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lunedì 25 maggio 2015

LE CONTRADE DI LEGNANO : LEGNARELLO

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Soli nel sole


Il simbolo di contrada è un sole in oro a dodici raggi con croce bizantina rossa.


La bandiera di legnarello è gialla e rossa come quella di Roma e anche quella Spagnola. L’origine del simbolo di Legnarello ha proprio come derivazione la bandiera spagnola. Infatti Dona Consuela dei Melzi D’Eril, spagnola, nel 1621, morendo di peste ha lasciato, l’ordine di conservare la di Lei casa e le insegne del Governatore di Cordoba (quello stesso del Manzoni) perché Legnanello fu feudo spagnolo nel Ducato di Milano e dagli Spagnoli fu costruito ed eretto il “borgo distinto”. Fin qui la storia, ma per rifarci alla leggenda abbiamo anche l’hidalgo Don Pedro de Torquemada che si riparò dietro le alture dei ronchi e appostò le sue milizie partigiane alzando bandiera giallo-rossa contro la bandiera bianco-azzurra dell’infanta aspirante al trono.

La leggenda narra che i colori di contrada si ispirano a quelli spagnoli, in quanto l’idalgo Don Pedro de Torquemada, in tempi remoti, a causa delle lotte politiche, pare si riparasse dietro le alture dei Ronchi.

Qui appostò le sue milizie ed alzò bandiera giallo rossa, i suoi colori. Infatti aveva l’abitudine di vestire cappa per la metà rossa e per la metà gialla con feltro e pennacchio ugualmente variopinti ,sì che era visibilissimo ai nemici”, ma per una protezione divina neanche i più franchi tiratori riuscivano ad aggiustargli un tiro d’archibugio.


Sopravvissuto grazie alla sua invulnerabilità, fondò sul monticello la propria stabile sede e lasciò ai discendenti che conservassero negli anni a venire la bandiera issata.
La Contrada Legnarello è situata nella zona oltre Sempione, a nord-est della città.

A Legnarello sono stati trovate due punte di lancia in bronzo che sono databili tra il IX e l'VIII secolo a.C.. Ciò significa che le colline che costeggiano l'Olona erano luoghi abitabili già in epoca preistorica. Da ciò si può dedurre che la media valle Olona fosse all'epoca una rilevante via di comunicazione.

Legnarello è uno dei due nuclei originari dell'odierna Legnano, e già molto tempo prima che venissero istituite le contrade del Palio costituiva un borgo separato dal resto dell'abitato principale della città. Fin dall'epoca medioevale Legnano era divisa in due parti, l'abitato principale, che era ubicato sulla riva destra dell'Olona e che corrisponde all'attuale centro della città (la cosiddetta Contrada Granda, in dialetto legnanese), ed un borgo più piccolo, Legnanello o Legnarello (da cui è derivato il nome della contrada), sulla riva sinistra del fiume.

All'epoca le due comunità conducevano una vita autonoma, ed erano collegate da uno o due ponti al massimo. I terreni compresi tra i due abitati erano attraversati dall'Olonella (una diramazione naturale del fiume) e dal corso principale dell'Olona. Tali terreni erano liberi ed erano conosciuti come "Braida Arcivescovile". La Braida Arcivescovile restò libera da costruzioni fino al XX secolo perché era spesso allagata dalle acque dell'Olona. L'Olonella si staccava dal fiume prima di Legnano e, dopo essere passata dietro al borgo principale vicino all'attuale basilica di San Magno, rientrava nell'Olona. L'Olonella è stata poi interrata a cavallo tra il XIX secolo e il XX secolo. La Legnarello dell'epoca era costituita da poche case che erano situate lungo una strada parallela al corso principale dell'Olona (l'attuale corso Sempione), mentre il borgo principale era formato da un agglomerato di abitazioni che si sviluppava intorno ad una piazza (l'attuale piazza San Magno). I due centri abitati si sono poi saldati in un unico conglomerato urbano con l'espansione edilizia del XX secolo.

