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giovedì 7 aprile 2016

L'OROSCOPO

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L'astrologia è un complesso di credenze e tradizioni, prive di fondamento scientifico, che ritiene che le posizioni e i movimenti dei corpi celesti rispetto alla Terra influiscano sugli eventi umani collettivi e individuali. Chi pratica l'astrologia è chiamato astrologo e la sua divinazione è chiamata oroscopo.

Sin da epoche remote i popoli si dedicarono allo studio del cielo indotti dal fascino che la volta stellata esercitava sull'uomo ma anche dalla necessità di  stabilire calendari idonei a programmare le varie attività agricole secondo il volgere delle stagioni, e la necessità di orientarsi nei grandi spostamenti sia per terra che per mare. L'osservazione del firmamento costituisce infatti, ancora ai giorni nostri, la garanzia di base di una corretta navigazione.

Le scoperte astrologiche ci danno testimonianze di questa attività che era legata alle interpretazioni non solo del movimento e dell'aspetto degli astri, ma anche alla valutazione dell'influenza dei medesimi sulle vicende umane. Si cercava di interpretare in quale misura il Sole, la Luna e gli astri mobili riuscissero ad influenzare i fenomeni naturali legati anche alla meteorologia, e si traevano presagi dall'osservazione di alcune insolite caratteristiche evidenziate dal Sole o dalla Luna (colorazione, dimensioni anormali, ecc.).

Bisogna attendere la scoperta delle tavolette di "Mulapin" per poter parlare di Zodiaco delle costellazioni. Esse sono datate intorno al 700 a.C. e vi si legge che la Luna, il Sole e gli astri mobili seguono un sentiero celeste attraverso quindici costellazioni.

A partire dal 747 a.C. cominciarono ad essere registrate regolarmente tutte le eclissi. I Babilonesi scoprirono il ciclo di diciannove anni legato alla ripetizione di tali fenomeni celesti. E circa nel 500 a.C., i Babilonesi misero a punto metodi matematici più precisi che permisero loro di compilare le prime effemeridi, che permettevano di conoscere le posizioni e gli spostamenti degli astri anche per le epoche successive. Senza il prezioso ausilio della matematica non sarebbe stato comunque possibile ottenere dei buoni risultati, poiché le osservazioni astronomiche dirette erano ancora molto imprecise. In questo periodo però si diffusero le prime semplici ed elementari "sentenze" sull'influsso dei corpi celesti in relazione al momento della nascita, anche se non vennero costruiti oroscopi veri e propri. Alla fine del V secolo a.C., troviamo le prime menzioni della divisione zodiacale in dodici segni uguali di trenta gradi ciascuno. L'interesse dei filosofi di quell'epoca fu tale che vollero insegnare ovunque i fondamenti dell'astrologia, facendo si che questa forma di cultura si espandesse anche ai territori dell'Oriente.

Gli studi effettuati dagli Egizi furono di enorme importanza. L'Astrologia che oggi noi studiamo e pratichiamo è in gran parte derivata dalla loro cultura.

Gli egizi avevano diviso il corpo umano in dodici zone, ed attribuivano a ciascuna di esse un segno astrologico governatore: la testa venne posta sotto l'influsso dell'Ariete, il collo sotto quello del Toro, le spalle sotto quello dei Gemelli, e così via. Determinarono anche i punti angolari dell'oroscopo più importanti ( ascendente, discendente, mezzo cielo e fondo cielo ) ed impararono a valutarli ai fini interpretativi.

Il Sole veniva legato alla vita, alla bellezza, alla magnificenza, simboleggiava i grandi prodigi magici e le vittorie. La Luna, considerata umida e fredda, governava i piaceri, i viaggi ed i piccoli prodigi magici. Mercurio era considerato focoso ed asciutto e possedeva tutte le virtù derivanti dalla sua funzione di tramite dell'influsso degli altri corpi celesti. Venere governava l'amore, la voluttà, i godimenti. Marte , classificato come astro dalla natura collerica, veniva associato agli eventi bellici, ai tradimenti, all'ingratitudine. Giove governava la prole ed i bambini. Saturno presiedeva alla saggezza, alla sapienza e all'età senile.
A questo punto storico risale anche l'attribuzione dei domicili: cioè i segni nei quali gli astri hanno dimora.

L'arte di osservare il firmamento per trarre delle previsioni di sviluppò anche nell'antica Grecia. L'oroscopo genetliaco greco più antico che possediamo è datato 72 a.C.
In seguito, nell'epoca in cui lo splendore della Grecia volse al suo tramonto, numerosi astrologi Caldei e Greci cercarono fortuna a Roma. Pompeo e Giulio Cesare ebbero modo di interessarsi all'astrologia: il secondo scrisse un testo astronomico assai dotto. Adriano tentò lui stesso di studiare la materia e di formulare qualche previsione. In certi periodi l'astrologia prese piede a tal punto che non era possibile prendere delle decisioni di governo senza aver preventivamente esaminato le posizioni oroscopiche.

