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mercoledì 15 luglio 2015

LA FLOURITE



La fluorite, è un minerale piuttosto comune composto da fluoruro di calcio. È il più importante dei minerali fluorurati.

Il nome di fluorite ha due possibili derivazioni:
dal latino: fluere che significa fondere, per il suo utilizzo come fondente in metallurgia;
dai minatori inglesi del Medioevo che la chiamavano fiore di minerale per la sua bellezza.
Da essa deriva il nome del fluoro e del fenomeno della fluorescenza. Era già utilizzata nell'antica Grecia come pietra preziosa e dai Romani per la costruzione di vasi multicolori: la fluorite è infatti nota per le stupende colorazioni dei cristalli e la perfetta sfaldatura.

La struttura è descrivibile come un reticolo cubico a facce centrate di ioni Ca2+, con tutte le cavità tetraedriche occupate da ioni F-. Il fluoro viene così ad avere una coordinazione 4 tetraedrica, il calcio con una coordinazione 8 cubica.
La fluorite forma spesso perfetti cristalli euedrali, di habitus generalmente cubico; frequente la geminazione secondo  di due individui compenetranti; ha una perfetta sfaldatura ottaedrica.

In natura, spesso come matrice di giacimenti metalliferi, la fluorite si trova solitamente nei filoni idrotermali, dove è associata a solfuri di piombo, argento e zinco, e in cavità di rocce metamorfiche e magmatiche ricche di silice.
Importanti giacimenti si trovano negli Stati Uniti, Canada, Messico, Germania, Francia, Spagna, Russia, Svizzera, Inghilterra, Madagascar, Namibia, Bulgaria. In Italia esistono giacimenti in Val Trompia (Brescia), Trentino, Veneto e Sardegna.

Raramente si presenta limpida e incolore; esibisce di solito bellissime colorazioni violette, blu, gialle, verdi, rosa. Alcuni tipi, se esposti ai raggi ultravioletti, presentano un vistoso fenomeno di fluorescenza, fenomeno che proprio dal minerale prende il nome.

Ha un basso indice di rifrazione (1,4338) e isotropia, fonde a 1330 °C, è insolubile in acqua ed è attaccabile dagli acidi minerali.

Come molti minerali la fluorite non viene estratta allo stato puro. La separazione dalle rocce inutilizzabili può avvenire con due sistemi:

il metodo gravimetrico, che permette di ottenere un prodotto poco concentrato adatto agli impieghi nell'industria siderurgica. Gli scarti possono essere smaltiti senza problemi sotto forma di ghiaietto;
il sistema della flottazione, che permette una maggior concentrazione e fornisce un prodotto adatto agli impieghi nell'industria chimica. Per questo sistema viene utilizzata una grande quantità di acqua con l'aggiunta di schiumogeni; gli scarti, sotto forma di fango molto liquido e inquinante, sono depositati in una discarica per decantare. L'argine della discarica viene innalzato con la sabbia, separata dal fango residuato della lavorazione mediante centrifugazione in un apparecchio detto «ciclone». I limi più fini vengono depositati nel bacino di decantazione.

La fluorite è utilizzata in metallurgia come fondente, ad esempio nel processo di produzione dell'alluminio. Deve possedere un basso contenuto in zolfo (inferiore allo 0,3%) e rame. Il suo valore commerciale è stimato in base al tenore di fluoruro di calcio diminuito dalla presenza di silice.
Nell'industria ceramica e del vetro è richiesto un titolo non inferiore al 95%, deve essere limitata la presenza di alcune impurezze e di metalli che formano composti colorati. L'arricchimento del minerale è fatto normalmente per flottazione.
È la materia prima per la preparazione dell'acido fluoridrico da cui si estrae poi il fluoro. In ottica si utilizza per la fabbricazione di particolari lenti e prismi per il suo basso indice di rifrazione. Il minerale di particolare pregio è utilizzato per la produzione di oggetti ornamentali.

L'ittrocerite è una varietà di fluorite ricca di ittrio e cerio.

Ha durezza 4 (quarto termine della scala di Mohs) e perfetta sfaldatura secondo le facce dell'ottaedro; presenta in molti esemplari una spiccata fluorescenza. Tale fenomeno sembra dovuto a difetti del reticolo cristallino provocati dalla presenza di impurità.



LEGGI ANCHE : http://asiamicky.blogspot.it/2015/07/colere.html




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LE QUATTRO MATTE



Abitavano, un tempo, a Colere, paese posto sotto le pendici della Presolana, quattro giovani sorelle, belle e vanitose che si chiamavano: Erica, Gardenia, Genzianella e Rosina e più di un giovane nella vallata se n’era innamorato, fino a compiere le più strane pazzie per conquistarle, ma senza alcun risultato.