A Legnarello è anche associato il primo documento dove viene menzionata la città del Carroccio. Tale testimonianza scritta si riferisce ad una permuta di terreni avvenuta a Legnarello tra Pietro I Oldrati, Arcivescovo di Milano, ed il monastero di Sant'Ambrogio di Milano. Questo documento, che è datato 23 ottobre 789, è compreso nel Codice Diplomatico Longobardo al numero LIV. All'interno di esso si può leggere: "...curtem proprietatis nostre in Leunianello...". Sembra che Legnarello esistesse già nel 687, quando ebbe inizio la celebrazione religiosa della benedizione delle candele (la "Candelora").

Il suo territorio include la contrada soppressa di "Cascina Olmina", che fu inglobata a Legnarello nel 1952 perché il quartiere a cui faceva riferimento non era molto abitato e quindi aveva difficoltà a sostenere economicamente la partecipazione al Palio.

E’ detto anche „Paes dul vintun” o perché durante la peste, che infuriò nella prima metà del Seicento, si salvarono proprio ventuno persone, oppure perché viene ricordata una beffa giocata ai danni dei legnarellesi nel 1821. Legnarello ebbe, addirittura, un uffiico postale proprio, che funzionò dall’aprile all’ottobre del 1850.
La contrada fa riferimento alla chiesa del Santo Redentore, che è stata consacrata nel 1902. Precedentemente i legnarellesi facevano riferimento alla chiesa di Santa Rita o "della Purificazione"), ora annessa all'istituto scolastico privato Barbara Melzi. Le prime notizie documentate su questo edificio religioso risalgono al 7 agosto 1584, quando il cardinal Carlo Borromeo la elevò a chiesa di riferimento per il borgo di Legnarello. Il 13 agosto 1898 il cardinal Andrea Ferrari la eresse a parrocchiale, funzione che ebbe fino al 1902, quando fu inaugurata la già citata chiesa del Santo Redentore.

La festa della contrada coincide con quella della Candelora, solennità religiosa in occasione della quale numerose spose dell'anno si confidavano reciprocamente le loro delusioni con il famoso detto in dialetto legnanese "Caru ti, se mi 'l savévu, mai pü sa maridévu" (in italiano, "Cara te, se l'avessi saputo, non mi sarei sposata"). Successivamente questo detto è stato utilizzato per ribattezzare la solennità religiosa come la festa del "Caru mi, Caru ti" (it. "Cara me, cara te"), che cade il 2 febbraio.




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LE CONTRADE DI LEGNANO : SAN BERNARDINO





pons gloriae virtutem ligat

Le leggenda della contrada san Bernardino spiega la nascita del suo stemma: lo scudo tagliato bianco e rosso con un sole raggiante a otto punte e il monogramma NBS.
Esistono varie versioni della leggenda.

La più celebre narra di un Capitano d'arme malvagio che, visto il suo amore rifiutato, voleva condannare una bella fanciulla di contrada a morte. Per niente impietosito dalle suppliche della giovane, il perfido cavaliere le disse che l’avrebbe risparmiata solo se le campane della vicina chiesetta di San Bernardino si fossero messe a suonare da sole, spinte dal vento. Mentre la giovane riceveva il primo colpo, le campane presero a suonare, dando così l’allarme e facendo intervenire un gruppo di cavalieri che misero in fuga lo spregevole aggressore e salvarono la giovane. Da quel giorno la veste bianca macchiata del sangue delle prime ferite divenne il simbolo delle genti di contrada: bianco per la purezza d’animo, rosso per la regalità dello spirito della giovane. L’intervento miracoloso del Santo patrono venne ricordato inserendo nello stemma il simbolo di San Bernardino: appunto il sole a otto punte con il trigramma gotico NBS (Noster Bernardinus Sanctus).

In un’altra leggenda di contrada si narra che i boschi intorno alla chiesetta di San Bernardino fossero pieni di ferocissimi orsi: un giorno, una giovane in cerca di legna venne aggredita da un orso enorme. Le sue grida disperate misero in allarme gli abitanti della contrada, che corsero a suonare le campane della chiesa per dare l’allarme. I concitati rintocchi attirarono l’attenzione di un gruppo di cavalieri di passaggio, che accorsero in soccorso della giovane. Dopo un duro combattimento, riuscirono a uccidere il terribile animale e a salvare la fanciulla, ferita e spaventata. Anche in questo racconto la veste lacera e macchiata di sangue divenne simbolo delle genti di contrada, a ricordo del loro coraggio e della loro bontà d’animo.
San Bernardino è una delle contrade legnanesi più estese.
Il nucleo dell'abitato della contrada e' situato nell'Oltrestazione e si estende fino alla chiesetta edificata verso la fine del XV secolo per ringraziare il Signore dello scampato pericolo di un'epidemia pestilenziale: all'interno di questa chiesetta, che si trova nei pressi del cimitero parco, e' custodito un prezioso affresco attribuito a Giovan Battista Crespi, detto il Cerano.

