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domenica 12 luglio 2015

LE MORENE



I ghiacciai, in virtù del loro movimento, trasportano sempre del materiale roccioso, allo stato di detrito fine o grossolano; esso prende il nome di morena, non solo nel caso che si trovi ancora in movimento (sul ghiacciaio o nel suo interno), ma anche quando il ghiacciaio lo ha depositato, cioè abbandonato sul terreno. Il termine, già usato nella Savoia e nel Vallese, e divenuto oggi d'uso generale, fu introdotto nella scienza dal De Saussure nel 1779.
Seguendo la classificazione proposta dalla Commissione internazionale per lo studio dei ghiacciai (1899), distingueremo morene in movimento e morene deposte (sebbene la distinzione non sia sempre possibile). Le prime comprendono tutti i detriti rocciosi posati sulla superficie del ghiacciaio (morene superficiali o galleggianti), quelli trasportati nel corpo stesso del ghiacciaio (morena interna), e infine il materiale trasportato su o presso il fondo (morena inferiore).

Le morene superficiali si formano in seguito alla caduta sul ghiacciaio dei detriti che si distaccano dalle pareti circostanti (disfacimento meteorico, frane); l'accumulo di tali detriti essendo massimo presso i margini del ghiacciaio, ne risultano rilievi in forma d'argine, decorrenti appunto lungo i margini, e che si fanno più elevati procedendo verso il basso. Sono queste le morene laterali, evidenti nei ghiacciai forniti di lingua bene sviluppata. Nei ghiacciai composti, alla riunione di due lingue di ghiaccio si ha la fusione della morena destra dell'uno con la sinistra dell'altro, e si forma così una morena decorrente in mezzo alla lingua, detta morena mediana. Nei ghiacciai composti di parecchi rami, si hanno molte morene mediane; il Ghiacciaio di Aletsch ne ha 4 o 5, i grandi ghiacciai del Karakorum ancora di più. Le morene laterali ricevono il materiale detritico esclusivamente da un lato del bacino glaciale, e sono quindi formate dalle stesse rocce di questo lato; se vi è diversità litologica tra i due versanti, essa si riflette nelle morene laterali, e poiché nella formazione della morena mediana non si ha vera mescolanza dei detriti essa può risultare di due parti litologicamente diverse (es., morena mediana del ghiacciaio di Unteraar, di detrito scistoso scuro nella metà sinistra, di massi granitici chiari nella metà destra).

Le morene superficiali non sono però costituite soltanto da detriti direttamente caduti sul ghiacciaio. Infatti in tutta l'area di alimento i detriti che cadono sul nevato vengono presto ricoperti da successive nevicate. Seguendo lo stesso movimento delle particelle di ghiaccio, dopo avere compiuto un certo percorso nell'interno della massa glaciale, risorgono alla superficie nella regione di ablazione. Le morene superficiali esistono dunque solo in questa parte del ghiacciaio. In vicinanza della fronte il materiale morenico si fa spesso molto abbondante e talora finisce col ricoprire interamente la parte inferiore della lingua (es., ghiacciai del Miage e di Triolet, Monte Bianco). Si perde allora anche l'aspetto arginiforme, la morena superficiale è diffusa o a monticoli irregolari. Comunque, sia le morene mediane sia quelle laterali ricevono abbondante materiale per questa via; vi sono anzi morene mediane che non risultano dalla fusione di morene laterali; ma rappresentano il detrito proveniente da uno sperone roccioso nel bacino d'alimento del ghiacciaio, e perfino se ne trovano nei ghiacciai norvegesi d'altipiano, che non sono circondati da pareti rocciose (in tal caso i detriti vengono dal fondo).

Le morene superficiali sono caratterizzate dalla varietà di dimensioni dei detriti che le compongono (da pulviscolo a massi di centinaia di metri cubi), dalla caotica disposizione di essi, e dalla forma irregolare di questi detriti, in genere a spigoli vivi, non avendo essi subito particolare elaborazione.

