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venerdì 25 settembre 2015

PLUTONE



Plutone fu scoperto meno di un secolo fa, nel 1930, grazie alle osservazioni dell’astronomo statunitense Clyde William Tombaugh, che considerò il corpo celeste come il nono pianeta del nostro sistema solare. Dopo anni di diatribe e discussioni, nell’estate del 2006 l’Unione astronomica internazionale (UAI) riclassificò Plutone da pianeta a “pianeta nano”, perché non soddisfa alcuni criteri stabiliti per la classificazione dei pianeti. La decisione fu molto contestata e se ne discute ancora oggi: molti astronomi continuano a ritenere che Plutone debba essere considerato un pianeta a tutti gli effetti.
Plutone orbita intorno al Sole nella Fascia di Kuiper, una porzione di Spazio in cui si trovano diversi corpi celesti ghiacciati all’esterno dell’orbita di Nettuno. Fu scoperta nei primi anni Novanta e in seguito gli astronomi si resero conto che Plutone era l’esponente più importante e interessante di questa classe di oggetti, e che poteva essere il più adatto per scoprire e studiare le caratteristiche dei pianeti nani. I ricercatori pensano che i corpi celesti nella Fascia di Kuiper siano tra i più antichi del nostro sistema solare: studiandoli, si dovrebbero quindi capire meglio i meccanismi che portarono alla formazione del piccolo angolo di Via Lattea – la nostra galassia – in cui si trova la Terra in compagnia degli altri pianeti.

La NASA ha diffuso una nuova fotografia di Plutone in alta definizione e a colori, che mostra in modo molto più chiaro e dettagliato la superficie del pianeta nano rispetto alle immagini pubblicate fino a ora.
La fotografia è stata scattata dalla sonda New Horizons lo scorso 14 luglio ed è stata di recente trasmessa verso la Terra da Plutone, che mediamente si trova a sei miliardi di chilometri di distanza da noi. La sonda non vede i colori, ma può scattare fotografie in bianco e nero a varie lunghezze d’onda che, combinate insieme dai tecnici della NASA, permettono di ricostruire i colori che potremmo vedere se stessimo osservando direttamente il pianeta. Alcune tonalità sono state accentuate per rendere più evidenti le differenze nelle varie aree. La nuova immagine permette di cogliere dettagli grandi poco più di un chilometro nelle loro dimensioni reali.
Dalle prime osservazioni è emerso che la superficie di Plutone è molto più frastagliata di quanto inizialmente ipotizzato dai ricercatori. Si vedono per esempio canali naturali allineati tra loro e lunghi centinaia di chilometri, la cui origine è forse dovuta ai movimenti della superficie e alla sublimazione dei ghiacciai dovuta all’esposizione ai raggi solari e alla presenza di un’atmosfera molto rarefatta (la sublimazione è il passaggio dallo stato solido a quello gassoso senza passare per uno stato intermedio liquido).


New Horizons ha scattato centinaia di fotografie nel corso del suo passaggio ravvicinato di luglio e le sta trasmettendo sulla Terra. La NASA stima che sarà necessario circa un anno prima di avere ricevuto tutte le immagini e gli altri dati raccolti dalla sonda. New Horizons è grande più o meno quanto un pianoforte a coda e per raggiungere Plutone ha sfruttato la spinta gravitazionale di diversi pianeti del Sistema solare, passandoci relativamente vicino: ha sorvolato Marte, ha oltrepassato la fascia degli asteroidi, è passata a 2,3 milioni di chilometri di distanza da Giove e si è poi fatta dare ulteriori spinte dalle orbite di Saturno, Urano e Nettuno. Il suo viaggio è iniziato nel 2006.

Ad ogni modo molte immagini sono giunte a terra, tante da permettere alla NASA una ricostruzione video del pianeta basandosi proprio su queste foto ad alta risoluzione (fino a 400m per pixel): montagne, canyon e corrugamenti della superficie come mai viste fino adesso. Si tratta come ovvio di una sola porzione del nano pianeta, comunque piuttosto ampia.

Ad occuparsi di questo complesso collage è stato Stuart Robbins, un ricercatore del Southwest Research Institute di Boulder, in Colorado, un lavoro inizialmente dedicato alla scoperta dei crateri d'impatto su Plutone e Caronte. La vicinanza della cintura di Kuiper assicura infatti asteroidi in abbondanza. Si tratta dunque della ricostruzione più fedele di Plutone, Robbins ha infatti aggiornato di continuo questa mappatura man mano che le immagini sono giunte a noi.
 
«Questo è proprio quello per cui ci siamo andati - ha detto in una nota Alan Stern, principale ricercatore della missione - e queste immagini, i dati e le altre rilevazioni per la prima volta ci aiuteranno a capire le origini e l’evoluzione del sistema Plutone. E quello che sta arrivando dalla sonda è un vero e proprio tesoro di dati, con immagini ad alta risoluzione e importanti rilevazioni sulla composizione dell’atmosfera».

«Plutone - ha aggiunto Stern - si sta rivelando un pianeta con una complessità e una diversità di forme al pari di quanto abbiamo già visto nel sistema solare». Jeff Moore, capo dei geologi della missione New Horizons, ha aggiunto che la superficie del pianeta nano «è complessa tanto quanto quella di Marte», con «montagne “alla rinfusa”, flussi ghiacciati di azoto e possibili dune».

