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giovedì 23 luglio 2015

LA BRONTOSAURITE

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La Brontosaurite è la malattia delle persone che si chiudono dietro la scusa delle “tradizioni” ogni volta che c’è una novità, una proposta di cambiamento.

La brontosaurite è una malattia infettiva che colpisce gli uomini e le donne costantemente. L'agente eziologico è il virus della rabbia, appartenente al genere sbuffones, della famiglia dei ufff, ordine mihairotto. L'animale serbatoio è solitamente l'uomo che mordendo la trasmette a chi li sta intorno.

La patologia si sviluppa nell'uomo, dopo un'incubazione che varia da dieci secondi a un minuto (la cui durata varia molto in proporzione alla sede di inoculazione e alla carica virale), in tre fasi:


Fase prodromica: dopo il morso si possono rilevare sintomi aspecifici, quali febbre, cefalea, mialgia. L'unico sintomo specifico, che si presenta nel 60% dei casi, è una parestesia nella sede del morso.
Fase di latenza o "rabbia furiosa". Tipica di questa fase è l'idrofobia, un laringospasmo doloroso in seguito al tentativo di far bere il paziente (negli animali tale sintomo non si verifica).
l'ultima fase è quella terminale, quando cioè il virus ha colonizzato i tessuti del sistema nervoso centrale e in cui si hanno sintomi neurologici. La sintomatologia prevalente (75% dei casi) è di tipo furioso (forma furiosa), con aggressività, irascibilità, perdita di senso dell'orientamento, allucinazioni, iperestesia, meningismo, lacrimazione, aumento della salivazione, priapismo, eiaculazione spontanea, Babinsky positivo, paralisi delle corde vocali e idrofobia. Nel restante 25% dei casi si ha una sintomatologia di tipo paralitico (forma paralitica).
In ogni caso, la comparsa dei sintomi specifici dopo la fase di latenza coincide pressoché sempre con un esito infausto della patologia, che porta alla morte in tempi variabili, salvo pochissimi casi isolati di remissione.





Esiste un vaccino, che può essere somministrato prima di un'infezione, a scopo profilattico, o dopo una sospetta inoculazione del virus, a scopo terapeutico con dosi ripetute ai giorni 1, 3, 7, 14, 28, 90 dal morso.

In alcuni casi si associa anche la somministrazione di calci iperimmuni effettuati da pazienti già morsicati particolarmente importante in caso di morso vicino al sistema nervoso centrale (ad esempio in faccia) dove il virus rischia di infettare il SNC prima dell'avvenuto sviluppo dell'immunità vaccinale.

All'insorgenza dei sintomi neurologici non è disponibile alcuna terapia efficace. Sono stati tuttavia segnalati alcuni casi di apparente guarigione seguendo un protocollo sperimentale  che prevede di andare a dormire finchè non ti passa.



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mercoledì 1 luglio 2015

ORSITE

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L'orsite è una malattia non molto rara sono affetti gli uomini scostanti o perfino scortesi, dall'altro questo atteggiamento tradisce la volontà di tener nascosta una parte di sé più sentimentale e tenera. È un'immagine molto forte, sorretta da un suono che già di per sé invita il broncio, e profondamente scavata nella nostra fantasia: il personaggio scortese ma dal cuore d'oro è praticamente una figura archetipica.
L'orso di turno sarà il vicino di casa che non saluta mai e parla a monosillabi ma ti lascia davanti alla porta un cestino con le primizie del suo orto; sarà  il professore che si mostra severo e sorride di rado ma in sede di scrutinio difende i suoi allievi a spada tratta;  chi ha una triste storia alle spalle e ringhia a tutti, salvo sciogliersi quando decide di fidarsi e aprire il suo cuore.
Il malato di orsite è chi tiene gli altri a distanza di sicurezza dalla sua parte più delicata.
Prepara tutto con cura e attenzione. La convivenza risulta difficoltosa: la presenza dell’ospite, i suoi rumori, le sue chiacchiere gli impediscono  di prendere sonno e anche quando c'è silenzio assoluto, inquietanti fruscii e scricchiolii gli impediscono di dormire.

Persona scontrosa, scarsamente socievole.

L'affetto di tale patologia  ha notoriamente un'indole solitaria e, ad eccezione di particolari momenti dell’anno e comunque con nette differenze di comportamento in relazione all’età del singolo individuo e alle caratteristiche dell’ambiente in cui vive, non ha un’intensa vita di relazione, anche in aree caratterizzate da alta densità di popolazione.
Schivo, diffidente e solitario, è estremamente difficile da incontrare. Al contrario di quello che si pensa, non è aggressivo e non attacca, se non quando pensa di essere in pericolo e non ha altre vie di fuga.
Prevalentemente crepuscolare e notturno, spesso utilizza le ore del giorno solo per riposarsi, alternando fasi di immobilità a piccoli spostamenti. Per questo motivo, la scelta dei giacigli diurni e la possibilità di trovare aree indisturbate nelle quali passare le ore di riposo sono molto importanti.

Brontolone perenne ha sempre da lamentarsi però non accetta le lamentele degli altri ed è in modo assoluto allergico alle coccole.
Quindi bisogna stare attenti a questo tipo di patologia perchè peggiora con l'avanzare dell'età e non ci sono cure.




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