Visualizzazione post con etichetta proprietà. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta proprietà. Mostra tutti i post

martedì 12 aprile 2016

LA LIMONITE

.

La limonite è un ossido idrato (cioè composto contenente un certo numero di molecole di acqua) di ferro, FeO(OH)·nH2O, che si forma per disfacimento di altri minerali ferrosi dei cui giacimenti forma il cappello. Non è una specie mineralogica a sé stante ma il termine si usa per indicare masse non meglio identificate di ossidi ed idrossidi di ferro senza cristalli visibili di solito costituite da goethite ma anche maghemite, ematite, lepidocrocite, hisingerite, pitticite ed altri minerali del gruppo della jarosite.

La limonite è una miscela di minerali e materiali amorfi, forma masse terrose, concrezionari, mammellonari e stalattitiche, e aggregati fibrosi e raggianti. Frequentemente pseudomorfa, su pirite e su altri minerali di ferro. È di colore giallo, giallo marrone, bruno e nerastro. Ha stria giallo marrone. È traslucida o semiopaca.

Le masse terrose di limonite hanno colori che vanno dal bruno al giallo, vengono chiamate ocre e sono utilizzate come coloranti; la più fine è detta terra di Siena.

Si forma come minerale secondario nella zona di ossidazione dei giacimenti di ferro. Si forma anche per precipitazioni in acque marine, dolci e paludose.



È uno tra i minerali contenenti più ferro (Fe) infatti, è uno dei minerali preferiti dalle industrie metallurgiche.

Varietà della limonite è la "limnite", detta anche "ferro della palude" poiché si trova in depositi paludosi, nella quale sono presenti anche acidi organici, acido fosforico e sabbie di quarzo.

Famosi sono i depositi lateritici di Cuba, Brasile, Venezuela, Canada, Angola e Congo. In Europa sono noti i giacimenti di origine sedimentaria (oolitici) di Lorena, Alsazia e Lussemburgo; il minerale ferrifero viene chiamato minette. In Italia si trova d´Elba e in Sardegna.

E´ un minerale di ferro di limitato interesse perchè spesso inquinato da fosforo; le varietà terrose (ocra gialla) trovano impiego nell´industria dei coloranti e come creta da modellare.




FAI VOLARE LA FANTASIA 
NON FARTI RUBARE IL TEMPO
 I TUOI SOGNI DIVENTANO REALTA'
 OGNI DESIDERIO SARA' REALIZZATO 
IL TUO FUTURO E' ADESSO .
 MUNDIMAGO
http://www.mundimago.org/
.
 GUARDA ANCHE


LA NOSTRA APP



http://www.mundimago.org/



sabato 7 novembre 2015

Le Case Confiscate Alla Mafia

.


La confisca dei beni è un modo per aggredire la mafia nel portafoglio togliendo a boss, prestanome e riciclatori le proprietà e i beni accumulati illegalmente per rimetterli a disposizione della società. La confisca costituisce dunque uno degli strumenti più importanti per una seria lotta alle organizzazioni criminali ed è disciplinata dalla Legge n.575 del 31 maggio 1965 che costituisce il testo normativo di riferimento, recante una serie di disposizioni modificate e integrate nel corso degli anni da numerosi altri interventi legislativi.

La legge n.109 del 7 marzo 1996, approvata dal governo tecnico di Lamberto Dini, segna una rottura col passato perché nasce dalla spinta delle associazioni della società civile e da una campagna di raccolta firme in tutta Italia che era già iniziata nel 1995 per sostenere un disegno di legge che prevedeva l’uso sociale dei beni che venivano confiscati alle organizzazioni criminali. Si tratta quindi di una legge che ha posto degli obiettivi importanti, perché ha riconosciuto il ruolo “antimafia” che la società civile, il mondo delle associazioni e della cooperazione sociale, hanno nel nostro Paese.

L'Agenzia Nazionale per l'Amministrazione e la Destinazione dei Beni Sequestrati e Confiscate alla Criminilità Organizzata è stata istituita dal Governo Berlusconi con decreto legge n.4 del 4 febbraio 2010, convertito nella Legge n.50 il 31 marzo 2010: essa ha personalità giuridica di diritto pubblico, è dotata di autonomia organizzativa e contabile ed è posta sotto la vigilanza del Ministro dell'Interno.

L'approvazione di tre provvedimenti da consente all'Agenzia di coadiuvare l'Autorità Giudiziaria dal momento del sequestro dei beni fino alla confisca definitiva. Tra gli aspetti disciplinati figurano la separazione della contabilità relativa alla gestione dell'Agenzia dalle attività di amministrazione, custodia, destinazione e vendita dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, nonché l'organizzazione della rete di comunicazione e lo scambio di dati con i soggetti coinvolti nelle procedure di amministrazione e destinazione dei beni stessi.

I beni e gli immobili confiscati sono patrimonio della collettività e possono essere raggruppati in cinque grandi categorie: immobili in gestione, immobili destinati consegnati, immobili destinati non consegnati, immobili usciti dalla gestione e aziende. Con l'esclusione della Valle D'Aosta e dell'Umbria, al 31 dicembre 2010 risulta che al Nord si trova l'11,37% degli immobili confiscati, il 5,87% è nell'Italia Centrale, mentre al Sud si sono realizzate 82,77% confische di beni, immobili e aziende. Oltre la metà delle aziende confiscate è concentrata tra Sicilia e Campania e le altre regioni con più di cento aziende sequestrate dalle autorità si trovano in Lombardia, Calabria, Puglia e Lazio.



Secondo la Legge n.50 del marzo 2010, i beni immobili confiscati sono destinati «agli Enti locali per finalità sociali o istituzionali, ovvero, allo Stato per finalità di ordine pubblico, protezione civile, usi governativi o pubblici connessi allo svolgimento delle attività istituzionali di amministrazioni statali, agenzie fiscali, università statali, enti pubblici ed istituzioni culturali di rilevante interesse». Per quanto riguarda i beni immobili mantenuti nel patrimonio dello Stato circa l'80% è stato consegnato mentre il restante 20% resta ancora nelle mani dello Stato poiché presenta qualche fattore di criticità che ne impedisce la consegna. Dei beni attualmente in riutilizzo, la grande maggioranza - 421 immobili su 539, pari al 78% del totale - è stata assegnata alle Forze dell'Ordine, ovvero ai Carabinieri, alla Polizia di Stato e alla Guardia di Finanza.

La consegna degli immobili può subire dei ritardi a causa di diversi fattori di criticità: ci possono essere, per esempio, gravami ipotecari e pignoramenti che richiedono l'accertamento della buona fede del creditore; beni occupati dai soggetti sottoposti a misura patrimoniale e familiari; beni confiscati in quote indivise o contenziosi causati dalle impugnazioni delle ordinanze di sgombero. Il problema delle ipoteche sui beni immobili confiscati coinvolge la metà di quelli in gestione presso l'Agenzia Nazionale e anche numerosi fra quelli destinati e consegnati ai Comuni. Spesso l'Agenzia  destina e consegna ai Comuni i beni con tutte le loro problematiche, con la conseguenza che questi ultimi non sono in grado di fare fronte, da soli, al pagamento delle pretese dei terzi, cioè delle Banche o delle società specializzate che hanno acquistato il credito.

La carenza di risorse finanziarie è il fattore che più incide sul mancato riutilizzo dei beni passati nella gestione degli Enti territoriali. Tali risorse sono necessarie per la ristrutturazione e la riconversione dei beni immobili che il più delle volte giungono agli Enti territoriali deteriorati o danneggiati. Molto spesso i singoli Comuni non sono in grado di far fronte a investimenti così importanti e quindi viene meno la possibilità di reinserire tali beni all'interno di un circuito di legalità e di utilizzo da parte dell'intera collettività. Per questo oggi sono previste alcune forme di finanziamento dei progetti di riutilizzo dei beni confiscati attraverso stanziamenti per lo più comunitari, coadiuvati anche da fondi nazionali e regionali.

In Italia, d'immobili confiscati e non consegnati o riutilizzati ce ne sono parecchi. Su 83 immobili e terreni confiscati in Emilia Romagna, per esempio, solo a Bologna sono 8 su 12 quelli per i quali un ente locale non ha ancora manifestato interesse. Le spese per il mantenimento ora le paga l'Agenzia Nazionale che usa il conto di gestione della confisca o, se privo di liquidità, quello di un'altra confisca, in attesa di poter consegnare e destinare case, garage e appezzamenti. Villa Celestina potrebbe essere l'emblema bolognese dei beni confiscati alle mafie e restituiti alla collettività, usati per fini sociali: un risarcimento non solo simbolico. Invece va in malora! Oggi è una pericolante e fatiscente villa a tre piani che presenta delle criticità: ci vorrebbe un investimento milionario per rimetterla in sesto ma il potenziale è enorme.

Cifre e volumi che farebbero pensare a una favola con il lieto fine. Eppure il meccanismo è in sofferenza e la macchina delle misure di prevenzione patrimoniale non viaggia come dovrebbe. Troppe le questioni irrisolte. In primis l'Agenzia dei beni sequestrati e confiscati che si inceppa nell’ultimo passaggio della riassegnazione: immobili che restano vuoti o ancora occupati dai familiari dei boss in carcere, terreni abbandonati dove invece potrebbero nascere cooperative di giovani, aziende che con i quattrini dei mafiosi andavano a gonfie vele e che la gestione statale ha affossato spingendole verso il fallimento.

