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lunedì 6 luglio 2015

LA SFERA DI CRISTALLO



La sfera di cristallo è uno strumento che alcuni chiaroveggenti, indovini e medium adoperano in quanto lo ritengono in grado di aiutarli ad esercitare le proprie pratiche.
E' un oggetto sferico di materiale cristallino più o meno trasparente (cristalli artificiali o spesso cristalli di rocca, ovvero quarzi ialini) e può essere pieno o, molto più raramente, cavo. Può essere anche di vetro, e in questi casi si preferisce chiamarlo palla di vetro o sfera di vetro.

A seconda delle dimensioni e della consistenza dell'oggetto, anziché "palla" o "sfera" si può trovare scritto anche "globo", "boccia", "bolla" e così via.

L'uso di oggetti di materiale trasparente a scopi magici o divinatori è praticato fin dall'antichità ed è comune a diverse civiltà; tuttavia sembra che l'uso di oggetti trasparenti di forma sferica risalga solo all'alto Medio Evo, se non più tardi.

Nella tomba del re dei Franchi Childerico I, vissuto nel V secolo, fu ritrovato un globo di berillo trasparente del diametro di 3,8 cm; da questo ritrovamento nacque la leggenda che il re lo utilizzasse per predire il futuro. L'oggetto è simile ad altri globi che furono in seguito trovati in tombe del periodo merovingio (in Francia) e sassone (in Inghilterra), alcuni dei quali completi di una montatura che fa pensare a un oggetto ornamentale. Tuttavia è stato fatto notare che tali montature sono identiche a quelle di altri globi usati per la magia o la divinazione; quindi è possibile, anche se non è certo, che questi globi di cristallo fossero usati per la cristallomanzia.

La prima notizia storicamente documentata riguarda dunque il matematico e occultista britannico John Dee, il quale sostenne di aver ricevuto una sfera di cristallo da un angelo il 21 novembre del 1582 e di averla usata in seguito più volte per mettersi in collegamento con gli angeli, assistito dal medium Edward Kelley. La pietra di berillo che probabilmente fu usata da Dee ha un diametro di 6 cm ed è oggi conservata al British Museum insieme con i supporti, finemente lavorati, sui quali la appoggiava durante le sue pratiche.

Altre due sfere di cristallo contemporanee di Dee sono conservate una nel Museo di Storia della Scienza di Oxford e l'altra nel Museo della Scienza di Londra; entrambe furono usate, dai rispettivi proprietari, anche come strumento diagnostico in ambito medico. Insieme alla seconda sfera è conservato anche il manoscritto con le istruzioni per l'uso.

Al berillo furono in seguito preferiti il quarzo ialino e il vetro in quanto materiali perfettamente trasparenti.

Gli antropologi Andrew Lang e Ada Goodrich-Freer nel XIX secolo condussero numerosi esperimenti sulla cristalloscopia utilizzando palle di vetro, oltre a studiare approfonditamente la storia mondiale delle tecniche di cristalloscopia. Fu la Goodrich-Freer a scoprire che i globi di cristallo più antichi, compresa la pietra di Dee, erano in berillo e non in quarzo come erroneamente si era ritenuto fino a quel momento.

La sfera di cristallo è usata in diversi modi da diversi praticanti e per diverse finalità.

La finalità più comune è quella di ricavarne visioni o immagini di vario tipo le quali, secondo ciò che i praticanti riferiscono, possono formarsi sia all'interno della sfera, sia sulla superficie della stessa, sia altrove. Le visioni possono riguardare avvenimenti passati o luoghi lontani, oppure possono essere predizioni o presagi sul futuro, oppure possono essere immagini di tipo simbolico che dovranno essere interpretate secondo le abilità e le conoscenze del praticante o dell'eventuale destinatario del messaggio simbolico.

Altri praticanti usano la sfera di cristallo per mettersi in collegamento con persone defunte o con entità soprannaturali, in quanto credono che le caratteristiche dell'oggetto possano facilitare la comunicazione; il praticante può percepire l'immagine del defunto o dell'entità come pure non percepire alcuna immagine durante il collegamento.

In ambito magico o religioso la sfera deve essere consacrata tramite rituali più o meno complessi prima di poter produrre il suo effetto.

