venerdì 26 agosto 2016

LA STRETTA DI MANO



La stretta di mano non è un prodotto della società moderna, e nemmeno esclusivo del mondo occidentale. La sua origine risale a più di 5000 anni fa, confermato da geroglifici egiziani che rappresentano patti ed accordi tra uomini e dei che, solamente stringevano la mano in segno di accordo. Uno degli antecedenti storici più importanti proviene da Babilonia quasi 4.000 anni fa, più esattamente nel 1800 a.C. Durante la celebrazione del nuovo anno il monarca babilonese doveva realizzare un cortese atto di sommissione davanti a Marduk -il maggior dio babilonese-. Questo atto consisteva in dirigersi verso la statua di suddetto dio e, in segno di rispetto, stringere la sua mano. Quest'azione, che originariamente significava il trasferimento o acquisizione dei poteri, fu modificata dopo una lunga guerra. Quando gli Assiri invasero la Babilonia, i suoi re si videro obbligati a continuare con suddetto atto come segno di rispetto per evitare che il popolo conquistato si ribellasse, iniziarono a stringere la mano a Marduk. Immediatamente gli Assiri cominciarono a credere che questa fosse una tradizione generale e la adottarono, come se fosse loro, usandola in tutto il Medio Oriente.

In Grecia ed a Roma era comune salutare stringendosi la mano, ma in un modo diverso da quello che facciamo oggi. A quell'epoca si afferrava l'avambraccio o il polso dell'altra persona stringendo fortemente. Questo si convertì in un'abitudine, sia nella Grecia post-omerica sia a Roma, nonostante derivasse da un rito molto antico. Quando nelle prime tappe della Grecia, marcata da vari dialetti, si incontravano due persone residenti di paesi o città diverse in mezzo ad un campo, o viaggiatori in sentieri solitari, la prima cosa che facevano era ritirare le proprie daghe e vedere come reagiva la controparte. Se l'altra persona mostrava segni di non voler combattere si procedeva a rimettere la daga nell'elsa ed afferrare fortemente il polso destro dell'altra persona -in segno che uno non ritirasse la propria daga e lo pugnalasse a tradimento-, allora in quel momento, potevano procedere a dialogare tranquillamente e sapere se l'altra persona avesse qualcosa da barattare o comprare.

A seconda degli usi prevalenti la stretta di mano è legata a obblighi e divieti. Nel mondo occidentale è più frequente tra uomini; in culture che praticano una rigida separazione dei sessi è proibita o vista con sfavore tra persone di sesso diverso. Ad esempio, le tradizioni islamiche riportano che Maometto, che pure esortava in continuazione i fedeli a stringersi la mano ogniqualvolta si incontrassero, si sarebbe rifiutato per tutta la vita di stringere la mano ad una donna.

Stringere la mano é probabilmente il più conosciuto modo al mondo per fare conoscenza di qualcuno.
All’apparenza questo comportamento risulta un gesto caloroso e amichevole, ma questa non é che una lettura superficiale dell’atto.

Per interpretarlo correttamento é importante distinguere i diversi significati che la stretta di mano assume in contesti diversi e in nei differenti rapporti.

L’educazione detta le norme per cui una persona di posizione sociale superiore (come un professore o un anziano) debba essere quella che offre la mano per prima; se invece si ha a che fare con un proprio pari (un collega, un coetaneo, ecc.) dare la mano diventa un modo di trasmettere l’idea di una persona sicura di sé, cordiale e aperta.

Quest’apertura delle “danze” risulta particolarmente incisiva in un colloquio d’assunzione.
Lo dimostra un recente studio degli psicologi Greg Stewart, Susan Dustin, Murray Barrick e Todd Darnold: nella loro ricerca hanno coinvolto 98 studenti che sono stati istruiti a simulare un colloquio di lavoro.

Prima dell’incontro i volontari si sono presentati a dei collaboratori degli scienziati allenati nel valutare il modo di dare la mano: questi ultimi avevano il compito di dare un giudizio sulla stretta dei partecipanti.
Una volta effettuata la selezione, anche gli esaminatori dovevano esprimere un parere, in particolare sul modo di presentarsi dei candidati e sulla probabilità che venissero assunti.

In seguito, le considerazioni delle due categorie di giudizi sono state confrontate: chi era stato valutato positivamente nell’atto di dare la mano era anche indicato come candidato “papabile”. Per altro, i ricercatori hanno appurato che chi dava una stretta salda e sicura, si mostrava anche maggiormente a suo agio nel corso del colloquio, guardava più spesso l’interlocutore ed esibiva altre abilità sociali.

“Ci siamo resi conto“, commenta il coordinatore del team, “che gli intervistatori si erano fatti un’idea del candidato nei primi due o tre minuti del colloquio, “indipendentemente dalla durata complessiva dell’incontro; inoltre, abbiamo constatato che la prima impressione parte con l’effetto della stretta di mano, che da l’impronta a tutto il proseguio dell’intervista“.



“Spesso“, continua il coordinatore, “chi cerca lavoro pensa a cosa dire, come comportarsi, come vestirsi, ma pochi fanno attenzione al modo di stringere la mano, che é qualcosa di più personale e sottile e può comunicare quello che l’abito o l’apparenza non sono in grado di trasmettere“.

Quest’atto mette in luce soprattutto le caratteristiche di personalità; “non ne siamo consapevoli” conclude lo studioso, “ma questa forma di comunicazione non verbale la dice lunga su di noi e determina un’impressione durevole“.

