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domenica 20 dicembre 2015

OGGI COSA INFILIAMO?

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Due amanti arrivano al pronto soccorso imbarazzati (in alcune varianti sono trasportati dall'ambulanza ed entrano in ospedale coperti da un lenzuolo per la vergogna) perchè l'uomo è rimasto letteralmente incastrato alla donna durante un atto sessuale. Fisicamente è impossibile, anatomicamente l'organo sessuale femminile, è particolarmente elastico (basti pensare al parto spontaneo, dove deve contenere un "oggetto", la testa del nascituro, con un diametro di circa 10 centimetri). Oltretutto l'organo maschile è dotato di un sistema a valvole (sì, proprio valvole, venose ma sempre con funzionamento idraulico, meccanico, alla fine) che ne provoca il ritorno alla normalità in situazioni non proprio eccitanti. La natura leggendaria dell'avventura a dir poco imbarazzante è comunque confermata dal fatto che segnalata in numerosi pronto soccorso in giro per il mondo che però non hanno mai confermato un avvenimento simile.

Dipende da cosa si racconta in giro, ma fondamentalmente, "in quel posto lì" medici (ginecologi) trovano di tutto. Esiste anche in questo caso uno studio che ha elencato gli oggetti ritrovati negli anni, all'interno degli organi genitali femminili. Dai pericolosi chiodi e pezzi di metallo a "normali" oggetti per autoerotismo, da tappi di deodoranti a frutta, pezzi di bambole, candele, penne ed alimenti vari. Lo studio comunque, metteva in evidenza che nella maggioranza dei casi (oltre l'80%) si trattava di donne con disturbi mentali o del comportamento. Qual'è stato l'oggetto più strano "rimosso da una donna"? Una torcia elettrica, accesa...il più voluminoso? Una mela, che ha costretto ad un vero e proprio intervento chirurgico.

Un'evenienza relativamente rara: le possibilità sono due o si è trattato di una gravidanza extrauterina (gravidanza che si impianta fuori l'utero, tipicamente sulla tuba uterina) andata avanti (al contrario di quello che succede normalmente, la gravidanza extrauterina o non progredisce riassorbendosi o va avanti richiedendo la sua rimozione perchè pericolosa e causa di gravi emorragie interne) o si è trattato di una rottura dell'utero (evenienza pericolosissima) che ha causato la fuoriuscita del feto, senza che la madre se ne accorgesse; in ogni caso si tratta di una donna fortunata perchè ambedue le possibilità sono pericolosissime per la vita della donna.
Comunque sia andata, il feto è rimasto in addome per anni, calcificandosi e restando silente senza causare particolari disturbi. Un caso riguarda una donna cinquantenne dello Zaire che si è operata per un problema addominale. I chirurghi restarono senza parole subito dopo l'inizio dell'intervento, riconoscere un feto calcificato non è difficile ma è pur sempre un evento eccezionale.




Aprite il frigorifero e date un'occhiata. Tra gli ortaggi è possibile stimolare il clitoride con il classico cetriolo ricoperto da un profilattico. Specie sotto la doccia. Oppure è possibile scegliere una zucchina: il bulbo da' una stimolazione extra davvero gradevole. La banana, usata per la penetrazione, stimola il punto G grazie alla sua caratteristica curvatura. E come dimenticare i wurstel? Basta lasciarli intiepidire appena in acqua calda.

Oppure è possibile rinfrescare i bollori con un bel ghiacciolo: ci sono di tante diverse dimensioni. Il fresco del ghiaccio è eccitante su tutto il corpo e stimola la fantasia erotica: leccarlo e succhiarlo pensando all'oggetto del proprio desiderio, passarlo sui capezzoli e poi inserirlo nella vagina in modo graduale e lento per provare estasi. E sempre in cucina aprite i cassetti: potete utilizzare un cucchiaio di legno: davvero adatto per stimolare il clitoride o per sculacciarsi sul sedere. Oppure usare una di quelle pipette per aspirare l'olio di cottura degli arrosti (...da provare anche sui capezzoli). E che dire degli scovolini per pulire le bottiglie? Mille dita che stimolano! Provate anche il manico superiore dei coperchi!

Andiamo ora in bagno. Strofinatevi sul bordo o sul fondo della vasca: la fredda porcellana accrescerà il desiderio. Provate lo spazzolino da denti: appoggiatelo delicatamente sulla vulva e lasciatevi stimolare, passatelo tra le labbra,strofinatelo  e sentite il piacere. Bagnate le setole con acqua calda per renderlo piu morbido. Avete uno spazzolino elettrico? Meglio ancora, ma se provate fastidio usatelo indossando delle mutandine.

E ancora potete sfruttare le bolle dell'idromassaggio e coccolarvi con la doccetta: irrinunciabile!
Non usate subito acqua calda - il clitoride potrebbe intorpidirsi - ma aumentate la temperatura gradualmente: questo è il segreto (ovviamente facendo attenzione a non esagerare con il calore!). Aprite ad esempio il rubinetto della vasca, spingetevi sotto e sentite lo scroscio che colpisce il clitoride.