Il nome della contrada deriva da una visita effettuata nel 1444 da San Bernardino da Siena al convento di Sant'Angelo di Legnano, successivamente demolito. In seguito a questa visita, il nome del Santo fu dato ad una cascina e ad un'antica chiesa oratorio non più esistente. Al Santo fu poi intitolata anche l'attuale chiesetta omonima, che sorse sulle vestigia della citata chiesa oratorio.

Il territorio della contrada è il luogo dove sono avvenuti, secondo alcuni studiosi, i primi scontri della battaglia di Legnano. Infatti, considerando questa ipotesi, il primo contatto tra le truppe della Lega Lombarda e quelle dell'Imperatore Barbarossa si è verificato tra Legnano e Borsano. Quindi, per quanto riguarda la città del Carroccio, le prime fasi della battaglia potrebbero essere avvenute sui territori appartenenti alla contrada Flora e al rione Ponzella, che è compreso all'interno della contrada di San Bernardino: Borsano è infatti situato a nord-ovest di Legnano. L'ipotesi che va per la maggiore tra gli studiosi, sostiene invece che il primo contatto tra gli eserciti sia avvenuto tra Borsano e Busto Arsizio: secondo questa ipotesi, solo in seguito gli scontri si spostarono a Legnano per la celebre difesa del Carroccio.

Secondo invece una leggenda, le tre colombe uscite dalle sepolture dei santi Sisinnio, Martirio e Alessandro durante la battaglia di Legnano, dopo essersi appoggiate sul Carroccio e aver causato la fuga di Federico Barbarossa, si ripararono impaurite in una zona boscosa di San Bernardino.

Il suo territorio include la contrada soppressa di "Ponzella", che fu inglobata a San Bernardino nel 1952 perché il quartiere a cui faceva riferimento non era molto abitato e quindi aveva difficoltà a sostenere economicamente la partecipazione al Palio.

La chiesa di riferimento della contrada è quella di San Bernardino. Consacrata nel XVII secolo, è stata costruita su proposta di Carlo Borromeo sulle rovine dell'omonima chiesa oratorio citata in precedenza. Le prime tracce documentate in cui viene citata l'attuale chiesa risalgono al 1650. Durante i secoli l'edificio religioso si è arricchito di molte opere artistiche.

La contrada comprende altre tre chiese: San Giovanni, San Paolo e quella della Ponzella, che è dedicata a Santa Maria Maddalena.



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LE CONTRADE DI LEGNANO : SAN MAGNO

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non semel Victor sed semper primis

La leggenda narra di un gelso, utile alla coltura dei bachi da seta, che fu importato a Legnano con le prime filande di seta azionate dall’Olona. Il leone rampante è simbolo d’assoluto e di guerra e potrebbe collegarsi all’antica battaglia, anche se la leggenda vuole che le cose siano andate così. In tempi remotissimi, nella zona dove ora sorge il centro di Legnano vi era una grossa pianta in un campo candido di neve. Il contadino che lavorava quella terra , giunse una mattina d’inverno , guardò compiaciuto la pianta e rivoltosi al cielo pensò “Quanto è forte questa pianta che resiste alla neve e al gelo, potessimo noi uomini resistere alle inclemenze della vita!” Quel contadino era un po’ filosofo e non si meravigliò quando vide apparire davanti a sè un uomo dall’aspetto ieratico e severo che gli disse: “ ho letto nel tuo pensiero e nel nome di San Magno io ti fortificherò secondo quanto tu desideri, vorresti tu avere la forza di un leone, il coraggio di un leone e la potenza di un leone?”  “Altro Che!” Rispose il contadino, “cosa devo are?” “Afferra quel coniglio vicino alla pianta e uccidilo e col suo sangue copri la neve.” Il contadino ubbidì, prese il coniglio, lo sgozzò e la neve divenne rossa. “Ora vai su quella neve insanguinata,” ordinò il Santo, e ancora una volta il contadino ubbidì, ma appena posò il piede sulla zona rossa il contadino si accorse che le sue gambe non gli reggevano più, le sue membra si erano fatte fulve e pelose, aveva quattro zampe provviste di artigli, una criniera fulva e ruggiva. Così sulla neve bianca vi era una pianta e sulla neve rossa un leone.
Il contadino avrebbe voluto ridiventare uomo ma il santo gli disse” ora rimani leone, la tua superbia lo ha voluto.” E così dicendo sparì nell’aria densa di nebbia.


