Visualizzazione post con etichetta vagina. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta vagina. Mostra tutti i post

domenica 3 gennaio 2016

L'ERMAFRODITISMO

.


Storicamente il termine ermafrodita è stato usato, in modo generico e impreciso, per descrivere individui in particolare nella specie umana che presentano organi genitali (primari e/o secondari) ambigui. Il termine intersessuale, più ampio, è preferito da questi individui stessi e dalla classe medica.

Etimologicamente, il termine ermafrodita deriva da Ermafrodito, il figlio di Ermes e Afrodite, personaggio della mitologia greca che, essendosi fuso con una ninfa, risultava possedere tratti fisici di entrambi i sessi. Secondo la terminologia moderna, Hermaphroditus può essere considerato un ermafrodita contemporaneo (o simultaneo).

La figura mitologica di Tiresia, che compare nell'Odissea e nell'Edipo re, può essere invece considerata come un ermafrodita sequenziale (o successivo), essendosi trasformato in donna e ritornato uomo per volere degli dei.

L'ermafroditismo vero e proprio, nell'essere umano, è descritto come una rara disgenesia gonadica. Più frequenti sono gli pseudoermafroditismi (maschile e femminile) nonché le alterazioni collegate al sistema endocrino, che possono essere virilizzanti (come nel caso della sindrome adreno-genitale) o, al contrario, dar luogo a una insensibilità agli ormoni maschili (come nella sindrome di Morris) e inibire così lo sviluppo di caratteri sessuali maschili. L'ermafroditismo vero e proprio e gli pseudoermafroditismi rientrano nelle anomalie della differenziazione sessuale.

L’intersessualità, o più semplicemente ermafroditismo, è un tema molto delicato e controverso. Per ermafrodita si intende quell’anomalia caratterizzata dalla presenza nello stesso individuo di tessuto ovarico e testicolare. Sono infatti chiamate ermafroditi le persone le cui caratteristiche esteriori possono apparire molto diverse: puramente femminili, ambigue o puramente maschili. Anche se nei neonati l’aspetto degli organi genitali esterni è spesso ambiguo, la presenza di un pene permette di considerare questi bambini appartenenti al sesso maschile. Nella maggior parte dei casi si può comunque constatare la presenza di un utero. Essendo un mondo spesso sconosciuto, quello degli ermafroditi genera spesso confusione tra le persone.



Ma cosa è un ermafrodita? Si tratta di maschi con il pene e i testicoli molto piccoli (o addirittura testicoli interni) e anche un accenno di vagina. Queste situazioni hanno diversi gradi e sono più o meno evidenti, in più possono aggiungersi altri disturbi: uomini con assenza di peluria e voce soave, o donne irsute, con tratti e timbro di voce molto mascolini.

Durante la pubertà, sotto lo stimolo degli ormoni sessuali, nella metà dei casi si sviluppa il seno e compare il ciclo mestruale. La produzione di spermatozoi è invece rara, a differenza della comparsa dell’ovulazione. Una gravidanza in un ermafrodita è possibile solo quando il cariotipo è quello di una donna normale.

Ognuno di noi potrebbe avere sia gli organi sessuali maschili che quelli femminili senza saperlo. Secondo alcune ricerche, circa 1 persona su 1500 nasce con un genere non definibile attraverso le categorie standardizzate di maschio o femmina e possono essere, quindi, definite intersessuali. Di queste, però, solo in una persona su 100 l’ambiguità è evidente.

Esiste l’”ermafroditismo sequenziale” Tipico delle specie vegetali e animali, si riferisce agli esseri viventi che cambiano genere nel corso dell’esistenza. Ve ne sono di tre tipi: alternanti, cioè possono cambiare genere più di una volta durante il loro ciclo vitale, proterandriche, qualora inizino la stagione riproduttiva come maschi e la completino come femmine e proteroginiche, nel caso che inizino la loro stagione riproduttiva come femmine e la completino come maschi.

In Italia non esiste una legge o normativa che tuteli o semplicemente affronti questo tema delicato. Quando un bambino/a nasce con questa anomalia i genitori devono scegliere il genere più adatto tenendo conto dell’aspetto fisico esteriore e delle condizioni degli organi genitali interni.

Se non è possibile effettuare una diagnosi alla nascita, bisogna tenere conto dell’educazione data al soggetto. Durante la crescita occorre rafforzare il sesso prescelto con l’ablazione chirurgica degli organi che gli sono estranei e, se necessario, con cure ormonali.