E' possibile stimolare il clitoride con i vari aggeggi per fare massaggi e sfruttarli anche su tutto il corpo.
Le bottiglie di shampoo: spremete il flacone per far uscire tutta l'aria e "stampatelo" sul clitoride, quando l'aria entrerà piano piano nella bottiglia sentirete un'invidiabile suzione!
E in cucina avrete un tavolo! Guardate le gambe.... sdraiatevi mettendo a terra una
coperta, avvolgete le vostre gambe a quella del tavolo e strofinate. E che dire dei braccioli o della testata del divano? Da cavalcare!
Ora prendete un panno (una vecchia maglietta....) immergetelo in acqua calda e poi cospargetelo di vaselina, poi passatelo sul clitoride. Provate anche con un asciugamano arrotolato e magari pieno di cubetti di ghiaccio.

Ora divertitevi con i cuscini: fatene una pila e sedetevi in cima sfregando per bene. E se provate piacere strofinando le cosce mettete un cuscino tra le gambe e a contatto col la vagina. Poi nel momento di massimo godimento sollevate anche gambe e braccia. Divertitevi a sfregare un cuscino su cui avrete appoggiato un asciugamano. Oppure riempite un palloncino d'acqua calda, mettetelo sotto la federa e provate un piacevole orgasmo.

Accendete la lavatrice e sfruttate il suo movimento sopra magari inserendo il vostro dildo casalingo. Poi considerate l'uso di pennelli, spazzole e piumini per spolverare. Provate anche a stuzzicarvi con corde o collane stando attente a non creare abrasioni: Tutto deve essere fatto delicatamente e prestando attenzione ai segnali del proprio corpo. Osservate la playstation del vostro fidanzato: i controller vibrano! Acquistate poi nei negozi d'arte della creta e create il vostro fallo artigianale ricordando poi di infilarci un preservativo sopra quando sarà asciutto.


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martedì 27 ottobre 2015

JE SUIS L'ORIGINE DU MONDE

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Figlio di ricchi contadini, Gustave Courbet nacque il 10 giugno 1819 a Ornans, una cittadina nella regione del Giura, nella Francia orientale. Ebbe i primi insegnamenti artistici nel Petit Séminaire di Ornana dove suo maestro di disegno fu Père Baud, un seguace del pittore neoclassico Antoine Jean Gros.

Nel 1937 Courbet partì per la vicina città universitaria di Besançon: i genitori desideravano che Gustave studiasse legge, ma egli si iscrisse subito all’Accademia, frequentando il corso di M. Flajoulot, un altro esponente del Classicismo.

Due anni dopo Courbet lasciò Besançon per Parigi che intorno alla metà del XIX secolo era diventata, oltre che la capitale europea dell’arte, il luogo di raccolta degli attivisti politici di tutte le tendenze.

Il suo soggiorno parigino ebbe un avvio tranquillo: Courbet frequentava l’atelier di M. Steuben, copiava i dipinti esposti al Louvre e consumava le sue energie nella ricerca del successo al Salon.

I primi tentativi di farsi accettare non furono molto fortunati. Tra il 1841 e il 1847 solo tre dei venticinque lavori da lui presentati passarono il vaglio della commissione esaminatrice.

Durante i primi dieci anni trascorsi nella capitale, non vendette quasi nulla, tanto da dover dipendere pressoché totalmente dalla famiglia. Nello stesso periodo Courbet conobbe Virginie Binet, della quale si sa ben poco, tranne che divenne la sua compagna e gli diede un figlio nel 1847. Nello stesso anno, finalmente, uno dei dipinti esposti al Salon attirò l’attenzione di un mercante olandese che invitò Courbet in Olanda e gli commissionò un ritratto.

Nel frattempo, a Parigi, Courbet cominciò a frequentare il poeta Charles Baudelaire, Pierre-Joseph Proudhon, Jules Champfleury e Max Buchon, cugino e amico d’infanzia di Courbet.

Il gruppo si riuniva alla Brasserie Andler nella quale venne coniato il termine Realismo per indicare non solo una poetica artistica e letteraria animata dall’intento di descrivere la vita quale effettivamente è, ma anche una filosofia legata alle istanze sociali del momento.

Nel febbraio del 1848 quella società fu scossa violentemente dallo scoppio dei tumulti per la strade di Parigi. Il re, Luigi Filippo, abdicò e un governo repubblicano provvisorio prese il potere.

Courbet si schierò con l’insurrezione popolare, anche se prese poca parte alla lotta.

Nella difficile atmosfera politica del momento, il Salon rimase aperto, ma questa volta senza una commissione di ammissione e Courbet ebbe finalmente la soddisfazione di vedere dieci sue opere esposte.

Il nome di Courbet era ormai affermato e nel 1849 il suo grande dipinto "Dopo pranzo a Ornans" vinse una medaglia d’oro e venne acquistato dal governo. Quel premio ebbe una particolare importanza perché esonerò Courbet dalla procedura di ammissione ai successivi Salon. Gustave Coubet godette per poco di questo privilegio, perché stava per esplodere la protesta contro il Movimento Realista.

Nel 1855 Courbet allestì una mostra personale proprio nei pressi di quella pubblica intitolata "Il padiglione del Realismo" che conteneva una grande scelta dei suoi lavori a partire dal 1840.

Questa personale sottolineava il distacco del pittore dalle influenze precedenti, sia nella vita artistica che personale: Virginie Binet lo aveva abbandonato, portando con sé il loro figlio.