Secondo un’altra leggenda si ricorda che l’origine del Gonfalone è dovuta ai Santi Sebastiano e Rocco che venuti nottetempo ad ammirare gli affreschi che li ritraevano all’interno della Basilica lasciarono sulla neve bianca due strisce rosse del loro sangue.

Il bianco della neve ed il sangue del coniglio diventarono quindi il simbolo della contrada. Questi colori, l'albero ed il leone furono anche inclusi nello stemma e nel gonfalone della città di Legnano.

Nello stemma della contrada è presente, sopra il campo rosso di sinistra, la mitria di San Magno. Al centro, sopra il colore bianco, sono raffigurati il suo ombrello vescovile e le sue chiavi prepositurali, mentre sopra il campo rosso di destra è rappresentato il suo bastone pastorale.

La bandiera riproduce i simboli e le insegne della basilica Romana Minore, cioè la Mitria, l’Ombrello Vescovile, le Chiavi ed il Pastorale.

La Nobile Contrada San Magno è situata nella zona centro-sud della città.

Il territorio della contrada comprende la maggior parte del centro storico della città del Carroccio. Fin dall'epoca medioevale Legnano era divisa in due parti, l'abitato principale, che era ubicato sulla riva destra dell'Olona e che corrisponde all'attuale centro della città (la cosiddetta Contrada Granda, in dialetto legnanese), ed un borgo più piccolo, Legnanello o Legnarello (da cui è derivato il nome dell'omonima contrada), sulla riva sinistra del fiume.

All'epoca le due comunità conducevano una vita autonoma, ed erano collegate da uno o due ponti al massimo. I terreni compresi tra i due abitati erano attraversati dall'Olonella (una diramazione naturale del fiume) e dal corso principale dell'Olona. Tali terreni erano liberi ed erano conosciuti come "Braida Arcivescovile". La Braida Arcivescovile restò libera da costruzioni fino al XX secolo perché era spesso allagata dalle acque dell'Olona. L'Olonella si staccava dal fiume prima di Legnano e, dopo essere passata dietro al borgo principale vicino all'attuale Basilica Romana Minore di San Magno, rientrava nell'Olona. L'Olonella è stata poi interrata a cavallo tra il XIX secolo e il XX secolo. La Legnarello dell'epoca era costituita da poche case che erano situate lungo una strada parallela al corso principale dell'Olona (l'attuale corso Sempione), mentre il borgo principale era formato da un agglomerato di abitazioni che si sviluppava intorno ad una piazza (l'attuale piazza San Magno). I due centri abitati si sono poi saldati in un unico conglomerato urbano con l'espansione edilizia del XX secolo.

Comprendendo il centro storico della città, il territorio della contrada di San Magno include diversi edifici di importanza storica ed artistica. Tra essi vanno senz'altro menzionati la Basilica Romana Minore di San Magno, palazzo Leone da Perego e villa Jucker, sede della Famiglia Legnanese. In periferia, fanno invece parte della contrada il Castello Visconteo (con annessa chiesetta di San Giorgio) ed il parco castello.

La contrada fa riferimento alla Basilica Romana Minore di San Magno. La prima pietra dell'edificio religioso, che è rinascimentale di scuola bramantesca, fu posata il 4 maggio 1504, mentre la costruzione si protrasse fino al 6 giugno 1513 con il completamento delle opere murarie. Fu consacrata il 15 dicembre 1529 dopo una sospensione dei lavori che durò dal 1516 al 1523 per mancanza di fondi.