La quantità del materiale morenico superficiale è in stretta relazione con lo sviluppo delle pareti rocciose attorno al ghiacciaio; in relazione pure a tale sviluppo e alla lunghezza della lingua è l'altezza che gli argini morenici possono raggiungere. Nei ghiacciai alpini sono frequenti morene laterali alte 10-20 m., nei grandi ghiacciai del Karakorum si possono oltrepassare anche i 100 m. Ma spesso la sopraelevazione dell'argine morenico è dovuta in gran parte non al vero e proprio accumulo di detriti rocciosi, ma ad uno zoccolo rilevato di ghiaccio, che la morena ha protetto dall'ablazione mentre la superficie scoperta del ghiacciaio andava affossandosi. Per le morene laterali si danno poi di frequente valori alquanto superiori, e si citano morene alte 100 e più metri per ghiacciai alpini anche non dei maggiori (ad es., per quelli italiani del Miage, della Brenva, di Macugnaga). In questi casi si tratta però solo parzialmente di morene in movimento: la maggior parte dell'argine morenico è deposta, e la morena si è accresciuta in un lungo periodo.

Una parte dei materiali della morena inferiore ha la stessa origine di quelli della morena interna; però la morena inferiore è sempre presente, anche in assenza assoluta di pareti rocciose attorno al ghiacciaio e quindi di morene superficiali (ghiacciai continentali, ad es.). Si deve ammettere che, in parte o totalmente, quei materiali derivino dall'erosione del suolo stesso su cui il ghiacciaio poggia. Con tutta probabilità l'erosione non avviene, nella massima parte, direttamente; ma è l'azione del gelo e disgelo sulle rocce del letto che prepara gli elementi disgregati che poi il ghiacciaio trasporta.

Nella sua parte inferiore il ghiacciaio deposita il materiale detritico via via che questo giunge alla fronte o ai margini laterali; più abbondante, naturalmente, è il deposito se il ghiacciaio si ritira, cioè se diminuisce la sua massa. Ne sorgono le morene deposte, che la Commissione internazionale distinse in morene arginiformi e morene di fondo. In realtà le prime non hanno sempre forma di argine, ma spesso anche di monticoli irregolari o anche di detrito diviso in una coltre continua; comprendono le morene longitudinali (distinte solo se abbandonate da un ghiacciaio in rapido ritiro) corrispondenti alle morene mediane, e le morene marginali che si distinguono in morene di sponda e morene frontali. Le morene di sponda derivano da quelle laterali; si è però già detto come, in tal caso, la distinzione tra morene in movimento e deposte, sia non di rado difficile o impossibile, e quindi spesso s'indicano entrambe col nome di morene laterali. Hanno generalmente forma tipica di argini con versanti assai ripidi (di più l'interno) e cresta acuta, finché non attaccate dagli agenti atmosferici e dalle acque.

La morena frontale, deposta cioè in corrispondenza della fronte del ghiacciaio, deriva non solo da morene superficiali, ma in parte dalla morena inferiore. Nel più dei casi non si presenta come un vero argine ben rilevato; questo può formarsi solo se la fronte rimane per lungo tempo stazionaria, in modo che il deposito avvenga sempre su una stessa linea (davanti al ghiacciaio di Macugnaga ve ne sono di un centinaio di metri d'altezza). L'argine morenico prende allora forma arcuata, con la convessità a valle, e va a raccordarsi, o meglio trapassa verso monte nelle morene di sponda. Nelle fasi progressive il ghiacciaio passa sopra la morena, la sospinge e ne modifica i caratteri tipici; ritirandosi il ghiacciaio, il materiale detritico che giunge alla fronte è disperso su una superficie vasta, e quindi esso non può formare un rilievo distinto. Si aggiunga poi l'opera del torrente glaciale, il quale asporta una parte del detrito via via abbandonato alla fronte, o erode le stesse morene in precedenza deposte (detrito che viene ridepositato più avanti: formazioni fluvio-glaciali). Si spiega così facilmente come grandi ghiacciai anche ricchissimi di morene superficiali (ad es., ghiacciai del Karakorum) siano privi o quasi di morene frontali presso le loro fronti attuali.

Quando più argini morenici frontali, corrispondenti a tante fasi di sosta del ghiacciaio, si susseguono come archi subconcentrici, si parla di un anfiteatro morenico (ne presenta, ad es., uno tipico il ghiacciaio di Triolet, nel gruppo del Monte Bianco, di formazione recente).

