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martedì 16 febbraio 2016

NAPOLI NEL MONDO

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Che i napoletani si trovassero in ogni parte del mondo è cosa nota, ma che addirittura ci fossero città che, fra i propri abitanti, contino più cittadini napoletani (o di origine napoletana) della stessa Napoli è a dir poco una cosa sorprendente.

Ed ecco che si vedono spuntare ben undici Naples negli USA. In Florida, nella contea di Cumberland nel Maine (nord USA), nella contea di Boundary, nello stato dell’Idaho, dove vive una comunità composta da contadini e taglialegna in cui emigranti napoletani vi si trasferirono nel 1890. E poi Naples della contea Uintah nello Utah e della contea Ontario dello stato di New York, nella contea Cattaraugus invece c’è un’altra Napoli, che ha conservato il suo nome italiano. La Naples della contea di Clark in Dakota del Sud, quella nella contea di Scott in Illinois, quella nella contea di Morris in Texas e la Naples nella contea di Buffalo in Wisconsin. Ma non sono solo gli Stati Uniti a vantare questi casi di omonimia, infatti esiste una Napoles in Messico, una in Bolivia, in Colombia, in Costarica, in Ecuador, nelle Filippine e persino in Africa, nello stato del Gambia. Ed infine esistono le Napoli di Malvasia e Napoli di Romania (Nauplia) situate entrambe in Grecia.

Ma perché ci sono così tante città sparse nel mondo che si chiamano Napoli? Il motivo è da ricercare nel grande fenomeno migratorio post-unitario che interessò gli italiani, perlopiù meridionali, verso nuovi mondi per cercar fortuna. Ma i nuovi arrivati, oltre a trovare una nuova dimensione e a sfuggire alla miseria, nei nuovi paesi fondavano vere e proprie città battezzandole col nome di quella che avevano lasciato.

Il nome Napoli è presente anche in territori meno interessati dal fenomeno migratorio. Dovrebbe trattarsi di una pura coincidenza, ma ciò che è certo è che l’Italia con la sua cultura è considerata da sempre una nazione unica e da prendere come esempio, quindi si potrebbe pensare ad una sorta di emulazione. Ma a tal proposito una cosa ci vien da dire: “di Napoli ce n’è una sola, ed la nostra!“.



Uno degli stereotipi più comuni che perseguita i napoletani è: sole, pizza e mandolino.
Il sole lo sappiamo che è una delle caratteristiche della città, la pizza che ne parliamo a fare, e il mandolino è fondamentale perché storicamente Napoli ha avuto una grande, grandissima storia musicale.
“Napoli è bella ma è affollata come Vienna, Londra, Parigi”, questa frase fu detta da Amadeus Mozart nella sua visita nella città partenopea, assieme a “Da zoticone germanico ora sono uno zoticone italiano”.
Attorno a quegli anni fare un viaggio per tutta Europa faceva parte dell’educazione dei giovani, e così per un motivo o per un altro la tappa di Napoli per molti artisti era molto frequente.
Dunque la musica a Napoli ha sempre avuto un ruolo fondamentale, dal XIX secolo poi la canzone classica napoletana è diventata simbolo della musica italiana in generale, grazie anche agli emigranti che andando in America hanno esportato parte della nostra cultura, della cucina e delle nostre canzoni, ma non è l’unico motivo per il quale è così conosciuta internazionalmente, soprattutto quella lirica.
Non è raro infatti trovare musiche italiane cantate in film americani, e non solo quelli di mafia, così come non è raro trovare americani che conoscono a memoria “O sole mio” cantata addirittura da Elvis Presley, Frank Sinatra e Elton John (per nominare alcuni tra i più famosi cantanti americani che l’hanno reinterpretata).
In particolare questa canzone, ma anche altre napoletane, sono state cantate letteralmente in tutto il mondo.
Altro motivo per la crescita della canzone napoletana è stata la festa di Piedigrotta, nel 1830 poi era una vera e propria istituzione che ospitava anche gare musicali, e grazie alla quale sono diventate famose canzoni come “Te voglio bene assaie”, altre canzoni importanti del periodo e conosciute ovunque sono “Torna a surriento” e “Funiculì funiculà”.
Ci sono molte cose che dividono i popoli: la religione, la politica, le credenze, ma molte altre che li uniscono, la cucina, l’arte e prima tra tutte la musica.



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lunedì 16 novembre 2015

NOSTRADAMUS E L'ISLAM

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Le profezie di Nostradamus sono state studiate per secoli da grandi studiosi e oggi molte di queste profezie rimangono ancora un mistero indecifrabile. Alcuni pensano che ogni visione fosse come un puzzle che aveva bisogno solo dei pezzi giusti per risolverlo. Anche se gli scettici credono che le profezie di Nostradamus siano state solo pura fantasia di un medico fallito, alcuni esperti delle sue profezie sono convinti che quasi la metà di esse si sia già realizzata.