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LE CONTRADE DI LEGNANO : SAN MARTINO

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Usque ad Finem


La leggenda narra che un palafreniere, esercitando cavalli focosissimi, si perse nella boscaglia. Tornato indietro, s’imbatté in un giovanissimo boscaiolo che raccoglieva legna. „Ragazzo”, disse il palafreniere „mi sai dire dove mi trovo e quale via devo prendere per tornare al mio re che m’aspetta?”. Il boscaiolo tolse un virgulto da una pianta di gelso e con quello fece segno verso il cielo. Il palafreniere alzò lo sguardo e vide tra gli alberi un quadrato di cielo limpido e in mezzo una candida croce. Il legnaiolo fece segno nella direzione di uno dei bracci della croce e poi disse: „Vai sicuro dal tuo re e Dio ti protegga con lui.”. Il palafreniere voleva dare una mercede al giovinetto, ma questi non volle nulla in cambio, solamente il permesso per sé e per la sua gente di fregiare la casa e le vesti con la croce apparsa nel cielo. Quella fu il segno della gente di S. Martino. Un’altra più recente leggenda riferisce di un pastorello smarritosi per inesperienza nella pianura attorno alla cappella, sui cui ruderi sorse nel ‘700 l’attuale chiesetta, il primo giorno in cui aveva guidato le pecore al pascolo. Quando ormai aveva perso ogni speranza e stava scoppiando a piangere impaurito, alzò gli occhi verso l’alto per implorare l’aiuto divino. All’improvviso una croce luminosa gli apparve nel cielo azzurro e gli indicò la giusta direzione. La bandiera di contrada riproduce i colori di questo prodigio e reca anche l’immagine di San Martino a cavallo nell’atto di dividere il mantello con il mendicante.

Secondo tali leggende, il blu dello stemma della contrada è associato al cielo, mentre il bianco è il colore divino. Il gonfalone richiama invece l'iconografia di San Martino nell'atto di tagliare il suo mantello.

La Contrada San Martino è situata nella zona centro-nord della città, verso il confine con i comuni di Castellanza e Busto Arsizio.

Nel territorio della contrada sono avvenuti alcuni ritrovamenti archeologi risalenti all'epoca pre-romana e romana: sono stati rinvenuti in una necropoli nell'antica zona chiamata "in Galvagno" e sono databili tra il II secolo a.C. ed il I secolo a.C..

Il territorio della contrada potrebbe essere stato teatro degli scontri decisivi della battaglia di Legnano. Il Carroccio venne posizionato sul bordo di un ripido pendio fiancheggiante l'Olona, così che la cavalleria imperiale, il cui arrivo era previsto da Castellanza lungo il corso del fiume, sarebbe stata obbligata ad assalire il centro dell'esercito della Lega Lombarda risalendo la scarpata. Il Barbarossa sarebbe stato quindi obbligato ad assalire l'esercito comunale in una situazione di svantaggio, dato che avrebbe dovuto attaccare dal basso risalendo tale avvallamento. Questa scelta si rivelò poi sbagliata. Il Barbarossa arrivò infatti da Borsano, cioè dalla parte opposta, obbligando le truppe comunali a resistere intorno al Carroccio, dato che avevano la strada di fuga sbarrata dall'Olona.

Una delle cronache dell'epoca, gli Annali di Colonia, contiene un'informazione che indica dove probabilmente fosse il Carroccio: per non far fuggire nessun soldato, i Lombardi …aut vincere aut mori parati, grandi fossa suum exercitum circumdederunt…, ossia "collocarono il proprio esercito all'interno di una grande fossa". Ciò potrebbe significare che le fasi decisive della famosa battaglia siano state combattute nell'odierna contrada di San Martino oppure in prossimità della "costa di San Giorgio"e quindi su un territorio ora appartenente alla contrada Sant'Ambrogio e al Comune di San Giorgio su Legnano, non essendo in altra parte del Legnanese individuabile un'altra fossa con queste caratteristiche: infatti, ancora oggi, la chiesa di San Martino domina un ripido pendio che digrada verso l'Olona.

La contrada fa riferimento alla chiesa di San Martino. Dedicata a San Martino di Tours, che è anche il Santo patrono della contrada, è stata costruita nel XV secolo ed è sussidiaria della parrocchia di San Domenico.


