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lunedì 6 luglio 2015

LA SFERA DI CRISTALLO



La sfera di cristallo è uno strumento che alcuni chiaroveggenti, indovini e medium adoperano in quanto lo ritengono in grado di aiutarli ad esercitare le proprie pratiche.
E' un oggetto sferico di materiale cristallino più o meno trasparente (cristalli artificiali o spesso cristalli di rocca, ovvero quarzi ialini) e può essere pieno o, molto più raramente, cavo. Può essere anche di vetro, e in questi casi si preferisce chiamarlo palla di vetro o sfera di vetro.

A seconda delle dimensioni e della consistenza dell'oggetto, anziché "palla" o "sfera" si può trovare scritto anche "globo", "boccia", "bolla" e così via.

L'uso di oggetti di materiale trasparente a scopi magici o divinatori è praticato fin dall'antichità ed è comune a diverse civiltà; tuttavia sembra che l'uso di oggetti trasparenti di forma sferica risalga solo all'alto Medio Evo, se non più tardi.

Nella tomba del re dei Franchi Childerico I, vissuto nel V secolo, fu ritrovato un globo di berillo trasparente del diametro di 3,8 cm; da questo ritrovamento nacque la leggenda che il re lo utilizzasse per predire il futuro. L'oggetto è simile ad altri globi che furono in seguito trovati in tombe del periodo merovingio (in Francia) e sassone (in Inghilterra), alcuni dei quali completi di una montatura che fa pensare a un oggetto ornamentale. Tuttavia è stato fatto notare che tali montature sono identiche a quelle di altri globi usati per la magia o la divinazione; quindi è possibile, anche se non è certo, che questi globi di cristallo fossero usati per la cristallomanzia.

La prima notizia storicamente documentata riguarda dunque il matematico e occultista britannico John Dee, il quale sostenne di aver ricevuto una sfera di cristallo da un angelo il 21 novembre del 1582 e di averla usata in seguito più volte per mettersi in collegamento con gli angeli, assistito dal medium Edward Kelley. La pietra di berillo che probabilmente fu usata da Dee ha un diametro di 6 cm ed è oggi conservata al British Museum insieme con i supporti, finemente lavorati, sui quali la appoggiava durante le sue pratiche.

Altre due sfere di cristallo contemporanee di Dee sono conservate una nel Museo di Storia della Scienza di Oxford e l'altra nel Museo della Scienza di Londra; entrambe furono usate, dai rispettivi proprietari, anche come strumento diagnostico in ambito medico. Insieme alla seconda sfera è conservato anche il manoscritto con le istruzioni per l'uso.

Al berillo furono in seguito preferiti il quarzo ialino e il vetro in quanto materiali perfettamente trasparenti.

Gli antropologi Andrew Lang e Ada Goodrich-Freer nel XIX secolo condussero numerosi esperimenti sulla cristalloscopia utilizzando palle di vetro, oltre a studiare approfonditamente la storia mondiale delle tecniche di cristalloscopia. Fu la Goodrich-Freer a scoprire che i globi di cristallo più antichi, compresa la pietra di Dee, erano in berillo e non in quarzo come erroneamente si era ritenuto fino a quel momento.

La sfera di cristallo è usata in diversi modi da diversi praticanti e per diverse finalità.

La finalità più comune è quella di ricavarne visioni o immagini di vario tipo le quali, secondo ciò che i praticanti riferiscono, possono formarsi sia all'interno della sfera, sia sulla superficie della stessa, sia altrove. Le visioni possono riguardare avvenimenti passati o luoghi lontani, oppure possono essere predizioni o presagi sul futuro, oppure possono essere immagini di tipo simbolico che dovranno essere interpretate secondo le abilità e le conoscenze del praticante o dell'eventuale destinatario del messaggio simbolico.

Altri praticanti usano la sfera di cristallo per mettersi in collegamento con persone defunte o con entità soprannaturali, in quanto credono che le caratteristiche dell'oggetto possano facilitare la comunicazione; il praticante può percepire l'immagine del defunto o dell'entità come pure non percepire alcuna immagine durante il collegamento.

In ambito magico o religioso la sfera deve essere consacrata tramite rituali più o meno complessi prima di poter produrre il suo effetto.

Il collegamento tra il praticante e la sfera di cristallo può avvenire tramite la vista, ossia il praticante guarda l'oggetto, tramite il tatto, ossia il praticante tocca l'oggetto spesso restando in contatto con esso, o tramite entrambi i sensi. Quando la usa per ottenere una visione, il praticante generalmente la fissa intensamente finché le immagini non cominciano a formarsi e non distoglie lo sguardo finché le immagini non spariscono.

