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giovedì 2 marzo 2017

GLI ESOPIANETI



L’annuncio della scoperta degli esopianeti è una delle notizie scientifiche più importanti degli ultimi anni. I sette nuovi esopianeti, con dimensioni paragonabili a quelle della Terra, si trovano in un unico sistema solare a 40 anni luce di distanza da noi. Almeno tre di loro sono in una “zona abitabile”, forse con acqua liquida sulla superficie, una condizione che rende più probabile la formazione della vita. La scoperta degli esopianeti – nome usato per indicare i pianeti che si trovano all’esterno del nostro sistema solare – è stata effettuata da un gruppo di astronomi guidati da Michaël Gillon dello STAR Institute dell’Università di Liegi, Belgio, ed è stata pubblicata sulla rivista scientifica Nature. Il nuovo gruppo planetario ha la quantità più alta di pianeti con dimensioni paragonabili alla Terra mai scoperta finora, e al tempo stesso ha il maggior numero di mondi con un’alta probabilità di avere laghi e oceani sulla loro superficie.
I sette esopianeti orbitano intorno a una “nana rossa”, una stella più piccola e fredda del Sole, che si chiama TRAPPIST-1 e che è visibile (non a occhio nudo) nella costellazione dell’Acquario nel cielo notturno terrestre. Come da prassi, i pianeti sono stati chiamati con il nome della loro stella di riferimento, cui è stata aggiunta una lettera in ordine alfabetico dal più vicino al più lontano; sono quindi: TRAPPIST-1b, TRAPPIST-1c e così via fino a TRAPPIST-1h.
La nana rossa ha una massa pari all’8 per cento di quella del Sole, con dimensioni paragonabili a quelle di Giove, il pianeta più grande del nostro sistema solare con un diametro che è circa 11 volte quello della Terra. La stella deve il suo nome al telescopio belga Transiting Planets and Planetesimals Small Telescope installato nei pressi di La Silla, in Cile, e utilizzato per la sua osservazione. L’acronimo TRAPPIST, derivato dal nome per esteso del telescopio, è stato scelto per ricordare l’ordine monastico dei trappisti, noti per essere produttori di alcuni tipi di birra in Belgio. La stella era inoltre una vecchia conoscenza di Gillon e colleghi, e aveva portato alla scoperta di tre esopianeti nel 2015.

I ricercatori hanno determinato l’esistenza e le caratteristiche dei sette pianeti grazie alle osservazioni e ai dati raccolti da diversi telescopi, come il Very Large Telescope dell’Osservatorio Europeo Australe (ESO) sempre a La Silla e dello Spitzer Space Telescope della NASA, in orbita intorno alla Terra per evitare i disturbi e le distorsioni che si hanno osservando il cielo dal suolo attraverso l’atmosfera.
La scoperta degli esopianeti è stata effettuata con una tecnica molto diffusa e perfezionata negli ultimi anni, che consente di osservare indirettamente nuovi corpi celesti. Semplificando molto: si osserva una stella e si rilevano i suoi periodici cambiamenti di luminosità, che si verificano quando un pianeta le passa davanti coprendola in parte (rispetto al punto di osservazione dalla Terra). Basandosi sui cambiamenti della luce e di altri parametri, gli astronomi riescono a ricostruire molte informazioni sui pianeti, determinando le loro dimensioni, la composizione e la distanza dalla stella di riferimento.
Gillon e colleghi scrivono nel loro studio che almeno 6 pianeti su 7 sono comparabili con la Terra, non solo per quanto riguarda le dimensioni, ma anche per la temperatura sulla loro superficie. I dati dicono anche che i 6 pianeti più vicini alla nana rossa sono rocciosi, come il nostro. Le orbite di questi esopianeti intorno a TRAPPIST-1 sono relativamente strette rispetto a quella della Terra: sono inferiori persino all’orbita di Mercurio, il pianeta più prossimo al nostro Sole. La minore distanza non comporta che il clima sugli esopianeti scoperti sia torrido e insostenibile per la vita, perché TRAPPIST-1 è una stella meno calda rispetto alla nostra.



I ricercatori stimano che TRAPPIST-1c, d ed f ricevano una quantità di energia paragonabile a quella ricevuta rispettivamente da Venere, Terra e Marte grazie al Sole. Potenzialmente tutti e sette gli esopianeti potrebbero avere acqua allo stato liquido sulla loro superficie, anche se TRAPPIST-1b, c e d sono forse troppo caldi per averne grandi quantità diffuse in più aree. Ci sono inoltre ulteriori prudenze su TRAPPIST-1h, il più distante di tutti dalla nana rossa, per il quale si ipotizza un clima troppo freddo per mantenere molta acqua allo stato liquido in superficie. Nel complesso, i tre pianeti con i requisiti più in ordine per essere abitabili sono TRAPPIST-1e, f e g.
La scoperta dei 7 esopianeti pubblicata su Nature, e annunciata ieri dalla NASA nel corso di una conferenza stampa molto attesa, è un’ottima notizia non solo per la parte dell’astronomia che si occupa dei pianeti esterni al nostro sistema solare, ma anche per la ricerca di forme di vita che si sono sviluppate su corpi celesti diversi dalla Terra. È ancora prematuro sostenere che ci sia vita su uno dei 7 pianeti, ma la loro scoperta consentirà ora ai ricercatori di concentrare le attenzioni su un gruppo planetario vicino, in termini astronomici, e che potrà essere indagato meglio in futuro con i nuovi telescopi più potenti cui sono al lavoro sia ESO sia NASA, e che dovrebbero essere pronti entro pochi anni.
Viene da pensare alle parole del celebre cosmologo Stephen Hawking, che auspica per l’umanità la possibilità, anzi la necessità, di trovare una nuova casa tra le stelle. “In un universo infinito, dev’esserci altra vita – sostiene da sempre il padre della teoria dei buchi neri -. È tempo d’impegnarsi per trovare una risposta”.

Gli scienziati della Nasa che considerano il nuovo sistema solare “uno dei migliori laboratori per capire l’evoluzione dei piccoli pianeti” hanno, infatti, descritto la scoperta come un importante passo verso la ricerca di una risposta alla domanda se c’è vita al di fuori del nostro Pianeta. “Sentiremo parlare molto di questo nuovo sistema nei prossimi anni e decenni”, commenta Nature. Il telescopio Hubble, ad esempio, ha già rivolto il proprio sguardo verso i nuovi mondi, a caccia dell’eventuale presenza di atmosfere. E nei prossimi anni nuovi occhi si apriranno sul Cosmo e, in particolare, su questi ultimi arrivati. Come quelli del telescopio spaziale Nasa/Esa James Webb, il cui lancio è in calendario tra poco più di un anno. O quelli dell’osservatorio terrestre Extremely large telescope dell’European southern observatory (Eso) che, una volta in funzione – la prima luce è attesa per il 2024 – sarà “il più grande occhio del mondo sul cielo”.

“È urgente moltiplicare gli sforzi per la caratterizzazione delle proprietà fisiche e delle atmosfere dei gemelli della nostra Terra, nella regione di abitabilità di stelle simili al nostro Sole”. L’esortazione viene da Alessandro Sozzetti, ricercatore dell’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf). “Il nuovo sistema planetario è straordinario sotto diversi aspetti – sottolinea lo studioso italiano -. Tre dei suoi sette pianeti sono, ad esempio, soggetti a livelli di irraggiamento da parte della stella centrale simili a quelli che Venere, Terra e Marte ricevono dal nostro Sole”. I nuovi osservatori consentiranno agli scienziati di guardare direttamente l’aspetto di questi nuovi mondi.  ma anche la voglia di capire quante e quali siano le somiglianze con la nostra Terra.

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martedì 14 giugno 2016

LA RISURREZIONE



È propriamente il "rialzarsi" dei morti, il loro ritorno in vita, o piuttosto, secondo le concezioni primitive, il ritorno della vita nel cadavere, la sua rianimazione. Esempi di risuscitamenti singoli si hanno in tradizioni religiose o nel folklore di popoli svariatissimi; alla base del concetto di resurrezione sta senza dubbio quel complesso d'idee per cui la morte è concepita quasi come un sonno, e non si dà vita senza materia, senza un corpo; ma l'idea della resurrezione, o della rinascita, può essere suggerita anche dal constatare ciò che si verifica nella vegetazione, o nei corpi celesti, come la Luna e il Sole, che anch'essi "muoiono" e "rinascono". Ma conviene distinguere tra le resurrezioni miracolose (avvenute per lo più in seguito al contatto o alla parola di un essere soprannaturale) di individui singoli alla vita ordinaria, e la resurrezione generale di cui parlano alcune dottrine escatologiche. Così pure, conviene distinguere tra la resurrezione dei morti in senso stretto e l'immortalità: il parlare, come fa qualche autore, di "resurrezione dello spirito" genera piuttosto confusione. Non è, pertanto, una vera resurrezione la vita umbratile dei defunti nelle tombe, anche se in certo modo ridestati dall'offerta di sacrifici, quale si trova nella religione dell'Egitto antichissimo, ove poi il defunto venne identificato con Osiride, divinità che muore e rinasce; così come muoiono e rinascono le divinità dei culti agrari, talvolta sviluppatisi in misteri, nei quali anche l'iniziato partecipa alla sorte del dio e si assicura pertanto l'immortalità beata. Tuttavia anche nelle dottrine misteriche manca la partecipazione del corpo all'immortalità, e tanto più l'universale risveglio dei morti tutti insieme. Sicché la credenza nella resurrezione vera e propria ci appare limitata a un gruppo relativamente esiguo di popoli e di religioni.

Per la religione degli antichi Egizi, la vita dopo la morte era la sola duratura e la morte costituiva un passaggio a tale vita. Il corpo veniva imbalsamato per preservarlo dalla corruzione e rimaneva nella tomba. Infatti solo se il corpo era intatto, il “Ka”, la forza vitale dell'uomo ed il “Ba”, l'anima, potevano andare nel Paese dei Morti. Questo Regno è simile al nostro ed è diviso in dodici regioni governate da altrettanti Dei. Al suo arrivo l'anima, condotta da Anubi o da Horus, è giudicata in presenza di Osiride: dopo la cerimonia di pesatura del cuore del defunto, detta psicostasia, viene deciso se l'anima debba essere divorata da Ammit o entrare nel Paese dei Morti. Per rendere confortevole la vita in questo Regno, i defunti dovevano portarsi appresso servitori e cibo. Ciò era possibile lasciando simbolicamente nella tomba sia statuette di servitori che esercitavano i vari mestieri sia vivande di vario tipo.

La possibilità di questo tipo di sopravvivenza era aperta a tutti ma solo chi possedeva abbastanza danaro per permettersi una tomba ed una imbalsamazione vi aveva realmente accesso, per gli altri c'era l'annullamento.

Lo zoroastrismo prevede la risurrezione corporea dei morti per un Giudizio Finale di Dio su Bene (Ahura Mazda) e Male (Angra Mainyu): il dualismo etico tra Bene e Male, che è alla base di questa religione, si riflette anche sui concetti di Paradiso, Inferno e Giudizio universale.

Dopo la morte, l'anima della persona passa un ponte ("Chinvato Peretu") sul quale le sue buone azioni sono pesate con quelle cattive. Per gli uomini che sono stati giusti durante la vita il ponte appare largo mentre per gli altri sottile come la lama di un coltello. Il risultato decreta la destinazione dell'anima nel Paradiso (“Garotman”) o nell'Inferno (“Il luogo peggiore”).

Dopo 3000 anni dalla morte di Zarathustra apparirà il Salvatore (“Saoschjant”) che distruggerà il Male in modo da far iniziare un Nuovo Mondo imperituro purificato in un bagno di metallo fuso. I morti risorgeranno per vivere in questo Nuovo Mondo ma non è chiaro se anche le anime dei peccatori saranno riscattate.

Si conoscono diversi miti della classicità che parlano di personaggi risorti da morte: in alcuni casi vi è anche acquisizione dell'immortalità.

Semele, la figlia di Cadmo, era stata visitata da Zeus, che la rese madre di Dioniso. La gelosissima Era provocò con un inganno la morte della giovane donna. Una volta cresciuto, Dioniso, che era nato semidio, riuscì a diventare immortale e poté così calarsi nell'Ade, prendendo quindi con sé l'anima della madre; la resuscitò e salì insieme a lei sull'Olimpo. Semele fu poi fatta immortale da Zeus.

Pelope, che era stato fatto a pezzi ancora fanciullo dal padre Tantalo che voleva imbandirne le carni agli dei per verificare la loro onniscienza, resuscitò ad opera di Zeus, che soffiò in lui la vita dopo averne ricomposto le membra, fatta eccezione per una spalla che nel frattempo era stata mangiata da Demetra, ancora scioccata per la sparizione di Persefone: al suo posto vi mise una spalla in avorio.