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LE CONTRADE DI LEGNANO : SAN DOMENICO

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In viride spes

Narrano le storie che in remotissimi tempi si fusero due conventi, l’uno dei quali situato in borgo Legnano , vicino alla Collegiata di San Domenico, l’altro, oltre le mura, era la Clausura di Santa Caterina. La storia parla di un cunicolo segreto che congiungeva i due conventi ed è leggenda che un fantasma si aggirasse per il cunicolo con un fragore di catene e boati infernali, disturbando nel sonno tutta la gente di San Domenico. Così il Padre guardiano della Collegiata di san Domenico volle mettersi di guardia all’imbocco del cunicolo per liberare la contrada dal fantasma fastidioso.

Arrivò l’ora, la cappella della Collegiata risuonò dodici rintocchi, Padre Bonino, il guardiano, li contò e si mise ad aspettare il suo avversario. Ed ecco che un gelido vento lo avvolse ed una roca voce si diffuse nel pertugio con echi strani e rimbombanti e dicendo “ Fra Bonino io ti ringrazio d’essere venuto, mai nessuno ha avuto pietà di me in questi secoli. Io sono l’ombra del soldato Rodolfo Himmer rimasto insepolto dalla battaglia di Legnano. Un fendente mi stese a terra, gli zoccoli dei destrieri mi stritolarono e le mie ossa sono confuse con la terra argillosa di questo cunicolo. Le troverai sotto la terza volta, sono bianche, ed hanno bisogno di una degna sepoltura che mi ricordi i miei campi lontani e la mia terra. Deponile, Fra Bonino, sotto una delle verdi aiuole della Collegiata e io non disturberò più i sonni di questa Contrada.”

Fra Bonino andò avanti e trovò le ossa bianche dell’antico milite e le seppellì sotto una bella aiuola ma non ricordando il nome del soldato vi pose sopra una bandiera verde con due bianche ossa. Così le strisce bianche sul fondo verde rimasero come emblema perenne della pace riconquistata della Contrada di San Domenico.
Il simbolo del cane deriva probabilmente dall’Ordine dei Domenicani, che si definivano “i levrieri del Signore”, portatori di luce di fede in territori pagani.

Scudo verde con due bande bianche ed un cane bianco con una fiaccola accesa in bocca. E’ uno dei più antichi rioni della città, e nel medioevo veniva chiamata la Contrada delle Frasche per il verde rigoglioso dei suoi campi.

Un'altra leggenda racconta di un cane che rinvenne nei campi della contrada due tibie appartenute a guerrieri periti nella battaglia di Legnano. Il cane diede le ossa agli abitanti del rione e li accompagnò, con una torcia accesa in bocca, in un luogo dove potevano essere sepolte onorevolmente. In questa leggenda, il verde simboleggia il colore dei campi, mentre il bianco le ossa dei soldati periti nella battaglia.

La Contrada San Domenico è l'unica contrada che non confina con nessun altro comune e ha vinto la prima edizione del Palio (1935).

Il territorio della contrada comprende parte del centro storico della città del Carroccio. In origine il rione di San Domenico era conosciuto come "contrada delle frasche" per il verde lussureggiante delle zone agricole, mentre fino al XX secolo il quartiere era noto come "contrada del Mugiato". Questo nome deriva da un frazionamento di fondi agricoli che avvenne nel 1257: dai fondi "mozzati" derivò il termine dialettale legnanese mucià, cioè "Mugiato".

Nella contrada sorge la Torre Colombera, ovvero l'unica costruzione civile giunta sino a noi della Legnano quattrocentesca.

La contrada fa riferimento alla chiesa di San Domenico. Dedicato a San Domenico di Guzmán, che è anche il Santo patrono della contrada, l'edificio religioso è stato consacrato dal Cardinal Andrea Ferrari, arcivescovo di Milano, il 30 marzo 1908. La parrocchia di San Domenico è stata invece istituita il 3 gennaio 1907.

L'edizione del Palio 2006 è stata annullata a causa dell'invasione della pista da parte dei contradaioli di San Domenico. Durante la prima batteria il mossiere gestì una partenza che sollevò molte proteste anche tra il pubblico. I contradaioli di San Domenico, convinti che la partenza sarebbe dovuta essere annullata, occuparono il campo impedendo la continuazione del Palio. Dopo aver consultato i Capitani delle contrade, il Supremo Magistrato (ovvero il Sindaco di Legnano) rinviò il Palio a data da destinarsi. Il "Collegio dei Magistrati del Palio", oltre a non assegnare l'edizione del 2006, comminò poi, alla contrada di San Domenico, un'ammenda di 10.000 euro squalificandola per l'edizione Palio del 2007.