Il collegamento tra il praticante e la sfera di cristallo può avvenire tramite la vista, ossia il praticante guarda l'oggetto, tramite il tatto, ossia il praticante tocca l'oggetto spesso restando in contatto con esso, o tramite entrambi i sensi. Quando la usa per ottenere una visione, il praticante generalmente la fissa intensamente finché le immagini non cominciano a formarsi e non distoglie lo sguardo finché le immagini non spariscono.

Per favorire la formazione delle immagini, alcuni praticanti la avvicinano a una parete scura oppure la avvolgono in un panno nero, altri prediligono le ore della luce del giorno e in particolare l'alba, ma esistono anche altre tecniche.

Alcuni praticanti cadono in stato di trance durante l'uso della sfera mentre altri praticanti restano coscienti.

Al di fuori dell'ambito religioso, in cui il praticante crede che le immagini abbiano un'origine soprannaturale, sono state avanzate diverse ipotesi sull'origine delle visioni nella sfera di cristallo.

Il primo, nel XVI secolo, fu il medico e alchimista Paracelso, il quale riteneva, secondo le conoscenze dell'epoca, che la struttura della sfera di cristallo potesse interagire con ciò che egli chiamava il magnes microcosmi ossia il magnetismo umano e provocare le visioni.

Nel XIX secolo l'antropologa Ada Goodrich-Freer ipotizzò che le immagini che i praticanti raccontano di vedere fossero allucinazioni le cui origini possono essere:

memorie provenienti dal subconscio;
oggettivazioni di idee o immagini, a livello conscio o inconscio;
immagini che la studiosa non esclude che possano essere chiaroveggenze o percezioni extrasensoriali.
La Goodrich-Freer conclude dicendo che le immagini di quest'ultimo tipo sono di scarsa rilevanza.

Al giorno d'oggi, la possibilità che il praticante possa ricevere immagini dell'ultimo tipo è ancora controversa; gli studiosi concordano sull'origine soggettiva della maggior parte, se non di tutte, le visioni, le quali potrebbero essere indotte da uno stato di leggera trance.

Anche se la divinazione con la sfera di cristallo, il più antico e praticato metodo di divinazione del mondo, può apparire molto complesso, in realtà non lo è; per poter utilizzare questo metodo occorrerà avere una predisposizione naturale e tanta pazienza. Questa arte chiamata cristallomanzia è molto antica; già in epoca faraonica in Egitto, si ricorreva alla lettura di sfere di cristallo, e delle acque tranquille. E’ noto che la tecnica della lettura della sfera di cristallo nasce dagli oracoli dell’acqua.

Per poter praticare questa arte occorre una palla di cristallo, o in sua mancanza  un recipiente sferico, ad esempio un acquario, di vetro, che va riempito d’acqua sino all’orlo.

E’ poi necessario trovare un ambiente in cui nessuno possa darvi fastidio, poco illuminato ma non necessariamente buio, come comunemente si crede, un tavolo e un telo di colore nero. Per continuare, occorrerà riporre il telo nero sul tavolo, che servirà da appoggio alla sfera; l’ideale è che venga posta a circa 30 cm sotto la nostra vista, ed infine intorno alla sfera, da sinistra verso destra delle candele.

Accendete le candele e riducete al minimo la luce all’interno della stanza. Per eseguire questa pratica in modo corretto, dovete rilassarvi, chiudere gli occhi, respirare profondamente e lentamente per alcuni minuti. Nell’aprire gli occhi, osservate solo il centro della sfera. Non importa quello che vedete, l’importante è che gli occhi si abituino ad osservare. Sempre continuando a guardare la palla, sbattendo le palpebre in modo normale, collocate le mani intorno, senza però toccarla, ma percorrendola con lo sguardo nella sua totalità. 

In essa non si vedranno delle immagini in movimento, ma si potranno contemplare solo luci o ombre, poi con la pratica sarà possibile vedere figure geometriche o numeri. Con il trascorrere del tempo ed esercitandosi si potranno avere risposte sotto forma di simboli, la cosa fondamentale è essere rilassati, osservare la palla, in questa maniera sarà possibile ottenere delle visioni semplici. Quando raggiungerete la perfetta concentrazione, sarà giunto il momento di formulare la domanda, ad alta voce; attendete qualche secondo e poi guardando fisso il centro della sfera riformulatela domanda. Dovrete tenere in considerazione solo ciò che vedete, senza parlare, ma semplicemente tenendo a mente l’informazione, in modo da poterla interpretare correttamente in un secondo momento con la calma necessaria.

