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lunedì 28 settembre 2015

LA STATUA DELLA LIBERTA'

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Il 17 giugno 1885 la Statua della Libertà arriva a New York: i 300 pezzi di rame della statua sono contenuti in 214 casse stipate sulla nave francese Isere, che quasi affonda nel mare in tempesta. Era un dono della Francia in occasione del primo centenario dell’indipendenza americana dagli inglesi

La Statua della Libertà fu un regalo che i massoni francesi fecero all’America. Lo scultore della statua infatti fu un massone di nome Frederic A. Bartholdi (1834-1904), con cui collaborò Gustave Alexander Eiffel (1832-1923), ingegnere e imprenditore francese divenuto famoso per la costruzione della Torre Eiffel a Parigi, che era anche lui massone.
Le origini massoniche di questa famosa statua sono confermate sul sito della Gran Loggia Autonoma delle Calabrie, dove si legge a proposito della statua della libertà: ‘L’origine massonica della Statua della Libertà è fuor di dubbio: fu, specificamente, un regalo della massonica Francia alla massonica America, copia dell’icona che campeggia sulla Senna. Secondo la mitologia massonica, le Statue della Libertà simboleggiano la Regina Semiramide e Iside. Il Sole che circonda il capo della Statua è anch’esso un simbolo di origine ermetica: il quale, peraltro, è stato a lungo sotto gli occhi degli italiani, sui vessilli dei massonicissimi Partito Socialista e Partito Social Democratico – insieme al Libro della Legge, che peraltro entrambe le Statue della Libertà reggono in mano. La torcia simboleggia l’illuminazione, la Luce, la Conoscenza: è un segno della Tradizione Primordiale e Unica’.
In un documentario viene detto da più parti che in realtà questa statua rappresenta Lucifero, il portatore di luce secondo i massoni e gli Illuminati, e difatti la statua rappresenta una donna che porta una torcia che rappresenta la luce o l’illuminazione che porta appunto Lucifero (Satana), il dio dei massoni e degli Illuminati.

La Statua della Libertà è il simbolo di New York e degli Stati Uniti d'America, ed è uno dei monumenti più importanti e conosciuti al mondo.

Svetta all'entrata del porto sul fiume Hudson al centro della baia di Manhattan, sulla rocciosa Liberty Island. Il nome dell'opera è La Libertà che illumina il mondo.

Fu progettata dal francese Frédéric Auguste Bartholdi; è costituita da una struttura reticolare interna in acciaio rivestita da 300 fogli di rame sagomati e rivettati insieme, che poggia su un basamento granitico grigio-rosa che si è a lungo pensato fosse di provenienza sarda, benché recenti ricerche abbiano smentito la provenienza della roccia dall'isola della Maddalena e l'abbiano ricondotta alla cava di Stony Creecy nel Connecticut.

Con i suoi 93 metri d'altezza (incluso in basamento), che dominano l'intera baia di New York, essa risulta perfettamente visibile fino a 40 chilometri di distanza. Raffigura una donna che indossa una lunga toga e sorregge fieramente in una mano una fiaccola (simbolo del fuoco eterno della libertà), mentre nell'altra tiene un libro recante la data del giorno dell'Indipendenza americana (4 luglio 1776); ai piedi vi sono delle catene spezzate (simbolo della liberazione dal potere del sovrano dispotico) e in testa vi è una corona, le cui sette punte rappresentano i sette mari o i sette continenti.

La statua prende a sua volta ispirazione da un altro monumento, ovvero la "Dea Romana della Libertà".



Nel 1865, in una conversazione a casa propria in Versailles, l'intellettuale Edouard Laboulaye, ardente sostenitore dell'Unione nella Guerra di secessione americana, disse: «Se un monumento deve sorgere negli Stati Uniti come un ricordo della loro indipendenza, devo credere che sia naturale realizzarlo con sforzi comuni - un lavoro comune delle nostre due nazioni». Il commento di Laboulaye non era evidentemente una proposta, ma ispirò un giovane scultore, Frédéric Auguste Bartholdi, che era presente al pranzo.

