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martedì 12 aprile 2016

IL PIETISMO



Il pietismo (dal latino pietas=devozione, religiosità) è una corrente religiosa nata durante la seconda metà del Seicento, come reazione contro il protestantesimo. Per i pietisti il protestantesimo era troppo dogmatico e formale e non dava abbastanza importanza all’esperienza interiore. La fede doveva invece essere vissuta con il cuore, come un sentimento, e la religiosità doveva essere un’esperienza personale di ciascuno.  Il fondatore del movimento fu il tedesco Jakob Spener (1635-1705), che costituì i cosiddetti collegia pietatis (assemblee di devozione), gruppi privati che si riunivano per letture e scambi spirituali e svolgevano un’azione parallela a quella della Chiesa. Nel 1675 Spener pubblicò l’opera intitolata Pia desideria, dove esponeva i punti fondamentali del pietismo. In seguito il movimento si diffuse in Germania, in Inghilterra e in America, dove sopravvisse fino all’Ottocento.
La parola pietismo viene anche usata impropriamente per indicare un atteggiamento di compassione oppure di simpatia ingiustificata.

Il pietismo si rapportava in modo critico con i dogmi imposti da gerarchie ecclesiastiche, predicando piuttosto una religiosità interiore strettamente individuale. Era animato e sorretto da un'esperienza mistica, con la quale gli adepti si sollevano al grado di "ridestati" o "rigenerati"; soltanto il misticismo, d'altronde, avrebbe potuto dare un senso cristiano a una condotta di vita regolata da una ascesi assai rigorosa.

Il pietismo partì dalla convinzione, tipica del cristianesimo riformato, che il credente possa ricevere il perdono delle sue colpe (giustificazione) solo per l'intervento di una grazia esterna. Il pietismo, però, vedeva questa giustificazione come una trasformazione interiore totale: il perdono del peccato comporterebbe una conversione totale del credente, e non soltanto un miglioramento, una correzione. L'uomo convinto di ciò percepirebbe in un lampo, come l'apostolo Paolo sulla via di Damasco, la strada della salvezza, che è anche la via verso l'interiorità.

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venerdì 10 luglio 2015

LUCIA MONDELLA

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«e lei s'andava schermendo, con quella modestia un po' guerresca delle contadine, facendosi scudo alla faccia col gomito, chinandola sul busto, e aggrottando i lunghi e neri sopraccigli, mentre però la bocca s'apriva a sorriso. »


È la protagonista femminile della vicenda, la promessa sposa di Renzo che subisce le molestie di don Rodrigo e le cui nozze vengono impedite dal signorotto: compare per la prima volta alla fine del cap. II, quando Renzo la raggiunge e la informa del mancato matrimonio, dopo aver costretto don Abbondio a parlare circa le minacce ricevute dai bravi. È una giovane di circa vent'anni, unica figlia di una vedova (Agnese) con la quale vive in una casa posta in fondo al paese: ha lunghi capelli bruni ed è dotata di una bellezza modesta, che non giustifica una passione morbosa da parte di don Rodrigo (il quale infatti ha deciso di sedurla per una sciocca scommessa col cugino Attilio) e che spiegherà la delusione dei nuovi compaesani quando i due sposi si trasferiranno nel Bergamasco, alla fine del romanzo. Viene descritta come una ragazza molto pia e devota, ma anche assai timida e pudica sino all'eccesso, tanto che si imbarazza e arrossisce nelle più diverse occasioni: passiva e alquanto priva di spirito di iniziativa, viene trascinata nel tentativo di "matrimonio a sorpresa" dalle minacce di Renzo, che promette in caso contrario di fare una pazzia; in seguito, quando si trova prigioniera nel castello dell'innominato, pronuncia il voto di castità che costituirà un grave ostacolo al ricongiungimento dei due promessi e che verrà sciolto alla fine del romanzo da padre Cristoforo. Lucia è il personaggio che forse più di ogni altro ha fede nella Provvidenza divina e anche per questo sembra incapace di serbare ogni minimo rancore, persino nei confronti del suo odioso persecutore (è dunque un personaggio statico, a differenza di Renzo che compie un percorso di maturazione all'interno della vicenda). È anche il personaggio che interagisce con figure di potenti, quali Gertrude, l'innominato, il cardinal Borromeo, don Ferrante e donna Prassede. Il suo nome allude al candore della persona, nonché alla martire siracusana che preferì farsi accecare piuttosto che darsi alla prostituzione, così come il cognome (Mondella) rimanda alla sua purezza e castità. Curiosamente, nel Fermo e Lucia era dapprima indicata col nome di Lucia Zarella (I, 1), quando i bravi intimavano a don Abbondio di non celebrare le nozze, poi la giovane viene chiamata Mondella come nella redazione definitiva (II, 8).