Il materiale della morena inferiore va generalmente ad aggiungersi a quello superficiale nella morena frontale; non va però dimenticato che vi sono ghiacciai (e anzi, i maggiori, quelli continentali) privi di morena superficiale, mentre la morena inferiore non manca mai. Può quindi essere utile la distinzione di una morena di fondo, per la morena inferiore deposta. È però da notare che quando il ghiacciaio è stazionario si forma, anche nel caso di ghiacciai continentali, una morena frontale arginiforme, che si distinguerà soprattutto per la sua particolare costituzione (ciottoli striati). Caratteri morfologici particolari hanno poi certe morene di fondo abbandonate dai grandi ghiacciai dell'epoca glaciale. In alcune zone esse si presentano come collinette a base ellittica e dorso convesso, allungate nel senso del movimento del ghiacciaio. Tali rilievi, in genere associati in gruppi numerosi, prendono il nome di drumlins; uno ne è stato osservato di formazione recente (ghiacciaio Biferten, Svizzera). Difficile si presenta la spiegazione di queste forme; alcuni le considerano resti di antiche morene erose dal ghiacciaio, ma i più le credono forme di deposito, mettendole in relazione a crepacci del ghiacciaio, a ostacoli presentati dal fondo, a variazioni nelle condizioni del ghiacciaio (spessore e pressione, attrito interno), ecc.

Un caso particolare di morene deposte sono le morene d'ostacolo, che si formano a monte di un rilievo roccioso, emergente dal ghiacciaio.

Resta infine da ricordare che certi ghiacciai portano la loro fronte nel mare; si formano allora morene sottomarine, che non possono assumere le forme tipiche sopra descritte e risultano chiaramente stratificate. Il materiale morenico è inoltre largamente disperso sui fondi marini dagli icebergs, che da quelle fronti si staccano.

Le morene dei ghiacciai attuali hanno importanza morfologica limitata, cioè solo locale; ma vaste regioni ricevono i caratteri del paesaggio da morene dovute ai ghiacciai dell'epoca glaciale e ai suoi stadî finali. Grandiosi gli anfiteatri morenici formati in tale epoca presso lo sbocco delle grandi valli montane, per esempio, delle Alpi. Essi constano di numerose cerchie, più o meno complete, di colline allungate (arginiformi), elevate 100-200 m. e talora di più sulle pianure antistanti. Sono morene in gran parte frontali, in parte laterali; tra le seconde è particolarmente importante la Serra d'Ivrea, che ha ben 400-600 m. di altezza relativa. All'interno degli anfiteatri si stende una zona depressa, oggi piana e alluvionata (depressione terminale) oppure occupata da laghi. Vi si trovano anche gruppi di drumlins; questi però non sono stati osservati negli anfiteatri morenici italiani, dei quali i maggiori sono quelli che antistanno ai grandi laghi alpini e allo sbocco delle valli della Dora Baltea e del Tagliamento.

Regioni amplissime coprono poi i depositi lasciati dai grandi ghiacciai continentali dell'Europa e dell'America settentrionali. Le morene frontali hanno pure aspetto arginiforme, benché costituite da morena di fondo, e si prolungano per centinaia di km., non sempre del tutto continue, descrivendo tanti piccoli archi, convessi all'esterno rispetto all'antico ghiacciaio, corrispondendo alle lobature della sua fronte. Non sono però generalmente molto elevate. All'interno si presentano frequenti zone a drumlins.

Differenze notevoli presentano le morene dell'ultima glaciazione rispetto a quelle più antiche; queste seconde, oltre ad essere fortemente alterate per un certo spessore (ferrettizzazione), hanno forme addolcite e quindi meno caratteristiche, per essere state più a lungo sottoposte all'azione degradatrice dell'atmosfera e delle acque.


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LA MARNA



Roccia sedimentaria di composizione intermedia tra un'argilla e un calcare; per progressivo aumento del tenore in carbonato di calcio (di origine organogena o chimica) la marna passa a marna calcarea e a calcare marnoso, mentre se l'aumento percentuale riguarda la componente argillosa (di origine detritica) passa a marna argillosa e ad argilla marnosa. Le marne sono materia prima per la fabbricazione di calci idrauliche e cementi.