La sonda New Horizons si trova ora a circa 5 miliardi di km dalla Terra e 69 milioni di km da Plutone e sta viaggiando verso la sua nuova meta, la fascia di Kuiper, a oltre 6 miliardi e mezzo di km dal Sole, che dovrebbe raggiungere nel gennaio 2019.



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venerdì 21 agosto 2015

MARTE

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«Vedremo Marte grande come la Luna»
Attenzione alla bufala che corre in rete
Guardate il cielo il 27 di agosto, 30 minuti dopo la mezzanotte, e vedrete Marte grande quanto la Luna. Ovviamente è una grande bufala.

Si tratta ovviamente di una sciocchezza, perché solo con l’aiuto di un telescopio o di un cannocchiale potremo distinguere bene il disco del Pianeta Rosso (visibile a occhio nudo come un puntino luminoso simile a una stella).

Già qualche anno fa si era diffusa la voce del Pianeta Rosso visibile dalla Terra per qualche inspiegabile congiunzione astrale. Chissà perché la data scelta era sempre il 27 agosto: allora i più creduloni erano rimasti con il naso all’insù restando poi ovviamente delusi.

La curiosità di migliaia di persone aveva avuto la meglio: probabilmente anche grazie al fascino esercitato dal Pianeta Rosso. Marte è sempre stato oggetto di grande attenzione anche da parte degli astronomi.



Non c'è nulla di vero, probabilmente, il solo fatto che Marte, sin dall’antichità, ha sempre affascinato l’uomo. Già con i primi tentativi di scorgere la sua superficie rossa, non importa che fosse ad occhio nudo o con primitivi telescopi. Ma il pianeta rosso, grande come la Luna, non lo vedremo mai. Né il 27 agosto né nel 2287.

Lo scherzo del secolo si fece risalire ad un messaggio, una parte del quale in lingua francese, in cui “qualcuno” annunciava un “avvenimento epocale da non perdere“. L’appuntamento astronomico era stato fissato per la mezzanotte e mezza. “Il pianeta Marte sarà il più luminoso nel cielo stellato e sarà grande quanto la Luna piena“. E come chiosa, uno speranzoso “un evento che si ripeterà solo nel 2287“.

La clamorosa bufala, c’è da dire, prendeva spunto da un evento realmente accaduto. E questa volta facciamo un passo ancora più indietro con il tempo. Al 2003, precisamente. In quell’occasione, un giornalista specializzato in notizie false, liquidò la bufala come una catena di Sant’Antonio. “Non ci sarà nessun appuntamento celeste particolare il 27 agosto prossimo e Marte non sembrerà affatto grande come la Luna“.

Il “fondamento astronomico”, se così si può definire, risaliva al 27 agosto 2003, quando l’orbita di Marte portò effettivamente il pianeta rosso alla massima vicinanza alla Terra degli ultimi 60 mila anni. Tuttavia, la distanza Terra/Marte rimase comunque quella di 56 milioni di chilometri (rispetto ai 400 mila circa che dividono il nostro pianeta dalla Luna). All’epoca, si poté scorgere scorgere un Marte effettivamente più grande e luminoso della media, ma soltanto se visto al telescopio. Ma non fu mai paragonabile alla Luna piena.

Perchè la data del 2287? Semplicemente per il fatto che, secondo calcoli astronomici veri e propri, in quell’anno Marte si troverà ancor più vicino a noi di quanto non lo sia stato nel 2003. Il riferimento alla sua dimensione, paragonabile alla grandezza della Luna Piena ad occhio nudo, riguardava la possibilità di vederlo attraverso un telescopio da 75 ingrandimenti. Telescopio, badate bene. Evidentemente, fu proprio quella precisazione del telescopio a perdersi nei meandri dell’entusiasmo e a dar vita alla bufala.

Ad ogni modo, di “avvicinamenti” di questo tipo se ne verificano spesso. Fa parte della dinamica dei pianeti e dei corpi celesti. Nulla di pericoloso, ma di sicuro interesse per gli astronomi. E per noi, che ne attendiamo il verificarsi.



A occhio nudo Marte solitamente appare di un marcato colore giallo, arancione o rossastro e per luminosità è il più variabile tra tutti i pianeti visibile dalla Terra nel corso della sua orbita. La sua magnitudine apparente infatti passa da +1,8 alla congiunzione fino a -2,9 all'opposizione perielica (fenomeno che si verifica ogni due anni circa e quindi rende il pianeta difficile da osservare). A causa dell'eccentricità orbitale la sua distanza relativa varia a ogni opposizione determinando piccole e grandi opposizioni, con un diametro apparente da 3,5 a 25,1 secondi d'arco.

Il punto in cui Marte si trova in direzione opposta dalla Terra rispetto al Sole (180°) e quindi è visibile da noi per tutta la notte è definito opposizione, il periodo che intercorre tra due opposizioni detto periodo sinodico è di 780 giorni. All'opposizione, mediamente, Marte dista dalla Terra 78,39 × 106 km (questo valore potendo variare di oltre venti milioni di chilometri per difetto o per eccesso, a seconda che si tratti di grande o di piccola opposizione), presenta un diametro apparente di 17,9 secondi d'arco e una magnitudine apparente di -2,0. A causa dell'eccentricità delle due orbite i momenti di opposizione possono variare anche di 8,5 giorni e la distanza tra i pianeti può passare da un minimo di 55,7 × 106 km a un massimo di 401,3 × 106 km. L'avvicinarsi di Marte all'opposizione comporta l'inizio di un periodo di moto retrogrado apparente, durante il quale, se ci si riferisce alla volta celeste, il pianeta appare in moto nel verso opposto all'ordinario (quindi da est verso ovest anziché da ovest verso est) con la sua orbita che sembra formare un 'cappio' (in inglese "loop").