La sua lettura è un metodo di chiaroveggenza popolare ma molto efficace già nell’antico Egitto. Si dice che per evocare il cristallo non occorrano dei reali poteri di preveggenza, perché niente attraversa il cristallo; la sfera di cristallo è solo uno strumento. La persona allenata può vedere colori, immagini indefinite, simboli o veli. Viene prodotta un’astrazione del tempo, e ciò che si vede nel cristallo potrebbe essere accaduto nel passato, nel presente o nel futuro; quasi sempre si vedono le cose nella dimensione naturale.

Per imparare a leggerla ci si deve armare di pazienza e tenacia. Possono passare delle settimane prima che appaiano le prime immagini.  Ecco alcuni consigli:

La stanza dove viene praticata la sua lettura deve essere illuminata debolmente con la luce naturale o artificiale o con una candela in modo che la luce provenga dalle spalle del veggente. La stanza deve essere calda e silenziosa. La sfera deve avere le dimensioni di almeno 5 cm, perfettamente pulita e posizionata sopra un telo nero. Si può magnetizzare passando le mani sopra la palla. Il proprietario è l’unico che la può toccare.

Il veggente inizia a fissare l’interno della palla; rimanendo passivo e concentrato senza però avvertire stanchezza. E’ necessario avere tanta pazienza. Secondo la sensibilità del veggente appariranno per prime delle nuvole,  dei colori o dei veli ondeggianti. Con il tempo appariranno figure, persone o oggetti confusi. Non è necessario forzare la visione e attendere che appaiano delle immagini più chiare. L’interpretazione delle immagini dipende dal veggente secondo il suo codice personale.

La sfera di cristallo è un magnifico strumento che permette di vedere con chiarezza eventi passati, presenti e futuri.

Utilizzare una sfera di cristallo per scopi divinatori è ideale per tutte le persone sensitive che desiderano canalizzare in modo adeguato le proprie capacità di chiaroveggenza. Chi appunto possiede queste capacità potrà raggiungere il proprio scopo senza tante difficoltà perché il suo utilizzo non è così difficoltoso come potrebbe sembrare a prima vista: le cose di fondamentale importanza sono la pratica e la fede.

E’ necessaria una palla intagliata di un buon cristallo, non molto grande ma di almeno quattro centimetri di diametro. La dimensione più comune va dai dieci ai quindici centimetri di diametro. La sfera solitamente si inserisce in un supporto di metallo o altro materiale resistente, ma può essere sostenuta con una mano. In questo caso è opportuno allontanarsi dalla persona che richiede il consulto in modo da evitare che si rifletta in essa.

Non eseguire questa pratica dopo aver mangiato ed evitare gli alcolici. Se prima della sessione ci si è esercitati all’aria aperta, molto probabilmente sarete più ispirati.

La temperatura ambiente e l’illuminazione sono molto importanti. E’ necessario sentirsi a proprio agio, completamente rilassati sulla sedia con la mente calma in modo da poter contemplare la sfera di cristallo, con una luce adeguata. Tradizionalmente si considerava che la luce della luna fosse la fonte ideale di illuminazione, però la cosa più importante è la forma mentale con la quale si va ad eseguire il consulto.

Il tavolo dove si esegue il consulto deve essere coperto da una tovaglia di lino bianco o in sua mancanza qualsiasi altro panno di tela bianca opaca. La tradizione dice che quando non è utilizzata, la sfera venga coperta da un telo di velluto nero, mentre quando viene utilizzata che venga avvolta da un telo di seta nera in modo da evitare riflessi.

Se vi piacciono le cerimonie, potete effettuare tutta una serie di cose che possono aiutarvi a “visualizzare”. Prima di collocare la sfera sul tavolo potete disegnare uncerchio magicoepoi collocare un recipiente di bronzo con del fuoco, o spruzzare qualche goccia di profumo di acacia (il più indicato per favorire l’induzione, ma va bene qualsiasi altra fragranza).

A seguire potete recitare una preghiera, fare un’invocazione o utilizzare qualsiasi formula magica. Si consiglia l’utilizzo di candele, incensi, profumi o altri utensili, ma nella pratica sono meno importanti rispetto al silenzio dell’ambiente in cui realizzatela divinazione. Quantopiù è semplice la decorazione della stanza, più riuscirete a concentrarvi.