Così lo strumento principale di lotta alle cosche è diventato l'emblema dell'antimafia che non funziona. Tranne qualche rara eccezione. Ci sono i giovani che lavorano le terra che furono di ‘ndrangheta, camorra, cosa nostra e sacra corona unita. Ci sono le case dei padrini trasformate in centri per disabili. E qualche azienda che da Srl mafiosa si è trasformata in cooperativa di lavoratori onesti. Esempi unici che vanno avanti tra mille difficoltà, sfidando le resistenze dei mafiosi che vorrebbero riconquistare il loro territorio e l'indifferenza di buona parte della politica che sul contrasto alle mafie tace, salvo poi presentarsi alle commemorazioni per le vittime illustri.

Il quadro che emerge dall’inchiesta di Dataninja.it in collaborazione con i quotidiani locali del Gruppo Espresso è allarmante: abbiamo un tesoro e non sappiamo come utilizzarlo. C’è bisogno di un intervento del governo, di un piano per recuperare al meglio i quattrini sottratti ai capi mafia. Il rischio, altrimenti, è la resa di fronte al potere economico delle cosche. Che cantano vittoria ogni volta che fallisce un progetto di recupero di un bene immobile o aziendale.

Gestire? Assegnare? Associazioni di volontariato fantasma, create appositamente da parenti e amici di politici, assegnatarie di case di prestigio. Quando non addirittura assegnazioni completamente fuorilegge, tipo case assegnate a singoli beneficiari, ad uso privato.




FAI VOLARE LA FANTASIA 
NON FARTI RUBARE IL TEMPO
 I TUOI SOGNI DIVENTANO REALTA'
 OGNI DESIDERIO SARA' REALIZZATO 
IL TUO FUTURO E' ADESSO .
 MUNDIMAGO
http://www.mundimago.org/
.
 GUARDA ANCHE


LA NOSTRA APP



http://www.mundimago.org/



domenica 2 agosto 2015

I FONDI DEL CAFFE'

.


La caffeomanzia è un’antica arte divinatoria, nata nei paesi del Medio Oriente e arrivata in Occidente intorno al 1600. Non ebbe da subito una grande diffusione per via della sua difficoltà di interpretazione ma venne approfondita e studiata in epoca romantica, intorno al 1800. Ci sono idee discordanti su come vada preparato il caffè destinato alla lettura. I puristi di quest’arte affermano che vada utilizzato solo l’originale caffè turco, fatto  bollire in un pentolino di rame o ottone, con una tazza di acqua. La caffeomanzia è molto diffusa e praticata nel sud Italia, patria del nostro espresso; le vecchiette che la praticano assicurano risultati veritieri anche con il nostro caffè di sempre.

Le proprietà magiche e divinitarie, oltre che sociali, del caffè affonda le proprie radici in tempi molto lontani, almeno per quanto riguarda quelle popolazioni che abitavano le zone di cui il caffè é originario, come l' America o l' Africa. Le prime testimonianze scritte riguardo l' origine della caffeomanzia la collocano nell' impero ottomano o in mesopotamia.
L' inizio della caffeomanzia europea é invece segnato circa quattro secoli fa, raggiungendo però la sua massima diffusione nell'800

La domanda più discussa nell' ambito della caffeomanzia é sicuramente una: é possibile utilizzare solo il caffè turco, secondo i dettami caffeomantici orientali, oppure é possibile utilizzare anche il caffè nostrano, cioè l' amatissimo e profumatissimo espresso?

Molti caffeomanti 'puristi', (specialmente quelli originari di paesi in cui si consuma il caffè turco), non saranno probabilmente d' accordo sull' utilizzo del caffè espresso, eppure l' esperienza diretta ha insegnato che si può procedere a letture assolutamente chiare ed impeccabili anche utilizzando il caffè espresso, che con la sua consistenza cremosa lascia immagini perfettamente nitide e distinguibili che si prestano magnificamente alla caffeomanzia.

La ricetta prevede:
- un cucchiaio di caffè macinato molto finemente a persona
- un cucchiaio di zucchero a persona
- una tazza d' acqua a persona
- polvere di cardamomo, o altra spezia, secondo i gusti
Miscelare metà dell' acqua cn metà dello zucchero, e mettere a bollire in un pentolino. Quando bolle, versarne metà in un ibrik (il recipiente tipico per la preparazione) contenente il caffè macinato e le eventuali spezie, mescolare con cura e riportare ad ebollizione; a questo punto, aggiungete l' acqua e lo zucchero rimanenti. Lasciare riposare per un po', poi bollire per la terza volta. Versare nella tazza e lasciare depositare la polvere sul fondo. A questo punto, potete bere il vostro caffè alla turca.



Qualsiasi sia il vostro caffè, bevetelo tutto, concentrandovi dapprima sul suo aroma e sul suo sapore, quindi sulla questione che vi sta a cuore, specialmente negli ultimi sorsi. In questo modo trasferirete ai fondi la vostra energia, l' "impronta" psichica.

A questo punto, coprite la tazza con il piattino, e capovolgetela sul tavolo, ruotandola per tre volte con la mano sinistra, in senso orario, sempre mantenendo la concentrazione.
Lasciare riposare due minuti, quindi rigirare la tazzina, lasciare 'assestare' e asciugare ancora un minuto.

Ci sono diversi metodi tradizionali per la lettura dei fondi di caffè.

Secondo la tradizione, dovreste tenere a mente che:

- Il bordo della tazzina contiene simboli relativi al presente, mentre più ci si sposta verso il fondo, più si guarda al futuro. Potete decidere prima il lasso temporale che volete andare ad indagare. Nel caso in cui fuoriescano delle gocce dal bordo verso l' esterno, esse possono rappresentare delle 'lacrime' versate nel passato, e anche in questo caso, più sono vicine al bordo più sono ancora presenti.
- Anche il piattino rivela dei simboli che potranno essere interpretati per ulteriori chiarimenti.




Un altro caffè utilizzato allo scopo è il cosiddetto caffè greco, ovvero quello ottenuto una miscela finissima di caffè con tostatura chiara. 3 cucchiaini di caffè vanno sciolti nell'acqua portata ad ebollizione in un pentolino di metallo, con aggiunta di 2 o 3 cucchiaini di zucchero.

La miscela così ottenuta va servita in una tazzina di porcellana bianca. Si aspetta un minuto per far decantare la bevanda. Lo zucchero, oltre ad essere un dolcificante, ha pure la funzione di collante per mantenere unite le immagini che verranno create dai fondi. Il caffè va bevuto ancora caldo prendendo 3 o 4 sorsi e variando la posizione della bocca sulla tazzina.

Si beve metà del caffè, lasciando nella tazzina l'altra metà liquida che contiene anche tutti i fondi residui della miscela di caffè.

A questo punto il bevitore prende la tazzina del caffè e sorseggia 3 o 4 volte concentrandosi su cosa gli interessa. Un pensiero per ogni sorso di caffè. Quando si sente pronto, prende la tazzina e con movimento rotatorio della mano fa roteare il caffè che si trova nella tazzina. Dopo 5 o 6 rotazioni capovolge la tazzina sopra ad un piatto (senza toccarlo) per scaricare il caffè. A questo punto, la tazzina può essere appoggiata su un fazzoletto di carta.

Si lascia riposare la tazzina sempre capovolta sul fazzoletto di carta per circa 3 minuti, sino a quando i fondi di caffè sono diventati asciutti e stabili.

Durante i movimenti rotatori della tazzina, parte del caffè tende a fuoriuscire e a depositarsi anche all'esterno della tazzina formando delle immagini. Per la lettura si procede dall'esterno e poi si passa all'interno ribaltando la tazzina.

Il metodo più diffuso legge solo le figure che si sono disegnate all'interno della tazzina. Queste rappresentano il futuro.

I residui scivolati nel piattino, invece, rappresentano la situazione attuale. È bene non muovere il piattino in quanto la posizione in cui le figure si presentano ha un aspetto fondamentale per la divinazione.

Chi effettua la divinazione deve concentrarsi, roteare la tazzina fra le mani, per cercare di interpretare i segni consolidati sulle pareti interne della tazza.

Le figure si distinguono in:

positive, quelle chiare
negative, quelle scure e dense
L'individuazione del soggetto rappresentato dalle figure deve essere un procedimento spontaneo e deve richiamare alla mente l'immagine della figura nella sua realtà.

I numeri che si sono formati indicano il tempo (ore, giorni, mesi, anni) entro il quale si verificheranno gli eventi. A volte il numero può indicare il numero delle persone coinvolte (citazione nel film Il bagno turco di Ferzan Özpetek).



LEGGI ANCHE : http://pulitiss.blogspot.it/2015/08/il-caffe.html






FAI VOLARE LA FANTASIA 
NON FARTI RUBARE IL TEMPO
 I TUOI SOGNI DIVENTANO REALTA'
 OGNI DESIDERIO SARA' REALIZZATO 
IL TUO FUTURO E' ADESSO .
 MUNDIMAGO
http://www.mundimago.org/
.
 GUARDA ANCHE


LA NOSTRA APP



http://www.mundimago.org/



martedì 21 luglio 2015

LO ZOLFO



Lo zolfo è l'elemento chimico nella tavola periodica con simbolo S (dal latino sulfur) e numero atomico 16. È un non metallo inodore, insapore, molto abbondante. La sua forma più nota e comune è quella cristallina di colore giallo intenso. È presente sotto forma di solfuri e solfati in molti minerali e si ritrova spesso puro nelle regioni con vulcani attivi.

È un elemento essenziale per tutti gli esseri viventi, dove è presente in due amminoacidi, la cisteina e la metionina, e di conseguenza in molte proteine. In campo industriale si usa soprattutto per ricavarne fertilizzanti, ma anche per polvere da sparo, lassativi, insetticidi e fungicidi. Inoltre lo zolfo – in buona parte ricavato come scoria di raffinazione degli idrocarburi – si trova in alcuni disinfettanti, trova largo impiego nell'agricoltura (ove è impiegato per le sue proprietà fungicide, ad esempio per combattere fitopatologie come l'oidio), è presente nella testa dei fiammiferi e nell'ebanite.