Ippolito, figlio di Teseo e Ippolita, fu resuscitato dal medico Asclepio con l'aiuto di Artemide. Il giovane era morto nell'incidente occorsogli mentre si trovava alla guida del suo cocchio, andato distrutto dopo che i cavalli avevano preso a trascinarlo essendosi imbizzarriti per aver visto affiorare dal mare un toro mostruoso.

Le Moire avevano annunciato l'imminente morte del re Admeto di Fere, a meno che qualcuno non avesse deciso di immolarsi per lui. Alcesti, moglie di Admeto, accettò: la sua anima era già entrata nell'Ade quando Eracle, che era amico di Admeto, ingaggiò una lotta furiosa con Thanatos che infine fu costretto a riportare in vita la donna.

Reso, il giovane re trace alleato di Priamo nella guerra di Troia, era stato ucciso nel sonno da Diomede, entrato furtivamente di notte nella sua tenda; la Musa Euterpe, che era sua madre, pregò Ade e Persefone di resuscitarlo: essi acconsentirono e gli dettero anche l'immortalità, ma lo obbligarono al soggiorno perpetuo in un luogo sotterraneo misterioso.

Un altro personaggio fatto resuscitare dagli dei inferi fu Protesilao, la prima vittima achea a Troia, ma solo per poche ore.

Er è una figura inventata da Platone per l'elaborazione di uno dei suoi miti, chiamati pertanto platonici: protagonista è un soldato della Panfilia caduto in battaglia, di nome appunto Er, che viene resuscitato mentre il suo corpo sta per essere bruciato sulla pira. Per volere divino Er è entrato nell'Ade pur non essendo stato ancora sepolto ed è stato poi riportato in vita potendo anche conservare la memoria per non aver bevuto l'acqua del fiume Lete, a cui si dissetano invece tutte quelle anime che optano per la reincarnazione, poiché esse devono cancellare ogni ricordo della vita precedente prima di prendere possesso di un nuovo corpo.

A seguito della conquista di Alessandro Magno la cultura e la filosofia greche si espansero in Oriente e più tardi vennero anche raccolte dagli strati colti romani.

Le espressioni greche per risorgere o risvegliarsi vennero usate per indicare un prolungarsi dopo la morte di una vita dell'anima condannata però a vagare in un mondo di ombre. Non c'era ricompensa per il bene o il male fatto ma solo una terribile pena per la perdita della vita. Questo mondo aveva come re/dio Ade e questo era anche il nome del luogo. I nomi romani erano Plutone per il dio e Inferi o Averno per il posto.

Le Religioni misteriche celebravano il ritmo ciclico vita-morte-rinascita delle forze della Natura. Attraverso vari stadi di iniziazione gli adepti pervengono alla visione beatifica della divinità. Tuttavia queste religioni non sottintendevano una vera e propria liberazione dalla morte ma piuttosto il continuo rinascere di una nuova vita dopo la morte.

Anche la tradizione dei Cinici (derivante da Diogene di Sinope) che lega elementi di filosofia Socratica (Stoicismo) a elementi della mitologia greca (in particolare il semidio Eracle), è legata a culti misterici che celebrano la morte e la risurrezione.

Nell'ebraismo il Tanakh si divide in tre parti, Torah o Pentateuco, Neviìm o Profeti e Ketuvim o Agiografi.

La credenza in una risurrezione di uno o tutti i morti compare molto raramente nel Tanakh e comunque in libri tardivi. Nei tempi più antichi (Torah) valeva la convinzione che gli uomini (Ebrei) che avessero seguito i Dieci comandamenti fossero ricompensati con una lunga vita terrena e con la possibilità di giungere nell'aldilà dopo la morte.

Nel Tanakh ci sono alcuni episodi in cui profeti come Elia ed Eliseo operano risurrezioni singole che sono simili a quelle che poi nel Nuovo Testamento compirà Gesù.

Nel libro del profeta Ezechiele, risalente all'Esilio babilonese (586-539 a.C.), si parla della sua visione delle ossa dei morti e del potere di Dio di farli risorgere e di vuotare i sepolcri.

Non è assurdo ipotizzare che gli Israeliti durante il periodo Babilonese, durato il tempo di una generazione, vennero a contatto con le religioni orientali delle popolazioni presso cui dimoravano (Impero babilonese) ed in particolare con lo Zoroastrismo.

Concetti analoghi sono espressi nella cosiddetta Apocalisse di Isaia 26,19 datata a dopo l'esilio: i morti risorgeranno e i loro corpi saranno svegliati.

In questi esempi la concezione della Risurrezione è relativa ad una azione divina sul suo Popolo Eletto: il superamento della morte è una parte della salvezza promessa da Dio al suo popolo.

Anche nel libro di Giobbe, risalente forse all'inizio del V secolo a.C., si esprime la sua fede nella risurrezione.

Alla fine del I secolo a.C., intorno al 20 a.C., venne avanzata l'idea della morte e resurrezione dopo tre giorni di un messia, Efraim discendente di Giuseppe, per intervento dell'angelo Gabriele. Quest'idea venne successivamente accolta dal Talmud e sviluppata in un midrash del II secolo d.C., in cui si espresse il concetto che un messia discendente di Giuseppe avrebbe preceduto il messia discendente di Davide.

Nella concezione giudaica l'anima dopo la morte entra nello Sheol, un mondo di nulla e di vuoto fino a che non è da questo risvegliato. Il concetto di Sheol va anch'esso modificandosi col tempo. Nel I secolo erano in contrasto le posizioni dei Farisei che seguivano anche una tradizione orale e quelle dei Sadducei che erano sostenitori di una rigida adesione alla Torah, in cui il concetto di risurrezione è assente. Per i Farisei invece erano presenti concetti di angeli, demoni e risurrezione; lo Sheol non è più un luogo di vuoto ma un luogo di attesa della risurrezione. Dopo la morte i giusti vengono portati dagli angeli nel "seno di Abramo", mentre gli empi soffrono il fuoco della Geenna. Questi concetti appaiono chiaramente nella Parabola di Lazzaro e il ricco Epulone. I Farisei credevano nella resurrezione in senso fisico: i corpi sepolti nella terra sarebbero ritornati in vita ad opera di Dio. Al momento della resurrezione i corpi avrebbero avuto la condizione che avevano al momento della morte, poi Dio li avrebbe trasformati risanando le loro infermità. Inizialmente credevano che la resurrezione avrebbe riguardato solo il popolo ebraico, poi arrivarono alla conclusione che sarebbero risolti anche i gentili e anche i giusti tra i gentili sarebbero stati ricompensati da Dio.



Maimonide, Yehudah haLevì e Saadya Gaon confermano che la prova logica di fede consiste nella stessa teoria dell'opera della creazione ed in quella del miracolo: come Dio ha potuto creare ex nihilo, permettendo l'esistenza di qualcosa che ancora non era presente, così avviene per il miracolo, attraverso un intervento appunto prodigioso.

Dai tempi di Omero il termine greco thànatos aveva il significato di passaggio alla condizione di morte. Altri vocaboli indicavano il sonno (hypnos, kathéudo, koimàomai); ciò che era inanimato e senza vita (nekròs), il compimento naturale dell'esistenza (teleutào) e l'interruzione violenta (apoktéino). Nel Nuovo Testamento quest'ultimo termine è usato da Erode nei confronti di San Giovanni Battista (Matteo 14,5), riguardo agli operai della vigna (Matteo 23,37), nelle profezie della Passione (Marco 8,31; 9,31; 10,34), mentre San Paolo ricorda che mediante la morte di Cristo viene uccisa l'inimicizia (Efesini 2,16). Il padre del giovane prodigo invece definisce nekròs il figlio perduto (Luca 15,24:32).

Per i Greci la morte significava semplicemente che non c'era più la vita. Solo gli dei possedevano l'immortalità e le pallide ombre degli uomini dimoravano nel regno di Ade. Per difendersi dall'idea della morte nel mondo antico si seppellivano i corpi presso le strade, oppure si pensava che l'uomo continuasse a vivere nei figli, si esaltava la fine eroica, e si scrivevano lapidi funebri per celebrare la fama del defunto tra i vivi.

Anche nell'Antico Testamento la morte era la fine di tutto e l'uomo ritornava polvere (Genesi 3,19). La morte prematura poteva essere vista come punizione del Signore per la colpa dell'uomo; oppure Dio poteva punire una persona per salvare una comunità o la stessa comunità uccidere alcuni componenti per scongiurare il severo giudizio di Dio sul popolo.

La speranza del superamento della morte o risurrezione è formulata per la prima volta nella Bibbia in Isaia (Isaia 26,19) e in Daniele (Daniele 12,2). Secondo i profeti, per chi vive nel presente e per le generazioni passate, la morte può essere superata grazie a un atto divino della nuova creazione. Il Regno di Dio giungerà alla fine dei tempi, quando il peccato sarà vinto e la morte privata del suo dominio.

In polemica con i Sadducei, Gesù ribadisce il concetto di resurrezione, di cui vi sono nei Vangeli diversi richiami (Vangelo di Marco, 12,18:27; Vangelo di Matteo, 22,23:33; Vangelo di Luca, 20,27:40; Vangelo di Giovanni, 5,25:29).

Nei Vangeli l'espressione in greco che indica la risurrezione dai morti è anàstasis nekrôn, con un significato assai più forte di quello della lingua italiana. In greco è il rialzarsi da coloro che sono morti; ed è un'immagine assai vivida, poiché i morti sono i cadaveri, dai quali esce il nuovo corpo dato dall'anima. Tale vivacità di espressione si trova nell'evangelista Marco 9,9:10: dopo la trasfigurazione Gesù ammonisce Pietro, Giacomo e Giovanni - che non comprendono - affinché non parlino dell'accaduto fino a quando il figlio dell'uomo non fosse risorto da quelli che sono morti.

La fede nella resurrezione è ribadita anche negli Atti degli Apostoli (Atti 4,2 e 17,32) e nelle Lettere di Paolo. Per San Paolo, la morte è il prezzo del peccato (Romani 6,23) e Satana ha il potere sulla morte (Ebrei 2,14) anche se è solo Dio che salva, condanna, dà vita ai morti e chiama all'esistenza anche ciò che non esiste. Gesù resuscita per la nostra giustificazione (Romani 4,25) e morire con Cristo è morire al mondo, e alle potenze del mondo che rendono schiavi (Colossesi 2,20). Il Salvatore ha fatto diventare l'uomo nuova creatura e gli ha donato nuova vita.

Per il Cristianesimo nella sua più alta espressione, la morte di Gesù non è stata quella di un grande uomo o di un martire, di un sobillatore o di un innocente buono, ma l'evento della salvezza unico e fondamentale. Il concetto di morte è motivo pertanto di costante riflessione: Non avere paura, abbi solo fede – scrive l'evangelista Marco (Marco 5,36).

Nei primi tempi del Cristianesimo fu ripresa e rafforzata la tradizione farisaica sulla risurrezione, dandogli un nuovo contenuto (basti pensare all'importanza del tema delle Risurrezione di Gesù come fondamento della fede e del "primo annuncio cristiano", o kerigma) anche se il problema dello Sheol e cioè del destino delle anime dei giusti dopo la morte corporale, non fu inizialmente molto sviluppato. Probabilmente ciò avvenne anche in conseguenza della fede nella seconda venuta di Cristo, o Parusia, che si riteneva dovesse essere imminente.

Sono indicazioni di questa tradizione il racconto della risurrezione di Lazzaro di Betania (Giovanni 11,1-46), risvegliato dal sonno della morte così come le altre risurrezioni operate da Gesù nonché vari passi dei Vangeli ad esempio Matteo 13,49-50.

Anche Paolo oltre che a professare la fede nella risurrezione terrena di Gesù annuncia la sua fede in una futura risurrezione dei morti. (Atti 24,15).

Tuttavia, già nei tempi apostolici (le lettere di Paolo ai Tessalonicesi ne sono un esempio), mentre si prendeva coscienza che la Parusia sarebbe avvenuta in tempi non immediati, si rendeva necessario chiarire il destino dopo la morte dei Battezzati, dei Martiri, così come dei santi e della Vergine Maria, il cui culto si diffuse enormemente già nei primi secoli. Dal Nuovo Testamento e dalla Tradizione cristiana si comprese perciò che le anime di coloro che avessero meritato la Salvezza salissero in Paradiso (corrispondente al "seno di Abramo" del Vangelo e della tradizione ebraica), eventualmente dopo un periodo di purificazione successivo alla morte, ed a tale proposito venivano offerte le preghiere di intercessione per i defunti. Cristo, al suo ritorno alla fine dei tempi, avrebbe poi pronunciato il Giudizio universale, seguito poi dalla risurrezione della "carne" (cioè dei corpi, trasfigurati a somiglianza di quello di Gesù dopo la risurrezione) o dei morti, come si dice, rispettivamente, nel simbolo degli apostoli ed i quello niceno-costantinopolitano, sia dei giusti che degli ingiusti, i primi per la vita eterna nel Regno di Dio sulla terra, gli altri per una risurrezione di condanna.