Riscaldate la sfera avvicinandola al fuoco o sfregandola su i vestiti. Poi posizionatela sulla base ( è indispensabile uno sfondo scuro).

Proiettate la mente all’interno del cristallo e non sulla sua superficie. Aspettate con calma che appaia un immagine. Fissate lo sguardo sulla palla cercando di non sbattere troppo le palpebre ma senza affaticare la vista.

Ora concentratevi in ciò che dovete decifrare. Non scoraggiatevi se non vedete niente. All’inizio non è semplice avere successo. Esercitatevi giornalmente alla stessa ora per sessioni di cinque minuti. Aumentate gradatamente il tempo sino ad arrivare a mezz’ora.

Nei momenti che precedono l’apparizione di un’immagine, avrete l’impressione che la palla diventi torbida e di un colore grigio lattiginoso; è questo il momento di dire la prima cosa che vi viene in mente. Respirate lentamente e profondamente mentre osservate con attenzione all’interno del cristallo. All’inizio vedrete immagini sconnesse, come dei sogni, che a poco a poco acquisiranno un senso e saretei in grado di interpretarle.

Una volta terminato, conservate la sfera e non fartela utilizzare a nessun’altro all’infuori di voi. La sfera non può essere toccata nemmeno da chi richiede il consulto durante la divinazione.

Lavate spesso la sfera con acqua e sapone. Se è particolarmente sporca perché è stata toccata da altre persone, lavatela di nuovo con acqua e alcol, o ancora meglio immergetela per dieci minuti in una soluzione di acqua e aceto. Sciacquatela delicatamente e asciugatela con un panno morbido, abbiatene cura.

Nel linguaggio comune si usano frasi che richiamano l'oggetto in senso ironico o comico. Esempi sono: "aspetta che prendo la sfera di cristallo" oppure "non ho la sfera di cristallo", si usano per indicare l'impossibilità oggettiva di prevedere un evento o il futuro da parte di una persona, essi costituiscono risposte che insinuano che la domanda posta è palesemente al di là della conoscenza di chi dovrebbe rispondere.

Non si usa per giocare a calcio perchè si rompe.
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domenica 5 luglio 2015

I SABBA DEMONIACI



Il concetto di patto con il diavolo ha sempre affascinato l’uomo e gli episodi, in epoca storica, sono innumerevoli. L’Italia, tra l’altro sede del Vaticano, non fa eccezione e difatti, nel Rinascimento, la magia, la negromanzia, la divinazione e le sottili arti esoteriche conobbero momenti di grande popolarità specialmente nelle élites intellettuali: l’accostamento alle arti oscure fu senz’altro favorito a causa della nascita del mito di Faust, ossia un mago che aveva promesso l’anima al diavolo in cambio della rivelazione dei segreti della conoscenza.

In realtà Johann Georg Faust fu un personaggio reale vissuto tra il 1480 e il 1540, alquanto stravagante e dotato di grande cultura: pare che fosse un astrologo, un guaritore, un medico, un esorcista e uno studioso esoterico che viaggiava spesso per sete di conoscenza. 

Al mito di Faust contribuì enormemente il poeta tedesco Johann Wolfgang von Goethe con l’opera Faust (scritta tra il 1793 e il 1832) nel quale Faust si confronta con Mefistofele e altri demoni sancendo un patto di sangue ma, al momento di onorarlo, non finisce all’inferno e la sua anima viene salvata dalla dannazione eterna grazie alla passione e alla sincerità che impiega per perseguire i propri scopi e anche grazie al sacrificio dell’amata Margherita.

Prima di Goethe altri autori e letterati hanno parlato del patto col diavolo e uno dei primi a scrivere qualcosa in proposito fu il poeta francese Rutebeuf che scrisse dramma liturgico, messo in scena nel settembre del 1263. In esso si racconta la storia di san Teofilo di Adana, che vendette l’ anima al diavolo per ottenere potere e ricchezze ma in seguito, pentitosi, viene salvato dalla Beata Vergine.

A partire dal dramma di Rutebeuf molti altri hanno messo in scena commedie e opere musicali con la stessa tematica: col cambiare dei tempi muta anche il ruolo del diavolo che, a differenza della concezione medievale in cui veniva sempre sconfitto, talvolta risulta vincitore e protagonista. 

