Visualizzazione post con etichetta profumo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta profumo. Mostra tutti i post

venerdì 18 dicembre 2015

L'ODORE DEL SESSO

.


Napoleone si raccomandava con sua moglie Giuseppina di non lavarsi per qualche giorno prima del suo rientro…mentre sicuramente tutti hanno sentito dire che l’uomo vero deve puzzare….
Il segreto del sesso che Napoleone conosceva e che forse anche le nostre nonne volevano tramandarci è proprio nascosto lì, sotto le nostre ascelle, intorno ai nostri capezzoli vicino all’inguine...vale a dire  dove le  nostre ghiandole producono l’essenza più magica, più seducente più intrigante e irresistibile che esista… i feromoni.
Minuscole molecole che si sprigionano nell’aria e che comunicano il nostro essere femmine o maschi sessualmente disponibili  e maturi all’accoppiamento.
Moltissimi aspetti a livello cosciente colpiscono di un uomo appena conosciuto, la sua voce, il colore dei suoi occhi, la larghezza delle sue spalle, il suo sorriso, il suo modo di camminare di gesticolare ma soprattutto a livello assolutamente inconsapevole, il suo odore.

Se quell’odore, se il suo profumo di “maschio” ci piace è fatta, ecco che scatta la scintilla, la reazione chimica, la forte e terribile attrazione sessuale definibile quasi “animale”, la spinta a fare l’amore con lui, la voglia pazza di baciarlo di averlo, i nostri sensi si accendono e prendono il sopravvento,  si mettono in massima allerta, i nostri recettori nervosi vanno in tilt totale.
I feromoni quindi sembrano inviare una moltitudine di messaggi ed attivare una infinità di reazioni che noi comunemente chiamiamo attrazione fisica. Sono messaggi subliminali che non riusciamo  ad identificare ma che  ci dicono se l’odore di quel maschio ci piace o meno; ecco perché talvolta conosciamo ragazzi praticamente perfetti per noi, che dovrebbero assolutamente piacerci eppure niente , non accade niente, nessuna scintilla nessuna attrazione; mentre magari ne conosciamo altri che pur  non  avendo nulla che razionalmente ci piaccia, nulla che li renda affascinanti ai nostri occhi, che invece misteriosamente ed  inspiegabilmente ci attraggono ed  eccitano al solo averli accanto,  i colpevoli di tutta questa confusione altri non sono che loro, quelle piccole molecole che tutti possiamo annusare: i feromoni che come frecce di Cupido  colpiscono e sconvolgono.
Se la sua pelle di quel insospettabile uomo ci attira vorrà dire che quasi sicuramente l’intesa sessuale sarà fortissima intensa straordinaria, ma se invece quella stessa pelle non ci “dice nulla” è possibile che tutto si riduca ad una semplice amicizia.
In realtà quindi sembra esistere una sorta di chimica della sessualità, un insieme di reazioni che se attivate  possono creare  reazioni fisiche  e quindi intense attrazioni sessuali ben precise.

Un numero crescente di dati suggerisce che gli odori del corpo trasportino segnali chimici che influenzano l'umore e cicli mestruali, ma isolare i composti specifici che provocano questi effetti, i feromoni, si è dimostrato difficile. Wen Zhou, psicologo e studioso dell'olfatto dell'Accademia delle scienze cinese, e colleghi, hanno esaminato due composti presenti nei fluidi corporei che, secondo studi precedenti, sono buoni candidati al ruolo di feromoni umani: l'androstadienone, associato agli uomini, e l'estratetraenolo, caratteristico delle donne. Nei test, questi due steroidi hanno infatti stimolato risposte nettamente differenti nei soggetti maschi e femmine.

Nessuno dei due composti ha un odore distinto, ma si ritiene che il naso umano riesca a percepirli. Una precedente ricerca ha suggerito che l'androstadienone  migliori l'umore e aumenti i livelli del cortisolo nelle donne, e che in determinate circostanze l'estratetraenolo aumenti l'eccitazione e l'umore maschile.