Il 27 agosto 2003 alle 9:51:13 UT Marte si è trovato vicino alla Terra come mai in quasi 60 000 anni: 55 758 006 km (pari a 0,372 719 UA). Ciò è stato possibile perché Marte si trovava a un giorno dall'opposizione e circa a tre giorni dal suo perielio, cosa che lo rese particolarmente visibile dalla Terra. Tuttavia questo avvicinamento è solo di poco inferiore ad altri. Ad esempio il 22 agosto 1924 la distanza minima fu di 0,372 846 UA e si prevede che il 24 agosto 2208 sarà di 0,372 79 UA. Il massimo avvicinamento di questo millennio avverrà invece l'8 settembre 2729 quando Marte si troverà a 0,372 004 UA dalla Terra.





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lunedì 27 luglio 2015

IL PIANETA SCOPERTO ...E GLI ABITANTI?

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La missione Kepler ha confermato l'esistenza del primo pianeta simile alla Terra per dimensioni e presente nella zona abitabile del suo sistema solare.

Kepler-452b è più grande del nostro pianeta. Il suo diametro è il 60% più grande di quello terrestre e dista dalla sua stella il 5% in più. La sua massa e la composizione non sono ancora stati determinati con precisione, ma le ricerche precedenti lasciano pensare che i pianeti di queste dimensioni possano essere rocciosi.

Finora, Kepler-452b è il più piccolo pianeta scoperto ad orbitare nella zona abitabile, quella parte del sistema solare in cui può esistere l'acqua allo stato liquido e dove le condizioni sono tali da innescare i processi che portano alla vita.

Sono incredibili a volte i rappresentanti della Scienza ufficiale:l’annuncio di Ellen Stofen, la donna  a capo degli scienziati della NASA, relativo alla possibilità che nel prossimo decennio possa esserci la svolta decisiva in merito alla scoperta di vita aliena. Lo affermano, tramite una nota, i ricercatori del Centro Ufologico Mediterraneo, ing. Ennio Piccalunga e dott. Angelo Carannante. “Subito dopo aggiunge però che entro venti o trenta anni potremmo sciogliere questo dubbio, specificando di riferirsi, ovviamente, alla scoperta di eventuali microrganismi. Sempre così gli annunci NASA. Si annuncia la scoperta di acqua o di vita  su Marte e poi  si rinnega il tutto. Si parla di imminente scoperta di vita extraterrestre e subito dopo si smentisce sia l’imminenza, sia che si possa trattare  di vita evoluta” proseguono i due ricercatori italiani.

Il telescopio spaziale Kepler, lanciato nel 2009, ha fornito un’infinità di dati ed ha scoperto forse più di 3500 esopianeti, e dico forse perché sono ancora in elaborazione i risultati definitivi di questi studi.

Ora Kepler, avendo per un guasto perduto il controllo di stabilità, è parzialmente fuori uso, ma sta per essere sostituito con strumenti di gran lunga più precisi. Per esempio l’ESA sta approntando la missione Cheops, tesa non a scoprire nuovi mondi ma a studiare molto da vicino quelli già scoperti da Kepler. In più Cheops raccoglierà le informazioni per preparare la strada al futuro, prossimo telescopio spaziale James Webb che entro il 2018 sarà posto in orbita intorno alla Terra in un punto Lagrangiano tipo L2, nel cono d’ombra del nostro pianeta, a circa un milione e mezzo di chilometri. Protetto dalla luce del Sole potrà scrutare là dove nessuno (umano) ha mai osato prima, nell’atmosfera degli esopianeti fino a trovare quei gas come l’ossido di azoto o il metano che potrebbero comprovare l’esistenza di forme di vita. E’ ormai evidente che se c’è vita da qualche parte, avremo a breve gli strumenti per individuarla e con sicurezza.



Eppure avremmo già adesso gli elementi per rispondere affermativamente alla domanda “c’è vita nell’Universo?”, anzi abbiamo dati che attesterebbero vita non elementare ma intelligente nel nostro Sistema Solare. La scoperta dalla sonda Rosetta, sull’asteroide 67P Churinov Gerasimenko, di una struttura con evidente connotazione di artificialità. E’ alta, secondo le nostre stime, più di cento metri, troppo per essere stata lì posizionata  dall’uomo. E’ di una evidenza lapalissiana, ma non c’è da parte del controllo missione nessuna comunicazione in merito. .