Dopo il 1855 Courbet viaggiò moltissimo: a Francoforte fu trattato come una celebrità; a Etretat dipinse con il giovane Monet; tenne mostre in Germania, Belgio, Olanda e Inghilterra; fu insignito di varie decorazioni, le più importanti delle quali furono una medaglia d’oro da Leopoldo II del Belgio e la Croce al merito dell’Ordine di san Michele da Luigi II di Baviera, entrambe conferitegli nel 1869.



Ma parlando di Courbet non si può tralasciare di citarne l'opera comunque diventata la più famosa: L'origine del mondo (del 1866). Si tratta di un dipinto che raffigura i genitali femminili con uno stile pittorico alquanto realista. Durante la sua intera carriera Courbet fece quattro ritratti di Joanna.

Probabilmente lei fu anche la modella che ispirò il quadro L'origine du monde e che potrebbe spiegare la separazione tra Joanna e James McNeill.

L'unico dubbio riguardo questa ipotesi scaturisce dalla differenza del colore tra i capelli di Joanna nel quadro La belle irlandai se che sono di un colore arancione acceso, con i peli pubici raffigurati nell'Origine du monde.

Sembrerebbe comunque che gli esperti del Musée d'Orsay rifiutino tale ipotesi, ritenendola non veritiera.

Nel 1870, alla vigilia della guerra franco-prussiana, gli fu offerta la Legion d’Onore: Courbet la rifiutò altezzosamente, in quanto la considerava un segno dell’interferenza dello Stato nell’Arte; questo gesto fece sì che, quando il governo cadde, Courbet fosse eletto presidente della Federazione degli Artisti Repubblicani.

Accettato come consigliere dell’Assemblea Nazionale, in seguito fu membro della Comune, responsabile della distruzione della Colonna di Place Vendôme, un monumento eretto durante l’Impero napoleonico a glorificazione delle vittorie di Bonaparte, così, quando la Comune cadde, fu arrestato e condannato a sei mesi di reclusione e ad un’ammenda di 500 franchi.
Nel maggio del 1873 il nuovo governo gli ingiunse di pagare la ricostruzione della Colonna Vendôme: il costo era proibitivo e Courbet fu costretto a fuggire dalla Francia, rifugiandosi in Svizzera, a La Tour-de-Peilz, rimanendo in contatto con i dissidenti francesi e continuando a dipingere.

Ammalatosi di idropisia, morì il 31 dicembre del 1877 e fu sepolto nel cimitero locale da dove, solo nel 1919, le sue ceneri furono traslate a Ornans.

Capostipite indiscusso del realismo pittorico francese, Jean-Désiré-Gustave Courbet, si formò da autodidatta, iniziando la propria attività nel solco della tradizione romantica e dedicandosi soprattutto alla copia dal vero e al rifacimento di alcuni dipinti del Louvre.

Ben presto arrivò a rifiutare radicalmente ogni tipo di influenza e di compromissione con tutte le forme d’arte ufficiali e, nonostante sia stato sempre contrario all’insegnamento dell’arte, nel 1861 aprì una propria, singolarissima scuola, in evidente polemica con l’Accademia e le altre scuole d’arte ufficiali.

Courbet era infatti del parere che l’arte non potesse essere appresa meccanicamente, ma che fosse l’individuale risultato dell’ispirazione dell’artista. Per questo motivo, egli non impartiva mai lezioni teoriche, ma consentiva che gli alunni gli stessero accanto mentre dipingeva, al fine di apprendere i segreti del mestiere.



Courbet fu un artista senza mezze misure: la sua sete di realismo aveva radici culturali lontane e la tecnica adottata fu straordinariamente innovativa e personale.
Nella scelta dei temi l’artista abbandona di colpo qualsiasi riferimento storicistico concentrandosi sui piccoli fenomeni del quotidiano, registrati con l’impersonale distacco di un osservatore oggettivo, ribadendo che il proprio scopo è quello di fare dell’arte viva, esaltando la realtà. Alcune opere in cui emerge questa visione della pittura sono “Lo spaccapietre“, “Atelier del Pittore“, “Fanciulle sulla riva della Senna“.

Il realismo di Courbet non deve indurre a credere che l’artista costruisse i suoi dipinti in modo casuale, al contrario egli dimostra una grande attenzione ai problemi compositivi anche quando la composizione sembra non esistere. Il pittore è attento alla resa realistica fino dalle prime fasi preparatorie, e il disegno assume fin dall’inizio un valore documentativo, per rispecchiare la realtà.

L’equilibrio compositivo e la giustapposizione dei colori vengono studiati con molta attenzione, al fine di riportare la natura ad un massimo di potenza e intensità.

La resa dei particolari rimanda all’immediatezza di Delacroix, preludendo dall’altro alla resa sintetica di Manet.

Courbet apre di fatto la strada alla fervida stagione del Realismo francese, sulla quale si innesterà poi anche tutta la straordinaria esperienza Impressionista.

Durante il periodo nel quale è stato dipinto il quadro "L'ORIGINE DU MONDE" la modella preferita di Courbet era una giovane donna di nome Joanna Hiffernan, altrimenti conosciuta come Jo. Il suo amante a quei tempi era un pittore statunitense ammiratore di Courbet, James Whistler.