Zhou e colleghi hanno lavorato con 96 soggetti, metà femmine e metà maschi. Metà dei soggetti, inoltre, si definiva eterosessuale e l'altra metà  omosessuale o, nel caso delle donne, anche bisessuale. A ogni soggetto i ricercatori hanno mostrato su uno schermo un insieme di punti che simulava il profilo di una figura umana che cammina. Cambiando la posizione dei punti, Zhou e colleghi potevano far apparire la figura maschile, femminile o androgina. I soggetti dovevano dire se che il profilo era di un uomo o di una donna.



Annotato come ogni partecipante classificava le figure, i ricercatori hanno mostrato ai soggetti degli altri profili, esponendoli contemporaneamente a una soluzione che odorava
di chiodi di garofano e conteneva estratetraenolo, androstadienone o soltanto il profumo di chiodi di garofano.

Zhou e colleghi hanno scoperto che l'esposizione agli steroidi influenzava le risposte dei soggetti eterosessuali che guardavano profili di camminatori di genere neutro. I maschi eterosessuali erano più propensi a identificare una figura femminile se erano esposti all'estratetraenolo e le donne eterosessuali a indicare il profilo come quello di un uomo quando erano esposte all'androstadienone.

I maschi omosessuali rispondevano all'androstadienone in modo più simile a quello delle donne eterosessuali. Le donne omosessuali o bisessuali, al contrario, non mostravano alcuna distorsione legata né all'uno né all'altro steroide. Complessivamente, questi risultati suggeriscono che gli esseri umani sfruttino i segnali chimici per rilevare il potenziale interesse sentimentale di un individuo, e che questi segnali operano in un modo specifico, legato al genere e alla sessualità.

Secondo Zhou è presto per affermare che questi due steroidi siano feromoni umani. Per prima cosa, i loro soggetti sono stati esposti a steroidi in concentrazioni molto più elevate di quelle naturalmente prodotte dalle persone. “E' molto importante esaminare gli effetti degli steroidi a concentrazioni ecologicamente rilevanti”, dice Zhou. Inoltre, il meccanismo con cui le persone captano e rispondono a questi steroidi rimane un mistero.

Anche la fonte di questi composti è problematica. L'androstadienone può essere trovato sia nelle donne sia negli uomini, mentre l'estratetraenolo è stato individuato solo nelle urine delle donne in stato di gravidanza e nella placenta. Sono necessari ulteriori studi per indagare in che misura questi segnali siano specifici rispetto al genere e alla sessualità.

Infine, è possibile che anziché di una vera segnalazione chimica, si tratti di un caso di associazione appresa, ossia che le persone acquisiscano familiarità con alcune sostanze chimiche maschili e femminili per la ripetuta esposizione alle parti intime dei partner. Zhou ha cercato di controllarlo ripetendo la procedura, invece che con i due steroidi, con acido isovalerico, un acido grasso fortemente odoroso che gli uomini hanno in abbondanza.

Dato che l'esposizione a questo acido non ha sollecitato una polarizzazione verso il riconoscimento di profili maschili, Zhou ha concluso che la risposta non è appresa. Lundström, tuttavia, è più scettico. La mancanza della distorsione nelle risposte potrebbe riflettere l'esposizione dei soggetti all'acido isovalerico nel cibo: è il composto che conferisce al formaggio puzzolente l'odore di calzini sporchi.

Anche se restano molte domande, è chiaro che anche sostanze chimiche che non possiamo rilevare coscientemente potrebbero avere un effetto complesso sul comportamento sessuale umano, forse tanto quanto un bel viso o uno sguardo seducente.

Il non-Leccatore è un esemplare di maschio eterosessuale in attività che non ama dilettarsi nell’arte amatoria orale, che preferisce mangiare la catalogna lessa piuttosto che praticare un cunnilingus degno di tal nome e che, in fondo, pensa che la beneamata virtù femminile altro non sia che un enorme mitile appena pescato dai pali delle cozze del Mar Piccolo di Taranto.
Praticamente il celiaco del sesso orale, quello che non la lecca perché se ci prova gli vengono i conati di vomito, le coliche gastriche, il cagotto, la dissenteria e va bene lo splatter, ma a tutto c’è un limite. Che poi una non può nemmeno dire niente, in quei casi, che mica è colpa sua se non gli piace, perché allora scusa il sesso è fatto anche di odori, sapori, chimica.