Lo Gnosticismo è una dottrina religiosa che fiorì nel II secolo e che trova nel diacono Valentino uno dei suoi maggiori esponenti.

Gli gnostici valentiniani cercarono di risolvere l'eterno dilemma che si presenta a chi pensa a un mondo creato: se il mondo è stato creato da un Dio, da dove viene il male? Se Egli non ha creato il male come lo si può considerare unico Creatore delle cose?

Per risolvere questo problema gli gnostici elaborarono una cosmogonia secondo la quale all'inizio di tutte le cose esisteva l'Essere Primo, Bythos, che dopo ere di silenzio e di contemplazione, tramite un processo di emanazione, diede vita al Pleroma (mondo divino), formato da 30 Eoni raggruppati in coppie maschili e femminili. Al vertice di questi Eoni si pone la coppia Abisso e Silenzio (quest'ultimo elemento femminile), coppia da cui nacquero per emanazione tutta una serie di Eoni in una sequenza di potenza sempre inferiore. L'ultima di queste coppie fu quella formata da Sophia e Cristo. L'Eone Demiurgo, spinto a sua insaputa dall'Eone Sophia crea l'aspetto materiale delle cose e anche l'uomo mentre questa, a sua volta, è spinta nella creazione dall'Eone Gesù. Dal Demiurgo nacquero anche il diavolo (detto Kosmokrator) e la sua corte di angeli malvagi.

La Rivelazione di Dio tramite l'Eone Gesù pulisce il cuore corrotto dell'uomo e gli rivela la scintilla divina che è presente in lui e che è "estranea" al mondo materiale. È allora possibile la salvezza che consiste nel ritorno dell'elemento pneumatico dell'uomo al Pleroma ove esso resterà assieme agli angeli che circondano il Salvatore. Questa Salvezza si ottiene con la fede e con le buone azioni.

Mani, che visse nel III secolo, è il fondatore di una religione basata sul sincretismo tra cristianesimo, buddismo, mazdeismo e gnosticismo di stampo valentiniano. La religione creata dal filosofo persiano Mani si configurava come religione di pura ragione in contrasto con la credulità cristiana: spiegava l'origine, la composizione, ed il futuro dell'universo e disprezzava il cristianesimo perché era pieno di dogmi.

Riguardo alla vita dopo la morte, il manicheismo parlava di tre destini differenziati per i Perfetti, gli Uditori, ed i Peccatori (non-Manichei). Le anime dei primi dopo la morte, sarebbero state ricevute da Gesù, e, purificate dal sole, dalla luna, e dalla stelle le loro particelle di luce, liberate, sarebbero salite al Primo Uomo e formate in divinità minori, che avrebbero circondato la sua persona.

Il fato degli Uditori sarebbe stato, in ultima analisi, lo stesso di quello dei Perfetti, ma avrebbero dovuto passare attraverso un lungo purgatorio prima di arrivare alla beatitudine eterna. I peccatori, invece, avrebbero dovuto vagare tra i tormenti e l'angoscia, circondati dai demoni e condannati dagli angeli, fino alla fine del mondo, quando saranno gettati anima e corpo all'inferno.

Il Catarismo degli Albigesi è un movimento religioso sviluppatosi tra il XII ed il XIV secolo soprattutto nel sud della Francia.

Il Dualismo rappresenta l'elemento più importante della Teologia Catara: il mondo materiale è visto come il Male mentre il Bene può essere trovato solo in cielo vicino a Dio. La vita dei Catari è perciò tesa a portare il Bene dell'Uomo (l'anima), concepita come una scintilla divina, fuori dal mondo cattivo, verso il Cielo, realizzandone così la liberazione.

Questo processo di liberazione avveniva per gradi a seconda delle capacità di ogni individuo. I Catari accettavano l'idea della reincarnazione per cui coloro che non riuscivano a realizzare la liberazione durante il presente viaggio mortale sarebbero ritornati un'altra volta per continuare la battaglia verso la Perfezione. La reincarnazione non era quindi né necessaria né desiderabile ma solo legata al fatto che non tutti gli esseri umani sono capaci di rompere le catene della materia in una sola vita. Il destino finale di ogni anima è quindi il ritorno, dopo lungo cammino, al Bene, cioè Dio.

Queste convinzioni spiegano la facilità con cui i Catari, perseguitati dalle Crociate Albigesi, entravano spontaneamente nei roghi preparati e accesi e si lasciavano bruciare cantando.

Nel mondo cristiano le convinzioni sulla morte e sulla risurrezione si mantennero più o meno uguali fino al Trecento quando esse furono scosse dalle affermazioni di papa Giovanni XXII (agosto 1316, dicembre 1334). Questo Papa contraddistinse il suo Pontificato per uno smodato uso del perdono impartito dietro pagamento a peccatori e anime in Purgatorio, per le sanguinose guerre condotte e per una bolla, Cum inter nonnullus, in cui condannava come eretica la povertà dei Francescani.

Contrariamente alla concezione teologica allora comune Giovanni XXII sostenne l'opinione che le anime dei defunti dimoranti "sotto l'altare di Dio" (Apocalisse 6,9) avessero solo la visione della natura umana di Cristo e venissero ammesse alla piena beatitudine unicamente dopo il Giudizio Universale. Egli presentò questa sua concezione soprattutto in tre omelie: il 1º novembre e il 15 dicembre 1331 e il 5 gennaio 1332. Nella terza omelia affermò che sia i demoni che gli uomini riprovati andranno al castigo eterno dell'Inferno solo dopo il Giudizio Universale. Per avvalorare la sua concezione Giovanni XXII redasse nell'anno 1333 anche una dissertazione.

Il re Filippo VI di Francia fece fare un esame dall'Inquisizione. L'esame iniziò il 19 dicembre 1333. Da parte sua anche il Papa convocò una commissione di cardinali e di teologi, che il 3 gen. 1334 in concistoro lo indusse a dichiarare che avrebbe revocato la sua concezione, se essa fosse trovata in contrapposizione alla comune dottrina della chiesa.

Morì il 4 dicembre 1334 ma con una bolla (la Ne super his) datata 3 dicembre 1334 ed emanata dal suo successore papa Benedetto XII ritrattò la sua dottrina. Oggi la Chiesa Cattolica ritiene che Giovanni XXII parlò esprimendo una opinione personale e non ex cathedra.

Il nuovo papa Benedetto XII pubblicò nel 1336 una Costituzione Apostolica la Benedictus Deus in cui fissò i principi di fede ancora oggi validi.

In particolare da allora la Chiesa Cattolica afferma che l'anima "subito dopo la morte" (mox post mortem) passa attraverso un Giudizio Particolare e poi viene retribuita immediatamente salendo subito in Paradiso per godere della visione di Dio o viene ammessa al Purgatorio, per essere purificata e poter accedere alla visione di Dio in un secondo momento o eventualmente scende all'Inferno.

Per quanto riguarda il Giudizio Finale (Giudizio Universale) si cita di seguito il Catechismo della Chiesa Cattolica:

« Davanti a Cristo che è la Verità sarà definitivamente messa a nudo la verità sul rapporto di ogni uomo con Dio. Il Giudizio finale manifesterà, fino alle sue ultime conseguenze, il bene che ognuno avrà compiuto o avrà omesso di compiere durante la sua vita terrena. »
(CCC 1039)

La posizione dei vari movimenti dell'Evangelismo è sostanzialmente allineata alla visione del Cristianesimo del primo secolo. La risurrezione avviene al momento del Giudizio Universale e il periodo tra la morte e la risurrezione è trascorso nello Sheol. Con un paragone alla liberazione degli Israeliti dalla schiavitù in Egitto si parla piuttosto di una risurrezione in questa vita quando si scopre e si aderisce alla fede in Cristo.

I Testimoni di Geova sostengono di praticare il ripristinato cristianesimo del primo secolo. Credono nella resurrezione e in una futura ricompensa per i giusti che distinguono in due categorie:

144.000 prescelti (il piccolo gregge) che regneranno in Cielo assieme a Cristo dopo una risurrezione spirituale senza un corpo carnale, ma con uno spirituale.
tutti gli altri servitori di Dio che vivranno in eterno con un nuovo corpo (nel caso dei risorti), su una terra ritrasformata in Paradiso.
Non credono all'immortalità dell'anima, perché credono l'uomo stesso sia un'anima, né all'esistenza di Inferno e Purgatorio, che di fatti non vengono citati nella Bibbia. Anche gli ingiusti risorgeranno in quello che verrà ripristinato come Paradiso, ma come chiunque saranno soggetti alla seconda morte, che varrebbe a dire l'annullamento, se non verranno seguite le norme di Dio durante il Millennio.

Secondo la fede islamica, l'umanità è destinata alla morte ma, nel momento del Giorno del Giudizio (Yawm al-din), Allah farà suonare dai suoi angeli le Trombe del Giudizio, che provocheranno l'annichilimento di ogni essere. Un secondo suono di Tromba farà risuscitare tutti gli uomini, nessuno escluso, in corpo, anima e spirito, perché siano giudicati e, a seconda dei casi, premiati col Paradiso o condannati all'Inferno. Tuttavia prima della resurrezione corporea esiste un aldilà, questo periodo che va dalla morte alla resurrezione, è detto “Al-Barzakh”. Il Sacro Corano e gli Ahadith ci dicono che prima della resurrezione esiste un periodo di vita che costituisce il tramite tra questo mondo e l'Aldilà. Durante questo periodo i probi si troveranno sul sentiero che conduce al Paradiso, una delle sue porte sarà aperta davanti a loro e, in attesa dell'avvento del Giudizio Universale, godranno dei suoi beni. I malfattori, invece, saranno messi sul sentiero dell'Inferno e una delle sue porte sarà aperta davanti a loro. Rimarranno fino al Giorno del Giudizio nelle torture e nei tormenti, passeranno un triste e spiacevole periodo e dalla paura dell'avvento del Giudizio Universale e dei tormenti dell'Inferno si troveranno in una condizione d'angoscia e di terrore.

Il Giorno del Giudizio è per questo chiamato anche Yawm al-qiyama (Giorno della risurrezione).

In alcune religioni orientali, la risurrezione prende talora la forma della reincarnazione, talché i relativi dogmi identificano in ogni essere vivente (dalla formica all'elefante, tanto per citare esempi confortati da nota letteratura) il portatore dello spirito o dell'anima di un trapassato.

Il concetto di risurrezione è proprio anche di dottrine e culti non tradizionalmente considerati religiosi (ad esempio nello spiritismo, di controversa accostabilità) o non peculiarmente legati ad una religione, ed è nei suoi rudimenti molto antico, quasi primordiale, intimamente connesso alla commemorazione o al vero e proprio culto dei morti (culto degli antenati), che sono in qualche forma presenti in tutte le civilizzazioni arcaiche e che comunque sottendono una credenza di persistenza, o meglio di sopravvivenza degli spiriti.

Il problema della storicità della Risurrezione di Gesù sollevato da alcuni teologi, senza ovviamente entrare in discussioni attinenti al moderno criterio della storia e soffermarci sulle tesi di Bultmann, ha una sua soluzione nella considerazione della autorevolezza e della veridicità dei testimoni cioè dei discepoli, i quali saranno segnati da questo fatto reale che la tradizione pasquale presenta a partire da due dati: quello della tomba vuota e quello degli incontri o apparizioni del Risorto con gli Undici. Fatti questi che ci permettono di concordare con H. Küng quando giustamente afferma che «non fu la fede dei discepoli a resuscitare Gesù per loro ma fu il Resuscitato da Dio a condurli alla fede e alla sua professione… non si può prescindere dalla realtà del Risorto, cioè dalla causa di Gesù che i suoi discepoli avevano data per persa, decide Dio stesso con la Pasqua: la causa di Gesù ha senso e progredisce perché, poiché Gesù stesso, dopo il suo umano fallimento, non è rimasto nella morte ma vive pienamente legittimato da Dio. La Pasqua è quindi un evento non solo per i discepoli e la loro fede: Gesù non vive grazie alla loro fede… La Pasqua è un evento primariamente per Gesù stesso: Gesù rivive grazie a Dio - per la loro fede».
Dunque dagli elementi che ci offre il Nuovo Testamento Cristo è veramente risorto e ha cambiato la vita ai suoi apostoli. La riflessione della comunità post-pasquale ha alla base della sua fede, e non viceversa, il Cristo Risorto che viene annunciato nella predicazione proprio perché è morto e risorto e vive alla destra del Padre. Aderire al Kerigma e porsi alla sua sequela nella Comunità da lui voluta significa usufruire della liberazione dal peccato ed essere giustificati presso il Padre. È dunque conditio sine qua non che Cristo sia veramente Risorto. Ecco perché diversi teologi moderni si sono occupati della storicità della Risurrezione. Lo stesso Catechismo della Chiesa cattolica pur consapevole della distinzione del criterio scientifico di storia circa la Resurrezione di Cristo sottolinea che «è un avvenimento reale che ha avuto manifestazioni storicamente costanti». Continua il Catechismo sottolineando che «la Resurrezione di Gesù è la verità culminante della nostra fede in Cristo, creduta e vissuta come verità centrale dalla prima comunità cristiana, trasmessa come fondamentale dalla Tradizione, stabilita dai documenti del Nuovo Testamento, predicata come parte essenziale del Mistero Pasquale insieme con la croce: Cristo è risuscitato dai morti. Con la sua morte ha vinto la morte, ai morti ha dato la vita».