Lo zolfo (sanscrito, sulvere; Latino sulphur) era già noto agli antichi, e viene citato nella storia biblica della genesi. La traduzione inglese si riferisce allo zolfo come "brimstone", pietra dell'orlo, perché si trova facilmente sul bordo dei crateri di vulcani. Altre fonti fanno derivare il termine zolfo dall'arabo sufra, che vuol dire giallo. Omero menzionò lo zolfo nel IX secolo a.C. e nel 424 a.C. una tribù di razziatori distrusse le mura di una città bruciando una miscela di zolfo, carbone e catrame sotto di essa. Gli antichi usavano questo elemento come medicina, come facciamo ancora noi oggi.

Nel XII secolo i Cinesi inventarono la polvere da sparo che è una miscela di nitrato di potassio (KNO3), carbone e zolfo. I primi alchimisti diedero allo zolfo il suo simbolo alchemico, un triangolo sopra una croce; attraverso i loro esperimenti scoprirono che il mercurio poteva combinarsi con lo zolfo. Verso la fine del decennio 1770 Antoine Lavoisier convinse definitivamente la comunità scientifica che lo zolfo era un elemento e non un composto.
L'estrazione dello zolfo iniziò in Sicilia a partire dagli inizi del XVII secolo e si sviluppò rapidamente fino a raggiungere nel 1820 la quota di 378 000 tonnellate, pari ai 4⁄5 della produzione mondiale. Con lo sviluppo della produzione industriale si arrivò al punto che nel 1834 un censimento stimava oltre 200 miniere in attività il cui prodotto veniva spedito via mare in tutta Europa e perfino negli Stati Uniti d'America.

Nel 1867 vennero scoperti vasti giacimenti sotterranei di zolfo in Louisiana e nel Texas; ma essendo lo strato di terreno superficiale formato da sabbie mobili lo sfruttamento minerario tradizionale non era possibile. Perciò venne ideato per sfruttarli un procedimento del tutto nuovo, il processo Frasch che permetteva l'estrazione del minerale dagli strati profondi mediante l'iniezione di acqua surriscaldata nel sottosuolo. Con questo metodo dal rendimento elevato lo zolfo americano divenne più competitivo conquistando presto i mercati mondiali.

Lo zolfo fuso dà un liquido rosso che diventa più giallo con il raffreddamento. Quando brucia, sviluppa una fiamma blu e un gas tossico che restringe temporaneamente la trachea.
Lo zolfo è di color giallo pallido, morbido, leggero, e ha un odore caratteristico quando si lega con l'idrogeno (odore di uova marce: è bene far notare che questo non è l'odore dello zolfo, che è inodore, ma solo del suo composto solfuro d'idrogeno, H2S). Brucia con fiamma bluastra che emette un odore caratteristico e soffocante, dovuto al biossido di zolfo (SO2) o dal triossido di zolfo (SO3) che si forma come prodotto di combustione. Lo zolfo è insolubile in acqua, ma è solubile in disolfuro di carbonio. Gli stati di ossidazione o valenze più comuni dello zolfo sono −2, +2, +4 e +6.

Lo zolfo gassoso è tipicamente costituito da una molecola biatomica: tale forma allotropica viene detta dizolfo (S2). Lo zolfo gassoso può anche esistere sotto forma di molecola triatomica: tale forma allotropica è detta trizolfo (S3) e presenta una struttura molecolare simile all'ozono (O3).

Per la maggior parte, lo zolfo è diffuso in natura legato ad altri elementi nei solfuri (ad esempio, la pirite è un solfuro di ferro) e nei solfati (ad esempio, gesso ed alabastro sono solfati di calcio). Si trova allo stato nativo nelle vicinanze di sorgenti calde e di vulcani (da cui l'arcaico nome inglese brimstone, dove brim è l'orlo del vulcano).

Oltre alla pirite, tra i minerali contenenti zolfo si annoverano il solfuro di mercurio(II) o cinabro, il solfuro di piombo(II) o galena, il solfuro di zinco e ferro(II) o sfalerite ed il solfuro di antimonio(III) o stibnite.

In piccole quantità può essere trovato anche nel carbone e nel petrolio, dalla cui combustione viene trasformato in biossido di zolfo la quale, in presenza dell'ossigeno e dell'umidità dell'aria si trasforma in acido solforico e rende acida la pioggia. Lo zolfo viene inoltre eliminato dai carburanti perché diminuisce l'attività delle marmitte catalitiche.

Lo zolfo estratto dai combustibili fossili rappresenta una buona parte della produzione totale di zolfo; ad esso si aggiunge anche quello estratto dalle miniere. Il processo adottato per estrarlo è detto processo Frasch e consiste nel pompare nel giacimento di zolfo una miscela di aria compressa e vapore acqueo surriscaldato. Il vapore fonde lo zolfo, che viene spinto in superficie dalla pressione dell'aria.

Attraverso il suo principale composto, l'acido solforico, lo zolfo è uno degli elementi più importanti per l'utilizzo come materia prima per l'industria; di capitale importanza per praticamente ogni settore dell'industria chimica. La produzione di acido solforico è il principale utilizzo dello zolfo ed il consumo di acido solforico è spesso considerato un indice della misura del grado di industrializzazione di uno stato.

Il caratteristico colore della superficie di Io, una luna di Giove è dovuto alla presenza di diverse forme di zolfo, sia liquide che solide che gassose. Si ipotizza che anche un'area scura vicino al cratere lunare Aristarco possa essere un deposito di zolfo. Lo zolfo è stato trovato anche in numerosi tipi di meteoriti.

Lo zolfo si usa in molti processi industriali, di cui il più importante è la produzione di acido solforico (H2SO4) per batterie e detergenti; anche per la produzione di acido solforoso (H2SO3); altri sono la produzione di polvere da sparo e la vulcanizzazione della gomma. Si usa anche come fungicida e nella manifattura di fertilizzante fosfatico. I solfiti vengono usati per sbiancare la carta e come conservanti nella frutta secca; altri usi sono nelle teste dei fiammiferi e nei fuochi d'artificio; il tiosolfato di sodio o di ammonio si usa in fotografia come fissante per pellicole o stampe fotografiche. La cosiddetta "magnesia", un solfato idrato di magnesio, si usa come lassativo, come esfoliante o nel giardinaggio come concime specifico per suoli carenti di magnesio. Un'applicazione curiosa è quella dei candelotti di zolfo nella medicina popolare ligure per trovare il punto in cui la schiena è tesa o tirata.

Lo zolfo è spesso associato al vulcanismo in particolare alle fumarole ed alle solfatare.

Lo zolfo può creare dei sali come il solfato di rame(II) (CuSO4), utilizzato in agricoltura e che può ossidare qualche elemento riducente come ferro (Fe) e zinco (Zn) oppure può essere riscaldato con il solfato di rame ottenendo il solfuro di rame(II) (CuS).

Lo zolfo ORGANICO (e NON i solfati o i solfiti) è un componente essenziale dell'organismo umano; Zolfosi tratta di un microelemento plastico, presente nella struttura chimica degli amminoacidi solforati e di altre molecole strutturali utili.

Dal punto di vista STRUTTURALE, lo zolfo rappresenta un microelemento essenziale alla costruzione del tessuto connettivo e dei mucopolisaccaridi, ma una piccola parte è anche contenuta negli acidi biliari.

Gli alimenti apportatori di zolfo organico sono soprattutto quelli di origine animale, i quali forniscono una buona quantità di proteine contenenti amminoacidi solforati, e metilsulfonilmetano. I cibi di riferimento sono soprattutto le uova, la carne, il pesce ed i formaggi. Nel mondo vegetale, le fonti più generose di zolfo sono rappresentate da aglio, cipolla e cavoli.
Nella digestione, le proteine alimentari contenenti zolfo vengono quindi denaturate ed idrolizzate ad amminoacidi (digestione delle proteine) successivamente assorbiti nell'intestino tenue; le principali vie di escrezione dello zolfo organico circolante sono quelle urinaria e fecale.
Il fabbisogno raccomandato di zolfo non viene mai trattato individualmente; esso, rappresentando un costituente essenziale di alcuni amminoacidi o correlandosi agli alimenti che li contengono, viene soventemente valutato sulla base dell'apporto proteico ed amminoacidico complessivi. Se ne evince che:
in una dieta caratterizzata da una quota minima ed indispensabile di amminoacidi solforati, l'apporto di zolfo risulterà sufficientemente garantito riducendo il rischio di carenza alimentare.
Carenze ed eccessi di zolfo alimentare rappresentano casistiche più uniche che rare, tuttavia, in letteratura è possibile identificare quadri clinici caratterizzati da disturbi della crescita e dello sviluppo fisico.