A causa del regime repressivo di Napoleone III, Bartholdi non intraprese alcuna azione in merito, salvo il parlarne con Laboulaye. Invece egli contattò Isma'il Pascià, Khedivè d'Egitto, per progettare un grande faro in forma di una popolana egiziana fellah (contadina), vestita e portante in alto una torcia, all'ingresso settentrionale del canale di Suez a Porto Said. Schizzi e modelli della proposta vennero approntati, sebbene il faro non sia poi mai stato realizzato. Vi era un precedente classico, per questa proposta di Suarez: il Colosso di Rodi: un'antica statua in bronzo rappresentante il Dio Sole Helios. Si ritiene che questa statua sia stata alta oltre 30 m, posta all'ingresso del porto di Rodi.
Consultata la fonderia francese Gaget, Gauthier & Co., Bartholdi concluse che sarebbe stato conveniente realizzare il rivestimento della statua in fogli di rame battuto con la tecnica a sbalzo. Uno dei vantaggi, nell'utilizzare tale tecnica era quello di alleggerire in modo enorme il peso della statua, ottenendo un peso per unità di volume incredibilmente basso, soprattutto per i metalli costosi, (il rame non doveva superare lo spessore di 2,4 mm). A seguito di tali considerazioni si decise per un'altezza dell'opera pari a 46 m, doppia di quella della statua italiana del Colosso di San Carlo Borromeo (detto anche San Carlone) e del tedesco Hermannsdenkmal di Detmold, dedicato al condottiero dei Germani Cherusci Arminio, realizzati con la medesima tecnica.

Bartholdi si interessò al progetto in proposito uno dei suoi ex insegnanti, l'architetto francese Eugène Viollet-le-Duc, il quale progettò per la statua un sostegno in mattoni, al quale il rivestimento sarebbe stato ancorato. Tuttavia Le Duc morì subito dopo senza lasciare istruzioni su come connettere sostegno e rivestimento. La realizzazione del sostegno venne quindi affidata a Gustave Eiffel (il creatore dell'omonima torre), che abbandonò l'idea della struttura in mattoni, optando per una a colonne, e travi a struttura reticolare.

Eiffel decise di non utilizzare una connessione rigida del rivestimento in rame alla struttura di sostegno in acciaio, che avrebbe indotto tensioni nel rivestimento, ad effetto delle dilatazioni termiche differenti tra parte esterna, fortemente riscaldata nelle estati, raffreddata negli inverni, e la parte interna a diversa temperatura ed enormemente più rigida, oltre che per effetto dei differenti coefficienti di dilatazione. Tali tensioni avrebbero reso problematico qualsiasi vincolo ristretto. Per consentire alle parti di rivestimento piccoli spostamenti relativi, previde un collegamento più labile, elastico, di tali parti alla struttura, realizzato mediante una serie di nastri metallici rivettati, che pur assicurando un buon sostegno del rivestimento mediante le cosiddette "selle", ne permettessero in maniera apprezzabile piccoli spostamenti. Data la forma complessa del rivestimento ogni singola sella di connessione alla struttura di sostegno dovette essere foggiata singolarmente con un minuzioso lavoro artigianale. Per prevenire la corrosione galvanica dovuta al contatto di metalli diversi, Eiffel isolò il rivestimento con amianto impregnato di gommalacca. Il cambiamento nella struttura del materiale dalla muratura al metallo permise a Bartholdi di modificare i suoi piani per l'assemblaggio della statua: egli pensava inizialmente di installare in posto il rivestimento non appena la struttura in mattoni fosse stata pronta, decise invece di far costruire la Statua in Francia, struttura e rivestimento, in un apposito cantiere, quindi smontarla per il trasporto negli Stati Uniti, e riassemblarla nel luogo definivo a Bedloe's Island (oggi Liberty Island).

Il progetto di Eiffel rese la statua uno dei primi esempi di costruzione a facciata continua (Mur-rideau in francese), nella quale la struttura non è autoportante ma è sostenuta da un'altra che sta all'interno. Egli incluse due scale a chiocciola interne per rendere più facile l'accesso ai visitatori che potevano così recarsi sul punto di osservazione nella corona. L'accesso invece alla piattaforma che circondava la torcia venne previsto, ma lo spazio limitato intorno al braccio consentì la costruzione di una sola stretta scala, lunga 12 m. Man mano che la struttura cresceva, Eiffel e Bartholdi coordinavano il loro lavoro accuratamente in modo che i segmenti del rivestimento si adattassero perfettamente alla struttura di sostegno.