Il particolare di sospetta matrice artificiale osservato sull'asteroide 67PBen venga quindi questo salto in avanti della Nasa, ma forse è arrivato il momento da parte degli scienziati di abbandonare la prudenza ed avere un po’ più di coraggio, per non correre il rischio di arrivare secondi, dopo altri ricercatori forse meno ufficiali, ma anche meno timorosi di affrontare una verità sempre più evidente e ormai non più occultabile. Le nostre ricerche infatti conducono a forme di vita intelligente  che sono già entrate in contatto ed hanno addirittura interagito con l’umanità. Troppi sono per l’appunto gli indizi se non vere e proprie prove che la scienza e i dogmi dominanti sottovalutano o addirittura considerano come pura eresia. Chi avrebbe scommesso solo fino a pochi anni fa che gli scienziati parlassero di universi paralleli, viaggi nel tempo e le apparentemente assurde leggi della fisica quantistica? Un ruolo decisivo giocano i tanti bistrattati e vituperati ufo. Vi enunciamo solo alcuni dati, si proprio così, “dati” incontestabili della presenza di vita extraterrestre già nello spazio prossimo alla terra, ma anche sulla terra stessa. Si tratta di documenti e notizie indiscutibili certe al 100% e che offrono spiegazioni poco “terrestri”:

Il 26 febbraio 1942, Battaglia contro gli ufo a Los Angeles. Un ufo, era stazionario su tale città, fu bombardato da migliaia di proiettili anche di artiglieria pesante senza subire nemmeno un graffio. Le versioni ufficiali parlarono di un pallone sonda. Come è possibile che non si riuscì ad abbattere un misero pallone sonda? Molti testimoni videro l’oggetto “bombardato” fluttuare ed andarsene come nulla fosse successo. Esistono anche alcune foto che mostrano certamente un ufo inquadrato dai riflettori, non perché la foto in sé stessa sia una prova, ma per come si è svolta tutta la vicenda;
30 maggio 1990: ufo  triangolare del Belgio. C’è un video in proposito. Si era a pochi chilometri dal confine con l’Olanda. Centinaia di persone e diverse pattuglie della polizia belga guardano sbigottiti per molti minuti le strane evoluzioni di un ufo. Si fecero decollare due F16 i quali si misero subito in contatto radar con l’oggetto volante non identificato. Improvvisamente l’ufo passò in modo assolutamente eccezionale da 300 a 1700 piedi d’altezza ed accelerò da 280 a ben 1700 chilometri orari in un solo secondo. Semplicemente impossibile ed inconcepibile per gli umani;
agosto 1996, Monte di Procida, Napoli: un disco volante volava sopra il paese per diversi minuti. Tantissimi testimoni che ripresero l’ufo con una telecamera a nastro VHS. Le analisi del C.UFO.M. hanno confermato che si trattava di un oggetto volante non convenzionale. Il video su youtube totalizzò circa 100.000 visualizzazioni. Le indagini sul posto hanno confermato l’affidabilità dell’ufo files.

Abbiamo riportato solo tre casi su decine e decine assolutamente inspiegabili. La stessa cosiddetta “archeologia proibita”, tra cui l’archeologia spaziale prima citata, cioè manufatti anche antichissimi o costruzioni impossibili, è ignorata dall’archeologia ortodossa e dagli scienziati accademici i quali si ostinano a negare l’evidenza dei fatti. L’unica ipotesi che tiene è quella di presenze extraterrestri sulla terra. E’ inutile quindi spendere tanti soldi se è la vita aliena che si cerca. Dovremmo piuttosto concentrarci sul modo di comunicare con tali esseri. Un noto astronomo americano Derrick Pitts  ha pubblicamente annunciato di volere studiare  gli avvistamenti Ufo esattamente come si studiano tutti i fenomeni scientifici. Egli è ricercatore, capo astronomo e direttore dei “Planetarium Programs” presso il Franklin Institute Science Museum a Philadelphia, quindi persona molto qualificata. Gli accademici e la scienza cosiddetta “ufficiale”, vale a dire quella che si accoda ai dogmi imperanti anche contro tutte le evidenze, rifiutano sistematicamente di parlare di Ufo: niente più degli ufo può distruggere immediatamente un prestigio raggiunto in anni di studi, ricerche e dedizione. Gli ovni (altro acronimo degli oggetti volanti non identificati) non possono essere presi sul serio. Oggetti che volano sopra le nostre teste e che incredibilmente l’ establishment ignora come se nulla fosse, e magari i media concedono uno spazio sconfinato agli oroscopi. E la NASA sta ancora parlando di microrganismi. Astronomi, astrofili, politici, religiosi, militari, ci hanno raccontato personalmente e confidenzialmente che vige una consegna del silenzio ferreo. Ma non lo possono proclamare ai quattro venti. Se uno di loro parla pubblicamente di ufo e magari di esperienze personali, si espone pesantemente e viene emarginato e deriso, quasi si parlasse delle streghe. Se anche esponenti della scienza ufficiale come Wang Sichao, astronomo planetario dell’Osservatorio della Montagna Purpurea dell’Accademia Cinese delle Scienze non hanno avuto timore a definire gli ufo “eventi credibili sostenuti dall’osservazione”, allora un problema, o meglio un fenomeno inesplicabile esiste. “Questi fatti” ha anche detto Sichao “non possono essere spiegati con le attuali conoscenze scientifiche”. Dopo molti decenni di studi e ricerche, lo scienziato è poi giunto alla conclusione che non sono stati fatti progressi nella comprensione del fenomeno ufo. Secondo lui, la ragione principale è che il fenomeno ufo è casuale e relativamente raro, spesso scomparendo in pochi secondi. Wang aggiunge che quando i telescopi professionali si mettono in azione e si cerca di inquadrare un ufo questo è già sparito. Così è necessario basarsi sulle informazioni di testimoni occasionali. I telescopi però, aggiungiamo noi, per come sono strutturati non sono molto adatti a seguire eventi ufologici, per cui occorrerebbe studiare gli ufo con una metodologia studiata a proposito. Un approccio piuttosto valido è costituito dallo studio delle luci di Hessdalen in Norvegia dove una equipe di scienziati ha svolto e sta svolgendo un ottimo lavoro, ma le soluzioni sono ancora lontane. Non a caso questi inafferrabili oggetti sono stati immortalati e ripresi anche nello spazio e su astri, e crediamo fermamente che molti ufo siano frutto di tecnologie super evolute estranee a questo mondo. Studiamo astri distanti anche migliaia di anni luce, ma forse la soluzione l’abbiamo sotto il nostro naso, proprio qui in casa nostra.“