I sedimenti marnosi sono diffusi in tutto il mondo, nella maggior parte dei domini marini e lacustri del passato geologico. In Italia sono presenti in tutti i contesti geologici sedimentari, e risultano particolarmente diffusi nell'astigiano, nell'Oltrepò pavese, nelle prealpi varesine, comasche, e bresciane; marne argillose a foraminiferi sono presenti nell'Appennino centro-meridionale; le "crete" nel senese; i "mattaioni" presso Pisa e Volterra; in Sicilia lungo la costa mediterranea sotto il nome di "Trubi" (famosissima la Scala dei Turchi nel comune di Realmonte, vicino ad Agrigento) e nel bolognese ai piedi dell'appennino.


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L' ARGILLA



L'argilla è un sedimento non litificato estremamente fine (le dimensioni dei granuli sono inferiori a 3,9 µm di diametro) costituito principalmente da allumino-silicati idrati appartenenti alla classe dei fillosilicati. I minerali che compongono l'argilla sono tutti appartenenti alla sottoclasse dei fillosilicati e definiti collettivamente minerali argillosi.

La genesi dei minerali argillosi nelle rocce è secondaria, per alterazione chimica (in ambiente acido o alcalino) di rocce magmatiche silicee, per deposizione da soluzioni idrotermali, metamorfismo di basso grado (nel caso delle cloriti). La formazione delle Argille come sedimenti clastici sciolti, come suoli, avviene per dilavamento di rocce contenenti minerali argillosi, con la concentrazione del sedimento fine, a seguito di un lungo trasporto prevalentemente in acqua, in ambienti lacustri, marini, lagunari.

I minerali argillosi hanno caratteristiche fisico-chimiche peculiari, quali la dimensione micrometrica dei cristalli che comportano notevoli capacità di assorbimento d'acqua, scambio ionico e fissazione di cationi. Queste caratteristiche conferiscono al sedimento argilloso una sensibile plasticità se miscelato con acqua e refrattarietà se disidratato, proprietà che hanno permesso lo sviluppo dell'industria laterizia e ceramica.

L'argille, a causa della ridottissima dimensione delle particelle e alla elevata capacità di assorbimento, sono, assieme ai limi e limi argillosi, rocce pseudocoerenti, ovvero rocce le cui caratteristiche meccaniche sono determinate dalla coesione fra le particelle (e quindi dallo stato di idratazione) piuttosto che dall'attrito fra le stesse.

L'argillite è una roccia sedimentaria con tessitura clastica a grana finissima che si forma per litificazione di un sedimento argilloso spesso eterogeneo (costituito da minerali argillosi delle varie classi summenzionate). Può contenere una percentuale ridotta di sedimenti fini costituiti da quarzo e minerali non silicei quali carbonati, ossidi di ferro, evaporiti. Di colore molto variabile (varie tonalità di grigio, fino a quasi nera se organica; rosso bruna, violacea, verde), deriva dai minerali argillosi che la compongono, la facile fissilità in lamine. La genesi è prevalentemente sedimentaria in ambiente marino, lagunare, lacustre.

La varva è una roccia argillosa caratterizzata da una fitta alternanza di strati bicolore, chiari e scuri, e a differente granulometria, sabbioso-limosi i primi, argillosi i secondi. L'alternanza degli strati riflette il differente periodo di deposizione del materiale (nel caso specifico, un sedimento lacustre di trasporto glaciale). I sedimenti più grossolani sono originati nel periodo primaverile-estivo, in seguito all'aumento dell'acqua di fusione del ghiacciaio, quelli più fini e scuri, argillosi e ricchi di materiale organico, sono di deposizione invernale. Creta: argilla-calcarea, caratterizzata da una struttura farinosa, di colore chiaro fino ad essere bianca, risulta essere facilmente plasmabile e utilizzata principalmente per i vasellami.

L'argilla è malleabile quando idratata e può quindi essere facilmente lavorata con le mani. Quando è asciutta diventa rigida e quando è sottoposta a un intenso riscaldamento, subisce una trasformazione irreversibile diventando permanentemente solida e compatta.

Queste proprietà rendono l'argilla uno dei materiali più economici e largamente usati nella produzione ceramica fin dall'antichità. Le prime testimonianze di utilizzo di questo materiale da parte dell'uomo per creare manufatti risalgono al periodo neolitico, quando i primi oggetti di argilla (ciotole, vasi, ecc.) venivano cotti direttamente sul fuoco.