Per favorire la formazione delle immagini, alcuni praticanti la avvicinano a una parete scura oppure la avvolgono in un panno nero, altri prediligono le ore della luce del giorno e in particolare l'alba, ma esistono anche altre tecniche.

Alcuni praticanti cadono in stato di trance durante l'uso della sfera mentre altri praticanti restano coscienti.

Al di fuori dell'ambito religioso, in cui il praticante crede che le immagini abbiano un'origine soprannaturale, sono state avanzate diverse ipotesi sull'origine delle visioni nella sfera di cristallo.

Il primo, nel XVI secolo, fu il medico e alchimista Paracelso, il quale riteneva, secondo le conoscenze dell'epoca, che la struttura della sfera di cristallo potesse interagire con ciò che egli chiamava il magnes microcosmi ossia il magnetismo umano e provocare le visioni.

Nel XIX secolo l'antropologa Ada Goodrich-Freer ipotizzò che le immagini che i praticanti raccontano di vedere fossero allucinazioni le cui origini possono essere:

memorie provenienti dal subconscio;
oggettivazioni di idee o immagini, a livello conscio o inconscio;
immagini che la studiosa non esclude che possano essere chiaroveggenze o percezioni extrasensoriali.
La Goodrich-Freer conclude dicendo che le immagini di quest'ultimo tipo sono di scarsa rilevanza.

Al giorno d'oggi, la possibilità che il praticante possa ricevere immagini dell'ultimo tipo è ancora controversa; gli studiosi concordano sull'origine soggettiva della maggior parte, se non di tutte, le visioni, le quali potrebbero essere indotte da uno stato di leggera trance.

Anche se la divinazione con la sfera di cristallo, il più antico e praticato metodo di divinazione del mondo, può apparire molto complesso, in realtà non lo è; per poter utilizzare questo metodo occorrerà avere una predisposizione naturale e tanta pazienza. Questa arte chiamata cristallomanzia è molto antica; già in epoca faraonica in Egitto, si ricorreva alla lettura di sfere di cristallo, e delle acque tranquille. E’ noto che la tecnica della lettura della sfera di cristallo nasce dagli oracoli dell’acqua.

Per poter praticare questa arte occorre una palla di cristallo, o in sua mancanza  un recipiente sferico, ad esempio un acquario, di vetro, che va riempito d’acqua sino all’orlo.

E’ poi necessario trovare un ambiente in cui nessuno possa darvi fastidio, poco illuminato ma non necessariamente buio, come comunemente si crede, un tavolo e un telo di colore nero. Per continuare, occorrerà riporre il telo nero sul tavolo, che servirà da appoggio alla sfera; l’ideale è che venga posta a circa 30 cm sotto la nostra vista, ed infine intorno alla sfera, da sinistra verso destra delle candele.

Accendete le candele e riducete al minimo la luce all’interno della stanza. Per eseguire questa pratica in modo corretto, dovete rilassarvi, chiudere gli occhi, respirare profondamente e lentamente per alcuni minuti. Nell’aprire gli occhi, osservate solo il centro della sfera. Non importa quello che vedete, l’importante è che gli occhi si abituino ad osservare. Sempre continuando a guardare la palla, sbattendo le palpebre in modo normale, collocate le mani intorno, senza però toccarla, ma percorrendola con lo sguardo nella sua totalità. 

In essa non si vedranno delle immagini in movimento, ma si potranno contemplare solo luci o ombre, poi con la pratica sarà possibile vedere figure geometriche o numeri. Con il trascorrere del tempo ed esercitandosi si potranno avere risposte sotto forma di simboli, la cosa fondamentale è essere rilassati, osservare la palla, in questa maniera sarà possibile ottenere delle visioni semplici. Quando raggiungerete la perfetta concentrazione, sarà giunto il momento di formulare la domanda, ad alta voce; attendete qualche secondo e poi guardando fisso il centro della sfera riformulatela domanda. Dovrete tenere in considerazione solo ciò che vedete, senza parlare, ma semplicemente tenendo a mente l’informazione, in modo da poterla interpretare correttamente in un secondo momento con la calma necessaria.

La sua lettura è un metodo di chiaroveggenza popolare ma molto efficace già nell’antico Egitto. Si dice che per evocare il cristallo non occorrano dei reali poteri di preveggenza, perché niente attraversa il cristallo; la sfera di cristallo è solo uno strumento. La persona allenata può vedere colori, immagini indefinite, simboli o veli. Viene prodotta un’astrazione del tempo, e ciò che si vede nel cristallo potrebbe essere accaduto nel passato, nel presente o nel futuro; quasi sempre si vedono le cose nella dimensione naturale.