Esistono diversi integratori alimentari a base di zolfo ed una gamma di prodotti molto diffusi è quella a base di glutatione e metilsulfonilmetano (MSM), molecole impiegate per:
Il supporto dei processi di solfatazione epatica
L'incremento della permeabilità cellulare
L'accelerazione della crescita naturale dei capelli
Il miglioramento della sintesi di tessuto connettivo
L'azione antiossidante
Nel primo caso l'integratore alimentare a base di zolfo agisce facilitando la detossificazione epatica; un esempio lampante è quello dei meccanismi legati allo smaltimento dell'alcol o dei farmaci.
Nella seconda casistica invece sarebbe più corretto parlare di farmaci; in questo contesto, il metilsulfonilmetano si è dimostrato una molecola utile ad accelerare l'eliminazione cellulare dei cataboliti tossici, soprattutto a livello del sistema muscolo scheletrico. Si tratta di un buon rimedio nel trattamento di dolori articolari (artritici ed alla schiena) e muscolari, fibromialgie, tendiniti e borsiti, tunnel carpale ed infiammazioni varie.
Il terzo caso è senz'altro il meno attendibile; pare che l'assunzione regolare di prodotti a base di zolfo consenta una crescita più rapida dei peli, dei capelli e delle unghie, anche se è appurato che nessun integratore può curare o ridurre la calvizie, e non esistono dati scientifici che ne dimostrino il potenziale ergogenico sulla crescita.
Infine, pare sia opinione comune che l'integrazione di zolfo possa migliorare ed ottimizzare la sintesi di collagene svolgendo quindi una teorica funzione antiaging; dal mio punto di vista, è vero che lo zolfo rappresenta un costituente plastico del collagene ma è anche vero che in una dieta equilibrata esso NON rappresenta mai un microelemento limitante.
Probabilmente, la funzione più importante dei composti e degli integratori a base di zolfo è quella antiossidante e protettiva dai radicali liberi.
L'assunzione degli integratori a base di zolfo viene generalmente effettuata con capsule da 750-1000 mg di MSM (eventualmente associato a glutatione) o mediante prodotti contenenti mix di antiossidanti.
Gli integratori a base di zolfo NON sembrano presentare particolari controindicazioni.




Acne, brufoli e punti neri sono tra i problemi che più di tutti colpiscono le pelli giovani e impure. Tra i rimedi più a buon mercato e facili da reperire si trova sicuramente il sapone allo zolfo. Noto per le sue spiccate proprietà antisettiche e astringenti, lo zolfo costituisce il principio attivo di questa normale saponetta, che su alcune tipologie di pelli problematiche ha davvero effetti miracolosi.

Il sapone allo zolfo ha alcune proprietà conosciute addirittura già al tempo degli egizi e dei romani. Una di queste proprietà è quella di ridurre il grasso sulla pelle, mentre un'altra è quella di agire come disinfettante naturale.

Ambedue tali proprietà sono fondamentali nel contrastare l'acne e la comparsa dei brufoli.
Per esaltare le caratteristiche positive di tale ingrediente osserviamo tale procedura: riscaldiamo un pò d'acqua che versiamo in una bacinella. Avviciniamo il viso sulla bacinella e aspettiamo per almeno 15 minuti in modo che i vapori dell'acqua aprano i pori della pelle della faccia.

A questo punto insaponiamo tutto il viso con il sapone allo zolfo facendo molta attenzione a chiudere gli occhi in quanto lo zolfo è irritante. Risciacquiamo con acqua tiepida e ripetiamo per un'altra volta l'operazione in modo da eliminare tutto il grasso in eccesso. Dopo qualche giorno otterrete i primi risultati e vi accorgerete che il sapone allo zolfo funziona nel combattere la comparsa dei brufoli.

Da decenni lo zolfo viene utilizzato come insetticida e fungicida; da un lato contro la cocciniglia e gli acari, dall'altro è il tipico fungicida utilizzato contro l'oidio e la bolla. In realtà il suo spettro d'azione è abbastanza ampio, poichè oltre ad essere utile nel debellare alcuni insetti ed acari, risulta molto utile nei frutteti contro tutte le malattie fungine che più comunemente affliggono le piante da frutto, quali oidio, corineo, ticchiolatura, bolla, monilia e fumaggini di varia origine.
Questo minerale risulta irritante per l'uomo e gi animali, se viene in contatto con la pelle o se inalato; è quindi consigliabile utilizzarlo in giornate non ventose e coprendosi in maniera adeguata; può risultare anche dannoso per le piante, anche se la sua fitotossicità si manifesta particolarmente nel caso di utilizzo su piante con gemme già ben sviluppate e pronte a schiudersi, sulla vegetazione più verde. Si consiglia quindi di utilizzare lo zolfo soltanto durante l'autunno o l'inverno, ed in maniera limitata durante l'estate. Manifesta particolare fitotossicità in caso di forti sbalzi di temperatura, come si può verificare facilmente a fine inverno o in primavera.




Sono denominate solfuree le acque che possiedono una quantità pari o superiore ad 1 mg di H2S (acido solfidrico) per litro.

Nelle acque solfuree lo zolfo si trova in forma bivalente a differenza delle solfate dove è esavalente.

In Italia le acque minerali solfuree hanno quasi sempre pH < 8. L'H2S è un gas che tende a volatilizzare e viene costantemente perso dall'acqua in assenza di adeguate precauzioni, con l'aumentare della temperatura i gas tendono infatti a perdersi.

Le acque solfuree andrebbero preferibilmente utilizzate sul posto con apparecchi direttamente alimentati dalla sorgente. I processi di imbottigliamento, stoccaggio, conservazione, apertura dei contenitori e immissione nelle apparecchiature per l'utilizzo comportano necessariamente una perdita di gas che sarà tanto minore quanto più saranno perfezionate le tecniche utilizzate.

Le acque solfuree possono contenere, oltre ai composti dello zolfo bivalente, anche altri elementi in quantità apprezzabile e tra questi i solfati, l'anidride carbonica, cloruri e sodio, ioduri e bromuri, bicarbonati, calcio, etc.

Data la tossicità cellulare dell'H2S solo i solfobatteri e poche altre specie di microorganismi possono vivere nelle acque solfuree. I solfobatteri sono in grado di ossidare l'anidride solforosa a zolfo in seguito ad acido solforico e di ridurre i solfati a solfuri. In genere quest'ultimo processo avviene a temperature di circa 37°C. Colonie di solfobatteri, alghe e protozoi possono dare origine in prossimità della sorgente ed in particolari condizioni di temperatura ed illuminazione a complesse vegetazioni denominate "muffe ". Il termine in realtà è improprio in quanto le alghe prevalgono nettamente e sono costituite soprattutto da Leptotricee, Oscillarie, Beggiatoe e Bacteriacee. Se le vegetazioni sono particolarmente rigogliose, i blocchi di muffe denominati "placente" possono essere utilizzati in terapia per applicazioni esterne come i fanghi.

Le acque solfuree sono tra le più studiate e di conseguenza si ha una maggiore conoscenza delle azioni biologiche. I composti solfurei vengono assorbiti dall'organismo sia con metodiche crenoterapiche interne (bibita, aerosol, irrigazioni, etc.) che esterne (fango, bagno, etc.). In ogni caso la via elettiva di eliminazione dell'H2S è il polmone ed esiste inoltre uno spiccato organotropismo per le strutture articolari. Questo spiega l'indicazione in terapia delle patologie di questi distretti corporei. L'assorbimento attraverso la cute, le mucose delle vie respiratorie, vaginali e l'apparato gastroenterico è stato provato ed ampiamente documentato.

Le acque solfuree stimolano il sistema nervoso parasimpatico. Il risultato è una cospicua vasodilatazione capillare con aumento della permeabilità vasale (evidente soprattutto a livello polmonare) riduzione della pressione arteriosa sistemica, bradipnea e bradicardia.

Azione sui meccanismi di difesa ed antiinfiammatoria
Sembra che le acque solfuree siano in grado di stimolare l'organismo a difendersi sia nei confronti degli stimoli infiammatori endogeni che degli agenti proinfiammatori esterni. Lo stimolo sul sistema reticolo-endoteliale comporta un'esaltazione della reattività istogena ed umorale che si traduce in un'azione antiinfiammatoria.  Interessanti osservazioni sono state compiute sul potenziamento della produzione anticorpale. Si è osservato un aumento significativo a livello mucoso di IgA secretorie e delle IgG e IgM circolanti.  Numerosi altri studi hanno evidenziato l'attività antiflogistica delle acque solfuree descrivendone l'azione antijaluronidasica, la depressione del metabolismo dell'acido condroitinsolforico esaltato in condizioni di flogosi, la regolazione della sintesi di prostaglandine, etc.

L'azione antitossica è probabilmente in relazione con la stimolazione del SRE. Esiste tuttavia un meccanismo diretto.  Sono state accertate azioni antitossiche su diverse sostanze organiche e metalli, tra i quali ricordiamo il piombo, il bismuto, il fosforo, le tossine botulinica e difterica.
.  
I composti dello zolfo vengono metabolizzati ed utilizzati a livello epatico. E' stato dimostrato che le acque solfuree sono in grado di proteggere la cellula epatica dalla degenerazione grassa indotta da tetracloruro di carbonio (CCl4), arsenico, fosforo e dalla necrosi indotta dal fenolo. Esiste anche un'azione delle acque solfuree sul metabolismo protidico evidenziata dalla riduzione dell'azotemia. Si è osservato inoltre un miglioramento dei quadri disprotidemici ed un aumento dell'attività protrombinica. Riguardo il metabolismo glucidico osserviamo un aumento del glicogeno epatico e riduzione della glicemia. In sintesi possiamo affermare che le acque solfuree imprimono uno stimolo al trofismo ed all'attività delle cellule epatiche. E' discussa la teoria secondo la quale a livello pancreatico le acque solfuree promuovono la secrezione di insulina.

Alla base delle azioni sul metabolismo probabilmente è la stimolazione vagale in quanto la vagotomia e la somministrazione di atropina sono in grado di annullarle.

Soprattutto per la stimolazione parasimpatica le acque solfuree possono indurre broncocostrizione, aumentano la motilità intestinale, la secrezione gastrica, la coleresi e la motilità delle vie biliari. Nei casi in cui siano presenti patologie ipercinetiche, l'acqua solfurea può provocare spasmi e favorire l'incuneamento di calcoli nelle vie biliari.

L'H2S provoca intensa vasodilatazione con aumento della pervietà capillare nella sottomucosa. A livello polmonare si genera un edema che, interessando la mucosa, ne provoca l'esfoliazione e la conseguente rigenerazione dell'epitelio. Contemporaneamente, per le azioni fluidificanti specifiche ed aspecifiche, si ha un aumento dell'escreato.
La stimolazione vagale comporta un aumento della secrezione sierosa bronchiale. Tuttavia esiste un'attività mucolitica più diretta: l'H2S riduce i ponti disolfurici delle mucoproteine fibrillari scomponendo le fibre mucoproteiche.
Recentemente studi su animali da esperimento sottoposti ad inalazioni di sostanze tossiche hanno evidenziato il ruolo protettivo sulla mucosa e sulla produzione di surfactante di numerose acque minerali comprese le sulfuree.