Tutta la vita sulla Terra è basata su carbonio, idrogeno, azoto e ossigeno, e questo fatto potrebbe essere una costante anche per quanto riguarda altri pianeti alieni. Ci sono però altri elementi chimici che potrebbero ipoteticamente costituire la base per la vita, come ad esempio il silicio. Il punto di vista secondo il quale il carbonio è necessariamente la base di tutta la vita sugli altri pianeti, in quanto le sue proprietà chimiche e termodinamiche lo rendono di gran lunga superiore a tutti gli altri elementi, è stato soprannominato sciovinismo del carbonio.

Lo studio scientifico sulla possibile base biomeccanica della vita extraterrestre è noto con il nome di esobiologia o xenobiologia. Per alcuni la vita nell'universo è nata e si è evoluta autonomamente in punti diversi, differenziandosi. Mentre per altri, sostenitori della teoria detta panspermia, la vita è stata generata da un unico tipo di spore che hanno provveduto a una base comune per ogni specie su ogni pianeta.

La questione dell'esistenza di altri mondi come luoghi abitabili si è dibattuta prevalentemente solo dopo l'invenzione del telescopio e la sua diffusione a partire dal XVII secolo (l'idea generale in precedenza infatti era che le stelle e i pianeti - che apparivano come semplici punti luminosi fissati nel firmamento - non fossero veri e propri corpi fisici). Malgrado questo, già nell'Antica Grecia, nel VII secolo a.C., alcuni filosofi intuirono che nell'infinita estensione dell'universo sarebbe stato possibile imbattersi in altri mondi popolati. Diogene Laerzio riferisce ad esempio come Anassagora ritenesse la Luna abitata. Nella sua opera De Rerum Natura (circa 70 a.C.), Lucrezio speculava apertamente della possibilità di vita su altri mondi:

« Pertanto dobbiamo capire che esistono altri mondi in altre parti dell'Universo, con tipi differenti di uomini e di animali. »
Aristotele e Platone tuttavia propugnavano l'unicità metafisica del mondo (inteso come creato). Dopo che il Cristianesimo ebbe preso piede, sulla scorta di Aristotele l'idea di vita su altri mondi venne prevalentemente rigettata, in quanto era vista in contraddizione con la pretesa centralità dell'uomo nel piano della creazione divina, ma rimase comunque oggetto di dibattito nel corso del tempo. Il vescovo di Parigi nel 1277, nell'intento di portare un po' di quiete nel mondo intellettuale assai vivace e per questo propenso a litigi e agli scontri, nell'elenco di 219 proposizioni da rigettare poneva anche quella - di tradizione aristotelica - che negava a Dio la possibilità di aver creato o di creare altri mondi diversi dal nostro (art 34).

L'ammissione, dunque, di tale possibilità appare indirettamente una condizione per poter operare nell'ambito degli istituti della cultura del tempo. Tommaso d'Aquino, in piena egemonia tolemaica, ventilò l'ipotesi di più mondi abitati e perciò bisognosi di redenzione (cfr. III libro delle Sentenze), negando invece quella di altri universi (diversi dall'unico creato da Dio). Il cardinale e teologo Nicola Cusano, nella sua opera più importante De docta ignorantia del 1440, ammetteva la possibilità che Dio potesse avere creato altri mondi con altri esseri razionali in uno spazio senza limiti. Anche questi esseri razionali, egli scriveva, sono creati ad immagine di Dio ed eredi delle promesse di Cristo.

Il filosofo e frate domenicano Giordano Bruno, condannato come eretico e messo al rogo nel 1600, certamente ammetteva questa possibilità di altri mondi. Bruno in realtà non fu condannato per tale idea (che non è annoverata tra i capi d'accusa della sentenza) che però interessò teologi e filosofi per una certa confusione o identificazione tra mondo e Dio.

La possibilità di vita extraterrestre era un luogo comune del discorso dotto nel XVII secolo, grazie soprattutto alla diffusione del telescopio di Galileo. Nel Sette-Ottocento l'idea che la Luna e gli altri pianeti del sistema solare fossero abitati si era abbastanza diffusa a livello popolare e anche nell'ambito del mondo accademico era una questione seriamente dibattuta, anche da numerosi religiosi e teologi.

Il continuo miglioramento della tecnologia dei telescopi rifrattori, inoltre, faceva presagire nuove imminenti scoperte. L'astronomo francese Camille Flammarion (1842-1925), ad esempio, rimase convinto per tutta la vita che vi fossero altri pianeti abitati, concetto che divulgò nei suoi libri. Flammarion fu anche tra i primi a proporre l'idea che gli esseri extraterrestri fossero davvero alieni, e non semplicemente variazioni delle creature terrestri.