Per imparare a leggerla ci si deve armare di pazienza e tenacia. Possono passare delle settimane prima che appaiano le prime immagini.  Ecco alcuni consigli:

La stanza dove viene praticata la sua lettura deve essere illuminata debolmente con la luce naturale o artificiale o con una candela in modo che la luce provenga dalle spalle del veggente. La stanza deve essere calda e silenziosa. La sfera deve avere le dimensioni di almeno 5 cm, perfettamente pulita e posizionata sopra un telo nero. Si può magnetizzare passando le mani sopra la palla. Il proprietario è l’unico che la può toccare.

Il veggente inizia a fissare l’interno della palla; rimanendo passivo e concentrato senza però avvertire stanchezza. E’ necessario avere tanta pazienza. Secondo la sensibilità del veggente appariranno per prime delle nuvole,  dei colori o dei veli ondeggianti. Con il tempo appariranno figure, persone o oggetti confusi. Non è necessario forzare la visione e attendere che appaiano delle immagini più chiare. L’interpretazione delle immagini dipende dal veggente secondo il suo codice personale.

La sfera di cristallo è un magnifico strumento che permette di vedere con chiarezza eventi passati, presenti e futuri.

Utilizzare una sfera di cristallo per scopi divinatori è ideale per tutte le persone sensitive che desiderano canalizzare in modo adeguato le proprie capacità di chiaroveggenza. Chi appunto possiede queste capacità potrà raggiungere il proprio scopo senza tante difficoltà perché il suo utilizzo non è così difficoltoso come potrebbe sembrare a prima vista: le cose di fondamentale importanza sono la pratica e la fede.

E’ necessaria una palla intagliata di un buon cristallo, non molto grande ma di almeno quattro centimetri di diametro. La dimensione più comune va dai dieci ai quindici centimetri di diametro. La sfera solitamente si inserisce in un supporto di metallo o altro materiale resistente, ma può essere sostenuta con una mano. In questo caso è opportuno allontanarsi dalla persona che richiede il consulto in modo da evitare che si rifletta in essa.

Non eseguire questa pratica dopo aver mangiato ed evitare gli alcolici. Se prima della sessione ci si è esercitati all’aria aperta, molto probabilmente sarete più ispirati.

La temperatura ambiente e l’illuminazione sono molto importanti. E’ necessario sentirsi a proprio agio, completamente rilassati sulla sedia con la mente calma in modo da poter contemplare la sfera di cristallo, con una luce adeguata. Tradizionalmente si considerava che la luce della luna fosse la fonte ideale di illuminazione, però la cosa più importante è la forma mentale con la quale si va ad eseguire il consulto.

Il tavolo dove si esegue il consulto deve essere coperto da una tovaglia di lino bianco o in sua mancanza qualsiasi altro panno di tela bianca opaca. La tradizione dice che quando non è utilizzata, la sfera venga coperta da un telo di velluto nero, mentre quando viene utilizzata che venga avvolta da un telo di seta nera in modo da evitare riflessi.

Se vi piacciono le cerimonie, potete effettuare tutta una serie di cose che possono aiutarvi a “visualizzare”. Prima di collocare la sfera sul tavolo potete disegnare uncerchio magicoepoi collocare un recipiente di bronzo con del fuoco, o spruzzare qualche goccia di profumo di acacia (il più indicato per favorire l’induzione, ma va bene qualsiasi altra fragranza).

A seguire potete recitare una preghiera, fare un’invocazione o utilizzare qualsiasi formula magica. Si consiglia l’utilizzo di candele, incensi, profumi o altri utensili, ma nella pratica sono meno importanti rispetto al silenzio dell’ambiente in cui realizzatela divinazione. Quantopiù è semplice la decorazione della stanza, più riuscirete a concentrarvi.

Riscaldate la sfera avvicinandola al fuoco o sfregandola su i vestiti. Poi posizionatela sulla base ( è indispensabile uno sfondo scuro).

Proiettate la mente all’interno del cristallo e non sulla sua superficie. Aspettate con calma che appaia un immagine. Fissate lo sguardo sulla palla cercando di non sbattere troppo le palpebre ma senza affaticare la vista.

Ora concentratevi in ciò che dovete decifrare. Non scoraggiatevi se non vedete niente. All’inizio non è semplice avere successo. Esercitatevi giornalmente alla stessa ora per sessioni di cinque minuti. Aumentate gradatamente il tempo sino ad arrivare a mezz’ora.