In passato nemmeno la Chiesa è stata risparmiata dalle accuse di stregoneria e numerosi papi furono accusati, nemmeno tanto velatamente, di essere in combutta con il diavolo. 
Papa Gregorio VII (1073-1085) era considerato agli oppositori protestanti un mago esperto e uno stregone che aveva stretto un patto col demonio. Stessa cosa per papa Benedetto XI (1303-1304) che pare avesse guadagnato il pontificio con l’aiuto della magia e di molti demoni.
Va altresì detto che l’abitudine di attribuire ai papi aiuti da parte del diavolo era un’usanza abbastanza frequente da parte degli anticlericali e degli anticattolici e, in tutto, le accuse coinvolsero circa venti papi: difatti non è difficile rinvenire varie incisioni, stampe e xilografie che mostrano il papa alleato al diavolo.



Sulla pietra di volta di destra del portale ovest della cattedrale di Lione non vediamo uno stregone, ma una strega tra le sculture zodiacali; si tratta di un’opera molto strana del principio del XIV secolo, certo la più antica rappresentazione di questo personaggio in una cattedrale. La sua presenza non può che indicare un implicito riconoscimento da parte della Chiesa della realtà della stregoneria, a differenza di alcuni cristiani moderni, che sarebbero ben lieti di rinnegare queste imbarazzanti tradizioni e con esse il diavolo. La strega qui è nuda, e lo sarà anche nelle incisioni dei sabba del XVI e XVII secolo: cavalca un caprone di cui tiene con la destra un corno mentre con la sinistra fa volteggiare un animale, il classico gatto nero, lo stesso che ritroviamo ancora oggi nell’immaginario collettivo collegato alle streghe. La scena permette di capire quale terrore provocavano a quell’epoca le streghe a causa dell’importanza che si attribuiva ai loro poteri.

E’ quasi impossibile dare una definizione precisa dello stregone: le sue funzioni erano molteplici ed esistevano diversi tipi di stregoni e di streghe, senza contare che questi nomi erano spesso attribuiti abusivamente a personaggi che occupavano posti ben diversi nella scala sociale e che erano ben distanti gli uni dagli altri per il loro grado di cultura. Funzione principale dello stregone era di gettare la mala sorte su coloro verso cui aveva ostilità: invocava su di essi la maledizione dell’inferno, così come il prete invocava la benedizione del cielo, e in questo campo egli si trovava in rivalità diretta e assoluta col mondo ecclesiastico.

Egli poteva, sempre facendo ricorso al diavolo, ottenere benefici e vantaggi temporali per coloro che erano disposti a fare un patto, vantaggi che la Chiesa condannava per la loro origine demoniaca; e anche qui lo stregone si trovava in netta contraddizione col prete, il quale predicava che i beni temporali non possono essere ottenuti senza peccato tranne che da Dio, indirizzandosi a lui, o direttamente o tramite i suoi santi.

C’erano stregoni esperti che conoscevano l’arte di far apparire il diavolo o i demoni subalterni dell’immenso esercito infernale: evidente superiorità sul prete, al quale la teologia impediva di tentare Dio con la richiesta di miracoli e che quindi non poteva provocare alcuna apparizione benevola; altri stregoni, detti necromanti, facevano apparire i morti, operazione che spesso viene confusa con l’apparizione dei demoni da cui invece differisce nettamente.

I fenomeni di invasamento erano spesso associati alla stregoneria. Il capolavoro dell’arte infernale: il sabba, adunata di tutti gli stregoni d’una zona sotto la direzione del diavolo in persona rappresenta l’esempio classico. Non tutti gli stregoni però si recavano al sabba e non tutti erano dediti alle attività tenebrose che abbiamo citato. Molti erano quelli che si limitavano ad esercitare arti meno malefiche: predicevano la buona ventura, leggevano l’avvenire nei tarocchi, interpretavano le linee della mano e si dedicavano alla divinazione secondo svariati procedimenti di cui si trasmettevano misteriosamente le tradizioni. La popolazione girovaga degli zingari pare si sia sempre dedicata in modo particolare a questo genere di stregoneria, mentre gli stregoni “sataneggianti” erano solitamente stabili nel loro paese.