Vari popoli, tra i quali si annoverano gli antichi Egizi, i Persiani e i Cinesi con le loro porcellane e i celadon, hanno utilizzato l'argilla per la produzione di manufatti. In Italia, diverse località hanno o hanno avuto il toponimo Figline, che indica un luogo di lavorazione dell'argilla: tra cui l'attuale Figline Valdarno e Forlì, detta Figline in alcuni secoli del Medio Evo.

Già nell'antichità gli uomini avevano imparato ad aggiungere una polvere silicea al prodotto argilloso prima di effettuare una seconda cottura, allo scopo di migliorarne l'aspetto e la robustezza. Per ottenere questi capolavori è stato necessario provare a variare sia la potenza del fuoco sia l'atmosfera in cui si realizzava la cottura.

L'argilla, attualmente, oltre che nella ceramica, è usata anche in molti processi industriali, come nell'industria della carta, nella produzione di cemento, laterizi e filtri chimici.

Nell'orticoltura e floricoltura indoor, spesso vengono utilizzati materiali o miscele di materiali in sostituzione o per la replicazione del suolo; a queste applicazioni viene adattata un tipo di argilla trattata denominata "argilla espansa".

Si tratta di granuli, o sferette rozzamente irregolari, ottenute principalmente mediante trattamento termico di piccole quantità di argilla. A secondo del diametro, o granulometria, vengono utilizzate per diversi tipi di colture. La principale caratteristica per cui viene apprezzata l'argilla espansa è il drenaggio che è possibile ottenere col suo utilizzo come suolo puro o miscelato con altro terriccio. I granuli sono a bassa densità poiché immagazzinano al loro interno una quantità di aria che li rende molto leggeri ma possono immagazzinare anche una quantità di umidità quando vengono bagnati, divenendo più pesanti.

L’argilla è stata utilizzata fin dall’antichità nell’ambito dell’igiene del corpo, della cosmesi e quale rimedio naturale per un grande numero di disturbi, in virtù delle importanti azioni di salute e di benessere che è in grado di svolgere: 
- Antisettica e battericida. L’argilla è un complesso sterile in grado di contrastare l’attività dei batteri creando un ambiente ostile alla proliferazione batterica senza arrecare alcun danno all’organismo e senza impedire la rigenerazione cellulare. È efficace nell’eliminazione dei parassiti intestinali e in numerose forme infettive: coliti, enteriti, affezioni polmonari, piaghe purulenti; 
- Antinfiammatoria e antidolorifica: grazie alla capacità termoassorbente lenisce le infiammazioni. Utile in caso di scottature, distorsioni, contusioni. Oltre al calore assorbe anche il dolore; 
- Rimineralizzante: la finissima granulometria è ciò che consente la liberazione e l’assimilazione dei minerali che la costituiscono, producendo una vera e propria azione di rimineralizzazione dell’organismo. Utile nei disturbi articolari, in caso di fratture, osteoporosi e nelle anemie; 
- Assorbente e antitossica: la costituzione micromolecolare le consente di assorbire enormi quantità d’acqua, gas, tossine e veleni, soprattutto in virtù della particolare capacità di scambio ionico che le permette, attraverso un processo osmotico, di estrarre tossine idrosolubili e allo stesso tempo di cedere ai tessuti sali minerali in quantità. Efficace rimedio contro l’aerofagia e l’avvelenamento da sostanze tossiche. Combatte la ritenzione idrica assorbendo i liquidi e i prodotti di scarto del metabolismo; 
- Cicatrizzante: stimola i fattori della coagulazione del sangue e accelera i processi rigenerativi dei tessuti (presenza di alluminio); 
- Alcalinizzante: la grande quantità di elementi basici rende alcalino l’organismo; 
- Energizzante: il complesso di sistemi minerali rigenera l’attività organica e apporta energia. L’elevato contenuto di calcio, per esempio, fortifica i tessuti elastici, il magnesio è d’aiuto in caso di astenia intellettuale e muscolare. 

L’argilla può essere utilizzata per via interna e in applicazione esterna svolgendo un’azione rimineralizzante, antitossica, riequilibrante e assorbente soprattutto in virtù della particolare capacità di scambio ionico che le permette, attraverso un processo osmotico, di estrarre tossine idrosolubili e allo stesso tempo di cedere ai tessuti sali minerali in quantità. 
È un potente rimedio antidolorifico, antinfiammatorio, alcalinizzante e disinfettante sui tessuti, e grazie alla capacità di cedere piccole dosi di energia elettromagnetica, acquisita durante l’esposizione al sole, all’aria e all’acqua, rigenera e risveglia il potenziale energetico fungendo da catalizzatore dei processi biologici. Tantissima silice nell’argilla la rendono particolarmente utile per le anemie, le stanchezze croniche, la facilità ad ammalarsi.