Ma Lucia, saprà anche adoperare delle piccole astuzie, che spesso favoriranno alcuni momenti del romanzo: ad esempio fornirà una gran quantità di noci a fra Galdino in cambio della sua solerzia nel chiamare padre Cristoforo; è inoltre importante il suo ruolo nel dialogo con la monaca di Monza la quale, prendendola in simpatia, le offrirà la propria protezione. Ma fondamentale sarà l'atteggiamento della protagonista nel momento in cui l'Innominato sarà più propenso ad ascoltare la sua coscienza; Lucia saprà trovare le parole necessarie per ammorbidire il cuore di quell'uomo ormai già pentito. Nel colloquio nel castello dell'Innominato dimostra come la vittima, nell'atto stesso di arrendersi disarmata, afferma la sua sicurezza e vigoria spirituale.

Parla il suo linguaggio consueto, che è il linguaggio della fede: "Dio perdona tante cose per un'opera di misericordia". Accennando alla possibile fraternità del suo destino e di quello dell'Innominato, attua la riconciliazione del suo carnefice, che cede, ma combattendo. Le vicissitudini della giovane non finiranno però con la sua liberazione e il ricongiungimento a Renzo, Lucia infatti non vorrà più sposarlo a causa di un voto fatto precedentemente e solo il provvidenziale aiuto di fra Cristoforo sbloccherà la situazione.



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domenica 24 maggio 2015

IL PAPA DEI TAROCCHI

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Il Papa siede fra le due colone del tempio di Salomone. Veste in prevalenza di blu e oro, i colori della saggezza e dello spirito, ma non senza un tocco di rosso, che esprime l'aspetto attivo e combattivo della fede. Il significato simbolico di questa lama, infatti è tutto incentrato sull'autorità spirituale, sulla saggezza e sui buoni consigli; un ruolo del tutto diverso, dunque da quello, ugualmente autorevole, ma terreno, espletato all'Imperatore. Il Papa è l'uomo maturo, colui che ha raggiunto il culmine delle proprie potenzialità su tutti i forti, al punto che può persino permettersi di prendere le distanze e osservare l'arena dell'esistenza con sorridente saggezza.

Il Papa, il quinto arcano, rappresenta un ponte tra il mondo terreno e il mondo spirituale. Infatti, il Cinque è un numero di passaggio: introduce un ideale che sconvolge la stabilità del Quattro per superarlo. Il Papa fa ,quindi, un passo in avanti rispetto alle lame precedenti: dopo l’accumulo della Papessa che prepara la nascita, l’esplosione senza obiettivo dell’Imperatrice e la stabilità dell’Imperatore, il Papa, pur restando nella materia, indica un cammino verso la dimensione ideale. Il Cinque, il Papa, è l'Uno che ha inglobato la quaternità, è 4 + 1: la quaternità unificata da una unità di un'altra dimensione, lo spirito che domina gli elementi. Il Papa percepisce Dio, i messaggi provenienti dall'alto, percepisce il mondo super-naturale, rappresentando il punto di contatto fra i due mondi. La spalliera del trono su cui è seduto il Papa, è composta da sbarre come una scala: sembra unire gradino per gradino il corpo e lo spirito. Il Papa, infatti, unisce il cielo e la terra: è ricettivo verso l’alto e attivo verso il basso, quello che riceve dall’alto lo trasmette verso il basso, ai suoi discepoli e, nello stesso tempo, trasmette all’alto le preghiere di quest’ultimi. Il Papa rappresenta il punto di incontro degli opposti, la quintessenza, il punto centrale della croce che unisce alto e basso, destra e sinistra, il punto da cui parte l'irradiazione che permette di uscire dalla staticità del cubo per arrivare a una quinta dimensione non calcolata, ma presente e attiva.
Il Papa rappresenta la saggezza e l'esperienza che agiscono nel temporale, la vita religiosa e spirituale in ciò ch'essa può avere contemporaneamente di universale e di presente nel quotidiano. Indossa, come l'Imperatore una veste in cui predomina il blu, ricoperta da un manto rosso: il pensiero e l'intelligenza sono diretti verso l'azione. Come la Papessa, anche lui conosce i segreti, ma non ha bisogno del libro che la Papessa tiene in mano. Inoltre, a differenza della Papessa, comunica quelle che sa, porta la buona parola. Infatti, nei tarocchi di Marsiglia, il Papa è il primo arcano in cui l’essere umano non è rappresentato da solo, ma accompagnato da due discepoli. Finora i personaggi erano rappresentati soli o accompagnati da animali, simboli delle loro forze istintive o spirituali.
Il Papa non esisterebbe senza i suoi discepoli, ma è un grado sopra di loro: la sua statura è sproporzionata in rapporto a quella dei discepoli, semplici mortali. Con la mano destra, benedice i due monaci inginocchiati davanti a lui, unendo l’indice e il medio (intelletto e cuore); con la mano sinistra, infilata in un guanto azzurro, tiene alto il pastorale. L’azzurro del guanto è segno di un’estrema ricettività spirituale nell’azione e il guanto rimanda alla tradizione religiosa cristiana secondo cui la mano guantata del cardinale non era più di sua appartenenza ma diventava uno strumento della volontà divina. Inoltre, la mano guantata indica anche che la potenza spirituale deve essere nascosta agli occhi della gente, che può vederne solo il gesto di benedizione, gli effetti. Le mani sono segnate da una croce, simbolo del suo agire sacro e disinteressato. Il pastorale è costituito da una croce con tre braccia orizzontali attraversate da una quarta che ne costituisce l'asse e l'impugnatura: l'unione degli opposti avviene nei quattro regni della natura (acqua, aria, terra, fuoco) e sui tre piani dell'essere (materiale, intellettuale, spirituale).
I due monaci, che possono simboleggiare entrambe le polarità dell'essere o entrambi i lati o aspetti di una contraddizione, sono inginocchiati davanti al Papa, per ascoltarne le parole e riceverne la benedizione. Di fronte ai due monaci il Papa rappresenta l'unità: i due poli della contraddizione sono riuniti dallo Spirito. Il Papa guarda nella direzione del monaco di destra e il suo pastorale sfiora il capo di quest’ultimo: si può pensare anche ai due monaci come alle due vie della conoscenza alchemica. Il monaco di sinistra simboleggerebbe “la Via secca”, dello studio e della fatica; quello di destra “la Via umida”, quella dell’illuminazione, della rivelazione e ricezione immediata.