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lunedì 16 novembre 2015

LA CAPRA



La capra in araldica principalmente fu assunta a simbolo di fatica, spirito di adattamento, pace e benvolenza grazie ai quali era l’animale per eccellenza capace di vivere e prolificare su terreni impervi e aridi, in grado di consentire all’uomo l’allevamento e la sopravvivenza in territori che per la loro struttura morfologica non consentivano altri tipi di allevamenti o coltivazioni.

Da questa sua energia frizzante nasce la fertilità e la vita, nella mitologia greca è difatti la capra Amaltea a nutrire Zeus infante che la madre aveva nascosto nell’isola di Creta per proteggerlo dal padre Crono che divorava i propri figli. Diventato adulto e re degli Dei  Zeus con una delle sue corna creò la cornucopia, il corno dell’abbondanza traboccante di cibo e bevande e alla sua morte la immortalò per sempre tra le stelle della costellazione del Capricorno.

Sempre in Grecia è la capra ad essere sacra a Dionisio: i grandi poeti greci ottenevano come premio per le loro opere migliori un capro. Dal suo nome dall’antico greco “tragos” derivo quello di “tragedia”.

Significativo il richiamo alla mitologia nordica: Heidrum è il nome della grande capra che, dal tetto del mondo di Valhall, dove i valorosi morti in battaglia vengono accolti, dona l'”idromele”, nettare dolcissimo che sgorga in continua abbondanza dalle sue infaticabili mammelle e con la leggenda norvegese dove il carro di Thor, il dio del tuono, veniva rappresentato con la barba rossa, una corona di stelle in testa, una cintura magica, sopra un carro tirato da due capre. Sopravvive ancora oggi l’usanza svedese di mettere sotto l’albero di Natale, una piccola capra di paglia oppure sui rami delle palline con quella forma.

In India è considerata la madre del mondo e per altri popoli asiatici le sue corna sono il retaggio del suo legame con il potere degli Dei attraverso la quale passano i loro  fulmini scagliati a terra.
E’ abbastanza recente invece  l’accezione negativa  attribuita a questo animale  dalla chiesa cattolica che ha cercato di sopprimere la sua venerazione, in antitesi alla mitologia greca che coglieva  nel  profondo legame di questo animale  con la terra, la natura ed il mondo silvestre e con la sua facilità di partorire ed essere madre, un simbolo sessuale sottolineato tra l’altro  dall’investitura del cornucopia da parte di Zeus.

La chiesa volle quindi attribuire all’animale un valore spregiativo associandolo a Satana, a rapporti sessuali libertini ed incontrollati, attribuzione negativa che trovò facile terreno nei circoli occultisti alla moda di Inghilterra e Francia e che con l’inquisizione si trasformò nella orribile caccia alle streghe organizzatrici di orgie con il Demonio.

In origine, quando la notte era ancora buia e rischiarata soltanto dai lampi del mito, veniva considerata l’essenza stessa della virilità, il simbolo della potenza sessuale maschile e, di conseguenza, la raffigurazione degli istinti primitivi, degli impulsi incontrollati. Capro, quindi, più che capra, come venne chiamata in epoca più civilizzata nel tentativo di addomesticarne il terribile recondito significato, o capretta, come ci piace chiamarla oggi "rimpicciolendone" ancor di più la natura selvatica e inquietante. Non a caso Pan, il dio greco dei boschi e dei pascoli, veniva rappresentato tutto peloso, con i piedi da capra, due corna sulla fronte e una lunga barba, mentre nelle statue che lo tramandavano non mancava mai un fallo ben eretto.

Gli ebrei la usarono come "capro espiatorio", cioè come mezzo per liberare il popolo dai propri peccati: la gente, radunata davanti alla bestia, confessava ad alta voce le colpe di ciascuno che venivano addossate sul capo del caprone, mentre il Gran Sacerdote vi imponeva le sue mani. L’animale veniva poi spinto nel deserto dove, abbandonato allo spirito immondo Azazel e destinato a morire di fame e di sete, scontava i peccati altrui in un luogo dove non potevano più far del male a nessuno. I Greci — ancora loro! — derivarono da essa le origini di quel loro formidabile genere teatrale, che va sotto il nome di "tragedia", che in origine significava infatti "canto dei capri", poiché veniva eseguito da attori contadini mascherati da caproni, che non risparmiavano ai presenti scherzi pesanti e parole scurrili per le quali ricevevano in premio un capretto.

I Romani celebrarono il caprone nel dio Fauno, protettore delle campagne e delle greggi, che ebbe l’epiteto di "Lupercus" da una grotta sul Palatino a lui sacra. "Lupercalia" furono chiamate le feste a lui dedicate nel corso delle quali, dopo aver immolato capri, due giovani sacerdoti, con la fronte bagnate del loro sangue e vestiti solo sulle anche con le loro pelli, percorrevano il Palatino colpendo con corregge, sempre ricavate dalle pelli degli animali sacrificati, le donne sterili affinché potessero sperare nella fertilità. La simbologia è evidentissima.

Strano destino, quello della capra: disprezzata per il suo umilissimo valore, per il carico di miseria che si porta dietro nel suo vagare saltabeccando fra dirupi e rovi insecchiti, eppure esaltata nel mito e nella leggenda come animale fantastico, quasi "alter ego" di una virilità innalzata agli onori scintillanti dell’Olimpo e poi occultata miseramente fra le corna dei peccatori.



La simbologia negativa raggiunse l’apice nelle "messe nere" in cui sull’altare, al posto della croce, stava Satana sotto le sembianze di caprone, mentre le ostie venivano calpestate e coperte di sputi. Il calice, e non poteva essere altrimenti, era uno zoccolo di caprone contenente urina anziché vino.

Uno dei simboli ricorrenti nel Satanismo, il Baphomet è una figura misteriosa e malcompresa, ad oggi ancora estremamente enigmatica e soggetta a fraintendimenti, polemiche e leggende urbane.

Generalmente è inteso come una specie di foto segnaletica del “diavolo”, ed è associato quindi al Satanismo.  L’idea generale che si ha del Baphomet è che rappresenti Satana, e che si presenti alle streghe, ancora oggi, in questa forma durante i sabba. Idea malsana e totalmente di parte, sviluppata durante gli anni più tristi dell’Inquisizione, e successivamente entrata a far parte della tradizione e dell’immaginario comune, spesso tra le persone più semplici e meno informate. In realtà la figura del Baphomet non è legata solo al Satanismo, ma anche, e ben di più, alle varie correnti dell’occultismo in generale, che molto hanno preso dalle figure mitologiche antiche. Ma questa figura, legata tanto ai Templari medievali quanto ai Massoni del 1800, nonchè all’occultismo moderno, da dove proviene? Qual’è la sua origine, e quali i suoi significati? Ed oggi, che peso ha nell’immagine e nella cultura comune?

Il Baphomet è una figura enigmatica e ricca di significati, salita alla ribalta nell’ultimo secolo grazie al lavoro compiuto in gran parte da Aleister Crowley e Anton LaVey: le prime testimonianze si ritrovano, però, in molti documenti risalenti all’11° secolo.

E’ preso quasi come un dato di fatto,  tra i vari studiosi dell’occultismo, che la figura del Baphomet sia stata di somma importanza nei rituali dei Templari. La prima comparsa del nome si ha in una lettera del 1098, scritta dal crociato Anselmo di Ribemont:

 ”Non appena il giorno nuovo sorse chiamarono a gran voce Baphometh mentre noi pregavamo nel silenzio dei nostri cuori Dio, attaccammo poi e riuscimmo a respingere tutti i nemici al di fuori delle mura.”

Durante i processi ai Templari del 1307, avvenuti su esplicita richiesta del re Filippo IV di Francia, il nome del Baphomet fu, pare, una costante.

Diversi Templari negarono di adorarlo, altri lo descrissero come un gatto, o una testa con tre facce.

Oggi, al contrario di tanti scritti destinati al consumo “di massa” che negano il legame tra i Templari e il Baphomet, quasi tutti gli autori realmente studiosi di occultismo riconoscono tale collegamento.

La raffigurazione del Baphomet in assoluto più famosa, diventatane in seguito l’icona ufficiale, si trova nel “Dogme et Rituel de la Haute Magie“, un libro scritto dall’occultista francese Eliphas Levi. In seguito anche LaVey diede una sua interpretazione del simbolo, inserendo la testa del caprone all’interno del pentacolo. Oggi questa immagine ha permeato l’immaginario comune, spesso concepita come negativa e in qualche modo ambigua, ma tutti ce l’hanno in mente, senza esclusioni. Spesso anche molti esperti, o cosiddetti tali, di demonologia hanno dubbi ed incertezze sull’iconografia dei vari demoni, tranne che sulla figura del Baphomet, che descrivono sempre e comunque in modo corretto.
Sull’origine del nome di questa figura esistono diverse teorie. La spiegazione che va per la maggiore è quella relativa all’adorazione, da parte dei Templari, di un idolo così chiamato: nome che sarebbe la storpiatura dal francese antico del nome di Maometto, latinizzato in “Mahomet”. Il nome “Baphomet”, quindi, estorto sotto tortura, potrebbe essere stato storpiato ulteriormente dal “Mahomet” originario, in modo voluto od anche del tutto accidentale. Ipotesi abbastanza campata in aria, basata sulle assonanze tra i due nomi.

Il Dr. Hugh Schonfield, il cui lavoro sui Rotoli del Mar Morto è ben conosciuto negli ambienti accademici, ha sviluppato una delle teorie più interessanti, e probabilmente delle più esatte. Studiando un codice in particolare, la Cifra di Atbash, ed usandolo per tradurre i famosi Rotoli, affermò che applicare le regole della cifra alla parola Baphomet, porta ad averla tradotta come la  parola greca “Sophia”, cioè “conoscenza” ed anche sinonimo di “dea”. In effetti è molto più plausibile che non una storpiatura sotto tortura di una parola francesizzata. I Templari, che durante la loro permanenza in Medio Oriente erano entrati in contatto con gli insegnamenti del misticismo arabo, stavano introducendo in Europa i principi fondamentali di quello che sarebbe diventato l’occultismo occidentale: lo gnosticismo, di cui appunto Sophia, dea e simbolo della conoscenza, è una delle figure principali, l’alchimia, la Cabala e l’ermetismo. Inoltre erano diventati ormai troppo potenti ed autonomi per non essere in grado di rivaleggiare con la Chiesa: vennero quindi tolti di mezzo con accuse infondate e confessioni estorte di forza.



Un altro studioso, Arkon Daraul, docente di tradizione e magia sufista, elaborò la tesi secondo cui Baphomet deriverebbe dalla parola araba “Abu fihama”, cioè “Padre della Comprensione”. Anche qui si nota il chiaro messaggio di stampo gnostico, secondo cui la “comprensione” è indirizzata,appunto, al capire l’essenza delle cose.

Eliphas Levi, l’occultista francese che ha disegnato la famosa figura del Baphomet, sostenne che il nome derivasse da una ben precisa codifica:

“Il nome del Baphomet dei Templari, che dovrebbe essere pronunciato cabalisticamente al contrario, è composto di tre abbreviazioni: Tem.; OHP.; AB.; Templi omnium hominum patti Abbas, “il padre del tempio della pace di tutti gli uomini”.

Come si può vedere, su tre teorie non ce n’è una sola che abbia un minimo di somiglianza con le altre. Un nome doppiamente storpiato, una codifica gnostica, un’altra codifica cabalistica su base latina: l’unica certezza sembra quella relativa alle conoscenze, giudicate pericolose, delle varie dottrine religiose e filosofiche dell’area mediorientale dell’epoca.

La rappresentazione del Baphomet prende lo spunto da varie origini, ma soprattutto dalle divinità pagane.  Infatti, le mitologie di un gran numero di antiche civiltà, come ad esempio quella greca e romana, o quella celtica, narrano di una divinità cornuta.