Nel suo romanzo J’étais l’origine du monde, pubblicato nel 2000, la scrittrice francese Christine Orban si schiera a sostegno di questa tesi, immaginando che l'io narrante del romanzo, Joanna Hiffernan, fosse l'amante di Courbet e abbia fatto da modella per il celebre dipinto. Bernard Teyssèdre in Le roman de l’origine del 1996, il cui protagonista è il dipinto stesso, aveva già suggerito il fatto che la Hiffernan fosse stata la modella.

Il dipinto fu commissionato da Khalil-Bey, diplomatico turco e ambasciatore dell'impero ottomano ad Atene. Sainte-Beuve presentò il pittore francese a Khalil-Bey, che commissionò al pittore il dipinto per la sua personale galleria di dipinti erotici. Galleria che includeva prestigiosi quadri come Le Bain Turc di Ingres, oppure un altro dipinto di Courbet, Il Sonno, per il quale si suppone che la Hiffernan fosse una delle due modelle.

Dopo che la situazione finanziaria di Khalil-Bey divenne rovinosa a causa del gioco d'azzardo, il dipinto passò attraverso una serie di collezioni private. Fu inizialmente acquistato durante la svendita della collezione di Khalil-Bey nel 1868, dall'antiquario Antoine de la Narde.
Edmond de Goncourt lo ritrovò fortuitamente in un negozio d'antiquariato, nel 1889, nascosto dietro a una tavola lignea decorata con l'immagine di un castello in un paesaggio innevato. Secondo Robert Fernier, un collezionista ungherese, il barone Ferenc Hatvany, comprò il dipinto nella galleria Bernheim-Jeune gallery nel 1910 e lo portò con sé a Budapest. Verso la fine della Seconda guerra mondiale, il quadro venne preso dalle truppe sovietiche, ma venne riscattato da Hatvany, il quale, quando emigrò, ebbe il permesso di portare con sé soltanto un'opera d'arte: egli scelse proprio l'Origine nel suo viaggio verso Parigi.



Nel 1955, L'origine del mondo venne battuta all'asta per 1.5 milioni di franchi francesi. Il suo nuovo proprietario divenne lo psicanalista Jacques Lacan. Insieme alla moglie, l'attrice Sylvia Bataille, collocò l'opera nella propria casa di campagna a Guitrancourt. Lacan chiese al fratellastro André Masson di costruire una cornice a doppio fondo e pitturare un altro quadro su questa. Masson dipinse una versione surrealista e allusiva de L’Origine du monde. Il pubblico di New York ebbe la possibilità di ammirare L’Origine del mondo nel 1988 durante lo spettacolo Courbet Reconsidered organizzato al Brooklyn Museum; l'opera venne inoltre inclusa nell'esposizione Gustave Courbet curata dal Metropolitan Museum of Art durante il 2008. Dopo la morte di Lacan, avvenuta nel 1981, il Ministro dell'Economia e Finanze francese approvò di conguagliare la tassa di successione della famiglia con il trasferimento dell'opera (dation en lieu secondo la legge francese) al Musée d'Orsay, atto finalizzato nel 1995.

Dal 19 marzo 2011 il dipinto è esposto per la prima volta in Italia presso il MART di Rovereto.

Grazie alla natura verace della sua realistica grafica anatomica, anche se in realtà la modella raffigurata non sta facendo nulla di erotico: dorme o si riposa vestita solo di una sottoveste, evidentemente in un giorno particolarmente afoso, il quadro ha ancora oggi il potere di scioccare. Per esempio, il 23 febbraio 2009, alcune copie di un libro, raffigurante L'Origine in copertina, sono state sequestrate dalla polizia a Braga, in Portogallo, che le contestava come "pubblica pornografia".

Sebbene gli standard morali e i risultanti tabù riguardanti l'esposizione della nudità siano cambiati dai tempi di Courbet, specialmente nella fotografia e nel cinema, il quadro rimane provocatorio. Il suo arrivo al Musée d'Orsay ha causato una forte eccitazione.

L'artista serba Tanja Ostojic ha operato una parodia dell'opera nel suo "EU Panties", poster del 2005.

Secondo i venditori di cartoline, L’Origine du monde è la seconda opera per popolarità dentro al Musée d’Orsay, dopo il Bal au moulin de la Galette di Renoir .

Nel mese di febbraio 2013, il settimanale francese Paris Match ha divulgato la notizia del ritrovamento, da parte di un appassionato d'arte, di un quadro raffigurante il volto di una donna, che sarebbe il viso della modella ritratto dallo stesso Courbet. La tesi è che il quadro originario fu diviso a metà, staccando il capo dal corpo. Paris Match sostiene che due anni di perizie e analisi sul dipinto del viso hanno confermato tale tesi. La modella non sarebbe altri che Johanna Hiffernan. Sembrerebbe però che gli esperti del Musée d'Orsay rifiutino tale ipotesi, ritenendola non veritiera.

Sono passati più di cento anni, e nell’epoca della sovraesposizione di corpi reali nei minimi dettagli, del libero accesso a YouPorn, della “pornografia democratica”, ancora ne stiamo parlando.