Dalla felice nazione Araba
nascerà potente la Legge Maomettana
opprimerà la Spagna, conquisterà Grenada
e più per mare alla gente Lygustique

(Lyguistique viene interpretato come “della Lingadoca”, regione francese sul Mar Mediterraneo, o come “della Liguria”)

Per la discordia negligenza Francese
sarà aperto il passaggio a Maometto:
di sangue intriso la terra ed il mar Senoyse
il porto di Marsiglia di vele e navi coperto.

Dall’Oriente verrà il Cuore Punico
Che ingannerà l’Adria e gli eredi di Romolo
Accompagnata dalla Flotta Libica
Tremare Malta e isole vicine vuotate.

L’Orientale uscirà dalla sua sede,
Passerà i monti Appennini e vedrà la Gallia:
Attraverserà il cielo, le acque e le nevi,
Ed ognuno colpirà con la sua verga.

Il Principe Libico iniquo sarà potente in Occidente
Il Franco d’Arabia verrà tanto infiammare
Sapiente in Lettere sarà condiscendente
La Lingua Araba in Francese si dovrà tradurre.

Il principe Arabo Marte Sole, Venere, Leone
Regno d’Inglese per mare soccomberà:
Verso la Persia ben presso d’un milione,
Bisanzio, Egitto ver. serp. invaderà.

Sembra che non molto lontano dall'eta' del 'Grande Millennio' 
dal cielo arrivera' un grande 'Re del Terrore' 
l'uccello da preda (gli arei dirottati) appare e offre se stesso al cielo 
(allude allo schianto sulle torri gemelle)  
a 45 gradi (la latitudine della citta' di New York) il cielo brucera'  
Istantaneamente una grande fiamma sparsa saltera'  
Il Re (Bush) dai nemici si vedra' espugnare  
Vorra' entrare nella Citta' Nuova (New York City) 
Ma sara' fuori, lontano dai nemici egli restera' 
la Citta' Nuova (New York City) medita vendetta 
Prima e dopo la guerra regnera' con grande prosperita' 
(allude alla vittoria degli USA contro i fondamentalisti, 
e al periodo di pace che seguira')  
Dopo l'incendio gli entrati usciranno dalle loro tombe 
(allude al crollo delle twin towers,e al recupero delle vittime)  

Al compimento del grande numero settimo, 
Apparirà al tempo dei giochi d'Ecatombe, 
Non lontano dalla grande età del millennio, 
Che gli entrati usciranno dalle loro tombe. 

L'anno millenovecentonovantanove e sette mesi, 
Dal cielo verrà un grande Re del terrore: 
Resusciterà il grande Re d'Angolmois, 
Prima e dopo Marte regnerà per buon ora. 

Cinque e quaranta gradi cielo brucerà 
Fuoco s'avvicina alla grande città nuova 
Istante grande fiamma sparsa salterà 
Quando si vorrà dei Normanni fare prova. 

A città nuova pensoso per condannare, 
l'uccello da preda al cielo si viene a offrire: 
dopo la vittoria perdona i prigionieri, 
Cremona e Mantova grandi mali soffriranno. 

Il Re' vorra' enrare nella citta' nuova, 
Dai nemici si vedra' espugnare, 
Liberato il prigionerio, falsamente parlera' e perpretera', 
Il Re sara' fuori, lontano dagli nemici restera'.

Michel de Nostredame, che in seguito mutò il suo nome latinizzandolo secondo il costume del tempo in Nostradamus, nacque a Saínt Remy in Provenza, nell'anno 1503, il giorno 14.Dopo un'infanzia dedicata allo studio delle lingue latina, greca ed ebraica, comincio' ad approfondire i suoi studi di matematica applicata all'astrologia, sotto la guida esperta dei dotti nonni.




Quando l'adolescente raggiunse l'età prescritta venne inviato ad Avignone per completare i suoi studi in lettere e in seguito, avendo deciso di dedicarsi alla stessa professione dei nonni, si iscrisse all'università di Montpelier che, oltre ad essere la più famosa facoltà medica di Francia, era a tutti nota per lo spirito liberale dei suoi docenti.

In quel tempo, con rapidità fulminea, si diffuse in tutta l'Europa il tremendo flagello della peste bubbonica e l'imberbe studente si prodigò a soccorrere i colpiti accompagnando i suoi maestri ovunque il loro intervento fosse richiesto.
La sua fama di guaritore inizia in questo periodo.Molte delle sue guarigioni vengono considerate 'miracolose'; ed e' per questo motivo che, una volta tornato in patria, viene accolto da una folla calorosa.

