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domenica 28 giugno 2015

IL SALTRIOSAURO



C'era una volta tanto tanto tempo fa il Saltriosauro che scrutava la preda stando ritto sulle zampe posteriori, a quasi otto metri di altezza; aveva gli occhi feroci dei dinosauri carnivori e corte zampe anteriori con tre potenti artigli; un terribile bestione da una tonnellata e mezza che terrorizzò la Lombardia del Giurassico cacciando i suoi consimili e più miti erbivori. In quel tempo, duecento milioni di anni fa, la Padania era un oceano tropicale - il vasto Tetide - sul quale si affacciavano terre emerse, basse e frastagliate (oggi corrispondenti al Luganese e Varesotto), coperte di araucarie, le nonne delle conifere. Il Saltriosauro è il terzo dinosauro rinvenuto in Italia e primo della sua specie.
Antico ma insieme moderno, se si guarda all'anatomia. Il rettile possiede, oltre alle tre dita invece delle classiche quattro, la cosidetta furcula, l'osso a forma di Y che deriva dalla fusione delle clavicole e che i dinosauri hanno lasciato in eredità agli uccelli loro discendenti, pollo compreso.

Il Saltriosauro è stato avvistato domenica 4 agosto 1996 da Angelo Zanella, un amatore in visita alla cava "Salnova" vicino a Varese, al cui occhio clinico non sfuggono le ossa apparentemente di un grande animale, immerse in una roccia calcarea di origine marina.
Con i suoi otto metri circa di lunghezza, il Saltriosauro è il più grande dinosauro sinora scoperto in Italia nonché uno dei primi predatori di terraferma ad aver raggiunto dimensioni ragguardevoli. Gli altri antichi dinosauri carnivori, come i dilofosauridi del Nord America e della Cina conosciuti attraverso scheletri abbastanza completi, da un confronto osso per osso appaiono decisamente più piccoli. Il Saltriosauro era bipede, con braccia forti e robusti artigli nelle dita della mano; la bocca era munita di denti ricurvi e appuntiti. Dopo la sua morte, la carcassa scomposta è stata trasportata in un fondale marino poco profondo non lontano dalla linea di costa, dove si è fossilizzata, fino a essere ritrovata ai giorni nostri in una cava situata nei pressi del paese di Saltrio (Varese), da cui il nome provvisorio di “Saltriosauro”.
I resti incompleti rappresentano forse il 15% dell’intero scheletro, ciò che rimane dopo che la roccia che li conteneva è stata fatta saltare con la dinamite durante i lavori nella cava.



La carcassa del Saltriosauro fu trasportata in acqua dopo la morte dell'animale e si fossilizzò nelle sabbie di un basso fondale marino, non lontano dalla terraferma. Infatti le rocce calcaree che costituiscono la Formazione di Saltrio sono composte in gran parte da scheletri frantumati di echinodermi (ricci, stelle e gigli di mare) e perciò sono note ai geologi con il nome di encriniti. La fauna fossile contenuta è comunque assai più ricca: sono note oltre cento specie di invertebrati marini (ammoniti, nautili, calamari, gasteropodi, bivalvi, brachiopodi, briozoi). Tutte le ammoniti appartengono a specie tipiche (fossili-guida) del piano Sinemuriano e hanno quindi permesso una datazione sicura al Giurassico inferiore (200 milioni di anni fa).
Le tracce fossili di grandi conifere primitive, chiamate araucarie, confermano che all'inizio del Giurassico, in un'area geografica corrispondente a gran parte del Varesotto e del Luganese, esistevano delle terre emerse che si affacciavano sul mare con litorali bassi e frastagliati. Una lingua di terra la cui estensione è ancora sconosciuta, delimitata ad ovest e ad est da due piccoli golfi del vasto oceano chiamato Tetide (che si apriva a sud-est).
Fino a pochi anni fa, l'immagine più comune di questo antico ambiente, ricavata dai soli studi geologici, era quella di un paesaggio marino nel quale erano immerse piccole isole simili agli odierni atolli tropicali. Ma un dinosauro carnivoro di otto metri non può accontentarsi di un'isoletta: la scoperta del Saltriosauro indica che vi erano aree continentali ben più vaste di quanto si pensasse.
Allo stato attuale delle conoscenza è difficile sapere se le terre emerse nel nord della Lombardia fossero collegate alle piattaforme, ad esse contemporanee, che affiorano nei dintorni di Rovereto, dove in località Lavini di Marco esiste un vasto giacimento di impronte di dinosauri. E' però assai probabile che parenti del Saltriosauro abbiano camminato anche là, e che tra le prede del dinosauro lombardo ci fossero dinosauri vegetariani (sauropodi e ornitopodi) analoghi a quelli che passeggiavano sulla piattaforma trentina.

In contemporanea con l'annuncio della scoperta, il Museo di Storia Maturale di Milano ha allestito una piccola esposizione che permette al pubblico di vedere il Saltriosauro da vicino. La mostra si articola in cinque vetrine situate nella sala V (piano terra). Oltre a una mappa che illustra come era la Lombardia 200 milioni di anni fa, tramite fotografie e ricostruzioni è possibile rivivere la scoperta e conoscere le tecniche utilizzate per estrarre le ossa del dinosauro. Al centro di queste vetrine campeggia un grande pannello su cui, in grandezza naturale, è riprodotta la sagoma della parte anteriore del corpo del Saltriosauro e su cui sono ricomposte le ossa conservate (quelle esposte sono copie perfette delle ossa originali). Chiude la mostra un pannello esplicativo sull'evoluzione dei dinosauri carnivori, aggiornato secondo le più recenti teorie.
Una copia del Saltriosauro è esposta anche al Museo dei Fossili di Besano (Varese).