La sindrome di Morris o femminilizzazione testicolare è una sindrome determinata da un diverso percorso nella differenziazione sessuale: persone con corredo cromosomico 46,XY (a cui corrisponde un fenotipo maschile) sviluppano caratteri sessuali femminili. Oggi si conosce questa condizione e si deve definirla più correttamente sindrome da insensibilità agli androgeni, in inglese androgen insensitivity syndrome (ais).



FAI VOLARE LA FANTASIA 
NON FARTI RUBARE IL TEMPO
 I TUOI SOGNI DIVENTANO REALTA'
 OGNI DESIDERIO SARA' REALIZZATO 
IL TUO FUTURO E' ADESSO .
 MUNDIMAGO
http://www.mundimago.org/
.
 GUARDA ANCHE


LA NOSTRA APP



http://www.mundimago.org/



martedì 27 ottobre 2015

JE SUIS L'ORIGINE DU MONDE

.


Figlio di ricchi contadini, Gustave Courbet nacque il 10 giugno 1819 a Ornans, una cittadina nella regione del Giura, nella Francia orientale. Ebbe i primi insegnamenti artistici nel Petit Séminaire di Ornana dove suo maestro di disegno fu Père Baud, un seguace del pittore neoclassico Antoine Jean Gros.

Nel 1937 Courbet partì per la vicina città universitaria di Besançon: i genitori desideravano che Gustave studiasse legge, ma egli si iscrisse subito all’Accademia, frequentando il corso di M. Flajoulot, un altro esponente del Classicismo.

Due anni dopo Courbet lasciò Besançon per Parigi che intorno alla metà del XIX secolo era diventata, oltre che la capitale europea dell’arte, il luogo di raccolta degli attivisti politici di tutte le tendenze.

Il suo soggiorno parigino ebbe un avvio tranquillo: Courbet frequentava l’atelier di M. Steuben, copiava i dipinti esposti al Louvre e consumava le sue energie nella ricerca del successo al Salon.

I primi tentativi di farsi accettare non furono molto fortunati. Tra il 1841 e il 1847 solo tre dei venticinque lavori da lui presentati passarono il vaglio della commissione esaminatrice.

Durante i primi dieci anni trascorsi nella capitale, non vendette quasi nulla, tanto da dover dipendere pressoché totalmente dalla famiglia. Nello stesso periodo Courbet conobbe Virginie Binet, della quale si sa ben poco, tranne che divenne la sua compagna e gli diede un figlio nel 1847. Nello stesso anno, finalmente, uno dei dipinti esposti al Salon attirò l’attenzione di un mercante olandese che invitò Courbet in Olanda e gli commissionò un ritratto.

Nel frattempo, a Parigi, Courbet cominciò a frequentare il poeta Charles Baudelaire, Pierre-Joseph Proudhon, Jules Champfleury e Max Buchon, cugino e amico d’infanzia di Courbet.

Il gruppo si riuniva alla Brasserie Andler nella quale venne coniato il termine Realismo per indicare non solo una poetica artistica e letteraria animata dall’intento di descrivere la vita quale effettivamente è, ma anche una filosofia legata alle istanze sociali del momento.

Nel febbraio del 1848 quella società fu scossa violentemente dallo scoppio dei tumulti per la strade di Parigi. Il re, Luigi Filippo, abdicò e un governo repubblicano provvisorio prese il potere.

Courbet si schierò con l’insurrezione popolare, anche se prese poca parte alla lotta.

Nella difficile atmosfera politica del momento, il Salon rimase aperto, ma questa volta senza una commissione di ammissione e Courbet ebbe finalmente la soddisfazione di vedere dieci sue opere esposte.

Il nome di Courbet era ormai affermato e nel 1849 il suo grande dipinto "Dopo pranzo a Ornans" vinse una medaglia d’oro e venne acquistato dal governo. Quel premio ebbe una particolare importanza perché esonerò Courbet dalla procedura di ammissione ai successivi Salon. Gustave Coubet godette per poco di questo privilegio, perché stava per esplodere la protesta contro il Movimento Realista.

Nel 1855 Courbet allestì una mostra personale proprio nei pressi di quella pubblica intitolata "Il padiglione del Realismo" che conteneva una grande scelta dei suoi lavori a partire dal 1840.

Questa personale sottolineava il distacco del pittore dalle influenze precedenti, sia nella vita artistica che personale: Virginie Binet lo aveva abbandonato, portando con sé il loro figlio.