Dopo la laurea in medicina, riprende a viaggiare, ed e' proprio in Italia che manifesta le sue doti di veggente e di profeta.
Il fatto avvenne nei pressi di un piccolo villaggio sulla via che conduce alla città dei Dogi, dove un cavaliere vestito a lutto arrestò la sua cavalcatura sul ciglio della strada onde permettere ad una schiera di frati, che avanzava processionalmente. d'inoltrarsi nell'abitato. Immobile come una statua, profondamente assorto nei suoi pensieri. il sopraggiunto sembrava non vedere neppure ciò che stava accadendo quando, riscuotendosi dal suo apparente torpore, balzò improvvisamente di sella ed incurante del polverone che ricopriva la carreggiata s'inginocchiò reverente ai piedi di un fraticello che arrestandosi, tutto confuso, provocò lo scompiglio nell'ordinata processione. Dopo aver ottenuta la benedizione che con tanta umiltà aveva implorata, Nostradamus rispondendo alle domande che gli altri frati ed i superiori sbalorditi da un simile inadeguato omaggio insistente mente gli rivolgevano. a sua volta chiese:" Non avrei forse dovuto inginocchiarmi innanzi a chi siederà sul trono di Pietro? ".
Pure se in perfetta umiltà, come si addice ad un seguace di San Francesco, il frate Felice Peretti doveva conservare nel suo cuore la strabiliante predizione che l'ignoto viandante gli aveva fatta.

Divenuto cardinale di Montalto e le probabilità che il vaticinio si avverasse non essendo più così remote, anche gli altri confratelli che avevano assistito allo straordinario incontro certamente si ricordarono della predizione e ancor più l'incredibile avvenimento non fu dimenticato quando nel 1585 Felice Peretti, assunto il nome di Sisto V, divenne Papa.
Dopo un periodo di meditazione e raccoglimento trascorso nell'abbazia di Orval, nel 1547 si stabilisce definitivamente a Salon, dove si sposa per la seconda volta con una certa Anna Ponsard, dalla quale ebbe sei figli.
In questo periodo scrive i suoi libri piu' famosi, contenenti le oscure previsioni sul futuro del mondo.
Muore a Salon il 2 luglio del 1566,all'eta' di 62 anni.




Le profezie di Nostradamus per gli anni 2000, 2010, 2025, desunte dall'interpretazione di numerose quartine riportate in diversi libri.

-Periodo di sconvolgimento politico-economico in Occidente:

-Crisi economica generale
 Conquista del potere da parte di gruppi fondamentalisti islamici in Maghreb
 Riorganizzazione economica e militare della Russia
 Israele vittima di incessanti attacchi da parte Palestinese e di altri stati Arabi,perdite di territori
 Fine dell'alleanza tra Russia e paesi Arabi
 Continue crisi economiche in Asia e in Giappone
 Crescita dei gruppi estremistici in Francia.Escalation di violenze in tutto il paese
 Drammatica crescita di disoccupati in tutto il mondo

-Dichiarazione della terza guerra mondiale
 Il fronte orientale, rappresentato dall'alleanza Russo-Araba, invade l'Europa
 Violente battaglie in Francia,specialmente nel Sud
 Impressionanti cataclismi di origine metereologica
 Notevoli difficolta' economiche impediscono il rifornimento di cibo e medicinali nelle aree depresse del mondo
 Forti ondate migratorie in direzione dell'America e dell'Oceania
 Migrazione del Papa,alla fine del suo pontificato

Sul  settimanale Azione del 17 agosto 1995 Edgardo Bartoli aveva dedicato un articolo a Nostradamus, soffermandosi fra l’altro su ciò che il celebre nostradamologo romeno, Vlaicu Ionescu, aveva rivelato in un’intervista-libro alla giornalista francese Marie-Thérèse De Brosses. Scriveva Bartoli citando l’esperto romeno: “un’imponente invasione islamico-asiatica devasterà l’Occidente e distruggerà Gerusalemme; l’America interverrà, seppure con ritardo, ma poi precipiterà nella rovina più totale a causa del suo eccessivo attaccamento alle ricchezze di questo mondo. Un piccolo dettaglio : nel bel mezzo di questi avvenimenti, l’Italia sarà devastata da una rivoluzione”.
In Europa (in particolare Roma, quale centro della cristianità, Parigi e Londra )  vi sarà una serie di attentati terroristici di matrice islamica che - con  40-50 milioni di musulmani presenti sul Continente e destinati secondo qualche esperto a diventare almeno 70 entro il 2025 a seguito della fortissima pressione migratoria dai Paesi islamici che l’Europa non riesce ad arginare e in alcuni casi addirittura favorisce - provocheranno un’ondata di razzismo che  qua e là potrebbe sfociare in guerre civili . E allora, quando ad andarci di mezzo saranno tutti i musulmani, senza distinzione fra moderati e non moderati,  i fans del multiculturalismo ed i difensori di burqa e minareti si renderanno conto di essere loro i principali colpevoli di quanto avvenuto e capiranno magari il senso delle parole del politologo Giovanni Sartori, che, sul Corriere della Sera del 10 gennaio 2005, spiegava perché l’integrazione dell’islamico nelle società modernizzate “diventa più difficile che mai”. “La variabile islamica alla sua intensità massima – scriveva Sartori – produce l’uomo-bomba, il martire della fede che si fa esplodere, che si uccide per uccidere ( e che nessuna altra cultura ha mai prodotto)” e pur ipotizzando che a questo grado di fanatismo religioso arrivano solo uno o due musulmani su un milione “tanto può bastare per terrorizzare gli infedeli e al tempo stesso per rinforzare e galvanizzare l’identità fideistica (grazie anche ai nuovi potentissimi strumenti di comunicazione di massa) di centinaia di milioni di musulmani che così ritrovano il proprio orgoglio di antica civiltà”. Sartori non è Nostradamus, ma siccome al contrario di tanti altri sa usare il cervello per giudicare i fatti , già una decina di anni fa aveva previsto e spiegato i meccanismi che oggi hanno portato migliaia di giovani musulmani nati in Europa ad arruolarsi nel sanguinario esercito islamista antioccidentale e anticristiano che a cavallo fra la Siria e l’Iraq  ha proclamato  la creazione di un Califfato destinato, nei piani dei suoi ideatori, a espandersi in  tutto il mondo.