Le acque solfuree esercitano a livello delle strutture para e periarticolari numerose azioni.
Nelle patologie articolari croniche è documentata una perdita del 30% circa di zolfo legata ad una diminuzione dell'acido condroitinsolforico nelle cartilagini. Essendo provato l'organotropismo per le cartilagini dell'H2S somministrato con metodiche crenoterapiche si può supporre che l'utilizzo di acque solfuree agisca come terapia integrativa. Resta tuttavia il dubbio che la quota di H2S assorbita con le metodiche crenoterapiche attraverso la cute sia troppo esigua.
E' tuttavia ipotizzato che lo zolfo agisca come oligoelemento attivando processi enzimatici che possono rendere ragione degli effetti terapeutici delle acque solfuree sulle cartilagini articolari. Da molti prospettata ma poco studiata è l'azione di inibizione che le acque solfuree esercitano sui processi fibrotici.
In vitro l'H2S è in grado di attivare le collagenasi, enzimi che aggrediscono le fibre di collagene e le rendono digeribili da parte delle proteasi. Un sistema di attivatori ed inibitori controlla il processo di aggregazione delle fibre collagene. Diverse patologie che interessano il tessuto connettivo comportano una alterazione dell'equilibrio con risultati che possono essere destruenti o evolventi in fibrosi.
Numerosi Autori ritengono che la crenoterapia solfurea sia in grado di "attenuare le reazioni connettivali eccessive" contrastando processi fibrotici abnormi.

A livello cutaneo le acque solfuree esercitano essenzialmente azioni plastiche ed antiseborroiche. E' noto che a pH cutaneo acido l'H2S stimoli la proliferazione dello strato spinoso esercitando una azione cheratoplastica.
Sullo strato corneo lo zolfo possiede proprietà esfolianti e cheratolitiche, accentuate in ambiente alcalino quando l'elemento si trova soprattutto sotto forma di SH-. Il bisolfuro è infatti in grado di ridurre, e quindi di scindere, i ponti disolfuro della cistina liberando le due molecole di cisteina.
Anche parte dell'azione antiseborroica sembra legata a questo meccanismo che sarebbe in grado di contrastare il processo di differenziazione delle cellule sebacee. L'azione antiseborroica è legata anche alle proprietà esfolianti e detergenti, in quanto nello strato corneo si raccoglie una grande quantità di lipidi, nonché antimicrobiche.

Le proprietà batteriostatiche ed antimicotiche dell'H2S sembrano riconducibili al potere riducente. L'acido solfidrico tende ad ossidarsi con formazione di solfati e zolfo allo stato nascente sottraendo ossigeno ai microorganismi. Probabilmente l'azione germicida è da attribuire alla formazione di acido pentationico da parte di alcuni batteri e/o processi enzimatici.





                                   http://pulitiss.blogspot.it/2015/07/le-zolfare.html

.

FAI VOLARE LA FANTASIA 
NON FARTI RUBARE IL TEMPO
 I TUOI SOGNI DIVENTANO REALTA'
 OGNI DESIDERIO SARA' REALIZZATO 
IL TUO FUTURO E' ADESSO .
 MUNDIMAGO
http://www.mundimago.org/
.
 GUARDA ANCHE


LA NOSTRA APP



http://www.mundimago.org/



giovedì 16 luglio 2015

L'AZZURRITE

.


L'azzurrite è un minerale, della famiglia dei carbonati ed è formato da cristalli allungati e tabulari, striati, ricchi di facce.

Minerale di alterazione di depositi a solfuri di rame in ambiente carbonatico, si forma a livelli più superficiali della malachite e spesso è da questa sostituito pseudomorficamente per idratazione. Presente anche come impregnazione di arenarie da parte di acque vadose carbonatiche venute a contatto con acque ricche di solfati di rame. È normalmente associato, oltre a malachite, a limonite, calcite, calcocite, crisocolla e ad altri minerali secondari di rame.

Spesso si presenta in forme concresciute o riunite in aggregati a tessitura radiata; frequenti anche le pàtine e masserelle reniformi terrose, granulari o concrezionari più chiare. Comuni gli pseudomorfi di azzurrite su altri minerali.

Nel medioevo l'azzurrite fu un importante pigmento per il colore blu, in sostituzione del più costoso blu oltremare. L'azzurrite però aveva il difetto di non essere adatta all'affresco, perché tendeva a polverizzarsi e cadere. Questo effetto si manifestava molti anni dopo, per cui abbiamo molti affreschi dove ormai l'azzurro è quasi completamente caduto rivelando lo stato di preparazione sottostante, il rosso "morellone". Un esempio celebre è la Crocefissione di Beato Angelico nel Museo nazionale di San Marco a Firenze.

La pietra azzurrite, deve il suo termine dalla parola persiana "lazhward", una zona conosciuta per i suoi giacimenti di un'altra pietra blu, il lapislazzuli. Attraverso l'arabo la parola divene in latino "lazurium" poi " azurium", dandoci poi definitivamente la nostra "azzurro". La pietra azzurrite, spesso viene trovata in associazione con la malachite, è nota fin dai tempi antichi, ed è stata menzionata anche da Plinio il Vecchio nella sua "Storia Naturale", e gli antichi Greci e Romani utilizzavano la azzurrite per scopi medicinali e come colore per pittura ed abiti. I Maya hanno usato la pietra azzurrite come pietra sacra di comunicazione e come via mistica ed iniziatica.
La pietra azzurrite, è un cristallo che riesce ad espande i limiti della sfera cosciente, promuovendo una sana rivalutazione delle proprie capacità e talenti nascosti. 
Inoltre la pietra azzurrite può aiutare a unire il subconscio con la mente cosciente ampliando i limiti della nostra mente. L'azzurrite è una pietra ideale da tenere quando si inizia a meditare.
La azzurrite ha la proprietà di alleviare le preoccupazioni, fobie, e fastidiosi pensieri negativi ricorrenti, portando la nostra attenzione a riconoscere le aree di maggiore bisogno.
La azzurrite infonde logica intellettuale con amore, promuovendo compassione per se stessi e gli altri. Può aiutare a stimolare la tiroide, la pulizia della pelle, la milza, e corpi eterici. 
Ottima pietra la azzurrite per aiutare a controllare e dirigere il flusso di energia e portare la giusta quantità di essa a qualsiasi situazione.

Le proprietà dell'azzurrite la fanno una bella pietra per il chakra del terzo occhio, risvegliando le capacità psichiche e aiutando a riconoscere la guida spirituale appropriata quando si presenta. 
Utilizzata con il chakra della gola, il quinto chakra, la pietra azzurrite può favorire la comunicazione con il cuore e aumentare la consapevolezza della via spirituale intrapresa.

Interagisce infatti con il chakra della Corona – il settimo chakra, sulla sommità del capo – creando una migliore connessione col divino, alleviando lo stress, migliorando la creatività e le doti cognitive, oltre alla già citata intuizione e a un potenziale di chiaroveggenza.
Per questo motivo, è una pietra ritenuta utile per gli studenti o per chi, semplicemente, ha bisogno di allenare la memoria. Inoltre, è un’ottima pietra d’accompagnamento alla meditazione, grazie proprio alle sue vibrazioni con i chakra superiori.

È proprio il suo colore blu intenso che si ritiene possa vibrare con i chakra superiori, aiutando così la coscienza a elevarsi. In abbinato al chakra della Corona, ad esempio, migliora la connessione spirituale: per questo motivo, in cristalloterapia, se ne fa ricorso per agevolare le esperienze mistiche, per aiutare a comprendersi nell’intimo, per avere un approccio più positivo all’esistenza.



LEGGI ANCHE : http://asiamicky.blogspot.it/2015/07/schilpario.html




FAI VOLARE LA FANTASIA 
NON FARTI RUBARE IL TEMPO
 I TUOI SOGNI DIVENTANO REALTA'
 OGNI DESIDERIO SARA' REALIZZATO 
IL TUO FUTURO E' ADESSO .
 MUNDIMAGO
http://www.mundimago.org/
.
 GUARDA ANCHE


LA NOSTRA APP



http://www.mundimago.org/



LA MALACHITE

.


La malachite è un minerale della famiglia dei carbonati (per la precisione è un idrossido carbonato rameico), e risulta effervescente al contatto con l'acido cloridrico.

È quasi sempre microcristallina (strato d'alterazione dei minerali di rame), ma si trova anche sotto forma di strati fibrosi, in ammassi reniformi o efflorescenti. In alcune cavità può essere raramente rinvenuta malachite in piccoli cristalli aghiformi.

Si origina per alterazione di minerali presenti di rame.
I giacimenti sono tutti quelli secondari di rame. I maggiori giacimenti di malachite si trovano in Africa nello Zaire e Zambia, in Russia, Australia e Stati Uniti. In Italia il giacimento più famoso si trova sull'isola d'Elba.

Per il suo bel colore che va dal verde chiaro al verde scuro, ed il caratteristico accrescimento che la fa caratterizzare con zonature date da sfumature di tonalità, la malachite viene utilizzata in gioielleria soprattutto come cabochon e in oggettistica semipreziosa. Tuttavia essendo un minerale con scarsa durezza, i manufatti in malachite possono rigarsi e rovinarsi facilmente, se usati e toccati senza attenzione.

Pregiati lavori di intaglio vengono dalla Cina e dalla Russia.