In primo luogo, senz’altro perché proprio non è pornografia. È squisitamente arte erotica, sovraccarica di stratificazioni culturali e ormai della lunga storia della sua fruizione: tutti elementi che possono dirci molto anche sull’evoluzione del gusto e della mentalità. È una rara e profonda meditazione sul potere vivificante di Eros, un gesto artistico radicalmente lirico, un’epifania del nesso che lega sessualità, gioia di vivere, vita, riproduzione.

È ancora in grado di scandalizzare, ovvero, nel senso migliore del termine, di emozionare e far interrogare le coscienze. In grado di farsi rimuovere dai profili di Facebook, ad esempio, benchè per guardare il dipinto dal vero, da vicino e liberamente, sia sufficiente pagare il biglietto d’ingresso all’Orsay. Anche se non teniamo più L’origine del mondo nascosta dietro una tenda verde, in un boudoir segreto avvicinabile da pochi privilegiati, come faceva il suo committente Kahlil-Bey, ambasciatore ottomano a Atene e San Pietroburgo, facoltoso collezionista, appassionato estimatore delle grazie femminili, del gioco e del bel mondo. O come ha fatto lo psicanalista Jacques Lacan, che l’ebbe in suo possesso per molti anni, dopo che l’olio passò per le mani del mercante Bernheim-Jeune e del Barone ungherese Ferenc Hatvany, tra gli altri, e prima di fare il suo debutto in pubblico a New York nel 1988, approdando infine nell’alveo delle collezioni dello Stato francese nel 1995.



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sabato 25 luglio 2015

LA SVASTICA

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Un punto di penalizzazione, due partite senza tifosi (ovvero le ultime due di qualificazione all'Europeo) e 100.000 euro di multa alla Croazia per la svastica disegnata sull'erba prima della partita pareggiata con l'Italia il 12 giugno a Spalato. Lo riferisce la stessa federcalcio croata, che ha definito la sanzione "durissima, la più grave della sua storia": avranno tre giorni per presentare ricorso. Nonostante la penalizzazione la Croazia resta al comando del gruppo H con 13 punti, uno in più dell'Italia e tre in più rispetto alla Norvegia.

Ma cosa è esattamente la svastica?

La parola italiana svastica deriva dalla resa del termine maschile sanscrito, svastika, attestata nella nostra lingua a partire dal 1897.

In sanscrito tale termine possiede numerosi significati indicando, tra gli altri, un "bardo che dà il benvenuto", "un incrocio di quattro strade", "l'incrociare le mani o le braccia sul petto", "un bendaggio a forma di croce", il "gallo", "un oggetto prezioso a forma di corona triangolare" ma, soprattutto, nel significato di "oggetto propizio" o il disegno/simbolo di una croce greca con i bracci piegati ad angoli retti che, secondo la maggioranza degli orientalisti, rappresenterebbe il disco solare.

Il termine sanscrito svastika deriva da svastí (sostantivo neutro; benessere, successo, prosperità) a sua volta composto dal prefisso su- (buono, bene; linguisticamente affine al greco e?, eu- con lo stesso significato) e da asti (coniugazione della radice verbale as: "essere"). Il suffisso -ka forma un diminutivo, per cui svastika è traducibile letteralmente come "è il bene" o "ben-essere".

Il termine "svastica" viene indicato in italiano come sostantivo di genere femminile, è possibile ipotizzare che il suo utilizzo al femminile, in Occidente, derivi dall'errata traduzione in "felicità".

I primi reperti consistenti facenti uso della "svastica" risalgono al Neolitico, anche se esistono alcuni rari reperti persino risalenti del tardo Paleolitico. Il simbolo è stato ritrovato in numerosi frammenti di ceramica nel Khuzestan (Iran) e persino nella scrittura utilizzata dalla Cultura di Vinca nell'Europa neolitica. Altri ritrovamenti risalgono all'Età del bronzo nella zona di Sintashta in Russia e all'Età del ferro nel Caucaso settentrionale e in Azerbaigian. Una "svastica" appare altresì sui ruderi della sinagoga di Cafarnao accanto ad una stella di David.

Alcune svastiche sono presenti nei mosaici delle ville del sito archeologico di Ercolano (Napoli) e distrutte nell'eruzione vulcanica del 79. Anche a Pompei compare spesso come motivo ornamentale: ve ne sono diverse nella decorazione della volta dell'apodyterium (spogliatoio) delle Terme Stabiane.
Diverse svastiche sono presenti nel "Mosaico a cassettoni" della Domus dei Coiedii di Suasa.
Una serie di svastiche è scolpita lungo i quattro lati del sarcofago detto di Stilicone, collocato sotto il pulpito della Basilica di Sant'Ambrogio, a Milano.
La svastica è motivo ricorrente tra le decorazioni a mosaico della Basilica di San Vitale a Ravenna e nel vicino Mausoleo di Galla Placidia e nel pavimento più antico di San Giovanni Evangelista.
La rosa camuna di Carpene (Sellero) presenta una forma a svastica.
Sulla pavimentazione di Ostia antica nei pressi delle rovine del teatro è presente una svastica raffigurante il sole.
Sul tetto interno del duomo di Reggio Calabria sono incise una serie di svastiche lungo tutti gli infissi.
Molte svastiche sono presenti come elementi decorativi e simboli di buon augurio nei mosaici e nei dipinti murali della Villa del Casale di Piazza Armerina in Sicilia.
È un motivo ornamentale ricorrente sulle ceramiche messapiche prodotte tra la metà del VII e il III secolo a.C. nella regione del Salento (Messapia).
Il simbolo è presente sullo scudo di alcuni guerrieri sanniti, in dipinti risalenti al IV secolo a.C.
La svastica compare come simbolo decorativo sulle vesti di alcune figure maschili presenti nei mosaici del quartiere ellenistico-romano situato nella Valle dei Templi di Agrigento.
La svastica compare come simbolo decorativo sulle vesti femminili nella valle dei templi di Paestum (Salerno).
Compare anche come motivo decorativo vascolare su antichi vasi greci.
La svastica compare come motivo ornamentale nella pavimentazione a mosaico di un edificio termale romano all'interno della zona archeologica di Velia, l'antica Elea, nel comune di Ascea (Salerno).
La svastica compare su pavimenti a mosaico romani conservati al Museo di Santa Giulia di Brescia.

