una traccia che invece Robbie e i suoi colleghi sanno riconoscere al volo.

“L’idea non e’ nostra – ammette il tenente colonnello Luigi Macchia, comandante del Gruppo di Malpensa delle Fiamme gialle – l’abbiamo ripresa dagli inglesi, ma ci e’ piaciuta subito e ci abbiamo lavorato su con convinzione”. Il primo passo e’ stato quello della scelta della razza: niente pastori tedeschi, bravissimi nell’individuare stupefacenti ed esplosivi ma con un approccio un po’ troppo “aggressivo” per un controllo di questo tipo, e niente springer spaniel come oltre Manica, “abbiamo pensato subito ai labrador”, che per socievolezza e facilita’ di apprendimento sono gia’ usati in diversi campi, dalla ricerca delle persone alla guida dei non vedenti, passando per la pet-teraphy.
“L’addestramento (nel centro di Castiglione del Lago, in provincia di Perugia) ha richiesto tempo e pazienza – ricorda Macchi – parafrasando il vecchio detto latino, potremmo dire che ‘pecunia olet’. Solo che a odorare e’ l’inchiostro usato per la stampa, e l’inchiostro usato per gli euro non e’ lo stesso dei dollari, le due valute statisticamente piu’ esportate”.
Non solo: senza dichiararlo prima, si possono portare fuori dal paese fino a 10mila euro, quindi “per evitare troppe ‘positivita’ ai controlli i nostri cani sono stati ammaestrati a fiutare dai 50mila euro in su. Peccato che somme cosi’ ingenti era impossibile averle per il training: troppi alti i rischi. E cosi’ abbiamo dovuto ‘ripiegare’ su banconote… tritate, ovvero su banconote ormai logore, ritirate dalla circolazione e ridotte in pezzi cosi’ minuti da non poter essere ricostruite”.
La fase di prova e’ partita a fine 2009 alla Malpensa e i risultati ottenuti hanno superato persino le aspettative: “i flussi del denaro esportato illegalmente – sottolinea il tenente colonnello Macchi – sono diretti per lo piu’ verso la Cina e alcuni paesi latino americani e i trucchi usati dai ‘corrieri’ sono i piu’ disparati: di solito chi cerca di far uscire somme tanto consistenti le nasconde addosso o nel bagaglio a mano ma da quando ci sono i nostri ‘cash dog’ c’e’ chi comincia a occultarle nei bagagli da stivare. Noi continuiamo a usare i metodi di screening tradizionali, affinando le tecniche di intelligence e le analisi su giorni e orari a rischio, e ogni volta che possiamo ci facciamo aiutare dai nostri labrador che naturalmente non possono essere fatti lavorare per piu’ di 5 o 6 ore: il pericolo e’ di stancarli troppo”. Attualmente l’Italia e’ – con Inghilterra, Israele, Sud Africa e Stati Uniti – uno dei 5 Paesi al mondo che ricorrono ai cani fiuta-soldi, ma “presto – assicura l’ufficiale – altri imboccheranno la stessa strada”.

Un turno di servizio è di sei-otto ore. Il conduttore, dopo averlo portato a espletare le sue funzioni fisiologiche, arriva in aeroporto. In base all’analisi dei voli considerati “a rischio” si inizia a lavorare cercando il “gioco”, che nel caso di Tango è una pallina, tra i passeggeri in partenza, o tra i bagagli sul nastro nella sala arrivi. “Dopo quindici o venti minuti di ricerca”, spiega ancora il comandante Gazzilli, “il cane viene fatto riposare per mezz’ora o quarantacinque minuti. Non appena la situazione dei voli lo rende necessario si riparte con la ricerca. Quotidianamente si fa in modo che il cane scovi la sua pallina, o dei soldi, oppure si organizza un esercizio. Questo per fare in modo che il suo desiderio e la sua voglia di cercare rimanga inalterata”. Tutto ciò, infatti, completa la gratificazione del cane, solo quando sa di aver trovato l’oggetto richiesto (droga o contante) riceverà la meritata ricompensa (il gioco).




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