Sono famose le bellissime colonne in malachite della Cattedrale di Sant'Isacco a San Pietroburgo, pietra ampiamente utilizzata anche nel rivestimento delle sale della residenza estiva degli zar, il Palazzo d'Inverno, a San Pietroburgo. Le strisce sulla base della FIFA World Cup sono di questa pietra.

I Greci e i Romani ne facevano amuleti ritenendo che proteggesse dagli infortuni. In miniera era chiamata "verdura delle rocce" per il suo colore che la mette in risalto sulla ganga rocciosa circostante.

Veniva anche usato come pigmento pittorico, il pigmento era conosciuto con i nomi: verde azzurro di Spagna, verde azzurro, verde tedesco, verde minerale, verde azzurro di Magna Grecia e verde d'Alemagna.

Presenta una scarsa durezza, è sensibile al calore e risulta effervescente a contatto con l’acido cloridrico.
L’elemento terra riguarda la sfera della stabilità e del benessere (pace, equilibrio, fertilità, denaro).

Il nome deriva dal greco malake, ovvero “malva”, poiché ricorda il colore delle foglie della pianta.
La malachite è uno dei minerali che si trova citato più spesso in miti e leggende. Era considerata la pietra del paradiso e rappresentava la sensualità, la bellezza, la curiosità, il senso estetico e le arti musicali. Da sempre è un simbolo della figura femminile e in tutte le culture è stata dedicata a qualche dea: in Egitto, Hathor; in Grecia, Afrodite; presso i Celti, in Europa, Freya.

Nel Medioevo, si credeva potesse alleviare i problemi mestruali e facilitare il parto ed era perciò nota come “pietra delle ostetriche”.

Era usata dagli antichi greci e dai romani per prevenire gli infortuni: infatti, secondo la tradizione, si rompe per avvertire chi la porta di un pericolo imminente.

La malachite è ottima come antispastico e calmante. Rilassa il sistema nervoso, allontana l’insonnia e la depressione. Utile in caso di dolori mestruali e durante il parto.

Può contribuire alla cura delle infezioni degli organi genitali e dei problemi di salute sessuale.
Svolge un’azione disintossicante stimolando la funzionalità del fegato e promuove l’attività nervosa e cerebrale.

Ha la proprietà di assorbire i dolori e i gonfiori, soprattutto se abbinata all’ametista.
Rafforza il cuore e il sistema circolatorio, è particolarmente indicata per chi soffre di fragilità capillare. Per il suo alto contenuto di rame completa l’azione del ferro nella produzione dei globuli rossi e stimola la rigenerazione del sangue e dei tessuti.

La malachite stimola la consapevolezza dei propri bisogni e dei propri desideri e spinge l’individuo a realizzarli, a vivere le proprie emozioni senza rimanerne prigioniero, a sviluppare la decisione di liberarsi da antichi dolori e traumi repressi.

Aumenta l’amore per la bellezza e la sete di conoscenza. Rende la vita intensa e avventurosa. Migliora l’espressione e la facoltà di comprensione, riduce la paura e allontana l’egoismo aiutando a entrare in contatto con gli altri a livello empatico.

Sviluppa la capacità di osservazione, lo spirito critico e la vivacità di pensiero: il soggetto impara così a gestire in maniera più soddisfacente la realtà quotidiana.

La malachite può essere scaricata dopo l’uso sotto l’acqua corrente.
Per ottenere effetti duraturi sul piano spirituale si consiglia di portare la malachite con sé a stretto contatto con la pelle come pietra ornamentale o appoggiarla periodicamente sulle zone da trattare a livello fisico, ma sempre per periodi non troppo lunghi.
Sotto il cuscino, favorisce un sonno tranquillo.

E' indicata per alleviare i dolori. Dà sostegno al pancreas, alla milza, alle ghiandole, al cervello al cuore e agli occhi. Protegge dai raggi negativi.

Efficace per eliminare le energie nefaste e capirne il senso.

Utile per combattere l’asma, la diarrea, le malattie dell’infanzia, la leucemia ed i primi stadi del cancro, le ulcere, le malattie del sistema nervoso centrale, la sclerosi multipla e la malattia di Parkinson.

Combatte le angosce e le paure che affiorano dall'inconscio. Ha effetti antidepressivi. Armonizza le energie nei rapporti famigliari difficili. Favorisce la pace e la compassione. Ciò che è represso viene più facilmente riportato alla luce e questo aiuta a vivere in modo pieno le proprie emozioni.

Aiuta a sviluppare il senso della responsabilità, il comportamento positivo nella vita.
Aumenta il senso di altruismo e fortifica le facoltà d’espressione, la conoscenza di sé, il senso d’altruismo.

La Malachite porta tanta consapevolezza dei propri stati emozionali. Affiancata ad altre pietre come la tormalina rosa o verde, il quarzo rosa o il cristallo di rocca, può anche favorire il cambiamento.

L'energia della Malachite stimola rapidità e fluidità di pensiero e pertanto amplifica la capacità di comprensione.

Permette grande focalizzazione, curiosità e cura dei dettagli, in una parola favorisce lo spirito di osservazione e la presenza.

Dona amore per la bellezza, stimola il gusto estetico. Favorisce la consapevolezza e il senso dell'unità.

Stimola la capacità di mettersi nei panni degli altri, al fine di raggiungerne una miglior comprensione. e la fiducia nei confronti della vita. Aumenta l'intraprendenza e lo spirito d'avventura.

La Malachite è una delle più antiche pietre conosciute, da migliaia di anni è impiegata come pietra di trasformazione.
In Egitto era usata dalle caste superiori. I copricapo dei Faraoni ne erano orlati per conferire loro saggezza nel governare. Veniva anche polverizzata e usata come cosmetico e sollievo per la cura degli occhi. 

La Malachite, secondo la tradizione,  aiuta l’attività nervosa e cerebrale, fa da specchio al subconscio e lo purifica. Ci dice la verità su noi stessi e porta in superficie quello che è nascosto alla nostra coscienza. Portarla addosso fa emergere quello che impedisce la nostra crescita spirituale. Ci rende consapevoli dei nostri desideri, ideali e bisogni.

Il suo colore la mette in relazione con il 4° chakra, quello del cuore. Pietra considerata sacra ad Afrodite, dea della bellezza, promuove il senso estetico e l’amore per il bello. In tutte le culture ha simboleggiato la figura femminile, rappresentando la seduzione, la sensualità e l’amore per le arti.

Potrebbe contribuire a risolvere i problemi sessuali, legati a blocchi emotivi.

Poiché questa gemma, è anche in sintonia con il 3° chakra, aiuterebbe tutti gli organi della digestione e disintossicherebbe il fegato. Usata durante la meditazione su questo centro energetico, fa affiorare emozioni statiche e represse, permettendo all’energia di circolare liberamente tra i chakra.

Si può indossare come ciondolo, braccialetto o portarla semplicemente in tasca.
Essendo una pietra che assorbe è bene purificarla accuratamente dopo l’uso, ponendola su una drusa di Cristallo di Rocca per almeno tre ore, oppure lavandola abbondantemente sotto l’acqua corrente. Non usate il metodo del sale, potrebbe rovinarla. Si ricarica alla luce del sole.

Purificarla nel sale marino asciutto (qualche ora) e nell'acqua corrente (qualche minuto), ma non lasciarla in ammollo nell'acqua perché può diventare opaca. Può essere purificata anche con l'argilla verde ventilata. Ama il Reiki. Può essere posta senza problemi al sole per qualche ora.

Si può abbinare una Malachite posta sul 2° chakra ad un'altra posta su un punto dolente. Accelera il riequilibrio.

Il segno zodiacale corrispondente è il toro.









FAI VOLARE LA FANTASIA 
NON FARTI RUBARE IL TEMPO
 I TUOI SOGNI DIVENTANO REALTA'
 OGNI DESIDERIO SARA' REALIZZATO 
IL TUO FUTURO E' ADESSO .
 MUNDIMAGO
http://www.mundimago.org/
.
 GUARDA ANCHE


LA NOSTRA APP



http://www.mundimago.org/



domenica 12 luglio 2015

L' ARGILLA



L'argilla è un sedimento non litificato estremamente fine (le dimensioni dei granuli sono inferiori a 3,9 µm di diametro) costituito principalmente da allumino-silicati idrati appartenenti alla classe dei fillosilicati. I minerali che compongono l'argilla sono tutti appartenenti alla sottoclasse dei fillosilicati e definiti collettivamente minerali argillosi.

La genesi dei minerali argillosi nelle rocce è secondaria, per alterazione chimica (in ambiente acido o alcalino) di rocce magmatiche silicee, per deposizione da soluzioni idrotermali, metamorfismo di basso grado (nel caso delle cloriti). La formazione delle Argille come sedimenti clastici sciolti, come suoli, avviene per dilavamento di rocce contenenti minerali argillosi, con la concentrazione del sedimento fine, a seguito di un lungo trasporto prevalentemente in acqua, in ambienti lacustri, marini, lagunari.

I minerali argillosi hanno caratteristiche fisico-chimiche peculiari, quali la dimensione micrometrica dei cristalli che comportano notevoli capacità di assorbimento d'acqua, scambio ionico e fissazione di cationi. Queste caratteristiche conferiscono al sedimento argilloso una sensibile plasticità se miscelato con acqua e refrattarietà se disidratato, proprietà che hanno permesso lo sviluppo dell'industria laterizia e ceramica.

L'argille, a causa della ridottissima dimensione delle particelle e alla elevata capacità di assorbimento, sono, assieme ai limi e limi argillosi, rocce pseudocoerenti, ovvero rocce le cui caratteristiche meccaniche sono determinate dalla coesione fra le particelle (e quindi dallo stato di idratazione) piuttosto che dall'attrito fra le stesse.