Un'importante contributo alla conoscenza dell'astrologia fu dato dagli Arabi, soprattutto per merito di Albumasar. Le conoscenze della civiltà araba trovarono in Italia un terreno propizio: da noi, infatti, sin dal medioevo l'astrologia fiorì più che in altre parti del mondo.
Nelle principali città italiane sorsero delle cattedre per il suo insegnamento e alcuni professori italiani furono chiamati a Parigi per insegnare.
Nel resto dell'Europa le eclissi di Sole, le eclissi lunari e le comete continuavano a destare interesse e talvolta apprensione non solo tra i popolani più superstiziosi ma anche tra i dotti. Per giustificare alcune spaventose epidemie infettive, alcuni medici del tempo indicarono la presenza nel cielo di certe congiunzioni tra i pianeti lenti.

Presso alcune corti, come per esempio quella di Caterina de Medici, furono creati dei veri e propri centri astrologici culturali.Verso la metà del 1600 Placido di Tinti, monaco e professore di matematica a Padova, realizza un sistema di domificazione (suddivisione della sfera celeste in case) dell'oroscopo che sarà in seguito adottato da tutto il mondo. Nel 1600 e nel 1700 l'astrologia conobbe, in Italia, un periodo di crisi profonda, probabilmente originata dagli effetti di una specie di crociata denigratoria contro i suoi cultori. Furono allontanati dalla buona società di quei tempi gli stessi indovini che sino a pochi anni prima, erano stati esaltati e tenuti in enorme considerazione anche presso i troni regnanti.



In Europa, al termine della Rivoluzione Francese, l'astrologia veniva relegata tra le superstizioni senza fondamento: si ha però notizia che continuava ad essere praticata in altre parti del mondo e ad essere divulgata grazie ai popolari almanacchi periodici.

Verso la fine del 1800, suscitò un rinnovato interesse sul pubblico la linea di pensiero astrologico della celebre Società Teosofica, fondata da Helena Blawatsky nel 1875. Tra la fine dell'800 e l'inizio di questo secolo si formò in Europa una scuola astrologica che non seguì l'impostazione tradizionalmente divinatoria della materia, ma ebbe piuttosto un carattere alquanto razionalistico. Alcuni studiosi europei, tentarono un attento vaglia di tutti gli insegnamenti dell'antica astrologia, confrontandoli con le loro nuove esperienze di studio e con la realtà dei fatti.

Un'importante contributo alla riabilitazione dell'astrologia fu dato da Carl Gustav Jung, psicologo svizzero, che considerava la materia una preziosa fonte di informazioni psicologiche.
Negli anni '60 si stabilirono nuovi importanti  punti di contatto tra l'astrologia e la scienza.
Nel 1970 nasce in Italia il C.I.D.A., Centro Italiano di Astrologia.
Le associazioni astrologiche sparse nel mondo hanno contribuito in maniera notevole a divulgare la conoscenza dei contenuti più seri, validi ed attendibili di una affascinante materia che è al tempo stesso arte e scienza.

L'astrologia, in quanto supposto strumento di previsione del futuro, ha avuto presso tutti i popoli del mondo forti legami con altre pratiche divinatorie, in particolare con la chiromanzia, la metoposcopia e la geomanzia. Al tempo stesso è stata, ed è tuttora, un essenziale punto di riferimento nelle pratiche magiche.

Un tempo ritenuta la «regina delle scienze», oggi l'astrologia è considerata dalla comunità scientifica ed i filosofi della scienza una pseudoscienza legata ad antiche superstizioni e secondo alcuni studiosi essa si configura come una scienza patologica.

Nel 2006, il National Science Board degli Stati Uniti d'America ha pubblicato una dichiarazione ufficiale in cui ribadisce che l'astrologia è una pseudoscienza. In Italia il CICAP raccoglie ed esamina le previsioni fatte dagli astrologi sull'anno in corso.

Ma perché tanto interesse per previsioni e profili caratteriali anche se si sa che sono privi di ogni fondamento scientifico? E chi li legge poi ci crede davvero? La risposta potrebbe essere nel bisogno di definire la nostra personalità e quella degli altri e nel modo in cui percepiamo la realtà, modellando su di essa parte delle nostre aspettative.

Che i pianeti influenzino il carattere e la personalità è una credenza molto più accettata del fatto che nelle stelle si possa leggere una qualche forma di futuro. Buona parte dei “clienti” di oroscopi è costituita da curiosi occasionali e finti cultori. Ma qual è il segreto del successo dell'astrologia anche fra coloro che in realtà non ci credono? E perché anche se non ci si crede non si disdegna mai un'occhiatina all'oroscopo?
Per gli psicologi che studiano il fenomeno, la possibilità di "conoscere" una persona attraverso le caratteristiche attribuite genericamente al suo segno, comuni a molte altre persone, è molto rassicurante. In poche parole, perché fare tanta fatica per analizzare e capire l'altro, quando basta un semplice profilo zodiacale per sapere chi ci sta di fronte?

L'effetto "rassicurante" è anche presente quando leggiamo il nostro carattere secondo gli astri. Merito forse di una certa genericità. Una personalità per poter essere "indossata" da diverse persone deve necessariamente essere raccontata con un linguaggio vago, ma non troppo generico in modo da avere le sembianze di un profilo personale, nel quale ciascuno di noi si possa identificare.
E se a volte ci sembra che gli oroscopi ci indovinino ciò è dovuto, secondo gli psicologi, al fatto che la mente ci "inganna". Alcuni studi sulla percezione hanno infatti suggerito come la nostra mente interpreti e adatti alla nostra situazione ogni informazione che raccoglie. Nelle parole di un astrologo o tra le righe di un oroscopo si tenderà a cogliere inconsapevolmente tutte quelle affermazioni che meglio si possono adattare alla nostra situazione, ricordando in seguito solo quelle.