Nel 1861 Eliphas Levi, nel suo libro “Dogme et Rituel de la Haute Magie”, pubblicò un disegno che sarebbe diventato la più famosa rappresentazione del Baphomet: una figura umanoide alata e con la testa da capra, ed una torcia tra le corna. Nella prefazione scrisse:
”La capra sul frontespizio porta il segno del pentagramma sulla fronte, con un punta in alto, simbolo di luce, le sue due mani che formano il segno dell’ermetismo, quella rivolta verso l’alto verso la luna bianca di Chesed, l’altra verso il basso in direzione di quella nera di Geburah. Questo segno esprime la perfetta armonia della misericordia con la giustizia. Un suo braccio è femminile, l’altro è maschile come quelli dell’androgino di Khunrath, attributi che abbiamo dovuto unire con quelli del nostro caprone perché è uno e lo stesso simbolo. La fiamma di intelligenza brillante tra le corna è la luce magica dell’equilibrio universale, l’immagine dell’anima elevata sopra la materia, come la fiamma, pur essendo legato alla materia, brilla sopra di essa. L’orrenda testa della bestia esprime l’orrore del peccatore, che agendo materialmente, è l’unico responsabile che dovrà sopportare la punizione, perché l’anima è insensibile secondo la sua natura e può solo soffrire nel momento in cui si materializza. L’asta eretta in piedi al posto dei genitali simboleggia la vita eterna, il corpo ricoperto di squame l’acqua, il semicerchio sopra l’atmosfera. L’umanità è rappresentata dai due seni e dalle braccia androgine di questa sfinge delle scienze occulte. “

Nella rappresentazione del Baphomet di Levi, questo simboleggia il compiersi del processo alchemico, cioè l’unione di forze contrapposte per costruire la base della pratica magica ed ottenere, alla fine, il raggiungimento dell’illuminazione.

Questo processo alchemico è evidenziato dai termini “Solve e Coagula” posti sulle braccia del Baphomet: Sciogliere (trasformare il solido in liquido) e Coagulare (trasformare il liquido in solido) sono i due passaggi basilari del processo alchemico, teso a trasformare il piombo in oro o, messo in termini esoterici, un uomo profano in un uomo illuminato, sciogliendo i suoi dogmi e la sua ignoranza, e solidificando le basi di una nuova forma mentale, in grado di renderlo un uomo nuovo.

Le mani del Baphomet sono disegnate a formare  una rappresentazione visiva dell’assioma ermetico “come sopra, così sotto”: assioma che riassume i principi e gli obiettivi dell’ermetismo, che vede il microcosmo, cioè l’uomo, come una riproduzione in piccolo del macrocosmo, cioè l’universo. Corrispondendo l’uno all’altro, comprendere uno vuol dire comprendere l’altro, secondo la Legge di Corrispondenza di Ermete Trismegisto:

“Tutto ciò che sta in basso corrisponde a ciò che si trova in alto, e tutto ciò che si trova in alto, ha una corrispondenza a ciò che è in basso, per compiere i miracoli dell’Uno.”

La caratteristica più riconoscibile del Baphomet è la testa di capra. Questa simboleggia l’animale che c’è nell’uomo, le sue tendenze egoistiche e i suoi istinti. Allo stesso tempo, comunque, rappresenta anche i suoi istinti più vitali e positivi, come quello alla procreazione. La torcia sulla fronte, da parte sua, rappresenta l’illuminazione spirituale, coi suoi lati positivi e negativi: così come mostra la verità con la sua luce, allo stesso tempo rende visibile anche la parte peggiore dell’uomo e ne demolisce le illusioni. Insomma, “la verità fa male”, oltre ad essere un aiuto. allontanare e respingere i profani che non sono iniziati al significato esoterico del simbolo.

Il Baphomet è quindi simbolo della Grande Opera alchemica in cui si uniscono forze opposte e separate, ma necessarie l’una all’altra,  per generare l’illuminazione.

La padronanza di questa forza vitale è quello che viene chiamato dai moderni occultisti “Magia”.

Poco tempo dopo l’uscita del libro di Levi, tale Léo Taxil, un giornalista francese, pubblicò una serie di opuscoli e libri che denunciavano la Massoneria.  Al centro delle sue peraltro mai dimostrate accuse, ovviamente, era il Baphomet, descritto come l’oggetto del culto del Massone generico medio. Combinazione, nel 1897, dopo diverse polemiche e molto scalpore, Taxil convocò una conferenza stampa, per comunicare ufficialmente di aver inventato gran parte delle sue presunte rivelazioni. Nacque così la “Bufala di Léo Taxil”.

Comunque sia, il più probabile rapporto tra Massoneria e Baphomet è espresso dal simbolismo: quindi non si tratterebbe di un “dio” da adorare, ma di una visualizzazione dei concetti esoterici massonici. L’autore massonico Albert Pike sostiene che, nella Massoneria, Baphomet non è un oggetto di culto, ma un simbolo, il cui vero significato è rivelato solo agli iniziati di alto livello.

”E ‘assurdo supporre che gli uomini di intelletto adorassero un idolo mostruoso chiamato Baphomet, o che riconoscessero in Maometto un profeta ispirato. Il loro simbolismo, inventato secoli prima, per nascondere ciò che era pericoloso confessare, era ovviamente incomprensibile da coloro che non erano inziati, e a i loro nemici sembrava un concetto panteistico.  I simboli dei saggi sono sempre diventati gli idoli della moltitudine ignorante. Ciò che i capi dell’Ordine veramente credevano e insegnavano, veniva indicato agli Adepti grazie ai suggerimenti contenuti nei gradi elevati della Massoneria, e dai simboli che solo gli Adepti potevano capire “.

Altro personaggio molto legato alla figura del Baphomet fu l’occultista Aleister Crowley.  Nacque circa sei mesi dopo la morte di Eliphas Levi: questo lo portò a ritenersene la reincarnazione, forse in buona fede, o forse per una questione di apparenza. Non si saprà probabilmente mai.

Per questo ed altri motivi, quindi, Crowley era noto, all’interno della OTO, come il “Baphomet”.

In seguito Anton LaVey, nel fondare la sua Chiesa di Satana, adottò la testa di capra inscritta nel pentacolo come simbolo ufficiale: è sempre presente, in maniera quasi ossessiva, nei vari rituali, nell’iconografia ufficiale, sull’altare durante le messe nere. Una convinzione di LaVey era che i Templari adorassero il Baphomet come simbolo di Satana.  Nella Bibbia Satanica si trova la descrizione a proposito:

“Il simbolo di Baphomet è stato usato dai Cavalieri Templari per rappresentare Satana. Attraverso i secoli questo simbolo è stato chiamato in molti nomi diversi. Tra questi ci sono: La Capra di Mendes, La capra dei mille giovani, la capra nera, La Capra di Giuda, e forse nella maniera più appropriata, Il capro espiatorio.

Baphomet rappresenta le potenze delle tenebre combinate con la fertilità generativa della capra. Nella sua forma “pura”, il pentagramma viene mostrato comprendente la figura di un uomo all’interno delle cinque punte della stella – tre che puntano verso l’alto, due rivolti verso il basso – a simboleggiare la natura spirituale dell’uomo. Anche nel satanismo il pentagramma viene usato, ma dato che il satanismo rappresenta gli istinti carnali dell’uomo, o l’opposto della sua natura spirituale, il pentagramma è invertito per ospitare perfettamente la testa del capro – le corna, che rappresentano la dualità, la spinta verso l’alto nella sfida, gli altri tre punti rovesciati, o la Trinità negata. Le figure ebraiche attorno al cerchio esterno del simbolo derivanti dagli insegnamenti magici della Cabala, precisamente quelli del “Leviathan”, il serpente degli abissi acquatici, ed identificato come Satana. Queste cifre corrispondono alle cinque punte della stella rovesciata. “

Una descrizione a detta di molti forzata, ma comunque accettabile e non priva di logica. Oggi, soprattutto grazie all’influenza di Aleister Crowley e Anton LaVey nella cultura popolare, i riferimenti al Baphomet sono sempre più evidenti, al punto tale da arrivare anche al di fuori del cosiddetto ambiente “heavy metal”, fino a videogiochi, arte figurativa, musica di vari generi e videoclip.

Il Baphomet è il simbolo della realizzazione alchemica, l’illuminazione Magica e spirituale,ottenuta attraverso l’unione di forze opposte. Questa Illuminazione, per i Satanisti autentici, è lo scopo finale dell’esistenza, una condizione ottenibile in diversi modi a seconda delle varie scuole di pensiero ma comunque comune a tutti.

Ecco che quindi un simbolo come questo, che incarna l’ideale Satanista dell’evoluzione personale e della liberazione da dogmi e preconcetti, viene riconosciuto come valido e significativo. Non è visto come il “demonio” o il “principe del male”, così come nessun Satanista crede nell’esistenza di un mostro che si accoppia con delle streghe durante un sabba. L’immagine dell’epoca medioevale viene rifiutata come ciò che è, ovvero come una via di mezzo tra una tradizione ed una bugia tesa a creare un controllo sociale sulle masse.

Insomma, che cos’è il Baphomet per il Satanista? E ‘un simbolo di Satana oppure di illuminazione? E ‘una rappresentazione del bene o del male? La risposta è semplice: è entrambe le cose. Bene e male sono presenti all’interno dell’uomo e dell’universo, in modo opposto ed equilibrato, necessari e complementari l’uno all’altro. Per il Satanista non è importante “rifiutare il male” e “scegliere il bene”, come viene propagandato da molte vie di mano destra, ma raggiungere l’equilibrio tra i due. Equilibrio che porta a vedere le cose in modo più completo e reale, senza illusioni, quindi a “sciogliere” tutti i preconcetti, pregiudizi e dogmi che ottenebrano la mente, “illuminandola” con la torcia simbolica del Baphomet, e “solidificando” le basi per una ricerca superiore. Non potendo quindi eliminare la parte negativa di sé, il Satanista impara ad accettarla, come sarebbe giusto che ogni uomo facesse: accettandola senza farsene dominare raggiunge proprio quell’equilibrio personale che è la condizione basilare per evolversi spiritualmente. Proprio il fatto di accettare la parte più selvaggia e “demoniaca” di noi diventa il primo passo verso l’evoluzione: è inutile illudersi di essere “puri e superiori”, ma al contrario si deve guardare in faccia la realtà anche se può fare male. Il famoso disegnatore giapponese Go Nagai, in quel suo capolavoro che è il Devilman, ha detto esattamente questo.

L’assioma ermetico “Così sopra come sotto”, quindi, diventa uno dei principi ritenuti validi e seguiti universalmente da ogni Satanista autentico: il “sopra” viene visto come la parte più pura e nobile dell’uomo, così come il macrocosmo, mentre il “sotto” è la parte più negativa e buia, ma anche il microcosmo. Accettare, comprendere ed equilibrare queste parti è la sfida maggiore per chiunque, non solo Satanista, abbia deciso di intraprendere una strada indubbiamente impegnativa e lunga, ma sicuramente in grado di dare maggiori soddisfazioni rispetto ad una vita superficiale e vuota.


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domenica 1 novembre 2015

LA LUNA

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Tutta la vita è stimolata dalla luna, in particolare la vita che risiede nell'oscurità, flora e fauna danzano al ritmo ciclico della luna incantate dalla sua energia e dal suo potere magnetico. Le fasi della luna controllano le fasi di marea, alcune fasi della luna sono particolarmente "simpatiche" alla crescita dei funghi, ad essa sono collegati poteri nascosti e l'oscurità del nostro essere interiore, tant'è che anche a livello scientifico si è studiato come con la luna piena aumentino nel mondo gli atti violenti nella società. La luna rappresenta le profondità del nostro Io nascosto, della magia, dell'esoterismo, i sogni e molto altro.

La luna è un simbolo di vita, che sembra in costante evoluzione, quindi essa ci ricorda con i cicli di tutta la vita, viene anche usata per calcolare il tempo della semina o della gravidanza, oltre che del karma. La vita si muove in termini non-lineari e sappiamo tutti che il karma è un grande cerchio : la luna nelle sue fasi ci ricorda questo tipo di infinito processo di riciclo e rigenerazione.

La luna ci lega ai cicli della vita, ai cicli del femminile e della fertilità, molte dee nei miti antichi posseggono la luna argentea come simbolo per trasmettere significati di potenza nascosta, segreta saggezza e sottili influenze. Questo potrebbe essere un punto di vitale importanza per la vostra contemplazione come il crescere e il calare. Esistono donne che riescono a riflettere esteriormente la luce lunare che è in loro, naturalmente gli uomini riescono a percepire la luminosità lunare troppo violentemente e per questo ne hanno timore. In alcune tribù di nativi americani, giapponesi, maori, africani, indicano figure maschili collegate alla luna invece che femminile, ma si tratta solamente di aspetti simbolici particolari inerenti culture precise. Inoltre, la luna aveva (ed ha ancora) una influenza fondamentale nelle culture fondate sulla caccia ecco che qui compaiono divinità maschili legate alla luna prese come divinità.