L'argillite è una roccia sedimentaria con tessitura clastica a grana finissima che si forma per litificazione di un sedimento argilloso spesso eterogeneo (costituito da minerali argillosi delle varie classi summenzionate). Può contenere una percentuale ridotta di sedimenti fini costituiti da quarzo e minerali non silicei quali carbonati, ossidi di ferro, evaporiti. Di colore molto variabile (varie tonalità di grigio, fino a quasi nera se organica; rosso bruna, violacea, verde), deriva dai minerali argillosi che la compongono, la facile fissilità in lamine. La genesi è prevalentemente sedimentaria in ambiente marino, lagunare, lacustre.

La varva è una roccia argillosa caratterizzata da una fitta alternanza di strati bicolore, chiari e scuri, e a differente granulometria, sabbioso-limosi i primi, argillosi i secondi. L'alternanza degli strati riflette il differente periodo di deposizione del materiale (nel caso specifico, un sedimento lacustre di trasporto glaciale). I sedimenti più grossolani sono originati nel periodo primaverile-estivo, in seguito all'aumento dell'acqua di fusione del ghiacciaio, quelli più fini e scuri, argillosi e ricchi di materiale organico, sono di deposizione invernale. Creta: argilla-calcarea, caratterizzata da una struttura farinosa, di colore chiaro fino ad essere bianca, risulta essere facilmente plasmabile e utilizzata principalmente per i vasellami.

L'argilla è malleabile quando idratata e può quindi essere facilmente lavorata con le mani. Quando è asciutta diventa rigida e quando è sottoposta a un intenso riscaldamento, subisce una trasformazione irreversibile diventando permanentemente solida e compatta.

Queste proprietà rendono l'argilla uno dei materiali più economici e largamente usati nella produzione ceramica fin dall'antichità. Le prime testimonianze di utilizzo di questo materiale da parte dell'uomo per creare manufatti risalgono al periodo neolitico, quando i primi oggetti di argilla (ciotole, vasi, ecc.) venivano cotti direttamente sul fuoco.

Vari popoli, tra i quali si annoverano gli antichi Egizi, i Persiani e i Cinesi con le loro porcellane e i celadon, hanno utilizzato l'argilla per la produzione di manufatti. In Italia, diverse località hanno o hanno avuto il toponimo Figline, che indica un luogo di lavorazione dell'argilla: tra cui l'attuale Figline Valdarno e Forlì, detta Figline in alcuni secoli del Medio Evo.

Già nell'antichità gli uomini avevano imparato ad aggiungere una polvere silicea al prodotto argilloso prima di effettuare una seconda cottura, allo scopo di migliorarne l'aspetto e la robustezza. Per ottenere questi capolavori è stato necessario provare a variare sia la potenza del fuoco sia l'atmosfera in cui si realizzava la cottura.

L'argilla, attualmente, oltre che nella ceramica, è usata anche in molti processi industriali, come nell'industria della carta, nella produzione di cemento, laterizi e filtri chimici.

Nell'orticoltura e floricoltura indoor, spesso vengono utilizzati materiali o miscele di materiali in sostituzione o per la replicazione del suolo; a queste applicazioni viene adattata un tipo di argilla trattata denominata "argilla espansa".

Si tratta di granuli, o sferette rozzamente irregolari, ottenute principalmente mediante trattamento termico di piccole quantità di argilla. A secondo del diametro, o granulometria, vengono utilizzate per diversi tipi di colture. La principale caratteristica per cui viene apprezzata l'argilla espansa è il drenaggio che è possibile ottenere col suo utilizzo come suolo puro o miscelato con altro terriccio. I granuli sono a bassa densità poiché immagazzinano al loro interno una quantità di aria che li rende molto leggeri ma possono immagazzinare anche una quantità di umidità quando vengono bagnati, divenendo più pesanti.

L’argilla è stata utilizzata fin dall’antichità nell’ambito dell’igiene del corpo, della cosmesi e quale rimedio naturale per un grande numero di disturbi, in virtù delle importanti azioni di salute e di benessere che è in grado di svolgere: 
- Antisettica e battericida. L’argilla è un complesso sterile in grado di contrastare l’attività dei batteri creando un ambiente ostile alla proliferazione batterica senza arrecare alcun danno all’organismo e senza impedire la rigenerazione cellulare. È efficace nell’eliminazione dei parassiti intestinali e in numerose forme infettive: coliti, enteriti, affezioni polmonari, piaghe purulenti; 
- Antinfiammatoria e antidolorifica: grazie alla capacità termoassorbente lenisce le infiammazioni. Utile in caso di scottature, distorsioni, contusioni. Oltre al calore assorbe anche il dolore; 
- Rimineralizzante: la finissima granulometria è ciò che consente la liberazione e l’assimilazione dei minerali che la costituiscono, producendo una vera e propria azione di rimineralizzazione dell’organismo. Utile nei disturbi articolari, in caso di fratture, osteoporosi e nelle anemie; 
- Assorbente e antitossica: la costituzione micromolecolare le consente di assorbire enormi quantità d’acqua, gas, tossine e veleni, soprattutto in virtù della particolare capacità di scambio ionico che le permette, attraverso un processo osmotico, di estrarre tossine idrosolubili e allo stesso tempo di cedere ai tessuti sali minerali in quantità. Efficace rimedio contro l’aerofagia e l’avvelenamento da sostanze tossiche. Combatte la ritenzione idrica assorbendo i liquidi e i prodotti di scarto del metabolismo; 
- Cicatrizzante: stimola i fattori della coagulazione del sangue e accelera i processi rigenerativi dei tessuti (presenza di alluminio); 
- Alcalinizzante: la grande quantità di elementi basici rende alcalino l’organismo; 
- Energizzante: il complesso di sistemi minerali rigenera l’attività organica e apporta energia. L’elevato contenuto di calcio, per esempio, fortifica i tessuti elastici, il magnesio è d’aiuto in caso di astenia intellettuale e muscolare. 

L’argilla può essere utilizzata per via interna e in applicazione esterna svolgendo un’azione rimineralizzante, antitossica, riequilibrante e assorbente soprattutto in virtù della particolare capacità di scambio ionico che le permette, attraverso un processo osmotico, di estrarre tossine idrosolubili e allo stesso tempo di cedere ai tessuti sali minerali in quantità. 
È un potente rimedio antidolorifico, antinfiammatorio, alcalinizzante e disinfettante sui tessuti, e grazie alla capacità di cedere piccole dosi di energia elettromagnetica, acquisita durante l’esposizione al sole, all’aria e all’acqua, rigenera e risveglia il potenziale energetico fungendo da catalizzatore dei processi biologici. Tantissima silice nell’argilla la rendono particolarmente utile per le anemie, le stanchezze croniche, la facilità ad ammalarsi.

Le argille attualmente disponibili in commercio e utilizzabili per scopi curativi si suddividono in base al colore. La differenza di colore fra le argille (verde, bianca, rossa, gialla, grigia, blu e beige) dipende dalla composizione chimica; dall’età dell’argilla stessa; dalla locazione dei giacimenti.

L'argilla verde contiene circa il 50% di silice e il 14% di alluminio, possiede un pH leggermente alcalino. Ha proprietà antinfiammatorie elevate e, se impiegata per uso esterno, ha un alto potere assorbente, che la rende particolarmente adatta per la cura dell'acne e degli eczemi. Se usata per via interna: svolge un'attività disintossicante.

L'argilla bianca è utilizzata prevalentemente in cosmesi, l'argilla bianca possiede un'alta percentuale di silicio (attorno al 48%) - e di alluminio (fino al 36% e oltre) - che le conferisce il caratteristico colore. L'argilla bianca è chiamata anche caolino, dal nome della regione cinese, il Kao-Ling, dove fu scoperto il primo giacimento. È la più fine di tutte le argille ed è indicata per uso interno: combatte le fermentazioni e le intossicazioni intestinali. Contrariamente all'argilla verde, che può causare stitichezza, regola il transito intestinale. 
In uso interno il Caolino possiede virtù assorbenti nei confronti dei batteri e dei virus presenti nel sistema digerente: assorbe i gas, le tossine ed è utile in caso di gonfiori o di intossicazioni alimentari. Gioca il ruolo di un protettore gastrico, offre sollievo in caso di acidità, bruciore di stomaco, ulcera, regolando l’acidità e il pH. Cicatrizzante e antinfiammatorio, protegge le mucose. 
Per uso esterno, invece, l’argilla bianca viene usata soprattutto per maschere di bellezza o come antismagliature generico su tutto il corpo poiché non contiene ferro o, se lo contiene, è in bassa percentuale. L’argilla bianca purifica la pelle e restringe i pori dilatati. Inoltre può essere usata per la pelle screpolata, soprattutto sui talloni. È utile anche per esfoliare la pelle. Il Caolino è l’argilla più dolce per la pelle, il suo utilizzo esterno è indicato alle pelli secche, alle pelli mature e ai capelli devitalizzati. Rinnovatore cellulare, esercita un micro-gommage sulla pelle e rimineralizza l’epidermide. È perfettamente tollerata anche dalle pelli molto sensibili o intolleranti. Le sue virtù cicatrizzanti e antisettiche la rendono preziosa per la cura delle pelli irritate. Non allergizzante, è adatta anche alle pelli dei bambini. In gargarismi è adatta in caso di infezioni alle gengive o mal di gola.