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martedì 27 ottobre 2015

JE SUIS L'ORIGINE DU MONDE

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Figlio di ricchi contadini, Gustave Courbet nacque il 10 giugno 1819 a Ornans, una cittadina nella regione del Giura, nella Francia orientale. Ebbe i primi insegnamenti artistici nel Petit Séminaire di Ornana dove suo maestro di disegno fu Père Baud, un seguace del pittore neoclassico Antoine Jean Gros.

Nel 1937 Courbet partì per la vicina città universitaria di Besançon: i genitori desideravano che Gustave studiasse legge, ma egli si iscrisse subito all’Accademia, frequentando il corso di M. Flajoulot, un altro esponente del Classicismo.

Due anni dopo Courbet lasciò Besançon per Parigi che intorno alla metà del XIX secolo era diventata, oltre che la capitale europea dell’arte, il luogo di raccolta degli attivisti politici di tutte le tendenze.

Il suo soggiorno parigino ebbe un avvio tranquillo: Courbet frequentava l’atelier di M. Steuben, copiava i dipinti esposti al Louvre e consumava le sue energie nella ricerca del successo al Salon.

I primi tentativi di farsi accettare non furono molto fortunati. Tra il 1841 e il 1847 solo tre dei venticinque lavori da lui presentati passarono il vaglio della commissione esaminatrice.

Durante i primi dieci anni trascorsi nella capitale, non vendette quasi nulla, tanto da dover dipendere pressoché totalmente dalla famiglia. Nello stesso periodo Courbet conobbe Virginie Binet, della quale si sa ben poco, tranne che divenne la sua compagna e gli diede un figlio nel 1847. Nello stesso anno, finalmente, uno dei dipinti esposti al Salon attirò l’attenzione di un mercante olandese che invitò Courbet in Olanda e gli commissionò un ritratto.

Nel frattempo, a Parigi, Courbet cominciò a frequentare il poeta Charles Baudelaire, Pierre-Joseph Proudhon, Jules Champfleury e Max Buchon, cugino e amico d’infanzia di Courbet.

Il gruppo si riuniva alla Brasserie Andler nella quale venne coniato il termine Realismo per indicare non solo una poetica artistica e letteraria animata dall’intento di descrivere la vita quale effettivamente è, ma anche una filosofia legata alle istanze sociali del momento.

Nel febbraio del 1848 quella società fu scossa violentemente dallo scoppio dei tumulti per la strade di Parigi. Il re, Luigi Filippo, abdicò e un governo repubblicano provvisorio prese il potere.

Courbet si schierò con l’insurrezione popolare, anche se prese poca parte alla lotta.

Nella difficile atmosfera politica del momento, il Salon rimase aperto, ma questa volta senza una commissione di ammissione e Courbet ebbe finalmente la soddisfazione di vedere dieci sue opere esposte.

Il nome di Courbet era ormai affermato e nel 1849 il suo grande dipinto "Dopo pranzo a Ornans" vinse una medaglia d’oro e venne acquistato dal governo. Quel premio ebbe una particolare importanza perché esonerò Courbet dalla procedura di ammissione ai successivi Salon. Gustave Coubet godette per poco di questo privilegio, perché stava per esplodere la protesta contro il Movimento Realista.

Nel 1855 Courbet allestì una mostra personale proprio nei pressi di quella pubblica intitolata "Il padiglione del Realismo" che conteneva una grande scelta dei suoi lavori a partire dal 1840.

Questa personale sottolineava il distacco del pittore dalle influenze precedenti, sia nella vita artistica che personale: Virginie Binet lo aveva abbandonato, portando con sé il loro figlio.