Le argille attualmente disponibili in commercio e utilizzabili per scopi curativi si suddividono in base al colore. La differenza di colore fra le argille (verde, bianca, rossa, gialla, grigia, blu e beige) dipende dalla composizione chimica; dall’età dell’argilla stessa; dalla locazione dei giacimenti.

L'argilla verde contiene circa il 50% di silice e il 14% di alluminio, possiede un pH leggermente alcalino. Ha proprietà antinfiammatorie elevate e, se impiegata per uso esterno, ha un alto potere assorbente, che la rende particolarmente adatta per la cura dell'acne e degli eczemi. Se usata per via interna: svolge un'attività disintossicante.

L'argilla bianca è utilizzata prevalentemente in cosmesi, l'argilla bianca possiede un'alta percentuale di silicio (attorno al 48%) - e di alluminio (fino al 36% e oltre) - che le conferisce il caratteristico colore. L'argilla bianca è chiamata anche caolino, dal nome della regione cinese, il Kao-Ling, dove fu scoperto il primo giacimento. È la più fine di tutte le argille ed è indicata per uso interno: combatte le fermentazioni e le intossicazioni intestinali. Contrariamente all'argilla verde, che può causare stitichezza, regola il transito intestinale. 
In uso interno il Caolino possiede virtù assorbenti nei confronti dei batteri e dei virus presenti nel sistema digerente: assorbe i gas, le tossine ed è utile in caso di gonfiori o di intossicazioni alimentari. Gioca il ruolo di un protettore gastrico, offre sollievo in caso di acidità, bruciore di stomaco, ulcera, regolando l’acidità e il pH. Cicatrizzante e antinfiammatorio, protegge le mucose. 
Per uso esterno, invece, l’argilla bianca viene usata soprattutto per maschere di bellezza o come antismagliature generico su tutto il corpo poiché non contiene ferro o, se lo contiene, è in bassa percentuale. L’argilla bianca purifica la pelle e restringe i pori dilatati. Inoltre può essere usata per la pelle screpolata, soprattutto sui talloni. È utile anche per esfoliare la pelle. Il Caolino è l’argilla più dolce per la pelle, il suo utilizzo esterno è indicato alle pelli secche, alle pelli mature e ai capelli devitalizzati. Rinnovatore cellulare, esercita un micro-gommage sulla pelle e rimineralizza l’epidermide. È perfettamente tollerata anche dalle pelli molto sensibili o intolleranti. Le sue virtù cicatrizzanti e antisettiche la rendono preziosa per la cura delle pelli irritate. Non allergizzante, è adatta anche alle pelli dei bambini. In gargarismi è adatta in caso di infezioni alle gengive o mal di gola.

L'argilla Rossa è ricca di ferro e povera di alluminio, la colorazione dell’argilla rossa è dovuta alla presenza di ferro rosso (trivalente). Questa argilla (Marina Antracite) era usata dagli antichi romani per combattere i dolori articolari e come medicamento per le ferite dei cavalli e nei lavaggi per proteggerli dalle infezioni e dalle malattie. 
Attualmente è molto usata in cosmetica per la preparazione di maschere e creme per la pelle, dove viene riconosciuto il suo potere antinfiammatorio utile in caso di pelle che si infiamma e si arrossa facilmente. Se si soffre di gengive infiammate, ad esempio, basterà immergere lo spazzolino nell’argilla rossa, strofinare delicatamente le gengive e poi risciacquare accuratamente. L'uso di argilla rossa è più indicato per pelli sensibili e delicate con problemi di dermatite. 
Molto assorbente, l’argilla rossa è consigliata per lenire le irritazioni cutanee e dare sollievo in caso di dolori dovuti a storte e trauma. Sulle contusioni, gli ematomi, le ecchimosi e i dolori muscolari, l’argilla rossa permette di sgonfiare le zone e di attenuare il dolore. È anche indicata per curare gli ascessi e i foruncoli. L’argilla rossa apporta benefici in caso di mal di testa, di nevralgia, di gotta. È indicata per stimolare la circolazione sanguigna.