C’erano infine gli stregoni “intellettuali”. Venivano chiamati stregoni perché non esisteva allora il concetto esatto di quello che è oggi per noi lo “scienziato”. L’uomo dotto era l’uomo dei libri, insegnava ex cathedra nell’università senza allontanarsi dalla dottrina della Chiesa e da quella di Aristotele. Ma colui che si cimentava nella manipolazione della materia per strapparle i segreti nell’ombra del laboratorio e per coordinare i primi incerti passi della scienza sperimentale, era ancora una specie di mago, nome che spesso gli veniva dato perché allo studio dei segreti della natura affiancava volentieri attività psichiche.

In tutte le città della Germania, dell’Ungheria, delle Fiandre e del Brabante nel medioevo c’era sempre un vecchio che viveva isolato in una casa misteriosa, in fondo a qualche vicolo cieco, col catenaccio alla porta ineluttabilmente sprangato in faccia ai curiosi e agli intrusi. Mezzo orefice e mezzo antiquario, veniva ritenuto estremamente ricco; talvolta aveva una figlia graziosa che si faceva vedere soltanto a messa e che non sapeva nulla dell’attività del padre. Si immaginava che egli leggesse negli astri e cercasse di trasformare i metalli (di notte si sentiva l’ansare dei potenti mantici dei suoi fornelli) e che creasse degli automi, ma in realtà non si conosceva il segreto delle sue pratiche, tanto che per darne una spiegazione accettabile si finiva col concludere che aveva venduto l’anima al diavolo e lo si chiamava dunque stregone.

Ci furono anche monaci ai quali si diede questo appellativo: Ruggero Bacone e Alberto Magno, che divenne arcivescovo di Ratisbona in Baviera, si lasciarono alle spalle fama di stregoni. Ci furono anche dei re, come Enrico III e sua madre Caterina De’ Medici, e persino dei papi: il papa San Leone Magno vissuto nel V secolo, il papa Onorio del VII secolo e il papa Silvestro II dell’undicesimo secolo furono tutti, a torto o a ragione, ritenuti stregoni e si attribuirono loro diverse magie.

Numerosissimi nei secoli passati gli stregoni di campagna. Non sono ancora completamente scomparsi in Europa, ma se ne incontrano ancora nei paesi balcanici e della ex Jugoslavia. Quanto agli stregoni di città, oggi sono rappresentati dalle chiromanti, dalle cartomanti e dagli astrologi; la scienza di questi ultimi ha visto nella prima metà del secolo scorso un vero e proprio rifiorire ed essi sono attualmente numerosi in Francia, in Germania, in Danimarca, in Inghilterra e soprattutto negli Stati Uniti. Analogamente i moderni alchimisti si ricollegano come un tempo alla scienza analitica e sperimentale. Non di rado si chinano sui libri del passato chiedendosi se gli antichi non abbiano avuto con centinaia di secoli di anticipo l’intuizione delle più avanzate teorie moderne.



La strega è la schiava del diavolo e ha contribuito in maniera significante alla sua  diffusione e dei suoi seguaci ed esiste una sterminata bibliografia (soprattutto gli atti dei processi inquisitori) in cui sono narrate le nefandezze compiute dalle streghe durante i sabba.. 

L’ora dell’incontro avviene circa due ore prima della mezzanotte che è il momento migliore per qualsiasi manifestazione demoniaca. Il diavolo presiede la riunione e troneggia al centro del rito assumendo le terribili spoglie di un capro o di un cane: le streghe si avvicinano a lui per adorarlo e inneggiarlo muovendosi in posizioni alquanto stravaganti. Offrono al signore degli inferi vari tipi di candele nere o ombelichi di bambini e gli baciano l’ano. Il diavolo, assieme ad altri demoni, presenzia personalmente il banchetto che viene da costui benedetto con blasfemie. Alla fine del banchetto ogni demone prende per mano una discepola sotto la sua custodia e inizia così un folle turbinio di oscene danze, canti sacrileghi e orge sfrenate in cui non si distinguono più i demoni dalle streghe.

Il diavolo ricompensava le streghe e i seguaci con prodotti magici per operare malefici, oppure polveri e unguenti per volare o trasformarsi in bestie. 

Le streghe, e in minor parte gli stregoni, entravano a far parte del gruppo sabbatico perché scelti direttamente dal diavolo o perché, molto più verosimilmente, parenti di un’altra strega.