La stessa cosa avviene per le profezie sul futuro dell'umanità: se si pensa ad alcuni grandi personaggi dell'astrologia, di loro si ricorda solo quello che hanno "indovinato", dimenticando tutto il resto, secondo un meccanismo di selezione dei ricordi. Per esempio, l'astrologa Jeanne Dixon è ricordata negli Stati Uniti per una sua previsione avverata: la morte del presidente John F. Kennedy durante il suo mandato. Pochi ricordano invece i suoi altrettanto clamorosi errori: la previsione che i primi uomini ad andare sulla Luna sarebbero stati i russi e la cura risolutiva per tutte le forme di tumori attesa per il 1967. Secondo alcuni studi, la percentuale di volte in cui un astrologo può "azzeccarci" è quella che si raggiungerebbe tirando a indovinare.

Ma c'è anche un altro motivo per cui a volte sembra che gli oroscopi funzionino. Dipende dal fatto che chi ci crede inconsciamente si comporterà in modo da farli avverare. La predisposizione psicologica infatti, influenza a tal punto il nostro modo di vivere le situazioni da, talvolta, riuscire modificare la realtà. È il meccanismo con cui lo psicologo Richard Wiseman spiega anche la fortuna. Coloro che si sentono sfortunati si aspettano di essere trattati male dagli altri; ne risulterà quindi un atteggiamento difeso e scontroso che di conseguenza si attirerà l'antipatia. Al contrario di quello che succede per i "fortunati".

Nell'astrologia avviene qualcosa di simile: per fare avverare una predizione basta crederci. Se una ragazza legge sull'oroscopo che il suo uomo ideale appartiene al segno dell'acquario, quando ne incontrerà uno si sentirà più forte, rassicurata dall'inevitabilità della conquista e saprà utilizzare al meglio le sue doti di seduzione e di simpatia, aumentando le probabilità di successo.


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giovedì 11 febbraio 2016

MIRACOLO

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Stabilire una definizione per la parola "miracolo" è una impresa alquanto difficile. I miracoli possono essere considerati come la manifestazione del sovrannaturale o meglio ancora come fenomeni per mezzo dei quali le leggi della natura obbediscono ad una forza superiore - cioè la volontà di Dio. 
I miracoli hanno accompagnato Padre Pio da Pietrelcina nel corso della sua vita. 
La natura del miracolo - si faccia attenzione - resta sempre divina. Padre Pio invitava sempre i miracolati a ringraziare il Signore quale unica fonte delle grazie ricevute.

Per miracolo si intende un evento non attribuibile a cause naturali ma riconducibile all'intervento divino. Assieme alle profezie, i miracoli mostrano "luminosamente l'onnipotenza e la scienza infinita di Dio, e sono segni certissimi della divina Rivelazione e adatti all'intelligenza di tutti".
Nella visione cristiana del mondo, Dio creatore onnipotente ha realizzato l'ordine attuale della natura e lo conserva. Egli pertanto può sottrarre, limitare o modificare il corso naturale degli eventi, sospendendo, con un atto libero della volontà, l'applicazione delle leggi naturali al caso particolare. Non si tratta però di una "correzione" dell'ordine del cosmo, che è allo stesso tempo corrotto a causa dei peccati derivanti dalla libertà umana, in particolare il peccato originale, e perfetto in quanto la include e ne permette gli effetti nefasti, ma di un anticipo della perfezione futura del regno di Dio.
Nella storia della salvezza i miracoli si manifestano, con caratteristiche e peculiarità proprie, nel periodo precedente alla venuta di Gesù (Antico Testamento), in occasione del suo ministero pubblico, e nella vita della Chiesa dei secoli seguenti.
Sebbene sia innegabile un ruolo del miracolo in altre tradizioni religiose, il cui valore storico può essere ricondotto a leggende e/o frodi e allucinazioni, è solo nella Chiesa che esso viene accolto e normato con precise disposizioni canoniche serie e rigorose.

Il carattere meraviglioso e stupefacente dei miracoli può in qualche modo sollecitare la fantasia umana che può essere portata, anche per pia devozione, ad ampliarli, esagerarli o inventarli ex novo.
L'amplificazione leggendaria è evidente per alcuni prodigi biblici.
Per esempio, per la prima "piaga d'Egitto" la tradizione jahwista, più antica (X/IX secolo a.C.), parla di tramutazione delle sole acque del Nilo (Es 7,17), mentre la tradizione sacerdotale, più recente (VIII secolo a.C.), amplifica l'effetto della piaga a tutte le acque dell'Egitto, incluse quelle dei recipienti (Es 7,19). Nel racconto del passaggio del mare, è evidente il tentativo di armonizzare la fonte jahwista, più antica (gli inseguitori sono un contingente numeroso ma limitato, Es 14,7; il mare è lentamente asciugato dal vento, Es 14,21a, che lascia supporre uno specchio d'acqua paludoso) con quella sacerdotale, più recente (gli inseguitori sono tutto l'esercito egiziano, Es 14,9; il mare è improvvisamente diviso Es 14,21b-22).
Anche quanto ai miracoli di Gesù è evidente una certa amplificazione di alcuni miracoli, riscontrabile in particolare dal confronto tra alcuni passi del vangelo di Marco, che è il più antico (circa 65-70), e i paralleli sinottici, più tardivi (Mt e Lc sono stati completati circa gli anni 80-90). 