In ambito buddhista il simbolo dello svastika indica il Dharmacakra, la "Ruota della dottrina".
Nel Buddhismo cinese il carattere ? o ? o anche ? (wàn, giapp. man) rende il termine sanscrito svastika (reso anche come ????? saifúxidijia) con il significato di "10.000" ovvero di "miriadi" o "infinito" o "tutte le cose" che si manifesta nella coscienza di un buddha (?, Fó); per tale ragione esso è spesso posto nelle statue rappresentanti un buddha sul suo petto all'altezza del cuore.
Nel Buddhismo Zen il carattere ? o ? rappresenta il ??? (busshin-in) ovvero il "sigillo della mente-cuore del Buddha" trasmesso da patriarca a patriarca nel lignaggio di questa scuola.



In ambito giainista il simbolo dello svastika è uno dei ventiquattro segni propizi ed è simbolo del settimo Arhat e della presente avasarpi?i.

In ambito induista il simbolo destrorso (?) è associato con il Sole e con la ruota del mondo che gira intorno ad un centro immobile, e quindi emblema di Vi??u (e perciò anche di K???a). La B?hat Sa?hita (VI secolo d.C.; al LV,5) sostiene che lo svastika debba essere apposto all'ingresso dei templi.

Secondo lo studioso ed esoterista francese René Guénon esso rappresenterebbe il "Principio originante" della realtà nella sua azione vivificante-ordinante (il Verbo greco o l'O? hindu). È in altri termini un simbolo del "Polo" o del "Centro", analogo all'Axis Mundi, del principio inamovibile che è presente in tutte le cose e si esprime in esse come vita originandole, e al quale tutte le cose tornano.

La "svastica" fu in uso anche presso popolazioni diverse, per esempio presso molte tribù di nativi americani come i Navajo che lo avrebbero però eliminato dalla loro tradizione durante la seconda guerra mondiale rifiutando ogni accostamento con la simbologia nazista. La svastica compare altresì nell'arte popolare dell'Estonia e della Finlandia, mentre presso i Prussiani si suppone che abbia dato il nome al dio-sole Suaixtis.

Negli anni trenta e quaranta del XX secolo la Suomen ilmavoimat, l'aeronautica militare finlandese portava sulla coccarda una svastica di colore azzurro. La svastica venne altresì riproposta dai teosofi alla fine del XIX secolo. La sua odierna notorietà è, infatti, legata alla sua adozione da parte del partito nazionalsocialista tedesco e, successivamente, del Terzo Reich.

Prima dell'avvento del nazismo, la svastica era già stata utilizzata in Germania dai movimenti che si rifacevano all'ideologia etno-nazionalista Völkisch. Il primo uso documentato come simbolo ariano fu quello di Adolf Lanz che la utilizzò per comporre la bandiera del suo Ordo Novi Templi, un'organizzazione parareligiosa che propugnava le tesi dell'ariosofia. La bandiera gialla dell'ordine mostrava una svastica rossa attorniata da quattro gigli araldici dello stesso colore.

Guido von List adottò la svastica come simbolo del neopaganesimo in Germania, idea seguita dalla Società Thule. Su suggerimento del Dr. Friedrich Krohn della Thule Society, Hitler adottò la svastica all'interno di un cerchio come simbolo del partito Nazista nel 1920. I ricercatori francesi Louis Pauwels e Jacques Bergier scrissero in Le Matin des Magiciens (1962), che Karl Haushofer avrebbe convinto Hitler a scegliere la croce uncinata come simbolo del nazismo. Haushofer, appassionato di cultura giapponese e indiana, tornato a Berlino nel 1918, avrebbe anche fondato la Vril-Gesellschaft, la cui esistenza non è però supportata da alcuna fonte storica.

Il presentare la svastica da parte dei nazisti come simbolo identificativo scandalizzò vari membri del Collège de sociologie parigino, tra i quali Georges Bataille e Pierre Prévost. Scrive quest'ultimo: «...tanto più che noi tutti provavamo disgusto per tutto ciò che poteva venire dall'hitlerismo. A scandalizzarci in questo movimento era, tra l'altro, l'accaparramento della croce uncinata che evoca l'idea di sacralizzazione. Questo simbolo solare Bataille lo avrebbe adottato volentieri, per il significato eracliteo che gli riconosceva. Ma il movimento hitleriano nella sua totalità era giudicato da lui e da noi tutti come un mostruoso tentativo schiavista, mirante a una ricomposizione "monocefala" della società».