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LE CONTRADE DI LEGNANO : SANT' ERASMO

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in pugnam e colle per corvum amor et fulgor

Il corvo, simbolo della contrada, ha origine da una leggenda legata all'antico convento di Santa Caterina. Si narra che da questo monastero, ad un certo punto, iniziò a scomparire del cibo, e quindi il padre superiore decise di istituire un servizio di guardia che controllasse la dispensa. Il mattino seguente i frati videro entrare dalla finestra un corvo dal piumaggio così nero e lucido tale da apparire azzurrognolo. L'animale, ad un certo punto, rubò del pane e del formaggio dalla dispensa, e scappò fuori dalla finestra. I frati seguirono il corvo e videro l'animale volare verso un gruppo di tre anziani che erano raggruppati intorno ad una tovaglia bianca. A questo punto l'animale scese dai tre e diede loro il cibo. Per ringraziare Dio del miracolo, i tre frati decisero di costruire un ospizio. Tale edificio di ricovero fu poi dedicato a Sant'Erasmo, dato che vicino al luogo dove gli anziani consumarono il pasto era presente una piccola cappella dedicata al Santo.


Per tale motivo l'azzurro dello stemma della contrada simboleggia il cielo e la carità, mentre il bianco l'amore e la saggezza. Il gonfalone invece richiama il corvo, il suo piumaggio azzurrognolo e la tovaglia bianca dei tre anziani.

La Contrada Sant'Erasmo è situata a sud-est e confina con i comuni di San Vittore Olona e Cerro Maggiore.

Sant'Erasmo è una contrada collinare che è caratterizzata dai sali-scendi di alcune strade. Il rione è situato in posizione leggermente più elevata rispetto al centro di Legnano, che si trova infatti a valle, lungo il corso dell'Olona.

In antichità vi si produceva il pregiato "Vino dei colli di Sant'Erasmo". L'attività vinicola del rione, un tempo fiorente, fu messa in crisi a metà del XIX secolo da alcune malattie della vite. La prima infezione, la nosematosi, comparve tra il 1851 ed il 1852 e causò una rapida diminuzione della quantità di vino prodotta in Lombardia: gli ettolitri di vino prodotti passarono da 1.520.000 del 1838 a 550.000 nel 1852.

L'arresto definitivo della produzione vinicola coincise con il manifestarsi, tra il 1879 e il 1890, di altre due malattie della vite: la peronospora e la fillossera. In seguito a queste epidemie, le coltivazioni vinicole nell'intero Altomilanese scomparvero, ed i contadini concentrarono gli sforzi nella produzione di cereali e bachi da seta. Nelle altre zone vinicole lombarde il problema fu risolto con l'innesto di specie di viti immuni alla malattia (uva americana).

Nel Medioevo i pellegrini che percorrevano la via Francigena diretti a Milano avevano tra le soste anche l'ospizio Sant'Erasmo. Legnano era infatti la quarta stazione dal passo del Sempione e l'ultima prima di Milano. Da Milano i pellegrini si dirigevano poi a Roma oppure a Venezia, dove potevano imbarcarsi per la Terra Santa. L'ospizio Sant'Erasmo aveva quindi funzione di luogo di ricovero, di preghiera e di cura per i malati, oltre che di ospedale e orfanotrofio per gli abitanti locali. L'ospizio medioevale venne demolito nel 1925 per ampliare la strada statale del Sempione: in seguito fu sostituito da una struttura moderna omonima.

In passato esisteva, sul territorio dell'attuale contrada, anche il convento di Santa Caterina. In tale monastero abitò e scrisse le sue opere Bonvesin de la Riva.

La contrada fa riferimento alla chiesa di Sant'Erasmo, che è stata costruita nel 1490. Tale edificio religioso, che è dedicato a Sant'Erasmo di Formia, era annesso all'omonimo ospizio medioevale.
La piccola chiesetta dedicata al santo sorge sulla statale del Sempione ed è stata costruita sui resti di un tempietto medioevale: al suo interno è conservata una preziosa pala d'altare attribuita a Benvenuto Tisi, detto il Garofalo.