Nei vangeli apocrifi (testi tardivi non accolti nel canone neotestamentario) i miracoli hanno un ruolo di primo piano. Rappresentano Gesù e altri personaggi atti a compiere ogni genere di prodigio in maniera gratuita e stupefacente, lontana dalla sobrietà delle descrizioni evangeliche canoniche. La mancanza della loro storicità è riconosciuta in maniera pressoché unanime da biblisti e storici accademici: "Il valore storico diretto è, generalmente parlando, assai tenue, e il più delle volte nullo"; "La materia narrativa degli apocrifi è assai ricca di colorito romanzesco, da antica fiaba popolare... il miracolo, come accade negli scrittori intimamente poveri di fantasia, è chiamato in causa di continuo, e si mescola quasi ingenuo lustrino al povero realismo degli scenari. È un miracolo che agisce con automatismo implacabile, penoso, senza altro significato che il suo stesso prodigio. Non ha accento spirituale, ma solo il peso, assoluto, del Potere";"Dietro gli Apocrifi senti l'ansito grosso dell'approssimazione, l'impazienza della meraviglia, lo stupore di una fede che si confessa come un amore".

La bimillenaria tradizione cristiana è caratterizzata da una notevole presenza di miracoli di vario tipo. I miracoli più comuni sono quelli riferibili alla vita di un qualche santo. Per i periodi più antichi, in particolare allorquando trascorre un certo tempo tra la vita del santo e la stesura delle fonti storiche relative, non è sempre facile risalire al nucleo storico degli eventi , e può rimanere il dubbio che i miracoli tramandati siano pie elaborazioni agiografiche.
Una serie di miracoli particolarmente ricorrenti nella tradizione cattolica ha a che fare con il sacramento dell'eucaristia (miracoli eucaristici): in talune occasioni, il pane e/o il vino usati all'interno della Messa si sono trasformati in carne e sangue. In queste occasioni il cambiamento operato dalla consacrazione non ha riguardato solo la sostanza (transustanziazione), come avviene comunemente, ma anche gli accidenti, cioè le caratteristiche osservabili dell'ente. È stato notato che per una parte di questi miracoli, per i quali non ci è pervenuta l'ostia o il vino trasformati, è possibile che si sia trattato di un fenomeno naturale causato dal batterio Serratia Marcescens, che può produrre una sostanza rosso sangue.
Il fenomeno delle stigmate ("segni" in greco), cioè l'avere sul proprio corpo le ferite avute da Gesù durante la sua passione, è diffuso a partire dal medioevo, che vede San Francesco d'Assisi come primo stigmatizzato della storia. Celebre è il caso contemporaneo di San Pio da Pietrelcina.
L'incorruttibilità si verifica allorquando i corpi di santi non vanno incontro al normale decadimento post-morte.
Diversi miracoli si registrano in occasione di alcune apparizioni mariane. Tra i più significativi, il Miracolo del sole a Fatima e la lunga lista di miracolati di Lourdes.

In epoca contemporanea la Chiesa, ben conscia del problema della effettiva storicità dei miracoli, delega la Congregazione delle cause dei santi a indagare in maniera seria e rigorosa sull'autenticità di un presunto miracolo, in particolare in occasione del processo di canonizzazione. I testi recenti che normano la procedura sono la costituzione apostolica Divinus Perfectionis Magister (25 gennaio 1983, online), ripresa dal documento della Congregazione Norme da osservarsi nelle inchieste diocesane nelle cause dei santi (7 febbraio 1983, online), e la lunga e dettagliata istruzione della Congregazione Sanctorum Mater (17 maggio 2007, online).
Le direttive ecclesiali prevedono il ricorso al parere giurato di un perito medico (o di un perito tecnico per un miracolo di altra natura) durante la fase diocesana e di una commissione di medici al momento del vaglio del miracolo nella Congregazione. I criteri per giudicare una guarigione come miracolosa sono stati precisati del cardinale Prospero Lambertini (poi Benedetto XIV) nel 1734, che ne ha contati sette:
«Primo, bisogna che la malattia sia grave, incurabile o difficoltosa a trattarsi.
Secondo, bisogna che la malattia vinta non sia nella sua fase conclusiva cosicché debba cessare non molto dopo.
Terzo, occorre che nessun farmaco sia stato impiegato, o se impiegato, che ne sia stata accertata la mancanza di effetti.
Quarto, bisogna che la guarigione avvenga all'improvviso e istantaneamente;
Quinto, è necessario che la guarigione sia perfetta, e non difettosa o parziale.
Sesto, bisogna che ogni escrezione o crisi degne di nota siano avvenute a tempo debito, per una causa accertata, precedentemente alla guarigione; in tale eventualità la guarigione non sarebbe da considerare prodigiosa, ma piuttosto, totalmente o parzialmente naturale.
Ultimo, bisogna che la malattia debellata non si ripresenti. »
(De servorum beatificatione et beatorum canonizatione 4,8,2 )
La successiva consuetudine ha semplificato i criteri in quattro. Per essere valutata come miracolo, la guarigione deve essere:
inspiegabile;
immediata;
totale;
irreversibile.
Al parere positivo della commissione medica il miracolo viene esaminato da una commissione teologica. L'approvazione ufficiale e definitiva del miracolo spetta al Papa, che dichiara l'evento constare de miraculo, "trattarsi di miracolo". La Congregazione pubblica quindi il resoconto dettagliato del miracolo (Decretum super miraculo) con nome, cognome, età del miracolato, luogo di residenza, tipo di malattia, data del suo manifestarsi, cure mediche tentate, data della guarigione. I vari decreti di beati e santi sono raccolti negli Acta Apostolicae Sedis.