Il Pelofobico sarebbe quello che non la lecca perché maisia la sensazione del pelo in gola, è una tortura che nemmeno i cartelli messicani della droga sono così feroci coi loro nemici. Al pelofobico la patata va presentata pelata, liscia-liscia come il culo del bambino della pubblicità della Pampers. Viceversa lasciate perdere. Prestate attenzione anche alla ricrescita, cioè avvisatelo che i peli devono ricrescere un po’ per essere strappati di nuovo, prima che si prenda male e vi dica che il vostro pube sembra la faccia di Raz Degan.

Il Sentimentale sarebbe quello che la lecca solo quando pensa che tu sia la donna della sua vita, che potresti cucinargli la cena e sfornargli un paio di figli, possibilmente maschi. Insomma, quello il cunnilingus non lo pratica le prime volte, deve diventare una cosa più importante, deve esserci un po’ di sentimento.

Il Sindacalista sarebbe quello che lo fa il minimo sindacale, random, una volta ogni tanto.  Lo fa per un po’, quasi sempre non lo fa bene e spesso s’aspetta che tu gli renda onore e gloria per il prode gesto e l’eroico coraggio che ha dimostrato avventurandosi negli anfratti della tua femminilità.

Il Formichiere è colui il quale non ama particolarmente praticare il cunnilingus ma sente che ormai è culturalmente richiesto perché nei porno succede così e le donne se l’aspettano, quindi, per almeno 3 minuti se ne sta appollaiato a fendere la tua area clitoridea (sì, insomma, grossomodo lì), con la piccola punta, ritta-ritta, della sua linguetta.

L’Insospettabile è il peggiore della specie. Quello che non te l’aspetti, che limona da dio, che ti bacia le orecchie e il collo e le spalle e tu dici veeergine-santa-ti-prego-fa-che-continui-così. E poi, invece, l’arbitro fischia e quello si va a sedere in panchina. Entra in campo solo per tirare in porta e tu senti che ci sono gli estremi per una denuncia per truffa aggravata.

I Non-Leccatori, una non ci pensa mai, ma esistono. Sono intorno a noi, sono in incognito, non hanno una linea viola che ne contraddistingue la sagoma come nella pubblicità sull’aids degli anni ottanta. Loro si mischiano, si confondono e tirano la fregatura a posteriori. E tutti loro hanno un comune denominatore: il cunnilingus non lo praticano, ma danno per scontato che la fellatio sarà di serie. E nessuno si preoccupa di essersi lavato magari 12 ore prima, di essere stato in giro tutto il giorno, di aver pisciato 8 volte, di avere un nido di quaglia ramificato tra pube e gonadi, e che potrebbe non essere esattamente un viaggio olfattivo a base di Chanel n°5, il nostro. Perché? Perché son maschi.

Ma qual è il punto di tutto questo? Il punto è che per via dei non-Leccatori ci sono donne che non riescono a cogliere il piacere del sesso orale, la sua gioia rivoluzionaria, la sua liberatoria gratificazione. Si ha paura di non essere abbastanza in ordine. Si ha paura di non profumare di eucalipto tra le cosce. Si ha paura del nostro sapore. Si ha paura di perdere il controllo del nostro corpo. E sintetizziamo tutto questo in: no, ma a me non piace tanto.



Quello che è interessante, però, è che a parità di stimoli, la ricezione neuronale negli uomini cambia. Per le donne, tutte le donne, non c’è dubbio che quell’odorino di muschio selvatico, per usare un eufemismo, è semplicemente quello che è: la conseguenza di della mancata pulizia. Dopo di che lei potrà chiudere un occhio, anzi una narice, e proseguire appassionatamente, oppure portare il proprio lui dolcemente verso una doccia, usando bagnoschiuma a base di Viakal.