Nell'argilla Gialla il colore giallo è dovuto alla presenza di composti di ferro e di rame. Molto indicata per essere applicata sul collo, sulla schiena e anche sulla colonna vertebrale in caso di dolori. Ha una buona azione rinfrescante e può essere usata mescolata alla rossa per un’azione più completa. Per i problemi di ossa, per attenuare i dolori, in caso di grave affaticamento, combinata con l'argilla verde, l'argilla gialla stimola la riparazione dei muscoli e legamenti e mantiene gli organi interni puliti.

L'argilla Grigia è conosciuta anche come argilla Luvos o argilla tedesca (è stata scoperta in Germania nel secolo scorso) deve il suo colore grigio all'alta percentuale di Silicio, fino al 60%. L'argilla grigia è indicata per uso interno nella cura dell'acidità di stomaco e delle infiammazioni intestinali. Favorisce inoltre il drenaggio dei liquidi in eccesso e svolge un'importante azione alcalinizzante. Ha un elevato potere di scambio cationico. Ha un forte potere assorbente, probabilmente superiore alla verde ad uso interno. Oltre il 60% di silicio e 20% di alluminio conferiscono al prodotto un'enorme azione antinfiammatoria e antiacido. È adatta per tutti i tipi di pelle.

Le argille possono essere assunte per via interna o applicate esternamente nella modalità del cataplasma, dell’impiastro, della frizione, dell’unguento, della polverizzazione, del bagno e della maschera. Queste possono essere di consistenza grossa, fine oppure ventilate. L’argilla grossa viene utilizzata solo a livello topico, per bagni, pediluvi e per cataplasmi e impiastri di grandi proporzioni, mentre la fine per bendaggi, frizioni, irrigazioni, applicazioni estetiche, cataplasmi e impiastri di normali dimensioni. L’argilla ventilata, la più fine, per gli usi interni. L’applicazione topica dell’argilla può venire potenziata con l’aggiunta di sinergie di oli essenziali scelte in base alla tipologia del disturbo e del trattamento cosmetico. 

Preparata alla sera si beve al mattino a digiuno. Riempire un bicchiere con ¾ di acqua fredda e 1 cucchiaino raso di argilla. Mescolare a lungo con un cucchiaio di legno e lasciare riposare coprendo con una garza il bicchiere. Le prime volte è consigliato bere, a piccoli sorsi, solo la parte che si presenta come “acqua sporca”, e non il fondo. Questo trattamento può essere eseguito per 1 mese contro l’acidità di stomaco, intossicazione e anemia. L'argilla verde ventilata regolarizza la funzione intestinale. Però in generale è bene farsi consigliare da un’erborista professionista su tipo, dosi e modalità.

Già in tempi antichissimi si faceva essiccare l’argilla più pura in pillole o bastoncini. È un metodo ancora in uso in alcuni paesi come India, America del Sud e Cina, che può essere adottato da coloro che preferiscono succhiare l’argilla piuttosto che berla.

Le compresse di argilla bianca o verde sono facilmente reperibili in commercio, solitamente sono addizionate con qualche olio essenziale per migliorarne il sapore. Il prodotto può essere assunto fino a tre capsule al giorno massimo per 1 mese. Utili a chi presenta gonfiore di stomaco, particolarmente indicate dopo un'indigestione, o per a chi vuole contrastare stitichezza o diarrea.

Cataplasmi e impiastri vanno preparati in contenitori di terracotta, legno o vetro e mescolati con un cucchiaio di legno, mai di metallo.
In un contenitore di terracotta, legno o vetro, versare l’argilla verde fine e aggiungervi acqua oligominerale fino a coprirla. Lasciar riposare per circa un’ora e aggiungervi circa 10 gocce di olio essenziale (il quantitativo dell’argilla e degli oli essenziali varia in base alle dimensioni dell’area da trattare) mescolando il tutto con un cucchiaio di legno. Distendere l’impasto sopra un telo di stoffa (garza spessa o lino) e applicare sulla parte lasciando agire per un minimo di 30 min. fino a 2 ore e oltre. L’impacco deve essere coperto e fissato con una garza. 
Per i disturbi circolatori il cataplasma freddo alle gambe in associazione a essenze antinfiammatorie e benefiche per l’elasticità e il tono dei vasi sanguigni, per esempio 4 gocce di cipresso, 3 di geranio e 5 di limone; 
per le coliche intestinali, spasmi e crampi un cataplasma caldo (argilla scaldata a bagnomaria) sulla zona addominale per circa 30 min. associato a 3 gocce di camomilla romana, 2 di lavanda, 2 di melissa, 3 di finocchio (lontano dai pasti).