Il termine italiano miracolo deriva dal latino miraculum, dal verbo mirare, cioè "ammirare, meravigliarsi, stupirsi".

Il miracolo è caratterizzato da quattro elementi:
teologico: l'intervento di Dio. Sottolineare tale aspetto, come nell'Antico Testamento, porta a vedere ogni intervento di Dio come miracoloso. Così è meraviglioso e miracoloso tutto il creato e l'ordine naturale delle cose, come i fenomeni atmosferici, e anche l'uomo stesso. Anche le profezie e le vocazioni eccezionali di molti personaggi dell'Antico Testamento (Abramo, Mosè, Davide, i profeti) vedono Dio come protagonista, ma non sono considerabili miracoli in senso proprio. Il ruolo di Dio nell'attuazione del miracolo, sia diretto sia mediato da uomini taumaturghi, permette di distinguere il miracolo dal rito magico, che nonostante la sua inefficacia si basa sulla convinzione che derivi da un legame diretto tra il mago e le cose o gli eventi;
oggettivo: una oggettiva momentanea ed eccezionale alterazione delle leggi e cause naturali. È questo il significato più notevole ed evidente, accolto anche nel linguaggio comune in senso iperbolico e improprio (p.es. il "miracolo italiano" degli anni '50-60, una partita sportiva vinta "miracolosamente", un salvataggio o una guarigione "miracolosa");
soggettivo: la fede della persona grazie alla quale o a favore della quale avviene il miracolo. L'esaltazione di questo aspetto porta ad attribuire miracoli fittizi o esagerati a grandi personaggi religiosi, nella pia convinzione che questi possano accrescere la santità del taumaturgo e/o la devozione degli uditori in particolare i fantasiosi miracoli narrati nei vangeli apocrifi;
scopo: l'intervento è sempre finalizzato a un bene degli uomini, sia in maniera diretta e immediata (guarigioni), sia indiretta (punizioni e castighi come le piaghe d'Egitto, finalizzate alla liberazione del popolo d'Israele), sia mediata (il prodigio come conferma per gli astanti della potenza divina o dell'autorità divina del taumaturgo). La funzione mediata dei miracoli è visibile in particolare nel ministero di Gesù, i cui miracoli sono non solo a vantaggio immediato del miracolato, ma anche a vantaggio edificante delle folle, che vi possono vedere una conferma della missione messianica di Gesù e un anticipo della bontà del regno.
Il miracolo è in definitiva un evento oggettivo ed empirico, inserito in un contesto di vita soggettivo, relazionale e teologico. Questa essenziale duplice natura è ravvisabile anche nell'attuale procedura ecclesiastica che esamina l'autenticità dei miracoli, che coinvolge una commissione di medici (o altri periti) che valutano l'evento come naturale o meno, e una commissione teologica, che ne riconosce il significato spirituale e teologico.

Sui fatti ritenuti miracolosi si è sviluppato storicamente un dibattito tra i sostenitori della loro natura divina e i sostenitori di un approccio razionalista al fenomeno che negano spesso sia la veridicità che la natura soprannaturale di tali eventi.

I filosofi razionalisti, in particolare David Hume, identificando il Creatore con le sue leggi, hanno opposto obiezioni alla possibilità di eventi miracolosi. La tesi razionalista indica che un evento si può considerare miracoloso solamente perché l'uomo in quel momento non possiede una conoscenza piena ed esaustiva delle leggi della natura che lo regolano. Rifacendosi a Baruch Spinoza, che afferma che il richiamo alla volontà divina non sarebbe altro che una scusa per i limiti della nostra conoscenza, il razionalismo afferma che appellarsi a un miracolo è semplicemente un'ammissione di ignoranza.

Tale punto di vista è condiviso da una larga parte degli scienziati contemporanei, per i quali non è possibile parlare di miracolo. I miracoli avvengono infatti nel mondo fisico, che è governato dalle leggi naturali che gli scienziati cercano di scoprire mediante osservazioni e indagini empiriche. Ciò che alcuni considerano un miracolo è semplicemente un fatto per cui ancora non sono note le leggi naturali ordinarie che lo regolano, oppure un fatto la cui spiegazione con leggi naturali ordinarie è ben nota alla comunità scientifica, ma questa spiegazione è ignorata dalle persone che credono a quel miracolo, oppure una leggenda non avvenuta realmente. La scienza cerca le spiegazioni dei fenomeni del mondo fisico nell'ambito delle leggi naturali, rifiutando di considerare qualsiasi ipotesi di intervento soprannaturale o trascendente; il concetto di miracolo inteso come intervento diretto divino sarebbe in contraddizione con il metodo scientifico e l'approccio razionalista, che per i fenomeni fisici non contempla la possibilità di una causalità non materiale. 