Dopo il 1855 Courbet viaggiò moltissimo: a Francoforte fu trattato come una celebrità; a Etretat dipinse con il giovane Monet; tenne mostre in Germania, Belgio, Olanda e Inghilterra; fu insignito di varie decorazioni, le più importanti delle quali furono una medaglia d’oro da Leopoldo II del Belgio e la Croce al merito dell’Ordine di san Michele da Luigi II di Baviera, entrambe conferitegli nel 1869.



Ma parlando di Courbet non si può tralasciare di citarne l'opera comunque diventata la più famosa: L'origine del mondo (del 1866). Si tratta di un dipinto che raffigura i genitali femminili con uno stile pittorico alquanto realista. Durante la sua intera carriera Courbet fece quattro ritratti di Joanna.

Probabilmente lei fu anche la modella che ispirò il quadro L'origine du monde e che potrebbe spiegare la separazione tra Joanna e James McNeill.

L'unico dubbio riguardo questa ipotesi scaturisce dalla differenza del colore tra i capelli di Joanna nel quadro La belle irlandai se che sono di un colore arancione acceso, con i peli pubici raffigurati nell'Origine du monde.

Sembrerebbe comunque che gli esperti del Musée d'Orsay rifiutino tale ipotesi, ritenendola non veritiera.

Nel 1870, alla vigilia della guerra franco-prussiana, gli fu offerta la Legion d’Onore: Courbet la rifiutò altezzosamente, in quanto la considerava un segno dell’interferenza dello Stato nell’Arte; questo gesto fece sì che, quando il governo cadde, Courbet fosse eletto presidente della Federazione degli Artisti Repubblicani.

Accettato come consigliere dell’Assemblea Nazionale, in seguito fu membro della Comune, responsabile della distruzione della Colonna di Place Vendôme, un monumento eretto durante l’Impero napoleonico a glorificazione delle vittorie di Bonaparte, così, quando la Comune cadde, fu arrestato e condannato a sei mesi di reclusione e ad un’ammenda di 500 franchi.
Nel maggio del 1873 il nuovo governo gli ingiunse di pagare la ricostruzione della Colonna Vendôme: il costo era proibitivo e Courbet fu costretto a fuggire dalla Francia, rifugiandosi in Svizzera, a La Tour-de-Peilz, rimanendo in contatto con i dissidenti francesi e continuando a dipingere.

Ammalatosi di idropisia, morì il 31 dicembre del 1877 e fu sepolto nel cimitero locale da dove, solo nel 1919, le sue ceneri furono traslate a Ornans.

Capostipite indiscusso del realismo pittorico francese, Jean-Désiré-Gustave Courbet, si formò da autodidatta, iniziando la propria attività nel solco della tradizione romantica e dedicandosi soprattutto alla copia dal vero e al rifacimento di alcuni dipinti del Louvre.

Ben presto arrivò a rifiutare radicalmente ogni tipo di influenza e di compromissione con tutte le forme d’arte ufficiali e, nonostante sia stato sempre contrario all’insegnamento dell’arte, nel 1861 aprì una propria, singolarissima scuola, in evidente polemica con l’Accademia e le altre scuole d’arte ufficiali.

Courbet era infatti del parere che l’arte non potesse essere appresa meccanicamente, ma che fosse l’individuale risultato dell’ispirazione dell’artista. Per questo motivo, egli non impartiva mai lezioni teoriche, ma consentiva che gli alunni gli stessero accanto mentre dipingeva, al fine di apprendere i segreti del mestiere.



Courbet fu un artista senza mezze misure: la sua sete di realismo aveva radici culturali lontane e la tecnica adottata fu straordinariamente innovativa e personale.
Nella scelta dei temi l’artista abbandona di colpo qualsiasi riferimento storicistico concentrandosi sui piccoli fenomeni del quotidiano, registrati con l’impersonale distacco di un osservatore oggettivo, ribadendo che il proprio scopo è quello di fare dell’arte viva, esaltando la realtà. Alcune opere in cui emerge questa visione della pittura sono “Lo spaccapietre“, “Atelier del Pittore“, “Fanciulle sulla riva della Senna“.

Il realismo di Courbet non deve indurre a credere che l’artista costruisse i suoi dipinti in modo casuale, al contrario egli dimostra una grande attenzione ai problemi compositivi anche quando la composizione sembra non esistere. Il pittore è attento alla resa realistica fino dalle prime fasi preparatorie, e il disegno assume fin dall’inizio un valore documentativo, per rispecchiare la realtà.