A differenza del cataplasma l’impiastro va applicato direttamente sulla pelle. Per questo utilizzo è possibile impiegare argilla di consistenza grossa, soprattutto se la zona da trattare è estesa. 
 - per la cellulite: impiastro su gambe e glutei con 5 gocce di limone, 4 di lemongrass e 2 di origano se la cellulite è edematosa (dolorosa al tatto, presenta la pelle con zone gonfie); 6 di arancio amaro, 2 di zenzero, 2 di legno di cedro se è dura (la forma in cui, almeno inizialmente, non si notano evidenti alterazioni della silhouette. La pelle appare ispessita); 4 di geranio, 4 di cipresso e 3 di rosmarino se dipende da difficoltà nella circolazione sanguigna; 
 - per l’insonnia: impiastro caldo lungo la colonna vertebrale comprendendo la nuca con 4 gocce di arancio amaro, 3 di camomilla romana e 4 di lavanda.

Per fasciature e bendaggi si immergono, nel preparato opportunamente diluito, bende o fasce a trama larga la cui misura sarà proporzionata alla parte da trattare. Si procede poi fasciando la zona interessata. Tale metodo viene di norma impiegato per coprire zone estese o per scopi estetici. 
Far aderire alla zona da trattare una garza precedentemente immersa in una soluzione argillosa piuttosto liquida, addizionata con circa 6-8 gocce di essenze. 
- febbre: benda fredda sulla fronte e sulla testa fino ad abbassamento della temperatura con 2 gocce di bergamotto, 1 di menta, 1 di eucalipto

Per Bagni argillosi si tratta di argilla sciolta nell’acqua e nella quale ci si immerge completamente o parzialmente (pediluvi, maniluvi, semicupi). Utilizzando questo metodo sarebbe il caso di non utilizzare la consueta vasca da bagno poiché, una volta scaricata, l’argilla potrebbe intasare le tubature: è consigliabile ricorrere ad una tinozza. 
Aggiungere all’acqua del bagno mezzo chilo di argilla verde fine o grossa con circa 10 gocce di oli essenziali. 

È possibile aggiungere oli essenziali, sostanze aromatiche all’argilla per la preparazione degli unguenti da usare sia a scopo medicamentoso che estetico. 
Si impiega argilla a granulometria ventilata, finissima; verde a fini curativi, bianca per usi cosmetici.

Per le maschere viso: 
miscelare argilla bianca (circa 3 cucchiaini abbondanti) con un cucchiaino di olio vegetale (mandorle dolci, di germe di grano, di jojoba) e 3-4 gocce di essenze scelte in base al tipo di pelle. Per la pelle grassa è più indicata l’argilla verde fine. 
- pelli grasse: 1 gocce di limone, 2 di lavanda; 
- pelli secche: olio di germe di grano, 1 goccia di arancio dolce e 2 di sandalo. 
Con l’argilla rossa, invece, si può realizzare un composto contro la pelle arrossata. Mischiare l’argilla con dell’acqua tiepida, magari floreale, applicare il composto in maschera, lasciare in posa 10-15 minuti poi risciacquare. Terminare la seduta applicando un’acqua astringente (idrolato di geranio, fiori d’arancio o sandalo).

Si usa polvere d’argilla ventilata, spargendola sulla parte come se si trattasse di talco. È eccellente per trattare piaghe, ferite, eczemi, arrossamenti, sui quali esercita una funzione disinfettante e antibatterica, favorendo nel contempo la ricostruzione dei tessuti lesi. 
Non esitare a ricorrere a questo rimedio poiché l’argilla è esente da germi microbici.

Per i gargarismi sciogliere 1 cucchiaio di argilla ventilata e lasciatelo riposare per un paio d’ore. Prima dell’uso agitare fortemente il liquido e non sciacquarsi dopo il gargarismo. Si utilizza in caso di affezioni del cavo orale e della gola.


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