La presunta scoperta dei canali di Marte nel 1877 da parte di Giovanni Virginio Schiaparelli condusse alcuni astronomi, come Percival Lowell, a sostenere la loro origine artificiale e quindi l'esistenza di vita senziente sul pianeta Marte. L'esistenza dei canali venne confutata da osservazioni successive, pur rimanendo viva a livello popolare. Nel 1961 l'astronomo Frank Drake propose, in modo puramente speculativo, l'equazione che prende il suo nome, come tentativo di stimare il numero di civiltà extraterrestri evolute presenti nella Via Lattea.

Dalla fine degli anni quaranta, il dibattito sull'esistenza degli extraterrestri si è ulteriormente diffuso a livello popolare con la nascita dell'ufologia: molti ufologi sostengono infatti che gli alieni visitino regolarmente il nostro pianeta, e gli UFO sarebbero i loro mezzi di trasporto. Le missioni spaziali dalla fine degli anni sessanta hanno mostrato all'opinione pubblica ciò che gli scienziati già sapevano, cioè che la superficie degli altri pianeti del sistema solare è troppo inospitale per sostenere esseri viventi complessi. Più realisticamente l'unico contatto possibile con la vita extraterrestre all'interno del sistema solare sarebbe quello con ipotetici microorganismi su altri pianeti e sulle loro lune. Questo ha spostato il dibattito verso i mondi extrasolari.

Gli scienziati sono alla ricerca di una qualche prova dell'esistenza di vita unicellulare sui pianeti del sistema solare, portando avanti gli studi sulla superficie di Marte ed esaminando le meteoriti cadute sulla Terra. È stata proposta anche una missione per Europa, una luna del pianeta Giove, che si ipotizza possa contenere delle riserve liquide sotto la sua superficie; rimane da verificare, oltre alla reale esistenza di queste riserve, se sono costituite da acqua o da componenti gassosi allo stato liquido a causa delle basse temperature (metano o ammoniaca); sono previste spedizioni di sonde nel futuro per cercare di indagare la cosa.

Nel 1996 è stata scoperta all'interno di un meteorite, ALH 84001, proveniente da Marte, la presenza di una struttura fossilizzata che potrebbe essere compatibile con i residui dovuti al metabolismo di qualcosa simile a batteri. Tuttavia la reale natura di questa struttura (residuo di batteri alieni di un lontano passato o semplice configurazione casuale all'interno del meteorite) è tutta da verificare.

Nel febbraio del 2005, due scienziati della NASA avevano inizialmente riferito di aver trovato quella che essi definivano una possibile prova della presenza di vita su Marte. In particolare, i due scienziati, Carol Stoker e Larry Lemke, si erano basati sul fatto che alcuni segni spettrografici di metano nell'atmosfera marziana sono molto simili al metano prodotto da alcune forme di vita primitive sulla Terra; tuttavia i vertici della NASA smentirono la notizia, e i due scienziati in seguito ritrattarono le loro affermazioni. Nonostante questo alcuni scienziati considerano ancora plausibile l'ipotesi riportando alcune rilevazioni che potrebbero essere compatibili con un'origine biologica del metano su Marte.

Nel maggio del 2011 il geologo Bruno D'Argenio e il biologo molecolare Giuseppe Geraci, accomunati da un progetto svolto per il Consiglio Nazionale delle Ricerche, hanno annunciato di aver scoperto - all'interno di alcuni meteoriti - dei batteri, dalla stampa ribattezzati batteri alieni, i quali, rimasti immobili e inattivi per 2,3 miliardi di anni nelle rocce, una volta estratti si sarebbero risvegliati e riprodotti.

È stato teorizzato che una società altamente tecnologica comunichi attraverso lo spazio grazie alla trasmissione di informazioni in molteplici forme. Progetti come il SETI conducono attualmente ricerche in questo senso, vagliando le informazioni che vengono ricevute dallo spazio attraverso i radiotelescopi, in cerca di onde radio anomale che possano confermare la presenza di vita intelligente. Sia il Seti che il sistema ARCADE in tempi diversi hanno registrato due diversi segnali radio, tra cui il Segnale Wow!, provenienti dallo spazio, entrambi di forma e natura tale da non potere escludere, allo stato attuale delle conoscenze, che non possano provenire da fonte artificiale.




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giovedì 28 maggio 2015

IL CARRO DEI TAROCCHI

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Il Carro è la settima carta degli arcani maggiori dei tarocchi.

Nel gioco di carte, è di valore immediatamente superiore agli Amanti e di valore immediatamente inferiore alla Giustizia.

La figura rappresenta di solito un Re o un guerriero che conduce un carro (o una biga) trainato da due cavalli, in alcuni casi uniti nella parte finale del corpo. A volte la biga è alata.

Il Re o il guerriero ha generalmente un copricapo, a volte (se è un Re) una corona. I cavalli sono spesso di due colori diversi. A volte trainano il carro in direzioni diverse, ma producendo sempre un avanzamento in avanti.

Nei tarocchi Rider-Waite, nei tarocchi Wirth-Knapp, nei tarocchi di Papus, ai due cavalli si sostituiscono due sfingi.