Nei momenti che precedono l’apparizione di un’immagine, avrete l’impressione che la palla diventi torbida e di un colore grigio lattiginoso; è questo il momento di dire la prima cosa che vi viene in mente. Respirate lentamente e profondamente mentre osservate con attenzione all’interno del cristallo. All’inizio vedrete immagini sconnesse, come dei sogni, che a poco a poco acquisiranno un senso e saretei in grado di interpretarle.

Una volta terminato, conservate la sfera e non fartela utilizzare a nessun’altro all’infuori di voi. La sfera non può essere toccata nemmeno da chi richiede il consulto durante la divinazione.

Lavate spesso la sfera con acqua e sapone. Se è particolarmente sporca perché è stata toccata da altre persone, lavatela di nuovo con acqua e alcol, o ancora meglio immergetela per dieci minuti in una soluzione di acqua e aceto. Sciacquatela delicatamente e asciugatela con un panno morbido, abbiatene cura.

Nel linguaggio comune si usano frasi che richiamano l'oggetto in senso ironico o comico. Esempi sono: "aspetta che prendo la sfera di cristallo" oppure "non ho la sfera di cristallo", si usano per indicare l'impossibilità oggettiva di prevedere un evento o il futuro da parte di una persona, essi costituiscono risposte che insinuano che la domanda posta è palesemente al di là della conoscenza di chi dovrebbe rispondere.

Non si usa per giocare a calcio perchè si rompe.
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AMETISTA



Il dio del vino  Bacco era perdutamente innamorato della bellissima ninfa Ametista, che corteggiava in modo serrato e un po’ rude. La giovane, per sfuggire alla corte insistente, si era rivolta a Diana dea della caccia, che l’aveva trasformata in un cristallo purissimo. Bacco, adirato da tale scelta, per ripicca aveva versato su Ametista una coppia di vino rosso, conferendole l’attuale colorazione violacea ma anche la capacità di proteggere dagli effetti del vino e dell’ubriacatura.
Secondo la tradizione le proprietà dell’ametista vennero perpetrate anche dai greci e dai romani, soliti bere acqua in coppe scolpite nella pietra lasciando ai commensali la credenza che all’interno ci fosse vino. Il colore violaceo traeva in inganno tutti gli ospiti che finivano per ubriacarsi, a differenza del proprietario della casa. Questo ruolo di pietra sobria, di purificazione, l’ha resa famosa nei secoli.

Il Mito Greco narra che Dionisio mentre era in preda ai fumi del vino venne insultato da un comune mortale, adirato da ciò promise di vendicarsi e per far questo creò delle feroci tigri, allo scopo di uccidere chiunque avesse incontrato sul suo cammino.
Il fato volle che Dionisio con le sue tigri incrociasse la ninfa Ametista mentre si stava recando a porre omaggio al tempio di Artemide sua protettrice, alla vista di Dionisio e delle tigri Ametista fuggì, mentre fuggiva la ninfa prego Artemide affinchè la proteggesse,udite le preghiere di Ametista la Dea trasformò la ninfa in una statua di cristalli purissimi. Dionisio ripresosi dai fumi dell’alcool, si rese conto dell’atto empio che aveva compiuto e del sacrificio della ninfa pianse lacrime di vino che tinsero di rosso i cristalli. In omaggio alla ninfa Ametista Dionisio diede il potere ai cristalli di proteggere dagli effetti dell’alcool.



L’ametista è, dal punto di vista mineralogico, un biossido di silicio con inclusioni e un sistema a prismi esagonali. Rintracciabile all’interno delle rocce basaltiche, rientra nel gruppo dei quarzi, essendone una variante, e possiede un colore viola molto intenso, che può sfumare verso toni più chiari ma sempre vivaci. Può presentare chiazze di vario formato, ma la colorazione non perde di intensità e bellezza: solo se esposta al sole e in modo prolungato al calore può risultare più pallida. La pietra possiede una durezza pari a 7 e nella religione indiana corrisponde al VI e VII Chakra, ovvero ājñācakra e sahasrāracakra. Svolge un ruolo sia spirituale che come rimedio naturale.
È una pietra spirituale tra le più amate, perché il suo compito è quello di risvegliare la propria consapevolezza interiore in previsione di una realtà che vada oltre la materia. Purifica e apre la mente verso ciò che ci circonda, rigenerando i livelli di coscienza e proiettandoci verso potenziali sempre più alti. L’ametista è l’emblema della trasformazione spirituale verso una comprensione maggiore dell’amore a discapito dell’egoismo. Inoltre possiede proprietà terapeutiche come rimedio naturale che favoriscono il benessere dello spirito, ma principalmente del corpo.