La luna coincide con le qualità dell'argento, la purificazione e l'energia bianca, che riflette la lune solare come la luna fa col sole, una energia forte ma malleabile.

Il tema del femminile lunare ha tracciato la storia mitologica e religiosa delle prime comunità complesse delineando simboli, rappresentazioni, raffigurazioni. Per l’uomo primitivo la luna era «simbolo dell’essenza genuina della donna nel suo contrasto con l’essenza dell’uomo».

Le dee lunari, quasi a compensare tale lacuna, hanno costellato l’immaginario mitico-religioso delle culture indo-europee: da Cibele ad Astarte, Artemide, Ishtar, Iside, così come la Grande Madre (nel binomio luna-terra l’una generatrice, l’altra nutrice) è comune. Come archetipo collettivo esse rappresentano la duplicità degli aspetti: generazione-distruzione, nascita-morte, maternità-sessualità, sterilità-fecondità che si manifestano in un ciclico paradossale movimento.
Il tema del movimento ciclico non poteva non essere predominante nelle culture strettamente legate alla terra e alla sopravvivenza mediante un contatto stretto con la Natura in quanto Nutrice Cosmica. Da tale immagine scaturisce il calendario vitale legato al ritmo temporale di stagioni, mesi, settimane, ore: tutto riproduce in scala il macrocosmo nel microcosmo, tutta la vita viene racchiusa in un movimento spiraloide che nel suo ritorno al punto di partenza riproduce gli stessi eventi, ma connotati dalla diversità evolutiva dell’essere in un nuovo stadio ritualizzante i precedenti.



Il ciclico e costante rivivere gli stessi momenti tipici di generazione-espansione-ritiro-distruzione, per ricominciare poi in un nuovo ciclo rigenerativo, dona ai membri della comunità la consapevolezza del ritorno del fertile dopo lo sterile, ma anche del bisogno di rendere solidale con la comunità la fase sterile, perché possa riportare frutto.
In tale contesto il calendario lunare è la migliore rappresentazione, il migliore punto di riferimento; e, nel gioco delle associazioni simboliche dal macro al microcosmo, la donna ne è la rappresentazione al livello umano.
Il legame luna-donna appare dunque evidente soprattutto in relazione al mistero del ciclo mestruale, del sangue che sgorga da nessuna ferita e che si manifesta e si ripresenta ogni ventotto giorni, esattamente come la luna.
Ma questa connessione è ancora più manifesta nel secondo mistero femminile: la gestazione e il parto, dove la donna si gonfia (esattamente come la luna) e genera una nuova vita umana.

Come la luna scandisce il ciclo femminile, così indica i tempi propizi per i matrimoni e le gestazioni. Nel 1878 De Gubernatis scriveva: «Il mese lunare e il mese delle donne facendosi corrispondere, si comprende ancora perché dagli antichi si preferisse per la celebrazione dei matrimoni il plenilunio e il novilunio».
Ma sicuramente le lune migliori erano quelle del grande ciclo dei rituali di fertilità, ovvero i pleniluni compresi tra Natale e Pasqua, soprattutto l’ottava di Pasqua: tale periodo dell’anno appartiene a un vero e proprio calendario del rituale collettivo di fertilità e di propriziazione delle forze invisibili. Il periodo termina con il plenilunio pasquale. La risurrezione del figlio divino, il mito dell’eroe che risorge sconfiggendo il male, mito che mensilmente viene ricordato dal sorgere di una nuova fase lunare, trova massima espressione nel periodo pasquale, dove le sinergie sono maggiori: il plenilunio, l’equinozio (il maggiore equilibrio degli elementi) e la primavera, tempo sacro di rigenerazione universale.
 
Il sapere tradizionale infatti indicava come tempo favorevole al concepimento la fase della luna piena, soprattutto per avere una bambina; per generare un maschio occorreva invece la luna nuova.
Oppure «se lo facevi al mattino nasceva un maschio, e alla sera la femmina». In entrambi i casi si può ipotizzare l’utilizzo della sinergia energetica dell’astro notturno: al massimo della sua fertilità (luna piena o alla sera) si genera il femminile; quando il suo potere è in declino (luna nuova o al mattino) è propizio al maschile, che è legato maggiormente alle energie solari.
Alle lune chiare dei mesi invernali venivano attribuite maggiori influenze propiziatrici al concepimento, e  come alle feste carnevalesche corrispondesse «un periodo di trasgressione sessuale che determina un più elevato rischio di concepimento».
Questo periodo viene preservato dalla fecondità grazie alla luna nuova che lo domina, ma consente anche di avere un maggior numero di parti verso novembre-dicembre successivi, periodo di riposo dal lavoro per la cultura contadina: ciò significava che le donne potevano meglio essere seguite sia nel travaglio sia nel puerperio.
 
Secondo la tradizione, Sole e Luna indicano i moti principali del cosmo. Il Sole, esaltato in Ariete, indica Dio, il momento iniziale da cui ha origine tutta la creazione. La Luna è invece il creato che si distacca da Dio (esaltazione in Toro) ed inizia il suo viaggio. La Luna è l’anima, è Elle che cade dall’Ariete per finire sulla terra e incarnarsi.
Quando la Luna è Piena essa si trova nel punto di massima distanza dal Sole, simbolicamente in quel momento l’uomo è molto lontano da Dio, è dunque il tempo del caos, delle debolezze, e le cose più negative avvengono proprio ora, perché il divino ed il creato sono tanto lontani tra loro.

Dal punto di vista astrologico, la Luna Nuova è quel momento in cui la Luna si trova in congiunzione con il Sole, quando cioè i due astri si sovrappongono, generando un annullamento reciproco delle forze solari e lunari, manifestando cosi una speciale complementarietà delle energie Yin-Yang in natura.

Il risultato è la manifestazione della forza neutra, della forza “Zero”, che permette una forma di sospensione delle energie contrarie e il loro equilibrio attraverso la forza dell’unificazione polare.

In diversi trattati spirituali si parla dell’equilibrio delle due polarità, maschile e femminile, sia nel nostro essere che nella natura circostante, e in questo contesto il momento di Luna Nuova rappresenta una simile unità. Per questa causa la Luna Nuova simboleggia lo stato di armonia, lo stato nel quale la natura sprofonda in se stessa per ritrovare un momento di pausa.

Questo momento di hiatus, o di sospensione (tramite l’equilibrio delle due energie, Yin e Yang), permette la manifestazione dell’energia misteriosa dell’inizio, forza universale che favorisce l’uso adeguato del libero arbitrio. Se cerchiamo allora di trovare il perfetto accordo tra la nostra volontà e la Volontà di Dio, la nostra coscienza vivrà delle trasformazioni spirituali eccezionali, che la porteranno ad ottenere lo stato di armonia.



Merita ricordare l’importanza di questo momento astrale cosi come ci viene rivelato dalla tradizione spirituale orientale, quando il momento subito prima del massimo di Luna Nuova è conosciuto con il nome di Shiva Ratri, la celebrazione della notte misteriosa di Shiva. Una descrizione di questa festa appare nella famosa opera “Shiva Purana, la leggenda immemorabile del dio Shiva”. Secondo questo trattato, la notte prima della Luna Nuova è la notte della trascendenza divina, e se ci impegniamo in attività spirituali potremo ottenere dei risultati straordinari, che equivalgono a quelli che si otterrebbero dopo un anno di pratica assidua.

Shiva Ratri, o la notte di Shiva, rappresenta l’ultima fase calante della Luna, generando un effetto di massima purificazione che si manifesta sia nell’essere umano che nella natura circostante. Cosi, sia per questo motivo che dalla prospettiva di una visione mistica, si raccomanda in quel giorno e in quella notte (di Shiva Ratri) il digiuno completo (alimentare) con acqua, introspezione e autoanalisi, pratica spirituale e preghiera.

La Luna Nuova è anche l’inizio del ciclo lunare che si estende per un periodo di 28 giorni. Il primo giorno lunare, che si calcola a partire dal momento di massimo della Luna Nuova, viene considerato particolarmente benefico per cominciare delle azioni importanti. Favorisce la rinuncia di abitudini negative (vizi, automatismi), il distacco dai valori materiali nel senso della loro integrazione nel piano spirituale, cambi di domicilio, cambiamenti professionali, viaggi (aspetto che dipende anche dalla posizione della Luna nei segni zodiacali). Da quanto osservato, si è notato che le attività cominciate in questo momento hanno un’efficienza molto maggiore rispetto a quelle iniziate in altri periodi del mese.

Se la Luna Nuova rappresenta l’inizio della fase di crescita del ciclo lunare, la Luna Crescente simboleggia il processo di accumulo, sedimentazione, rigenerazione e assorbimento. Rappresenta l’immagazzinamento dell’energia e la sua distribuzione. La luna crescente favorisce l’assorbimento dei minerali e delle vitamine, permettendo cosi ai trattamenti che mirano alla rigenerazione, all’energizzazione e alla rivitalizzazione della struttura fisica e sottile dell’essere umano di avere effetti molto maggiori in questo periodo.

Anche l’accumulo di acqua nel corpo e nei piedi può però superare in questo periodo i limiti normali, il che richiede che chi si confronta con simili problemi faccia uso di infusi e piante con effetto diuretico. Inoltre, sempre in questo periodo, l’effetto delle droghe e dei veleni è molto più intenso (sia il fumo che i tranquillizzanti, ma anche le punture di vespe, insetti, funghi velenosi, inalazione di gas tossici, ecc.), poiché il corpo assorbe ed assimila molto velocemente ogni sostanza, rispetto al periodo di Luna Calante, quando invece l’effetto dei veleni è molto minore, e il corpo si oppone più intensamente alle sostanze esterne, generando una crescita del sistema immunitario.

La prima fase della Luna Crescente è significativa e per questo è cosi presente in diverse tradizioni e leggende popolari. Qualche giorno dopo la Luna Nuova si può osservare nel cielo una semiluna sottilissima ed affascinante, che ha un valore speciale essendo associata alla fortuna, all’esaudimento dei desideri, all’amore a prima vista, alla giocosità e all’innocenza. Questo è anche il motivo per il quale in molte tradizioni popolari si dice che quando vedi per la prima volta la semiluna (cioè ogni volta dopo la Luna Nuova), se in cuor tuo esprimi un desiderio questo si realizzerà.

La luna crescente raggiunge un momento di forza, di dinamismo, a metà della distanza verso la Luna Piena, cioè quando si forma il Primo Quarto. Il quarto, dal punto di vista astrologico, rappresenta l’angolo di 90 gradi tra il Sole e la Luna, detto anche quadratura. È un aspetto considerato spesso come nefasto, a cause delle grandi energie che sprigiona in maniera diretta sull’essere umano. Di fatto, è un aspetto di accumulo con effetto shock, per quelli meno pronti a digerire la valanga di avvenimenti, di informazioni e di sentimenti.

Dal punto di vista dell’orientamento delle energie verso l’interno, la Luna crescente facilita l’assimilazione di informazioni, l’interiorizzazione e l’introspezione, la risoluzione dei problemi legati al passato, il superamento di sé, l’essere centrati. Vengono inoltre sostenute in particolare attività come gli acquisti, e in questo senso si afferma proprio che durante la Luna crescente dobbiamo imparare a ricevere, ad apprezzare e valorizzare tutto quello che viene verso di noi.



La Luna Piena rappresenta il periodo di apogeo di influenza della Luna sul nostro pianeta. È quel momento nel quale il flusso arriva al massimo, cresce la ricettività, la sensibilità di tutti gli organismi viventi viene amplificata.

Dobbiamo tener conto che l’influenza della Luna si manifesta prima di tutto sui liquidi dell’organismo, e sulla psiche. Proprio per questa causa, il simbolismo lunare è in relazione al subconscio, all’acqua, alla sensibilità, alla ricettività, all’adattabilità, all’istinto.

Le ricerche svolte durante il periodo di Luna Piena mostrano come la maggior parte della gente tenda verso un comportamento istintuale, che influisce drasticamente sul potere decisionale e il discernimento. Questo è uno dei motivi per cui non si consiglia di prendere decisioni durante la Luna Piena, perché queste potrebbero essere affrettate, o il risultato delle influenze ambientali e delle varie persone con cui interagiamo, come pure degli ultimi eventi che ci hanno impressionato (e che sono ancora in “superficie” nel nostro subconscio).

L’influenza nefasta della Luna Piena è di 18 ore prima e 18 ore dopo il momento di massimo. Questo periodo di influenza rappresenta una tolleranza di ± 8 gradi dall’aspetto di opposizione tra il Sole e la Luna.

Per comprendere meglio l’influenza della Luna Piena è necessario guardare il movimento lunare sotto forma di un ciclo, che ha un momento di influenza minima e uno di massima. Il momento di influenza minima è rappresentato dal periodo di Luna Nuova, mentre quello di influenza massima è il periodo di Luna Piena.