Anche taluni teologi (come Hans Küng) sposano la tesi dell'inviolabilità delle leggi naturali e quindi dell'impossibilità dei miracoli. Il biblista Xavier Léon-Dufour sostiene che il miracolo non può essere una violazione delle leggi naturali o una deroga ad esse, perché se Dio agisse in questo modo andrebbe contro se stesso, dato che è all'origine del mondo e non in contraddizione ad esso. Anche altri teologi ritengono che i miracoli siano eventi naturali inconsueti di cui Dio si serve per inviare segnali all'uomo.

Alcuni scienziati credenti sono tuttavia possibilisti sui miracoli, ritenendo che la natura sia più complessa di ciò che immaginiamo e abbia delle potenzialità sconosciute. Essi pensano che le leggi naturali non sarebbero rigide ed immutabili, ma avrebbero un ampio spazio di indeterminazione, per cui non sarebbe possibile conoscerle fino in fondo; in questo quadro si potrebbe inserire un'azione molto sottile del Creatore, che non sarebbe "contro natura" o "in deroga alla natura", ma "secondo natura" in base a regole sconosciute. Altri scienziati interpretano il miracolo in termine di sincronicità. Secondo Colin Humphreys, fisico inglese dell'Università di Cambridge che ha studiato i miracoli dell'Esodo, il miracolo non è rappresentato dall'evento in sé (che è un fatto naturale, anche se di rara frequenza) ma dal fatto che l'evento stesso si verifichi proprio in quell'istante in cui è necessario.

Nell'esoterismo si definiscono due concetti contrapposti di eventi miracolosi:
i miracoli veri e propri, prodotti dalla teurgia, di competenza della religione;
i prodigi, prodotti dalla taumaturgia, di competenza della magia.


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lunedì 16 novembre 2015

NOSTRADAMUS E L'ISLAM

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Le profezie di Nostradamus sono state studiate per secoli da grandi studiosi e oggi molte di queste profezie rimangono ancora un mistero indecifrabile. Alcuni pensano che ogni visione fosse come un puzzle che aveva bisogno solo dei pezzi giusti per risolverlo. Anche se gli scettici credono che le profezie di Nostradamus siano state solo pura fantasia di un medico fallito, alcuni esperti delle sue profezie sono convinti che quasi la metà di esse si sia già realizzata.

Dalla felice nazione Araba
nascerà potente la Legge Maomettana
opprimerà la Spagna, conquisterà Grenada
e più per mare alla gente Lygustique

(Lyguistique viene interpretato come “della Lingadoca”, regione francese sul Mar Mediterraneo, o come “della Liguria”)

Per la discordia negligenza Francese
sarà aperto il passaggio a Maometto:
di sangue intriso la terra ed il mar Senoyse
il porto di Marsiglia di vele e navi coperto.

Dall’Oriente verrà il Cuore Punico
Che ingannerà l’Adria e gli eredi di Romolo
Accompagnata dalla Flotta Libica
Tremare Malta e isole vicine vuotate.

L’Orientale uscirà dalla sua sede,
Passerà i monti Appennini e vedrà la Gallia:
Attraverserà il cielo, le acque e le nevi,
Ed ognuno colpirà con la sua verga.

Il Principe Libico iniquo sarà potente in Occidente
Il Franco d’Arabia verrà tanto infiammare
Sapiente in Lettere sarà condiscendente
La Lingua Araba in Francese si dovrà tradurre.

Il principe Arabo Marte Sole, Venere, Leone
Regno d’Inglese per mare soccomberà:
Verso la Persia ben presso d’un milione,
Bisanzio, Egitto ver. serp. invaderà.

Sembra che non molto lontano dall'eta' del 'Grande Millennio' 
dal cielo arrivera' un grande 'Re del Terrore' 
l'uccello da preda (gli arei dirottati) appare e offre se stesso al cielo 
(allude allo schianto sulle torri gemelle)  
a 45 gradi (la latitudine della citta' di New York) il cielo brucera'  
Istantaneamente una grande fiamma sparsa saltera'  
Il Re (Bush) dai nemici si vedra' espugnare  
Vorra' entrare nella Citta' Nuova (New York City) 
Ma sara' fuori, lontano dai nemici egli restera' 
la Citta' Nuova (New York City) medita vendetta 
Prima e dopo la guerra regnera' con grande prosperita' 
(allude alla vittoria degli USA contro i fondamentalisti, 
e al periodo di pace che seguira')  
Dopo l'incendio gli entrati usciranno dalle loro tombe 
(allude al crollo delle twin towers,e al recupero delle vittime)  

Al compimento del grande numero settimo, 
Apparirà al tempo dei giochi d'Ecatombe, 
Non lontano dalla grande età del millennio, 
Che gli entrati usciranno dalle loro tombe. 

L'anno millenovecentonovantanove e sette mesi, 
Dal cielo verrà un grande Re del terrore: 
Resusciterà il grande Re d'Angolmois, 
Prima e dopo Marte regnerà per buon ora. 

Cinque e quaranta gradi cielo brucerà 
Fuoco s'avvicina alla grande città nuova 
Istante grande fiamma sparsa salterà 
Quando si vorrà dei Normanni fare prova. 