L’equilibrio compositivo e la giustapposizione dei colori vengono studiati con molta attenzione, al fine di riportare la natura ad un massimo di potenza e intensità.

La resa dei particolari rimanda all’immediatezza di Delacroix, preludendo dall’altro alla resa sintetica di Manet.

Courbet apre di fatto la strada alla fervida stagione del Realismo francese, sulla quale si innesterà poi anche tutta la straordinaria esperienza Impressionista.

Durante il periodo nel quale è stato dipinto il quadro "L'ORIGINE DU MONDE" la modella preferita di Courbet era una giovane donna di nome Joanna Hiffernan, altrimenti conosciuta come Jo. Il suo amante a quei tempi era un pittore statunitense ammiratore di Courbet, James Whistler.

Nel suo romanzo J’étais l’origine du monde, pubblicato nel 2000, la scrittrice francese Christine Orban si schiera a sostegno di questa tesi, immaginando che l'io narrante del romanzo, Joanna Hiffernan, fosse l'amante di Courbet e abbia fatto da modella per il celebre dipinto. Bernard Teyssèdre in Le roman de l’origine del 1996, il cui protagonista è il dipinto stesso, aveva già suggerito il fatto che la Hiffernan fosse stata la modella.

Il dipinto fu commissionato da Khalil-Bey, diplomatico turco e ambasciatore dell'impero ottomano ad Atene. Sainte-Beuve presentò il pittore francese a Khalil-Bey, che commissionò al pittore il dipinto per la sua personale galleria di dipinti erotici. Galleria che includeva prestigiosi quadri come Le Bain Turc di Ingres, oppure un altro dipinto di Courbet, Il Sonno, per il quale si suppone che la Hiffernan fosse una delle due modelle.

Dopo che la situazione finanziaria di Khalil-Bey divenne rovinosa a causa del gioco d'azzardo, il dipinto passò attraverso una serie di collezioni private. Fu inizialmente acquistato durante la svendita della collezione di Khalil-Bey nel 1868, dall'antiquario Antoine de la Narde.
Edmond de Goncourt lo ritrovò fortuitamente in un negozio d'antiquariato, nel 1889, nascosto dietro a una tavola lignea decorata con l'immagine di un castello in un paesaggio innevato. Secondo Robert Fernier, un collezionista ungherese, il barone Ferenc Hatvany, comprò il dipinto nella galleria Bernheim-Jeune gallery nel 1910 e lo portò con sé a Budapest. Verso la fine della Seconda guerra mondiale, il quadro venne preso dalle truppe sovietiche, ma venne riscattato da Hatvany, il quale, quando emigrò, ebbe il permesso di portare con sé soltanto un'opera d'arte: egli scelse proprio l'Origine nel suo viaggio verso Parigi.



Nel 1955, L'origine del mondo venne battuta all'asta per 1.5 milioni di franchi francesi. Il suo nuovo proprietario divenne lo psicanalista Jacques Lacan. Insieme alla moglie, l'attrice Sylvia Bataille, collocò l'opera nella propria casa di campagna a Guitrancourt. Lacan chiese al fratellastro André Masson di costruire una cornice a doppio fondo e pitturare un altro quadro su questa. Masson dipinse una versione surrealista e allusiva de L’Origine du monde. Il pubblico di New York ebbe la possibilità di ammirare L’Origine del mondo nel 1988 durante lo spettacolo Courbet Reconsidered organizzato al Brooklyn Museum; l'opera venne inoltre inclusa nell'esposizione Gustave Courbet curata dal Metropolitan Museum of Art durante il 2008. Dopo la morte di Lacan, avvenuta nel 1981, il Ministro dell'Economia e Finanze francese approvò di conguagliare la tassa di successione della famiglia con il trasferimento dell'opera (dation en lieu secondo la legge francese) al Musée d'Orsay, atto finalizzato nel 1995.

Dal 19 marzo 2011 il dipinto è esposto per la prima volta in Italia presso il MART di Rovereto.

Grazie alla natura verace della sua realistica grafica anatomica, anche se in realtà la modella raffigurata non sta facendo nulla di erotico: dorme o si riposa vestita solo di una sottoveste, evidentemente in un giorno particolarmente afoso, il quadro ha ancora oggi il potere di scioccare. Per esempio, il 23 febbraio 2009, alcune copie di un libro, raffigurante L'Origine in copertina, sono state sequestrate dalla polizia a Braga, in Portogallo, che le contestava come "pubblica pornografia".