Per gli uomini, invece, il modo di interpretare lo stimolo odoroso muta a seconda delle credenze personali. C’è il maschio medio-semplice, abituato ad una certa durezza della vita, che già grasso che cola se ha rimediato qualcuna. Lui non si formalizza troppo, anzi, ringraziando gli dei, affonda il viso beato tra le gambe profumate, che pure non fossero tali sarebbero lo stesso per lui.
Col salire del reddito, e dell’autopercezione di sé, le cose peggiorano, ahimé. Ecco il maschio leggermente più upper class, precisino, un po’ ossessivo, che ha il beautycase più grosso del tuo. Sicuramente si lava di più del maschio medio, è attento alla sua igiene, ma in qualche modo tende a pensare che, a parità di pulizia, la vostra vagina profumi leggermente meno del suo pisello. È possibile che cominci a farvi domande strane, chiedendo da quando è finito il ciclo, se può dare un occhio al vostro beauty, etc. Così, quando si accinge a baciarvi tra le gambe, più che concentrarvi sul piacerete, vi metterete a pensare con un certo disagio se quella sciacquata poco hegeliana non potrebbe aver lasciato qualche esile effluvio.

E poi, infine, c’è lui, l’intellettuale, quasi sempre di sinistra, l’uomo progressista e colto. Non è detto né che si lavi né che abbia il beautycase più grande del vostro, dipende, ma di una cosa è convinto: che la vagina, senza giri di parole, puzzi un po’, mentre il pene, specie il suo, è meno esposto a diventare ricettacolo di batteri e sgradevoli olezzi.

Se vi capita di incontrare questo tipo di maschio lo riconoscerete dal fatto che chiede a voi cose che lui non fa: tipo cambiarsi le mutandine più volte al giorno, andarsi a fare una doccia (voi). Per quanto emancipato e radical chic, continuerà a perpetrare, magari inconsapevolmente, la disuguaglianza tra uomo e donna, non sul piano dei diritti, per carità, ma su quello, più impalpabile, degli effluvi. E insieme l’antichissima, vetusta, centralità del fallo.
Meglio insomma essere ben consapevoli che sull’odore si svolge una vera e propria battaglia culturale. Noi ossessionate dalla nostra pulizia, nel tentativo di non creare disagio a loro. Loro, in particolare la specie “evoluta”, indifferenti e fieri del loro pisello, qualunque fragranza (non) emani. Loro che ci chiedono se siamo abbastanza pulite, noi che ci vergogniamo, arrossiamo e corriamo subito a metterci una pezza. Insomma, rivendicare la parità sessuale significa soprattutto rivendicare quella olfattiva e contestare in ogni occasione l’obbligo di candeggio a senso unico.
Tanto più che, diciamola tutta, tutto questo gran lavarsi non è poi così sempre utile. Perché alla fine fine il maschio nostrano, specie upper class, ama il sesso orale. Ma soprattutto quando al centro c’è il suo pisello.




FAI VOLARE LA FANTASIA 
NON FARTI RUBARE IL TEMPO
 I TUOI SOGNI DIVENTANO REALTA'
 OGNI DESIDERIO SARA' REALIZZATO 
IL TUO FUTURO E' ADESSO .
 MUNDIMAGO
http://www.mundimago.org/
.
 GUARDA ANCHE


LA NOSTRA APP



http://www.mundimago.org/



lunedì 26 ottobre 2015

PROFUMO D'AUTUNNO

.

Ogni stagione ha il suo profumo.

Ottobre profuma d’autunno…non è come quello di settembre, in cui ogni cosa, i colori, la temperatura, ricordano soltanto la fine dell’estate.

Ottobre profuma d’autunno.

Esci sul terrazzo di prima mattina e senti l’odore dell’umidità e delle foglie secche e ingiallite già precipitate al suolo che ne sono ricoperte. La terra assume quell’odore tipico delle cantine dei vecchi casolari di campagna.

Nell’aria si distingue l’odore acre dei primi camini accesi e della legna bruciata. L’aria si fa pungente….ma non fredda…non abbastanza per ricordarti l’inverno.

Te ne stai lì ad osservare il cielo e non ti viene in mente di cercare il sole…perché il cielo ad ottobre ha un altro colore e non è quello del sole.

Quel profumo ti fa pensare al sottobosco, alle castagne, ai funghi, al silenzio di una passeggiata in un faggeto con le scarpe intrise di fango e il fiato che forma aloni sui vetri quando ti siedi al caldo di una caffetteria.



Ottobre profuma d’autunno, di malinconia, di foschia, di tempo che rallenta.