Nel ciclo lunare esiste un momento molto importante, evidenziato soprattutto nella tradizione astrologica orientale, che mostra come nei due giorni prima della Luna Piena l’influenza di questo astro diventa particolarmente benefica sul nostro pianeta. È un giorno privilegiato, detto il giorno della bellezza e dell’armonia universale (la denominazione orientale di Tripura Sundari simboleggia la Grande Forza Cosmica della Bellezza e dell’Amore divino). È il giorno in cui il senso della misura, dell’armonia e del buon senso sono molto più facilmente accessibili ad ogni essere umano.

È il giorno in cui possiamo temperare le intenzioni ed ambizioni egoiste prendendo coscienza delle nostre reali aspirazioni, essendo un giorno che merita di venire consacrato all’amore, all’arte della bellezza, alle azioni piene di altruismo.

Il risultato delle osservazioni su questo periodo mostra come il giorno di Tripura Sundari sia un giorno efficace per implicarci in azioni di grande spessore, in armonia con le nostre aspirazioni dell’animo; un giorno nel quale si possono rimediare molti problemi esistenti sul piano relazionale, che amplifica la creatività, le ispirazioni artistiche, l’espressione dei sentimenti e dei vissuti (un giorno ideale per evocare il momento magico dell’inizio di una relazione affettiva, per lasciarci ispirare dal richiamo del cuore, seguendone le intuizioni, superando il pragmatismo mentale – che è spesso un importante ostacolo nell’armonizzazione di una relazione di coppia).

La Luna Piena amplifica i processi di ricezione ed assimilazione delle vibrazioni dell’ambiente, qualunque sia la loro natura. Cosi, se le vibrazioni dell’ambiente sono benefiche allora nel nostro subconscio si depositeranno delle energie con una frequenza di vibrazione elevata, generando predisposizioni verso stati superiori di coscienza. Invece, nel caso in cui le vibrazioni dell’ambiente sono ostili o contengono una predominanza materialista, il nostro subconscio verrà saturato da energie con frequenza di vibrazione bassa, generando predisposizioni verso comportamenti violenti, agitazione mentale, irrequietezza interiore, azioni istintuali, animalesche.

Non serve analizzare le statistiche per renderci conto dell’orientamento prevalente nelle persone della società odierna. Purtroppo domina ancora una visione materialista e tendenze istintuali di sopravvivenza. Proprio per questa causa è cosi importante proteggerci nei periodi di Luna Piena. Dobbiamo evitare di prendere decisioni importanti, poiché il nostro discernimento potrebbe essere turbato dalle influenze nefaste di questo periodo. È altrettanto importante EVITARE le discussioni inutili, cominciare nuove azioni, i viaggi (se non è possibile, sarà allora d’obbligo essere molto attenti e riposati, invocando sia prima di partire che durante il viaggio la protezione divina), realizzare progetti, fare promesse, azioni rischiose (bravate). Dobbiamo eliminare dalla nostra dieta ogni tossina o alimenti artificiali, ed è MOLTO IMPORTANTE rinviare gli interventi chirurgici, le vaccinazioni, ecc.

La Luna Piena amplifica i nostri stati negativi, quali l’orgoglio, la rabbia, l’egoismo, le tendenze dominatrici, ecc. e proprio per questo è molto importante coltivare, soprattutto in questo periodo, il buon senso, il distacco, l’umiltà, la semplicità, la buona volontà, la contentezza e ovviamente, e non in ultimo, la fede in Dio. Questo è il motivo per il quale è VIETATO fare l’amore durante il periodo di influenza nefasta della Luna Piena. Durante l’atto amoroso, grazie alla fusione e dilatazione profonda delle aure dei due amanti, vi è una gran possibilità di recepire in maniera inconsapevole le vibrazioni negative esistenti nell’ambiente. È stato constatato che quelle coppie che NON hanno rispettato questo divieto si confrontano molto più spesso con problemi e penose tensioni, che molte volte non hanno una reale motivazione, esacerbando manifestazioni di gelosia, tendenze possessive, pretese e talvolta anche stati di violenza verbale, psichica, fino a quella fisica.



È importante sapere che migliaia d’anni fa, quando le vibrazioni del nostro pianeta avevano un’elevata frequenza di vibrazione (questa frequenza di vibrazione è generata a livello globale dalla coscienza, dalle aspirazioni, dai pensieri e dai sentimenti degli uomini), i diversi popoli realizzavano rituali iniziatici proprio nel momento di Luna Piena, perché allora l’apogeo ciclico lunare amplificava la ricettività verso le vibrazioni superiori esistenti nell’aura della Terra (si consiglia in tal senso di leggere il libro “Iniziazione” di Elizabeth Hech).

A causa delle influenze sulla psiche, molte persone durante la Luna Piena si confrontano con stati di agitazione, paure, angosce, nonché problemi durante il sonno (quando il contatto con il subconscio è molto più intenso). Ovviamente queste influenze variano da una persona all’altra, e dipendono in gran parte dalla salute mentale, dall’equilibrio psichico, dalle principali aspirazioni, dalla fiducia in se stessi e da un’armoniosa solarità. È importante evitare i medicinali con effetti calmanti, poiché questi verranno rapidamente assorbiti nell’organismo, e la probabilità di avvelenamento o di manifestazione di effetti secondari negativi è molto maggiore. In questi casi si raccomanda di utilizzare piante medicinali con effetti calmanti, sotto forma di macerato a freddo o per via sublinguale (in polvere), come la salvia, la valeriana, l’acacia, ecc.

Il periodo di Luna Calante è particolarmente favorevole a tutti i processi di purificazione e disintossicazione; sostiene tutti i trattamenti volti a migliorare o guarire una malattia.

È un periodo nel quale si consiglia il trattamento dei disturbi, sia acuti che cronici (malattie caratterizzate dalla crescita dei tessuti, come le infezioni, l’accumulo di tossine, i depositi di calcoli), come pure per l’alleviamento dei dolori, per cominciare delle diete, ecc.

Il potere curativo del trattamento è maggiore nel periodo in cui la Luna transita il segno zodiacale corrispondente all’organo o alla parte del corpo su cui si interviene.

I trattamenti e le cure di disintossicazione devono cominciare nel giorno seguente al periodo nefasto di Luna Piena, per beneficiare di tutte e due le settimane nelle quali la Luna è calante.

A metà del periodo calante, nel giorno in cui si forma l’Ultimo Quarto, dobbiamo essere molto attenti a non sollecitare troppo il corpo fisico. Questa quadratura tra il Sole e la Luna amplifica i processi di purificazione ed eliminazione delle tossine dall’organismo, ma spesso attraverso forme più aggressive, generando dolori o anche shock a livello fisico. Per questo motivo si consiglia un’attitudine responsabile e temperata per essere in armonia con la capacità di eliminare del nostro corpo. Il buon senso ci insegnerà ogni volta, basterà semplicemente ascoltare la voce interiore.





giovedì 6 agosto 2015

IL SOLE

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Elios (o Elio), nella mitologia greca era figlio del Titano Iperione e di Teia (o di Eurifaesse, secondo Omero), fratello di Selene (la luna) e di Eos (l'Aurora). Era la personificazione del sole e per questo veniva rappresentato come un giovane bellissimo dai capelli biondi.

Aveva il compito di portare la luce agli uomini e a questo scopo percorreva il cielo da Oriente ad Occidente a bordo di un cocchio d'oro trainato da quattro cavalli mentre il ritorno, da occidente ad oriente, lo percorreva a bordo di una nave d'oro (costruita da Efesto).

Elios era considerato nemico dei malfattori perchè vedeva ogni cosa ed il suo nome era invocato nei giuramenti.

Sposò l'Oceanina Perseide da cui ebbe Eete (padre di Medea) e Circe e numerosi altri figli.

Elios possedeva in Sicilia sette mandrie di buoi e sette greggi di agnelli che comprendevano ciascuna cinquanta capi che rimanevano sempre tali e quali vale a dire nè morivano, nè crescevano o si moltiplicavano. Questo probabilmente era legato al fatto che simboleggiavano l'anno greco formato da cinquanta settimane di sette giorni e sette notti.

Elios era venerato ovunque ma particolarmente a Rodi, a lui sacra, dove esisteva una sua famosissima statua, il Colosso di Rodi alta trentadue metri e posta a cavalcioni all'ingresso del porto fra le cui gambe potevano passare le navi a vele spiegate.




Il Sole è una stella di dimensioni medio-piccole attorno alla quale orbitano gli otto pianeti principali, i pianeti nani, i loro satelliti, innumerevoli altri corpi minori come asteroidi e comete. Il Sole costituisce da solo il 99,8% della massa del sistema solare ed è costituito essenzialmente da idrogeno (circa il 74% della sua massa) ed elio.

Il Sole dista da noi circa 149.500.000 chilometri, pari a 1 unità astronomica. Il diametro del Sole è di 1.400.000 chilometri. Rispetto ai 12.700 chilometri della Terra è ben 116 volte più grande.

Il Sole, come la maggior parte delle stelle, è nella sequenza principale, ovvero in una lunga fase di equilibrio stabile in cui l'idrogeno viene trasformato in elio generando ogni secondo una enorme quantità di energia emessa nello spazio sotto forma di radiazione elettromagnetica (radiazione solare) e flusso di particelle (vento solare).

La radiazione solare, emessa fondamentalmente come luce visibile ed infrarossi, consente la vita sulla Terra fornendo l'energia necessaria ad attivare i principali meccanismi che ne stanno alla base, inoltre l'insolazione della superficie terrestre regola il clima e la maggior parte dei fenomeni meteorologici.

Il simbolo del sole si trova in tutte le culture nel corso della storia: considerato dalla maggior parte dei popoli come una forza cosmica, non è sorprendente ritrovare il simbolo solare in innumerevoli manufatti e scritti lasciateci dalle culture mondiali. Cultura cinese antica riconosceva il sole come il Grande Principio Maschile, il massimo Yang, apprezzandone anche la personificazione resa come un occhio cosmico che vede tutto il suo dominio durante il giorno. Alchemicamente, il sole è sol ed è esotericamente collegato alla mente o all'intelletto. L'oro è considerato il materiale del sole nelle pratiche esteriori dell'alchimia. Alcuni elementi considerati simboli del sole:
Bronzo
Oro
Diamante
Rubino
Topazio

Il segno planetario del sole (un cerchio con un punto nel centro), è anche un simbolo alchemico che indica il completamento della Grande Opera, ovvero il raggiungimento della perfezone interiore, inoltre, questo simbolo del sole rappresenta il Sé nella sua relazione al tutto cosmico, il punto infatti indica il centro (che non è altro che un cerchio molto piccolo) al centro di un cerchio più grande (che indica l'ego o il corpo a seconda dei propositi di chi usa il simbolo).

Questo simbolo, anche in astrologia, indica dove il Sole esprimerà il Sé esteriore o Ego della persona che nasce con quella influenza nel tema natale, ovvero tutte le caratteristiche caratteriali che i nostri familiari, i nostri amici, colleghi di lavoro, eccetera, vedranno di noi. Simbolicamente parlando è come se il Sole illuminasse ciò che caratterialmente saremo una volta nati, illuminando le nostre caratteristiche interiori a livello simbolico, rendendoci visibili al mondo. Rapido elenco di significati simbolici del sole:

Vita
Potenza
Forza
Energia
Forza
Chiarezza
Ego



Nel cristianesimo il sole è la casa di San Michele Arcangelo (Gabriel vive dentro la luna), ed è anche un simbolo del Cristo, o degli attributi della figura mitologica di Cristo. Nell'antico Egitto il sole era associato al Dio Falco Horus, a Ra e a Osiride: Horus rappresenta il sole che sorge, Osiride il sole al tramonto e Ra rappresenta lo zenit del sole. Ancora una volta vediamo il simbolismo del sole, in associazione con gli occhi o la visione, come il sole è l'occhio di Zeus nella mitologia greca, allo stesso modo, nella mitologia indù, il sole è l'occhio di Varuna ed è anche considerato il "rinnovatore divino." Il sole entra in risonanza con l'energia maschile nella maggior parte delle culture, tuttavia, la prospettiva celtica colloca il potere femminile all'interno dei raggi del sole, così come, nelle culture antiche africana, giapponese, germanica e in alcune tribù dei nativi americani, che possiedono tutti una visione del simbolo solare come fosse di una energia femminile. Gli animali erano considerati come simboli del sole, ad esempio, l'aquila era un simbolo del sole che sorgeva nella sua gloria e pieno di potere passando sulle loro tribù.

Il simbolo del Sole occupa una parte centrale in ogni tradizione: l'astro luminoso dà vita, luce e calore ed è quindi a pieno titolo l'epifania suprema del divino. Dante afferma che:

"non esiste cosa visibile, in tutto il mondo, più degna del sole di fungere da simbolo di Dio, poiché esso illumina con vita visibile prima se stesso, poi tutti i corpi celesti e terreni".