Secondo alcune ricerche i giacimenti più ricchi di ametista si trovano in Brasile e Uruguay, seguiti da Stati Uniti, Madagascar, Russia, India, Australia e Sudafrica. In Italia sono state individuate piccole formazioni nei pressi delle province di Trento, Bolzano, Sassari, Grosseto e Torino. Molto antica, l’ametista era già nota ai tempi dell’antico Egitto e in Mesopotamia, dove veniva utilizzata per realizzare preziosi gioielli e sigilli. Ma anche greci e romani ne conoscevano la bellezza e le proprietà, tanto da realizzare coppe pregiate da cui assaporavano il vino. Secondo le credenze dell’epoca l’ametista contrastava l’ebrezza, infatti il termine greco améthystos significa “non ebbro”.

Secondo la cristalloterapia l’ametista possiede moltissime proprietà, prima tra tutte la capacità di allontanare gli incubi notturni incrementando l’attività onirica. Rafforza l’autocontrollo, l’autostima, la forza interiore, quindi la memoria e aiuta a vedere attraverso le illusioni per raggiungere un livello superiore. Calma, rassicura, favorisce le capacità medianiche. Contrasta l’insorgere dell’emicrania e le tensioni mentali, quindi interviene sul sistema endocrino e quello immunitario favorendo la purificazione del sangue ma anche le infezioni agli occhi. Agisce sull’emisfero destro del cervello e sulle ghiandole pituitaria e pineale.
Opera in modo preciso sulla sfera emotiva galvanizzando e allontanando sconforto e stati depressivi, aiuta a rielaborare una perdita e un lutto. L’ametista può incidere sulla sicurezza interiore, sul timore di agire, ma anche contro le patologie legate a polmoni, flora batterica, ipertensione, rigidità e sistema nervoso. Aggiunta in una crema per il viso ne incentiva il potenziale, agendo contro l’acne. Se inserita in un ambiente, riequilibra le energie date dall’ingresso di estranei e ospiti, oppure garantisce serenità all’interno della camera da letto favorendo un buon riposo. Può lavorare in coppia con i Fiori di Bach, in particolare l’Agrimony, quindi può risultare utile indossarla o portarla in tasca. Per ricaricarla si può immergerla in un bicchiere con acqua salata per qualche ora, oppure tramite il Reiki, ma anche attraverso bagni di sole non di luce diretta o di luna. Concluso il suo percorso al nostro fianco diventerà più fragile fino a rompersi, giusto riconsegnarla a Madre natura liberandola in mare oppure in un corso d’acqua.

Nel Vecchio Testamento (Esodo, 28) si narra che l’ametista fu la nona pietra ordinata da Dio a Mosè per il Razionale (paramento sacerdotale) del Sommo Sacerdote, mentre nell’Apocalisse di San Giovanni costituisce una delle fondamenta della Gerusalemme celeste.

Si dice che San Giuseppe donò, come pegno di fede, un anello di ametista alla Madonna. In seguito a ciò, l’ametista divenne simbolo di pietà e di castità e adornò l’anello di vescovi e cardinali.

Nel Medio Evo, tra le numerose virtù vi fu quella di proteggere i campi dalla grandine e dalle cavallette. Nell’antica farmacopea, guariva la gotta e le nevralgie, arrestava le epistassi, curava le infezioni della milza; insalivata era un buon cosmetico per la pelle.


Come molte altre pietre preziose, anche l'ametista è associata allo zodiaco; per gli astrologi infatti, governa e protegge i nati sotto il segno dei Pesci, oltre ad essere associata al pianeta Saturno.


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IL QUARZO



Per gli antichi greci il quarzo veniva definito cristallo (dal greco κρύσταλλος, krýstallos, ghiaccio). Essi,infatti, ritenevano tale minerale una varietà di ghiaccio fredda al punto da non poter essere più disciolta. A trarli in inganno, la struttura apparentemente esagonale, simile a quella dei fiocchi di neve, e la sensazione di freddo al tatto causata dalla conducibilità termica.

Tra le varietà del quarzo, l'ametista merita un'attenzione storico-mitologica.

Tra i ricchi (soprattutto nella Roma imperiale) comparve il vezzo di immergere un anello di ametista nel bicchiere di vino prima di bere. Dato che all'epoca tale gemma era rara e preziosa, e questa usanza era in voga solo tra i potenti, l'anello di ametista, venne visto pian piano come un simbolo di potere.