La statua fu donata dai francesi agli Stati Uniti d'America in 1883 casse trasportate a New York per mezzo di una piccola nave (che dovette effettuare numerosi viaggi) e ivi assemblata, in segno di amicizia tra i due popoli e in commemorazione della dichiarazione d'Indipendenza di un secolo prima (1776). La statua venne trasportata via mare, naturalmente senza basamento. In mancanza di fondi per costruire quest'ultimo (oltre un milione di dollari dell'epoca) il New York Times lanciò una sottoscrizione pubblica. La gente rispose prontamente e la somma necessaria all'inizio del lavori fu depositata in pochi giorni.

La prima pietra della statua della Libertà viene posata su Bedloe's Island, a New York il 5 agosto 1884, fu completata entro il 1885 e inaugurata il 28 ottobre 1886, dieci anni dopo la ricorrenza per la quale era stata progettata. Nel 1886, durante l'inaugurazione, furono distribuite alcune miniature della statua, fabbricate dalla società francese Gaget, Gauthier & Co. A causa della difficoltà di pronuncia della parola Gaget, gli americani la trasformarono nella nota parola gadget.



Nel corso delle celebrazioni per l'inaugurazione, si formò spontaneamente la prima ticker-tape parade, evento divenuto tipico della cultura statunitense e legato particolarmente alla città di New York. Nel 1924 la statua divenne monumento nazionale insieme all'isola sulla quale è posta. Sul piedistallo vi è inciso un sonetto intitolato The New Colossus, scritto dalla poetessa statunitense Emma Lazarus, fatto che fu enfatizzato dalla stampa al fine di completare la raccolta dei fondi per finanziare il completamento dell'opera:

« Tenetevi, o antiche terre, la vostra vana pompa - grida essa con le silenti labbra - Datemi i vostri stanchi, i vostri poveri, le vostre masse infreddolite desiderose di respirare liberi, i rifiuti miserabili delle vostre coste affollate. Mandatemi loro, i senzatetto, gli scossi dalle tempeste e io solleverò la mia fiaccola accanto alla porta dorata. »
Il sonetto non fu ispirato alla Lazarus dal concetto di libertà, ma dalla sua presa di coscienza, in seguito ad una sua visita coinvolgente nei miseri quartieri di quarantena degli immigrati, in attesa nel porto di New York.

La pubblicazione del sonetto fu l'occasione della ripresa della raccolta dei fondi necessari al completamento (crowdfunding), che si era arenata.

Pare che le forme generali della statua opera di Frédéric Auguste Bartholdi siano state ispirate dalla statua della Libertà della Poesia, presente sul monumento funebre di Giovanni Battista Niccolini nella basilica di Santa Croce a Firenze, ad opera dello scultore Pio Fedi; il volto della statua ebbe comunque come modello quello della madre di Bartholdi.

La statua della Libertà presenta una notevole somiglianza con un'opera marmorea di Camillo Pacetti, collocata a sinistra sulla balconata sovrastante il portale maggiore del Duomo di Milano; la scultura di Pacetti si intitola La Legge Nuova e fu collocata, dove ancora oggi si trova, nel 1810.

Secondo Will Gompertz, direttore per sette anni della Tate Gallery nonché personaggio inserito tra i cinquanta intellettuali più creativi del mondo dalla rivista newyorkese "Creativity" , il dipinto di Eugène Delacroix "La Libertà che guida il popolo", ora esposto al Louvre, è stato l'ispirazione da cui è nata la Statua della Libertà. Il personaggio principale è una donna impetuosa che impersona la libertà.