A città nuova pensoso per condannare, 
l'uccello da preda al cielo si viene a offrire: 
dopo la vittoria perdona i prigionieri, 
Cremona e Mantova grandi mali soffriranno. 

Il Re' vorra' enrare nella citta' nuova, 
Dai nemici si vedra' espugnare, 
Liberato il prigionerio, falsamente parlera' e perpretera', 
Il Re sara' fuori, lontano dagli nemici restera'.

Michel de Nostredame, che in seguito mutò il suo nome latinizzandolo secondo il costume del tempo in Nostradamus, nacque a Saínt Remy in Provenza, nell'anno 1503, il giorno 14.Dopo un'infanzia dedicata allo studio delle lingue latina, greca ed ebraica, comincio' ad approfondire i suoi studi di matematica applicata all'astrologia, sotto la guida esperta dei dotti nonni.




Quando l'adolescente raggiunse l'età prescritta venne inviato ad Avignone per completare i suoi studi in lettere e in seguito, avendo deciso di dedicarsi alla stessa professione dei nonni, si iscrisse all'università di Montpelier che, oltre ad essere la più famosa facoltà medica di Francia, era a tutti nota per lo spirito liberale dei suoi docenti.

In quel tempo, con rapidità fulminea, si diffuse in tutta l'Europa il tremendo flagello della peste bubbonica e l'imberbe studente si prodigò a soccorrere i colpiti accompagnando i suoi maestri ovunque il loro intervento fosse richiesto.
La sua fama di guaritore inizia in questo periodo.Molte delle sue guarigioni vengono considerate 'miracolose'; ed e' per questo motivo che, una volta tornato in patria, viene accolto da una folla calorosa.

Dopo la laurea in medicina, riprende a viaggiare, ed e' proprio in Italia che manifesta le sue doti di veggente e di profeta.
Il fatto avvenne nei pressi di un piccolo villaggio sulla via che conduce alla città dei Dogi, dove un cavaliere vestito a lutto arrestò la sua cavalcatura sul ciglio della strada onde permettere ad una schiera di frati, che avanzava processionalmente. d'inoltrarsi nell'abitato. Immobile come una statua, profondamente assorto nei suoi pensieri. il sopraggiunto sembrava non vedere neppure ciò che stava accadendo quando, riscuotendosi dal suo apparente torpore, balzò improvvisamente di sella ed incurante del polverone che ricopriva la carreggiata s'inginocchiò reverente ai piedi di un fraticello che arrestandosi, tutto confuso, provocò lo scompiglio nell'ordinata processione. Dopo aver ottenuta la benedizione che con tanta umiltà aveva implorata, Nostradamus rispondendo alle domande che gli altri frati ed i superiori sbalorditi da un simile inadeguato omaggio insistente mente gli rivolgevano. a sua volta chiese:" Non avrei forse dovuto inginocchiarmi innanzi a chi siederà sul trono di Pietro? ".
Pure se in perfetta umiltà, come si addice ad un seguace di San Francesco, il frate Felice Peretti doveva conservare nel suo cuore la strabiliante predizione che l'ignoto viandante gli aveva fatta.

Divenuto cardinale di Montalto e le probabilità che il vaticinio si avverasse non essendo più così remote, anche gli altri confratelli che avevano assistito allo straordinario incontro certamente si ricordarono della predizione e ancor più l'incredibile avvenimento non fu dimenticato quando nel 1585 Felice Peretti, assunto il nome di Sisto V, divenne Papa.
Dopo un periodo di meditazione e raccoglimento trascorso nell'abbazia di Orval, nel 1547 si stabilisce definitivamente a Salon, dove si sposa per la seconda volta con una certa Anna Ponsard, dalla quale ebbe sei figli.
In questo periodo scrive i suoi libri piu' famosi, contenenti le oscure previsioni sul futuro del mondo.
Muore a Salon il 2 luglio del 1566,all'eta' di 62 anni.




Le profezie di Nostradamus per gli anni 2000, 2010, 2025, desunte dall'interpretazione di numerose quartine riportate in diversi libri.

-Periodo di sconvolgimento politico-economico in Occidente:

-Crisi economica generale
 Conquista del potere da parte di gruppi fondamentalisti islamici in Maghreb
 Riorganizzazione economica e militare della Russia
 Israele vittima di incessanti attacchi da parte Palestinese e di altri stati Arabi,perdite di territori
 Fine dell'alleanza tra Russia e paesi Arabi
 Continue crisi economiche in Asia e in Giappone
 Crescita dei gruppi estremistici in Francia.Escalation di violenze in tutto il paese
 Drammatica crescita di disoccupati in tutto il mondo

-Dichiarazione della terza guerra mondiale
 Il fronte orientale, rappresentato dall'alleanza Russo-Araba, invade l'Europa
 Violente battaglie in Francia,specialmente nel Sud
 Impressionanti cataclismi di origine metereologica
 Notevoli difficolta' economiche impediscono il rifornimento di cibo e medicinali nelle aree depresse del mondo
 Forti ondate migratorie in direzione dell'America e dell'Oceania
 Migrazione del Papa,alla fine del suo pontificato