Dopo il 1855 Courbet viaggiò moltissimo: a Francoforte fu trattato come una celebrità; a Etretat dipinse con il giovane Monet; tenne mostre in Germania, Belgio, Olanda e Inghilterra; fu insignito di varie decorazioni, le più importanti delle quali furono una medaglia d’oro da Leopoldo II del Belgio e la Croce al merito dell’Ordine di san Michele da Luigi II di Baviera, entrambe conferitegli nel 1869.



Ma parlando di Courbet non si può tralasciare di citarne l'opera comunque diventata la più famosa: L'origine del mondo (del 1866). Si tratta di un dipinto che raffigura i genitali femminili con uno stile pittorico alquanto realista. Durante la sua intera carriera Courbet fece quattro ritratti di Joanna.

Probabilmente lei fu anche la modella che ispirò il quadro L'origine du monde e che potrebbe spiegare la separazione tra Joanna e James McNeill.

L'unico dubbio riguardo questa ipotesi scaturisce dalla differenza del colore tra i capelli di Joanna nel quadro La belle irlandai se che sono di un colore arancione acceso, con i peli pubici raffigurati nell'Origine du monde.

Sembrerebbe comunque che gli esperti del Musée d'Orsay rifiutino tale ipotesi, ritenendola non veritiera.

Nel 1870, alla vigilia della guerra franco-prussiana, gli fu offerta la Legion d’Onore: Courbet la rifiutò altezzosamente, in quanto la considerava un segno dell’interferenza dello Stato nell’Arte; questo gesto fece sì che, quando il governo cadde, Courbet fosse eletto presidente della Federazione degli Artisti Repubblicani.

Accettato come consigliere dell’Assemblea Nazionale, in seguito fu membro della Comune, responsabile della distruzione della Colonna di Place Vendôme, un monumento eretto durante l’Impero napoleonico a glorificazione delle vittorie di Bonaparte, così, quando la Comune cadde, fu arrestato e condannato a sei mesi di reclusione e ad un’ammenda di 500 franchi.
Nel maggio del 1873 il nuovo governo gli ingiunse di pagare la ricostruzione della Colonna Vendôme: il costo era proibitivo e Courbet fu costretto a fuggire dalla Francia, rifugiandosi in Svizzera, a La Tour-de-Peilz, rimanendo in contatto con i dissidenti francesi e continuando a dipingere.

Ammalatosi di idropisia, morì il 31 dicembre del 1877 e fu sepolto nel cimitero locale da dove, solo nel 1919, le sue ceneri furono traslate a Ornans.

Capostipite indiscusso del realismo pittorico francese, Jean-Désiré-Gustave Courbet, si formò da autodidatta, iniziando la propria attività nel solco della tradizione romantica e dedicandosi soprattutto alla copia dal vero e al rifacimento di alcuni dipinti del Louvre.

Ben presto arrivò a rifiutare radicalmente ogni tipo di influenza e di compromissione con tutte le forme d’arte ufficiali e, nonostante sia stato sempre contrario all’insegnamento dell’arte, nel 1861 aprì una propria, singolarissima scuola, in evidente polemica con l’Accademia e le altre scuole d’arte ufficiali.

Courbet era infatti del parere che l’arte non potesse essere appresa meccanicamente, ma che fosse l’individuale risultato dell’ispirazione dell’artista. Per questo motivo, egli non impartiva mai lezioni teoriche, ma consentiva che gli alunni gli stessero accanto mentre dipingeva, al fine di apprendere i segreti del mestiere.



Courbet fu un artista senza mezze misure: la sua sete di realismo aveva radici culturali lontane e la tecnica adottata fu straordinariamente innovativa e personale.
Nella scelta dei temi l’artista abbandona di colpo qualsiasi riferimento storicistico concentrandosi sui piccoli fenomeni del quotidiano, registrati con l’impersonale distacco di un osservatore oggettivo, ribadendo che il proprio scopo è quello di fare dell’arte viva, esaltando la realtà. Alcune opere in cui emerge questa visione della pittura sono “Lo spaccapietre“, “Atelier del Pittore“, “Fanciulle sulla riva della Senna“.

Il realismo di Courbet non deve indurre a credere che l’artista costruisse i suoi dipinti in modo casuale, al contrario egli dimostra una grande attenzione ai problemi compositivi anche quando la composizione sembra non esistere. Il pittore è attento alla resa realistica fino dalle prime fasi preparatorie, e il disegno assume fin dall’inizio un valore documentativo, per rispecchiare la realtà.

L’equilibrio compositivo e la giustapposizione dei colori vengono studiati con molta attenzione, al fine di riportare la natura ad un massimo di potenza e intensità.

La resa dei particolari rimanda all’immediatezza di Delacroix, preludendo dall’altro alla resa sintetica di Manet.