Il Sole ha dunque una connotazione essenzialmente positiva: è simbolo di vita, illumina e scalda la Terra permettendo la crescita e la nascita di tutte le creature che la popolano, inoltre con la sua luce rende ogni cosa manifesta! Il Sole è espressione della forza, dell'energia, della volontà di manifestarsi, del conscio e della realizzazione concreta. Come afferma Shakespeare:

“..e perciò il magnifico pianeta Sole è in nobile eminenza installato e posto nella sfera tra gli altri; il cui occhio salutifero corregge i sinistri aspetti dei pianeti maligni, e come il bando d’un re, ingiunge senza intoppo a buoni e malvagi”.

Si pensa che il culto del dio del Sole abbia avuto origine in Asia, ma quasi ogni civiltà conosciuta ha avuto una divinità solare.

Nell'antico Egitto Ra è il Dio-Sole, emerso dalle acque primordiali del Nun e portato tra le corna della vacca celeste, la dea Mehetueret. È spesso rappresentato simbolicamente con un occhio (l'occhio di Ra).

A partire dalla dodicesima dinastia (ca. 1990 a.C.) in avanti fu congiunto con il dio tebano Amon fino a diventare la più importante divinità del pantheon egizio con il nome di Amon-Ra. Egli rimase per secoli il dio supremo,  in seguito fu associato ad Horus.

Ra percorreva ogni notte il mondo degli inferi su una nave reale, dove navigava lungo il Nilo celeste attraversando la Duat, superando Caos per emergere ancora una volta all'alba, trionfante.

È colui che ha creato l'uomo, fu il primo Faraone e stabilì i costumi degli Egizi. Il suo simbolo è il disco solare, un cerchio con un punto nel centro.

Inoltre il dio-Sole si chiamava Shamash per gli Assiri e i Babilonesi, Mitra per i Persiani, Tezcatlipoca per gli Aztechi;

In occidente la più importante divinità solare è Apollo/Febo. Apollo non rispecchia soltanto la brillantezza e la purezza del Sole, è soprattutto l'uomo perfetto e come tale viene raffigurato: un giovane nudo, attraente e schietto.



Apollo è una divinità dell'antica Grecia, dio delle arti, della medicina, della musica e della profezia e del sole spirituale che illumina l'anima quindi è logico anche che sia il patrono della profezia (mentre Helios era il dio del Sole fisico) nella tarda antichità greca assunse anche il titolo di dio del Sole. In seguito fu venerato anche nella religione romana come Sol.

Apollo era patrono della poesia, in quanto capo delle Muse, e viene anche descritto come un provetto arciere in grado di infliggere, con la sua arma, terribili pestilenze ai popoli che lo contrariavano. In quanto protettore della città e del tempio di Delfi, Apollo era anche venerato come dio oracolare, capace di svelare, tramite la sacerdotessa chiamata Pizia o Pitonessa, il futuro agli esseri umani.

Per questo, era adorato nell'antichità come uno degli dèi più importanti del Dodekatheon. Nella tarda antichità greca Apollo venne anche identificato come dio del Sole, e in molti casi soppiantò Helios quale portatore di luce e auriga del cocchio solare.

Sul piano fisico il Sole dona un corpo con forma allungata e affusolata, una muscolatura sottile ed una forte mancanza di zone adipose. Le proporzioni eleganti ed armoniose conferiscono agilità e sveltezza nel movimento. Nel viso vi è una espressione di fierezza e di nobiltà, ma anche di distacco nei confronti delle persone che vengono avvicinate.

Le forme estetiche del volto sono regolari, la testa è allungata in verticale, la fronte è alta e spaziosa, le sopracciglia sono sottil e ben disegnate, distanziate dagli occhi; il naso è elegante e talvolta presenta contorni aquilini. Negli occhi si nota una sguardo luminoso ed intenso, che aggiunge all'espressione del viso un senso di forza consapevole, di serenità nonché di sicurezza. I capelli si presentano lisci, molto sottili e tendono ad essere castani con riflessi biondi.

Nel profilo del volto si rileva un lieve allungamento del mento. Per quanto riguarda il carattere, il Sole forgia una personalità forte e conferisce consapevolezza delle proprie virtù, fierezza e amor proprio I solari sono autoritari nel trattare con le persone, ma di solito si comportano con molta lealtà; tendono a mettersi al centro dell'attenzione in qualsiasi situazione, sono abili organizzatori e desiderano comandare.

Una grande sicurezza nelle proprie capacità e una buona volontà ­ unita a una valida forza decisionale ­ permettono a questo tipo astrologico di dare una base solida alle proprie aspirazioni e di realizzare cose anche importanti. Il tipo solare, può spesso subire dei tormenti psicologici nei casi in cui l'esistenza lo costringe ad interpretare dei ruoli mediocri socialmente o professionalmente. I suoi istinti sono potenti, ma un buon controllo gli evita di cadere nell'eccesso.

Da un punto di vista astrologico il Sole rappresenta il nucleo vitale della personalità, l'Io attivo, e anche il calore, la lealtà, il coraggio, l'essenza individuale, la vera natura dell'essere umano, il suo essere interiore, la vitalità, l'uomo, il maschile, il padre, il marito o compagno, la pienezza della maturità, la fiducia in se stessi, potere, finalità, indipendenza, generosità, dignità, leadership e carisma.

E' anche la generosità del cuore, l'affetto, la magnanimità, la creatività, la gioia, l'essere interiore, gli interessi fondamentali, l'abilità, il lato maschile e l'autoaffermazione.

Quando il Sole ha una posizione favorevole nel Tema Natale o Dominante rispetto agli altri pianeti, la nostra stella esprime il meglio di se, come se conferisse all’individuo la capacità di assorbire ed integrare le sue energie spirituali e fisiche, esprimendole poi a beneficio del prossimo. Il soggetto godrà di ottima salute, fiducia in se stesso, forza di carattere, capacità di controllo e di comando.

Un Sole importante sottoposto ad opposizioni e quadrature potrebbe produrre le qualità negative di un sovrano come egoismo, egocentrismo, paternalismo, megalomania, paternalismo, indulgenza, ostentazione e sfrenatezza sessuale.

Un Sole afflitto e mal collocato può creare un Io caratterizzato da timidezza, incompetenza, assenza di fiducia in se stessi e di autostima, assenza di ambizione. In questo caso occorre che l’individuo apprenda ad esprimersi e ad autogenerarsi smettendo di esprimersi esclusivamente come modalità di reazione ad un impulso esterno.

La posizione del Sole quindi ci parla dell’area dell’espressione di questa forza, possiamo dedurre facilmente che ci sono dodici archetipi fondamentali simboleggiati dalla posizione del Sole in ognuno dei dodici Segni zodiacali. La stragrande maggioranza delle persone mostrerà le caratteristiche fondamentali del proprio segno di nascita, la posizione del Sole al momento della nascita mostra la modalità attraverso la quale il soggetto esprime se stesso, i suoi ideali e tutte le caratteristiche proprie del Sole che abbiamo descritto finora tra cui ovviamente la relazione con il Padre.

Prendendo consapevolezza del Segno del nostro Sole di nascita e considerando la Casa zodiacale dove esso si esprime, possiamo conquistare una grande consapevolezza su quella che è la nostra vera identità individuale e sul nostro potere di esprimerla.

I pianeti più vicini al Sole sono Mercurio e Venere, nei casi in cui questi pianeti sono particolarmente vicini al Sole, quindi congiunti, il Sole irradierà oltre che la sua energia anche la vibrazione di Mercurio, le più fini qualità dell’amore attraverso Venere.

Da un punto di vista anatomico il Sole rappresenta il cuore, poiché si trova al centro del cielo e del sistema solare come il cuore si trova al centro del corpo.



L'archetipo collegato al Sole è evidentemente il Sovrano, quella parte della nostra psiche il cui compito è gestire e governare il regno, ossia la nostra vita, la nostra evoluzione. Un buon Sovrano saprà condurci verso l'abbondanza e la pace, verso una vita prospera e armoniosa. Un Sovrano poco espresso nella luce rischierà di scivolare nell'ombra e di fare un cattivo uso del grande potere che gli viene conferito. Così come  il re riconcilia i suoi sottoposti, il Sole dà a ogni individuo la volontà di riconciliare i differenti “sé” in conflitto, dai quali è costituito; esso rappresenta pertanto la personalità potenzialmente integrata, sintesi dei vari sé e il loro sovrano.

Il Sole, adorato da quasi tutti i popoli antichi simboleggia la saggezza, l’amore e l’intelletto. In senso più ampio, il Sole rappresenta la parte maschile e si erge a simbolo dell’origine e della ragione che porta luce ove domina il buio e  illumina l’intelletto.  La Luna, invece, rappresenta l’oscurità e la mutabilità delle forme. Espressione del lato femminile, la Luna rappresenta la figura materna che si palesa con il suo movimento crescente e calante regolatore dei ritmi naturali. Il movimento della Luna si contrappone a quello del Sole in cui la sua dinamica è puramente assiale, seguendo la corrispondenza Sole-Spirito-Fuoco.

La Luna, nella simbologia massonica, rappresenta anche l’idea di mediazione tra le forze che interagiscono nel cosmo dato che la sua superficie riflette la luce del Sole. Dal punto di vista massonico il Sole e la Luna, nel loro insieme, simboleggiano la dialettica degli opposti, l’alternarnanza e l’equilibrio del giorno e della notte, della luce e dell’oscurità, del bianco e del nero.



Il sole, prima di diventare popolare nel mondo dei tatuaggi, ha sempre rappresentato
uno dei simboli più importanti per molte antiche culture.

Il sole rappresentava una divinità per alcune antiche civiltà e le persone amavano rappresentare e adornare il proprio corpo con un tatuaggio del sole proprio in onore del loro dio.

Tuttavia oggi questo particolare tatuaggio, viene scelto da molte donne e uomini, come forma di auto-espressione, come simbolo collegato a particolari momenti della loro vita o semplicemente per la sua bellezza piuttosto che per qualche significato ad esso associato.
Per quasi tutte le culture passate, il sole rappresentava la vita e sapevano che il sole era ciò che aveva reso possibile la vita umana e, più in generale, la vita sulla terra.

Le civiltà antiche hanno usato il simbolo del sole per rappresentare la vitalità, la fertilità e tutto ciò che fosse associato alla vita. Per gli antichi Egizi, era “Ra”, il dio Sole; per i nativi americani era considerato il custode della giornata, ciò che emanava energia e luce e per essi aveva anche il potere speciale di guarire.

Per gli Indiani Inca invece, era considerato un “antenato divino della nazione” e per tale motivo, lo dipingevano sui loro vasi cerimoniali.

Ma il sole ha anche un significato particolare nel Cristianesimo: esso non è altro che energia, forza, potere e rinascita. Per alcuni, rappresenta anche la figura di Cristo e proprio Cristo viene ancora tutt’oggi associato a questo simbolo.

Ciononostante lo sapevate che anche alcuni animali e fiori vengono raffigurati per indicare il sole? La fenice, il drago, il loto, la rosa, sono tutti usati nel mondo dei tatuaggi per il loro curioso significato simbolico.

Con il passare del tempo, il significato del sole è andato sempre più rafforzandosi ed è stato ritratto e incorporato da più culture differenti: uno dei suoi più antichi disegni è un cerchio con un punto nel mezzo, rappresentazione comunemente usata in astrologia e in astronomia.

Un altro disegno popolare è la ruota solare e la croce del sole. Il suo design è un cerchio con una croce centrata nel mezzo. La croce presenta tutti i lati uguali e questa sua rappresentazione era molto popolare nel Medio Oriente.

Comunque sia, ci sono diversi stili e disegni ad esso associati come il tatuaggio del sole celtico e il tatuaggio tribale del sole.

Il tatuaggio del sole celtico è una scelta diffusa sia tra gli uomini che tra le donne. Il suo legame è semplice: esso simboleggia la guarigione e la fertilità. Nella mitologia celtica è anche fonte di vita e attraverso il tatuaggio, si esprime il calore che la vita emana ogni giorno.

Per questo significato speciale, il sole celtico è oggi quello più scelto e diffuso. Qualcuno che ha attraversato momenti difficili o ha avuto un passato duro che lo ha cambiato profondamente, sceglie questo tattoo per indicare quasi una rinascita, un giorno luminoso.

Il tatuaggio tribale del sole è una scelta popolare tra i cinesi e i giapponesi. Esso rappresenta la leadership, la forza e la creatività in tutte le sue manifestazioni. Spesso ad esso viene anche associata la fine di qualcosa di vecchio e l’inizio di qualcosa di nuovo e questa associazione viene espressa con un tramonto o un’alba.




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