Gli anni passavano, però, anche per loro e, prima che la bellezza e la leggiadria dei loro volti appassisse, decisero di fidanzarsi. Scelsero quattro avvenenti pastori del posto, fratelli anche loro. Si era ormai vicini alle nozze e, l’argomento era all’ordine del giorno nell’intera Valle, quando in un fresco mattino di primavera accadde l’imprevisto. Recatesi a far legna nell’abetaia che si arrampica fino ai piedi della cupa parete est della Presolana, Erica, Gardenia, Genzianella e Rosina incontrarono un gruppo di gnomi.
Erano, questi abitatori del bosco, degli esseri strani, di piccola statura e di aspetto alquanto buffo e ridicolo.
Gli abitanti della Val di Scalve evitavano questi esseri e rabbrividivano solo a nominarli. Ad essi attribuivano il potere di rivestire di bianco la montagna, di scatenare le bufere più violente, di scatenare frane e valanghe. In poche parole a loro erano attribuiti tutti gli eventi tragici che avvenivano nei boschi e sulle rupi della montagna. Le quattro sorelle ne avevano sentito parlare, ma per il loro carattere strafottente presero alla leggera l’incontro fissato con gli spiritelli. Esse, divertite, invitarono gli gnomi a consumare la colazione in loro compagnia. Continuarono, poi, la giornata con balli sempre con la strana compagnia dei folletti. I nani, invaghitisi delle ragazze, si fecero promettere che ogni sabato, al calar del sole, sarebbero tornate all’abetaia con loro.

Era un pegno d’amore che le fanciulle, scherzosamente, sottoscrissero. Ogni sabato sera, le quattro sorelle, tornarono all’abetaia per incontrare i folletti, credendo di poter impunemente beffare gli abitatori della montagna. Ma un giorno uno gnomo, vagando nel bosco vicino al paese, vide due boscaioli che discutevano. Incuriosito s’avvicinò per ascoltare i loro discorsi. Apprese così che le quattro sorelle si vantavano di aver gabbato i temibili folletti del bosco e che andavano in spose ai quattro fratelli pastori.
Il folletto, adirato, corse ad avvisare il loro capo il quale indisse immediatamente un’assemblea dei suoi sudditi. Nella notte cupa, gravida di cattivi presagi, mai si videro sulla Presolana così tanti gnomi. Essi erano giunti da ogni dove ad emettere la sentenza contro le figlie degli uomini, ree di tradimento. L’indomani, l’ultimo sabato in cui le fanciulle sarebbero salite ad incontrare i nani, esse, non sarebbero più ritornare alle loro case. Questa fu la sentenza del gran Consiglio dei folletti.

Alle parole di vendetta, pronunciate dal re degli gnomi, anche le piante rabbrividirono e gli animali scapparono nel folto della boscaglia a cercare riparo. Venne l’alba, il sole risorto inondò la vallata, riscaldandola. Quando già si preparava per morire nuovamente dietro la Presolana, Erica, Gardenia, Genzianella e Rosina salirono, ridendo, all’abetaia per dare l’addio ai loro piccoli amanti. I folletti stavano ad aspettare, bianchi in volto, con sguardo cupo e minaccioso e, quando le videro apparire, le invitarono con semplici lusinghe a seguirli. Ovunque, lungo il loro cammino, era silenzio, mistico, irreale.
Le ragazze seguivano i piccoli nanetti come automi, attratte da una forza misteriosa. Salirono per scoscesi pendii, superarono anfratti e cenge e man mano ai primi si unirono altri folletti. Mentre salivano, gli gnomi, cantavano una nenia, strana, ammaliante e le membra delle fanciulle diventavano sempre più rigide e fredde. Quando i folletti furono giunti sulla sella a picco su Colere, pronunciarono alcune parole magiche, quindi si allontanarono intonando un’altra nenia, lugubre e triste. Le quattro sorelle, impazzite di terrore, restarono immobili, l’una accanto all’altra a guardare l’abisso sottostante. Un lampo accecante illuminò le rocce e la vallata immersa nel sonno e la terribile vendetta dei folletti si compì: le ragazze si erano trasformate in pietra.

All’alba un pastorello uscito dal suo riparo per portare le pecore al pascolo, udì un flebile lamento salire verso il cielo azzurro. Egli vide le quattro figure e corse al paese a chiamare aiuto. Ma ormai gli uomini accorsi sul posto, non poterono fare più niente per le quattro disgraziate: esse erano divenute parte della montagna stessa e per sempre sarebbero rimaste nel regno dei folletti. Ancora oggi a picco sul paese di Colere si ergono quattro pinnacoli incastonati tra due poderose cime.

Chi, nelle fresche mattinate domenicali sale sulle creste della Presolana ode ancora il lamento delle sorelle: le Quattro Matte.





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