Courbet apre di fatto la strada alla fervida stagione del Realismo francese, sulla quale si innesterà poi anche tutta la straordinaria esperienza Impressionista.

Durante il periodo nel quale è stato dipinto il quadro "L'ORIGINE DU MONDE" la modella preferita di Courbet era una giovane donna di nome Joanna Hiffernan, altrimenti conosciuta come Jo. Il suo amante a quei tempi era un pittore statunitense ammiratore di Courbet, James Whistler.

Nel suo romanzo J’étais l’origine du monde, pubblicato nel 2000, la scrittrice francese Christine Orban si schiera a sostegno di questa tesi, immaginando che l'io narrante del romanzo, Joanna Hiffernan, fosse l'amante di Courbet e abbia fatto da modella per il celebre dipinto. Bernard Teyssèdre in Le roman de l’origine del 1996, il cui protagonista è il dipinto stesso, aveva già suggerito il fatto che la Hiffernan fosse stata la modella.

Il dipinto fu commissionato da Khalil-Bey, diplomatico turco e ambasciatore dell'impero ottomano ad Atene. Sainte-Beuve presentò il pittore francese a Khalil-Bey, che commissionò al pittore il dipinto per la sua personale galleria di dipinti erotici. Galleria che includeva prestigiosi quadri come Le Bain Turc di Ingres, oppure un altro dipinto di Courbet, Il Sonno, per il quale si suppone che la Hiffernan fosse una delle due modelle.

Dopo che la situazione finanziaria di Khalil-Bey divenne rovinosa a causa del gioco d'azzardo, il dipinto passò attraverso una serie di collezioni private. Fu inizialmente acquistato durante la svendita della collezione di Khalil-Bey nel 1868, dall'antiquario Antoine de la Narde.
Edmond de Goncourt lo ritrovò fortuitamente in un negozio d'antiquariato, nel 1889, nascosto dietro a una tavola lignea decorata con l'immagine di un castello in un paesaggio innevato. Secondo Robert Fernier, un collezionista ungherese, il barone Ferenc Hatvany, comprò il dipinto nella galleria Bernheim-Jeune gallery nel 1910 e lo portò con sé a Budapest. Verso la fine della Seconda guerra mondiale, il quadro venne preso dalle truppe sovietiche, ma venne riscattato da Hatvany, il quale, quando emigrò, ebbe il permesso di portare con sé soltanto un'opera d'arte: egli scelse proprio l'Origine nel suo viaggio verso Parigi.



Nel 1955, L'origine del mondo venne battuta all'asta per 1.5 milioni di franchi francesi. Il suo nuovo proprietario divenne lo psicanalista Jacques Lacan. Insieme alla moglie, l'attrice Sylvia Bataille, collocò l'opera nella propria casa di campagna a Guitrancourt. Lacan chiese al fratellastro André Masson di costruire una cornice a doppio fondo e pitturare un altro quadro su questa. Masson dipinse una versione surrealista e allusiva de L’Origine du monde. Il pubblico di New York ebbe la possibilità di ammirare L’Origine del mondo nel 1988 durante lo spettacolo Courbet Reconsidered organizzato al Brooklyn Museum; l'opera venne inoltre inclusa nell'esposizione Gustave Courbet curata dal Metropolitan Museum of Art durante il 2008. Dopo la morte di Lacan, avvenuta nel 1981, il Ministro dell'Economia e Finanze francese approvò di conguagliare la tassa di successione della famiglia con il trasferimento dell'opera (dation en lieu secondo la legge francese) al Musée d'Orsay, atto finalizzato nel 1995.

Dal 19 marzo 2011 il dipinto è esposto per la prima volta in Italia presso il MART di Rovereto.

Grazie alla natura verace della sua realistica grafica anatomica, anche se in realtà la modella raffigurata non sta facendo nulla di erotico: dorme o si riposa vestita solo di una sottoveste, evidentemente in un giorno particolarmente afoso, il quadro ha ancora oggi il potere di scioccare. Per esempio, il 23 febbraio 2009, alcune copie di un libro, raffigurante L'Origine in copertina, sono state sequestrate dalla polizia a Braga, in Portogallo, che le contestava come "pubblica pornografia".

Sebbene gli standard morali e i risultanti tabù riguardanti l'esposizione della nudità siano cambiati dai tempi di Courbet, specialmente nella fotografia e nel cinema, il quadro rimane provocatorio. Il suo arrivo al Musée d'Orsay ha causato una forte eccitazione.

L'artista serba Tanja Ostojic ha operato una parodia dell'opera nel suo "EU Panties", poster del 2005.

Secondo i venditori di cartoline, L’Origine du monde è la seconda opera per popolarità dentro al Musée d’Orsay, dopo il Bal au moulin de la Galette di Renoir .

