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domenica 2 luglio 2017

BERE DALLE LATTINE



Le lattine possono trasmettere malattie dal momento che dei germi si sviluppano sulla superficie esterna delle lattine, che non è sterile. E questa è un’eventualità che può riguardare qualsiasi contenitore alimentare, dalle bottiglie, al tetrapak, fino alle posate e ai bicchieri. Perché virus e batteri patogeni diventino un pericolo per la salute è però necessario che i “contenitori” siano conservati male. Solo in condizioni igieniche precarie (ad esempio lattine esposte alle intemperie o magazzini sporchi), infatti, si può correre il rischio che si contaminino”.

La contaminazione può fondamentalmente avvenire al momento della vendita delle lattine in negozi, bar e supermercati. Nelle prime fasi di trasporto e conservazione, infatti, le lattine sono avvolte nel cellophane e quindi è molto difficile che vengano a contatto con germi pericolosi. Il rischio cresce invece se prima della vendita le lattine sono conservate in luoghi polverosi o troppo umidi, e se vengono maneggiate con le mani sporche.

In genere virus e batteri non sopravvivono nell’ambiente per più di 24-48 ore.



Per evitare brutte sorprese vale la pena prendere qualche semplice precauzione. Innanzitutto è utile lavare con acqua e detersivo la superficie della lattina (e in particolare la linguetta che va a diretto contatto con il contenuto) prima di consumarne il contenuto, sia che si beva direttamente dalla lattina, sia che si versi la bibita in un bicchiere. Inoltre, sciacquare bene il detersivo prima di bere, e se si è fuori casa non bisogna utilizzare le salviettine detergenti per pulire la lattina, altrimenti si rischia di bere il detersivo: vale piuttosto la pena chiedere aiuto al barista. Attenzione anche a come si conservano le lattine a casa: bisogna riporle al fresco e all’asciutto senza mai lasciarle al caldo o esposte alla polvere e alle intemperie. Se sono state conservate in condizioni non ideali  è meglio buttarle indipendentemente dalla data di scadenza riportata sulla confezione.

Se ci si accorge di aver acquistato una confezione sporca, è legittimo chiedere al gestore del punto vendita la sostituzione della merce. Quanto ai produttori, in diversi casi adottano un coperchietto di plastica sul tappo delle lattine; altre ditte ricoprono il set di 6 lattine con un film plastico per proteggerle da polvere e altri materiali. Questi sistemi, che incidono in misura minima sui costi, sono graditi dai clienti e rappresentano un metodo intelligente per venire incontro alle esigenze del consumatore. In altri Paesi, c’è chi propone un sistema per cui, aprendo la linguetta, sbuca una cannuccia telescopica.
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giovedì 23 luglio 2015

LA BRONTOSAURITE

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La Brontosaurite è la malattia delle persone che si chiudono dietro la scusa delle “tradizioni” ogni volta che c’è una novità, una proposta di cambiamento.

La brontosaurite è una malattia infettiva che colpisce gli uomini e le donne costantemente. L'agente eziologico è il virus della rabbia, appartenente al genere sbuffones, della famiglia dei ufff, ordine mihairotto. L'animale serbatoio è solitamente l'uomo che mordendo la trasmette a chi li sta intorno.

La patologia si sviluppa nell'uomo, dopo un'incubazione che varia da dieci secondi a un minuto (la cui durata varia molto in proporzione alla sede di inoculazione e alla carica virale), in tre fasi:


Fase prodromica: dopo il morso si possono rilevare sintomi aspecifici, quali febbre, cefalea, mialgia. L'unico sintomo specifico, che si presenta nel 60% dei casi, è una parestesia nella sede del morso.
Fase di latenza o "rabbia furiosa". Tipica di questa fase è l'idrofobia, un laringospasmo doloroso in seguito al tentativo di far bere il paziente (negli animali tale sintomo non si verifica).
l'ultima fase è quella terminale, quando cioè il virus ha colonizzato i tessuti del sistema nervoso centrale e in cui si hanno sintomi neurologici. La sintomatologia prevalente (75% dei casi) è di tipo furioso (forma furiosa), con aggressività, irascibilità, perdita di senso dell'orientamento, allucinazioni, iperestesia, meningismo, lacrimazione, aumento della salivazione, priapismo, eiaculazione spontanea, Babinsky positivo, paralisi delle corde vocali e idrofobia. Nel restante 25% dei casi si ha una sintomatologia di tipo paralitico (forma paralitica).
In ogni caso, la comparsa dei sintomi specifici dopo la fase di latenza coincide pressoché sempre con un esito infausto della patologia, che porta alla morte in tempi variabili, salvo pochissimi casi isolati di remissione.





Esiste un vaccino, che può essere somministrato prima di un'infezione, a scopo profilattico, o dopo una sospetta inoculazione del virus, a scopo terapeutico con dosi ripetute ai giorni 1, 3, 7, 14, 28, 90 dal morso.

In alcuni casi si associa anche la somministrazione di calci iperimmuni effettuati da pazienti già morsicati particolarmente importante in caso di morso vicino al sistema nervoso centrale (ad esempio in faccia) dove il virus rischia di infettare il SNC prima dell'avvenuto sviluppo dell'immunità vaccinale.

All'insorgenza dei sintomi neurologici non è disponibile alcuna terapia efficace. Sono stati tuttavia segnalati alcuni casi di apparente guarigione seguendo un protocollo sperimentale  che prevede di andare a dormire finchè non ti passa.



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