Il demonio evocato, prima di assumere le sembianze di uomo, si rivelerà nelle forme più strane e aberranti e il mago dovrà stare bene attento a rimanere dentro il cerchio protettore perché, in caso contrario, verrebbe fatto a pezzi.

Il cerchio magico ha origini molto antiche e serve a proteggere l’incolumità dell’evocatore e, pur non potendolo identificare come un reale spazio fisico e materiale, ha la funzione di isolare le energie che possono distrarre e crea l'atmosfera adatta per i riti. Strumento essenziale nella Wicca e in passato utilizzato anche dalle streghe, il cerchio è più assimilabile a una sfera di energia che permette di varcare le soglie dello spazio e del tempo.

Il mago quindi dovrà porre molta attenzione a non mettere fuori dal cerchio nemmeno un dito perché i demoni non sono contenti di essere sottomessi dal mago e lo fanno solo per la preziosa ricompensa dell’anima ma, al primo passo falso dell’evocatore, sono ben lieti di ribellarsi e nuocere.

Innanzitutto è necessario essere sicuri circa l’identità del demone desiderato e non è affatto consigliabile disturbare Satana in persona se un suo subalterno è sufficiente a soddisfare i desideri del mago, inoltre, due giorni prima dell’evocazione è necessario recidere un ramo da un albero di nocciole selvatico con un coltello nuovo. Il ramo non deve mai aver mai prodotto frutti e deve essere tagliato all’alba. 

È inoltre importante scegliere un luogo isolato dove potersi concentrare e cominciare a tracciare sul pavimento il cerchio magico con una pietra sanguigna (ematite): all’interno del cerchio deve essere tracciato un triangolo ai lati del quale vanno poste due candele e alla base devono essere incise le lettere J, H, S (iniziali di Iesus Hominum Salvator) fiancheggiate da due croci. Poi ci si posiziona all’interno del triangolo stringendo in mano sia il ramoscello di nocciolo, sia la carta su cui precedentemente sono state scritte le richieste. A questo punto si è pronti per evocare il diavolo con un rito prestabilito con il quale ci si rivolge alle principali gerarchie infernali: Lucifero in primis, poi Belzebù, Astaroth e a seguire Lucifuge.

In pratica si costringe il demone a manifestarsi e, quando Lucifuge apparirà, chiederà subito spiegazioni specificando che non potrà soddisfare il comando del mago (solitamente l’evocatore chiede al demonio ricchezza e potere) se costui non abbandonerà il corpo e l’anima entro vent’anni.

E questo è il momento più delicato dell’evocazione perché il mago deve costringere all’obbedienza il demone senza promettergli niente.

Per cercare di aggirare l’ostacolo il libro nero consiglia di gettare fuori dal cerchio la pergamena con il patto firmato col sangue e di promettere al grande Lucifuge di ricompensarlo tra vent’anni per tutti i tesori che avrà rivelato. I demoni sono restii a concedere la propria firma e la custodiscono gelosamente quindi, con estrema probabilità, il demonio non accetterà e il mago dovrà insistere fino a che non avrà ottenuto quanto pattuito.

Quando il demonio avrà accettato di condurre il mago ai tesori nascosti, egli dovrà seguirlo facendo attenzione a uscire dal cerchio esattamente nel punto indicato nel cerchio magico e dopo averlo ringraziato.

Nella magia (religione-folklore) vaudou sono presenti le possessioni e soprattutto i patti di sangue. 

In un bosco alcuni uomini privi di vestiti sono seduti e disposti in cerchio. Al centro del cerchio c’è una bevanda sacra (che aiuterà nella trance) e un animale che verrà sacrificato. Il fruscio della brezza notturna e dei rumori del bosco si mescolano ai bisbigli sussurrati degli uomini che, nel frattempo, si incidono la pelle della mano tra l’indice e il pollice. Il coltello utilizzato è passato di mano in mano fino a che, l’ultimo uomo lo getterà via fuori dal cerchio: in questo modo inizia un patto di sangue vaudou e, ancora una volta, risaltano gli elementi del cerchio, dell’animale da sacrificare e del sangue.

Non a caso i maghi stringono un patto di sangue con il diavolo poiché questo fluido rappresenta il vettore della vita strettamente connesso ai contenuti spirituali e ultraterreni dell’essere umano: questo concetto si tramanda nel tempo ed è presente in quasi tutte le religioni, rituali, superstizioni e tradizioni conosciute. Scambiarsi, mescolare o addirittura bere del sangue ha da sempre significato assumere un impegno indelebile che va al di là del tempo ed è soprattutto questo il motivo per cui si fa un patto di sangue. 