Nel mese di febbraio 2013, il settimanale francese Paris Match ha divulgato la notizia del ritrovamento, da parte di un appassionato d'arte, di un quadro raffigurante il volto di una donna, che sarebbe il viso della modella ritratto dallo stesso Courbet. La tesi è che il quadro originario fu diviso a metà, staccando il capo dal corpo. Paris Match sostiene che due anni di perizie e analisi sul dipinto del viso hanno confermato tale tesi. La modella non sarebbe altri che Johanna Hiffernan. Sembrerebbe però che gli esperti del Musée d'Orsay rifiutino tale ipotesi, ritenendola non veritiera.

Sono passati più di cento anni, e nell’epoca della sovraesposizione di corpi reali nei minimi dettagli, del libero accesso a YouPorn, della “pornografia democratica”, ancora ne stiamo parlando.

In primo luogo, senz’altro perché proprio non è pornografia. È squisitamente arte erotica, sovraccarica di stratificazioni culturali e ormai della lunga storia della sua fruizione: tutti elementi che possono dirci molto anche sull’evoluzione del gusto e della mentalità. È una rara e profonda meditazione sul potere vivificante di Eros, un gesto artistico radicalmente lirico, un’epifania del nesso che lega sessualità, gioia di vivere, vita, riproduzione.

È ancora in grado di scandalizzare, ovvero, nel senso migliore del termine, di emozionare e far interrogare le coscienze. In grado di farsi rimuovere dai profili di Facebook, ad esempio, benchè per guardare il dipinto dal vero, da vicino e liberamente, sia sufficiente pagare il biglietto d’ingresso all’Orsay. Anche se non teniamo più L’origine del mondo nascosta dietro una tenda verde, in un boudoir segreto avvicinabile da pochi privilegiati, come faceva il suo committente Kahlil-Bey, ambasciatore ottomano a Atene e San Pietroburgo, facoltoso collezionista, appassionato estimatore delle grazie femminili, del gioco e del bel mondo. O come ha fatto lo psicanalista Jacques Lacan, che l’ebbe in suo possesso per molti anni, dopo che l’olio passò per le mani del mercante Bernheim-Jeune e del Barone ungherese Ferenc Hatvany, tra gli altri, e prima di fare il suo debutto in pubblico a New York nel 1988, approdando infine nell’alveo delle collezioni dello Stato francese nel 1995.



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domenica 7 giugno 2015

IL MONDO DEI TAROCCHI



Il Mondo è la ventunesima carta degli arcani maggiori dei tarocchi; è conosciuta anche come la Terra o l'Universo o trionfo XXI.

Nei mazzi dei Visconti la carta raffigura due putti che reggono un cerchio nel quale è raffigurata una città murata, presumibilmente Milano.

I primi mazzi da gioco popolari presentano invece il tetramorfo, cioè i simboli della figura umana (un angelo), del toro, del leone e dell'aquila, ai quattro angoli di questa carta. Al centro c'è una ragazza nuda, spesso raffigurata col seno scoperto e il pube coperto da un velo. A separare le due zone c'è una ghirlanda di frasche o di fiori e frutti.

Nel mazzo Rider-Waite la ragazza nuda ha una corona d'alloro sul capo e tiene due bacchette, una in ogni mano; è in piedi e tiene le gambe incrociate, la sinistra dietro.

I quattro simboli del tetramorfo nella tradizione cristiana sono associati ai quattro evangelisti, rispettivamente Matteo, Luca, Marco e Giovanni. Nelle tradizioni esoteriche, questi simboli corrispondono rispettivamente ai segni dell'Aquario, del Toro, del Leone e dello Scorpione che sono a loro volta associati agli elementi dell'Aria, della Terra, del Fuoco e dell'Acqua.

La sfinge nella mitologia egizia ha le stesse caratteristiche della ragazza raffigurata nel mazzo Rider-Waite.