Nel mese di ottobre gli alberi si vestono di mille colori. L'aria che si respirava ha un sapore umido e fresco. Uliveti stracarichi di olive, castagne ancora dentro il riccio e altre per terra, vigneti abbandonati, su qualche vite dei grappoli d'uva con qualche acino ancora acerbo e qualcun altro marcio. Attaccati a un tronco d'albero ci sono i funghi.

L'odore dell'autunno per me si è materializzato nella coltre di fumo delle prime caldarroste.
Quando sento l'inconfondibile odore, che sa di ricordi dell'infanzia, capisco che l'autunno è arrivato! Compaiono i primi venditori ambulanti che ripongono le castagne su grandi bracieri tubolari, dentro pentole bucherellate, affumicandole con il fumo del carbone e rendendole bianche con il sale.
Quando le scarto dalla buccia riscaldo le mani e ne assaporo la polpa. Allora all'odore dell'autunno associo anche il suo sapore.
Ma l'autunno mi mette tristezza, malinconia. Vorrei essere un orso per andare in letargo e svegliarmi con il sole tiepido della primavera.




mercoledì 8 luglio 2015

L' ALLUME



In natura esiste come minerale, la kalinite. Artificialmente si ottiene per cristallizzazione da una soluzione di solfato di allume e di potassio o dalla alunite per arrostimento e successiva lisciviazione con acido solforico. Si presenta in cristalli bianchi solubili in acqua, insolubili in alcol, dotati di azione emetica e astringente; è usato come mordente in tintoria, come chiarificante dell’acqua, nell’industria della carta, nella concia delle pelli, come impermeabilizzante per tessuti, come ignifugo ecc.  Gli allumi cristallizzano nel sistema monometrico in cubi, ottaedri o rombododecaedri. Quando l’elemento trivalente presente è l’alluminio, la denominazione del composto è quella di a. seguita dal nome dell’elemento monovalente: allume di potassio ecc.; se invece è presente ferro, cromo ecc., si usa ancora il nome di allume seguito però dal nome di entrambi gli elementi (tri- e monovalente) presenti: allume di ferro e ammonio.

Allume di rocca, allume crudo e allume di potassa sono tre termini elementari, dall'eguale significato, che semplificano una più complessa espressione scientifica "solfato doppio di alluminio e potassio dodecaidrato" (formula chimica: KAl(SO4)2): Allume di Roccastiamo parlando di un sale, composto con alluminio e potassio, dell'acido solforico. Il termine allume di rocca deriva dal luogo in cui gli antichi greci estraevano il minerale (Rochka).
Da pochi anni a questa parte, l'allume di rocca ha preso piede nelle erboristerie e nelle profumerie come eccellente rimedio naturale al sudore, nonostante il suo potere deodorante fosse noto sin dall'antichità.
In questa breve disquisizione analizzeremo la composizione dell'allume di rocca, i suoi impieghi cosmetici e le sue proprietà benefiche.

L'allume di rocca è comunemente estratto dalla pietra di allume (o allumite); tuttavia, la materia prima può essere anche la bauxite, l'argilla o la creolite.
Chimicamente parlando, l'allume di rocca è - ricordiamolo ancora una volta - solfato di potassio e di alluminio con 12 molecole di acqua di cristallizzazione: solubile in acqua ed insolubile in alcool, l'allume di rocca presenta un elevato potere astringente, un sapore dolciastro o lievemente acido, e cristallizza in ottaedri regolari, monometrici ed incolori.
Il sale di rocca fonde a 92°C nella propria acqua di cristallizzazione. Portando la temperatura tra 93 e 200°C, l'allume di rocca viene precisamente chiamato allume calcinato o usto, un sale privato delle 12 molecole iniziali di acqua di cristallizzazione: per ottenere questo risultato, la temperatura elevata, facendo evaporare l'acqua, favorisce il rigonfiamento del minerale, che si trasforma in una massa porosa e spugnosa.

Il suo potere astringente e deodorante è sfruttato astutamente dall'industria profumiera, cosmetica, chimica e naturale, per la preparazione di prodotti anallergici, emostatici e deodoranti; le proprietà eccezionali dell'allume di rocca sono state persino sfruttate per rendere ignifughi alcuni tessuti, per sbiancare la pelle (nell'antico XVI secolo) e, attualmente, per purificare le acque.