LEGGI ANCHE : http://asiamicky.blogspot.it/2015/06/saltrio.html


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lunedì 25 maggio 2015

LE CONTRADE DI LEGNANO : SAN DOMENICO

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In viride spes

Narrano le storie che in remotissimi tempi si fusero due conventi, l’uno dei quali situato in borgo Legnano , vicino alla Collegiata di San Domenico, l’altro, oltre le mura, era la Clausura di Santa Caterina. La storia parla di un cunicolo segreto che congiungeva i due conventi ed è leggenda che un fantasma si aggirasse per il cunicolo con un fragore di catene e boati infernali, disturbando nel sonno tutta la gente di San Domenico. Così il Padre guardiano della Collegiata di san Domenico volle mettersi di guardia all’imbocco del cunicolo per liberare la contrada dal fantasma fastidioso.

Arrivò l’ora, la cappella della Collegiata risuonò dodici rintocchi, Padre Bonino, il guardiano, li contò e si mise ad aspettare il suo avversario. Ed ecco che un gelido vento lo avvolse ed una roca voce si diffuse nel pertugio con echi strani e rimbombanti e dicendo “ Fra Bonino io ti ringrazio d’essere venuto, mai nessuno ha avuto pietà di me in questi secoli. Io sono l’ombra del soldato Rodolfo Himmer rimasto insepolto dalla battaglia di Legnano. Un fendente mi stese a terra, gli zoccoli dei destrieri mi stritolarono e le mie ossa sono confuse con la terra argillosa di questo cunicolo. Le troverai sotto la terza volta, sono bianche, ed hanno bisogno di una degna sepoltura che mi ricordi i miei campi lontani e la mia terra. Deponile, Fra Bonino, sotto una delle verdi aiuole della Collegiata e io non disturberò più i sonni di questa Contrada.”

Fra Bonino andò avanti e trovò le ossa bianche dell’antico milite e le seppellì sotto una bella aiuola ma non ricordando il nome del soldato vi pose sopra una bandiera verde con due bianche ossa. Così le strisce bianche sul fondo verde rimasero come emblema perenne della pace riconquistata della Contrada di San Domenico.
Il simbolo del cane deriva probabilmente dall’Ordine dei Domenicani, che si definivano “i levrieri del Signore”, portatori di luce di fede in territori pagani.

Scudo verde con due bande bianche ed un cane bianco con una fiaccola accesa in bocca. E’ uno dei più antichi rioni della città, e nel medioevo veniva chiamata la Contrada delle Frasche per il verde rigoglioso dei suoi campi.

Un'altra leggenda racconta di un cane che rinvenne nei campi della contrada due tibie appartenute a guerrieri periti nella battaglia di Legnano. Il cane diede le ossa agli abitanti del rione e li accompagnò, con una torcia accesa in bocca, in un luogo dove potevano essere sepolte onorevolmente. In questa leggenda, il verde simboleggia il colore dei campi, mentre il bianco le ossa dei soldati periti nella battaglia.

La Contrada San Domenico è l'unica contrada che non confina con nessun altro comune e ha vinto la prima edizione del Palio (1935).

Il territorio della contrada comprende parte del centro storico della città del Carroccio. In origine il rione di San Domenico era conosciuto come "contrada delle frasche" per il verde lussureggiante delle zone agricole, mentre fino al XX secolo il quartiere era noto come "contrada del Mugiato". Questo nome deriva da un frazionamento di fondi agricoli che avvenne nel 1257: dai fondi "mozzati" derivò il termine dialettale legnanese mucià, cioè "Mugiato".

Nella contrada sorge la Torre Colombera, ovvero l'unica costruzione civile giunta sino a noi della Legnano quattrocentesca.

La contrada fa riferimento alla chiesa di San Domenico. Dedicato a San Domenico di Guzmán, che è anche il Santo patrono della contrada, l'edificio religioso è stato consacrato dal Cardinal Andrea Ferrari, arcivescovo di Milano, il 30 marzo 1908. La parrocchia di San Domenico è stata invece istituita il 3 gennaio 1907.

L'edizione del Palio 2006 è stata annullata a causa dell'invasione della pista da parte dei contradaioli di San Domenico. Durante la prima batteria il mossiere gestì una partenza che sollevò molte proteste anche tra il pubblico. I contradaioli di San Domenico, convinti che la partenza sarebbe dovuta essere annullata, occuparono il campo impedendo la continuazione del Palio. Dopo aver consultato i Capitani delle contrade, il Supremo Magistrato (ovvero il Sindaco di Legnano) rinviò il Palio a data da destinarsi. Il "Collegio dei Magistrati del Palio", oltre a non assegnare l'edizione del 2006, comminò poi, alla contrada di San Domenico, un'ammenda di 10.000 euro squalificandola per l'edizione Palio del 2007.


LEGGI ANCHE : http://popovina.blogspot.it/2015/05/il-carroccio-di-legnano.html

                           asiamicky.blogspot.it/2015/05/le-citta-della-pianura-padana-legnano.html





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