Il primo modello della statua, in scala ridotta (11,50 m), fu costruito nel 1870. Si trova a Parigi, vicino al ponte Grenelle, sull'Île aux Cygnes, un'isola sulla Senna, nelle vicinanze del vecchio laboratorio di Bartholdi. Donato alla città il 15 novembre 1889, guarda verso l'Oceano Atlantico, verso la sua "sorella maggiore" nel porto di New York, eretta tre anni prima. Prima di diventare il simbolo della città, la statua, tra la fine dell'Ottocento e i primi del Novecento, fungeva da faro. Fu anche il primo faro ad elettricità, visibile in un raggio di circa 40 km.

L'accesso al pubblico al balcone che circonda la torcia è stato chiuso per ragioni di sicurezza nel 1916. Nel 1984 la statua venne chiusa al pubblico per due anni e ristrutturata in occasione del 100º anniversario e la sua torcia originale, ormai vecchia e corrosa venne sostituita da una nuova placcata in oro a 24 carati, in seguito la vecchia torcia venne anch'essa restaurata ed esposta nell'entrata principale del basamento. La cerimonia di riapertura della statua fu il 4 luglio 1986 (giorno ricorrente alle celebrazioni dell'Indipendenza americana) e in tale occasione vi fu la presenza dell'allora Presidente degli Stati Uniti d'America, Ronald Reagan . A seguito degli attentati dell'11 settembre 2001, la statua e Liberty Island sono state immediatamente chiuse al pubblico. L'isola e l'accesso al basamento sono stati riaperti solo agli inizi di dicembre 2001 in occasione del periodo pre natalizio, mentre l'accesso al piedistallo e alla corona della statua sono rimasti chiusi.



Il piedistallo venne riaperto ufficialmente il 3 agosto del 2004, su approvazione dell'amministrazione di George W. Bush. Il 17 maggio 2009, il presidente Barack Obama e il segretario degli Interni, Ken Salazar, annunciarono che come "dono speciale" per l’America, la statua sarebbe stata riaperta al pubblico a partire dal 4 luglio (giorno di indipendenza americana), ma con un afflusso quotidiano limitato, e prenotando online con largo anticipo il biglietto direttamente sul sito ufficiale "Statue of Liberty Cruises.com" o direttamente alle biglietterie dei moli di Battery Park a New York o Liberty Harbor a Jersey City. La statua, compreso il piedistallo e l'accesso fino alla corona, sono stati nuovamente chiusi il 29 ottobre 2011 (il giorno dopo le celebrazioni per 125 ° anniversario della statua), per l'installazione di nuovi ascensori e della nuova struttura della scala a chiocciola interna. Anche se la Statua della Libertà è rimasta chiusa al pubblico, Liberty Island ed il museo all'interno del basamento sono rimasti comunque aperti.

Ad un anno esatto dalla chiusura per restauri e l'installazione di una nuova e sofisticata scala mobile all'interno a partire dal 28 ottobre 2012, l'accesso completo ma pur sempre "limitato" alla statua dal piedistallo fino alla corona è stato nuovamente riaperto al pubblico. Tale annuncio è stato fatto ufficialmente da David Luchsinger, il sovrintendente di Ellis Island.

A causa del blocco del congresso americano, causato dalla bocciatura da parte del partito repubblicano al pacchetto della riforma "Obamacare", dal 1º ottobre al 13 ottobre 2013, tutti i parchi nazionali e quindi federali inclusa Liberty Island sono stati chiusi al pubblico, scatenando diverse polemiche. In seguito l'amministrazione Obama ha raggiunto un accordo con tutti gli Stati coinvolti, incluso quello di New York, per riaprire i propri parchi nazionali a spese degli stessi Stati, con previsto rimborso da parte della amministrazione dei parchi alla risoluzione del blocco, risoluzione che si è avuta ufficialmente il 17 ottobre 2013.





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lunedì 25 maggio 2015

LE CONTRADE DI LEGNANO : SAN DOMENICO

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In viride spes

Narrano le storie che in remotissimi tempi si fusero due conventi, l’uno dei quali situato in borgo Legnano , vicino alla Collegiata di San Domenico, l’altro, oltre le mura, era la Clausura di Santa Caterina. La storia parla di un cunicolo segreto che congiungeva i due conventi ed è leggenda che un fantasma si aggirasse per il cunicolo con un fragore di catene e boati infernali, disturbando nel sonno tutta la gente di San Domenico. Così il Padre guardiano della Collegiata di san Domenico volle mettersi di guardia all’imbocco del cunicolo per liberare la contrada dal fantasma fastidioso.