Questa carta, indica il compimento dell'Opera iniziata quando il Matto, con le vesti del Bagatto, ha dispiegato davanti a sé il contenuto del sacchetto per giocare. È il risultato del Gioco, la ruota dei Tarocchi giunta al compimento. Al centro della carta è raffigurata una donna che pare danzare al centro di una corona di foglie azzurre, tenendo nella mano destra una boccetta, principio ricettivo, e nella sinistra una bacchetta, principio attivo. Come nel simbolo del Tao, lo yang sostiene lo yin e viceversa. La bacchetta è la stessa del Bagatto: ciò che era all'inizio ora è stato compiuto. Una stola di colore blu (in alto, dietro la nuca della donna) passa davanti al suo corpo diventando rossa. Sebbene il personaggio sia innegabilmente femminile, questa figura suggerisce l'unione dei due principi, l'androgino realizzato.
La corona veniva data come premio ai vincitori di gare sportive e artistiche, di lotte, di prove, di sfide, a tutti coloro che riuscivano a raggiungere la meta desiderata; perciò il fatto che la donna sia circondata da una corona a forma ovale fa venire in mente il trionfo su tutte le avversità, la realizzazione dell'Unità non solo su un piano spirituale o astratto, ma anche nella concretezza del mondo. Nella tradizione cristiana Cristo, la Madonna o i santi talvolta vengono rappresentati all'interno di un ovale. La mandorla è insieme un simbolo di eternità e una forma che ricorda il sesso femminile. Si può assimilare questo Arcano all'unità ritrovata del mondo nella sua totalità.
Ricorda anche l'uovo filosofico, infatti l'arte alchemica è paragonabile all'uovo in cui si ritrovano i quattro elementi: il guscio è la terra, l'albume è l'acqua, la sottilissima membrana che si trova sotto al guscio è l'aria mentre il tuorlo è il fuoco.
Quattro figure circondano la donna nella mandorla, come quattro energie di base unite in armonia al servizio dello stesso centro. Nella tradizione cristiana, l'angelo, il bue, l'aquila e il leone rappresentano i quattro evangelisti; corrispondono anche ai quattro segni cardinali dello Zodiaco: rispettivamente Acquario, Toro, Scorpione, Leone; rimandano ai quattro elementi: rispettivamente Acqua, Terra, Aria e Fuoco. L'animale di colore rosa carne non può essere identificato con certezza: cavallo o bue, è comunque un animale da traino che simboleggia l'offerta, l'aiuto, il sacrificio. A differenza degli altri tre elementi, questo animale non ha l'aureola perché non partecipa dell'eternità. In questa carta l'energia fìsica e materiale raggiunge la pienezza, il corpo nonostante sia effimero è purificato da qualunque macchia..
Le altre tre figure sono elementi cosmici: l'angelo rappresenta la perfezione emozionale, la santità, il cuore pieno di amore che si dedica al dare. L'aquila con la sua aureola simboleggia la realizzazione della mente: il genio. Il leone, anch'esso fornito di aureola, rappresenta la realizzazione dell'energia creatrice, una sublimazione che conduce lo sforzo selvaggio alla creazione cosciente, è la figura dell'eroe che non esita a sacrificare la propria vita. Le quattro energie si irradiano intorno al centro, completamente realizzate. E nel suo uovo azzurro, il personaggio centrale danza guardando verso sinistra: la ricettività. Il piede è appoggiato sul suolo rosso arato: l'attività vitale è stata lavorata nel piacere, il mondo è stato accettato così com'è, in piena coscienza. Sotto questo suolo vivo, celato a malapena sotto un laccio giallo, s'intravede un uovo bianco. Potremmo dire che è l'uovo della Papessa che si è schiuso in tutte le sue potenzialità. Questa carta potrebbe rappresentare l'animo mundi, l'agente universale che sta in tutte le cose e ci unisce a tutte le cose.

Il Mondo diritto è la carta più positiva del mazzo. Il successo sarà completo e duraturo in qualsiasi ambito della vita del consultante: amore, lavoro, denaro e salute. E', dunque, la carta della realizzazione, della perfezione, della certezza.
Dal punto di vista affettivo indica affetti ricambiati, il coronamento di un sogno d'amore, un'unione felice e duratura.
Dal punto di vista professionale indica successo, il raggiungimento dei propri obiettivi, un’attività solida e redditizia.
Può rappresentare il consultante, specialmente se donna; più in generale una persona semplice ma dotata di carisma, onesta, altruista e sincera.

Più che a un completo capovolgimento del significato, come avviene spesso quando l'arcano compare capovolto, si assiste qui, data la positività intrinseca del Mondo, a un'attenuazione di esso. Gli eventi, per quanto prossimi alla realizzazione, non sono ancora realmente conclusi. Il successo è certo ma non immediato e risente dell'influenza di ostacoli esterni, superabili ma fastidiosi.
Può rappresentare anche una persona potente ostile al consultante.

Il Mondo è medio (da uno a tre mesi) e la sua durata di espressione è anch’essa equilibrata con la sua azione.

La pietra abbinata è lo Zaffiro viola..



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mercoledì 5 settembre 2012

donna più brutta del mondo



Jocelyn Wildenstein, questo il nome della facoltosa donna americana che ha regalato ben 4 milioni di dollari al suo chirurgo per poter essere definita come “la donna più brutta del mondo“.
Secondo Jocelyn, al giorno d’oggi, trovare la donna più bella del mondo è un’impresa, visto che i gusti possono essere soggettivi. Per avere un vero e proprio primato, basta però essere il contrario, ovvero la più brutta, e per diventarci basta davvero “poco”.
E così, si è messa alla ricerca di un chirurgo che gli ha promesso di farla diventare tale, sborsando però una cifra che non tutti si possono permettere, ovvero 4 milioni di dollari;[wp_ad_camp_1] la donna, ha subito accettato, ed ora aspetta la certificazione del suo record, essendo diventata a quanto pare “la donna più brutta del mondo

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