L'usanza che i potenti di Roma avessero un anello di ametista si radicò così tanto tra il popolino che tale simbolo venne utilizzato più tardi dalla chiesa cattolica romana per esprimere autorità. Ancor oggi tale anello fa parte del corredo vescovile.

Sempre dal punto di vista storico, va anche ricordato che sette delle dodici gemme del «Razionale» (un pettorale sacro portato dagli antichi sacerdoti ebraici) ognuna delle quali rappresentava una qualità del Dio, erano varietà di quarzo: la sardonica, il citrino, il diaspro, la corniola, l'ametista e l'onice.

Infine, la famosa sfera di cristallo che permette ai "maghi" di vedere il futuro, immagine tipica nella cultura popolare, ha le sue origini in Cina. Spesso infatti i notabili di quel paese (ne fa cenno anche Marco polo) erano soliti rinfrescarsi le mani posandole su una sfera di quarzo. Le vesti sontuose e colorate, la lingua un po' oscura, quasi arcana e la fantasia hanno trasformato così, nel tempo, i notabili in questione nel prototipo del mago.

I Quarzi sono composti di ossido di silicio e si dividono in due grandi categorie: i Quarzi macrocristallini, come l'Ametista, l'Occhio di Falco, il Quarzo Bianco etc., che presentano grandi cristalli unici, riconoscibili a occhio nudo, e i Quarzi microcristallini, come l'Agata, la Giada o la Corniola, che hanno invece piccoli cristalli.

Il Quarzo accompagna la storia dell'uomo da sempre. Lavorato come gemma o usato come attrezzo per via della sua durezza (sulla scala di Mohs misura 7, mentre il Diamante 9). Il Quarzo è usato anche nella fabbricazione di coltelli, punte di frecce o pietre focaie. Accanto a un utilizzo pratico, i Quarzi sono usati da migliaia di anni nella gioielleria, lavorati prevalentemente con taglio cabochon. I diversi utilizzi di questo minerale si spiegano grazie all'Ossido di Silicio da cui è composto, che è il secondo elemento per abbondanza dopo il Feldspato che costituisce la crosta terrestre. Infine, bisogna ricordare la presunta azione magica attribuita al Quarzo durante la storia: già nel neolitico venivano indossati amuleti di Quarzo Bianco, così come l'uso delle celebri sfere di cristallo attestate nella storia.

Il gruppo dei Quarzi contiene al suo interno l'Ametista, l'Ametrina, il Quarzo Bicolore, il Quarzo Blu Moon, il Calcedonio, il Citrino, il Quarzo Cognac, il Quarzo Piuma, l'Ametista Verde, il Citrino Limone, il Quarzo Oliva, il Quarzo Arcobaleno, il Quarzo Rosa, il Quarzo Rutilato, l'Occhio di Tigre, il Quarzo Bianco, il Quarzo Banana, il Quarzo Estrelita, il Quarzo Mirtillo, il Quarzo Dendritico, il Quarzo Lavanda, il Quarzo Medusa, il Quarzo Rutilato Mutuca, il Quarzo Ouro Verde, il Quarzo Fragola e il Quarzo Tormalinato.

I cristalli, che hanno habitus tipicamente prismatico e più raramente bipiramidale, si rinvengono isolati o in druse e geoidi, oppure in aggregati fibrosi o granulari. Si presenta frequentemente geminato secondo diverse leggi, non presenta netti piani di sfaldatura e ha una frattura concoide; ha una struttura molto compatta costituita da gruppi di tetraedri SiO4 con l’atomo di silicio al centro e ai vertici gli atomi di ossigeno, ciascuno dei quali è in comune con il tetraedro vicino.

Esistono due forme polimorfe di quarzo: il quarzo α, stabile fino a 573 °C, e il q. β, stabile da 573 °C a 870 °C; superata quest’ultima temperatura si trasforma in tridimite. Tra i componenti essenziali di molte rocce eruttive acide e di diverse rocce metamorfiche, a causa della sua elevata resistenza all’abrasione meccanica e all’alterazione chimica  risulta tra i costituenti principali delle rocce sedimentarie terrigene silicoclastiche. Le dimensioni maggiori dei cristalli di quarzo si formano nella fase finale del processo magmatico, dallo stadio pegmatico a quello idrotermale. È otticamente anisotropo (è birifrangente uniassico) e fortemente piezoelettrico.

Quello comunemente rinvenuto è sempre quarzo alfa perché a temperatura e pressione ambiente anche il quarzo beta si trasforma in alfa (per riorganizzazione del reticolo). I cristalli di quarzo alfa, mancando del centro di simmetria, presentano individui destri e sinistri. Il senso del cristallo è spesso individuabile dalla presenza di una piccola faccetta trapezoedrica situata tra il prisma esagono e il romboedro della piramide esagonale.