Il Carro è l’arcano numero sette, il numero primo più alto, divisibile solo per se stesso, il più attivo dei numeri dispari. Il Sette rappresenta, dunque, l’azione per eccellenza, a tutti i livelli: su se stessi e sul mondo. A differenza dell’Imperatrice, arcano numero tre, l’azione del Carro è più matura, in quanto basata sull’esperienza accumulata dagli Arcani precedenti, e si propone un obiettivo.
Nei tarocchi di Marsiglia, il soggetto della carta è rappresentato da tre elementi: due cavalli, un veicolo e il suo conducente; il nome della carta non allude al personaggio, come era accaduto finora, ma allude al veicolo.
Il conducente è rappresentato da un giovane uomo in cui potremmo riconoscere un principe o un re, dal momento che porta la corona. Il giovane re ha un’espressione nobile e virile, guida con sicurezza il cocchio, non gli è necessario tenere i cavalli con le briglie: è un conquistatore nato e manifesta tutta la sicurezza di chi ha combattuto e vinto superando ostacoli di ogni tipo. La sua armatura rifulge di colori brillanti e tutta la sua figura emana luminosità, simboleggiante la piena vittoria. Il Sette, infatti, numero di buon auspicio e sacro sin dall’antichità (il Sette è dato dai tre piani dell’essere più i quattro elementi), è il numero del compimento, dell'interezza di una serie: sette sono, non casualmente, i giorni della settimana, le virtù, i vizi capitali, le note musicali, i colori dell'arcobaleno, i tradizionali pianeti dell'astrologia. La figura sul carro può rimandare all'eroe dalle gambe nude della carta precedente, l’Innamorato, che armatosi contro le difficoltà ora procede dominandole dall'alto, cioè da una posizione che gli permette di vedere la direzione della meta e quindi di guidare il suo veicolo senza identificarsi con un lato o l'altro del dilemma, ma dominando entrambi da un punto di vista superiore e centrale rispetto alla dualità delle cose.
Possiamo vedere il lui anche la figura dell'Imperatore che, scelta la via del successo, inizia a percorrerla. Il conducente del Carro porta il suo scettro nella mano destra, senza stringerlo come faceva l'Imperatore, ma con una scioltezza che indica il sicuro dominio della situazione.
Il carro ha forma di quadrato, è color rosa carne e affonda nella terra: è, quindi, ancora legato alla realizzazione materiale. Il giovane re trae dal cubo la sua potenza solare, attiva, destra; il cubo è stato preliminarmente purificato e ora è fornito di ruote per il movimento. La realizzazione concreta dell'Imperatore, qui si mette in moto rompendo la staticità inerte della pietra, iniziando una trasformazione sul piano dell'azione nel mondo. Decisa la linea d'azione, con l’arcano dell’Innamorato, ora, con il Carro si inizia a percorrerla.
Sulle spalle del giovane vediamo due maschere a forma di luna, la duplice natura lunare è stata trasformata in un’unica forza. Le due maschere potrebbero rappresentare anche il passato e il futuro, il positivo e il negativo: il condottiero del Carro agisce, infatti, nel pieno del presente, aperto al passato e al futuro, alla luce e all’ombra.
Il condottiero ci ricorda il Sagittario, infatti dell’uomo vediamo solo la metà al di sopra della cintura: la sua parte inferiore del corpo sembra equina; infatti, i due cavalli sembrano far parte del suo corpo perché tutti e tre scaturiscono dal carro.
I due cavalli rappresentano le forze vitali, animali, istintive, quelle che tirano il carro rompendo la forza d'inerzia. Gli istinti o le forze dell’inconscio ora sono al servizio del giovane che le ha vinte aggiogandole al suo carro. Naturalmente esse non hanno perso nulla della loro natura selvaggia e animalesca, che anzi risalta proprio con la loro raffigurazione sotto aspetto di animali, proprio come nella raffigurazione del cane che spinge in avanti il Matto.
Il cavallo che tira verso sinistra il carro ha un occhio chiuso e lunghe ciglia, rimandandoci così alla polarità femminile; l’altro cavallo, che tira verso destra, ci rimanda invece alla polarità maschile. I due animali rappresentano, quindi, i due aspetti della contraddizione, due forze repulsive: Acqua e Fuoco, Ying e Yang. Esse, però, appartengono alla stessa natura perché entrambe scaturiscono dal Carro, entro il quale sta la parte posteriore dei cavalli a noi invisibile. Questi due principi, benché uniti, sono di natura opposta: l'aspetto contraddittorio è mostrato dal fatto che i due cavalli tirano in direzione opposte. Hanno però una meta in comune poiché come il guidatore guardano verso destra. L'unità di intenti e di direzione dà, quindi, a tutti gli elementi del composto una unità. La situazione è di equilibrio: un equilibrio dato dal movimento e un movimento dato dall'equilibrio che è dinamico e non statico, quasi a ricordare il senso segreto dell'I King: "L'esistenza si edifica sul mutamento". L'importante è che il Carro proceda e che la direzione sia unitaria: tutti gli elementi del composto devono andare incontro allo stesso processo di trasformazione. Il Carro indica, quindi, lo stato di colui che riesce a dominare il settenario in tutte le sue forme e manifestazioni, su tutti i piani dell'essere e nel suo aspetto contraddittorio allo scopo di servirsene per andare avanti.
Insieme ai cavalli, il giovane re forma una figura triangolare, mentre il carro ha la forma del quadrato. Si ha, quindi, un triangolo nel quadrato, rappresentazione dello spirito nella materia. Il Carro rievoca, così, la ricerca alchemica: la materializzazione dello spirito e la spiritualizzazione della materia. Si potrebbe dire in quest’ottica che il carro rappresenti il corpo, i cavalli l’energia e il personaggio lo spirito.
Il carro è sormontato da un baldacchino, sorretto da quattro colonne. Il baldacchino è una sorta di velo che chiude l’orizzonte del cielo; sarà la Stella, arcano XVII, a sollevare quel velo; le dodici stelle rappresentate sul drappo del baldacchino ci rimandano alle forze cosmiche. Le quattro colonne sorreggono il baldacchino quasi a dire che l'Alto, nel senso della dimensione superumana, è già penetrato e unito con il Basso, e dal Centro di questa unione viene la direzione che il Carro percorre. Infatti, le quattro colonne sono appaiate a due a due: la stessa unità contraddittoria espressa dai cavalli ritorna a confermare la corrispondenza Alto-Basso che bisogna sempre tenere presente. Le quattro colonne rappresentano anche i quattro elementi che formano il cubo.
Sul carro, al centro del blasone, è rappresentata una goccia verde. Secondo alcune leggende, fra tutte le cellule mortali del corpo umano, ne esiste una soltanto in grado di sopravvivere alla morte fisica. Il Carro ricorda in questa goccia verde la nostra speranza di immortalità: inserisce nella materia una coscienza impersonale.
A seconda del tipo di tarocchi si possono fare diverse ipotesi. Il Re o il guerriero è colui che tiene tra le mani le redini del proprio agire. La vittoria e il trionfo; a volte addirittura la vendetta. È colui che si trova a confronto con la consapevolezza di poter decidere del proprio destino.