Sebbene gli standard morali e i risultanti tabù riguardanti l'esposizione della nudità siano cambiati dai tempi di Courbet, specialmente nella fotografia e nel cinema, il quadro rimane provocatorio. Il suo arrivo al Musée d'Orsay ha causato una forte eccitazione.

L'artista serba Tanja Ostojic ha operato una parodia dell'opera nel suo "EU Panties", poster del 2005.

Secondo i venditori di cartoline, L’Origine du monde è la seconda opera per popolarità dentro al Musée d’Orsay, dopo il Bal au moulin de la Galette di Renoir .

Nel mese di febbraio 2013, il settimanale francese Paris Match ha divulgato la notizia del ritrovamento, da parte di un appassionato d'arte, di un quadro raffigurante il volto di una donna, che sarebbe il viso della modella ritratto dallo stesso Courbet. La tesi è che il quadro originario fu diviso a metà, staccando il capo dal corpo. Paris Match sostiene che due anni di perizie e analisi sul dipinto del viso hanno confermato tale tesi. La modella non sarebbe altri che Johanna Hiffernan. Sembrerebbe però che gli esperti del Musée d'Orsay rifiutino tale ipotesi, ritenendola non veritiera.

Sono passati più di cento anni, e nell’epoca della sovraesposizione di corpi reali nei minimi dettagli, del libero accesso a YouPorn, della “pornografia democratica”, ancora ne stiamo parlando.

In primo luogo, senz’altro perché proprio non è pornografia. È squisitamente arte erotica, sovraccarica di stratificazioni culturali e ormai della lunga storia della sua fruizione: tutti elementi che possono dirci molto anche sull’evoluzione del gusto e della mentalità. È una rara e profonda meditazione sul potere vivificante di Eros, un gesto artistico radicalmente lirico, un’epifania del nesso che lega sessualità, gioia di vivere, vita, riproduzione.

È ancora in grado di scandalizzare, ovvero, nel senso migliore del termine, di emozionare e far interrogare le coscienze. In grado di farsi rimuovere dai profili di Facebook, ad esempio, benchè per guardare il dipinto dal vero, da vicino e liberamente, sia sufficiente pagare il biglietto d’ingresso all’Orsay. Anche se non teniamo più L’origine del mondo nascosta dietro una tenda verde, in un boudoir segreto avvicinabile da pochi privilegiati, come faceva il suo committente Kahlil-Bey, ambasciatore ottomano a Atene e San Pietroburgo, facoltoso collezionista, appassionato estimatore delle grazie femminili, del gioco e del bel mondo. O come ha fatto lo psicanalista Jacques Lacan, che l’ebbe in suo possesso per molti anni, dopo che l’olio passò per le mani del mercante Bernheim-Jeune e del Barone ungherese Ferenc Hatvany, tra gli altri, e prima di fare il suo debutto in pubblico a New York nel 1988, approdando infine nell’alveo delle collezioni dello Stato francese nel 1995.



FAI VOLARE LA FANTASIA 
NON FARTI RUBARE IL TEMPO
 I TUOI SOGNI DIVENTANO REALTA'
 OGNI DESIDERIO SARA' REALIZZATO 
IL TUO FUTURO E' ADESSO .
 MUNDIMAGO
http://www.mundimago.org/
.
 GUARDA ANCHE


LA NOSTRA APP



http://www.mundimago.org/



martedì 28 luglio 2015

IL MITO DEL SERPENTE



Il serpente è un animale che, per le sue caratteristiche, ha colpito e stimolato l'immaginario umano, entrando nel folklore e nella mitologia di vari popoli. Tra le numerose attestazioni, spicca in particolare il racconto biblico di Adamo ed Eva dove il serpente è la rappresentazione del demonio tentatore.

Il serpente è uno dei più vecchi e più diffusi simboli mitologici, essendo presente nella maggior parte delle culture con significati simili. Le caratteristiche del serpente che hanno stimolato nell'uomo la sua associazione a temi sovrannaturali sono numerose. Ad esempio il suo veleno è associato, come le piante e i funghi, al potere di guarire, avvelenare, o donare una coscienza espansa (addirittura l'elisir di lunga vita o di immortalità). Il suo cambiare pelle lo rende inoltre un simbolo di rinnovamento e rinascita che può portare all'immortalità.

Talvolta il serpente e il drago hanno simile funzione simbolica, poiché il veleno del serpente ha caratteristiche simili a quelle del fuoco lanciato da un drago. Ad esempio Ladon dell'antica Grecia e Níðhöggr Normanni sono a volte descritti come serpenti e a volte come dragoni. In Cina, il serpente Indiano nāga è spesso confuso con il dragone cinese. Il dio serpente Quetzalcoatl degli Aztechi e Toltechi ha anche ali da dragone, come il suo equivalente nella mitologia Maya ("serpente piumato").