Ad alta pressione il quarzo si trasforma in coesite, un minerale con la stessa composizione ma con un reticolo atomico più compatto; a pressioni ulteriori la stessa tridimite si trasforma in stishovite che rappresenta il termine estremo di compattazione della silice (è nota quasi esclusivamente in crateri generati da meteoriti).

Il quarzo può essere di forma prismatica allungata.

Il quarzo è un costituente comune delle rocce magmatiche intrusive acide dette in passato rocce sialiche, tra le quali il più conosciuto è il granito; è abbondante anche come componente delle rocce sedimentarie, preferenzialmente nelle arenarie a causa della sua elevata resistenza alla degradazione chimica da parte degli agenti atmosferici ed alla sua insolubilità all'acqua e nelle rocce metamorfiche.

L'etimologia del nome non è certa, ma le origini si fanno risalire al termine medievale tvurdu che in Antico slavo ecclesiastico significava duro, come twarc in Alto tedesco medio, e gli analoghi termini presenti in altre lingue slave come il Ceco tvrdý e il polacco twardy. Terminologie simili come quarz, quärz o querze nel linguaggio dei minatori in Alto tedesco medio indicavano la ghiaia e nel XVI secolo parole come quaterz o quaderz stavano a indicare una roccia di scarsa qualità; nel linguaggio dei montanari della Sassonia Querklufterz indicava un'escrescenza della roccia.

Il termine in italiano sembra derivare da una cattiva traduzione di un testo latino fatta nel 1550 a Venezia; tale testo affermava che le rocce quarzose venivano chiamate in Germania col termine di 'querz erz' (letteralmente 'minerale che attraversa la roccia'). Nella traduzione in italiano, ad opera dello stampatore Michele Tramezzino, il termine querz fu trascritto come 'quarzo'.

Calcedonio è un termine generico per il quarzo criptocristallino. Le varietà criptocristalline sono sia traslucide che, per lo più, opache, mentre le varietà trasparenti tendono ad essere macrocristalline.

Sebbene molti dei nomi delle varietà provengano storicamente dai colori del minerale, gli attuali schemi di denominazione scientifica fanno riferimento in primo luogo alla microstruttura del minerale.
Il colore è un identificatore secondario per i minerali criptocristallini e primario per le varietà macrocristalline. Questo, comunque, non è sempre vero.

Quando nel quarzo sono presenti inclusioni microscopiche di altri minerali a simmetria esagonale, si può produrre un effetto di asterismo.

Non tutte le varietà di quarzo sono presenti in natura. La prasiolite, un materiale di colore olivastro, viene prodotta con l'esposizione al calore. Sebbene il quarzo citrino sia presente in natura, è facilmente confondibile con l'ametista che, scaldata, assume un colore giallo-bruno.
La corniola viene frequentemente trattata con il calore per aumentarne l'intensità del colore.

Dato che i quarzi naturali sono molto spesso geminati e quindi in molti casi non utilizzabili industrialmente, la maggior parte del quarzo utilizzato dall'industria è sintetico.
Cristalli di grandi dimensioni, perfetti e non geminati, vengono prodotti in una autoclave attraverso un processo idrotermale, chiamato metodo Spezia, dal nome del suo inventore, l'ingegnere ossolano Giorgio Spezia: anche gli smeraldi sintetici sono prodotti in questo modo.

Il quarzo è un materiale dotato di notevole stabilità chimica e risulta inattaccabile dagli acidi eccetto l'acido fluoridrico. Presenta inoltre elevata durezza, resistenza meccanica e resistenza al calore. Il quarzo non presenta sfaldatura, in caso di rottura del cristallo è caratterizzato da fratture concoidi.

Alcune proprietà fisiche dei cristalli di quarzo sono la piezoelettricità e la piroelettricità (ovvero la capacità di polarizzare elettricamente le facce opposte del cristallo, in seguito ad una deformazione meccanica come la compressione o dopo riscaldamento).

Dal punto di vista ottico, il quarzo presenta elevata trasmissibilità nel visibile e soprattutto nell'ultravioletto.