Si tratta di un comportamento che salta all’occhio solo se è eseguito in modo insolito: la stretta è molle o troppo forte, vengono offerte le sole dita, ci viene ruotato il polso nel momento in cui la offriamo e così via, ma in questo gesto di saluto intervengono moltissime altre variazioni, anche minime, che possono dirci molto sul nostro interlocutore e sul tipo di relazione che predilige.

Ad esempio, chi torce il polso dell’altro, così da fargli girare il palmo verso l’alto o chi mette una mano sulla spalla dell’interlocutore nel dargli la mano, esprime il desiderio di porre l’altro in un ruolo di sudditanza. La persona che invece offre la mano molle o solo la punta della dita non gradisce il contatto con gli altri e si tratta di un individuo altezzoso o schivo e comunque quasi sempre falso e opportunista.

La mano ha una peculiarità: quando suda, questo avviene, non a causa di un aumento della temperatura esterna, ma esclusivamente in conseguenza di uno stress emotivo. Così il fatto che il palmo sia più o meno “bagnato” è legato alla capacità di gestione dell’ansia e all’essere più o meno a proprio agio e disinvolti nei rapporti umani.
E’ stato scoperto ad esempio che una mano asciutta è legata alla socievolezza negli uomini, ma non nelle donne. Uno studio su pazienti psichiatrici poi ha messo in luce come una mano fredda e umida sia spesso associata ad un temperamento introverso, a depressione e alla tendenza a sviluppare comportamenti nevrotici; questo lo si osserva soprattutto nelle donne.
Bisogna però precisare che il gentil sesso ha una circolazione periferica meno efficiente degli uomini; quindi, non è infrequente trovare una donna con la gelida manina. Però se la mano di una donna che conosciamo è calda, facilmente ci troviamo di fronte ad una persona equilibrata e sicura. Quando è un uomo ad avere l’estremità superiore fredda non è improbabile che  sia un  individuo inibito e apprensivo. Anche l’intensità della forza impressa alla stretta è legato alla personalità. Una stretta salda e decisa è tipica di una personalità dominante, sicura di sé e razionale; se la pressione è eccessiva però è segno di un carattere aggressivo ed esibizionista.

Per contro, persone che danno la mano in modo molle e fiacco sono di solito schive, timide e diffidenti. Anche chi è depresso tende a stringere in modo blando. Per altro, si è appurato che un progressivo declino nell’intensità della stretta è legato ad un peggioramento dello stato malinconico.

Una recente ricerca di un équipe di psicologi dell’Università dell’Alabama, capitanata dallo psicologo William Chaplin ha studiato in modo sistematico quest’azione; facendo delle interessanti scoperte. Innanzitutto, è stato appurato che il modo di dare la mano è stabile nel tempo ed indipendente dalla persona che incontriamo (perciò è legato alla personalità).

Gli studiosi hanno quindi osservato che una stretta energica e calorosa è tipica degli individui estroversi e di chi è molto espressivo; nelle donne, inoltre,  è associata anche ad apertura mentale e a curiosità per le novità. Al contrario, chi è timido o ha un temperamento ansioso e instabile da la mano in modo esitante, maldestro e la sua stretta, come già emerso nelle indagini citate in precedenza, risulta piuttosto moscia. Infine, si è constato che questa forma di saluto incide molto sulla prima impressione che ci si fa dell’altro; per cui dare una salda stretta di mano può predisporre favorevolmente l’interlocutore verso di noi, specie se a farlo è una donna cui viene attribuito un carattere aperto, socievole e gioviale.

Due studi successivi di Mark Chapell e di altri psicologi della Rowan University di Glasboro, New York,  hanno messo in luce come nella stragrande maggioranza dei casi, è l’uomo a tenere la mano sopra quella della compagna. Se le due mani sono una con il palmo verso il basso e l’altra con il dorso verso l’alto è chiaro come stabilire l’estremità di chi si trovi sopra; non è così intuitivo, se le mani sono tenute entrambe verticali, come quando si cammina mano nella mano. In quel caso, non è tanto la mano, quanto l’avambraccio a stare sopra. Attraverso quest’azione, l’uomo attesta in modo non verbale la sua posizione di conduttore all’interno della relazione.

Siamo così abituati a fare il gesto di dare la mano, quando incontriamo o conosciamo qualcuno che nemmeno ci rendiamo conto che il modo in cui lo facciamo parla di noi.

Ma allora, come è fatta la stretta perfetta? Le regole sono le stesse per uomini e donne: si offre all’altro la mano destra, con una stretta ferma ma non eccessiva, in un punto che si colloca a metà strada tra noi e chi abbiamo di fronte. Il palmo deve essere asciutto e fresco e le mani strette si devono scuotere 3 volte per un tempo non superiore ai due-tre secondi. Ci si deve guardare negli occhi, sorridendo in modo spontaneo e con una forma di saluto o presentazione consona alla situazione.
Banale? Non la pensano così i vertici inglesi della Chevrolet, che hanno inserito il corso sulla corretta stretta di mano nel programma formativo della propria forza vendita e che hanno sovvenzionato lo studio di Beattie (più per farsi pubblicità che per vero amore della scienza).
«La stretta di mano non è solo una forma di saluto rituale, ma anche un modo per concludere gli affari: è importante che il nostro staff sia capace di farlo nel modo migliore per trasmettere fiducia e rassicurazione ai clienti».



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