In araldica il "biscione" è stato il simbolo del Ducato di Milano, sia sotto gli Sforza, sia con i Visconti ed oggi è ancora riscontrabile in stemmi di alcuni comuni lombardi e non, legati storicamente alla signoria ambrosiana, come ad esempio Bellinzona, la capitale del Canton Ticino (Svizzera); in epoca contemporanea il "biscione" è divenuto anche il simbolo di alcune società milanesi.

Diffusissima in tutte le aree agricole e montane di Italia centro-settentrionale, Svizzera e Francia è la leggenda metropolitana del lancio di vipere da elicotteri da parte di vari soggetti quali forestale, Verdi o addirittura case farmaceutiche. Il fenomeno è stato giudicato connesso al forte potere simbolico del serpente, visto nell'ambiente quasi completamente antropizzato, uno degli ultimi elementi di natura selvaggia, contrapposta alla cultura dell'habitat umano.

Sin dalle più antiche testimonianze egizie troviamo un serpente che, come un'aureola, si avvolge attorno alla testa del Dio del Sole Aton e rappresenta il disco solare, mentre nel Libro dei Morti egiziano proprio un serpente è il traghettatore delle anime; tale simbolo, originariamente Babilonese, identificava inoltre il Dio Ammon, spirito regnante nell'oltretomba che veniva rappresentato con l'immagine di un serpente avvolto a cerchio e in atto di mordersi la coda.
L'immagine greca dell'Oroborus, perpetua trasformazione della morte in vita, poiché i denti aguzzi iniettano il veleno nel suo stesso corpo, la stessa immagine della serpe eterna si ritrova nei mandala dei nativi americani.
Il serpente che si morde la coda è quindi un simbolo universale che rappresenta l'eternità e l'indistruttibilità della natura, cioè del ciclo della vita che si rinnova, in cui nulla si crea e nulla si distrugge.



Spirito delle acque originarie, il serpente è collegato a moltissimi fiumi, nelle mitologie amerinde il mito del serpente, talvolta piumato, corrisponde alle zone di coltivazione del mais dove è associato all'umidità, alle acque della terra e alle nuvole portatrici di pioggia.
Il suo simbolismo  come ispiratore e veggente si ritrova nel mito di Cassandra che, da bambina, era stata trovata dai genitori con un serpente che le toccava la bocca, lo stesso mito si ritrova nei principali oracoli come quello di Delfo.

In Africa e in India il serpente è signore della fecondità e viene onorato dalle donne che desiderano un figlio, presso i nativi americani simboleggia il ciclo di nascita, vita, morte e rinascita, grazie al processo di muta della pelle, gli vengono attribuiti il potere della creazione, della sessualità, del mutamento dell'anima e dell'immortalità, la reincarnazione e la protezione, tutti significati molto simili e quasi sovrapponibili questi nel mondo celtico dove il serpente era legato all'acqua, alla madre terra e al ciclo dell'anno che si ripete sempre uguale a sè stesso ma sempre diverso.

Ben diverso significato assunse nel mondo ebraico-cristiano, non si limitò ad essere apportatore di vita ma assunse tutte le caratteristiche di essere satanico, istigatore diabolico nel paradiso terrestre, negazione della vita immortale: nel nuovo testamento il demonio è chiamato L'antico serpente.

Sempre portato ad esempio per la sua intelligenza malvagia e per la sua astuzia ingannatrice, questo simbolo antichissimo e i due serpenti hanno da sempre rappresentato la polarità tra il bene e il male tenute in equilibrio dalla bacchetta divina che ne controlla le forze, dove le ali dei simboli esoterici collegati alle serpi indicano il primato della conoscenza che si pone al di sopra della materia.

Sigmund Freud associa, nei suoi studi sull’interpretazione dei sogni, il serpente al fallo, e lo considera l’espressione della forza sessuale e creatrice di mascolinità.
La forma allungata, penetrante e a volte che si erge come un cobra lascerebbe poco spazio ad altre interpretazioni simboliche, ma sarebbe fermarsi all’evidenza, e con i serpenti e la simbologia niente è evidente.