Alla fine dell'Ottocento, alcuni studiosi tedeschi ipotizzarono che le genti germaniche discendessero direttamente da un antico popolo indo-iranico, quello degli ari. Gli ari furono allora indicati come i progenitori di una presunta “razza pura” (la “razza ariana”).
Due errori clamorosi. In questo popolo, però, confusero erroneamente popolazioni diverse, che di comune avevano solo la lingua. Con un secondo errore, gli stessi studiosi credettero che la svastica (la croce uncinata) fosse stata inventata dagli ari. E fu per questo motivo che essa venne adottata da alcuni gruppi antisemiti intorno al 1910, e poi dal nascente partito nazista, come simbolo di “arianità”, cioè di purezza della razza.
In realtà la svastica è un simbolo molto più antico e diffuso, con lievi varianti di forma, dalla Mongolia alla Cina, all’America centrale, al bacino mediterraneo (Susa, Creta, Troia, Cipro). Rappresenta il sole che ruota nel cielo, recando un augurio di fertilità e di benessere.

Il termine Svastica derivato dal sanscrito swastika, significa salute. È il più antico simbolo sacro della razza indoeuropea è la Croce gammata o uncinata. La Svastica é formata da quattro braccia uguali terminate da segmenti o uncini ad angolo retto da destra a sinistra, che danno alla figura il senso del movimento. La Croce uncinata, simbolo antichissimo originato dalla stilizzazione della ruota semplice o raggiata, è rappresentata sulle ceramiche elamite, sugli idoli femminili di Troia, sui vasi di stile geometrico del Dipylon e su quelli rodii, su statuette fittili, utensili e fibule della Beozia, sui vasi cinerari e le urne a capanna del periodo villanoviano in Italia. A volte la Svastica appare in forma curvilinea a doppia “S” incrociata, come in certe decorazioni micenee. Nelle figurazioni indiane la Svastica appare al posto del Sole, come simbolo di benessere e di vita. Nel Tibet i lama rossi della setta Bon avevano adottato una Svastica con segmenti a senso inverso da sinistra a destra.La Svastica è anche praticamente formata da quattro eliche che partono da un centro comune per comporre una specie di ruota, quella della creazione e del divenire. Infatti il movimento delle eliche riproduce la corsa solare, la rigenerazione permanente della natura.

Questa mette ordine nel caos originario, portando dalla potenza all’atto il quaternario degli elementi. Questi ultimi, emanazioni immediate della Causa produttrice, corrispondono alle eliche della Svastica, il cui braccio verticale ingenera simultaneamente l’Aria e la Terra, mentre da quello orizzontale si dipartono il Fuoco e l’Acqua. Questi due ultimi elementi occulti agiscono l’uno in senso ascendente e dilatatorio, l’altro inversamente, nel senso del flusso e della costrizione. Entrambi rientrano nella categoria della passività (tratto orizzontale della croce), per determinarvi le alternanze del moto vitale. Gli altri due elementi sono invece i risultati passivi di un intervento attivo. L’uno corrisponde alla volatilità, alla leggerezza che ha conquistato le altezze dove ormai plana. L’altro si è formato dal deposito di sedimenti pesanti che, diventando sempre più spessi e densi, si sono solidificati. Le Svastiche fanno parte dei simboli rappresentanti la sapienza. La Svastica rappresenta il potere divino, il moto dell’Universo e del Sole. Si possono trovare Svastiche sui batik indù, nell’iconografia delle popolazioni americane precolombiane, in Africa e nell’Europa celtico-germanica.

La svastica è considerata come signore Ganesha, di alcune sette del popolo indù ed è adorata per portare la buona fortuna o fortuna. Alcune persone credono che Croce di svastica rappresentare Dio e creazione. Essi considerano che le braccia piegate in quattro stanno per le quattro finalità umane (purushartha) – rettitudine (dharma), ricchezza (artha), amore (kama) e liberazione (moksha). È un emblema persuasivo del Sanatana Dharma (la verità eterna). Svastica rappresenta anche la ruota del mondo, dove l'eterna vita continua a cambiare da uno punto ad un altro, intorno al centro fisso, Dio.

Nell'induismo, la svastica (senso oraria) destra è uno dei simboli del sole e del dio Vishnu, 108, mentre la mano sinistra (senso antiorario) svastica rappresenta la notte, dea Kali e magia. È anche considerato come un simbolo del muladhara chakra, il centro di coscienza alla base della spina dorsale.

Proprio come gli indù, i buddisti utilizzato anche la svastica per contrassegnare l'inizio di testi buddhisti come lo considerano come un simbolo dell'armonia universale, prosperità, pluralità, buona fortuna, abbondanza, dharma, fertilità, lunga vita e l'eternità. In diverse parti del mondo, la svastica è dato un significato diverso da buddista. Per esempio, In Tibet, la svastica era una rappresentazione grafica dell'eternità. Ci sono simboli di buon auspicio 65 sull'orma del Buddha e la svastica è considerata come il primo. Si trova anche il simbolo della svastica improntato sul corpo, palmi, petto o piedi del Buddha. È usato per contrassegnare l'inizio dei testi sacri o come decorazione abbigliamento. Il buddista in India, si consideri la svastica come "Il sigillo sul cuore del Buddha".