Nel settore cosmetico-profumiero e naturale, l'allume di rocca viene utilizzato come eccellente sostituto al classico deodorante ascellare: applicato più volte su pelle accuratamente detersa, ancora umida, l'allume di rocca esercita ottime proprietà deodoranti ed antibatteriche. Per il medesimo scopo, l'applicazione dell'allume di rocca è consigliata anche per ridurre il sudore ai piedi, riducendo - entro certi limiti - il cattivo odore.
Il potere deodorante dell'allume di rocca viene utilizzato anche per assorbire i cattivi odori del frigorifero: reperibile sottoforma di polvere finissima (proprio come il comune sale da cucina), si consiglia di riporre in frigorifero una tazzina o un bicchierino da caffè riempito con la polvere di allume.

In caso di sudorazione abbondante, l'allume di rocca riduce l'odore esalato dal corpo esercitando un effetto antitraspirante: l'azione astringente che il minerale espleta (eccellentemente) sulla pelle determina il blocco (temporaneo) delle ghiandole sudoripare. L'elevato potere osmotico, inoltre, induce la morte delle cellule batteriche.

L'industria profumiera sfrutta anche le proprietà lenitive dell'allume di rocca: non a caso, alcune cerette depilatorie utilizzate nell'estetica vengono formulate proprio con le polveri dell'allume di rocca. Anche alcune creme lenitive sono prodotte con le polveri di questo sale.
I cristalli di questo importantissimo minerale sono utilizzati anche nella composizione di alcune polveri per estintori (foamite); per questo motivo, le proprietà ignifughe dell'allume di rocca sono sfruttate anche per la preparazione di materiali resistenti al fuoco.
Tra gli altri impieghi terapeutici, l'allume di rocca viene utilizzato per il suo potere astringente, come blando emostatico (reperibile in apposite penne), da applicare sulla pelle dopo la rasatura per prevenire le emorragie da eventuali taglietti. Le proprietà astringenti del minerale, associate a quelle disinfettati, vengono utilizzate anche come rimedio naturale alle afte, e come blando emostatico per arginare il sanguinamento provocato da un morso di un animale.
Per rimediare al sanguinamento nasale, è consigliato tamponare la zona con un panno imbevuto di una soluzione di allume: le proprietà astringenti del materiale, ancora una volta, sono utilizzate per bloccare il sanguinamento. Ancora, le straordinarie capacità astringenti dell'allume di rocca sono sfruttate per la preparazione di creme propagandate come "miracolose" per la cura delle emorroidi e per prevenire il sanguinamento delle gengive.
Anche in campo medico l'allume di rocca riveste il suo ruolo di prestigio: molti vaccini, infatti, sono formulati proprio con le polveri di questo minerale, come coadiuvante per incrementare la risposta dell'organismo agli immunogeni (sostanze estranee all'organismo, in grado di suscitare una risposta immunitaria specifica). L'allume di rocca trova, in questo caso, applicazione nei vaccini anti epatite A e anti epatite B.
Tra le proprietà più impensabili, spicca anche il potere spermicida del minerale: sembra, infatti, che una soluzione allo 0,5-1% di allume di rocca possa uccidere, in qualche modo, gli spermatozoi.

L'ingestione di particelle di allume di rocca può provocare diarrea, vomito, crampi addominali ed altri disturbi di natura gastrointestinale: in simili circostanze, si raccomanda di assumere liquidi emollienti (es. latte) associati ad un antiacido. Nel caso la quantità ingerita di allume di rocca fosse importante, si raccomanda di rivolgersi immediatamente al medico, che provvederà a somministrare un antidoto.



LEGGI ANCHE : http://asiamicky.blogspot.it/2015/06/la-valcamonica.html



.

FAI VOLARE LA FANTASIA 
NON FARTI RUBARE IL TEMPO
 I TUOI SOGNI DIVENTANO REALTA'
 OGNI DESIDERIO SARA' REALIZZATO 
IL TUO FUTURO E' ADESSO .
 MUNDIMAGO
http://www.mundimago.org/
.
 GUARDA ANCHE


LA NOSTRA APP



http://www.mundimago.org/



Elenco blog Amici