Nei primi anni del 1600, nel monastero di Loudun (Francia), vi fu un caso di possessione diabolica di massa che, come si evince dai documenti degli inquisitori, fu causato dal sacerdote Urbain Grandier che strinse un patto scritto con le più alte gerarchie infernali (e per questo fu giustiziato sul rogo).

Il risultato fu che tutte le monache del monastero furono preda dei demoni e, in particolare, l’eccentrica e giovane suora Giovanna Degli Angeli figlia del barone Louis Bécier. In aiuto di Giovanna fu inviato un prete, Padre Gault, che durante vari esorcismi riuscì a espellere alcuni demoni e fu talmente accorto e minuzioso da farsi scrivere un patto scritto addirittura firmato dal demone Asmodeo (tramite la mano di Giovanna). 

Questo documento, la cui veridicità è tutt’ora in discussione, è conservato nella Biblioteca Nazionale di Parigi ed è così traducibile: “Prometto che per lasciare questa creatura, le farò sotto il cuore un taglio lungo quanto una spilla che forerà e insanguinerà camicia, busto e vestito. E domani, sabato 20 maggio, alle ore cinque del pomeriggio, prometto che i demoni Gresil e Amand faranno simili fori, ma un pochino più piccoli. Inoltre approvo le promesse fatte da Laviathan, Behemot, Beherie e dai loro compagni, di firmar, partendo, il registro della chiesa di Santa Croce.
Addì, 19 maggio 1629.
Asmodeo”

L’antica arte dell’evocazione dei morti (negromanzia) è sempre stata strettamente imparentata con l’evocazione diabolica: anche gli spiriti infatti venivano evocati per rivelare i tesori che loro stessi avevano nascosto quando erano sempre in vita oppure per rivelare il futuro.

La musica come divertimento, come base ritmica per la trance, come ispirazione per la meditazione e come stimolo per la trasgressione. La musica come bene e come male, da sempre.
Dalla condanna nei confronti delle musiche rozze e rituali che si riteneva accompagnassero i sabba (reminiscenze di precedenti culti pagani) sino al mito dei messaggi satanici nascosti tra le righe dei testi rock, il legame tra musica e demoniaco ne segna la storia.

Tra i maggiori ispiratori di musiche travolgenti possiamo indubbiamente annoverare il diavolo.
Nel repertorio classico ci sono riferimenti diretti a una ispirazione che si è tramandata nei secoli, sulla linea di uno stereotipo affascinante quanto misterioso, gotico e spaventoso. E così come le altre arti anche la musica ha seguito l’andamento ciclico del gusto e il diavolo è ricomparso qui e là a rendere talvolta più cupe e altre volte più sferzante i brani.

Tutta la storia del rock, le sue canzoni, le interviste dei divi, le loro combattute esperienze sono attraversate da problematiche tipicamente cristiane: il rapporto tra disobbedienza e fondazione di nuove regoole, il mistero e le tentazioni del successo e la difficolta' di essere leader, il messaggio di speranza rivolto ai poveri e agli umili della terra, il trovarsi meglio tra bambini, puttane, ladroni di strada, poveri di spirito e sbandati che tra i ricchi, i colti e i potenti, il passaggio dalle catacombe all'istituzionalizzazione, il bisogno di fede e di eresia, il conflitto tra la carne e lo spirito, l'ondeggiare perpetuo trai i rituali di massa e il piu' totale isolamento individuale, la capacità di rivolgersi a tutti e di parlare ai singoli.
Di questo cristianesimo la parte bianca del rock ribelle ha senza dubbio sottolineato gli aspetti scandalosi, antagonisti e luciferini, ma tenendosi lontano dalle smargiassate, troppo innocue per essere efficaci, e in qualche caso (raro per la verità) prendendo le distanze dal culto del denaro, del potere e del successo, sapendo essere con gli altri, anzi essere gli altri nei momenti (forse) giusti e preferendo essere 'altrove', anche a prezzo della morte, nei momenti (forse) sbagliati. Questo rock ha insieme saputo riproporre i valori piu' autentici del cristianesimo evangelico, quei valori che spesso i teologi della Chiesa-Istituzione hanno dimenticato..


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