L'argilla Rossa è ricca di ferro e povera di alluminio, la colorazione dell’argilla rossa è dovuta alla presenza di ferro rosso (trivalente). Questa argilla (Marina Antracite) era usata dagli antichi romani per combattere i dolori articolari e come medicamento per le ferite dei cavalli e nei lavaggi per proteggerli dalle infezioni e dalle malattie. 
Attualmente è molto usata in cosmetica per la preparazione di maschere e creme per la pelle, dove viene riconosciuto il suo potere antinfiammatorio utile in caso di pelle che si infiamma e si arrossa facilmente. Se si soffre di gengive infiammate, ad esempio, basterà immergere lo spazzolino nell’argilla rossa, strofinare delicatamente le gengive e poi risciacquare accuratamente. L'uso di argilla rossa è più indicato per pelli sensibili e delicate con problemi di dermatite. 
Molto assorbente, l’argilla rossa è consigliata per lenire le irritazioni cutanee e dare sollievo in caso di dolori dovuti a storte e trauma. Sulle contusioni, gli ematomi, le ecchimosi e i dolori muscolari, l’argilla rossa permette di sgonfiare le zone e di attenuare il dolore. È anche indicata per curare gli ascessi e i foruncoli. L’argilla rossa apporta benefici in caso di mal di testa, di nevralgia, di gotta. È indicata per stimolare la circolazione sanguigna.

Nell'argilla Gialla il colore giallo è dovuto alla presenza di composti di ferro e di rame. Molto indicata per essere applicata sul collo, sulla schiena e anche sulla colonna vertebrale in caso di dolori. Ha una buona azione rinfrescante e può essere usata mescolata alla rossa per un’azione più completa. Per i problemi di ossa, per attenuare i dolori, in caso di grave affaticamento, combinata con l'argilla verde, l'argilla gialla stimola la riparazione dei muscoli e legamenti e mantiene gli organi interni puliti.

L'argilla Grigia è conosciuta anche come argilla Luvos o argilla tedesca (è stata scoperta in Germania nel secolo scorso) deve il suo colore grigio all'alta percentuale di Silicio, fino al 60%. L'argilla grigia è indicata per uso interno nella cura dell'acidità di stomaco e delle infiammazioni intestinali. Favorisce inoltre il drenaggio dei liquidi in eccesso e svolge un'importante azione alcalinizzante. Ha un elevato potere di scambio cationico. Ha un forte potere assorbente, probabilmente superiore alla verde ad uso interno. Oltre il 60% di silicio e 20% di alluminio conferiscono al prodotto un'enorme azione antinfiammatoria e antiacido. È adatta per tutti i tipi di pelle.

Le argille possono essere assunte per via interna o applicate esternamente nella modalità del cataplasma, dell’impiastro, della frizione, dell’unguento, della polverizzazione, del bagno e della maschera. Queste possono essere di consistenza grossa, fine oppure ventilate. L’argilla grossa viene utilizzata solo a livello topico, per bagni, pediluvi e per cataplasmi e impiastri di grandi proporzioni, mentre la fine per bendaggi, frizioni, irrigazioni, applicazioni estetiche, cataplasmi e impiastri di normali dimensioni. L’argilla ventilata, la più fine, per gli usi interni. L’applicazione topica dell’argilla può venire potenziata con l’aggiunta di sinergie di oli essenziali scelte in base alla tipologia del disturbo e del trattamento cosmetico. 

Preparata alla sera si beve al mattino a digiuno. Riempire un bicchiere con ¾ di acqua fredda e 1 cucchiaino raso di argilla. Mescolare a lungo con un cucchiaio di legno e lasciare riposare coprendo con una garza il bicchiere. Le prime volte è consigliato bere, a piccoli sorsi, solo la parte che si presenta come “acqua sporca”, e non il fondo. Questo trattamento può essere eseguito per 1 mese contro l’acidità di stomaco, intossicazione e anemia. L'argilla verde ventilata regolarizza la funzione intestinale. Però in generale è bene farsi consigliare da un’erborista professionista su tipo, dosi e modalità.

Già in tempi antichissimi si faceva essiccare l’argilla più pura in pillole o bastoncini. È un metodo ancora in uso in alcuni paesi come India, America del Sud e Cina, che può essere adottato da coloro che preferiscono succhiare l’argilla piuttosto che berla.

Le compresse di argilla bianca o verde sono facilmente reperibili in commercio, solitamente sono addizionate con qualche olio essenziale per migliorarne il sapore. Il prodotto può essere assunto fino a tre capsule al giorno massimo per 1 mese. Utili a chi presenta gonfiore di stomaco, particolarmente indicate dopo un'indigestione, o per a chi vuole contrastare stitichezza o diarrea.

Cataplasmi e impiastri vanno preparati in contenitori di terracotta, legno o vetro e mescolati con un cucchiaio di legno, mai di metallo.
In un contenitore di terracotta, legno o vetro, versare l’argilla verde fine e aggiungervi acqua oligominerale fino a coprirla. Lasciar riposare per circa un’ora e aggiungervi circa 10 gocce di olio essenziale (il quantitativo dell’argilla e degli oli essenziali varia in base alle dimensioni dell’area da trattare) mescolando il tutto con un cucchiaio di legno. Distendere l’impasto sopra un telo di stoffa (garza spessa o lino) e applicare sulla parte lasciando agire per un minimo di 30 min. fino a 2 ore e oltre. L’impacco deve essere coperto e fissato con una garza. 
Per i disturbi circolatori il cataplasma freddo alle gambe in associazione a essenze antinfiammatorie e benefiche per l’elasticità e il tono dei vasi sanguigni, per esempio 4 gocce di cipresso, 3 di geranio e 5 di limone; 
per le coliche intestinali, spasmi e crampi un cataplasma caldo (argilla scaldata a bagnomaria) sulla zona addominale per circa 30 min. associato a 3 gocce di camomilla romana, 2 di lavanda, 2 di melissa, 3 di finocchio (lontano dai pasti).

A differenza del cataplasma l’impiastro va applicato direttamente sulla pelle. Per questo utilizzo è possibile impiegare argilla di consistenza grossa, soprattutto se la zona da trattare è estesa. 
 - per la cellulite: impiastro su gambe e glutei con 5 gocce di limone, 4 di lemongrass e 2 di origano se la cellulite è edematosa (dolorosa al tatto, presenta la pelle con zone gonfie); 6 di arancio amaro, 2 di zenzero, 2 di legno di cedro se è dura (la forma in cui, almeno inizialmente, non si notano evidenti alterazioni della silhouette. La pelle appare ispessita); 4 di geranio, 4 di cipresso e 3 di rosmarino se dipende da difficoltà nella circolazione sanguigna; 
 - per l’insonnia: impiastro caldo lungo la colonna vertebrale comprendendo la nuca con 4 gocce di arancio amaro, 3 di camomilla romana e 4 di lavanda.

Per fasciature e bendaggi si immergono, nel preparato opportunamente diluito, bende o fasce a trama larga la cui misura sarà proporzionata alla parte da trattare. Si procede poi fasciando la zona interessata. Tale metodo viene di norma impiegato per coprire zone estese o per scopi estetici. 
Far aderire alla zona da trattare una garza precedentemente immersa in una soluzione argillosa piuttosto liquida, addizionata con circa 6-8 gocce di essenze. 
- febbre: benda fredda sulla fronte e sulla testa fino ad abbassamento della temperatura con 2 gocce di bergamotto, 1 di menta, 1 di eucalipto

Per Bagni argillosi si tratta di argilla sciolta nell’acqua e nella quale ci si immerge completamente o parzialmente (pediluvi, maniluvi, semicupi). Utilizzando questo metodo sarebbe il caso di non utilizzare la consueta vasca da bagno poiché, una volta scaricata, l’argilla potrebbe intasare le tubature: è consigliabile ricorrere ad una tinozza. 
Aggiungere all’acqua del bagno mezzo chilo di argilla verde fine o grossa con circa 10 gocce di oli essenziali. 

È possibile aggiungere oli essenziali, sostanze aromatiche all’argilla per la preparazione degli unguenti da usare sia a scopo medicamentoso che estetico. 
Si impiega argilla a granulometria ventilata, finissima; verde a fini curativi, bianca per usi cosmetici.

Per le maschere viso: 
miscelare argilla bianca (circa 3 cucchiaini abbondanti) con un cucchiaino di olio vegetale (mandorle dolci, di germe di grano, di jojoba) e 3-4 gocce di essenze scelte in base al tipo di pelle. Per la pelle grassa è più indicata l’argilla verde fine. 
- pelli grasse: 1 gocce di limone, 2 di lavanda; 
- pelli secche: olio di germe di grano, 1 goccia di arancio dolce e 2 di sandalo. 
Con l’argilla rossa, invece, si può realizzare un composto contro la pelle arrossata. Mischiare l’argilla con dell’acqua tiepida, magari floreale, applicare il composto in maschera, lasciare in posa 10-15 minuti poi risciacquare. Terminare la seduta applicando un’acqua astringente (idrolato di geranio, fiori d’arancio o sandalo).

Si usa polvere d’argilla ventilata, spargendola sulla parte come se si trattasse di talco. È eccellente per trattare piaghe, ferite, eczemi, arrossamenti, sui quali esercita una funzione disinfettante e antibatterica, favorendo nel contempo la ricostruzione dei tessuti lesi. 
Non esitare a ricorrere a questo rimedio poiché l’argilla è esente da germi microbici.

Per i gargarismi sciogliere 1 cucchiaio di argilla ventilata e lasciatelo riposare per un paio d’ore. Prima dell’uso agitare fortemente il liquido e non sciacquarsi dopo il gargarismo. Si utilizza in caso di affezioni del cavo orale e della gola.


LEGGI ANCHE : http://asiamicky.blogspot.it/2015/07/pasturo.html



.

FAI VOLARE LA FANTASIA 
NON FARTI RUBARE IL TEMPO
 I TUOI SOGNI DIVENTANO REALTA'
 OGNI DESIDERIO SARA' REALIZZATO 
IL TUO FUTURO E' ADESSO .
 MUNDIMAGO
http://www.mundimago.org/
.
 GUARDA ANCHE


LA NOSTRA APP



http://www.mundimago.org/



Elenco blog Amici