Da tempo antico, svastica è considerato come nobile, che è prominente nella maggior parte delle culture nel corso della storia. È anche il simbolo più gradito degli ariani.




La Svastica è uno dei simboli più antichi e complessi, preistorico e universale a eccezione di alcune parti dell’Africa e della Mesopotamia; trovata in tutta l’Asia e nella civiltà pre-aria della Valle dell’Indo, usata ampiamente da Jaina, Buddisti e devoti di Visnù; presente ovunque nell’America pre-colombiana, sia settentrionale che meridionale, frequente fra gli Ittiti; trovata sulle terraglie a Cipro e a Troia; apparsa relativamente presto nell’Europa centrale, occidentale, settentrionale, in Islanda, Lapponia, Finlandia, nell’Irlanda e Scozia pre-cristiane e presso i Briganti in Inghilterra, associata alla pagana Brigit o Bride.
La svastica non apparve in Egitto fino a pochi secoli prima della nascita di Cristo, mentre non comparve affatto nell’Africa Centrale e nella Mesopotamia meridionale. Secondo alcune interpretazioni, però, Oro e altri dei con quattro facce erano un simbolo corrispondente alla svastica, mentre, secondo il conte Goblet d’Alviella, la svastica, la crux ansata e il disco alato erano fondamentalmente lo stesso simbolo, ragion per cui si escludevano reciprocamente, dividendo il mondo antico in due zone, per quanto riguarda il simbolismo: la svastica predominò in «tutto il mondo ario, a eccezione della Persia; la crux ansata e il cerchio alato non riuscirono mai veramente ad affermarsi».Come antico simbolo degli Arii, si è ritenuto che fosse una rappresentazione aniconica della loro divinità suprema, il Sole, e di Dyaus, il dio del cielo, ed è prevalentemente considerata un simbolo del sole poiché accompagna spesso il disco solare. Il suo esatto simbolismo, però, è sconosciuto ed è stata interpretata in vari modi: come il sole ruotante, la ruota raggiata del sole di mezzogiorno, il carro del sole, il Polo e il movimento di rivoluzione delle stelle intorno a esso, i quattro punti cardinali, i quattro quarti della luna, i quattro venti e le quattro stagioni, un vortice, il movimento di rotazione intorno al mondo, il Centro, la forza creativa in moto, la generazione dei cicli, la rotazione della ruota della vita, la croce, sui cui quattro quarti il potere solare ruota convertendola in cerchio, in analogia con l’inserimento del quadrato in un cerchio e del cerchio in un quadrato; la croce le cui linee verticali e orizzontali raffigurano lo spirito e la materia e i quattro gradi dell’esistenza.
È stato anche ipotizzato che la svastica sia una forma umana stilizzata composta da due braccia e due gambe, o l’unione dei principi maschile e femminile; il dinamico e lo statico; mobilità e immobilità; armonia ed equilibrio; le due fasi complementari del movimento, centrifugo e centripeto, inspirare ed espirare, uscire dal centro e tornare a esso, inizio e fine. Secondo altre interpretazioni simboliche, sarebbe una versione del labirinto; acqua in movimento, o una possibile rappresentazione della saetta biforcuta, essendo formata dalle due Z del fulmine; i due stecchi per il fuoco e il movimento vorticoso della ruota del fuoco; i due bastoni ricurvi portati dalla Regina Vedica Arani per produrre il fuoco; oppure il cabalistico Alef, che simboleggia il movimento primordiale del Grande Respiro che fa turbinare il caos nel centro creativo; oppure il sole- serpente scandinavo in doppia forma. Altri ritengono che la svastica fosse formata dall’attraversamento del meandro, oppure fosse una variazione della Tau in forma di croce. Secondo un’altra interpretazione, rappresenterebbe due braccia incrociate sul petto e sarebbe quindi simbolo di sottomissione e rassegnazione. Essendo stata raffigurata insieme col principio femminile, si è ipotizzato che rappresenti le quattro fasi lunari; è invece associata prevalentemente ai simboli solari e generativi quali il leone, l’ariete, il cervo, il cavallo, gli uccelli, il loto. Si trova su altari, sagome, abiti da cerimonia, urne, vasi, utensili, ceramiche, armi, scudi, vestiti, monete e fusi; in quest’ultimo caso si ritiene che raffiguri il movimento vorticoso del fuso. In tutte le circostanze è un simbolo di buon auspicio, buona fortuna, buon augurio, benedizione, longevità, fecondità, salute e vita. Vi sono due forme di svastica, che si ritiene simboleggino il maschile e il femminile, l’aspetto solare e quello lunare; il movimento in senso orario e antiorario; inoltre, forse, i due emisferi; i poteri celesti e ctonii; il sole nascente, primaverile e il sole calante, autunnale. Prove che la svastica orientata in senso antiorario sia femminile sono date dalle immagini di Artemide e Astarte, dove è raffigurata sul triangolo della vulva. In Cina le due svastiche sono usate per raffigurare le forze yin e yang. Le svastiche sovrapposte, chiamate talvolta «Nodi di Salomone», simboleggiano l’imperscrutabilità e infinità divine. La svastica col simbolo della chiave assume anche il simbolismo di quest’ultima.



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