La tradizione tantrica induista va oltre, associa il serpente al potere energico maschile unito a quello femminile. Queste due energie opposte (visti come due serpenti) si concentrano e si uniscono alla base della colonna vertebrale, più precisamente nel punto situato tra l’ano e i genitali. In quel punto dimora la Kundalini, rappresentata con un serpente arrotolato e dormiente, dormiente come lo è la nostra coscienza. In questo caso il serpente è visto come figura fallica ma pure uterina, e viene legato al potere generativo, alla fertilità, all’erotismo trascendente, alla sessualità e all’unione degli opposti.

Adamo, Eva, l’albero e il serpente. Evidentemente l’albero che si erge dal suolo è un simbolo fallico, ma perché metterci un secondo fallo?
In questo caso il serpente non ha la rigidità fallica dell’albero, anzi, è flaccido. Da qui altri psicanalisti e studiosi sono d’accordo di considerare il serpente come simbolo fallico, ma non legato all’uomo e al suo pene, ma bensì alla donna e alla sua clitoride.
La lettura è semplice: la donna (il serpente) si avvinghia all’uomo (l’albero), tentandolo carnalmente, vivendo la sessualità in modo libero e piacevole. Le nuove religioni monoteiste hanno sempre condannato l’atto sessuale che non fosse finalizzato alla procreazione, per cui questa unione puramente piacevole e fisica andava demonizzata, come sono state demonizzate tutte le altre attività sessuali considerate devianti e perverse.
In pratica le nuove religioni hanno usato e distorto antiche rappresentazioni di serpenti intrecciati ad alberi o bastoni (=maschile e femminile che si uniscono), che simboleggiavano l’amore, l’eros e la vita. L’esempio più lampante è il simbolo che rappresenta ancora oggi la medicina (una verga con un serpente attorcigliato), che si è stato tramutato da simbolo di salvezza e continuità in un simbolo di decadenza umana (l’albero della conoscenza e il serpente tentatore) punita da Dio.



Il serpente ingoia le proprie prede intere, e simbolicamente in questo caso il serpente viene penetrato, mutando la sua figura fallica in una figura vaginale.
L’unica certezza è che il serpente è, simbolicamente parlando, inesorabilmente legato all’erotismo e alla sfera sessuale umana.

Il serpente è un animale che compare assai spesso nei sogni. In molte persone suscita paura e ribrezzo, se non una vera e propria fobia, tanto da non poterne sopportare neanche la vista. Al contrario, altre persone amano moltissimo i serpenti e li accudiscono come animali domestici. Di questo occorrerà tener conto quando si interpreta il sogno. I serpenti sono sicuramente animali pericolosi ma, per quanto ci possano inquietare, non si può negare che siano anche creature ammalianti, dotate di fascino quasi ipnotico.

Il serpente è un rettile, un animale a sangue freddo che si muove strisciando sul ventre e che cambia pelle (muta). È presente in molti miti e leggende di ogni parte del mondo legate al concetto di rinascita; spesso, in molte civiltà del passato, è stato oggetto di culto, e custode di oracoli (come, ad esempio, l’oracolo di Delfi). In India esistono tutt’oggi templi a lui dedicati. Nella cultura occidentale, in seguito all’affermarsi della religione cristiana, il serpente ha assunto un significato soprattutto negativo, connesso all’idea di peccato e di inganno; ma il serpente ha una simbologia antica, ricchissima e affascinante, che si intreccia a quella dei draghi e dei mostri marini come il Leviatano.

Nei sogni, il serpente può avere, in genere, questi significati:
Potenza sessuale, fertilità, forza della natura che permette la perpetuazione della specie. Secondo l’interpretazione freudiana, il serpente è una delle tipiche immagini oniriche che rappresentano il pene. Questo significato legato alla sessualità si può riconoscere anche nella narrazione biblica di Adamo ed Eva: il serpente è simbolo del piacere sessuale, della libertà del proprio corpo, e anche della mente (conoscenza).
Istinti, pulsioni vitali primitive proprie di stadi evolutivi passati, molto lontane dalla coscienza.
Saggezza, energia psichica interiore che permette la rinascita, il rinnovamento, la guarigione fisica, ma anche il benessere spirituale e l’illuminazione. Il serpente è un simbolo di medicina e salute comune a molte culture di tutto il mondo: ad esempio, il serpente è presente nel bastone di Asclepio (simbolo della medicina); due serpenti attorcigliati avvolgono il caduceo del dio Mercurio, il messaggero degli dei, mediatore tra l’umano e il divino.
Una persona falsa e ingannatrice.
Sognare tanti serpenti può indicare un periodo di confusione, incertezza, dubbi, paura dei propri impulsi. È un sogno tipico di persone diffidenti, inclini a vedere le altre persone come dei ‘nemici’.