Nella cartomanzia rappresenta in genere la fede.
In alcuni tarocchi, tiene tra le mani la triplice croce, la croce di Malta, la croce di sant'Andrea, la croce dei 3 mondi. La croce di Malta ha 8 punte e sono dipinte sul dorso dei guanti che il Papa, in alcuni tarocchi, indossa. Simbolo dei guanti (dove sono presenti): le mani che non accettano doni. Sta seduto tra i due pilastri (lo schienale) della vita e della morte, come la Papessa. Altri paragonano le due colonne a quelle del Tempio di Salomone. Simbolo della fede religiosa e del potere religioso. In alcuni tarocchi, ha davanti a sé due discepoli, uno con lo sguardo chino (la fede che obbedisce) e uno che guarda il papa stesso (colui che vuol comprendere e imparare). In altri tarocchi sono solo due chierici.

Interpretazione carta al diritto:
il Papa rimanda a un'autorità benevola e indulgente, a una protezione, a una forza morale in grado di sciogliere ogni dubbio. La carta indica anche rispetto delle tradizioni, integrità morale, saggezza. Dal punto di vista affettivo indica un sentimento profondo: ciò che lega i due partner, più che la passione, è l’affinità spirituale; indica anche una relazione seria, caratterizzata dalla fedeltà. Dal punto di vista professionale, poiché il Papa rappresenta il culmine della gerarchia ecclesiastica, indica una posizione invidiabile nel mondo lavorativo e, quindi, possibilità di fare carriera. Come l’Imperatore, indica generalmente una persona di sesso maschile, a meno che l’interpretazione non faccia riferimento a qualità morali.
Di solito indica un uomo di età matura, autorevole, capace di comprendere e dare buoni consigli; si può trattare del partner, di un padre tenero e protettivo, di una guida, di un parente stretto, in particolare uno zio o un nonno.

Interpretazione carta al rovescio: la carta assume al rovescio un forte peso negativo,la fede viene meno e la serena saggezza del Papa diventa incapacità di mettersi in discussione e di assumersi le proprie responsabilità. La risposta alla domanda fatta sarà negativa.
Sul piano affettivo si è incapaci di dare e di ricevere amore, nella coppia possono esserci gravi incomprensioni, dovute dall'orgoglio e all'incapacità di riconoscere i propri torti. Sul piano professionale indica la fine di una carriera che si prefigurava brillante
Rimanda ad una persona matura falsa e meschina, un nemico o un rivale non dichiarato, oppure un individuo fanatico e bigotto.

Tempo: il Papa è un arcano dai tempi veloci (fino ad un massimo di quindici giorni) ma la sua influenza è breve (massimo un mese).

Il Papa consiglia di chiedere consiglio a una persona saggia e spirituale. Agisci in linea con i principi morali più elevati. Sii religioso. Consiglia chi si rivolge a te trasmettendogli la tua saggezza. Fatti guidare dal tuo senso morale. Lascia perdere tutto ciò che può essere considerato scorretto da un punto di vista etico. Circondati di persone che hanno i tuoi stessi valori. Diffida delle persone che cercano solo i beni materiali. Segui i tuoi valori più alti. Agisci in maniera metodica ed organizzata. Trova consiglio nei testi religiosi e nelle tradizioni spirituali. Ascolta chi è più saggio di te. Non è il momento per essere anticonformisti o ribelli. Agisci insieme a persone che condividono le tue idee, piuttosto che da solo. Rispetta l'autorità. In una situazione di gruppo bisogna chiarire il ruolo e la posizione di ogni membro, e va rispettata la gerarchia.

La pietra abbinata è il rubino e il pianeta è Giove.



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