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LE CONTRADE DI LEGNANO : LA FLORA



Sia seme la virtù vittoria il fiore

La leggenda vuole che in quel maggio lontano le donne del borgo avessero accolto con un lancio di fiori, in segno d’onore, i combattenti della Lega, reduci dallo scontro d’armi vittorioso. Una versione molto più gentile narra che nella notte dei tempi la dea Flora apparisse ogni anno in questi luoghi, all’inizio della primavera, con la cornucopia colma di viole, primule e margherite da spargere sul verde tenero dell’erba novella.

Una volta giunse nella nostra zona molto in ritardo: era ormai estate inoltrata, l’erba era alta e il grano biondeggiava pronto da mietere. Flora aveva già sparso i suoi fiori in lungo e in largo sulla terra: ne erano rimaste solo due varietà, ma dai colori brillanti e la dea li versò tutti sui campi della battaglia. Sbocciarono fiordalisi azzurri e papaveri rossi.

Il simbolo della Contrada è una banda blu in campo rosso rappresentante una torre merlata e due rose camune blu ai lati opposti della banda.
Il colore rosso simboleggia il sangue dei soldati lombardi mentre quello blu la gloria militare. Il significato che oggi è associato ai colori della contrada è invece il seguente: il rosso indica il coraggio, l'ardore, la forza e la tenacia, mentre il blu la lealtà cavalleresca.

La Contrada Sovrana è situata nella zona "oltre stazione" (cioè ad ovest della ferrovia Domodossola-Milano), a nord-ovest della città.

Il territorio della contrada è il luogo dove sono avvenuti, secondo alcuni studiosi, i primi scontri della battaglia di Legnano. Infatti, considerando questa ipotesi, il primo contatto tra le truppe della Lega Lombarda e quelle dell'Imperatore Barbarossa si è verificato tra Legnano e Borsano. Quindi, per quanto riguarda la città del Carroccio, le prime fasi della battaglia potrebbero essere avvenute sui territori appartenenti alla contrada Flora e al rione Ponzella, che è compreso all'interno della contrada San Bernardino: Borsano è infatti situato a nord-ovest di Legnano. L'ipotesi che va per la maggiore tra gli studiosi sostiene invece che il primo contatto tra gli eserciti sia avvenuto tra Borsano e Busto Arsizio: secondo questi studi, solo in seguito gli scontri si spostarono a Legnano per la celebre difesa del Carroccio.

Il nome originario "contrada Flora" era "contrada dei fieri". Tra il XVII ed il XVIII secolo la denominazione cambiò, tramite storpiature, in "contrada dei fiori" per poi diventare "contrada dei floridi". Quest'ultima denominazione era collegata alle caratteristiche del luogo e alla bellezza delle dame della contrada. "Cascina Flora" è anche il nome di un gruppo di corti lombarde che è situato nello storico rione.

La contrada fa riferimento alla chiesa dei Santi Martiri. Ultimata nel 1910, è dedicata ai santi Sisinnio, Martirio ed Alessandro (noti come i "Santi Martiri"), che sono anche i patroni della contrada. I tre santi sono legati alla battaglia di Legnano: secondo una leggenda, dalle sepolture dei santi alla basilica di San Simpliciano di Milano uscirono tre colombe che si posarono sul Carroccio e che causarono la fuga di Federico Barbarossa. In seguito, i tre volatili si ripararono impaurite in una zona boscosa di San Bernardino.

L'intitolazione della chiesa ai Santi Martiri avvenne a inizio XX secolo, cioè in un periodo in cui i cittadini legnanesi iniziarono a riscoprire i fatti e le leggende legate alla celebre battaglia. L'inaugurazione del monumento al Guerriero di Legnano è infatti dell'anno 1900. Per tale motivo, anche la chiesa dei Santi Martiri presenta dei richiami alla battaglia di Legnano, essendo stata terminata nello stesso periodo.

Una leggenda popolare narra che il Barbarossa sia stato sconfitto nella battaglia a causa di una croce scintillante mostrata dalla Fata Flora, che spaventò l'imperatore e lo obbligò alla fuga.
E' la contrada della mia zia.



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