Sognare un serpente minaccioso, che tira fuori la lingua e sibila, indica che c’è un qualche pericolo di cui ancora non ti sei reso conto: potrebbe essere una persona a te vicina che si sta comportando in maniera poco onesta con te. Sii più accorto.

Il morso del serpente può rappresentare l’aggressività di cui ti senti vittima, soprattutto l’aggressione verbale (critiche, ingiurie, rimproveri, ecc.). Può anche rappresentare l’aggressività che tu stesso non riesci ad esprimere, a tirar fuori; dovresti parlare di più, buttar fuori ‘il veleno’. Infine il sogno può anche avere un significato molto positivo di ‘guarigione’ fisica o emozionale: il veleno, in questo caso, è da intendere come ‘siero’ che ti cura.

Sognare serpente che striscia può indicare che stai per cadere vittima di inganni, o che stai per essere preso da sentimenti di angoscia e incertezza; se il serpente si allontana, però, tutta questa negatività si sta allontanando da te. Vedere apparire improvvisamente un serpente che striscia nel sogno può essere una manifestazione di energie psichiche inconsce che fanno irruzione in modo imprevedibile.

I serpenti che stringono la preda nelle loro spire, come i boa o i pitoni, ricorrono nei sogni di chi è represso (anche in senso sessuale); forse hai troppa paura di lasciarti andare, vuoi sempre tenere tutto sotto controllo. Se sogni che un’altra persona viene stretta da un serpente, ciò indica che sei in apprensione per lei.

Il serpente è un simbolo sessuale: rappresenta il pene, oppure, con i suoi movimenti sinuosi, la sensualità femminile. Vederlo in sogno, specialmente nel letto, può dipendere da preoccupazioni legate alla sessualità: paure, sensi di colpa, desideri, e (per l’uomo) bisogno di affermare la propria potenza sessuale.

Sognare serpente morto può indicare la fine di influenze negative ed emozioni angoscianti nella tua vita; però può anche indicare la perdita di istintività.

Il serpente blu rappresenta l’energia spirituale; rosso, la potenza sessuale; verde, la gelosia amorosa; nero, il proprio istinto profondo.

Sognare serpente che cambia pelle è in arrivo un mutamento interiore, nuova spinta vitale.

Sognare un serpente arrotolato su se stesso rappresenta la tua energia psichica pronta a distendersi, a risvegliarsi. L’immagine corrisponde a quella di Kundalini, il serpente attorcigliato che, secondo la filosofia indù, rappresenta l’energia sopita dentro di noi, che può essere oscura e malefica finché non la si padroneggia, ma che può renderci divini se riusciamo a risvegliarla e a domarla.

Sognare serpente con due o tre teste può indicare che stai vivendo una situazione complicata, come se fossi spinto in direzioni diverse e in conflitto tra loro. Devi risolvere questo conflitto interiore.

Secondo il racconto biblico, il serpente in origine aveva le zampe; solo dopo aver tentato Eva, Dio lo punì togliendogli le zampe e costringendolo a strisciare sul ventre, mangiando polvere. Sognare un serpente con le zampe può quindi significare una ‘tentazione‘ di varia natura, o un atto di ‘ribellione‘.

Sognare serpenti che si mordono, che si mangiano tra loro rappresenta la tua grande determinazione e voglia di arrivare a tutti i costi agli obiettivi che ti sei prefissato.

Numeri del lotto:
Serpente 51.




Nel significato dei tatuaggi, il serpente è quanto mai scelto come simbolo di furbizia ed astuzia, ma spesso che sfociano nell’aggressività. Tipicamente maschile, come tatuaggio, le donne lo scelgono molto di rado, poichè la sensualità trasmessa non è percepita come femminile, forse anche a causa della sua comunione con simboli di tipo fallico.


LEGGI ANCHE : http://popovina.blogspot.it/2015/07/cari-parenti.html


                             http://pulitiss.blogspot.it/2015/07/il-serpente.html



.

FAI VOLARE LA FANTASIA 
NON FARTI RUBARE IL TEMPO
 I TUOI SOGNI DIVENTANO REALTA'
 OGNI DESIDERIO SARA' REALIZZATO 
IL TUO FUTURO E' ADESSO .
 MUNDIMAGO
http://www.mundimago.org/
.
 GUARDA ANCHE


LA NOSTRA APP



http://www.mundimago.org/



Elenco blog Amici