Per le sue proprietà di piezoelettricità e piroelettricità è impiegato negli oscillatori al quarzo, utilizzati in moltissime apparecchiature elettroniche fra le quali gli orologi al quarzo, le radio e praticamente tutti gli apparecchi digitali. Il quarzo utilizzato per tali applicazioni (detto anche "quarzo piezoelettico") è in genere il cristallo di rocca.
Per le sue proprietà fisico-meccaniche, è ampiamente utilizzato nell'industria dei rivestimenti, pavimentazioni, piani da lavoro sotto forma di agglomerato in lastre di spessore variabile.
Per le sue caratteristiche ottiche, viene usato per realizzare parti ottiche per usi scientifici e cuvette per spettrofotometri e spettrofluorimetri.
Per le sue caratteristiche di resistenza alle alte temperature (oltre che di trasparenza), viene utilizzato per realizzare i bulbi delle comuni lampade alogene.
Inoltre il quarzo viene utilizzato sotto forma di sabbia quarzosa come materia prima per la produzione del vetro.

Il quarzo rosa è un quarzo traslucido, di colore rosa pallido, ma può essere anche cristallino, sino ad essere quasi trasparente o traslucido nelle varietà più pregiate e ricercate; il colore della polvere è bianco, mentre presenta una lucentezza vitrea ed un'ottima diffusione della luce (è sempre meglio non tenerlo troppo a lungo sotto il sole: potrebbe sbiadirsi e perdere la sua particolare lucentezza).
Il minerale fu utilizzato per decorare il razionale ebraico. Veniva usato dai maghi per prevedere il futuro. Gli antichi romani utilizzavano il quarzo rosa come cicatrizzante dopo avere esposto dei pezzi del minerale al sole, sempre dai romani veniva creata una pietra artificiale in vetro simile al quarzo rosa. Dagli scavi archeologici di Susa sono emersi dei sigilli cilindrici.
Una certa quantità di inclusioni di rutilo sotto forma di aghetti possono creare nei campioni che sono stati tagliati a faccia curva una forma di asterismo a sei punte.

Il quarzo ialino, comunemente detto anche cristallo di rocca, è una varietà completamente incolore di quarzo. Di solito è perfettamente trasparente, con aspetto simile al vetro e al cristallo artificiale, da cui si può distinguere facilmente, come tutte le sostanze minerali, per la sensazione di freddo che provoca al saggio con la lingua.
Il quarzo ialino, proveniente da ogni parte del mondo, contiene una enorme varietà di inclusioni. A differenza dei quarzi lattei, ricchi di vari elementi o di inclusioni, sono completamente trasparenti.
Considerato per secoli un materiale dotato di formidabili poteri magici e apotropaici (forse anche in virtù delle sue ben note proprietà piezoelettriche, condivise con ogni quarzo usato in elettronica), il cristallo di rocca era ritenuto una pietra dalle capacità ipnotiche e divinatorie, capace di indurre la trance (ad esempio attraverso la famosa sfera di cristallo) e per tali motivi trovava impiego nell'occultismo.
È ancora usato nella litoterapia.

Il quarzo affumicato di colore nero viene detto anche morione ma questa varietà di quarzo può arrivare fino ad essere quasi del tutto incolore come quelli che si possono trovare nel marmo di Carrara.
Le inclusioni più frequenti, oltre quelle di alluminio, sono quelle di rutilo color biondo o rame.
Qualche campione può avere delle fessurazioni o delle pareti riflettenti.
Le varietà più intensamente colorate possono manifestare il pleocroismo che può scomparire se il minerale viene riscaldato ad una temperatura compresa tra i 300 ed i 400 °C. Queste pietre possono venir spacciate come topazi fumè.

Il quarzo ha la stessa genesi del cristallo di rocca. Una volta formatosi come cristallo di rocca, viene irradiato da radioattività che gli dona la particolare coloratura.

Artificialmente si può ottenere irradiando il cristallo di rocca con dei raggi gamma, raggi radio o raggi X.

Il collezionista deve prestare attenzione a quei cristalli, provenienti dagli Stati Uniti, la cui colorazione è ottenuta irragiandoli per un tempo variabile da 1 a 6 ore con raggi gamma, mediante una sorgente radioattiva al cobalto-60. Questo trattamento crea dei danni al reticolo cristallino, tuttavia non è osservabile nessuna radioattività nei campioni trattati in tal modo. Il riconoscimento dei quarzi affumicati artificiali richiede l'occhio attento di un esperto in materia. Un modo per riconoscere facilmente i campioni artificiali consiste nello scalfirli con l'unghia: i quarzi affumicati naturali, come tutti gli altri quarzi e tutte le pietre dure, non si scalfiscono, mentre per i motivi suaccennati ciò accade a quelli affumicati artificialmente.

Come gemma di modesto pregio (viene valutata a chili e non a carati), tuttavia vengono utilizzate le pietre con tonalità non troppo cupe.



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