Arrivò l’ora, la cappella della Collegiata risuonò dodici rintocchi, Padre Bonino, il guardiano, li contò e si mise ad aspettare il suo avversario. Ed ecco che un gelido vento lo avvolse ed una roca voce si diffuse nel pertugio con echi strani e rimbombanti e dicendo “ Fra Bonino io ti ringrazio d’essere venuto, mai nessuno ha avuto pietà di me in questi secoli. Io sono l’ombra del soldato Rodolfo Himmer rimasto insepolto dalla battaglia di Legnano. Un fendente mi stese a terra, gli zoccoli dei destrieri mi stritolarono e le mie ossa sono confuse con la terra argillosa di questo cunicolo. Le troverai sotto la terza volta, sono bianche, ed hanno bisogno di una degna sepoltura che mi ricordi i miei campi lontani e la mia terra. Deponile, Fra Bonino, sotto una delle verdi aiuole della Collegiata e io non disturberò più i sonni di questa Contrada.”

Fra Bonino andò avanti e trovò le ossa bianche dell’antico milite e le seppellì sotto una bella aiuola ma non ricordando il nome del soldato vi pose sopra una bandiera verde con due bianche ossa. Così le strisce bianche sul fondo verde rimasero come emblema perenne della pace riconquistata della Contrada di San Domenico.
Il simbolo del cane deriva probabilmente dall’Ordine dei Domenicani, che si definivano “i levrieri del Signore”, portatori di luce di fede in territori pagani.

Scudo verde con due bande bianche ed un cane bianco con una fiaccola accesa in bocca. E’ uno dei più antichi rioni della città, e nel medioevo veniva chiamata la Contrada delle Frasche per il verde rigoglioso dei suoi campi.

Un'altra leggenda racconta di un cane che rinvenne nei campi della contrada due tibie appartenute a guerrieri periti nella battaglia di Legnano. Il cane diede le ossa agli abitanti del rione e li accompagnò, con una torcia accesa in bocca, in un luogo dove potevano essere sepolte onorevolmente. In questa leggenda, il verde simboleggia il colore dei campi, mentre il bianco le ossa dei soldati periti nella battaglia.

La Contrada San Domenico è l'unica contrada che non confina con nessun altro comune e ha vinto la prima edizione del Palio (1935).

Il territorio della contrada comprende parte del centro storico della città del Carroccio. In origine il rione di San Domenico era conosciuto come "contrada delle frasche" per il verde lussureggiante delle zone agricole, mentre fino al XX secolo il quartiere era noto come "contrada del Mugiato". Questo nome deriva da un frazionamento di fondi agricoli che avvenne nel 1257: dai fondi "mozzati" derivò il termine dialettale legnanese mucià, cioè "Mugiato".

Nella contrada sorge la Torre Colombera, ovvero l'unica costruzione civile giunta sino a noi della Legnano quattrocentesca.

La contrada fa riferimento alla chiesa di San Domenico. Dedicato a San Domenico di Guzmán, che è anche il Santo patrono della contrada, l'edificio religioso è stato consacrato dal Cardinal Andrea Ferrari, arcivescovo di Milano, il 30 marzo 1908. La parrocchia di San Domenico è stata invece istituita il 3 gennaio 1907.

L'edizione del Palio 2006 è stata annullata a causa dell'invasione della pista da parte dei contradaioli di San Domenico. Durante la prima batteria il mossiere gestì una partenza che sollevò molte proteste anche tra il pubblico. I contradaioli di San Domenico, convinti che la partenza sarebbe dovuta essere annullata, occuparono il campo impedendo la continuazione del Palio. Dopo aver consultato i Capitani delle contrade, il Supremo Magistrato (ovvero il Sindaco di Legnano) rinviò il Palio a data da destinarsi. Il "Collegio dei Magistrati del Palio", oltre a non assegnare l'edizione del 2006, comminò poi, alla contrada di San Domenico, un'ammenda di 10.000 euro squalificandola per l'edizione Palio del 2007.


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