I cavalli che trainano il Carro sono in numero pari: a seconda dei tipi, una coppia guarda a destra, l'altra a sinistra, oppure, in altri casi, entrambi i cavalli guardano nella stessa direzione. Essi rappresentano, secondo alcuni, le due colonne del Tempio di Salomone (Boaz e Jachin), ovvero la Legge e la Giustizia. I cavalli rappresentano, per alcuni, nei loro opposti colori, la capacità di "guidare" il corso degli eventi in una data situazione.

Inoltre, il Carro può rappresentare la scelta: un cavallo tira a destra, l'altro tira a sinistra (ma non in tutti i tarocchi). Non si sa quale cavallo il conducente seguirà.

Questa carta è inoltre collegata alla simbologia platonica dell'anima che, dopo la morte, nell'Empireo viene filosoficamente trascinata in due direzioni da un carro in cui gli unici due cavalli, uno bianco ed uno nero (tipici nei disegni di questa carta) vanno uno verso il basso (rappresentante l'Istinto) ed uno verso l'alto (rappresentante la Ragione).

La medesima simbologia la si ritrova nell'albero delle Sephiroth.

Ha corrispondenze astrologiche con il segno del Sagittario, segno dell'ambizione e del desiderio di emergere.

Nell'Albero della Vita è il diciottesimo sentiero che collega l'Intelletto (Binah) alla Severità (Geburah).

Rappresenta la fedeltà e l'equilibrio, ma anche, ovviamente la gloria. Sono però implicite la perizia e la prudenza, il valore di chi deve condurre un mezzo tra possibili ostacoli, poiché chi sa valutare sempre i fattori contrastanti sarà in grado di trionfare su tutto e tutti. Il Carro è, in fondo, un arcano di vittoria e trionfo sugli eventi. Per alcuni, la traversata pericolosa dell'uomo nella materia per raggiungere il mondo spirituale. Si può leggere anche un futuro dubbio, in cui il soggetto avrà di fronte due strade.

E’ la carta del trionfo e del successo, soprattutto in campo sociale. Indica che una questione si risolverà nel modo migliore. Il successo è determinato dalle azioni dell’individuo, non dal Fato.
Rimanda anche alla consapevolezza, alla stabilità emotiva, alla fiducia in se stessi, all’autocontrollo e a un grande intuito.
Può indicare anche un viaggio o l’arrivo di una persona da lontano.
Dal punto di vista affettivo, un rapporto sentimentale è in stadio di grande sviluppo positivo.
Dal punto di vista professionale, rimanda ad una posizione invidiabile, a successi, avanzamenti di carriera.
Può rappresentare una persona straniera particolarmente benevola nei confronti del consultante; un amante dalla forte sessualità. Si tratta generalmente di una persona di sesso maschile, di età compresa tra i quaranta e sessant'anni, molto sicura di sé, combattiva ed idealista, dotata di iniziativa.

La carta essendo così forte e dinamica inverte o esaspera, se capovolta, tutti i suoi buoni auspici.
Tuttavia, il suo aspetto attivo non è del tutto colpito, per cui ci si rimetterà brevemente in sesto, soprattutto se circondata da carte positive. La vittoria può tramutarsi in sconfitta, può esserci un periodo di stallo, un’incapacità di agire creativamente e costruttivamente.Un viaggio può andare male o essere rimandato.
Dal punto di vista affettivo si vive l'amore in maniera egoistica con la tendenza a dominare il partner oppure ci si fa trascinare dai sentimenti, senza avere una visione lucida delle cose.
Dal punto di vista professionale possono esserci difficoltà causati da errori o dal temperamento troppo aggressivo del consultante, intollerante agli ordini dei superiori.
Può rappresentare anche una persona dall’ambizione eccessiva con una volontà impositiva oppure, se le carte che circondano il Carro capovolto sono deboli, una persona inconcludente, priva di ideali, che vive alla giornata.

Come tempi il Carro è molto veloce una settimana come massimo, ma, logicamente, si brucia subito, non più di due mesi di durata.

La pietra abbinata è lo Smeraldo.



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mercoledì 30 luglio 2014

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