Sul  settimanale Azione del 17 agosto 1995 Edgardo Bartoli aveva dedicato un articolo a Nostradamus, soffermandosi fra l’altro su ciò che il celebre nostradamologo romeno, Vlaicu Ionescu, aveva rivelato in un’intervista-libro alla giornalista francese Marie-Thérèse De Brosses. Scriveva Bartoli citando l’esperto romeno: “un’imponente invasione islamico-asiatica devasterà l’Occidente e distruggerà Gerusalemme; l’America interverrà, seppure con ritardo, ma poi precipiterà nella rovina più totale a causa del suo eccessivo attaccamento alle ricchezze di questo mondo. Un piccolo dettaglio : nel bel mezzo di questi avvenimenti, l’Italia sarà devastata da una rivoluzione”.
In Europa (in particolare Roma, quale centro della cristianità, Parigi e Londra )  vi sarà una serie di attentati terroristici di matrice islamica che - con  40-50 milioni di musulmani presenti sul Continente e destinati secondo qualche esperto a diventare almeno 70 entro il 2025 a seguito della fortissima pressione migratoria dai Paesi islamici che l’Europa non riesce ad arginare e in alcuni casi addirittura favorisce - provocheranno un’ondata di razzismo che  qua e là potrebbe sfociare in guerre civili . E allora, quando ad andarci di mezzo saranno tutti i musulmani, senza distinzione fra moderati e non moderati,  i fans del multiculturalismo ed i difensori di burqa e minareti si renderanno conto di essere loro i principali colpevoli di quanto avvenuto e capiranno magari il senso delle parole del politologo Giovanni Sartori, che, sul Corriere della Sera del 10 gennaio 2005, spiegava perché l’integrazione dell’islamico nelle società modernizzate “diventa più difficile che mai”. “La variabile islamica alla sua intensità massima – scriveva Sartori – produce l’uomo-bomba, il martire della fede che si fa esplodere, che si uccide per uccidere ( e che nessuna altra cultura ha mai prodotto)” e pur ipotizzando che a questo grado di fanatismo religioso arrivano solo uno o due musulmani su un milione “tanto può bastare per terrorizzare gli infedeli e al tempo stesso per rinforzare e galvanizzare l’identità fideistica (grazie anche ai nuovi potentissimi strumenti di comunicazione di massa) di centinaia di milioni di musulmani che così ritrovano il proprio orgoglio di antica civiltà”. Sartori non è Nostradamus, ma siccome al contrario di tanti altri sa usare il cervello per giudicare i fatti , già una decina di anni fa aveva previsto e spiegato i meccanismi che oggi hanno portato migliaia di giovani musulmani nati in Europa ad arruolarsi nel sanguinario esercito islamista antioccidentale e anticristiano che a cavallo fra la Siria e l’Iraq  ha proclamato  la creazione di un Califfato destinato, nei piani dei suoi ideatori, a espandersi in  tutto il mondo.




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domenica 9 agosto 2015

IL DIO TERMINE



Dio romano dei confini, proteggeva le pietre e gli altri segni che separavano le proprietà agresti, nonché i limiti dello Stato. La sua introduzione nella religione romana è attribuita al sabino Tito Tazio, come la maggior parte delle divinità agresti. Secondo la leggenda, un tempio dedicato a Termine era stato abolito in occasione dell'erezione del santuario di Giove Capitolino, ma il culto era rimasto come secondario anche nelle nuova costruzione.

Si raccontava che durante la costruzione del tempio le numerose divinità delle cappelle che si trovavano sul luogo scelto, accettarono di ritirarsi, per lasciare il posto al signore degli Dei. Solamente il dio Termine si rifiutò di partire, e si dovette includere la sua cappella all'interno del tempio. Dato però che la sua effigie doveva ergersi sotto il cielo, fu praticata una apertura sul tetto del tempio a suo uso esclusivo in modo che il dio potesse estendere il suo potere all'Universo. Poiché il dio Termine era stato persino in grado di opporsi all'autorità di Giove, alcuni auguri predissero che i confini dello stato romano non sarebbero mai receduti. Tuttavia, anche se il dio Termine era riuscito a resistere all'autorità di Giove, dovette cedere all'autorità di Adriano; infatti questo imperatore romano, per motivi di prudenza, decise di rinunciare alle conquiste in Oriente di Traiano, facendo così recedere i confini dell'impero. Questa, secondo Sant'Agostino (De civitate Dei 4,29), era una prova della fallacia delle profezie pagane.



Plutarco ci tramanda che Termine era l’unica divinità romana che rifiutava i sacrifici cruenti e accettava in dono solo foglie e petali di fiori per ornare i suoi simulacri.

Il 23 febbraio, ultimo mese dell'anno nell'antico calendario, si celebravano le Terminalia, festa dei termini, cioè delle pietre terminali, su cui si ponevano una corona e una focaccia offerta al dio.

Il re Numa Pompilio, scrive Dionigi di Alicarnasso, ordinò a tutti i cittadini di delimitare i confini dei propri campi ponendovi delle pietre e consacrandole a Zeus Horios (Giove Terminus), e stabilì che "se qualcuno avesse tolto o spostato i confini (horoi) fosse sacro (nell'accezione di Homo sacer) al dio. Che la violazione di confini fosse sanzionata dalla dichiarazione di sacertà è confermato anche da una legge riportata da Festo: "Colui che, arando, abbia sconfinato nel terreno altrui sia sacro, insieme ai buoi che conducevano l'aratro ("eum, qui terminum exarasset, et ipsum et boves sacros esse").



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